La Basilica-Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore in Napoli

LAPILLI Foto Napoli. Chiesa del Carmine 13 2 16 014 Lapide 150Quante volte ci è capitato, nella vita quotidiana, di esclamare "Mamma do' Carmene"? Più volte, anche nell'arco di una stessa giornata! È parte del nostro vocabolario tradizionale, un'esclamazione valida per ogni occasione. Ma perché?

Il culto della Madonna del Monte Carmelo ha origini antichissime. In una semplice passeggiata in chiesa è possibile rileggere la lunga storia del nostro popolo, nei suoi bellissimi marmi policromi e nelle sue dodici cappelle, ognuna testimonianza di un tempo che fu e di una cultura che resterà in eterno.

Ma andiamo con ordine.

La tradizione racconta che in origine alcuni monaci, in fuga dalle persecuzioni dei saraceni in Palestina, LAPILLI Foto Napoli. Chiesa del Carmine 13 2 16 015 Quadroscapparono dal Monte Carmelo portando con sé l'icona della Madonna da loro venerata, e vennero a Napoli. A questi monaci fu concessa una cappella sulla marina, fuori dalla città, inizialmente consacrata a San Nicola. Originariamente, la chiesa doveva essere stata costruita secondo lo stile gotico, come altre chiese angioine di Napoli. Il complesso in origine era più grande di oggi, comprendeva altre strutture. Dopo le repressioni del 1861, il complesso della Madonna del Carmine si limita alla chiesa e al chiostro adiacente, dove si radunarono i ribelli nel 1647. Attualmente il chiostro avrebbe bisogno di un urgente restauro, in quanto le pietre di tufo, di cui è costruito, assorbono l'acqua del mare che ha rovinato tutti gli affreschi lungo le pareti. 

Tra il 1753 e il 1766 la chiesa fu modificata da Nicola Tagliacozzi secondo lo stile barocco napoletano, fino a raggiungere l'aspetto che ha adesso. Il tetto, purtroppo, non è più quello originario, in quanto lo scoppio della nave Caterina Costa nel porto di Napoli lo fece crollare interamente. Dell'originale sono rimasti solo il volto della Madonna, una sua mano, e il volto di un angelo.

Il primo documento storico che riporta la presenza dei carmelitani a Napoli è del 29 Ottobre del 1268, quando Carlo I d'Angiò fece giustiziare Corradino di Svezia, ultimo degli Hohenstaufen, proprio di fronte alla chiesa, a Piazza Mercato. Inizialmente buttata in un fosso, la sua salma fu sepolta all'interno della chiesa, nella cappella della Madonna, dove oggi c'è ancora la sua lapide commemorativa.

Le sue ossa, tuttavia, furono spostate nel 1847 su richiesta di Massimiliano II di Baviera, che volle dare onore alla memoria di questo giovane principe - aveva solo sedici anni quando fu decapitato - con una statua disegnata da Bertel Thorvaldsen, nel cui piedistallo sono deposte le sue ossa. Le sue spoglie corsero il rischio di essere trafugate nel 1943 da un gruppo di soldati tedeschi che voleva riportarle in Germania.  Cercarono di interpretare la lapide, spezzata, dentro la cappella, l'ubificazione delle regali ossa, e cercarono dietro il piedistallo della statua, senza trovarle.

Le ossa invece sono ancora al sicuro, conservate dentro il piedistallo.

Dopo il dominio angioino, ci fu quello aragonese. La chiesa del Carmine divenne protagonista di un fatto straordinario, un miracolo, avvenuto durante la lotta tra il re aragonese Alfonso V e il re di Napoli Renato d'Angiò, che aveva trasformato la chiesa in un fortino di guerra, posizionando sul suo campanile l'artiglieria e la bombarda detta la Pazza (perché quando sparava non si sapeva dove poteva arrivare il colpo).

LAPILLI Santa Maria del Carmine Maggiore 150Nel 1439 Alfonso e suo fratello Pietro d'Aragona assediarono la chiesa del Carmine. Per ordine di Pietro fu sparato un colpo dalla bombarda la Messinese che sfondò l'abside della chiesa e andò in direzione di un crocifisso di legno che, per evitare il colpo, chinò il capo. Il fatto può essere considerato ancora più miracoloso quando, un  colpo sparato dalla bombarda del campanile uccise Pietro d'Aragona, troncandogli il capo. Il re aragonese, trovandosi a combattere contro Forze superiori, decise di togliere l'assedio, ma quando entrò trionfalmente a Napoli nel 1442, decise di far costruire un suntuoso tabernacolo per venerare il crocifisso miracoloso. Il tabernacolo fu ultimato il 26 dicembre del 1459, dopo la morte del re Alfonso, ed è esposto ai fedeli per otto giorni.

Il crocifisso miracoloso è visibile anche nel primo sabato di quaresima per ricordare quando nel 1676 Napoli fu risparmiata da una terribile tempesta, durante la quale i fedeli supplicarono l'aiuto del Cristo miracoloso, che riportò il sole sulla nostra città e fece ritirare le acque.

Sempre sotto il dominio aragonese, nel 1500, in occasione dell'Anno Santo, l'immagine della Madonna BrunaLAPILLI Foto Napoli. Chiesa del Carmine 13 2 16 012 Crocifisso fu portata in processione a Roma ed esposta nella Basilica di San Pietro. Solo per tre giorni però, perché si sparse la voce dei miracoli che la Madonna aveva compiuto per tutto il viaggio da Napoli a Roma e Papa Alessandro VI, temendo che potesse intaccare la vendita delle indulgenze, ordinò che fosse riportata a Napoli.

(La Mamma Bruna, infatti, ci offre la salvezza senza chiederci niente in cambio, come farebbero tutte le madri.)

Dopo tutti questi miracoli, però, Federico d'Aragona ordinò che il 24 giugno, un mercoledì, tutti i malati venissero in chiesa. Un raggio di luce investì i fedeli che furono guariti. Da quel giorno il mercoledì è il giorno sacro della venerazione della Madonna del Carmine. Il vero napoletano, devoto alla Madonna Bruna, si reca in chiesa in questa giornata, ancora oggi, dopo 500 anni.

Fulcro della vita religiosa e quotidiana dei napoletani, sotto gli occhi della chiesa del Carmine si sono svolte rivolte e, ahimè, esecuzioni. Fu infatti nella porta a martello del chiostro della chiesa che si radunarono i rivoltosi nel 1647, capeggiati da Masaniello, prima di quella che sarà la rivoluzione napoletana contro il malgoverno del viceré spagnolo, il duca d'Arcos, chiedendo l'abolizione delle gabelle (oggi le chiameremmo tasse.) Purtroppo Masaniello, dopo esser stato nominato capo del fedelissimo popolo napoletano e poi accusato di tradimento, fu colto da instabilità mentale e segni di pazzia, che sfociarono in bestemmie e sceneggiate il 16 luglio, giorno della festa della Madonna del Carmine. Trovò la sua morte in chiesa, ucciso da  quattro colpi di archibugio. La sua testa fu portata in processione per le strade di Napoli e mostrata al viceré, che rimise tutte le precedenti gabelle. Il popolo, rendendosi conto dell'errore, ebbe pietà delle spoglie di Masaniello, quest'umile pescivendolo, e le seppellì in chiesa. I suoi resti rimasero lì fino al 1799, dopo il fallimento della repubblica giacobina partenopea, quando il re Ferdinando IV di Borbone, per estirpare ogni segno di ribellione, fece disperdere le sue ossa.

I fondatori della repubblica, fior fiore della società intellettuale di Napoli, furono tutti giustiziati in piazza Mercato. Tra questi, Eleonora Pimentel Fonseca, Luisa Sanfelice, Mario Pagano, Domenico Cirillo, sono seppelliti alla rinfusa sotto il pavimento dell'ampio atrio di fronte alla chiesa.

La storia del nostro popolo, la nostra storia, sembra dunque essersi svolta sotto gli occhi teneri della Mamma del Carmine, sotto il suo sguardo misericordioso.

L'immagine della Madonna col suo Bambino è lì, posta per la nostra salvezza, per il nostro bene. Madre misericordiosa, abbi pietà dei tuoi figli che ancora ti amano e proteggici tutti, indicaci la via da seguire e stringici sempre nel tuo amoroso abbraccio, come solo una madre potrebbe fare. 

Michela Oliviero

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