in Mostra

Il MUDD riunisce Donnaregina Nuova e Donnaregina Vecchia e inaugura una nuova stagione con “Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica”

 

Napoli - Il Complesso di Donnaregina riapre le sue porte, riunendo le Chiese di Donnaregina Nuova e Donnaregina Vecchia in un unico racconto. A segnare questo passaggio è stata l’inaugurazione di “Metamorfosi – Ciò che resta diventa musica”, la mostra diffusa nata dal progetto nazionale “Metamorfosi”, ideato dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che a Napoli prende forma in un percorso espositivo a cura di Maria Savarese e Marina Gargiulo.

La cerimonia ufficiale si è tenuta alla presenza dell’Arcivescovo di Napoli don Mimmo Battaglia, Ninni Cutaia, Assessore alla Cultura della Regione Campania; Teresa Armato, Assessore al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli; Arnoldo Mosca Mondadori, Presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti; e Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina – MADRE e Vincenzo Porzio, Direttore della Fondazione Napoli C’entro.

Questa riapertura segna una nuova tappa del “MUDD – Museo Diocesano Diffuso”, il progetto con cui la Chiesa di Napoli, attraverso la Fondazione Napoli C’entro, restituisce alla città il proprio patrimonio artistico e religioso, affidando alle nuove generazioni un ruolo attivo nell’accoglienza, nella gestione e nel racconto dei luoghi e creando opportunità di formazione e lavoro.  Da quando il progetto del MUDD è partito nel novembre del 2024 sono stati 60 i giovani formati, 19 quelli assunti e 13 in tirocinio. Per quanto riguarda i numeri dell’accoglienza sono stati registrati 180mila visitatori, dato aggiornato a luglio di quest’anno. Dopo il Duomo, la chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli, San Giovanni a Carbonara si restituiscono, dunque, alla piena fruizione e all’accoglienza anche le chiese di Donnaregina nuova e vecchia, proseguendo il cammino indicato da don Mimmo Battaglia all’inizio di questa esperienza.

«La bellezza che oggi torna a vivere in questo Complesso non è un punto di arrivo, ma un segno che continua a parlarci- sottolinea don Mimmo Battaglia- Questo patrimonio di arte, storia e fede appartiene all’intera città. Affidarlo ai giovani e coinvolgerli nella sua cura significa generare speranza e comunità, facendo delle nostre chiese luoghi vivi, abitati da chi le custodisce e da chi le scopre per la prima volta. Quello che inauguriamo oggi è un altro passo di un cammino che guarda al prossimo Giubileo come a un tempo di rinnovamento per la nostra Chiesa e per l’intera città di Napoli».

La giornata dedicata alla riapertura del Complesso di Donnaregina ha avuto inizio sul sagrato di Donnaregina Nuova, ai piedi della monumentale scalinata, dove i simboli di pace di OBEY – Shepard Fairey accompagnano l’ingresso e introducono ai temi dell’accoglienza, della speranza e della trasformazione che attraversano Metamorfosi.

Ad accogliere il pubblico, “Sheltering – Rifugio” di Timothy Schmalz, opera benedetta da Papa Francesco nel 2022, che raffigura un uomo senza dimora riparato da una coperta sorretta dal volo di una colomba, richiamo biblico allo Spirito Santo. Donata all’Arcidiocesi di Napoli da Padre Tomaž Mavrič, Superiore Generale della Congregazione della Missione e Presidente del Comitato Esecutivo della Famiglia Vincenziana, la scultura afferma il valore dell’accoglienza e la dignità di ogni persona. Dal sagrato di Donnaregina Nuova, il percorso è proseguito nella Chiesa di Donnaregina Vecchia, dove le navate gotiche accolgono il cuore del racconto di Metamorfosi. Il reportage fotografico di Barbara Cardini e Leandro Ianniello documenta il viaggio dei legni recuperati dalle imbarcazioni approdate a Lampedusa, dallo smantellamento dei barconi al trasferimento nel laboratorio di liuteria del carcere di Secondigliano. Qui, attraverso il lavoro dei detenuti, il legno segnato dal viaggio e dal dramma cambia forma e significato, trasformandosi in chitarre e mandolini e facendo del lavoro artigianale un’occasione di dignità e riscatto. Le fotografie dialogano con “Il Violino” di Jannis Kounellis, racchiuso in una cassa attraversata da corde di filo spinato. La durezza del ferro e del legno incontra la memoria del trauma, evocando la tensione tra reclusione e libertà che attraversa il percorso.

Durante l’inaugurazione, l’Orchestra Tornaccantà ha fatto risuonare negli spazi di Donnaregina Vecchia gli strumenti nati nei laboratori del carcere di Secondigliano, mentre la Cooperativa La Sorte, protagonista delle attività di accoglienza e valorizzazione del MUDD, ha accompagnato il pubblico alla scoperta del Complesso. Musica e giovani hanno così segnato l’inizio di un nuovo capitolo per Donnaregina, nel segno di un patrimonio che torna a vivere e genera nuove possibilità.

Da Donnaregina, Metamorfosi si diffonde nel Duomo di Napoli, dove le “Anime del Purgatorio” di Emanuele Scuotto dialogano con Luca Giordano; a Sant’Aniello a Caponapoli, dove “Integrazione” di Jago incontra l’altare maggiore di Girolamo Santacroce; nel Rione Sanità, dove gli interventi di Mono González, Tono Cruz e Giuliana Conte si intrecciano con l’altare realizzato nel carcere di Secondigliano con il legno di un’imbarcazione approdata a Lampedusa e con gli arredi liturgici sviluppati insieme al DIARC.

A San Giovanni a Carbonara, una sala del Chiostro Rinascimentale ospita una sezione dedicata ai Maestri del Novecento, con opere di Baj, Burri, de Chirico, Guttuso, Matisse, Matta e Carlo Levi appartenenti alla Collezione Isabella Meoni Ferrara della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sez. San Tommaso. All’esterno, il grande murale di González e Cruz, ispirato al segno grafico delle storiche serigrafie, chiude un lato del Chiostro e diventa una barriera d’arte a protezione dello spazio dedicato ai giovani.

La mostra, in programma dal 17 settembre al 30 novembre 2026, è realizzata nell’ambito del Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con la Fondazione Napoli C’entro ETS, nel quadro dell’intervento “MUSEO MADRE” – Programmazione FSC 2021-2027 della Regione Campania.

L’iniziativa inaugura per Donnaregina una nuova stagione, destinata a proseguire oltre la mostra. Il Complesso torna a essere un luogo vivo, aperto alla città e capace di accogliere linguaggi e pubblici diversi. Dal 5 al 10 ottobre, Donnaregina Nuova ospiterà il “SàFF 2026 – Sanità Film Festival, Festival del Cinema e del Terzo Settore”, dedicato alle storie di impegno sociale e accoglienza raccontate attraverso il cinema.

«La riapertura di questo straordinario spazio rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso del MUDD- dice Vincenzo Porzio, Direttore della Fondazione Napoli C’entro- Dal 2027, Donnaregina diventerà un polo culturale dedicato ai giovani e, già nei primi mesi dell’anno, il Coro e i matronei di Donnaregina Nuova saranno rifunzionalizzati per accogliere il Museo del Novecento e del Contemporaneo. È questa la visione che guida il nostro lavoro: custodire il patrimonio della Chiesa di Napoli e generare nuove opportunità di formazione e lavoro».

A partire da domani, 18 settembre 2026, le Chiese di Donnaregina Nuova e Donnaregina Vecchia saranno visitabili gratuitamente dal lunedì alla domenica, dalle 10.00 alle 17.00. L’esperienza è prenotabile sul sito ufficiale muddnapoli.it.

Il MUDD è sostenuto da una pluralità di istituzioni pubbliche e private grazie alle quali è stato possibile realizzare azioni straordinarie di recupero e tutela, valorizzazione e formazione: Fondazione CON IL SUD, Fondazione di Comunità San Gennaro EF, Fondazione Peppino Vismara, Fondazione Alberto e Franca Riva, Fondazione Grimaldi, con il supporto di Comune di Napoli, Regione Campania, Capitolo Metropolitano, Galleria d’Italia, Intesa Sanpaolo, Reale Foundation, Unione Industriali Napoli Gruppo Giovani Imprenditori

 

Nell’ambito del programma delle iniziative civili a latere di quelle religiose promosse dal Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” di Trecase per i festeggiamenti in onore di San Gennaro, Patrono di Trecase, si allestiscono due Mostre: Arte Sacra “ACQUA VIVA” e Arte Contemporanea “I bambini e la guerra. Le collettive, promosse dal Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, dalle Associazione culturali “Prometeo” e “Le Vie della Conoscenza”, dal “Coordinamento Associativo Trecase” saranno inaugurate domenica 13 settembre 2026 alle ore 12:00. Al Vernissage delle Mostre d’ Arte intervengono Don Antonio Ascione, Rettore del Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” Trecase; Francesco Manca, Presidente Associazione Culturale “Prometeo”; Raffaele De Luca, Sindaco del Comune di Trecase e Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio; Crescenzio D’Ambrosio, Docente Liceo Artistico “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata, curatore delle Mostre. Le due Collettive, ingresso libero, curate da Crescenzio D’Ambrosio e Felicio Izzo, sono visitabili dal 13 al 21 settembre 2026 dalle ore 18:30 alle ore 21:30.

La Mostra d’Arte Sacra, giunta alla sua terza edizione, il tema di quest’anno è “Acqua Viva”, si tiene nell’Arciconfraternita della SS. Trinità in Piazza San Gennaro ed è promossa in collaborazione con il Movimento Laudato Si’ e il Liceo Artistico e delle Scienze Umane “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata. L’evento è organizzato in occasione dell’evento Tempo del Creato 2026, promosso dal Movimento Laudato Si’ che si svolge annualmente in tutto il mondo dal 1° settembre al 4 ottobre (festa di San Francesco d'Assisi), periodo in cui i cristiani di tutto il mondo si uniscono in preghiera e azione per la cura della casa comune. Il Movimento Laudato Si' insieme al Comitato direttivo di Tempo del Creato promuove e coordina attivamente le celebrazioni globali, focalizzate nel 2026 sul tema "Immersione in Acqua Viva". Espongono: Cinzia Autieri, Fabio Aricò, Lorenzo Basile, Giovanni Boccia, Sara Cirillo, Maria Caiazzo, Giorgio Cangiano, Crescenzio D’Ambrosio, Michele Fortunato, Francesco Matrone, Antonio Mele, Gennaro Panariello, Raffaele Panariello, Giuseppe Parisi, Linda Romano, Antonio Ruggiero, Gabriele Maria Russo, Gennaro Saulle, Marilena Sorrentino, Aurelio Talpa, Loredana Trisante.

La Mostra d’Arte Contemporanea “I bambini e la guerra”, promossa dal Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, dalle Associazione culturali “Prometeo” e “Le Vie della Conoscenza”, dal “Coordinamento Associativo Trecase” è allestita nel Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”. Espongono: Fabio Aricò, Maria Caiazzo, Sara Cirillo, Ciro D’Alessio, Crescenzio D’Ambrosio, Claudio Fidia, Gabriele Maria Russo, Gennaro Saulle, Vittorio Vertone.

 

 Cesare Bifulco

A[mare] di Daniele Mazzoleni |Special Event

Quando l’arte incontra la musica: Simona Bencini e il Giuseppe Milici Quartet

Giovedi - 18 Giugno 2026

Ore 19- Spazio Sintesi – Via Principe di Belmonte 26 - Palermo

 

In un momento storico caratterizzato da tensioni e ritmi sempre più accelerati, la mostra A[mare] di Daniele Mazzoleni apre i propri spazi a un evento speciale che invita a rallentare, ascoltare e ritrovare una connessione autentica con sé stessi e con il mondo.

Il 18 giugno alle ore 19, presso Spazio Sintesi a Palermo, la voce calda e l’energia di Simona Bencini, storica frontwoman dei Dirotta su Cuba, incontrerà le sonorità del Giuseppe Milici Quartet in una performance dal vivo pensata come un viaggio tra emozioni, arte e musica.

Un appuntamento unico dove linguaggi diversi dialogano tra loro per celebrare la bellezza, la cultura e la capacità dell’arte di generare consapevolezza e una riflessione sul presente.

La voce di Simona Bencini ha segnato alcune delle pagine più amate della musica italiana, dai grandi successi soul e funk dei Dirotta su Cuba fino a un percorso artistico personale sempre caratterizzato da energia, eleganza e intensità interpretativa. Insieme al Giuseppe Milici Quartet (Giuseppe Milici all’Armonica, Antonio Zarcone al Piano, Davide Femminino al Basso, Simone Rumulo alla Batteria) daranno vita a una serata capace di trasformare lo spazio espositivo in un luogo di incontro, ascolto e condivisione.

A[mare] racconta il rapporto profondo tra essere umano e natura attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea. Le opere di Daniele Mazzoleni non si limitano a rappresentare il mare: ne evocano la presenza, la memoria e la forza emotiva, costruendo un dialogo diretto tra l’osservatore e l’orizzonte.

Le geometrie delle cabine balneari, gli ombrelloni, le sdraio, le cromie degli arenili e della vegetazione diventano elementi di una narrazione che parla di estate, libertà, ricordi condivisi e appartenenza. Un invito a sviluppare una nuova forma di affezione verso il paesaggio e verso quell’elemento fondamentale per la vita che è l’acqua. La mostra celebra il mare come ambiente naturale e sociale, luogo di connessione e metafora della nostra innata biofilia: quel legame profondo con la natura che scienziati, antropologi e pedagogisti riconoscono come fondamentale per il benessere individuale e collettivo.

L’iniziativa nasce da un’idea di Stefania Morici, che ha voluto mettere in dialogo due protagonisti della scena musicale italiana all’interno del percorso espositivo. Commenta: “L’arte, la cultura e la musica hanno il potere di rigenerare il cuore e l’animo delle persone. Oggi più che mai dobbiamo ritrovare quella leggerezza e quell’amore puro che ci permettono di migliorare il mondo, prendendoci cura non solo di noi stessi ma di tutto ciò che ci circonda. Ho scelto di unire Simona Bencini e il Giuseppe Milici Quartet perché rappresentano due sensibilità artistiche capaci di parlare direttamente alle emozioni delle persone. A[mare] di Daniele Mazzoleni è l’occasione ideale per dare vita a questo incontro: uno spazio in cui arte, musica e condivisione si incontrano.”

L’esposizione, curata da Stefania Morici, è patrocinata dal Comune di Palermo e sostenuta dalla Settimana delle Culture di Palermo, rappresenta un momento cruciale nel percorso dell’artista, che sceglie la Sicilia e la sua luce per un viaggio all’insegna dei colori del Mediterraneo, lo spirito pop e la riflessione sociale.

Info:

Finissage Mostra A[mare] di Daniele Mazzoleni

18 Giugno 2026

Spazio Sintesi

Via Principe di Belmonte 26 -  Palermo

H. 19.00

Partner dell’evento:

·        Cibus – Sicilian Food Factory

·        Costantino Wines

·        Bevande Futuriste

·        Luan

·        Kepos Rooms&Suites

·       

ESSERE DONNA NELL’ANTICA POMPEI

Dall’11 giugno al 4 settembre 2026 la mostra fotografica all’Istituto Italiano di Cultura di Oslo

In Norvegia una versione per immagini della più ampia esposizione di reperti e testimonianze allestita nella Palestra Grande del Parco fino a gennaio scorso

 

Il racconto della condizione dell’universo femminile nella Pompei di duemila anni fa arriva ad Oslo. La capitale norvegese ospita da ieri, 11 giugno 2026, nella sala polifunzionale dell’IIC – Istituto Italiano di Cultura, la mostra fotografica “Essere donna nell’antica Pompei”.

Il progetto espositivo, nato dalla collaborazione dell’Istituto culturale con il Parco Archeologico di Pompei, propone un nuovo capitolo – una versione per immagini – della più ampia esposizione di reperti e testimonianze allestita nella Palestra Grande del Parco dall’aprile 2025 fino a gennaio scorso.

La mostra è stata inaugurata con la conferenza di Monica Salvadori e Monica Baggio, docenti di Archeologia classica presso l’Università di Padova, nonché curatrici della mostra stessa insieme a Francesca Ghedini, che con il loro intervento hanno illustrato al folto pubblico norvegese gli obiettivi e la struttura della mostra, la ricerca che ne è alla base, unitamente ad un’ampia documentazione fotografica relativa ai reperti e alla preziosa documentazione attraverso cui è stato possibile ricostruire le storie dell’universo femminile pompeiano. Tra i partecipanti, anche l’Ambasciatore d’Italia Stefano Nicoletti, e i professori Knut Ødegård e Jon Iddeng, due tra i massimi esperti di storia e archeologia romana in Norvegia.

Pompei si conferma, dunque, come osservatorio privilegiato per conoscere aspetti della vita quotidiana dei suoi abitanti. In particolare, con questo progetto si intende esplorare la condizione femminile nella società romana.

L’originale percorso allestito a Oslo presenta infatti le storie di cinque donne, i cui profili sono tratteggiati attraverso un’accurata selezione di immagini. La tessitrice Amaryllis, l’ostessa Asellina, l’imprenditrice Eumachia, la liberta Nevoleia Tyche e la schiava Eutychis si raccontano attraverso le foto di ritratti privati e funerari, affreschi, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso quotidiano.

L’esposizione offre uno sguardo intimo sulle vicende di donne di diversa estrazione sociale, che indaga la vita privata, quella pubblica e lavorativa, offrendo interessanti spunti per riflettere sul loro ruolo, ancora poco noto e difficile da ricavare dalle “pagine di silenzio” che narrano la storia del mondo antico.

La mostra fotografica “Essere donna nell’antica Pompei” sarà visitabile fino al 4 settembre 2026 durante gli orari di apertura dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo. Tutti i materiali sono utilizzati su concessione del Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Pompei. Le foto sono di Luigi Spina, Silvia Vacca e Amedeo Benestante. Ne è vietata la riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo.

«Questa mostra vuole offrire al pubblico norvegese la possibilità di conoscere più da vicino uno dei siti archeologici più straordinari al mondo, favorendo una comprensione più ricca e sfaccettata dell'antichità. La prospettiva femminile consente di raccontare la storia non solo attraverso grandi eventi e figure di potere, ma anche attraverso le esperienze quotidiane di donne appartenenti a diversi ceti sociali» commenta la direttrice dell’IIC, Raffaella Giampaola, che aggiunge: «In un contesto contemporaneo caratterizzato da una crescente attenzione ai temi dell'inclusione e della valorizzazione del contributo femminile alla storia, questa mostra assume un significato particolarmente attuale. Essa promuove il dialogo interculturale, rafforza i legami tra Italia e Norvegia e invita i visitatori a riflettere sulle continuità e sui cambiamenti nella condizione delle donne nel corso dei secoli, dimostrando come il patrimonio culturale possa essere uno strumento di conoscenza, confronto e crescita condivisa».

«Con questa mostra – dichiara il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – portiamo a Oslo una ricerca profonda sulle vite di coloro che nelle fonti ufficiali non hanno trovato un’adeguata rappresentazione: le donne. Parliamo di quel 50% o poco più della popolazione antica appartenente al genere femminile, fondamentale per la società e la cultura dell’epoca a tutti i livelli, ma sistematicamente messo in secondo piano. Se lo scorso anno a Pompei abbiamo indagato questo tema attraverso i reperti fisici, oggi, con questo percorso fotografico, vogliamo restituire la parola a quelle esistenze, offrendo al pubblico internazionale una nuova prospettiva, intima e potente, sulla storia di Pompei».

 «Anche questo progetto espositivo – aggiunge il direttore – ci fa capire che l’ultima parola su cosa significava essere una donna nell’antica Pompei non è ancora stata pronunciata. In virtù di questo, la nuova mostra fotografica di Oslo rappresenta un momento importante per quel processo continuo di revisione e riflessione: un invito a cercare, dietro l’immagine familiare e acclamata della città antica, un’altra Pompei. È esattamente quel processo che si chiama “ricerca” e che sta alla base di ogni progetto culturale. Questa tappa internazionale dimostra che l'indagine non si è fermata nel 2025, ma continua a evolversi e a dialogare con il mondo».

 

La Galleria Arte Barbato inaugura “Preziosità”, mostra personale di Paolo Grimaldi

Dai fari di Trieste alle atmosfere mistiche dell'Umbria,

il racconto visionario di Paolo Grimaldi che unisce sogno e realtà

 

foto mostra Grimaldi 250Scafati - Inaugurata presso la Galleria Arte Barbato, PREZIOSITÀ, la mostra personale di Paolo Grimaldi, un'esposizione che ha subitoMostra Grimaldi 250 catturato l'attenzione del pubblico, suscitando ammirazione e meraviglia grazie alla ricchezza dei materiali impiegati, alla vivacità dei colori e alla varietà delle tecniche utilizzate dall'artista.

Le opere in mostra conducono il visitatore in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione. I borghi onirici di Grimaldi, pur appartenendo al regno del sogno, conservano tracce profonde dei luoghi che hanno segnato la sua vita e la sua formazione artistica. Affiorano così i fari, il mare e le atmosfere di Trieste, città delle sue origini, ma anche la spiritualità e le suggestioni trecentesche dell'Umbria, terra che lo accoglie da anni e che continua a nutrire la sua ispirazione.

A popolare questi paesaggi incantati sono stelle cadenti, costellazioni e talora figure angeliche, elementi che si intrecciano in una narrazione poetica capace di parlare al cuore prima ancora che allo sguardo.

Osservando le opere di Grimaldi si ha la sensazione che il confine tra il mondo reale e quello immaginario si assottigli fino quasi a scomparire. Il suo sogno diventa il nostro sogno, invitandoci a rallentare, a contemplare e a lasciarci trasportare oltre l'orizzonte del quotidiano.

Particolarmente apprezzata è stata la presenza dell'artista che ha voluto condividere con i visitatori della galleria il proprio percorso creativo. Nel corso della serata, Grimaldi ha dialogato con il pubblico, con i galleristi Franco Barbato e Marisa Nastro e con i giornalisti intervenuti, Peppe Iannicelli e Maria Pia Nocerino, raccontando la genesi delle sue opere, le influenze dei luoghi che hanno segnato la sua vita e il significato dei simboli che popolano il suo universo pittorico.

Un confronto diretto e coinvolgente che ha permesso ai presenti di entrare ancora più profondamente nel mondo poetico dell'artista.

Le opere del maestro Paolo Grimaldi resteranno in esposizione presso la Galleria Arte Barbato al Corso Nazionale, 421, Scafati (SA) fino al 10 Luglio 2026. L’ingresso è libero e gratuito.

Radda Arte Edizione 2026

presenta

SERGIO FIORENTINO

a cura di Mila Sturm

Radda in Chianti - Siena

6 giugno – 20 settembre 2026

Inaugurazione | venerdì 5 giugno | ore 18.00

 

Installation Day 1 180526 Michel Blossier pour Radda Arte 144 copia 250Nel cuore del Chianti, il borgo medievale di Radda accoglie, dal 6 giugno al 20 settembre 2026, il lavoro del pittore e scultore Sergio Fiorentino. Con Radda Arte 2026 le sue opere - segnate dall’inconfondibile blu ultramarino che contraddistingue la sua ricerca - si inseriscono tra vicoli, piazze e spazi del paese, costruendo un itinerario espositivo diffuso che mette in dialogo mito mediterraneo, tradizione figurativa e paesaggio toscano.

Il progetto - curato da Mila Sturm ed organizzato da Radda Estate d’Arte APS, la cui presidente è Barbara Widmer - nasce nel solco dell’esperienza di Panzano Arte 2019 e rinnova nel territorio del Chianti l’incontro tra arte contemporanea e paesaggio. L’iniziativa è realizzata grazie al sostegno di: Fondazione Caris, main sponsor; Comune di Radda in Chianti; delle aziende BrancaiaEdilchianti, Frontiers, Montevertine, Tuscany Green, Castello di Albola, Tenuta Terrabianca-Arillo in Terrabianca. Si distingue inoltre per la collaborazione con il Liceo Artistico “Duccio di Buoninsegna” di Siena, iniziata a febbraio 2026, fino all’allestimento della mostra, con masterclass e workshop, ai quali hanno partecipato ventitre studenti.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Elemento visivo ricorrente lungo tutta la mostra è la cifra pittorica di Fiorentino, fatta di tonalità intense e stratificate, in cui il blu ultramarino dialoga con una costellazione di figure, volti e presenze sospese. Santi, apparizioni e frammenti umani emergono dalle facciate del borgo in un continuo equilibrio tra memoria, spiritualità e visione. Evocano così una dimensione atemporale e simbolica, dove l’immagine sembra affiorare da un luogo interiore, mitico e contemplativo.

L’itinerario espositivo si sviluppa sia nel borgo di Radda che nella bellissima Chiesa di Santa Maria Novella, distante pochi chilometri verso Volpaia, recentemente aperta al pubblico dopo lunghi anni di restauro avviati nel 1990. L’edificio, uno dei più notevoli esempi di pievi romaniche della zona, accoglie quattro grandi dipinti di santi di Sergio Fiorentino che instaurano un rapporto intimo con l’architettura sacra, mentre sui muri esterni fluttuano drappeggi monumentali che riproducono le sue pitture.

A Radda, invece, l’esposizione si snoda in tutto il centro storico. Lungo la strada principale, gigantografie, pitture monumentali, sculture e installazioni stabiliscono un dialogo diretto con l’intimità raccolta del paese, invitando il visitatore ad attraversarlo seguendo le opere.

Davanti al sagrato della Chiesa di San Niccolò, si trova un’installazione composta da nove sculture della serie Segreti, teste che si aprono rivelando una dimensione interiore e misteriosa. Il luogo di accoglienza al pubblico, in pieno centro del paese, diventa per l’occasione una galleria che accoglie cinque grandi opere oltre a due più piccole, insieme ad altri oggetti, tra cui mobili-sculture e vasi dedicati alla figura di San Sebastiano, creati nello studio di Noto dell’artista, che trovano ispirazione da colori, materiali e suggestioni del passato, rielaborati in chiave onirica.

Il progetto coinvolge inoltre direttamente lo spazio pubblico attraverso la partecipazione degli studenti del Liceo, che realizzeranno 23 manifesti, uno ciascuno, installati nell’area normalmente destinata alle affissioni elettorali: una personale interpretazione del tema “Blue: Fiorentino and Me”, trattato durante il workshop, trasformando questi contesti solitamente legati alla comunicazione politica in luoghi di espressione visiva e creativa.

Durante tutta la durata della rassegna, il blu dell’artista diventa anche un segno nel paesaggio: i campanili delle due chiese, di Santa Maria Novella e di San Niccolò, saranno illuminati con una luce blu visibile nella notte, un segnale luminoso legato alla presenza dell’artista.

L’ARTISTA SERGIO FIORENTINO

Pittore e scultore, Sergio Fiorentino, classe 1973, nato a Catania, profondamente legato alla Sicilia, vive e lavora in un ex-convento di Noto. La sua ricerca nasce da una profonda conoscenza della tradizione figurativa. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Catania e formatosi nel restauro del patrimonio storico, l’artista ha sviluppato un linguaggio in cui la luce mediterranea e la memoria del barocco siciliano dialogano con una sensibilità contemporanea. Sergio Fiorentino coniuga con grande virtuosismo un classicismo senza tempo con una modernità radicale. Nel contesto di Radda il suo immaginario incontra la misura e l’armonia del paesaggio toscano, generando un confronto tra due tradizioni visive che trovano nelle opere dell’artista un punto di equilibrio.

La manifestazione si inserisce inoltre nella tradizione delle grandi esperienze che hanno messo in dialogo arte contemporanea e territorio in Toscana. A partire dalle iniziative promosse negli anni Ottanta da Luciano Pistoi al Castello di Volpaia, fino ai progetti Arte all’Arte e Tuscia Electa, queste esperienze hanno costruito nel tempo un modello di confronto tra artisti, paesaggio e patrimonio storico. Radda Arte 2026 si colloca idealmente in questa linea, rinnovando nel Chianti l’incontro tra arte contemporanea e comunità.

Sergio Fiorentino trasforma Radda in un paesaggio sospeso tra mito e realtà. Un attraversamento tra arte e storia, dove ogni angolo del borgo diventa un frammento di universo pittorico e scultoreo, in sintonia con la luce e il respiro del Chianti.

Info center Mostra: 

11:00- 19:00

Lunedi - Domenica

Via Roma, n. 16A

53017 Radda in Chianti (Si)

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quando l’arte contemporanea diventa esperienza condivisa.

Inaugura la Collezione Arte Dynamo 2025- 2026

Sabato 23 maggio 2026 – Fornaci di Barga (LU)

 

1 MUDY 250MUDY – Museo Dynamo inaugura la Collezione Arte Dynamo 2026: una selezione inedita di opere realizzate da artisti affermati del3 MUDY 250 panorama contemporaneo insieme agli ospiti di Dynamo Camp.

Ad un anno dall’apertura, MUDY è protagonista del calendario culturale toscano.

MUDY è un progetto di Fondazione Arte Dynamo, realizzato in collaborazione con Dynamo Camp e Dynamo Art Factory, e sostenuto da KME, partner fondatore di Dynamo Camp.

La collezione presenta opere nate dall’approccio originale all’arte sviluppato all’interno delle attività di Dynamo Camp: fondazione che offre gratuitamente programmi di Terapia Ricreativa a bambini con gravi patologie o disabilità e alle loro famiglie.

Il percorso espositivo, curato dal direttore Marco Bazzini assieme alla Presidente di Fondazione Arte Dynamo Diva Moriani, offre un excursus attraverso i temi del nostro tempo, raccontati attraverso molteplici linguaggi. Il contributo di icone dell’arte italiana come Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò e Remo Salvadori incontrano lo sguardo di artisti di altre culture come Osvaldo Gonzàlez Aguiar e Pascale Marthine Tayou, per arrivare a progetti multisensoriali come la pittura sonora di David Reimondo e l’istallazione video di Fuse*. In quest’ottica, il teatro- cinema del museo si trasforma in uno spazio dedicato alla proiezione dei video d’artista realizzati nel corso degli anni, che vedono il contributo di Loredana Longo, Masbedo, Gabriele di Matteo, Paolo Troilo.

4 MUDY 250Le opere esposte a Fornaci sono una selezione delle oltre 2.000 realizzate in 18 anni di attività di Dynamo Art Factory: progetto che invita al Camp artisti affermati, che mettono a disposizione il proprio talento e guidano gli ospiti nella realizzazione di opere collettive concepite sulla base dei propri linguaggi espressivi.

Sono stati oltre 160 gli artisti affermati a partecipare ad Art Factory, permettendo ai ragazzi di confrontarsi con diversi linguaggi espressivi: pittura, scultura, fotografia, video art e installazioni site-specific. Il progetto ha contribuito a generare una produzione artistica che dialoga con le principali tendenze dell’arte contemporanea degli ultimi vent’anni.

Il valore dell’esperienza artistica di Dynamo è stato riconosciuto sia sul piano sociale sia su quello artistico, attraverso ricerche condotte da Fondazione Alta Mane Italia, il conferimento del Ro Plastic Prize e la mostra dedicata ai primi 15 anni del progetto realizzata presso la Triennale Milano nel 2023.

Diva Moriani, ideatrice Dynamo Art Factory e Presidente Fondazione Arte Dynamo afferma: “L’obiettivo era puntare all’eccellenza e a un progetto unico nel panorama artistico. Coinvolgere artisti affermati in una residenza immersiva è stata una sfida complessa, i cui risultati si sono rivelati straordinari. Nel tempo, gli artisti stessi sono diventati i primi promotori del progetto, oggi pienamente riconosciuto per la sua unicità."

MUDY ha sede in un edificio di grande valore storico e architettonico, esempio di razionalismo e già Centro Ricerche KME dal 1987. Nato negli anni Trenta come scuola, lo spazio torna oggi ad avere una forte funzione sociale nell’ambito del progetto di responsabilità di KME.

MUDY si configura come una casa dell’arte aperta e viva, con un approccio inclusivo ispirato ai principali musei internazionali e arricchito dal know-how sociale di Dynamo. Il programma del museo comprende talk, attività per appassionati e laboratori per scuole, giovani e famiglie, oltre a progetti dedicati a persone in condizioni di fragilità, tra cui persone con Alzheimer, fragilità psichiche e background migratori con difficoltà linguistiche.

Artisti MUDY – Museo Dynamo | Collezione 25/26

Fra gli artisti in mostra, in ordine alfabetico:

Mirko Baricchi
Massimo Bartolini
Stefano Boeri Architetti

Myriam Cappelletti
Paola Citterio
Andrea Crespi

Giuseppe De Mattia
Jacopo Di Cera
Davide D’Elia

Lapo Fatai
Oliviero Fiorenzi
FUSE*

Osvaldo González Aguiar
Guerrilla Spam

Iper-Collettivo
Emilio Isgrò

Giulio Locatelli
Luis López Chávez

Andrea MastrovitO
Matteo Mezzadri
Sabrina Melis
Davide Monaldi
Marco Neri

Paolo Parisi
Domenico Pellegrino
Michelangelo Pistoletto

David Reimondo
Sara Rossi
Roxy in the Box

Remo Salvadori
Daniele Sigalot
Solomostry

Eugenio Tibaldi
David Tremlett
Pascale Marthine Tayou

Velasco Vitali

Info e contatti

Questi gli orari di apertura di MUDY: venerdì, sabato e domenica 11.00-19.00 con ingresso libero, Via Cesare Battisti a Fornaci di Barga (LU), situato nell'ex Centro Ricerche del gruppo Luigi Orlando, presso Fornaci di Barga (LU) Per informazioni e prenotazioni di visite guidate: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Fondazione Arte Dynamo

Fondazione Arte Dynamo ha lo scopo di promuovere l’arte come strumento di inclusione e di espressione personale. Offrire e creare bellezza come valore fondamentale, inseparabile da quello della felicità, sta a fondamento della sua missione. La Fondazione parte con un patrimonio costituito dalla grande raccolta di opere frutto delle collaborazioni tra artisti e ospiti di Dynamo Camp nell’ambito delle attività di Art Factory, nonché da opere realizzate site specific a Dynamo Camp ed opere oggetto di donazione da parte di artisti e sostenitori. Fondazione Dynamo Arte continuerà ad alimentare la propria collezione, valorizzandola, al fine di costituire una riserva patrimoniale sempre a disposizione di Fondazione Dynamo Camp, dedicandosi al contempo alla diffusione della cultura artistica anche nelle fasce più deboli. Aderiscono alla Fondazione, KME Group, Fondazione Hillary Merkus Recordati e Galleria Continua.

 

Dynamo Camp

Dal 2007, Dynamo Camp offre gratuitamente programmi di Terapia Ricreativa Dynamo® a bambini e ragazzi con patologie gravi o croniche, disturbi del neurosviluppo e condizioni di disabilità e alle loro  famiglie. Attraverso attività ludico- sportive ed espressive, come arrampicata, tiro con l'arco, piscina, teatro, circo, Art Factory, l'esperienza al Camp ha obiettivo di divertimento, ma anche e  soprattutto di sostenere la fiducia in se stessi, con benefici di lungo periodo. I programmi sono offerti presso il Camp di Limestre (PT) al limitare dell’Oasi Dynamo affiliata WWF, e presso i City Camp prsenti in  alcune città italiane: Milano, Genova e Napoli. Dynamo Camp fa parte del SeriousFun Children's Network, la rete internazionale di camp fondata nel 1988 da Paul Newman.

 

KME

KME è uno dei maggiori produttori mondiali di prodotti in rame e leghe di rame e ha una rete di distribuzione mondiale. KME offre ai suoi clienti di una vasta gamma di settori industriali soluzioni di prodotto innovative e intelligenti, su misura per le loro esigenze individuali. L'azienda, che è gestita da KME Group S.p.A., è diretta da un team di gestione europeo. La gamma di servizi offerta da KME si estende alla laminazione, pressatura ed estrusione.

 

Mostra Paolo Grimaldi 250Scafati – Un viaggio tra oro, pietre preziose, architetture immaginarie e paesaggi sospesi nel tempo. Sabato 30 maggio 2026 alle ore 19:00, la Galleria Arte Barbato inaugura la mostra personale “Preziosità” di Paolo Grimaldi, artista triestino, umbro d’adozione, tra le voci più originali della pittura contemporanea.

L’esposizione sarà inaugurata presso la sede della Galleria Arte Barbato in Via Nazionale 421, Scafati, alla presenza dell’artista. Interverranno il giornalista Peppe Iannicelli, la giornalista Maria Pia Nocerino e l’Art Director Marisa Nastro.

I “Borghi Onirici” di Paolo Grimaldi, dove sogno e realtà si incontrano

Nel corso della sua ricerca artistica, Paolo Grimaldi ha dato vita a un linguaggio personale e fortemente riconoscibile attraverso la realizzazione di composizioni architettoniche in cui il reale si fonde con il sogno.

I suoi “Borghi Onirici”, luoghi immaginari e senza tempo, fatti di torri, mura, castelli e paesaggi metafisici, evocano un Medioevo fantastico e spirituale.

La mostra “Preziosità” rappresenta una naturale evoluzione di tale percorso creativo. Nelle opere più recenti, Grimaldi esalta il rapporto con le tecniche antiche attraverso l’utilizzo magistrale di foglia oro, foglia argento e pietre preziose, materiali che non assumono una funzione decorativa, ma diventano simboli di una ricerca più profonda.

Le sue tavole, preparate con impasti di polvere di marmo, stucco e colla secondo procedimenti ispirati alla tradizione trecentesca, accolgono colori realizzati artigianalmente dall’artista e superfici che riflettono una luce intensa e quasi spirituale.

La preziosità evocata dal titolo della mostra non riguarda soltanto la materia, ma il significato stesso dell’opera d’arte: una riflessione sul valore della bellezza, della conoscenza e della memoria in un tempo dominato dalla velocità e dall’effimero. Le architetture ideali di Grimaldi sembrano infatti indicare un “altrove” possibile, un luogo della verità e del senso che l’arte continua a custodire.

Le sue opere, al tempo stesso fiabesche e metafisiche, restituiscono allo spettatore il fascino di un mondo aristocratico e raffinato, dove ogni dettaglio è pensato per celebrare la bellezza come esperienza estetica, ma anche come scelta culturale e morale.

Con “Preziosità”, la Galleria Arte Barbato offre al pubblico l’occasione di immergersi in un percorso espositivo capace di coniugare tradizione e visione, artigianalità e sogno, conducendo il visitatore in un universo in cui l’oro, la luce e la memoria diventano strumenti di una narrazione senza tempo.

PREZIOSITA’ DI PAOLO GRIMALDI

Vernissage: Sabato 30 maggio 2026 ore 19:00

presso Galleria Arte Barbato, Corso Nazionale, 421 – 84018 Scafati (SA)

INGRESSO LIBERO

Al termine sarà offerta una degustazione di tè e tisane a cura dell’Erboristeria Paluna di Scafati.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Tel. 328 392 4202 – 339 843 8437

NEPAL TODAY
In the Forest, in the Villages 

Il cambiamento sociale nel Nepal di oggi
in un racconto fotografico alla Rocca di Lonato
 
Dall’11 giugno al 30 agosto 2026 la Rocca di Lonato del Garda (BS)
ospita la mostra fotografica “NEPAL TODAY | In the Forest, in the Villages.”,
curata da Filippo Maggia e selezionata dal Ministero della Cultura nell’ambito del bando STRATEGIA FOTOGRAFIA 2025. Il progetto riunisce oltre 50 scatti di tre fotografi nepalesi contemporanei e indaga il ruolo della fotografia come strumento di lettura del cambiamento sociale del Paese.

 

Foto Mostra Nepal Today 250Lonato del Garda (BS) – Il Nepal contemporaneo come laboratorio visivo e sociale, ma soprattutto la fotografia come linguaggio attraverso cui una nuova generazione interpreta il cambiamento: è questo il nucleo concettuale di “NEPAL TODAY | In the Forest, in the Villages”, la mostra curata da Filippo Maggia e ospitata alla Rocca di Lonato del Garda dall’11 giugno al 30 agosto 2026, nella Sala del Capitano.

Se in Occidente la fotografia sembra essersi smarrita, immersa nella sterminata sovrapproduzione di immagini destinate ai social e trasformata dall’ascesa del digitale, in molti contesti del Global South del mondo il linguaggio fotografico e la responsabilità sociale del fotografo conservano ancora una funzione profondamente identitaria e politica. È da questa prospettiva che nasce questo progetto espositivo dedicato al Nepal, selezionato dal Ministero della Cultura nell’ambito del bando STRATEGIA FOTOGRAFIA 2025, che riunisce oltre 50 scatti di tre fotografi nepalesi contemporanei: Uma Bista, Sagar Chhetri e Kishor Sharma.
Il vero asse interpretativo della mostra non è il Nepal come semplice contesto geografico, ma il modo in cui una nuova generazione di autori utilizza la fotografia per raccontare le trasformazioni sociali, culturali e politiche del proprio Paese. Le immagini esposte non descrivono soltanto luoghi e comunità, ma diventano strumenti di osservazione critica, memoria e interpretazione del presente.
Il progetto si sviluppa a partire da una riflessione più ampia sul ruolo della fotografia nel subcontinente indiano e sulle reti formative e culturali che oggi connettono artisti di Nepal, India, Bangladesh e altri Paesi del Global South. In questo contesto emerge il Pathshala Institute di Dacca, punto di riferimento per la formazione fotografica di nuova generazione e realtà di riferimento anche per parte degli autori presenti alla kermesse.

I FOTOGRAFI
Protagonisti della mostra sono Uma Bista, Sagar Chhetri e Kishor Sharma, tre fotografi che attraverso approcci e sensibilità differenti costruiscono una narrazione plurale del Nepal contemporaneo, restituendo la complessità delle sue trasformazioni sociali, culturali e identitarie. Gli artisti hanno indagato il cambiamento e soprattutto cosa significa vivere e trovarsi in una giovane democrazia, dove il sentimento di rivalsa nei confronti delle classi dominanti e dell’ingiustizia sociale è più che mai vivo in tutte le nuove generazioni, artisti inclusi.

Uma Bista, fotografa e docente all’Università di Kathmandu, sviluppa una ricerca centrata sulle dinamiche di genere nelle comunità rurali e indigene del Nepal. Nel progetto Our Songs from the Forest affronta pratiche sociali ancora profondamente radicate, come il Chhaupadi, restituendo uno sguardo intimo che intreccia esperienza personale e indagine documentaria. Le sue immagini, spesso costruite su una forte dimensione simbolica e cromatica, diventano strumenti di esplorazione della condizione femminile all’interno di sistemi sociali tradizionali e patriarcali.

Sagar Chhetri è un giovane fotografo nepalese formatosi al Pathshala Institute e attivo a Kathmandu, che indaga le tensioni politiche e identitarie delle comunità indigene. Nel progetto Eclipse trasforma la documentazione delle rivolte del popolo Madeshi in una narrazione visiva metaforica, in cui gli eventi storici vengono riletti attraverso immagini evocative, capaci di restituire la complessità e l’ambiguità del conflitto e della rappresentazione. Ad esempio, al posto di una bandiera nera fotografa un uomo che tiene in mano un corvo come se fosse una bandiera.

Kishor Sharma, fotografo e ricercatore nepalese che vive a Kathmandu, concentra la propria attenzione sull’ultima comunità nomade rimasta in Nepal, i Rautes. Nel progetto Living in the Mist costruisce un racconto immersivo della vita quotidiana di questo gruppo, sospeso tra tradizione e trasformazione, tra sopravvivenza culturale e pressione della modernità. Il suo lavoro si distingue per una forte componente etnografica e per un approccio relazionale sviluppato nel tempo.

Nel loro insieme, i tre percorsi restituiscono un’immagine stratificata del Nepal contemporaneo, attraversato da tensioni sociali, cambiamenti generazionali e trasformazioni profonde del tessuto culturale. La fotografia diventa così non solo mezzo di rappresentazione, ma strumento di interpretazione del presente e delle sue contraddizioni.

“L’attuale generazione di artisti è forse la prima ad essere mai esistita in Nepal, e nei loro lavori si percepisce una solida formazione artistica e una grande energia propositiva, contenuti forti e forme espressive audaci, nonostante la carenza di strutture pubbliche e private. La loro ricerca si caratterizza come uno spazio ai margini della contemporaneità tramite il quale è possibile osservare il cambiamento in corso e commentarlo, tracciando talvolta dei paragoni con il passato o fare annotazioni per il futuro circa “unpredictable” sviluppi; altre volte invece si manifesta semplicemente come rappresentazione delle diversità, intendendo con ciò non solo le disuguaglianze sociali ma soprattutto la ricchezza  che da queste deriva. Per questo, lo scenario artistico nepalese è molto promettente quanto del tutto sorprendente” afferma Filippo Maggia, curatore della mostra.

Il progetto espositivo è stato sviluppato negli ultimi anni direttamente a Kathmandu attraverso un confronto tra il curatore e gli artisti, dando vita a una mostra pensata come esperienza visiva ed emotiva di forte impatto, accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.

Questa mostra si inserisce inoltre in un contesto internazionale in cui la fotografia del Global South sta assumendo un ruolo sempre più centrale, trovando spazio in biennali, istituzioni museali e piattaforme culturali globali, contribuendo a ridefinire geografie e linguaggi della contemporaneità.

LA SEDE DELLA MOSTRA
Ad accogliere la mostra è la Rocca di Lonato, uno dei complessi monumentali più suggestivi del Nord Italia. Imponente fortificazione quattrocentesca con merli guelfi, si erge sul colle dell’anfiteatro morenico che domina il bacino meridionale del Benaco, offrendo vedute spettacolari che nelle giornate limpide spaziano fino a Desenzano, Sirmione e alle vette più lontane.
Circondata da un vasto parco e facilmente raggiungibile, la Rocca è oggi un luogo che coniuga la forza del passato con una consapevolezza contemporanea: mostre, eventi culturali e lifestyle, oltre al nuovo Padiglione Eventi – una raffinata glass house di design perfettamente integrata nel contesto storico – ne fanno una meta culturale d’eccellenza.
Il complesso monumentale è valorizzato e gestito dalla Fondazione Ugo Da Como, punto di riferimento per la tutela della storia bresciana e del XIX secolo e parte della Rete dell’800 lombardo.
L’accesso alla mostra ha un costo di 6 euro: un biglietto unico che permette al visitatore di immergersi nelle suggestioni della rassegna e di scoprire, contemporaneamente, l’intero splendore monumentale della Rocca di Lonato.

IN BREVE

Titolo mostra: NEPAL TODAY | In the Forest, in the Villages. 
Curatore: Filippo Maggia
Sede: Rocca di Lonato del Garda – Sala del Capitano
Periodo: 11 giugno – 30 agosto 2026
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 17
Ingresso: 6 € (mostra + Rocca)

Rocca di Lonato - Fondazione Ugo Da Como
Aperto tutto l’anno.
Direttrice: Giovanna Nocivelli
Via Rocca, 2
Lonato del Garda (Brescia)
Tel. 0309130060
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Off Canvas sidebar is empty