in Mostra

Potenza Picena: Villa Buonaccorsi

diventa museo nazionale

Ancora 3 aperture estive poi i lavori

 

Villa Buonaccorsi 10 250Cresce il numero dei musei nazionali delle Marche. Il giorno 17 luglio è entrata a fare parte della Direzione Regionale Musei Marche la Villa Buonaccorsi di Potenza Picena, in provincia di Macerata, capolavoro settecentesco di Pietro Bernasconi, stretto collaboratore di Luigi Vanvitelli, con il magnifico giardino all’italiana realizzato su disegno di Andrea Vici.

Acquistata dallo Stato nel 2022 e sino ad oggi gestita dal Segretariato Regionale e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, entra nella rete dei musei nazionali al fine di valorizzarne il patrimonio culturale e paesaggistico.

«Siamo orgogliosi di accogliere Villa Buonaccorsi nella rete museale marchigiana — dichiara Luigi Gallo, Direttore della DRMNM —. Si tratta di un ulteriore passo verso la salvaguardia e la promozione di un luogo che unisce storia, arte e natura. Invitiamo cittadini e turisti a scoprire le sue meraviglie, tra sale affrescate e giardini incantati».

Non a caso, infatti, un programma di aperture estive 2025 - pensato e realizzato dalla Soprintendenza e dalla Direzione Musei Marche, con il Comune di Potenza Picena e grazie al contributo di tante realtà associative del territorio - prevede la possibilità di visitare la Villa ancora nei giorni 2 e 23 agosto e 6 settembre; le visite si svolgono dalle 15.30 alle 18.30 ed è necessario prenotarsi. Per ulteriori informazioni chiamare il numero +39 0733 687927.  

«Tramite l’acquisizione da parte dello Stato, dal 2022 Villa Buonaccorsi è veramente un patrimonio di tutti – afferma il Soprintendente ABAP per le province di AP-FM-MC Giovanni Issini -. La strategia condivisa con la Direzione regionale Musei Marche, prevede infatti un costante aumento del livello di accessibilità e fruibilità del complesso da parte del pubblico, in armonia con i lavori che avranno inizio nei prossimi mesi, al fine di restituire al pubblico questo magnifico compendio».

L’inclusione nella Rete dei Musei Nazionali delle Marche apre infatti nuove prospettive per il recupero e la valorizzazione su scala nazionale, europea e internazionale della villa marchigiana, tramite azioni compiute in sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, che coinvolgono la Regione Marche e gli interpreti del territorio e del terzo settore.

Il Ministero della Cultura ha già stanziato circa 10 milioni di euro per una prima fase di interventi di restauro, che inizieranno tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 interessando anche i giardini storici.

Architettura e paesaggio

Edificata tra XVII e XVIII secolo su progetto della nobile famiglia Buonaccorsi, la villa è un raffinato esempio di dimora patrizia marchigiana. L’elegante facciata è arricchita da cornici, lesene e finestre ad arco; all’interno, le ampie sale conservano affreschi settecenteschi, stucchi decorativi e arredi originali. Di particolare pregio la Loggia decorata da benedetto Biancolini con scene dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso incastonate in una cornice barocca.

Il patrimonio botanico e paesaggistico che circonda la villa è un elemento distintivo, una vera e propria “cornice verde” all’opera architettonica. I giardini, strutturati su più terrazze degradanti verso la valle, sono piantumati con alberi secolari e possiedono una ampia sezione all’italiana con siepi geometriche, aiuole fiorite stagionali, una aranciera e un belvedere centrale che si affaccia sul parco, il cui disegno è ispirato dal trattato Flora, Cultura dei fiori (1633-1638), del gesuita e naturalista senese Giovanni Battista Ferrari. Il sistema verde è decorato da fontane, vasche con corredo di obelischi e più di 100 statue da giardino, raffiguranti personaggi antichi o della Commedia dell’Arte, provenienti dalla bottega del vicentino Orazio Marinali. Al limite inferiore del giardino c’è il cosiddetto “Teatrino degli automi”: una grotticella rivestita di rocce calcaree e conchiglie che ospita giochi idraulici e meccanici che ad oggi sono fra le rare testimonianze ancora esistenti in Italia.

 

Forte più che mai a Villa Bertelli

Il dono di Elisabetta Rogai

a chi sa apprezzare l’arte

 

invito cartolina 2025 07 04 250Elisabetta Rogai torna a esporre in Versilia, non ultima tra ci è rimasto sedotto dall’incomparabile bellezza di una lingua di terra compresa tra mare e montagna, che ha affascinato centinaia di artisti.

Dal primo agosto al 7 settembre 2025, al primo piano della ottocentesca Villa Bertelli di Forte dei Marmi la mostra Forte più che mai si presenta come un vero e proprio dono dell’Artista a chi sa apprezzare l’arte.

La mostra propone infatti 25 opere che abbracciano ben 14 anni di carriera artistica di Rogai, comprendendo 13 dipinti su tela – tra i quali Il tuffo perfetto, concepito quest’anno proprio come omaggio al mare della Versilia e che rappresenta l’immagine portante dell’intera esposizione -, e poi cinque dipinti su denim (il tessuto dei jeans che da motti anni rappresenta un supporto particolarmente caro all’Artista) e sette scaglie di marmo dai 10 ai 25 chilogrammi, su cui Elisabetta Rogai ha dipinto figure per lo più femminili utilizzando colori a olio e vino.

In particolare la scelta del marmo bianco delle Alpi Apuane come supporto per la pittura rappresenta l’ennesima dedica dell’Artista alla Versilia, una terra che – a cominciare da Michelangelo Buonarroti – nella seconda metà del millennio scorso ha sempre attratto gli artisti che ne hanno celebrato il candido splendore, l’unicità e l’irresistibile appeal.

Anche Forte più che mai si pone lo stesso obiettivo.

Per la pittrice fiorentina – che in oltre 50 anni di carriera è tra le rare artiste ad aver eseguito dei grandi affreschi ed è stata autrice della pittura sul Drappellone del palio di Siena del 2015 - si tratta di un ritorno in Versilia: già nel 2004 il Chiostro di Sant’Agostino di Pietrasanta ospitò la sua mostra personale “La Forza e la Virtù” organizzata dal Comune; poi nel 2009 alla Versiliana di Marina di Pietrasanta per tutta l’estate si ammirarono i dipinti dell’Artista nella mostra "Senza compromessi"; quindi con l’inizio della pratica della "enoarte" – la pittura con il vino che tanta fama e successo le ha procurato in Italia e all’estero – innumerevoli sono state le performance che hanno visto protagonista Elisabetta Rogai proprio in Versilia.

Fino alla scorsa estate, quando nel Boschetto dei lecci di Villa Bertelli, a Forte dei Marmi, l’Artista volle presentare anche agli amici versiliesi il catalogo della sua mostra "Due leoni per due Repubbliche" che si era appena conclusa a Ca’ Sagredo, sul Canal Grande a Venezia.

Adesso Elisabetta Rogai torna nella villa ottocentesca di via Mazzini con una mostra personale che è una dedica speciale a Forte dei Marmi a cominciare dal titolo: Forte piùElisabetta Rogai 250 che mai – con l’allestimento dell’architetto Monica Baldi -, una mostra che vuol essere anche un invito, dopo il mare o la piscina, a tuffarsi nell’arte, che poi rappresenta un tassello culturale fondamentale della civiltà cui apparteniamo.

Arricchisce e completa la mostra il catalogo realizzato da Angelo Pontecorboli Editore dove, insieme alle immagini di tutte le opere in mostra, si possono leggere i testi di Bruno Murzi (Sindaco di Forte dei Marmi), di Ermindo Tucci (Presidente di Villa Bertelli), di Cristina Acidini (Presidente dell’Accademia delle Arti del disegno), di Monica Baldi e di Marco Ferri.

Patrocinata dal Comune di Forte dei Marmi, la mostra di Elisabetta Rogai è realizzata con il contributo di IW Private investiments, il Marroneto, Fabio Bellagambi, IS intermediazione assicurativa, Bardi, Tiziana Petracchi per Sant'Andrea, Bartolacci design, Beccofino, Venturini cantina enoteca e Fonteviva.

Sullo stesso catalogo Elisabetta Rogai scrive: «La mia arte è un dono di me agli altri, un pensiero che prende forma ed è unico e irripetibile. Un dono che nel tempo accresce il proprio valore e che è frutto della passione di una donna che non ha mai dipinto per hobby, ma l’ha scelto come professione. E gli amanti dell’arte che mi seguono hanno di nuovo l’opportunità di premiarsi con dipinti belli, originali e duraturi. E questo nuovo incontro avviene in una terra a me tanto cara».

E se perfino Eugenio Montale, Premio Nobel per la letteratura, pur in età matura nel 1964 si era divertito a dipingere ad acquarello le cabine della spiaggia di Forte dei Marmi, cedendo all’incanto della «natura selvaggia e sublime» di dannunziana memoria, c’è da capire l’emozione dell’artista fiorentina nell’inaugurare questa sua nuova avventura espositiva.

INFO MOSTRA

Elisabetta Rogai

Forte più che mai

01.08.2025 – 07.09.2025

Inaugurazione VE 01.08.2025 ore 19

Sala Ferrario, Villa Bertelli

via Giuseppe Mazzini 200, Forte dei Marmi LU

Ingresso libero

Orari LU-DO 10-13 e 17-22 (nei giorni di concerti solo ore 10-13)

Catalogo Angelo Pontecorboli Editore

www.elisabettarogai.it

 

MASSIMO D’AMATO

8 luglio – 3 settembre 2025

a cura di Anna Maria Amonaci

organizzata da Stefano Di Puccio

 

inaugurazione martedì 8 luglio, ore 19.00

Trattoria 4 Leoni

Piazza della Passera, Firenze

 

Massimo DAmato 7 250Martedì 8 luglio, alle 19.00, si inaugura la mostra di Massimo D’Amato, terzo appuntamento della rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni a Firenze, progetto a cura della storica dell’arte Anna Maria Amonaci, organizzata e promossa da Stefano di Puccio, titolare della trattoria e instancabile promotore culturale nell’Oltrarno.

L’esposizione di D’Amato si inserisce in un percorso visivo che coinvolge sei fotografi, di generazioni diverse ma uniti da un profondo legame con Firenze: Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini. Sei personali che si susseguiranno fino a marzo 2026. Il titolo Tracce Fiorentine richiama l’impronta, quasi biologica, che un luogo lascia nei suoi abitanti. Una suggestione che la curatrice Amonaci sviluppa a partire dalle riflessioni di Giorgio Vasari, secondo cui le differenze stilistiche tra le scuole pittoriche italiane dipendono anche dalla forma dei territori. La fotografia, così come altre forme d’arte, assorbe le geometrie e le tensioni del paesaggio che la genera, restituendole attraverso lo sguardo dell’autore.

 

Massimo D’Amato nasce a Pisa nel 1954, ma vive e lavora da anni a Firenze, dove ha costruito una carriera poliedrica e coerente, guidata da una forte sensibilità per la dimensioneMassimo DAmato 3 250 umana, sociale e storica. Dopo un lungo periodo come fotografo di scena, durante il quale ha collaborato con realtà come il Teatro Comunale di Pisa, l’Orchestra Regionale Toscana e il Teatro di Rifredi, nel 1994 parte per i territori dell’ex-Jugoslavia con alcune ONG, documentando la vita quotidiana in tempo di guerra. È l’inizio di un percorso segnato da un intenso impegno civile, che lo porterà ad approfondire temi come l’immigrazione, il lavoro, la marginalità.

Tra i suoi progetti più significativi: La città che non conosci. Immigrati a Firenze (1998), Stazione Senegal (1999), Q5. Un quartiere nella storia (2004), e i volumi storico-fotografici Fra la terra l’aria e l’acqua (2004), Vite Narrate (2008) e La fabbrica di Boccadarno (2008).


I suoi scatti sono al tempo stesso documento e narrazione, attenta ai volti, alle tracce, alle trasformazioni lente del paesaggio e della memoria. Nel 2012 partecipa alla 1ère Biennale Internationale de Casablanca con una serie di immagini realizzate in Marocco, segnando l’inizio di una nuova fase della sua ricerca, più orientata verso la fotografia d’arte. Nel gennaio 2025 ha presentato la sua mostra più recente, Ritratti Rifiutati, presso Palazzo del Pegaso a Firenze, dove ha trasformato oggetti abbandonati in città in immagini cariche di significato, capaci di far riflettere sul nostro impatto ambientale e sociale.

Per la mostra ai 4 Leoni D’Amato espone una selezione di fotografie prevalentemente di progetti in cui la natura ne esce protagonista, sono immagini di grande rigore ed essenzialità, dove emerge una forza estetica che ha caratterizzato tutta la sua attività di fotografo. Una forza estetica che ha unito, in diversi lavori, alla riflessione sociale in un dialogo continuo tra passato e presente. Le sue immagini, caratterizzate da composizioni attente, precise, segnate da una luce evocativa, si distinguono per la cura dei dettagli e la capacità di cogliere il presente attraverso meditazioni sul passato, specialmente su temi di archeologia industriale. Di grande rilievo è la sua ricerca sul rapporto tra individuo e ambiente.

Il programma delle prossime mostre: mercoledì 10 settembre, Lapo Pecchioli; mercoledì 5 novembre, Gianluca Sgherri; dal 14 gennaio al 15 marzo 2026, Mario Strippini.

Fotografia – Tracce fiorentine nasce da un’idea di Anna Maria Amonaci, promossa da Stefano Di Puccio, che dal 1995 gestisce la storica Trattoria 4 Leoni, punto di riferimento nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, non solo gastronomico. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative artistiche come Settembre in Piazza della Passera, che ha animato la piazza dal 2002 al 2019, incontri e mostre, ultima quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Anna Maria Amonaci e Stefano Di Puccio nasce già nel 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e successivamente con quella di Gianluca Maver, con grandi foto esposte negli ambienti esterni alla trattoria.

 

 Informazioni TRATTORIA 4 Leoni

Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Galleria Nazionale delle Marche:

visite guidate gratuite per Cantarini

Studiolo visibile anche lunedì pomeriggio

 

mostra di cantarini 1 250Urbino, 17.06.2025. Un mese fa si inaugurava a Palazzo Ducale di Urbino la mostra monografica dal titolo Simone Cantarini (1612-1648). Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma, che poi proseguirà fino a domenica 12 ottobre 2025.

Curata da Luigi Gallo (Direttore della Galleria Nazionale delle Marche), Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Urbino) e Yuri Primarosa (Storico dell’arte), e organizzata in collaborazione con le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, l’esposizione testimonia l'estro pienamente moderno del giovane pittore urbinate attraverso la selezione di 56 dipinti, che sin da subito ha ottenuto il plauso del pubblico e l’interesse della critica.

Per venire incontro alle richieste dei visitatori di Palazzo Ducale, da domani 18 giugno lo staff della Galleria Nazionale delle Marche offre la visita guidata alla mostra di Cantarini, ogni mercoledì alle ore 17, inclusa nel prezzo del biglietto d'ingresso.

La visita sarà a cura dal personale dei Servizi Educativi e tecnico-scientifico del museo. Inoltre, quando il Direttore sarà disponibile, accompagnerà lui stesso i visitatori alla mostra.

Da segnalare che fino al 15 settembre la mostra sarà visitabile anche il lunedì pomeriggio, quando la Galleria Nazionale delle Marche sarà aperta in via straordinaria dalle ore 15 alle ore 19 (ultimo ingresso alle ore 18); l'ingresso è consentito con biglietto ordinario, o abbonamento annuale, e include anche la visita alla mostra dedicata a Simone Cantarini. Con l’occasione va sottolineato che al piano nobile di Palazzo Ducale di Urbino è tornato visibile l’Appartamento del Duca, comprendente vari ambienti, tra i quali il famoso Studiolo, completamente riallestito secondo l’idea di Federico da Montefeltro nel 1476, dopo sei mesi di delicati lavori di restauro.

 

Galleria Nazionale delle Marche

Palazzo Ducale di Urbino

Piazza Rinascimento 13, Urbino (PU)

Telefono: 0722 2760

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Shadow of a Teenage Daydream

Sara Messinger

12 giugno – 13 settembre 2025

inaugurazione | giovedì 12 giugno| ore 18.00

 

Sara Messinger Shadow of a Teenage Daydream 2 250«Queste immagini non mostrano solo il loro viaggio alla scoperta di sé, ma riflettono anche il mio. Sono diventata parte del loro mondo e, senza accorgermene, loro hanno cambiato la mia vita.» Con queste parole la giovane fotografa americana Sara Messinger introduce “Shadow of a Teenage Daydream”, il progetto che inaugura giovedì 12 giugno, ore 18.00, presso Crumb Gallery di Firenze, nella sua prima mostra personale in Italia.

Un racconto fotografico nato per caso, nell’estate del 2021, da un incontro a Tompkins Square Park, nel cuore dell’East Village a New York, e cresciuto per quattro anni in stretta vicinanza con un gruppo di adolescenti. «Mi sono avvicinata e ho chiesto di fare il loro ritratto. Mi hanno accettato nel gruppo e da quel giorno, all’inizio di novembre del 2021, li ho sempre incontrati. Ho trascorso quasi ogni fine settimana completamente immersa nelle loro vite, osservandoli crescere. Sono diventata parte del loro mondo, in modo naturale, fino a diventare una loro amica. Queste persone sono tra le più care che ho. E senza saperlo, fotografando loro, stavo raccontando anche me stessa.» Ne è nato un reportage generazionale profondo e toccante, capace di restituire lo spazio fragile e potente dell’adolescenza: gli ultimi giorni da ragazzi, i primi da adulti.

In mostra, una selezione di 14 fotografie in analogico, tratte da un corpus ben più ampio e ancora in evoluzione. Un progetto che cattura con delicatezza il quotidiano di una generazione che sfida ruoli prestabiliti e costruisce la propria identità in libertà. I ragazzi e le ragazze che Sara segue cambiano nome, pronomi, direzione, senza paura: l’unica costante è la ricerca di verità.

«Non mi interessa la foto perfetta – afferma l’artista – ma l’onestà del momento. Quando scatto, desidero che il mio subconscio prenda il sopravvento. È così che la fotografia diventa lo specchio dei sentimenti che non riesco a esprimere a parole.»

 

Scattate su pellicola, le sue fotografie catturano la verità senza artifici. Sono ritratti intimi, nati dalla fiducia e dal tempo condiviso, capaci di restituire frammenti autentici di vita. L’adolescenza vi emerge come un territorio sospeso, una soglia carica di possibilità e trasformazioni.

Nel suo linguaggio visivo, Messinger fonde la memoria della street culture degli anni ’80 e ’90 con l’eredità di grandi maestre della fotografia come Diane Arbus, Mary Ellen Mark, Rosalind Fox Solomon e Consuelo Kanaga. Una genealogia di sguardi coraggiosi che esplorano l’umano senza filtri né giudizi.

“Shadow of a Teenage Daydream” è uno sguardo ravvicinato su chi sta crescendo in un mondo complesso, ma sceglie ogni giorno la via dell’autenticità. È un viaggio condiviso, tra chi fotografa e chi viene fotografato, nel tentativo di dare forma a un’identità che non vuole più essere incasellata.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 13 settembre 2025 e per l’occasione sarà pubblicato un catalogo (collana NOLINES, edizioni CRUMB GALLERY), con un testo di Rory Cappelli.

 

Sara Messinge

Nata nel 1998 a Philadelphia, vive e lavora a New York. Ha iniziato a studiare fotografia alla Gallatin School of Individualized Study della NYU, dove si è laureata. Da allora lavora come fotografa documentarista a progetti incentrati su tematiche quali genere, identità e sottoculture. Ha partecipato a numerose mostre, tra le più recenti: Teenagers, In Dialogue with Bruce Davidson, 100 years of Leica presso Leica Gallery, NY - New York, maggio 2025; “Care / Condition / Control” at 601 Artspace - New York, febbraio 2025, accanto a, tra gli altri, Cindy Sherman, Richard Prince, Joseph Rodriguez, Meryl Meisler; Palm Photo Prize 2024 Exhibition presso 1014 Gallery Londra, settembre 2024.

 

Crumb Gallery è stata fondata nel 2019 da Rory Cappelli, Lea Codognato, Adriana Luperto ed Emanuela Mollica. Crumb Gallery #womeninart nasce come spazio esclusivo per artiste donne. Promuove, divulga, sostiene ed espone pittura, sculture, fotografie, installazioni e performance di artiste. Le gallerie che espongono solo donne, nel mondo, si contano sulle dita di una mano e Crumb Gallery #womeninart vuole dare il suo piccolo contributo per ridurre il gap tra uomini e donne nel mondo dell’arte contemporanea.

 

 

CRUMB GALLERY

Via San Gallo, 191 rosso | 50129 Firenze

tel. 347 3681894 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. |www.crumbgallery.com

orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 16.00 alle 19.00, o su appuntamento 347 3681894.

 

PINOCCHIO. ALCHIMINE LAGUNARI

Contemporaneità veneziana

GPS Art Factory Venice

 

POMA Liberatutti, Pescia

29 maggio – 29 giugno 2025

 

Pinocchio. Alchimie Lagunari 1 250Giovedì 29 maggio, alla Fondazione POMA Liberatutti, si inaugura la mostra Pinocchio. Alchimie lagunari. Contemporaneità veneziana, che presenta le opere di un collettivo artistico dai molteplici nomi: dodici artisti uniti in un racconto collettivo in cui la figura del burattino creato da Carlo Lorenzini si moltiplica, si trasforma e si rifrange in molteplici riflessi, portando i colori della laguna sulle sponde del fiume Pescia. Dopo aver affidato a Venturino Venturi la sua voce più intima e archetipica con la mostra Oltre Pinocchio – Cantico a Venturino, ancora in corso, la Fondazione apre ora un secondo capitolo espositivo dedicato alla creatura collodiana, stavolta più visionario, corale e contemporaneo. Ospitata al piano terreno, la nuova esposizione dialoga idealmente con la prima sulla figura di Pinocchio.

L’esposizione nasce dall’incontro tra la Fondazione e il collettivo veneziano GPS ART FACTORY VENICE - C4ZZOSP4ZIO - TROPICAL MIND - VIA SELVA, laboratorio artistico guidato da Gino Blanc e qui rappresentato inoltre da Alice Andreoli, Ariele Bachetti, Alessandra Craba, Brenno Damian, Asya Dell’Omodarme, Bruno Fantelli, Greta Ferretti, Andrea Rosara, Alice Salvato, Luka Širok e Andrea Tagliapietra. Il collettivo riunisce artisti di formazione e linguaggi differenti, accomunati da un approccio contemporaneo e sperimentale. Provenienti dal mondo della pittura, scultura, installazione e media ibridi, tutti i componenti del gruppo portano in mostra una visione personale e distintiva, contribuendo a un racconto collettivo che esplora e reinventa il mito di Pinocchio attraverso molteplici espressioni artistiche.

Il progetto propone opere originali realizzate appositamente per l’occasione: ogni artista ha firmato una tela e un’opera su carta Magnani, storico supporto cartario di Pescia, che diventa un trait d’union materiale e simbolico tra due territori con radici artigiane.

Il catalogo della mostra sarà disponibile presso la Fondazione.

Alchimie lagunari. Contemporaneità veneziana si potrà visitare sino al 29 giugno 2025, dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 12.30, e dalle 17.30 alle 22.00.

L’ingresso è libero, e non occorre presentare la tessera.

 

 

Fondazione POMA Liberatutti


Sulle sponde del fiume Pescia, nell’omonima città, sorge la Fondazione POMA Liberatutti. Un centro polifunzionale concepito per stimolare il libero pensiero e favorire l’incontro tra iniziative e forme artistiche diverse. Realizzata in un ex opificio ristrutturato, la Fondazione si presenta come una factory culturale.

Lo spazio ospita mostre d’arte, spettacoli dal vivo, conferenze ed eventi che spaziano dalla musica al teatro, alle arti visive, coinvolgendo artisti affermati e giovani talenti. Accanto agli eventi culturali, offre una ricca gamma di attività formative in continua evoluzione: laboratori di scrittura, pittura, scultura; l’apprendimento di lingue straniere; yoga, tai-chi, scacchi e non manca la scuola di cucina, pensata per unire creatività e tradizione gastronomica.

Il Refettorio è il punto d’incontro per eccellenza, più di un semplice ristorante, dove spettacoli e momenti di socialità si mescolano con una cucina di eccellenza.

Guidata da una filosofia inclusiva e libera da vincoli ideologici, la Fondazione POMA è un laboratorio di crescita personale e condivisione, dove il dialogo e la ricerca del bello si intrecciano in ogni attività.

 

 

Fondazione POMA Liberatutti E.T.S.

Piazza San Francesco 12

51017 Pescia (PT)

Tel. 0572 1770011

email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.pomaliberatutti.it

 

Esplosioni d’artista, le lave cromatiche di Luigi Grossi

in mostra a Villa Bruno dal 16 maggio al 14 giugno

Tradizione e visione contemporanea per la Festa della Lava

 


grossi 250
San Giorgio a Cremano - Il Museo Civico di San Giorgio a Cremano in Villa Bruno, ospita dal 16 maggio al 14 giugno 2025, la mostra personale di Luigi Grossi “Esplosione d’artista”, inserita nel programma della Festa della Lava 2025.

Tra radici storiche e visioni contemporanee, l’esposizione racconta il profondo e complesso rapporto tra l’uomo e il Vesuvio. Un legame intriso di spiritualità che richiama le origini rituali della Festa della Lava e si manifesta nell’installazione allestita al Piano Nobile di Villa Bruno, sede principale del museo, dove le "lave cromatiche" di Luigi Grossi si intrecciano con l’allestimento permanente, patrimonio storico artistico della Città risalente al periodo tra il XVII e XIX secolo. Le antiche tele sacre, icone della devozione popolare del territorio, dialogano con le visioni contemporanee di Grossi in un rimando di forme, luci e colori che offrono allo sguardo una riflessione nel tempo e nello spazio.

La mostra prosegue anche negli spazi della Biblioteca di Cultura Vesuviana “Sac. Giovanni Alagi”, dove “papiri carbonizzati” si confrontano con le dinamiche quinte di libri, animate dalla fruizione viva e quotidiana della biblioteca stessa. Un percorso che celebra la memoria, la trasformazione, la potenza e la bellezza inquieta della nostra terra.

Venerdì 16 maggio 2025, alle ore 19.00 si svolgerà il vernissage di apertura della mostra presso la Biblioteca di Villa Bruno. Dopo i saluti del Sindaco Giorgio Zinno e del vicesindaco Pietro De Martino, vi saranno gli interventi della curatrice della mostra, Marianastasia Lettieri e dell’artista Luigi Grossi. Le conclusioni sono affidate al Prefetto Michele di Bari.

“Questa mostra, che si inserisce nelle celebrazioni della festa della Lava, unisce identità, arte e memoria collettiva. Villa Bruno e il Museo Civico si confermano luoghi vivi di cultura, capaci di accogliere linguaggi artistici contemporanei in dialogo con la nostra storia – spiega il Sindaco Zinno. Il Vesuvio, simbolo potente e ambivalente della nostra terra, rivive in questa esposizione come forza creativa e spirituale, capace di ispirare riflessione e bellezza”.

 

LORENZO BOJOLA

6 maggio – 30 giugno 2025

a cura di Anna Maria Amonaci

organizzata da Stefano Di Puccio

 

inaugurazione martedì 6 maggio, ore 19.00

Trattoria 4 Leoni

Piazza della Passera, Firenze

 

250 Lorenzo Bojola Linari 2003 fotografia digitaleMartedì 6 maggio, alle 19.00, si apre la mostra di Lorenzo Bojola, secondo appuntamento con Fotografia - Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni a Firenze, a cura dalla storica dell’arte e della fotografia Anna Maria Amonaci, voluta da Stefano Di Puccio, titolare della trattoria.

La rassegna pone l’accento su come l’espressione fotografica di un artista venga segnata profondamente dai luoghi della sua formazione e vuole essere un racconto visivo attraverso lo sguardo di sei fotografi, di generazioni diverse, legati a Firenze per nascita o formazione: Franco Cammarata (che l’ha inaugurata lo scorso 7 marzo), Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini. Sei mostre personali, della durata di due mesi ciascuna, che si susseguono nell’arco del 2025 fino a marzo 2026, per esplorare come la luce, le geometrie e i paesaggi del territorio, le architetture e l’assetto urbano, abbiano influenzato lo sguardo degli autori.

Il titolo “Tracce" richiama proprio l’imprinting iniziale che un ambiente lascia sui suoi abitanti, plasmandone la percezione e la visione del mondo. La curatrice, in questo senso, riprende il pensiero di Giorgio Vasari, che nelle Vite degli artisti sottolineava le differenze stilistiche tra le scuole pittoriche italiane. Così come Vasari specificava la peculiarità della scuola fiorentina, nota per la sua tenuta disegnativa, analogamente Tracce Fiorentine propone una riflessione su come contesti diversi, paesaggi e atmosfere, orientino in modo emblematico le scelte artistiche, sia in pittura che, oggi, nella fotografia.

Lorenzo Bojola è il secondo degli autori scelti ad esporre in questo contesto. Come racconta la curatrice Anna Maria Amonaci, nel testo La ricerca visiva di Lorenzo Bojola negli equilibri geometrici della natura, che accompagna la mostra, la conoscenza con il fotografo risale al 2016, grazie al professore di Storia dell’arte moderna, Carlo Del Bravo. Bojola aveva appena pubblicato per Nencini Editore, Architettura della memoria - Le case poderali del Chianti Fiorentino, un volume con oltre mille fotografie della natura chiantigiana. In questo progetto, proseguendo con le parole della curatrice, «si ritrova quella costante ricerca di punto massimo, di zenith, nell’assetto di equilibri quali segni di armonia, peculiare della fotografia fiorentina, il concetto che ha mosso appunto l’iniziativa ai 4 Leoni

Il linguaggio di Lorenzo Bojola fonde fotografia naturalistica e sensibilità artistica, trasmettendo un forte senso di appartenenza e di dialogo con l'ambiente. Le sue opere sono250 Lorenzo Bojola Asciano 2006 fotografia digitale caratterizzate da una ricerca meticolosa della luce e delle ombre, che conferiscono alle sue fotografie una qualità quasi pittorica. Una celebrazione della bellezza del paesaggio toscano, ma anche un invito a considerare la fragilità e la transitorietà della natura. «Le immagini scelte - sottolinea Amonaci - sono di diversi periodi, ma tutte mostrano la campagna del Chianti, sia presa fissando paesaggi strepitosi, sia con visioni suggestive di abitazioni abbandonate (tratte dal su citato catalogo); altre sono scatti a riflessi di piante nell’acqua, o ad effetti di rami carichi di foglie (presso il Podere Le Radicchie): delle vere e proprie immersioni nella natura.»

Per l’occasione sarà proiettato anche un video, una breve antologia dei film documentari realizzati da Bojola negli ultimi anni proprio sul paesaggio toscano.

Lorenzo Bojola nasce a Firenze nel 1963 e si laurea alla facoltà di Architettura nella stessa città. Inizia a fotografare fin da bambino, affascinato dai reportage che il padre realizza fra gli anni Sessanta e Settanta in varie parti del mondo. Dagli anni Ottanta si dedica alla fotografia naturalistica e nel ‘95 si trasferisce per un periodo in Argentina, viaggiando all’interno del paese sudamericano per un progetto sul paesaggio che esporrà a Cordoba (Argentina), Miami (Usa), Caceres (Spagna) e infine Firenze. Rientrato stabilmente in Italia alla fine degli anni Novanta, pubblica alcuni lavori fotografici sul territorio del Chianti. È autore dei libri Tavarnelle Val di Pesa, una finestra sul Chianti (Nardini Editore, 2005) e Architettura della Memoria (Nencini Editore 2015), oltre ad una serie di pubblicazioni sull’architettura e sul paesaggio toscano. Nei primi anni Duemila insegna fotografia in alcuni comuni dell’area fiorentina e con i suoi allievi costituisce l’associazione fotografica I Fotosensibili, organizzando eventi ed esposizioni fotografiche.

Si diletta con la cinepresa fin da ragazzo e realizza nei Settanta alcuni cortometraggi girati in Africa. partire dagli anni Dieci del Duemila realizza alcuni film documentari (Il Corale A della Santissima Annunziata, 2016; La brace sotto la cenere, 2017; Valgo quanto amo, 2021; Abbay, (2023); l’ultimo film, sulla vita di Lea Brunner in Vogel, che visse col marito nella villa Vogel appunto, ora del Comune di Firenze, presentato lo scorso 3 febbraio al Cinema La Compagnia.

Il programma delle prossime mostre: martedì 8 luglio, Massimo D’Amato; mercoledì 10 settembre, Lapo Pecchioli; mercoledì 5, Gianluca Sgherri; dal 14 gennaio al 15 marzo 2026, Mario Strippini.

Fotografia – Tracce fiorentine nasce da un’idea di Anna Maria Amonaci, promossa da Stefano Di Puccio, che dal 1995 gestisce la storica Trattoria 4 Leoni, punto di riferimento nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, non solo gastronomico. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative artistiche come Settembre in Piazza della Passera, che ha animato la piazza dal 2002 al 2019, incontri e mostre, ultima quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Anna Maria Amonaci e Stefano Di Puccio nasce già nel 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e successivamente con quella di Gianluca Maver, con grandi foto esposte negli ambienti esterni alla trattoria.

 

Informazioni TRATTORIA 4 Leoni

Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La ricerca visiva di Lorenzo Bojola negli equilibri geometrici della natura

Di Lorenzo Bojola in qualità di eccellente fotografo me ne parlò il professore di Storia dell’arte moderna, Carlo Del Bravo, invitandomi ad incontrarlo e a visionare il suo lavoro. Questo accadde nel 2016, giusto l’anno prima della scomparsa del compianto insegnante.

Ebbi modo, dunque, di conoscere Lorenzo grazie a un pomeriggio passato in sua compagnia, intervistandolo lungamente sulla sua storia formativa e professionale e direi, più in generale, sulla sua vita, dato che la produzione artistica non si separa mai dal proprio sentire e dagli accadimenti che si succedono lungo il corso dell’esistenza.

Mi raccontò dei suoi studi alla Facoltà di Architettura a Firenze, della sua partecipazione al Dipartimento di Storia e Restauro, concentrando i propri interessi da una parte sulla storia architettonica, appunto, e dall’altra sulla scienza dell’arte del costruire. Così si indirizzò a indagare con la macchina fotografica i poderi nella zona nel Chianti, nel loro stato di abbandono, che gli permise, come egli scrisse in una lettera al Del Bravo stesso, di percepirvi «l'eco di una vita contadina nelle tracce e nei solchi del nudo abbandono, scarnificata nel corpo e privata delle belle forme, ma non per questo meno bella, rimanendone incantato». Per un intero anno ebbe modo di immergersi nella natura chiantigiana, raccogliendo oltre mille fotografie, da ciò ne nacque un progetto editoriale Architettura della memoria - Le case poderali del Chianti Fiorentino.

A riguardare questo suo catalogo ho pensato che nelle foto di Lorenzo si ritrovi quella costante ricerca di punto massimo, di zenith, nell’assetto di equilibri quali segni di armonia, peculiare della fotografia fiorentina, il concetto che ha mosso appunto l’iniziativa ai 4 Leoni.

Va detto, inoltre, che Bojola ritrova questo culmine proprio nel paesaggio, che gli diviene soggetto ispiratore per l’intrinseca bellezza della sua natura, fonte di meditazione sugli equilibri formali.

La sua formazione di architetto, ma prima di tutto l’essere cresciuto a contatto con le forme architettoniche di Firenze, lo conducono a individuare in queste antiche e fruste case rurali una ricerca di tono interiore profondo: le luci e le ombre della fotografia sono veicoli per fissare assetti compositivi; la ricerca della saldezza armonica trova appagamento nella bellezza dell’andamento dei vasti spazi paesistici del Chianti.

È molto forte in Bojola la volontà di ritrovare aderenza al proprio spirito attraverso la visione della natura interpretata, si direbbe, in chiave epica, che lo mosse decenni orsono a intraprendere un viaggio in solitaria durato tre mesi, lungo l’Argentina, traendone scatti di grande suggestione visiva di natura incontaminata. Fu allora che decise di dedicarsi completamente all’attività di fotografo.

Tale attività si è poi concentrata per un decennio, come detto, nelle terre del Chianti.

Fu il Del Bravo ad invitarlo a visitare con lui un lembo di campagna lungo il fiume della Val di Pesa, sotto al podere Le Radicchie, che a Lorenzo – come lui stesso ha poi scritto – apparve «sorprendente nuovo per la luce, i colori e l’atmosfera. Eppure, tutto – proseguiva – fa parte di una unità più vasta, così come una visione prospettica abbraccia forme geometriche riconoscibili e non».

Le immagini scelte sono di diversi periodi, ma tutte mostrano la campagna del Chianti, sia presa fissando paesaggi strepitosi, sia con visioni suggestive di abitazioni abbandonate (tratte dal su citato catalogo); altre sono scatti a riflessi di piante nell’acqua, o ad effetti di rami carichi di foglie (presso il Podere Le Radicchie): delle vere e proprie immersioni nella natura.

Con piacere ho inteso presentare pure, con una proiezione su schermo, una breve antologia dei film documentari ideati e composti da Bojola negli ultimi anni, nei quali ritrovo il suo sguardo pieno di incanto.

Anna Maria Amonaci

 

CASORATI

Silenzi e Assonanze

6 maggio – 29 giugno 2025

 

Inaugurazione martedì 6 maggio 2025, ore 17.30

Milano | Via Fatebenefratelli, 34/36

Inaugurazione: martedì 6 maggio 2025, ore 18.00

 

Casorati. Silenzi e Assonanze INVITO ITA 250Tornabuoni Arte è lieta di presentare la mostra CASORATI. Silenzi e Assonanze, che si inaugurerà martedì 6 maggio 2025, alle ore 17.30, nella sua sede di Milano, in via Fatebenefratelli 34/36.

Questa esposizione rappresenta una preziosa occasione per addentrarsi nell'universo artistico di Felice Casorati (1883-1963), uno dei protagonisti indiscussi del Novecento italiano. Le sue opere dialogheranno con quelle di altri artisti del secolo scorso, creando un affascinante intreccio di atmosfere, suggestioni e tematiche condivise.

Felice Casorati ha attraversato diverse fasi nel corso della sua carriera: dalla sua iniziale adesione al naturalismo, ha progressivamente abbracciato il simbolismo, per poi approdare al realismo magico. La sua arte, influenzata da maestri come Gustav Klimt e Piero della Francesca, si distingue per una rigorosa geometria e una straordinaria chiarezza formale. I suoi dipinti sono caratterizzati da prospettive insolite e una meticolosa attenzione ai dettagli, trasmettendo un senso di irrealtà e introspezione.

Tornabuoni Arte ha voluto realizzare questa mostra in concomitanza con la grande antologica dedicata all'artista in corso a Palazzo Reale, sempre a Milano, alla quale si ricollega idealmente.

Saranno esposti undici dipinti tra i più iconici di Felice Casorati, definito il pittore del silenzio e del mistero, esempi perfetti della sua incredibile capacità di catturare momenti di quiete e riflessione, di grande intimità e introspezione. Nel percorso espositivo andranno a confrontarsi con i dipinti di altri artisti, creando "assonanze" attraverso suggestioni, scenari e aree tematiche comuni. Ad esempio, Il Mattino (maternità) e Le Stiratrici, entrambi realizzati da Casorati nel 1954, si troveranno corrispondenza con le Figure femminili (1952), stilizzate e monumentali, di Massimo Campigli, creando un dialogo sull'amore famigliare, sui gesti, sulla maternità, sulle capacità di cogliere attimi di relazioni intime e domestiche, fatte di atmosfere sospese.

Studio per Giovinetta (1922) di Casorati troverà un interlocutore in Figure in rosso (1957 ca.) di Mario Sironi, tornando ad esplorare in particolare proprio il tema del silenzio, elemento tangibile e centrale nel lavoro dell’artista che anche Sironi ha esplorato in diverse opere, come mezzo per esprimere la condizione tragica dell’uomo contemporaneo.

L'attesa sarà rappresentata da Donna con le Carte (su sfondo di campi) (1954) di Casorati, in dialogo con Il Trovatore (1968) di Giorgio de Chirico, famoso per la sua pittura metafisica che combina elementi classici con atmosfere enigmatiche.

Casorati ha utilizzato la maschera nei suoi dipinti, legandola al concetto di identità e di mistero, di ambiguità e trasformazione. E in relazione a questa tematica, Testa in gesso con ilSeverini 250 Natura morta con ruderi piccione e statua tempera su cartoncino cm 65x50 250 drappo rosso (1952) di Casorati sarà accostata a due opere di Gino Severini, membro di spicco del movimento futurista, Natura morta con ruderi, piccioni e statua (1931) e Il balcone (la fenêtre) (1930 ca.). Seguirà, dietro le quinte, titolo del dipinto di Casorati, realizzato nel 1929, che sarà messo in rapporto, nuovamente con un’opera di Mario Sironi, Composizione (l’idolo) (1958 ca.).

Un gruppo di dipinti riguarderanno la rappresentazione del mare, esplorato attraverso Barche sulla spiaggia (1930-32) di Casorati, affiancato da Marina (1941) e Paesaggio di lago (1943) di Carlo Carrà, insieme a Idillio marino (1944) di Alberto Savinio e a Paesaggio (1931) di René Paresce, un artista che ha saputo combinare influenze cubiste con la tradizione italiana.

Nella sezione dedicata alla natura morta, ritroviamo René Paresce con una Natura morta del 1922, che, con la Natura morta (1934) di Giorgio de Chirico e Pesche e vaso (1952) di Ardengo Soffici, andrà a dialogare con Natura Morta (mele e flauti) (1954) oppure Fruttiera con limoni e uova (1959) di Casorati, dove l’equilibrio tra i toni vibranti e la disposizione degli elementi, invita a riflettere sullo spazio che ci circonda. In natura morta silente, che conferma la capacità dell’artista di creare, in queste combinazioni di oggetti semplici e quotidiani, un silenzio palpabile, Fruttiera tra i campi (1955) - esempio di come, ancora una volta, Casorati utilizzi colori brillanti e una composizione equilibrata per creare un senso di serenità e introspezione - risponderà a Natura morta nel paesaggio con uva, mele e pera (1950 ca.) di Giorgio de Chirico e a Natura morta con grappoli d'uva, pere e bicchiere (1919) di Gino Severini.

Infine, nella sezione dedicata al nudo, Nudo sul paesaggio (1951), scelto come immagine della mostra, dove Casorati indaga la bellezza del corpo umano con una sensibilità che va oltre la semplice rappresentazione visiva, sarà accostato a Nudo femminile (1923 ca.) di Giorgio de Chirico e a "Nudo di schiena" (1930) di Felice Carena.

L’esposizione Silenzi e Assonanze, creando questo percorso dialettico tra le opere di Felice Casorati e quelle di altri importanti protagonisti del Novecento, vuole offrire una visione più completa, oltre che dell’universo creativo di Casorati, delle affinità e delle influenze che hanno caratterizzato il panorama artistico del secolo scorso. L’esposizione rimarrà aperta fino al 29 giugno 2025.

INFORMAZIONI E CONTATTI Tornabuoni Arte Milano

Via Fatebenefratelli, 34/36 – 20121 (MI)

tel. +39 02 6554841 | email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.tornabuoniart.com

 

ORARIO MOSTRA | lunedì 15.00–19.00 | martedì – sabato 10.00-13.00 / 15.00-19.00

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