in Mostra

Il fotografo napoletano Giovanni Scotti indaga gli spazi liminali tra pubblico e privato, trasformando l’osservazione in progetto artistico e politico.

 

Giovanni Scotti 250NAPOLI – Ci sono fotografi che documentano. E ci sono artisti che usano la fotografia per mettere in crisi le categorie con cui guardiamo la città. Giovanni Scotti, nato a Napoli nel 1978, appartiene alla seconda categoria. Visual artist e fotografo, il suo lavoro parte dall’osservazione del paesaggio per interrogare le contraddizioni del presente: i confini tra pubblico e privato, l’abbandono, la speculazione, la memoria urbana.

La sua ricerca si concentra su ciò che definisce “spazi liminali”: aree di transizione, vuoti urbani, luoghi in bilico tra uso e disuso. È lì che emergono con più forza le tensioni socio-politiche che attraversano il territorio. Scotti non si limita a fotografarle. Le riattiva come dispositivi di riflessione critica.

Nel 2020 ha fondato Innobilliare Sud Ovest, una piattaforma artistica che adotta la retorica comunicativa del mercato immobiliare per rovesciarne il linguaggio e aprire un dibattito sui beni comuni. Un progetto che ha attirato l’attenzione di critica e istituzioni, diventando caso di studio su come l’arte possa intervenire nel discorso pubblico sullo spazio urbano.

Il percorso espositivo conferma questa traiettoria. Le sue opere sono state presentate all’ADI Design Museum di Milano, alla NYU Tandon School of Engineering di New York, alla Photographie et Architecture Triennale #6 in Belgio e al Getxophoto Festival in Spagna. Tra le mostre personali, “Poliemorscape” al Museo Antonio Pasqualino di Palermo e “Innobilliare Sud Ovest. Visioni insostenibili” a Milano mostrano un’indagine coerente sul rapporto tra corpo, architettura e potere.

La formazione accademica accompagna questa ricerca: Diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2003 e Master in Photography & Visual Design alla NABA di Milano nel 2010. Da lì nasce una produzione editoriale con Felici Editore, Franco Cosimo Panini Editore, Rogiosi Editore, e collaborazioni con testate come La Repubblica, Il Mattino, Corriere del Mezzogiorno, The Daily Mail, The Telegraph.

Riconoscimenti come il Bando Portata e impatto dell’arte sostenibile nell’Europa sudoccidentale dell’Università di Palermo nel 2024 e il Bando Strategia Fotografia 2020 consolidano il suo ruolo nel dibattito sull’arte pubblica. Le opere sono entrate in collezioni come il Museo civico Antonio Collisani di Petralia Sottana e l’Imago Mundi – Luciano Benetton Collection.

Al centro resta un’idea precisa di fotografia: non illustrazione, ma strumento di indagine. Come dice lo stesso Scotti, “La fotografia è il mio modo di restare”. Restare nei luoghi, nelle contraddizioni, nelle domande aperte che il paesaggio contemporaneo ci consegna ogni giorno.

Oggi Giovanni Scotti lavora tra Napoli e il circuito internazionale, portando avanti una pratica artistica che unisce ricerca visiva e impegno civile. Un lavoro silenzioso, ma che lascia il segno. Perché cambiare il modo in cui guardiamo una città è il primo passo per cambiare la città stessa.

Foto ©️ Ernesto Tedeschi

DNA

Mostra personale di ARWEN, aka Beatrice Zervas

 

Museo Diocesano di Caserta

Vernissage: venerdì 5 giugno, ore 19. Mostra visitabile fino al 28 giugno

A cura di Fabio Maietta

 

Locandina 250DNA, la nuova personale di ARWEN — nome d’arte dell’artista tedesca Beatrice Zervas — approda venerdì 5 giugno alle ore 19 al MuseoAnfitrite 100x150 250 Diocesano di Caserta all’interno del progetto Hearth: Art Starts Here, ideato e curato da Fabio Maietta. Una presenza internazionale che porta nel cuore della città una ricerca visiva capace di intrecciare psicologia, mito e sperimentazione tecnologica in un linguaggio radicalmente contemporaneo.

Attiva tra Germania, Medio Oriente, Stati Uniti e Italia, ARWEN ha presentato il suo lavoro in contesti globali come World Art Dubai 2025, Spectrum Miami 2025, Atene, oltre che in una trilogia di mostre personali in Italia riunite sotto il titolo “Pillars” (Palazzo Arcieri – FAI, Palazzo Malvini Malvezzi a Matera, Museo Archeologico Provinciale di Potenza).

Il titolo DNA rimanda all’idea che le figure create dall’artista non siano semplici rappresentazioni, ma codici originari, matrici simboliche che attraversano la storia dell’immaginario occidentale. Le sue cariatidi — ispirate alla serie Karyatiden. Hommage à Francesca Woodman — non sono figure piegate dal peso, ma dee contemporanee, autonome, mobili, immerse in un ambiente acquatico che sospende la gravità e restituisce al corpo una dimensione di potenza e metamorfosi.

L’acqua diventa il luogo del passaggio: uno spazio liminale in cui il corpo si libera, si trasforma, si riattiva come archetipo vivo, come sequenza genetica della nostra memoria culturale.

Formata come psicologa clinica, ARWEN integra nella sua pratica un approccio interdisciplinare che unisce fotografia subacquea, luogo di sospensione e rinascita, scenografie dipinte a mano, costumi originali e interventi di intelligenza artificiale. Il risultato è un linguaggio visivo che si colloca tra percezione, identità e memoria culturale, in cui la femminilità diventa spazio di rivelazione, forza e trascendenza.

Nel contesto del Museo Diocesano, le figure di ARWEN assumono una risonanza particolare: la dimensione spirituale del luogo amplifica la tensione tra sacro e contemporaneo, tra archetipo e immaginazione digitale.

Le opere diventano presenze liminali, corpi che emergono da un “Nexus Somnia” — come lo definisce l’artista — un sogno condiviso che appartiene all’inconscio collettivo.

La mostra, visitabile ogni sabato e domenica fino a domenica 28 giugno, conferma la volontà di Fabio Maietta di attivare dialoghi tra artisti internazionali, luoghi identitari e comunità locali.

FRATELLO UNIVERSO

A Napoli, nel Complesso Monumentale di Basilica di San Lorenzo Maggiore, la collettiva d’arte dedicata a San Francesco d’Assisi

Dal 14 maggio al 20 giugno

 

Locandina 250Napoli accoglie uno degli appuntamenti artistici e spirituali più significativi della stagione culturale 2026. Dal 14 maggio al 20 giugno gli spaziquadro 250 del Complesso Monumentale di Basilica di San Lorenzo Maggiore ospiteranno FRATELLO UNIVERSO, la collettiva d’arte contemporanea ideata da Giuseppe Ottaiano per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi. Madrina del Vernissage, alle ore 18:30 di giovedì 14 maggio, l’attrice Annalisa Pennino, noto volto televisivo dell’ applauditissima soap Un posto al sole, dove interpreta l’infermiera Anna, e ultimamente della serie Roberta Valente, notaio in Sorrento, dove interpreta la moglie del notaio Carrano.

La mostra nasce come un percorso immersivo che intreccia arte, spiritualità e riflessione contemporanea, trasformando la figura del Santo di Assisi in una domanda aperta rivolta al presente. Non una semplice celebrazione commemorativa, ma un’esperienza capace di interrogare il visitatore attraverso i temi universali della fraternità, della pace, della povertà, della misericordia e del rapporto armonico con il Creato.

Cuore del progetto sono venticinque sagome lignee di San Francesco reinterpretate da artisti contemporanei con linguaggi, colori e materiali differenti. Elio Alfano, Silvio Amato, Antonio Avello, Biagio Cerbone, Cristina Cianci, Antonio Ciraci, Anna Colmayer, Gianfranco Coppola, Alfredo Cordova, Diana D’Ambrosio, Mina Di Nardo, Lucio d.d.t. Art, Maria Gagliardi, Sara Iuzzino, Alessandra Maisto, Carla Merone, Nunzio Meo, Pietro Mingione, Ilaria Moscato, Enzo Palumbo, Nunzia Re, Agostino Saviano, Padre Michele Spinali, Vittorio Vanacore, Raffaella Vitiello, hanno incontrato la figura e l’insegnamento del patrono d’Italia e, secondo la propria personale sensibilità e visione artistica, hanno costruito una narrazione originale e collettiva, pensata come un “libro senza parole” in cui il messaggio francescano incontra la sensibilità artistica contemporanea.

In ogni installazione compare uno specchio posto all’altezza dello sguardo del visitatore, simbolo di un invito a riflettersi personalmente nell’esperienza umana e spirituale del Santo.

“Con FRATELLO UNIVERSO abbiamo voluto creare non soltanto una mostra, ma un’esperienza interiore”, spiega Giuseppe Ottaiano. “San Francesco continua ancora oggi a parlarci con straordinaria forza. Attraverso l’arte contemporanea abbiamo cercato di restituire la sua dimensione più viva e universale, lasciando che ogni opera diventasse uno spazio di incontro, di domanda e di riflessione per il pubblico”.

La scelta di Napoli e di Basilica di San Lorenzo Maggiore rafforza ulteriormente il valore simbolico dell’iniziativa. In una città da sempre crocevia di spiritualità, cultura e creatività, FRATELLO UNIVERSO si inserisce nel panorama degli eventi che valorizzano il patrimonio storico e artistico partenopeo attraverso linguaggi contemporanei e percorsi di forte impatto emotivo.

La collettiva si propone così come un viaggio artistico e spirituale nel segno della Bellezza, riaffermando il legame profondo tra arte e fede e il ruolo degli artisti come interpreti del sacro e del tempo presente.

FRATELLO UNIVERSO gode dei Patrocini del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi e del Consiglio Regionale della Campania.

“Sotto un cielo di primavera”: a Cimitile l’arte fiorisce con Celeste Napolitano

 

Locandina 250La II Edizione della mostra d’arte alle Basiliche Paleocristiane: pittura, foto, scultura, moda, musica e danza. E il sorriso di una giovane curatrice diventata mamma

C’è un cielo che sa di rinascita. Profuma di fiori di pesco, di storia millenaria, di arte che abbraccia la vita. È “Sotto un cielo di primavera”, la II Edizione della mostra d’arte che venerdì 16 maggio alle ore 18.30 trasformerà le Basiliche Paleocristiane di Cimitile in un giardino dell’anima.

A firmare la mostra è lei, Celeste Napolitano: dolce, determinata, luminosa. E oggi ancora più speciale, perché da poco è diventata mamma di una splendida bambina. L’arte e la maternità si incontrano nel suo sguardo: creare, proteggere, far fiorire. Questa mostra è anche il suo primo regalo alla comunità da neomamma.

Un coro di talenti tra storia e bellezza.

Con la supervisione di Francesco Avvisati e il patrocinio della Città Metropolitana di Napoli, la mostra è un arcobaleno di linguaggi. Pittura, fotografia, scultura, moda dialogano con musica, danza e parola nella location più suggestiva: le Basiliche Paleocristiane di Cimitile, dove la pietra antica incontra il colore del presente.

Oltre 40 artisti in esposizione. Tra le partecipazioni speciali: Ciro Cioffi, Pietro Mingione, Federico Natale, Ernesto Santaniello.

Ad arricchire la serata gli interventi dell’Avv. Antonio Larizza, avvocato e cultore di storia locale, e dello scultore Domenico Sepe.

L’arte che si fa spettacolo

Perché “Sotto un cielo di primavera” non è solo una mostra: è esperienza.

I momenti artistici vedranno in scena la cantante lirica Stefania D’Avanzo, la ballerina Enrica Mercogliano, il ballerino Riccardo De Riggi, il monologo di Maria Sorrentino e il momentoMostra 250 musicale del Trio Pentadrama. Arte che si ascolta, si guarda, si respira.

Sezione Pittura, Fotografia, Scultura, Moda: un’esplosione di creatività

Dai colori di Benito Angelini e Giulia Avilia agli scatti di Angela Castorio e Roberta Cozzolino, dalle forme di Peppe Nocerino e Immacolata Policarpo alle creazioni moda di Alessia Fiorile, Marianna Langellotti e dell’Istituto Superiore C.A. Dalla Chiesa di Afragola con Antonella Rufino, Carolina Di Maio e la Dirigente Scolastica Giovanna Mugione. Un viaggio tra generazioni e visioni.

Definirla solo “curatrice” è riduttivo. Celeste Napolitano è anima di questa seconda edizione. Giovane, preparata, con quella grazia che solo le neomamme hanno: la capacità di tenere insieme. Di dare spazio. Di far sbocciare. Ha scelto le Basiliche di Cimitile perché qui la bellezza è sacra, stratificata, eterna. Come l’arte. Come l’amore di una madre.

A moderare l’incontro sarà Filomena Carrella, voce amica della cultura e dei territori.

Gruppo 200Un evento per tutta la comunità

Fortemente voluta dal Sindaco Avv. Filomena Balletta e dall’Ass. alla Cultura Avv. Anna Mercogliano, la mostra è un abbraccio alla città. Ad assemblare il Tutto e svolgere un ruolo

da Moderatrice è la giornalista e scrittrice Filomena Carrella da sempre vicino al territorio all’arte e ai giovani. È Cimitile che si racconta attraverso i suoi artisti. È la primavera che diventa manifesto.

Vi aspettiamo il 16 maggio, ore 18.30, Basiliche Paleocristiane di Cimitile.

Sotto un cielo di primavera, dove ogni opera è un fiore.

Ellan Cor: Ramificazioni dell’anima sulla tela.
L’artista napoletana che trasforma il pensiero in materia e la materia in emozione



Foto Ellan Cor 250Seduta così, con il fuoco addosso e gli elementi alle spalle, Ellan Cor sembra una genesi in posa.
La giacca rossa non è un caso: è lo stesso fuoco che cola nelle sue tele. Dietro di lei, quattro opere come uova cosmiche — blu come l’acqua, rosso come il magma, bianco come l’aria, terra come le radici. Sono le sue Ramifications. Sono impronte digitali dell’universo. E lei le custodisce alle spalle come una madre fiera custodisce i figli: con un sorriso che ha già attraversato il magma e ne è uscito vivo.
C’è un momento, nella vita di certi artisti, in cui la figura non basta più. Il volto, il corpo, la linea che definisce — tutto diventa gabbia. E allora la mano si ribella. Il colore esonda. La materia prende il comando.
Ellan Cor, napoletana del 1967, quel momento lo ha vissuto e trasformato in linguaggio. I suoi anni giovanili parlano ancora per figure: lavori contemporanei nel gesto, ma ancorati al riconoscibile. Poi, come accade ai vulcani, la superficie si spacca. E sotto c’è il magma.
Dalla forma all’informe: il coraggio di perdersi
Le figure scompaiono dalle sue tele. Non muoiono: trasmigrano. Diventano linee che sfumano, che esitano, che si negano. Inizia la ricerca ossessiva, febbrile, quasi carnale del colore. Il colore non come campitura, ma come corpo. Come ferita. Come preghiera. Le sue opere si fanno informali, materiche. Puoi quasi sentirle sotto le dita prima che con gli occhi. La tela non è più supporto: è campo di battaglia intellettuale. Perché Ellan Cor non dipinge solo. Pensa. E il suo pensiero ha radici, nervature, capillari.
“Ramifications”: il pensiero che mette radici
Lo ha mostrato a marzo, nella bipersonale Flux. La serie Ramifications è un trattato visivo su come nascono le idee. Come si biforcano. Come da un nucleo esplodono in mille direzioni, proprio come i rami di un albero, i delta dei fiumi, i neuroni nel cervello.
Guardare Ramifications è assistere al Big Bang di un’intuizione. Non c’è ordine, eppure c’è un disegno segretissimo. Non c’è figura, eppure ci sei tu, con tutti i tuoi pensieri che non riesci a domare. Ellan Cor ci dice che ramificare è umano. È il modo in cui l’anima prende spazio.
Acqua, terra, fuoco, aria: il ritorno agli elementi
E poi c’è l’altro volto della sua ricerca: il primigenio. Quando sceglie la Fluid Art, Ellan Cor smette di dipingere e inizia ad alchimizzare. Acqua, terra, fuoco, aria non sono soggetti. Sono co-autori.
Il colore cola, si scontra, si separa come olio e acqua, si asciuga in crateri lunari. È la creazione del mondo in 50x70. È la Genesi senza Dio, ma con una Dea che ha le mani sporche di blu di Prussia e ocra rossa.
Una complessità che respira
L’opera di Ellan Cor è complessa, sì. Ma non è mai rigida, mai fredda, mai accademica. È una complessità esistenziale, calda, che suda. Che dubita. Che si contraddice e per questo è vera.
Il suo sguardo è quello di una bambina che ha rubato i libri di filosofia al padre: curioso, impertinente, affamato. Esplora per esprimersi, si esprime per esplorare. Ogni tela è un taccuino di viaggio dentro sé e fuori di sé. Tecniche diverse, materie diverse, anime diverse. Ma la firma è una sola: l’autenticità di chi non ha paura di cambiare pelle.
Ellan Cor non dipinge quadri. Dipinge processi. Non cerca la bellezza: la trova per strada, mentre insegue un’idea. E ce la restituisce grezza, potente, viva.
Da guardare? No.
Da attraversare.
Come un bosco. Come un pensiero. Come la vita quando decide di ramificare.

“Incontriamoci in Villa Simonetta”: a Verbania la quarta edizione della mostra di arte contemporanea “La Collettiva delle Collettive”

Locandina 250VERBANIA – Dal 24 aprile al 10 maggio 2026, la storica cornice di Villa Simonetta a Verbania diventerà l’epicentro della creatività contemporanea, ospitando la mostra “Incontriamoci in Villa Simonetta – La Collettiva delle Collettive”. L’evento, patrocinato dal Comune di Verbania, rappresenta un appuntamento di rilievo nel panorama culturale del territorio, offrendo uno spaccato eterogeneo e vitale della produzione artistica contemporanea. Giunta alla sua quarta edizione, la mostra, curata da Marisa Cortese, si distingue per la straordinaria partecipazione di oltre 70 artisti, le cui opere dialogano con l’architettura neoclassica della villa. Nel pomeriggio si terranno eventi culturali quali presentazioni di libri, spettacoli teatrali e workshop dedicati ai bambini ecc. INAUGURAZIONE L’innaugurazione è fissato per venerdì 24 aprile alle ore 17:00. Un momento di incontro tra pubblico e artisti, nonché un’occasione per celebrare l’arte in uno dei luoghi più suggestivi della città. IL PROGETTO ESPOSITIVO Sotto la sigla Siviera, il progetto “La Collettiva delle Collettive” si propone come un mosaico di linguaggi espressivi: pittura, scultura e nuove forme visive si intrecciano in un percorso che valorizza sia nomi affermati sia talenti emergenti. L’obiettivo è creare un ponte tra istituzioni e cittadinanza, rendendo l’arte contemporanea accessibile e fruibile a tutti. INFO E ORARI La mostra sarà aperta al pubblico dal mercoledì alla domenica, dalle ore 16:00 alle 19:00. Ingresso libero.

DETTAGLI DELL’EVENTO:  Titolo: Incontriamoci in Villa Simonetta – La Collettiva delle Collettive  A cura di: Marisa Cortese  Sede: Villa Simonetta, Verbania (VB)  Periodo: 24 aprile – 10 maggio 2026  Inaugurazione: 24 aprile, ore 17:00  Orari: mercoledì – domenica, 16:00 – 19:00  Ingresso: libero Contatti per la stampa: Curatrice della mostra Marisa Corstese Cell: +39 333 447 4331 E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

‘’PIÙ REALE DELLA REALTÀ’’
Ottaviano, Restanza via Carmine, 22

Rassegna fotografica impressa, viva, tangibile
Con il patrocinio di Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. UNESCO Biosphere Reserve, EUROPARC Sustainable Tourism in Protected Area.

4 fotografi, 4 mostre analogiche da maggio a ottobre.
Chiara Pepe / Raffaele De Santis / Renata Petti / Angelo Moscarino



Rassegna fotografica 250Ottaviano: RESTANZA, spazio culturale artigianale, officine culturali, a via Carmine 22, presenta un ciclo di quattro mostre fotografiche che da maggio a ottobre 2026 abitano le sue stanze e riportano la fotografia alla materia. In un’epoca di perfezione digitale e algoritmi che simulano la visione umana, PIÙ REALE DELLA REALTÀ sceglie di tornare al non perfetto: qui l’immagine non è codice binario, ma incontro fisico tra luce e materia, grana, tempo, errore fecondo.
La rassegna risponde con la stampa, la camera oscura, la pellicola, i processi storici e ibridazioni contemporanee. Opere impresse, vive, tangibili che si guardano con il corpo oltre che con gli occhi. Un percorso curatoriale che mette in dialogo il paesaggio interiore degli autori con il paesaggio reale del Vesuvio, grazie al patrocinio dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

CALENDARIO DELLE ESPOSIZIONI

3 / 17 maggio 2026 – CHIARA PEPE
Fotografa e stampatrice analogica, lavora sul ritratto come scavo. Le sue stampe baritate restituiscono la pelle delle persone e dei luoghi, tra memoria e presenza.
24 maggio / 7 giugno 2026 – RAFFAELE DE SANTIS
Ricerca visiva sul paesaggio del Sud, tra archeologia industriale e natura che riprende spazio. Usa medio formato e processi alternativi per un bianco e nero denso, materico.
14 / 28 giugno 2026 – RENATA PETTI
Artista visiva e docente, intreccia fotografia, archivio e gesto. Le sue serie partono dal corpo e dal territorio per costruire mappe emotive fatte di luce e sale d’argento.
20 settembre / 4 ottobre 2026 – ANGELO MOSCARINO
Sguardo documentario e poetico. Con la sua Scintilla Vintage riporta in vita tecniche antiche e banchi ottici, per un’immagine lenta che chiede tempo e restituisce verità.
Quattro esposizioni, quattro posture diverse davanti al reale. Un’unica domanda che attraversa Restanza da maggio a ottobre: quanto può essere più reale della realtà un’immagine nata dal contatto diretto con la luce?
RESTANZA
Spazio indipendente di ricerca e produzione culturale.
Ingresso gratuito.

Con il patrocinio di: Ente Parco Nazionale del Vesuvio @vesuviuspark
In collaborazione con: @rosario.d.angelo | @tizianamastropasqua | @petti.renata | @angelomoscarino | @scint.illavintage | @raffaeledesantis

Peppe Pappa mette “la faccia” sulla pace: a Nola la presentazione del catalogo ‘’ Mappa della pace’’


 Venerdì 24 aprile alle 18:30 a Nola alla Galleria Museopossibile l’atto finale della mostra ‘’No Stone Unturned.’’ Museopossibile: officina di contemporaneo.


Peppe Pappa Locandina 250A promuovere l’evento è proprio il Museopossibile, ovvero l’ Officina per le arti contemporanee e lo spettacolo, presieduta da Vladimiro CapassoPeppe Pappa 250 e diretta da Costabile Guariglia e Gaetano Romano. Uno spazio che da anni trasforma le Ex Scuderie in laboratorio di linguaggi, relazioni e pensiero critico. Quella di Peppe Pappa è quell’arte che non gira lo sguardo altrove. Che si sporca le mani con i temi del presente e ci mette, letteralmente, la faccia. ‘’Io ci metto la faccia’’ dell’artista Peppe Pappa, tra le voci più lucide e incisive del panorama contemporaneo.
La pubblicazione è l’atto conclusivo della mostra personale di Pappa tenutasi nei mesi di maggio e giugno 2025 con finissage il 12 giugno, negli spazi delle Ex Scuderie del Seminario Vescovile di Nola. A firmare la curatela fu Gaetano Romano, che scelse come titolo del percorso espositivo ‘’No Stone Unturned’’ – “nessuna pietra lasciata intatta” – per raccontare la capacità dell’artista di affrontare i nodi più urticanti del mondo contemporaneo con una lucidità fuori dal comune.
Il catalogo: un coro di sguardi sull’opera di Pappa
Il volume raccoglie i contributi critici e le testimonianze di Sara Capoccioni, Alfonsina Caterino, Vincenzo Cuomo, Matilde Di Muro, Gaetano Romano, Stefano Taccone e Ilia Tufano. Un mosaico di letture che attraversa la poetica di Peppe Pappa: l’impegno civile, l’ironia tagliente, la capacità di trasformare la materia artistica in spazio di confronto. A completare il lavoro, la documentazione fotografica di Ferdinando Russo, che restituisce la forza visiva dell’allestimento e la relazione con gli spazi delle Ex Scuderie.
Perché ‘’Mappa della pace’’? ‘’Io ci metto la faccia’’ non è solo un titolo. È una dichiarazione di poetica e di responsabilità. Peppe Pappa lavora da anni su un’idea di arte come presidio etico: l’artista non commenta da lontano, ma entra nel campo, si espone, rischia. La “mappa” è quindi un tracciato di opere che indicano direzioni possibili per abitare il conflitto senza rimuoverlo, per nominare la pace senza retorica. Una ricerca che ‘’No Stone Unturned’’ aveva già messo a nudo: nessuna pietra lasciata intatta, nessuna domanda evitata. Peppe Pappa
è un’artista dal tratto riconoscibile e dalla postura civile netta, Peppe Pappa è bravissimo nel tenere insieme linguaggio e contenuto. Le sue opere non cercano la compiacenza: interrogano, pungono, aprono. E lo fanno con una cifra stilistica personale, capace di parlare tanto al pubblico esperto quanto a chi entra in galleria per la prima volta. Con ‘’Mappa della pace’’ l’artista porta a sintesi un ciclo di lavoro intenso, restituito ora in forma di libro-catalogo per continuare il dialogo oltre il tempo della mostra.
La presentazione si terrà venerdì 24 aprile 2026 alle ore 18:30 presso la Galleria Museopossibile – Ex Scuderie del Seminario Vescovile di Nola, via della Repubblica 36. Interverrà il curatore Gaetano Romano insieme agli autori dei testi. L’ingresso è gratuito.

 

25 artisti campani per FRATELLO UNIVERSO dal 27 aprile al 12 luglio e oltre

 Nasce in Campania la Collettiva d’arte per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi

 

Foto artisti 250Nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Otto secoli ci separano dalla sua presenza terrena, eppure la suaMostra Fratello 250 voce continua ad attraversare il tempo con una forza rara, intatta, necessaria. Francesco non appartiene soltanto alla storia della Chiesa o alla memoria della spiritualità cristiana: appartiene all’umanità. Appartiene a ogni uomo e a ogni donna che riconoscono nella fraternità, nella pace, nella povertà vissuta come libertà, nel rispetto del creato e nell’amore per gli ultimi una possibilità concreta di futuro.

FRATELLO UNIVERSO nasce da questa consapevolezza.

Il desiderio di rendere omaggio a Francesco non con una celebrazione formale, ma con un atto vivo, corale, contemporaneo, ha generato in Giuseppe Ottaiano, responsabile di Terre di Campania, l’idea di realizzare un racconto polifonico attraverso l’arte, linguaggio che parla a tutti e da tutti è riconosciuto. FRATELLO UNIVERSO nasce per trasformare la memoria in esperienza, il ricordo in visione, la storia in una presenza che ancora oggi ci interroga, ci commuove, ci chiama.

Francesco fu uomo del suo tempo e, insieme, uomo oltre il suo tempo. Figlio del Medioevo, seppe parlare a ogni epoca. Rinunciò al privilegio per scegliere l’essenziale. Abbandonò la logica del possesso per farsi fratello. Guardò la natura non come dominio, ma come relazione. Chiamò fratello il sole, sorella l’acqua, fratello il fuoco, sorella la terra, riconoscendo nel creato non uno sfondo, ma una comunità vivente, un’armonia da custodire. In un mondo attraversato da conflitti, disuguaglianze e fratture, il suo messaggio torna oggi con una forza sorprendente: non come eco lontana, ma come necessità urgente.

Questa collettiva prende forma a partire da tale eredità e la affida al linguaggio dell’arte.

Non per illustrare Francesco, ma per lasciarlo riemergere attraverso sensibilità, segni, materie, visioni peculiari di ciascuno dei 25 artisti campani che hanno raccolto il messaggio di Francesco e lo hanno eternato su sagome lignee ispirate alla figura terrena del Santo. Elio Alfano, Silvio Amato, Antonio Avello, Biagio Cerbone, Cristina Cianci, Antonio Ciraci, Anna Colmayer, Gianfranco Coppola, Alfredo Cordova, Diana D’Ambrosio, Mina Di Nardo, Lucio d.d.t. Art, Maria Gagliardi, Sara Iuzzino, Alessandra Maisto, Carla Merone, Nunzio Meo, Pietro Mingione, Ilaria Moscato, Enzo Palumbo, Nunzia Re, Agostino Saviano, Padre Michele Spinali, Vittorio Vanacore, Raffaella Vitiello, hanno incontrato la figura e l’insegnamento del patrono d’Italia e lo hanno trasferito in un’opera originale, secondo la propria personale sensibilità e visione artistica,  generando opere ciascuna delle quali è una soglia attraverso cui il visitatore è invitato a entrare in un racconto più grande, fatto di interiorità, luce, ferita, fraternità, domanda, ascolto.

Non è casuale che questo progetto nasca in Campania, e trovi in Napoli uno dei suoi luoghi più significativi.

La collettiva prende infatti avvio con tre prime tappe, che segnano l’inizio di un percorso più ampio, destinato a proseguire nel corso del 2026:

Prima tappa: Aula Capitolare – Santuario Madonna dell’Arco dal 27 aprile al 3 maggio

Seconda tappa: Basilica di San Lorenzo Maggiore – Napoli dal 14 maggio al 20 giugno

Terza tappa: Chiesa dell’Annunziata – Collegiata di Santa Maria delle Grazie – Marigliano dal 23 giugno al 12 luglio

A Napoli la presenza francescana ha avuto, fin dalle origini dell’Ordine, una forza profonda e generativa. Napoli custodisce tracce vive di questa storia: una presenza che ha inciso nella spiritualità, nella cultura, nell’arte, nella coscienza civile della città e del suo territorio. Collocare qui FRATELLO UNIVERSO significa riconoscere che Francesco non è soltanto una figura da ricordare, ma una radice ancora fertile, una parola ancora capace di generare comunità, pensiero, responsabilità.

La mostra si presenta dunque come un cammino. Non una sequenza di opere da osservare distrattamente, ma un attraversamento.  Su ogni sagoma è collocato uno specchio, all’altezza degli occhi. Non è un dettaglio. È un passaggio. È un invito a fermarsi, a guardarsi, a riconoscersi. A entrare nell’opera non come osservatori, ma come presenza viva.

Entrare in FRATELLO UNIVERSO significa comprendere che ciò che qui si incontra non è una mostra nel senso consueto del termine, ma un’esperienza che chiama in causa lo sguardo, la memoria, il sentimento, la coscienza. Per questo, ciò che i visitatori vivranno non si guarda soltanto. Si attraversa.

 

Off Canvas sidebar is empty