LORENZO BOJOLA
6 maggio – 30 giugno 2025
a cura di Anna Maria Amonaci
organizzata da Stefano Di Puccio
inaugurazione martedì 6 maggio, ore 19.00
Trattoria 4 Leoni
Piazza della Passera, Firenze
Martedì 6 maggio, alle 19.00, si apre la mostra di Lorenzo Bojola, secondo appuntamento con Fotografia - Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni a Firenze, a cura dalla storica dell’arte e della fotografia Anna Maria Amonaci, voluta da Stefano Di Puccio, titolare della trattoria.
La rassegna pone l’accento su come l’espressione fotografica di un artista venga segnata profondamente dai luoghi della sua formazione e vuole essere un racconto visivo attraverso lo sguardo di sei fotografi, di generazioni diverse, legati a Firenze per nascita o formazione: Franco Cammarata (che l’ha inaugurata lo scorso 7 marzo), Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini. Sei mostre personali, della durata di due mesi ciascuna, che si susseguono nell’arco del 2025 fino a marzo 2026, per esplorare come la luce, le geometrie e i paesaggi del territorio, le architetture e l’assetto urbano, abbiano influenzato lo sguardo degli autori.
Il titolo “Tracce" richiama proprio l’imprinting iniziale che un ambiente lascia sui suoi abitanti, plasmandone la percezione e la visione del mondo. La curatrice, in questo senso, riprende il pensiero di Giorgio Vasari, che nelle Vite degli artisti sottolineava le differenze stilistiche tra le scuole pittoriche italiane. Così come Vasari specificava la peculiarità della scuola fiorentina, nota per la sua tenuta disegnativa, analogamente Tracce Fiorentine propone una riflessione su come contesti diversi, paesaggi e atmosfere, orientino in modo emblematico le scelte artistiche, sia in pittura che, oggi, nella fotografia.
Lorenzo Bojola è il secondo degli autori scelti ad esporre in questo contesto. Come racconta la curatrice Anna Maria Amonaci, nel testo La ricerca visiva di Lorenzo Bojola negli equilibri geometrici della natura, che accompagna la mostra, la conoscenza con il fotografo risale al 2016, grazie al professore di Storia dell’arte moderna, Carlo Del Bravo. Bojola aveva appena pubblicato per Nencini Editore, Architettura della memoria - Le case poderali del Chianti Fiorentino, un volume con oltre mille fotografie della natura chiantigiana. In questo progetto, proseguendo con le parole della curatrice, «si ritrova quella costante ricerca di punto massimo, di zenith, nell’assetto di equilibri quali segni di armonia, peculiare della fotografia fiorentina, il concetto che ha mosso appunto l’iniziativa ai 4 Leoni.»
Il linguaggio di Lorenzo Bojola fonde fotografia naturalistica e sensibilità artistica, trasmettendo un forte senso di appartenenza e di dialogo con l'ambiente. Le sue opere sono
caratterizzate da una ricerca meticolosa della luce e delle ombre, che conferiscono alle sue fotografie una qualità quasi pittorica. Una celebrazione della bellezza del paesaggio toscano, ma anche un invito a considerare la fragilità e la transitorietà della natura. «Le immagini scelte - sottolinea Amonaci - sono di diversi periodi, ma tutte mostrano la campagna del Chianti, sia presa fissando paesaggi strepitosi, sia con visioni suggestive di abitazioni abbandonate (tratte dal su citato catalogo); altre sono scatti a riflessi di piante nell’acqua, o ad effetti di rami carichi di foglie (presso il Podere Le Radicchie): delle vere e proprie immersioni nella natura.»
Per l’occasione sarà proiettato anche un video, una breve antologia dei film documentari realizzati da Bojola negli ultimi anni proprio sul paesaggio toscano.
Lorenzo Bojola nasce a Firenze nel 1963 e si laurea alla facoltà di Architettura nella stessa città. Inizia a fotografare fin da bambino, affascinato dai reportage che il padre realizza fra gli anni Sessanta e Settanta in varie parti del mondo. Dagli anni Ottanta si dedica alla fotografia naturalistica e nel ‘95 si trasferisce per un periodo in Argentina, viaggiando all’interno del paese sudamericano per un progetto sul paesaggio che esporrà a Cordoba (Argentina), Miami (Usa), Caceres (Spagna) e infine Firenze. Rientrato stabilmente in Italia alla fine degli anni Novanta, pubblica alcuni lavori fotografici sul territorio del Chianti. È autore dei libri Tavarnelle Val di Pesa, una finestra sul Chianti (Nardini Editore, 2005) e Architettura della Memoria (Nencini Editore 2015), oltre ad una serie di pubblicazioni sull’architettura e sul paesaggio toscano. Nei primi anni Duemila insegna fotografia in alcuni comuni dell’area fiorentina e con i suoi allievi costituisce l’associazione fotografica I Fotosensibili, organizzando eventi ed esposizioni fotografiche.
Si diletta con la cinepresa fin da ragazzo e realizza nei Settanta alcuni cortometraggi girati in Africa. partire dagli anni Dieci del Duemila realizza alcuni film documentari (Il Corale A della Santissima Annunziata, 2016; La brace sotto la cenere, 2017; Valgo quanto amo, 2021; Abbay, (2023); l’ultimo film, sulla vita di Lea Brunner in Vogel, che visse col marito nella villa Vogel appunto, ora del Comune di Firenze, presentato lo scorso 3 febbraio al Cinema La Compagnia.
Il programma delle prossime mostre: martedì 8 luglio, Massimo D’Amato; mercoledì 10 settembre, Lapo Pecchioli; mercoledì 5, Gianluca Sgherri; dal 14 gennaio al 15 marzo 2026, Mario Strippini.
Fotografia – Tracce fiorentine nasce da un’idea di Anna Maria Amonaci, promossa da Stefano Di Puccio, che dal 1995 gestisce la storica Trattoria 4 Leoni, punto di riferimento nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, non solo gastronomico. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative artistiche come Settembre in Piazza della Passera, che ha animato la piazza dal 2002 al 2019, incontri e mostre, ultima quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Anna Maria Amonaci e Stefano Di Puccio nasce già nel 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e successivamente con quella di Gianluca Maver, con grandi foto esposte negli ambienti esterni alla trattoria.
Informazioni TRATTORIA 4 Leoni
Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La ricerca visiva di Lorenzo Bojola negli equilibri geometrici della natura
Di Lorenzo Bojola in qualità di eccellente fotografo me ne parlò il professore di Storia dell’arte moderna, Carlo Del Bravo, invitandomi ad incontrarlo e a visionare il suo lavoro. Questo accadde nel 2016, giusto l’anno prima della scomparsa del compianto insegnante.
Ebbi modo, dunque, di conoscere Lorenzo grazie a un pomeriggio passato in sua compagnia, intervistandolo lungamente sulla sua storia formativa e professionale e direi, più in generale, sulla sua vita, dato che la produzione artistica non si separa mai dal proprio sentire e dagli accadimenti che si succedono lungo il corso dell’esistenza.
Mi raccontò dei suoi studi alla Facoltà di Architettura a Firenze, della sua partecipazione al Dipartimento di Storia e Restauro, concentrando i propri interessi da una parte sulla storia architettonica, appunto, e dall’altra sulla scienza dell’arte del costruire. Così si indirizzò a indagare con la macchina fotografica i poderi nella zona nel Chianti, nel loro stato di abbandono, che gli permise, come egli scrisse in una lettera al Del Bravo stesso, di percepirvi «l'eco di una vita contadina nelle tracce e nei solchi del nudo abbandono, scarnificata nel corpo e privata delle belle forme, ma non per questo meno bella, rimanendone incantato». Per un intero anno ebbe modo di immergersi nella natura chiantigiana, raccogliendo oltre mille fotografie, da ciò ne nacque un progetto editoriale Architettura della memoria - Le case poderali del Chianti Fiorentino.
A riguardare questo suo catalogo ho pensato che nelle foto di Lorenzo si ritrovi quella costante ricerca di punto massimo, di zenith, nell’assetto di equilibri quali segni di armonia, peculiare della fotografia fiorentina, il concetto che ha mosso appunto l’iniziativa ai 4 Leoni.
Va detto, inoltre, che Bojola ritrova questo culmine proprio nel paesaggio, che gli diviene soggetto ispiratore per l’intrinseca bellezza della sua natura, fonte di meditazione sugli equilibri formali.
La sua formazione di architetto, ma prima di tutto l’essere cresciuto a contatto con le forme architettoniche di Firenze, lo conducono a individuare in queste antiche e fruste case rurali una ricerca di tono interiore profondo: le luci e le ombre della fotografia sono veicoli per fissare assetti compositivi; la ricerca della saldezza armonica trova appagamento nella bellezza dell’andamento dei vasti spazi paesistici del Chianti.
È molto forte in Bojola la volontà di ritrovare aderenza al proprio spirito attraverso la visione della natura interpretata, si direbbe, in chiave epica, che lo mosse decenni orsono a intraprendere un viaggio in solitaria durato tre mesi, lungo l’Argentina, traendone scatti di grande suggestione visiva di natura incontaminata. Fu allora che decise di dedicarsi completamente all’attività di fotografo.
Tale attività si è poi concentrata per un decennio, come detto, nelle terre del Chianti.
Fu il Del Bravo ad invitarlo a visitare con lui un lembo di campagna lungo il fiume della Val di Pesa, sotto al podere Le Radicchie, che a Lorenzo – come lui stesso ha poi scritto – apparve «sorprendente nuovo per la luce, i colori e l’atmosfera. Eppure, tutto – proseguiva – fa parte di una unità più vasta, così come una visione prospettica abbraccia forme geometriche riconoscibili e non».
Le immagini scelte sono di diversi periodi, ma tutte mostrano la campagna del Chianti, sia presa fissando paesaggi strepitosi, sia con visioni suggestive di abitazioni abbandonate (tratte dal su citato catalogo); altre sono scatti a riflessi di piante nell’acqua, o ad effetti di rami carichi di foglie (presso il Podere Le Radicchie): delle vere e proprie immersioni nella natura.
Con piacere ho inteso presentare pure, con una proiezione su schermo, una breve antologia dei film documentari ideati e composti da Bojola negli ultimi anni, nei quali ritrovo il suo sguardo pieno di incanto.
Anna Maria Amonaci