in Mostra

Giovedì 25 settembre insieme alla presentazione del libro di monsignor Sorrentino anche l’apertura di un’esposizione fotografica

CANTICO DELLE CREATURE, UNA MOSTRA AL VESCOVADO

Realizzata dagli studenti dell’Istituto omnicomprensivo Dante Alighieri di Nocera Umbra

 

Locandina Assisi 250ASSISI - Sarà presentato giovedì 25 settembre alle ore 17 l’ultimo libro del vescovo delle Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, uscito martedì 16 settembre per Mondadori e intitolato Il cuore nascosto del Cantico, da sora Morte a Frate Sole. Il libro rappresenta una rilettura dell’opera di San Francesco ed esce in occasione degli 800 anni dalla composizione del testo; a parlarne nella Sala della Spogliazione del palazzo vescovile, insieme con il vescovo, saranno lo storico e saggista Franco Cardini e il giornalista Piero Damosso, coordinatore del Comitato editoriale della Fabbrica di San Pietro. Per l’occasione l'Associazione Umbria Pro-Attiva di Perugia, I ‘Istituto omnicomprensivo "Dante Alighieri" di Nocera Umbra, in collaborazione con la Diocesi Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, inaugurerà anche la Mostra "Cantico delle Creature". Un'esposizione realizzata dagli studenti del Laboratorio di Fotografia e Immagine proveniente da archivio alla quale hanno lavorato, in diversi anni scolastici, gli allievi seguiti dai professori Giuliano Tili e Oriella Galafate. L’organizzazione e l’allestimento è a cura dell'Associazione Umbria Pro-Attiva Perugia con la collaborazione creativa di Antonio Pucci, Carlo Calzolari, Carlo Settimi, Giuliano Tili e Walter Malagoli. La mostra, composta da 18 quadri formato 100x140 cm, è stata realizzata attenendosi ad una creativa e qualificata impostazione grafica. La caratteristica distintiva consiste nell'elaborazione con specifiche composizioni visive diversificate della struttura grafica seguendo comunque l'ordine del testo poetico scritto da San Francesco. Dopo alcuni quadri introduttivi di presentazione si prosegue evidenziando, una alla volta, le terzine del "Cantico" unendole ad una immagine particolarmente ideativa e incisiva. Non mancheranno lavori che trattano di “alcuni grossi mali che affliggono i nostri tempi: la violenza, la droga, l'inquinamento, il mancato rispetto delle regole comportamentali sulle strade”.  La mostra, per i contenuti esposti e l'originalità dell’opera di forte impatto ambientale e valoriale, può essere concepita come ispiratrice per la riflessione e la ricerca del messaggio di pace, di ogni creatura, nell'armonia di tutto il Creato. In occasione dell’VIIl centenario della composizione del "Cantico delle Creature", l’esposizione si conclude con una suggestiva immagine che riproduce le tre pagine del manoscritto 338 - una delle più antiche testimonianze del testo originale custodito presso la Biblioteca del Sacro Convento di Assisi.

Galleria Nazionale delle Marche:

già 68mila visitatori per la mostra-evento

dedicata a Cantarini il Pesarese

Al piano terra di Palazzo Ducale di Urbino ultime tre settimane per l’esposizione temporanea dedicata all’Artista marchigiano del XVII secolo. A seguire tre giornate di studio a Pesaro sulla funzione scientifica dell’appuntamento artistico che ha caratterizzato il 2025

 

l1050745 250Urbino - A quattro mesi esatti dalla sua inaugurazione sono già 68mila le persone che hanno visitato la mostra monografica Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma, allestita negli spazi della Galleria Nazionale delle Marche, a Urbino, che resterà aperta fino domenica 12 ottobre 2025.

Un successo di pubblico, che si aggiunge a quello straordinario della mostra dedicata a Federico Barocci nel 2024 e che dà ragione alla volontà del Direttore del museo urbinate, Luigi Gallo, di proseguire nell’opera di riscoperta dei protagonisti della pittura Marchigiana del Seicento.

Curata dallo stesso Gallo, da Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Urbino) e da Yuri Primarosa (Storico dell’arte), e organizzata in collaborazione con le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, l’esposizione dedicata a Simone Cantarini testimonia l'estro pienamente moderno del giovane pittore attraverso una selezione di 56 dipinti.

Prima del suo genere a Urbino, città che il giovane Cantarini frequentò, dallo scorso maggio la mostra è anche l’occasione per celebrare l’ingresso, nelle collezioni di Palazzo Ducale, delle opere del Pesarese che, dopo il deposito della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e delle due grandi pale arrivate dalla Pinacoteca di Brera con il progetto 100 opere tornano a casa, si arricchisce di un ulteriore nucleo di opere, grazie all’accordo di comodato sottoscritto con Intesa Sanpaolo, comprendente anche cinque dipinti di Cantarini.

Tra l’altro, mancano ancora tre settimane alla chiusura della mostra, per cui il dato dell’affluenza dei visitatori a Palazzo Ducale è destinato a un notevole incremento, il quale confermerà il successo della mostra, che avrà anche un’appendice pesarese.

Dal 13 al 15 ottobre, infatti, Palazzo Montani Antaldi del capoluogo marchigiano ospiterà “Simone Cantarini e il suo tempo. Maestri, allievi, seguaci”, convegno internazionale di studi a cura di Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa – entrambi co-curatori della mostra in corso – che si prefigge di affrontare i molteplici aspetti della produzione di Cantarini e fornire l’occasione per un valido confronto tra i diversi contesti in cui il pittore visse e operò: Pesaro, Bologna e Roma. L’emergere di differenze e analogie nel complesso panorama italiano permetterà di osservare le scelte dell’artista e dei suoi allievi, come pure le tendenze del mercato dell’arte del tempo, che favorì l’ascesa di suoi imitatori e seguaci: maestri ancora poco conosciuti, del calibro di Flaminio Torri e Lorenzo Pasinelli, che traghettarono il magistero del Pesarese nella pittura emiliana del secondo Seicento.

Da segnalare che la prima sessione del convegno, prevista per lunedì 13 al mattino, sarà moderata da Luigi Gallo, Direttore della Galleria Nazionale delle Marche e co-curatore della mostra su Cantarini.

Importante occasione

Nato a Pesaro nel 1612 e scomparso prematuramente nel 1648, in circostanze ancora misteriose, Simone Cantarini – il più grande pittore marchigiano del Seicento – sarà celebrato 28 anni dopo la memorabile mostra organizzata a Bologna da Andrea Emiliani.

L’esposizione che si tiene negli spazi di Palazzo Ducale di Urbino propone al pubblico una selezione altrettanto ricca di opere del Pesarese, il cui corpus pittorico – accresciutosi notevolmente – è stato per l’occasione ulteriormente incrementato da opere inedite provenienti da collezioni pubbliche e private.

Grazie a prestigiosi prestiti da musei italiani ed europei, importanti opere di Cantarini ospitate negli ambienti storici di Palazzo Ducale, recentemente riallestiti, sono accostate per la prima volta a numerosi capolavori del pittore e di maestri a lui contemporanei, al fine di presentare al pubblico l’intera parabola artistica del pittore nel suo contesto.

L’obiettivo della mostra

Il progetto espositivo si pone l’obiettivo di approfondire aspetti ancora poco noti della produzione artistica di Cantarini: la sua prima attività nella terra d’origine, i rapporti con la famiglia Barberini e in particolare con il cardinal legato Antonio Barberini junior, il funzionamento della sua bottega e, in filigrana, il suo rapporto con Guido Reni a Bologna, segnato dal litigio a seguito della Trasfigurazione di nostro Signore commissionata dai Barberini nel 1637 per la chiesa del Forte Urbano a Castelfranco.

Mentre il Montefeltro scompariva dall’orizzonte della storia sotto l’assalto dei Medici prima e di Urbano VIII Barberini dopo, il Pesarese metteva a punto un linguaggio straordinariamente innovativo, frutto della sua formazione marchigiana sotto il segno di Raffaello e Barocci, unita al modello reniano appreso a Bologna tra il 1630 circa e il 1639 e allo studio dell’antico al quale si era dedicato nel biennio romano inquadrato nell’equipe di casa Barberini (1640-1642).

La sua originale sintesi di classicismo e naturalismo, riconducibile al suo ritorno a Bologna a seguito della morte di Guido nel 1642 e alla disfatta dei Barberini segnata dalla guerra di Castro del 1641 e dalla morte del papa nel 1644, chiudeva un’epoca gloriosa, all’insegna di nuovi orizzonti. Il soggiorno romano si presentava infatti come una sorta di ritorno al grande stile dei bolognesi e tornato a Bologna, Simone si dedicò molto all’invenzione e all’elaborazione del progetto. Il suo linguaggio, che diventò vera e propria maniera, non guardava infatti soltanto ai modelli aulici dei campioni urbinati, ma si apriva a ventaglio a stimoli più aggiornati, provenienti da Roma e Bologna.

I temi dell’esposizione

L’esposizione ruota attorno ai seguenti nuclei tematici: il ritratto – per cui secondo Carlo Cesare Malvasia (1678) Cantarini era “provisto di una particolar dote” – (Autoritratto, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini; Ritratto di Guido Reni, Bologna, Pinacoteca Nazionale; Ritratto di Eleonora Albani Tomasi, Pesaro, Collezione Banca Intesa Sanpaolo; Ritratto di Antonio Barberini junior, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini), i temi profani (Allegoria della pittura, Repubblica di San Marino, Collezione Cassa di Risparmio; Ercole e Iole, Roma, Collezione privata; Giudizio di Paride, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, in deposito presso Urbino, Galleria Nazionale delle Marche) e il rapporto di Cantarini con gli altri maestri del suo tempo, a partire appunto da quello col Reni, che viene mostrato nel percorso espositivo attraverso il confronto con alcune delle produzioni che Simone emulò come il San Girolamo (Parigi, Galerie Canesso), il Davide e Golia (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche – donazione Volponi), il San Giuseppe (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini) e il San Giovanni Battista (Londra, Dulwich Picture Gallery).

INFO MOSTRA

Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma

a cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa

Fino al 12.10.2025

Orari: da MA a DO: dalle 8:30 alle 19:15 (chiusura biglietteria ore 18:15); LU chiuso

Ingresso: € 12 intero; € 2 ridotto

Catalogo edito da Officina Libraria

Galleria Nazionale delle Marche

Palazzo Ducale di Urbino

Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)

Telefono: 0722 2760

Eroi d’ambra e d’avorio di 26 secoli fa

il Cofanetto da Belmonte Piceno

per la prima volta esposto al pubblico

 

copertina fig 001 rid 250Ancona - In occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio”, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata presenta per la prima volta al pubblico il Cofanetto da Belmonte Piceno, prezioso manufatto d’avorio e d’ambra risalente a metà del VI secolo avanti Cristo, che per l’occasione dal 27 settembre 2025 fino al 6 gennaio 2026 sarà visibile nel Salone delle feste del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, a Palazzo Ferretti di Ancona, grazie alla collaborazione fra la suddetta Soprintendenza e la Direzione regionale Musei nazionali Marche.

La presentazione ai media dello straordinario pezzo archeologico è in programma venerdì 26 settembre, alle ore 10.30 nell’Auditorium del M A N Marche di Ancona, alla presenza di Giovanni Issini (Soprintendente ABAP AP-MC-FM), Luigi Gallo (Direttore regionale Musei nazionali Marche), Ivano Biscioni (Sindaco di Belmonte Piceno), Diego Voltolini (Direttore M A N Marche), Joachim Weidig (Direttore scientifico delle ricerche a Belmonte Piceno).

A seguire, sabato 27 settembre, alle 18 sempre nell’Auditorium del M A N Marche e Salone delle Feste e a ingresso gratuito, è prevista la conferenza pubblica di presentazione del Cofanetto da Belmonte Piceno, cui interverranno, oltre ai direttori Voltolini e Weidig, anche Francesco Belfiori (Funzionario archeologo SABAP AP-FM-MC) e Nicola Bruni (Funzionario restauratore).

Da segnalare che sempre sabato 27 l’accesso al percorso espositivo del M A N Marche e al Salone delle Feste con il Cofanetto da Belmonte Piceno dalle 19.30 alle 23.30 sarà al costo simbolico di 1 € per l’apertura serale straordinaria delle Giornate Europee del Patrimonio.

L’evento di presentazione del cofanetto sarà inoltre l’occasione per vedere riunite le altre preziose ambre figurate da Belmonte Piceno, in parte già esposte presso il M A N Marche e presso il Museo archeologico nazionale di Ascoli Piceno.

«Dopo un importante lavoro di restauro e di studio – afferma il Soprintendente Issini - il Cofanetto da Belmonte Piceno viene presentato per la prima volta non solo ai cittadini delle Marche, ma anche alla comunità scientifica nazionale e internazionale, che nei prossimi anni potrà sviluppare ulteriori ricerche e approfondimenti su questo straordinario reperto. Si tratta senza dubbio di uno dei rinvenimenti più significativi avvenuti nelle Marche negli ultimi anni. Per questo, insieme al Direttore di Palazzo Ducale di Urbino – Direzione regionale Musei nazionali Marche, Luigi Gallo, abbiamo ritenuto opportuno renderlo accessibile e visibile al pubblico presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, a partire dalle Giornate Europee del Patrimonio. Un ringraziamento particolare va ai funzionari e al personale della Soprintendenza che, dal 2018 a oggi, hanno programmato e portato avanti con competenza le complesse attività di tutela del Cofanetto da Belmonte Piceno, fino al recente rimontaggio concluso nelle scorse settimane».

«La prima presentazione al pubblico di un’opera meravigliosa come il Cofanetto da Belmonte Piceno – aggiunge il Direttore Gallo - è un momento importante per il patrimonio archeologico marchigiano e nazionale. Tutelare, conservare e valorizzare sono gli obiettivi che il Ministero della Cultura persegue attraverso le diverse strutture che operano sul territorio: ed è proprio la collaborazione fra istituti ministeriali (Palazzo ducale di Urbino-Direzione regionale Musei nazionali Marche e Soprintendenza ABAP AP-MC-FM) che permette di restituire al grande pubblico e alla comunità scientifica questo prezioso frammento di passato, capace di esprimere la potenza di una bellezza senza tempo. A questo scopo la Direzione regionale Musei nazionali Marche ha messo a disposizione la sede del M A N Marche a Palazzo Ferretti ad Ancona, nella sua funzione di luogo che custodisce e racconta la pluralità delle Marche nell’antichità, per valorizzarne la storia millenaria e per invitare ad andarla a scoprire nei tanti luoghi della cultura diffusi sul territorio».

«Nel 1863, appena dopo l’Unità d’Italia, al Comune di Belmonte fu aggiunto il toponimo “Piceno” per distinguerlo da altri Belmonte sparsi nella nazione – sottolinea il Sindaco Biscioni -. Si potrebbe dire il destino di un nome oppure, per dirla in latino, nomen omen. Successivamente, circa mezzo secolo dopo, nel territorio belmontese è stata rinvenuta una delle più importanti necropoli di epoca picena. Questa la premessa che mi ha motivato nell’intraprendere, con tutti i mezzi e le risorse possibili, un percorso per far diventare Belmonte Piceno un faro nell’archeologia delle Marche. Tante iniziative si sono succedute, ma la più importante è stata la riapertura degli scavi archeologici nel 2018, sempre in collaborazione con la Soprintendenza, dove è emerso il prezioso e unico cofanetto in avorio e ambra. Gli scavi di concessione sono stati finanziati principalmente dal Comune di Belmonte Piceno come ulteriore dimostrazione dell’interesse intorno alla storia dei nostri progenitori. Questo lungo percorso, che non è terminato, ma è appena iniziato, ha portato all’esposizione temporanea del prezioso manufatto presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche, per dare l’opportunità di ammirare un unicum emerso grazie a un lavoro caparbio e ostinato del Comune che rappresento».

Lo scavo

Nel 2018 nuove ricerche hanno ripercorso i passi della strabiliante scoperta della necropoli picena di Belmonte Piceno (in provincia di Fermo) avvenuta nel 1910: in quei luoghi Innocenzo Dall’Osso scavò alcune fra le più importanti sepolture preromane delle Marche, che portarono alla ribalta internazionale il Museo Archeologico Nazionale e la Civiltà Picena.

Dopo più di secolo la necropoli ha restituito un inedito e prezioso capolavoro: un cofanetto in avorio intarsiato d’ambra, un piccolo manufatto straordinario, unico nel suo genere, che condensa capacità artistiche e artigianali e messaggi figurativi densi di significati da decifrare. Il reperto è stato infatti scoperto nel 2018 durante le campagne di ricerca su concessione della ex-Soprintendenza ABAP Marche, finanziate dal comune di Belmonte Piceno e dalla Regione Marche.

La sepoltura da cui proviene era già stata individuata da Dall’Osso nel 1910 ma, come spesso accadeva all’epoca, i vasi di grandi dimensioni spesso lesionati venivano lasciati sul posto e non recuperati per essere restaurati ed esposti. Proprio alle spalle di un grande vaso in terracotta era celato il cofanetto d’avorio: recuperato con il suo blocco di terreno, è stato portato nei laboratori della ditta Coobec di Spoleto (PG) per procedere con un meticoloso microscavo e con il restauro.

La meraviglia

Il cofanetto ha un coperchio con quattro sfingi incise e traforate, con visi e ali d’ambra. Il contenitore invece è realizzato con lastrine di avorio intagliato e inciso, sulle quali sono inserite figure in ambra ricchissime di dettagli incisi sulla superficie retrostante, così da poter essere viste, in origine, attraverso la trasparenza dell’ambra.

Nonostante il naturale degrado dell’ambra, oggi il sapiente intervento di restauro ha permesso di riportare a una corretta lettura il reperto, fornendo immagini che aprono una nuova pagina sui rapporti fra Piceni, Etruschi e mondo mediterraneo.

Ma cosa mostrano le 18 figurine di ambra racchiuse in metope (riquadri) sui lati del cofanetto?

Le immagini della fascia in alto raccontano scene di vita fra figure regali e/o divinità, con momenti di confronto fra personaggi di rango elevato e forse anche riferimenti a una cerimonia matrimoniale.

Nella fascia bassa invece sono rappresentati i “fotogrammi” di antichi miti e racconti epici: Perseo e Medusa, Aiace che trasporta il corpo senza vita di Achille, Cassandra ai piedi della statua di Atena con re Priamo e Aiace alle sue spalle. Tutte scene dal finale tragico, forse un richiamo alla morte quale fine ultima di tutti, anche degli eroi, come gli accurati studi stanno approfondendo.

Scarica il comunicato

e le fotografie

PALAZZO DUCALE DI URBINO - DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI MARCHE

Piazza Rinascimento 13 – URBINO Telefono 0722 2760 – Fax 0722 4427

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Giubileo a Napoli: Il "Senso del sacro", sessanta artisti contemporanei in mostra nel segno della speranza

 

image0 250L’ottava edizione della mostra "il Senso del sacro", si è aperta al Liceo Artistico Statale in Largo Santi Apostoli alla presenza di numerosi degliimage1 250 artisti partecipanti e degli studenti.

“Un appuntamento che di volta in volta ha visto crescere la nostra consapevolezza di far parte di una comunità dinamica, che avverte il senso di partecipazione alla vita cittadina ed ecclesiale e interviene con responsabilità, offrendo alla cittadinanza un contributo che soltanto essa può assicurare. La bellezza dell'arte è un potente impulso che eleva i nostri occhi alla contemplazione delle realtà trascendenti, quelle che sole possono dare un senso alla nostra vita”, ha commentato Monsignor Adolfo Russo, Direttore della Pastorale della Cultura e Presidente della Fondazione fare Chiesa e Città che promuove la mostra di arte contemporanea, intervenuto insieme al responsabile cultura della Curia Mario Di Costanzo che si è soffermato sul tema della speranza tratto decisivo di questa iniziativa che si inserisce nel percorso giubilare. È infatti Camminiamo insieme nella speranza il suggestivo sottotitolo della esposizione dei circa 60 artisti ed anche alcuni alunni del liceo artistico scelti dopo una ampia selezione.

La mostra è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì fino al 12 ottobre, con il contributo della Regione Campania, il patrocinio del Comune di Napoli e la disponibilità del Liceo Artistico e della dirigente scolastico professoressa Simona Sessa.

“Quest'anno la Chiesa ci invita a vivere insieme il Giubileo e Papa Francesco ci ha indicato nella speranza la meta e l'approdo felice del nostro peregrinare. Anche noi a Napoli vogliamo dare a questa iniziativa il valore di un'esperienza condivisa, di un cammino artistico e spirituale, di un ritrovarsi insieme con il Signore della nostra vita. E, consapevoli che la bellezza è via privilegiata della speranza, parteciperemo alla mostra di settembre con opere che rievochino le sue grandi valenze... per ogni vita scartata e svilita, nel disabile umiliato, nell'emigrato calpestato dai nostri pregiudizi, in ogni disperata solitudine... È di quest'arte che abbiamo bisogno: di quella bellezza che salva dall'angoscia, di quella comunione che riscatta dalla solitudine, di quella tenerezza che ci ricorda l'abbraccio di nostra madre. Abbiamo bisogno di arte vera, che ci redima dalla tirannide del denaro e dell'egoismo, che esprima la nostra angoscia di fronte alla morte e la nostra sete di Vita, di un'arte che torni ad essere barlume di speranza, linguaggio di Dio”, ha concluso monsignor Adolfo Russo.

 

Galleria dell’Accademia di Firenze
L’eterno contemporaneo. Michelangelo 1475 – 2025

 

Martedì 23 settembre 2025

Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni

ripartono le visite in LIS e i percorsi tattili

un autunno all’insegna dell’accessibilità

 

 

Ga AFi Welfare Culturale Visita LIS 2 250Nell’ambito del progetto “L’eterno contemporaneo. Michelangelo 1475 – 2025”, con cui la Galleria dell’Accademia di Firenze celebra i 550 anni della nascita di Michelangelo Buonarroti, da martedì 23 settembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni, tornano le visite in LIS e i percorsi tattili, entrambi gratuiti, rivolti a persone sorde, cieche e ipovedenti.

Dopo gli appuntamenti primaverili dedicati alla scultura michelangiolesca, il programma autunnale amplia il percorso già avviato dal museo verso una maggiore apertura a pubblici diversi - grazie all’impegno dei Servizi Educativi e Accessibilità della Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi – Sezione Provinciale di Firenze, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – Firenze e Stazione Utopia - con nuovi contenuti e speciali approfondimenti dedicati alle collezioni dell’istituzione e alla sua storia.

Tra le novità di questa stagione, ci saranno proposte appositamente pensate per i più piccoli: mercoledì 19 novembre, un incontro illustrerà, con un approccio coinvolgente, le tecniche e gli strumenti usati dagli scultori nell’Ottocento e sarà dedicato a bambini sordi e non tra i 6 e i 12 anni.

Con grande piacere la Galleria dell’Accademia di Firenze continua la collaborazione con ENS e UICI, ampliando e rinnovando i percorsi di visita del museo, sia nei temi e nelle opere scelte, che nel numero di attività, introducendo, per quanto riguarda le visite LIS, anche un percorso sperimentale dedicato ai più piccoli” dichiara Giulia Coco, Funzionario storico dell’Arte, Responsabile dei Servizi Educativi e Accessibilità della Galleria dell’Accademia di Firenze. “Insieme, stiamo lavorando anche alla realizzazione di nuovi strumenti e prodotti digitali, e non solo, per una visita al museo sempre più autonoma, inclusiva e vicina alle esigenze dei diversi pubblici”.

Siamo felici di proseguire la collaborazione con la Galleria dell’Accademia di Firenze che ha sempre dimostrato grande attenzione e disponibilità e li ringraziamo vivamente per quest’opportunità davvero importante” commenta Roberto Petrone, Presidente Provinciale ENS Firenze, che ricorda come “Il 23 settembre rappresenta un giorno importante per la comunità segnante perché viene dedicato alla lingua dei segni di tutte le nazioni del mondo”.

L’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Firenze - sottolinea la Presidente Maria Pia Bianchini ­- è lieta di rinnovare, in sinergia con l’Ente Nazionale Sordi, la prosecuzione della collaborazione con la Galleria dell’Accademia che consente anche ai disabili visivi la fruizione tattile di un inestimabile patrimonio artistico e culturale”.

 

IL PROGRAMMA

Visite in LIS: arte accessibile e dialogo condiviso

Il calendario degli appuntamenti in LIS prende il via martedì 23 settembre e prosegue fino al 3 dicembre 2025 con otto appuntamenti pomeridiani (tutti di mercoledì, ore 17.00, tranne il primo), gratuiti su prenotazione, incentrati sui diversi nuclei delle raccolte della Galleria.

Ogni visita approfondisce un aspetto specifico, valorizzando il patrimonio del museo con un linguaggio visivo e partecipato. Si parte con la scoperta dei gessi di Lorenzo Bartolini custoditi nella Gipsoteca (martedì 23 settembre), per proseguire con un viaggio nella pittura fiorentina tra Duecento e Trecento, tra i capolavori di Giotto e degli Orcagna, artisti che hanno saputo rinnovare l’arte italiana nella rappresentazione dello spazio e delle emozioni umane (mercoledì 15 ottobre).

Il 22 ottobre sarà dedicato al racconto delle figure emblematiche, uomini e donne illustri, che vissero a Firenze nell'Ottocento e non solo, mentre il 29 ottobre, nelle sale del primo piano, con Lorenzo Monaco e l’arte tardogotica si indagherà la figura dello straordinario pittore e miniaturista fiorentino.

In un doppio appuntamento, il 5 novembre per gli adulti e il 19 novembre in versione kids, saranno approfonditi i segreti che si celano dietro i processi di realizzazione di una scultura, dalla prima idea all’opera finale.

 

Il 12 novembre sarà protagonista il primo Rinascimento, con un focus sulla storia della pittura e della società fiorentina del Quattrocento attraverso opere religiose ma anche di carattere filosofico e profano.

Il ciclo si conclude mercoledì 3 dicembre, Giornata Internazionale delle persone con disabilità, con le grandi pale d’altare del Cinquecento e del Seicento, realizzate negli anni della Controriforma (1545-1648), momento cruciale di rinnovamento culturale della Chiesa in risposta alla Riforma Protestante.

Le visite sono rivolte a gruppi di massimo 10 persone sorde, con la presenza di una guida specializzata e un interprete LIS.

Per il percorso kids la visita è rivolta a gruppi di massimo 10 bambini sordi e non, accompagnati da un genitore per un totale massimo di 20 persone.

Percorsi tattili: toccare per comprendere

Da giovedì 23 ottobre fino al 3 dicembre 2025, riprendono anche i percorsi tattili per persone cieche e ipovedenti: cinque in tutto, dedicati alla scultura di Michelangelo.

Accanto al San Matteo, già protagonista delle iniziative primaverili, i partecipanti potranno ora esplorare due dei celebri Prigioni: Atlante e Lo schiavo che si ridesta, opere che esprimono la potente tensione tra forma e materia, tipica del maestro.

Attraverso l’esperienza tattile - grazie all’uso di guanti e la guida di operatori esperti - i visitatori avranno la possibilità di percepire i segni degli strumenti, le superfici e i dettagli plastici, immergendosi nella poetica del “non finito”, cifra stilistica e concettuale della scultura michelangiolesca.

Anche i percorsi tattili sono su prenotazione, gratuiti e destinati a piccoli gruppi (massimo 4 persone + accompagnatori), sotto la guida di mediatori specializzati.

Questo il calendario: 23 ottobre e 27 novembre, ore 16.00, Atlante, esplorare la forma immersa nel marmo; 6 novembre e 11 dicembre, ore 16.00, Prigione che si ridesta, esplorare la forma immersa nel marmo; 3 dicembre ore 15.00, San Matteo, esplorare la forma immersa nel marmo. 

L’eterno contemporaneo è anche inclusione

Queste iniziative si inseriscono nel progetto de “L’eterno contemporaneo. Michelangelo 1475 – 2025” come parte integrante dell’impegno della Galleria dell’Accademia di Firenze verso la partecipazione e l’accessibilità. Un museo contemporaneo è, prima di tutto, uno spazio inclusivo, capace di offrire esperienze coinvolgenti e di qualità, in grado di instaurare un dialogo autentico tra l’opera d’arte e ogni visitatore, indipendentemente dalle sue condizioni sensoriali.

Per informazioni e prenotazioni
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Telefono: 3287084059

The place where silence begins | Qui comincia il silenzio

Annalaura Tamburrini

Crumb Gallery - Firenze | 27 settembre – 22 novembre 2025

Inaugurazione | venerdì 26 settembre | ore 18.00

 

Annalaura Tamburrini Ogni agosto 1 cianotipia su carta cotone 2024 250A partire dal 27 settembre 2025, Crumb Gallery presenta la mostra personale di Annalaura Tamburrini, The place where silence begins | Qui comincia il silenzio, un progetto fotografico immersivo, che esplora il confine tra rumore e quiete, corpo e paesaggio, memoria e percezione.

Tamburrini costruisce una narrazione visiva, tra sogni ricorrenti e rituali di ritorno, in cui il silenzio si manifesta come rifugio e resistenza. Sabbia, caldo, salsedine e suoni familiari compongono un paesaggio sensoriale denso di simboli. È nel tuffo in un mare lontano che la protagonista ritrova una sospensione dal mondo, una danza muta e fluttuante che si fa salvezza.

“Ho questi sogni ricorrenti - racconta l’artista - che mi mangiano la testa, sento il caldo afoso, la sabbia ardente, il sale negli occhi... Così mi tuffo, il silenzio arriva violento, ovattato, affondo, apro gli occhi e mi ritrovo circondata da una danza miope di corpi sordi e fluttuanti che mi accoglie dandomi una serenità devastante.”

I corpi, giovani e fisici, si immergono nell’acqua quasi fosse un atto ricorrente, come se rispondesse a un richiamo antico. Il mare non è solo sfondo, ma presenza viva che accoglie, trasforma e restituisce. È nel tuffo, nell’abbraccio dell’acqua e nella sospensione che si crea tra corpo e mare che arriva il silenzio. In queste immagini l’acqua rallenta il tempo e lo spazio si fa emozione.

“Torno nello stesso posto ogni anno ad agosto - prosegue Annalaura Tamburrini - per poter godere di quella sensazione di pace che in nessun altro modo sono mai riuscita a provare, così fotografo per aiutarmi a ricordarla quando ne ho bisogno.”

La mostra raccoglie le serie fotografiche "Ogni agosto", "Danza miope cyano" e "Danza miope BN", che testimoniano il lavoro di Tamburrini sulle diverse tecniche analogiche e la ricerca di un linguaggio visivo intimo e potente. All’interno dello spazio raccolto della Crumb Gallery, l’esposizione si articola come una vera e propria installazione: fotografie, a volte ripetute o disposte in sequenze ritmiche, costruiscono un ambiente ipnotico e ciclico che coinvolgente. Elemento centrale dell’opera è la cianotipia, tecnica fotografica ottocentesca dai profondi toni blu, che accentua la dimensione meditativa del lavoro, restituendo immagini che evocano distanza, profondità e memoria. L’artista crea un’atmosfera sospesa e onirica grazie anche a un sonoro originale, realizzato da Fabio Servolo, ispirato al ritmo e al respiro del mare, che accompagna l’esperienza percettiva del visitatore, amplificando l’intensità del racconto visivo.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo, nella collana NOLINES, edizioni Crumb Gallery, con un testo di Rory Cappelli che approfondisce il percorso artistico dell’autrice, oltre che il tema dell’esposizione. The place where silence begins | Qui comincia il silenzio rimarrà aperta fino al 22 novembre 2025.

Annalaura Tamburrini nasce a Fasano nel 1994, si forma poi come fotografa presso la scuola “Officine Fotografiche” di Roma dove, dal 2015 al 2019, studia le pratiche di cameraAnnalaura TamburriniDSC01673 250 oscura, stampa in bianco e nero e tecniche antiche di stampa sotto la guida della docente Samantha Marenzi. In questo periodo, ha l'opportunità di esporre e curare vari progetti fotografici nell'ambito della scena indipendente locale. Nel giugno 2017, durante il festival internazionale di fotografia “FotoLeggendo”, partecipa all'esposizione collettiva “Analogica 2017”. Nel febbraio 2018, presenta il progetto “Sono una strega” presso il Cinema Palazzo Occupato di Roma nell'ambito della collettiva “Tecne”. Nel maggio 2018, co-cura il ciclo di mostre “Analogie”, presentato presso la scuola Officine Fotografiche di Roma, ed espone in contemporanea il progetto “Sono una strega” all’interno dello stesso ciclo. Co-cura, sempre in maggio 2018, la mostra “Nel corpo dell’immagine”, facente parte del festival internazionale di fotografia “FotoLeggendo” a Roma. Nel febbraio 2019, partecipa alla collettiva “Elogio all’imperfezione” con il progetto “Morale alla censura” presso l'Inside Art Gallery di Roma. Nell'agosto 2019, cura la mostra collettiva internazionale “GeneraHumana”, presso la Torre Civica di Cisternino. Dal 2020, dopo essersi trasferita a Torino, collabora con l’associazione culturale Mostro Collettivo dove insegna fotografia analogica. Dal 2023 è rappresentata dalla galleria Raw Messina di Roma, collaborando con Gabriele Stabile. A gennaio 2024, espone al fuori salone di Arte Fiera durante Booming Art Show di Bologna nella mostra curata da Raw Messina, intitolata “La vita sognata dagli angeli”. A maggio 2024 espone il progetto “Anima Naturae” con Giordana Citti, al Centro Luigi Di Sarro di Roma.

 

Crumb Gallery è stata fondata nel 2019 da Rory Cappelli, Lea Codognato, Adriana Luperto ed Emanuela Mollica. Crumb Gallery #womeninart nasce come spazio esclusivo per artiste donne. Promuove, divulga, sostiene ed espone pittura, sculture, fotografie, installazioni e performance di artiste. Le gallerie che espongono solo donne, nel mondo, si contano sulle dita di una mano e Crumb Gallery #womeninart vuole dare il suo piccolo contributo per ridurre il gap tra uomini e donne nel mondo dell’arte contemporanea.

 

CRUMB GALLERY

Via San Gallo, 191 rosso | 50129 Firenze

tel. 347 3681894 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. |www.crumbgallery.com

orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 16.00 alle 19.00, o su appuntamento 347 3681894.

 

LAPO PECCHIOLI

10 settembre – 2 novembre 2025

a cura di Anna Maria Amonaci organizzata da Stefano Di Puccio

Inaugurazione | mercoledì 10 settembre | ore 19.00

Trattoria 4 Leoni Piazza della Passera, Firenze

 

Davis image003 250Con la mostra di Lapo Pecchioli, in programma da mercoledì 10 settembre, prosegue alla Trattoria 4 Leoni la rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, curata da Anna Maria Amonaci e promossa da Stefano Di Puccio. Giunta al suo quarto appuntamento, l’iniziativa conferma il ruolo dei 4 Leoni come spazio di riferimento culturale nell’Oltrarno, grazie a un progetto che mette in dialogo fotografia, paesaggio e identità urbana.

Iniziata lo scorso 7 marzo, la manifestazione si sviluppa lungo l’arco dell’intero anno con sei personali di fotografi legati a Firenze per nascita o formazione: un percorso che esplora il rapporto tra luoghi, sguardo e linguaggio visivo. Il titolo Tracce Fiorentine richiama proprio le impronte profonde che la città e il suo paesaggio lasciano negli occhi e nella sensibilità degli artisti, una riflessione che si inserisce idealmente nel solco delle intuizioni di Giorgio Vasari sul ruolo della geografia nella formazione dello sguardo.

Lapo Pecchioli, classe 1990, è il più giovane dei fotografi della rassegna, ma porta con sé una maturità visiva sorprendente. Fiorentino di nascita, ha iniziato a fotografare da ragazzo, sviluppando le sue prime immagini, scattate nel corso dei suoi viaggi, in camera oscura. Dopo un periodo di servizio negli Alpini come soccorritore, si laurea in Arti Visive allo IED di Milano, dove oggi insegna. Dopo aver lavorato a Sky Italia come montatore e regista ha deciso di trasferirsi in Francia e qui ha fondato uno suo studio di produzione videografica e fotografica; lavora e risiede tra Firenze e Cannes, dove vive con la moglie e i loro due figli.

Il suo approccio è quasi interamente analogico, non per nostalgia, ma per scelta consapevole. In un’epoca dominata da immagini digitali e immediate, Pecchioli predilige la lentezza e la materia della pellicola, cercando un contatto più autentico con la realtà. Le sue fotografie, sempre in bianco e nero, si distinguono per forza visiva, essenzialità e profondità: immagini silenziose, attraversate da contrasti netti e da una tensione sospesa tra luce e tempo. È una fotografia che guarda avanti, ma con radici profonde.

Ai 4 Leoni, Pecchioli presenta una selezione di scatti che indagano il legame tra paesaggio e identità, memoria e visione. Ispirato da grandi maestri come Ansel Adams e Vittorio Sella, ma con un linguaggio del tutto personale, riesce a unire rigore compositivo e sensibilità poetica. Un’opera giovane, ma già segnata da una voce riconoscibile e una forte coerenza estetica. “Le visioni di Lapo, così cariche di un equilibrio tenacemente perseguito” come sottolinea la curatrice nel testo che accompagna l’esposizione, si conformano bene “a quella espressione fotografica di costante ricerca armonica che provo a presentare in questa serie di mostre, come peculiare dell’essenza artistica fiorentina”.

Il programma dei prossimi appuntamenti di Fotografia – Tracce fiorentine: giovedì 6 novembre, Gianluca Sgherri; dal 14 gennaio al 15 marzo 2026, Mario Strippini.

Stefano Di Puccio gestisce la storica Trattoria 4 Leoni dal 1995. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative culturali come “Settembre in Piazza della Passera”, che ha animato la piazza dal 2002 al 2019; incontri e mostre, tra le ultime quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Anna Maria Amonaci e Stefano Di Puccio nasce già nel 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e successivamente con quella di Gianluca Maver, con grandi foto esposte negli ambienti esterni alla trattoria.

Informazioni TRATTORIA 4 Leoni Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tano Pisano: il murale PACE ‘evolve’ e lo si può ammirare liberamente anche nel weekend di Ferragosto

 

particolare rid 250Si intitola semplicemente PACE il murale di Tano Pisano che dallo scorso 10 luglio è collocato sul muro esterno del complesso monumentale di Sant’Agostino, nell’omonima via a Pietrasanta.

Si tratta di un’opera dinamica, che fino alla fine del 2025 “evolverà” ogni settimana circa, cambiando gradualmente.

Concepita come un “puzzle” di 48 pannelli in plexiglas dipinti in maniera astratta o figurativa, da ieri ha iniziato la sua lenta trasformazione perché un elemento alla volta verrà sostituito con un ritratto e via via così fino a dopo Natale, quando l’opera non sarà più una costruzione poetica astratta, bensì un murale composto da quasi 50 volti dipinti dall’Artista.

In pratica ogni settimana circa, due coloratissimi pannelli dipinti lasceranno spazio a un numero sempre maggiore di immagini dei “ritratti del Fayyum”, ispirate cioè ai dipinti straordinariamente realistici che datano tra il I secolo avanti Cristo e il III dopo Cristo, e ritrovati nella famosa necropoli in Egitto. Realizzati quando il protagonista era ancora in vita, dopo la sua morte questi ritratti venivano attaccati ai sarcofagi del defunto.

Già nella “originale versione” del murale PACE vi è un ritratto del Fayyum che nella parte superiore reca le bandiere della Palestina e di Israele, vicine, affiancate così tanto da non sembrare simboli di popoli in lotta.

Tutto ciò è pensato in funzione di una “chiamata alla pace”, da contrapporre alle troppe “chiamate alle armi” che Tano Pisano - siciliano di nascita e versiliese d’adozione – percepisce, perché ammette di essere sopraffatto dalla realtà che rivela una pericolosa mancanza di spazi mentali di libertà

Come in passato, la creazione site specific di Tano Pisano appare come, realizzata su pannelli di plexiglas (montati su una struttura di legno ancorata su a un’altra metallica appositamente progettata per non danneggiare il muro), che misura sei metri di larghezza per due di altezza, visibile sempre, gratuitamente, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

La coloratissima istallazione in continua evoluzione invita ad ammirare ogni centimetro quadrato dell’opera che è una ricerca pittorica complessa, dove non mancano i riferimenti a Guernica, il capolavoro di Pablo Picasso custodito nel Museo Reina Sofia di Madrid. Nella parte inferiore del murale di Tano Pisano, infatti, è ben evidente una mano che impugna una spada spezzata: la stessa era comparsa in Guernika, il murale che l’Artista siciliano aveva realizzato a Pietrasanta duìe anni fa. Ovviamente il riferimento è all’assoluta inutilità della guerra, qui tradotta in un’immagine forte.

L’opera di Tano Pisano, se pur in continuo divenire, è visibile liberamente fino al prossimo 6 gennaio 2026.

 

INFO MOSTRA

Tano Pisano

PACE

Costruzione poetica

Fino al 06.01.2026

Via Sant’Agostino 1

Pietrasanta

Ingresso libero

www.tanopisano.com

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Dalla mano al robot: è a Venezia

la grande mostra sull’idea di scultura

con 3 opere di Michelangelo Buonarroti

 

casa buonarroti torso virile inv 250Si impreziosisce di ora in ora il catalogo delle opere che tra meno di un mese saranno esposte a Venezia, nella mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, curata Roberta Semeraro (critico d’arte) insieme a Giovanna Cicutto (project manager), che apre al pubblico il prossimo 30 agosto e proseguirà fino al 19 novembre 2025.

Sono infatti attesi a Palazzo Bollani tre opere di Michelangelo Buonarroti (due disegni e un bozzetto tridimensionale) provenienti dal Museo di Casa Buonarroti di Firenze, in collaborazione con il quale (insieme al Museo dei bozzetti di Pietrasanta) è realizzata la mostra a Venezia che propone anche il dialogo tra i modelli di sculture e le opere dell’artista cubana Helena Bacardi.

Infatti l’idea originale dell’esposizione – patrocinata dal Comune di Venezia, del Comune di Pietrasanta e della Regione Toscana – è di porre a confronto disegni, bozzetti tridimensionali in vari materiali, opere finite e perfino un robot-scultore “al lavoro”, per raccontare al grande pubblico che cosa è accaduto nella scultura dai tempi del semplice utilizzo della mano degli artigiani fino ai nostri giorni, quando ormai le intelligenze artificiali traducono in oggetti concreti ciò che inizialmente è solo un’idea.

Le tre opere del Genio

Per quasi tre mesi a Palazzo Bollani di Venezia, nell’ambito della mostra The idea of sculpture. From the hand to the robot, sarà possibile ammirare da vicino un Torso virile del 1540 circa, attribuito al Genio di Rinascimento, alto 23 centimetri e realizzato in terracotta chiara. Nonostante le dimensioni contenute, il bozzetto mostra tutto il fascino dell’arte rinascimentale che si richiamava a quella classica dell’antica Grecia e della Roma imperiale, ripresa di tante opere che Michelangelo aveva già realizzato e modello di altre che sarebbero venute in seguito.

Sempre da Casa Buonarroti arrivano due disegni certi di Michelangelo: il primo è lo Studio per una figura seduta con copricapo ecclesiastico (forse un Papa), databile intorno al 1524-1525, realizzato con penna e inchiostro bruno, che misura 15,7x11,5 centimetri. Si tratta di un’opera molto ben conservata e che non si ammira in pubblico da almeno tre anni.

Il secondo disegno proveniente da Casa Buonarroti è definito Studio di tre nudi per una trasfigurazione (ma anche Studio per gli Apostoli nella ‘Trasfigurazione’) ed è realizzato a penna con inchiostro bruno e matita nera, che misura 17,8 x 20,9 centimetri. Anche quest’opera, di particolare fascino, è in buone condizioni e da almeno tre anni non si ammira in pubblico.

Le tre opere di Michelangelo, che arricchiranno l’offerta culturale della mostra che non ha precedenti, contribuiranno a testimoniare la maestria del Genio di Caprese sia nella fase di ideazione di un’opera – con disegni e schizzi tracciati di suo pugno -, sia in quella dell’elaborazione di un piccolo bozzetto tridimensionale, modello di un’opera con ben altre dimensioni che sarebbe stata realizzata in seguito.

Si tratta di opere ben conosciute dalla comunità degli studiosi, ma non dal grande pubblico: soprattutto i disegni, proprio per la loro intrinseca fragilità, non possono stare troppo a lungo sotto i riflettori, per cui la mostra veneziana è un’occasione davvero straordinaria per ammirarli da vicino, insieme al Torso virile che dimostra un appeal davvero particolare.

Le altre opere della mostra

Nel percorso espositivo di Palazzo Bollani, i tre bozzetti di Michelangelo andranno così ad aggiungersi ai 17 tridimensionali provenienti dal Museo dei bozzetti di Pietrasanta (LU) - (tra le altre ci saranno modelli di opere di Botero, Bezzina, Vangi, Mitoraj, Karavan, Nivola, Capotondi, Giò Pomodoro, Yasuda e Signorini) e alle 11 sculture (più una, speciale, a forma di pipistrello in vetro di Murano, che rappresenta la rilettura in chiave contemporanea della scultura in bronzo dell’iconico Pipistrello Bacardi) dell’artista cubana Helena Bacardi che espone per la prima volta in Italia nella mostra a Palazzo Bollani di Venezia, in concomitanza con la Biennale di architettura “Intelligens, Natural, Artificial, Collective”.

Casa Buonarroti, tempio del culto della memoria

Ricorda il Vasari, in un passo famoso della Vita di Michelangelo, che l’artista, prima di morire a Roma nel 1564, nella sua casa diede fuoco a un «gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti da man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». Per fortuna, non pochi suoi disegni erano rimasti a Firenze e altri ne recuperò a Roma il nipote ed erede universale Leonardo di Buonarroto.

Nel 1566 questi donò al duca Cosimo I de’ Medici un buon numero di fogli di mano dello zio, insieme a una serie di sculture.

All’inizio del XVII secolo Michelangelo Buonarroti il Giovane fece costruire l’odierno palazzo in Via Ghibellina n. 70 e vi allestì, in memoria del grande antenato, la Galleria buonarrotiana e il granduca Cosimo II nel 1616 gli restituì la famosa scultura raffigurante la Madonna della scala e parte dei disegni donati ai Medici.

La raccolta della famiglia Buonarroti era ormai la più ricca collezione di fogli michelangioleschi al mondo. Tale rimane ancor oggi, con i suoi più di 200 pezzi, in gran parte di architettura, nonostante le gravi perdite subite nei decenni successivi.

Si salvarono così, dalla dispersione, i disegni e le opere d’arte, così come le carte michelangiolesche del ricco archivio di famiglia, preziosi documenti di un’attività artistica senza eguali, che spaziò dalla scultura alla pittura e all’architettura.

Attualmente, in osservanza delle vigenti regole di conservazione, i disegni vengono presentati in piccoli nuclei, a rotazione, in una sala appositamente allestita al piano nobile del Museo oppure concessi in prestito, fatto salvo il necessario periodo di ‘riposo’ per motivi di conservazione, a mostre di rilevante interesse scientifico, che consentono di apprezzarli e ammirarli in Italia e nel mondo.

INFO MOSTRA

The idea of sculpture. From the hand to the robot

a cura di Roberta Semeraro con Giovanna Cicutto

30.08.2025 – 19.11.2025

Palazzo Bollani

Riva degli Schiavoni, 3647

Venezia

Orari: dalle 10 alle 18, chiuso il martedì

Ingresso a pagamento

www.helenabacardi.com

www.robertasemeraro.it

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