Il fotografo napoletano Giovanni Scotti indaga gli spazi liminali tra pubblico e privato, trasformando l’osservazione in progetto artistico e politico.
NAPOLI – Ci sono fotografi che documentano. E ci sono artisti che usano la fotografia per mettere in crisi le categorie con cui guardiamo la città. Giovanni Scotti, nato a Napoli nel 1978, appartiene alla seconda categoria. Visual artist e fotografo, il suo lavoro parte dall’osservazione del paesaggio per interrogare le contraddizioni del presente: i confini tra pubblico e privato, l’abbandono, la speculazione, la memoria urbana.
La sua ricerca si concentra su ciò che definisce “spazi liminali”: aree di transizione, vuoti urbani, luoghi in bilico tra uso e disuso. È lì che emergono con più forza le tensioni socio-politiche che attraversano il territorio. Scotti non si limita a fotografarle. Le riattiva come dispositivi di riflessione critica.
Nel 2020 ha fondato Innobilliare Sud Ovest, una piattaforma artistica che adotta la retorica comunicativa del mercato immobiliare per rovesciarne il linguaggio e aprire un dibattito sui beni comuni. Un progetto che ha attirato l’attenzione di critica e istituzioni, diventando caso di studio su come l’arte possa intervenire nel discorso pubblico sullo spazio urbano.
Il percorso espositivo conferma questa traiettoria. Le sue opere sono state presentate all’ADI Design Museum di Milano, alla NYU Tandon School of Engineering di New York, alla Photographie et Architecture Triennale #6 in Belgio e al Getxophoto Festival in Spagna. Tra le mostre personali, “Poliemorscape” al Museo Antonio Pasqualino di Palermo e “Innobilliare Sud Ovest. Visioni insostenibili” a Milano mostrano un’indagine coerente sul rapporto tra corpo, architettura e potere.
La formazione accademica accompagna questa ricerca: Diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2003 e Master in Photography & Visual Design alla NABA di Milano nel 2010. Da lì nasce una produzione editoriale con Felici Editore, Franco Cosimo Panini Editore, Rogiosi Editore, e collaborazioni con testate come La Repubblica, Il Mattino, Corriere del Mezzogiorno, The Daily Mail, The Telegraph.
Riconoscimenti come il Bando Portata e impatto dell’arte sostenibile nell’Europa sudoccidentale dell’Università di Palermo nel 2024 e il Bando Strategia Fotografia 2020 consolidano il suo ruolo nel dibattito sull’arte pubblica. Le opere sono entrate in collezioni come il Museo civico Antonio Collisani di Petralia Sottana e l’Imago Mundi – Luciano Benetton Collection.
Al centro resta un’idea precisa di fotografia: non illustrazione, ma strumento di indagine. Come dice lo stesso Scotti, “La fotografia è il mio modo di restare”. Restare nei luoghi, nelle contraddizioni, nelle domande aperte che il paesaggio contemporaneo ci consegna ogni giorno.
Oggi Giovanni Scotti lavora tra Napoli e il circuito internazionale, portando avanti una pratica artistica che unisce ricerca visiva e impegno civile. Un lavoro silenzioso, ma che lascia il segno. Perché cambiare il modo in cui guardiamo una città è il primo passo per cambiare la città stessa.
Foto ©️ Ernesto Tedeschi
Diocesano di Caserta all’interno del progetto Hearth: Art Starts Here, ideato e curato da Fabio Maietta. Una presenza internazionale che porta nel cuore della città una ricerca visiva capace di intrecciare psicologia, mito e sperimentazione tecnologica in un linguaggio radicalmente contemporaneo.
Napoli accoglie uno degli appuntamenti artistici e spirituali più significativi della stagione culturale 2026. Dal 14 maggio al 20 giugno gli spazi
del Complesso Monumentale di Basilica di San Lorenzo Maggiore ospiteranno FRATELLO UNIVERSO, la collettiva d’arte contemporanea ideata da Giuseppe Ottaiano per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi. Madrina del Vernissage, alle ore 18:30 di giovedì 14 maggio, l’attrice Annalisa Pennino, noto volto televisivo dell’ applauditissima soap Un posto al sole, dove interpreta l’infermiera Anna, e ultimamente della serie Roberta Valente, notaio in Sorrento, dove interpreta la moglie del notaio Carrano.
musicale del Trio Pentadrama. Arte che si ascolta, si guarda, si respira.
Un evento per tutta la comunità
Seduta così, con il fuoco addosso e gli elementi alle spalle, Ellan Cor sembra una genesi in posa.
VERBANIA – Dal 24 aprile al 10 maggio 2026, la storica cornice di Villa Simonetta a Verbania diventerà l’epicentro della creatività contemporanea, ospitando la mostra “Incontriamoci in Villa Simonetta – La Collettiva delle Collettive”. L’evento, patrocinato dal Comune di Verbania, rappresenta un appuntamento di rilievo nel panorama culturale del territorio, offrendo uno spaccato eterogeneo e vitale della produzione artistica contemporanea. Giunta alla sua quarta edizione, la mostra, curata da Marisa Cortese, si distingue per la straordinaria partecipazione di oltre 70 artisti, le cui opere dialogano con l’architettura neoclassica della villa. Nel pomeriggio si terranno eventi culturali quali presentazioni di libri, spettacoli teatrali e workshop dedicati ai bambini ecc. INAUGURAZIONE L’innaugurazione è fissato per venerdì 24 aprile alle ore 17:00. Un momento di incontro tra pubblico e artisti, nonché un’occasione per celebrare l’arte in uno dei luoghi più suggestivi della città. IL PROGETTO ESPOSITIVO Sotto la sigla Siviera, il progetto “La Collettiva delle Collettive” si propone come un mosaico di linguaggi espressivi: pittura, scultura e nuove forme visive si intrecciano in un percorso che valorizza sia nomi affermati sia talenti emergenti. L’obiettivo è creare un ponte tra istituzioni e cittadinanza, rendendo l’arte contemporanea accessibile e fruibile a tutti. INFO E ORARI La mostra sarà aperta al pubblico dal mercoledì alla domenica, dalle ore 16:00 alle 19:00. Ingresso libero.
Ottaviano: RESTANZA, spazio culturale artigianale, officine culturali, a via Carmine 22, presenta un ciclo di quattro mostre fotografiche che da maggio a ottobre 2026 abitano le sue stanze e riportano la fotografia alla materia. In un’epoca di perfezione digitale e algoritmi che simulano la visione umana, PIÙ REALE DELLA REALTÀ sceglie di tornare al non perfetto: qui l’immagine non è codice binario, ma incontro fisico tra luce e materia, grana, tempo, errore fecondo.
A promuovere l’evento è proprio il Museopossibile, ovvero l’ Officina per le arti contemporanee e lo spettacolo, presieduta da Vladimiro Capasso
e diretta da Costabile Guariglia e Gaetano Romano. Uno spazio che da anni trasforma le Ex Scuderie in laboratorio di linguaggi, relazioni e pensiero critico. Quella di Peppe Pappa è quell’arte che non gira lo sguardo altrove. Che si sporca le mani con i temi del presente e ci mette, letteralmente, la faccia. ‘’Io ci metto la faccia’’ dell’artista Peppe Pappa, tra le voci più lucide e incisive del panorama contemporaneo.
Nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Otto secoli ci separano dalla sua presenza terrena, eppure la sua
voce continua ad attraversare il tempo con una forza rara, intatta, necessaria. Francesco non appartiene soltanto alla storia della Chiesa o alla memoria della spiritualità cristiana: appartiene all’umanità. Appartiene a ogni uomo e a ogni donna che riconoscono nella fraternità, nella pace, nella povertà vissuta come libertà, nel rispetto del creato e nell’amore per gli ultimi una possibilità concreta di futuro.