in Mostra

YŌKAI

Mostri, Spiriti e altre Inquietudini

nelle Stampe Giapponesi

 

Questo weekend al Museo degli Innocenti

due nuovi eventi collaterali

tra yōkai, psicologia e un workshop di lingua giapponese

 

 

Allestimento mostra 3 250Questo fine settimana nelle sale di Yōkai. Mostri, Spiriti e altre Inquietudini nelle Stampe Giapponesi, la mostra in corso al Museo degli Innocenti di Firenze fino al 3 novembre 2024, ci aspettano due nuovi eventi collaterali che ci porteranno ad esplorare il legame tra psicologia e folklore nipponico, e permetteranno a chi lo desidera di avvicinarsi alla lingua giapponese in modo semplice e divertente.

Sabato 28 settembre, alle 17, lo psicologo e psicoterapeuta Emilio Gerboni terrà l’incontro Rendere noto l'ignoto: gli Yōkai come guida per fare amicizia con le proprie angosce e paure. Gli yōkai, i mostri della tradizione giapponese, non sono solo creature enigmatiche e affascinanti, ma possono diventare potenti metafore per esplorare le nostre paure più profonde. Grazie alla strategia Quietmood, ideata dallo stesso Gerboni, scopriremo come queste figure mitologiche possano aiutarci a comprendere e accogliere le nostre emozioni più complesse, trasformandole in strumenti di crescita personale, per affrontare la vita con leggerezza e padronanza.

Domenica 29 settembre, alle 16, sarà invece il turno di Alessandro Pagano, dottorando in Lingua e Traduzione Giapponese presso l'Università di Bologna, che guiderà i partecipanti in un workshop base di lingua giapponese dal titolo Impariamo il giapponese!. Il laboratorio, della durata di un’ora, permetterà ai partecipanti di conoscere le principali caratteristiche della lingua, di imparare a leggere e a comporre parole e frasi semplici, oltre a scrivere il proprio nome in giapponese. Un'esperienza coinvolgente per compiere i primi passi nel mondo della lingua e della cultura nipponica.

Per partecipare agli eventi collaterali di Yōkai. Mostri, Spiriti e altre Inquietudini nelle Stampe Giapponesi occorre prenotarsi scrivendo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero per i possessori del biglietto della mostra, valido per la giornata in corso. Il pubblico può anche partecipare soltanto all’evento collaterale desiderato, senza acquistare il biglietto dell’esposizione, ma soltanto uno dedicato al singolo evento, al costo di € 5,00. 

 

Tutte le informazioni alla pagina degli eventi collaterali del sito www.mostrigiapponesi.it.

Yōkai. Mostri, Spiriti e altre inquietudini nelle Stampe Giapponesi, curata da Paola Scrolavezza, tra le massime nipponiste in Italia, direttrice del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture moderne dell’Università di Bologna, e Eddy Wertheim, direttore della Japanese Gallery Kensington di Londra, propone al pubblico italiano il fantastico mondo dei mostri della tradizione nipponica, attraverso più di centocinquanta opere del XVIII e XIX secolo, tra stampe antiche ancora inedite, libri rari, maschere, e armi ed armature in prestito dal Museo Stibbert di Firenze.

INFORMAZIONI

YŌKAI. Mostri, Spiriti e altre Inquietudini nelle Stampe Giapponesi

Firenze, Museo degli Innocenti (piazza Santissima Annunziata)

13 giugno – 3 novembre 2024

Orari

Da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

sabato e domenica dalle 11.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

 

Biglietti

Intero € 16,50 | Ridotto € 14,00 (fino a 18 anni non compiuti, over 65 con documento, accompagnatori di disabili) | Gruppi € 14,00 (min. 15 – max 25 persone + 1 accompagnatore gratuito) | Scuole € 5,00 (2 docenti gratuito)*

*per gruppi e scuole obbligo di prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giovedì Universitario (con tesserino) e possessori biglietto del Museo degli Innocenti e Museo Stibbert € 13,00

Bambini da 6 a 12 anni € 5,00

Gratuito per bambini sino a 6 anni| disabili con certificato | guide turistiche abilitate | giornalisti accreditati dall’ufficio stampa Davis & Co. | soci I.C.O.M.

Informazioni e prevendita sul sito www.mostrigiapponesi.it

Catalogo mostra: Skira (skira.net)

 

Vertigo Syndrome

Tel. + 39 351 6560343

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.vertigosyndrome.it

FB @vertigosyndrome

IG vertigo_syndrome_

SEWN WORDS | PAROLE CUCITE

Elena Berriolo

26 settembre – 24 novembre 2024

inaugurazione | giovedì 26 settembre | ore 18.00

Otto Parole

Una performance di Elena Berriolo per Crumb Gallery

mercoledì 2 ottobre 2024 | ore 18.30

 

Elena Beriolo Maria Callas 2011 002 250Crumb Gallery è lieta di presentare Sewn Words. Parole Cucite, una mostra personale di Elena Berriolo che inaugura giovedì 26 settembre, alle 18.00, e rimarrà aperta al pubblico fino al 27 novembre 2024.

Elena Berriolo, artista italiana che vive lavora a New York, si distingue per il suo approccio interdisciplinare che attraverso l’uso della macchina da cucire, strumento centrale nella sua pratica artistica, esplora il concetto di tempo, inteso come un dialogo continuo, fluido, tra passato presente e futuro. Un dialogo che Berriolo indaga attraverso proprio l’atto di tessere, cucire, riparare dando vita a libri d’artista e performances. Se i suoi primi lavori - installazioni, sculture, dipinti, arazzi – erano opere di grande formato, più monumentali, dal 2011 ad oggi ha fatto una scelta radicale: quella di dedicarsi quasi esclusivamente a una dimensione più intima, quella del libro. Ogni libro è un’opera unica che molto spesso ha origine proprio da performances, da azioni che sono denunce di situazioni di ingiustizia sociale, di degrado dell’ambiente, fino a quelle più politiche come We can mend for peace, una richiesta di pace che l’artista sta perpetrando dal 6 marzo 2022, inizialmente concepita come risposta all’invasione russa dell’Ucraina, per abbracciare poi altre crisi internazionali, inclusi i conflitti in Medio Oriente. L’artista, attraverso un gesto deciso di strappo e successiva riparazione del tessuto, invita il pubblico a riflettere sulla fragilità della pace e sulle azioni necessarie per ricostruirla, e ogni telo ricucito diventa una pagina di un libro unico. Come lei stessa afferma: “Strappare, distruggere, è un gesto breve. Ricucire richiede tempo e cura, ma è possibile”.

L’uso della macchina da cucire ha un’implicazione concettuale molto profonda, “…in grado di produrre - come sottolinea la Berriolo - una vera e propria linea tridimensionale molto simile a quella realizzata da Fontana con il suo coltello senza ferire la superficie come faceva lui con il coltello, ma soprattutto, mentre il gesto profondo del coltello è un atto di violenza sulla pelle dell'opera, la macchina da cucire produce una linea pacifica.” Una linea che in un libro può essere spostata e crescere nello spazio e nel tempo, senza interruzioni, profonda quanto il supporto stesso senza minarne la stabilità, che ne abbraccia i due lati, passa dal verso al recto, dal davanti al dietro in ugual modo, dividendolo senza romperlo. “Una linea - sempre per usare le parole dell’artista - che noi, ogni giorno della nostra vita, muoviamo nello spazio insieme alle cuciture dei nostri vestiti.”

Sewn Word si focalizza sul percorso artistico intrapreso da Elena Berriolo proprio dal 2011 ad oggi. In mostra una selezione dei suoi libri, esposti su dei leggii come fossero partiture musicali, che il pubblico può sfogliare. La musica è un’altra componente importante di questi lavori, appartiene al ritmo del cucire ma anche alla musica stessa che la realizzazione di un’opera produce, una musica interiore. Ogni pagina di ogni libro, conduce alla successiva, attraverso il filo. Su ognuna l’artista interviene con parole, testi, agisce con il colore, acquerelli, foglie, spine, intinte nell’inchiostro. Così sono nati alcuni libri dedicati, o meglio in conversazione con personaggi del mondo della letteratura, dell’arte, della musica come: Emiliy Dickinson, inspirato a un suo breve poema “But are not all facts dreams as soon as we put them behind us (Ma non tutti i fatti sono sogni, non appena ce li siamo lasciati alle spalle)” scritto dalla poetessa su un piccolo pezzo di busta; Transcription and variation of Jazz (by Matisse) with Sewing Machine, un’esplosione di colore, che fa parte di una piccola serie su artisti canonici che “avrebbero dovuto” usare la macchina da cucire come Lucio Fontana e Ellsworth Kelly; Maria Callas; In Conversation With the Spider, un omaggio a Louise Bourgeois che ha realizzato molti libri d’artista come Ode à l’Oubli. Due sono stati creati ascoltando Philip Glass, Opening Philip Glass e Metamorphosis, “danzando” con il filo e l’ago sulla carta pigiando il piede della macchina da cucire.

Ci sono anche alcuni libri sulla natura come Summer day, I am a Beetle, il primo di questa serie, realizzato in seguito a un’infestazione di coleotteri giapponesi nella sua proprietà a Milanville in Pensilvania, dove ha utilizzato immerse nell’inchiostro, le foglie mangiate dagli insetti, pressate poi sulla carta. L’azione dei coleotteri di perforare le foglie è simile a quella dell’ago della macchina da cucire che trapassa la carta. In My Thorny Rose Brush ha adoperato ramoscelli di rose selvatiche, molto spinosi con cui ha accarezzato le pagine, come fossero pennelli intinti in inchiostro nero e rosa. In Maybe I was a bottle, racconta invece la magica trasformazione nel tempo, attraverso l’impatto dell’acqua, di materiali scaricati nel mare.

Per Crumb Gallery ha creato ad hoc, uscendo, dopo molto tempo, dall’esclusività del formato ‘libro’, un’installazione a parete, composta da tre serie distinte di cinque elementi ciascuna: Parole DetteParole non Dette e Parole Scritte. Questi lavori esplorano la comunicazione verbale, come le parole, oltrepassando i limiti della pagina, si espandano in una dimensione più grande e complessa, evidenziando il processo creativo stesso come un atto fisico e mentale: “Le parole sono più grandi delle pagine” come recita il titolo del saggio di Barbara Montefalcone nel catalogo della mostra (edizioni NoLines, che comprende anche un’intervista all’artista di Rory Cappelli), una metafora per il modo in cui l’artista vede il linguaggio come forza che travalica i limiti fisici e materiali.

Le opere di Elena Berriolo sono dotate di una grande intensità, non sottostanno al linguaggio convenzionale dell’arte, spesso improntato a dinamiche maschili e l’artista non rinuncia mai alla sua identità femminile.  Quello che rimane costante, da sempre, in tutto il suo percorso, assai unico, è l’interazione con il pubblico, l’essere in rapporto-relazione con chi osserva il suo fare, i suoi lavori. E anche per quest’occasione, nella continuità di questa correlazione, Berriolo realizzerà, mercoledì 2 ottobre, alle 18.30, una performance inedita Otto Parole, con la macchina da cucire, dando vita a un nuovo libro cucito che andrà a unirsi a quelli già esposti.

Nel periodo della sua permanenza in Italia, Berriolo presenterà due performance a Napoli, con il sostegno di Vera Vita Gioia di capnapoliest ed il supporto di Remida Napoli: la prima, venerdì 27

settembre, dalle ore 20.00, la 134esima performance di We can mend for peace, di fronte al Consolato generale USA, in Piazza della Repubblica 2; la seconda domenica 29 settembre, ore 10, “I Desideri, Per Non Perderli, Si Cuciono” in collaborazione con il centro Remida, le donne di S’arte di Napoli, i bambini e le famiglie del quartiere Ponticelli e capnapoliest.

Elena Berriolo nata a Savona, Italia, vive e lavora a New York.

Dopo aver esposto lavori di grandi dimensioni in gallerie e musei di Europa e Stati Uniti, nel 2011 decide di creare libri d’artista e di presentare performances usando la macchina da cucire. Nella sua mostra del 2012 alla BravinLeeProjects Gallery di New York, espone una serie di libri unici realizzati con la macchina da cucire mentre ascolta compositori e musicisti come Philip Glass e Steve Reich. Qui presenta la performance Two-Sided Concerto, in collaborazione con la musicista Edith Hirshtal. Collabora poi con la violinista improvvisativa Rosi Hearthlein (2016-2018), con il pianista Jazz Art Hirahara (2017) e con la cantante Jazz Jane Irving (2022). Nel 2015 decide di iniziare a usare la macchina da cucire per riparare le ingiustizie sociali ed economiche. A Book as a Bridge è il titolo di un gruppo di libri realizzati viaggiando su mezzi pubblici che collegano zone molto diverse tra loro: A Book as a Bridge from Wall Street to the Bronx (2015); A Book as a Bridge Across the Mexican Border (2016) Dall’uso della macchina da cucire per riparare gli strappi sociali e economici, al renderla strumento per incoraggiare il processo per la pace, il passo è stato breve. Dal 6 marzo 2022, ogni settimana l’artista è impegnata di fronte ai consolati ucraino, russo e israeliano; Casa Bianca; Jewish Museum; New York Times; New York Public Library e altri luoghi. Sue opere sono esposte: Rare book Collection of the New York Public Library, Athenaeum Music & Arts Library La Jolla, CA, Museum Angewandte Kunst, Frankfurt, Germania, University of Delaware Library, Newark, DE, Rare Book Collection William Allan Neilson Library Smith College Northampton, MA, Herzog August Bibliothek, Wolfenbüttel, Germania, Collection Bibliothèque Nationale de France, Collection de la Bibliothèque La Méjanes in Aix en Provence, France, Médiathèque La Durance, Cavaillon, France, Centro Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato.

Crumb Gallery è stata fondata nel 2019 da Rory Cappelli, Lea Codognato, Adriana Luperto e Emanuela Mollica. Crumb Gallery #womeninart nasce come spazio esclusivo per artiste donne. Promuove, divulga, sostiene ed espone pittura, sculture, fotografie, installazioni e performance di artiste. Le gallerie che espongono solo donne, nel mondo, si contano sulle dita di una mano e Crumb Gallery #womeninart vuole dare il suo piccolo contributo per ridurre il gap tra uomini e donne nel mondo dell’arte contemporanea.

 

CRUMB GALLERY

Via San Gallo, 191 rosso | 50129 Firenze

tel. 347 3681894 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. |www.crumbgallery.com

orari: giovedì, venerdì e sabato dalle 16.00 alle 19.00, o su appuntamento 347 3681894

Telma Har: Arcanæ Figuræ

Autoritratti femminili dalla mitologia norrena

 

Dal 7 al 19 ottobre 2024

Saletta del Giudice Conciliatore

Palazzo dei Priori, Volterra (Pisa)

 

Telma Har Arcanæ Figuræ 1 250Dal 7 al 19 ottobre 2024 il Palazzo dei Priori di Volterra ospita, nella Saletta del Giudice Conciliatore, l’esposizione Arcanæ Figuræ: autoritratti femminili dalla mitologia norrena, una mostra personale dell'artista islandese Telma Har, realizzata da Magma Art Space con il patrocinio del Comune di Volterra.

Arcanæ Figuræ, ovvero misteriose creature oppure misteriosi personaggi, è una vera e propria narrazione per immagini con la quale Telma Har rappresenta alcune delle leggende nordiche più famose. Attraverso l'uso di autoritratti fotografici, realizzati indossando costumi fatti a mano appositamente studiati e cuciti, l’artista porta in vita racconti di donne nascoste, creature mitiche e altri personaggi femminili della tradizione islandese, impersonandone le protagoniste stesse immersa nella natura più primitiva e incontaminata dell’Islanda.

Dalla leggenda della Kópakonan, la Donna-Foca costretta a sposarsi con un uomo mortale e ad abbandonare la sua vera natura, passando per coloro che rifiutano il matrimonio e sono oggetto di scherno e discriminazione, fino ai miti degli útburður, gli spiriti dei neonati illegittimi abbandonati alle intemperie – osservati però dal punto di vista della madre – Telma Har ci accompagna in una dimensione tanto antica e misteriosa quanto moderna e attuale.

Tali figure rappresentano spesso una seria minaccia all'egemonia maschile, ma il messaggio di questi miti è sempre di far sì che le donne seguano le "norme", rispettino l'ordine sociale di classe e genere e siano fortemente scoraggiate dal cambiare il loro status. Sebbene si sia assistito ad un miglioramento dai tempi antichi ad oggi, non è mai abbastanza parlarne dal punto di vista femminile, e con Arcanæ Figuræ Telma Har propone proprio questo dialogo partendo da un’ottica letteraria e folkloristica, oltrepassando il tempo e i confini.

Telma Har è un'artista islandese che lavora prevalentemente con la fotografia. Laureata in Storia dell’Arte alla Háskóli Íslands e tuttora studente di fotografia alla Ljósmyndaskólinn di Reykjavík, fa parte del collettivo di artisti di Myrkraverk Gallerí. Il suo particolare processo creativo si distingue per la realizzazione manuale di tutti i costumi, oggetti e parti del set utilizzate come sfondo, quando non scatta direttamente in natura. Il tema principale nel suo lavoro è una ricerca delle radici, sia personali che culturali: gli antichi racconti popolari islandesi sono stati esplorati brevemente in alcune delle sue serie fotografiche precedenti, come ad esempio Völva, esposta a Palazzo Grifoni, San Miniato, nel novembre 2023 all'interno della collettiva Surroundings/ENVIRONMENT, e ora più approfonditamente in Arcanæ Figuræ.

Arcanæ Figuræ è realizzata da Magma Art Space, un progetto di arte contemporanea volto a creare uno scambio tra l’Italia e i paesi nordici, in particolare l’Islanda. Nato da un’idea di Clizia Macchi nel maggio 2023, ha già al suo attivo numerose attività in entrambi i paesi, con la partecipazione di artisti di varia nazionalità. L’attenzione di Magma Art Space è rivolta ad un’arte contemporanea che fa tesoro di tecniche tradizionali o antiche, e a modalità di espressione forti ed evocative, nella loro semplicità.

Arcanæ Figuræ: Autoritratti femminili dalla mitologia norrena

7-19 ottobre 2024

Palazzo dei Priori, Volterra (PI)

Saletta del Giudice Conciliatore

Info:

Aperto tutti i giorni

Mattina: su appuntamento (per prenotazioni gratuite contatta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

Pomeriggio: 15 -18:30

Chiuso venerdì 18 ottobre

INGRESSO GRATUITO

Magma Art Space

www.magma-artspace.com 

IG: @magma_art_space

LUCCA FILM FESTIVAL 2024 e PALAZZO PFANNER

presentano la mostra

MARCELLO L’ANTIDIVO DI SUCCESSO

a cura di Alessandro Orsucci

21 settembre – 27 ottobre 2024

Lucca, Palazzo Pfanner

 

Inaugurazione sabato 21 settembre, ore 18.00

 

Locandina La dolce vita prima edizione bassa 250Sabato 21 settembre apre al pubblico a Palazzo Pfanner, Lucca, la mostra MARCELLO L’ANTIDIVO DI SUCCESSO, a cura di Alessandro Orsucci, realizzata in occasione del Lucca Film Festival, in programma dal 21 settembre al 27 ottobre 2024.

L’esposizione è un omaggio ad uno degli attori italiani più famosi al mondo, Marcello Mastroianni, di cui quest’anno si celebra il centenario dalla nascita (28 settembre 1924), straordinario interprete di alcuni dei capolavori di Federico Fellini come La dolce vita e 8 e mezzo, i primi due film girati insieme, che hanno cambiato la storia del cinema e hanno reso Marcello una star internazionale. Figlio di artigiani, era un uomo timido, gentile e semplice, poco incline al divismo, “un antidivo di successo”. La sua naturale bellezza e il suo fascino hanno ammaliato perdutamente il pubblico femminile, anche se detestava essere considerato un “latin lover”. È l’attore italiano più premiato di sempre, in oltre cinquant’anni di carriera, plasmata inizialmente in teatro, ha preso parte a più di 140 film, interpretando con grande versatilità ruoli sempre diversi, e ha lavorato con i migliori registi tra cui De Sica, Visconti, Monicelli, Germi, Risi, Scola, Antonioni e infine Fellini, che lo ha reso immortale, e al quale era legato da una profonda amicizia. “Di Marcello attore - dice Fellini in un’intervista - la qualità che più apprezzo è questa sua totale confidenza, questa sua totale fiducia in chi lo dirige”. “È il regista con cui è più facile lavorare - raccontava invece Mastroianni di Fellini - con lui è veramente un gioco.”

“Mi piace ricordare Mastroianni con una definizione di Claudio G. Fava, il disponibile talento di un ‘bello’ involontario”. Spiega il curatore Alessandro Orsucci. “La mostra propone una ricognizione delle pellicole, dei generi, delle straordinarie collaborazioni dell’attore, in base ad una ricerca fatta sulla filmografia, che mi ha permesso di selezionare le opere proprio tenendo conto dell’importanza del film e soprattutto del lavoro di Marcello con gli altri. Vorrei ricordare non solo i film più importati, ma soffermarmi anche con chi ha collaborato, registi, compositori, attori e attrici, che hanno contribuito, insieme al suo talento naturale, a fare la Storia del Cinema italiano e mondiale. Ringrazio il Lucca Film Festival, l’amico e direttore Nicola Borrelli, e la Famiglia Pfanner che in questi anni si è dimostrata sensibile e lieta di ospitare le mie mostre all’interno dell’incantevole palazzo storico a Lucca.”

L’attore aveva, tra l’altro, un particolare legame con Lucca, la sua amata casa di campagna, si trovava sulle colline lucchesi, a Pescaglia, un casale settecentesco comprato negli anni Settanta, dove trascorreva molto del suo tempo libero insieme alla famiglia e ai più grandi nomi del cinema che lo venivano a trovare.

MARCELLO L’ANTIDIVO DI SUCCESSO, attraverso la vita e la carriera di Mastroianni, documenta quasi 60 anni della storia del nostro paese, dal Neorealismo alla Commedia all’italiana. Presenta manifesti originali, locandine, fotobuste e bozzetti facenti parte del corredo pubblicitario dell'epoca all'uscita dei film, tutti proveniente dalla sterminata collezione di Alessandro Orsucci. Centrale in questa esposizione è anche la musica per film, con un allestimento unico di colonne sonore originali in vinile, composte da Maestri quali Nino Rota, Carlo Rustichelli, Armando Trovajoli, Ennio Morricone, per citarne alcuni, corredate di copertine originali anch’esse, spesso disegnate, insieme a libri e spartiti musicali.  Un percorso che parte dagli anni Cinquanta con il primo film del filone ‘balneare’, per la regia di Luciano Emmer, Una domenica d'agosto, con Mastroianni esordiente, doppiato da Alberto Sordi, a cui seguono, entrambi del 1954, Cronache di poveri amanti di Carlo Lizzani, tratto dal romanzo di Vasco Pratolini, premiato al Festival di Cannes, e Peccato che sia una canaglia di Alessandro Blasetti, dove Marcello recita con la Loren e Vittorio De Sica. Del 1957 è Le notti bianche, di Luchino Visconti, che lo aveva conosciuto nel 1948 e diretto in teatro in molti spettacoli; grazie a questo film Marcello riceve il Nastro d’argento come miglior protagonista. Si prosegue con I soliti ignoti, di Mario Monicelli, un capolavoro della commedia all’italiana con un cast d’eccezione che lo vede a fianco di Totò, Claudia Cardinale, Vittori Gassman, Renato Salvatori.

Gli anni Sessanta si aprono con Il bell’Antonio, per la regia di Mauro Bolognini, insieme di nuovo a Claudia Cardinale, e il mitico La dolce Vita, che dette vita al sodalizio con Federico Fellini, testimoniato in questa sede anche dai manifesti e dal corredo pubblicitario di 8 e mezzo (1963), La città delle donne (1980) e Ginger e Fred (1986).

Del 1961, altre tre pellicole memorabili: Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli commedia deliziosa che raccoglie il meglio del cinema e del teatro italiano, oltre a Mastroianni, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Sandra Milo; La notte di Michelangelo Antonioni, con Monica Vitti e Jeanne Moreau, tra i più significativi film di quegli anni, che ottenne l’Orso d’oro al Festival di Berlino, tre Nastri d’argento e il David di Donatello per la regia; e infine Divorzio all'italiana di Pietro Germi, un successo internazionale, Oscar per la miglio sceneggiatura. Degli otto film realizzati sotto la direzione di Vittorio De Sica, la mostra si sofferma sui due girati insieme alla Loren, Ieri, oggi, domani, del 1963 e Matrimonio all'italiana, del 1964, che hanno conquistato le platee cinematografiche di tutto il mondo. Siamo agli anni Settanta dove la collaborazione con il regista Ettore Scola è ricordata con due grandi successi, Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), 1970, interpretato insieme alla grande Monica Vitti e a Giancarlo Giannini, e Una giornata particolare, del 1977, con una magistrale Sophia Loren. Nel 1973 gira, con altri tre notevoli attori del cinema italiano e francese, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli e Philippe Noiret, La grande abbuffata, un’opera all’epoca ritenuta scandalosa, irriverente, del regista Marco Ferreri. Questa carrellata, costellata di continui premi e riconoscimenti, arriva fino agli anni precedenti la morte di Mastroianni, avvenuta nel 1996, con Stanno tutti bene, diretto da Giuseppe Tornatore,1990, accompagnato da una splendida colonna sonora affidata a Ennio Morricone, e, infine, Sostiene Pereira, del 1995, di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi, dove si assiste all’ultima indimenticabile partecipazione dell’attore.

Nella mostra non poteva mancare una sezione dedicata a Sophia Loren, con la quale Marcello ha condiviso ben 14 film da protagonisti. La prima commedia che li vede insieme sul set è Cuori sul mare, dove la Loren, qui presente solo come comparsa, era appena sedicenne e portava ancora il cognome Scicolone. Amici e complici sullo schermo, sono stati una coppia esplosiva, la coppia d’oro del cinema italiano, che ha saputo descrivere l’amore nelle sue molteplici forme. Insieme hanno scritto parte della loro leggenda.

Il Lucca Film Festival negli anni ha omaggiato i grandi nomi del cinema internazionale da Oliver Stone a David Lynch, da Susan Sarandon a Isabelle Huppert, da Rutger Hauer a George Romero, da Paolo Sorrentino a Willem Dafoe. È uno degli eventi di punta del panorama culturale toscano, realizzato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Con la partecipazione del Comune di Lucca e Vivi Lucca Eventi e con la compartecipazione di Lands of Giacomo Puccini e Camera di Commercio Toscana Nord – Ovest. Banca Generali Private Wealth Management (Paolo Tacchi) e Banca Pictet sono i Main Sponsor della manifestazione e delle mostre. L’iniziativa è realizzata nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da MiC e MIM.

Il festival si avvale inoltre del supporto di Ministero della cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Manifatture Digitali Cinema, Sofidel, Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione Giacomo Puccini e Puccini Museum - Casa Natale, Audi Center Terigi, Tenuta del Buonamico, Martinelli Luce, Naturanda, Futuro3D, è in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e si avvale della co produzione di Tecno Servizi, Ristorante Giglio, Palazzo Pfanner, Over The Real, Teatro del Giglio di Lucca, Accademia di Belle Arti di Carrara, Liceo Artistico Musicale e Coreutico Augusto Passaglia, Liceo Classico N. Machiavelli, ISIS Pertini.

Si ringraziano anche ANSA, Rai Toscana, Rai Radio 3, Movieplayer.it, Film4 Life,  Festival Scope, A.C.S.I. Associazione Centri Sportivi Italiani,  Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA), Trenitalia, Fic, Uicc, Cinit, Ucca, Arci, Fedic, Corte Tripoli, Circolo del Cinema di Lucca,  Cineforum Ezechiele 25:17, Cinema Centrale, Astra e Moderno, Cinema Arsenale, Università di Pisa, Università degli Studi Firenze, Fondazione Carlo Ludovico Ragghianti, Pisa al Cinema, Cinema Arsenale, Cineteca Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Musicale Luigi Boccherini, Robert F. Kennedy Human Rights Italia, Associazione Donne all’Ultimo Grido, SPAM! Rete per le arti contemporanee, Lucca Comics & Games, Photolux Festival, Lucca Classica Music Festival. 

MARCELLO L’ANTIDIVO DI SUCCESSO

a cura di Alessandro Orsucci

21 settembre – 27 ottobre 2024

Palazzo Pfanner | Lucca, Via degli Asili, 33

orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 18

costo biglietto incluso nella VISITA ALLA RESIDENZA Intero 4.5€ | Ridotto 4€ (Ragazzi 12-16 anni / Studenti / Adulti > 65 anni) | Gruppi (>10) 4€

Avanguardie al Femminile

Accardi - Apollonio - Dadamaino

19 settembre - 15 novembre 2024

inaugurazione giovedì 19 settembre 2024, ore 17.00

Firenze, Lungarno Benvenuto Cellini 3

 

Tornabuoni arte 250Tornabuoni Arte, inaugura, giovedì 19 settembre 2024, nella sua sede di Firenze, Avanguardie al Femminile, una mostra unica che riunisce tre delle più importanti protagoniste dell’arte italiana del dopoguerra: Carla Accardi (1924-2014), Marina Apollonio (1940) e Dadamaino (1934-2004). Con oltre 40 opere, che abbracciano la seconda metà del XX secolo, la galleria vuole rendere omaggio al fondamentale e personale contributo che ognuna di loro ha dato all’evoluzione dell’arte astratta.

Il percorso espositivo inizia al piano terra dove troviamo i lavori di Carla Accardi, di cui per altro quest’anno si celebra il centenario della nascita, e Dadamaino. Si apre con Assedio Rosso n.3 (1956) dell’Accardi, una tela di oltre un metro e mezzo di lunghezza, in cui è racchiuso tutto il suo linguaggio fatto di segni, simboli e colore, esposta anche al Palazzo delle Esposizioni a Roma per la retrospettiva a lei dedicata proprio per il centenario. Realizzato pochi anni dopo lo scioglimento di Forma 1 - un movimento artistico da lei fondato a Roma nel 1947 insieme, tra gli altri, a Giulio Turcato, Pietro Consagra, Piero Dorazio e Achille Perilli - il dipinto richiama alcuni degli ideali del gruppo che enfatizzava l'importanza dell'astrazione e rifiutava ogni forma di realismo e rappresentazione figurativa. A testimoniare la sua ricerca del periodo successivo, è presente anche un monumentale quadro del 1967, lungo quasi quattro metri, su sicofoil, un materiale plastico trasparente, che sostituisce il tradizionale supporto della tela e caratterizza il quadro stesso come un diaframma luminoso, un esempio iconico di una delle serie più note dell'Accardi. È dedicato alla critica d’arte Carla Lonzi, alla quale la pittrice fu legata da uno straordinario sodalizio durato circa un decennio, e con cui fondò Rivolta Femminile, all’inizio degli anni Settanta, uno dei primi movimenti femministi in Italia. Con Assedio Rosso n.3 è stato esposto alla LIX Biennale di Venezia del 2022, dove tutte e tre le nostre artiste sono state scelte, tra le altre, dalla curatrice Cecilia Alemani con dei lavori storici (alcuni prestati dalla Tornabuoni Arte) a indicare la significativa e fondamentale eredità che hanno lasciato.

Dell’Accardi, qui in mostra, troviamo anche Arancio verde del 1972-76, dove c’è un ritorno ad una pittura più tradizionale, una pittura su stoffa, di grandi dimensioni, di forte impatto cromatico. Sempre su tela sono le opere che dagli anni Ottanta arrivano al Duemila, scelte per questa occasione, dove la sua sperimentazione è sempre più indirizzata verso il colore, fatta eccezione per Bianco nero, del 2004, memoria di un’astrazione ridotta nei segni e nella tavolozza più vicino all’Informale degli anni ’50.

Dadamaino, pseudonimo di Edoarda Emilia Maino, più giovane di un decennio, mentre l’Accardi operava a Roma tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi dei Sessanta, si trovava, invece, a Milano. Autodidatta, affascinata dalla pittura, casualmente, scopre in una vetrina un quadro di Fontana, e, influenzata dalla corrente dello Spazialismo, elabora una sua personale versione delle opere con i buchi dell’artista che intitola Volumi, di cui vediamo alcuni esempi qui esposti. Grandi ovali ritagliati nella tela monocroma, che ne rivelano il bianco retrostante: il buco diventa il negativo, il vuoto, e la tela è percepita non più come superficie ma come spazio tridimensionale. Sono anche gli anni in cui Dadamaino frequenta il bar Giamaica a Milano, dove, nel 1957, conosce Piero Manzoni, con cui nasce una profonda amicizia. Manzoni la invita ad esporre i suoi Volumi nella galleria Azimut, spazio autogestito dal gruppo di cui faceva parte insieme a Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani. Agli inizi degli anni Sessanta, in questa sua veloce parabola creativa, l’artista intraprende la sperimentazione optical, una nuova percezione, un nuovo modo di vedere, che coinvolge anche la partecipazione dello spettatore. Il delicato Oggetto ottico-dinamico (1963-65), precedentemente esposto al Centre Pompidou a Parigi e successivamente al Guggenheim di Bilbao, è la chiara dimostrazione della sua capacità di spingersi nella ricerca e testimonia anche la sua partecipazione al movimento internazionale “Nove Tendencija” di Zagabria, una delle maggiori espressioni dell’arte cinetica, alla quale prese parte anche Marina Apollonio, più o meno negli stessi anni.

Dadamaino, come Carla Accardi, abbandona la tela come supporto in favore delle potenzialità della plastica, lasciando solo i segni, il movimento, il gesto. In mostra anche le delicate Passo dopo passo, 1988, e Sein und Zeit, 1999, dove interviene minuziosamente su fogli trasparenti di poliestere con numerosi trattini di inchiostro di china, per lo più nero. Trattini che si susseguono a distanze regolari, cambiando inclinazione, secondo concentrazioni e diramazioni, creando un movimento dinamico delle superfici, quasi fossero delle maree. Nella serie raffinatissima degli Interludi, di cui abbiamo tre esempi del 1981, realizzati sempre con la stessa tecnica a mano libera, leggera, ma definita da rigore e metodo, il poliestere viene sostituito dalla carta.

A Marina Apollonio è riservato il primo piano della galleria. L’artista è di sicuro una delle rappresentanti più significative del movimento ottico-cinetico internazionale. Già nei primi anni Sessanta, hanno inizio le sue ricerche sulla percezione visiva, sulla creazione di stimoli percettivi attraverso una combinazione di forme pure. Con gli esponenti dell’Arte Optical condivide una visione di un'arte depersonalizzata in opposizione al concetto di astrazione espressiva. Nei lavori della serie Dinamica Circolare, qui esposti, Apollonio ha ideato dei congegni meccanici che mettono in movimento le sue sinuose spirali bicolori, inserendo una dimensione cinetica al dinamismo ottico delle sue opere. Si aggiunge a questa serie Blu su rosso fluorescenti 6A, 1966-68, che si distingue dalle altre per l’uso del colore, fluorescente appunto, su masonite. Marina Apollonio è un artista meticolosa, rigorosa che ha sempre continuato nella sua ricerca visiva - dalla pittura alla scultura e al disegno, dalle opere statiche a quelle in movimento - a inventare, a sperimentare nuovi materiali, abbracciando le innovazioni tecnologiche del suo tempo, pur mantenendo una programmazione geometrica, matematica, non lasciando mai niente al caso.

Avanguardie al Femminile è un tributo a tre artiste come Carla Accardi, Marina Apollonio e Dadamaino, convinte dell’importanza dell’arte e dell’impegno politico e sociale, che hanno partecipato ai diversi movimenti della seconda metà del XX secolo e che, attraverso le loro ricerche, hanno lasciato un segno duraturo nella storia dell’arte. La mostra rimarrà aperta fino al 15 novembre 2024.

Info: Tornabuoni Arte

Firenze
, Lungarno Benvenuto Cellini, 3

orari apertura mostra: dal lunedì al venerdì, 9.00-13.00 / 15.00-19.00; ingresso libero

Tel. +39 055 6812697 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.tornabuoniart.com

A Trecase la Mostra d’Arte Sacra “San Gennaro tra Arte e Fede”

LOCANDINA Mostra darte sacra 2024 250Nell’ambito del programma delle iniziative civili a latere di quelle religiose promosse dal Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” di Trecase per i festeggiamenti in onore di San Gennaro, Patrono di Trecase, il Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” e l’associazione culturale Prometeo, in collaborazione con le associazioni Ce.P.S.A.V. ODV e Ganesh ODV, dal 15 al 29 settembre 2024, nella Sala Teatro dell’oratorio “Sac. Giuseppe Tortora” in Via Regina Margherita n. 68 – Trecase, organizzano la Mostra d’Arte Sacra “San Gennaro tra Arte e Fede”. La Mostra, patrocinata dal Comune di Trecase, dall’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) Campania, dall’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) Napoli e Campania, dalla Fondazione di Studi Tonioliani Campania, dalla Fondazione Guida alla Cultura, dal FORUM delle Associazioni Sociosanitarie e la partecipazione del Liceo Artistico e delle Scienze Umane “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata e l’ISS “Francesco Degni” Torre del Greco, si inaugura domenica 15 settembre 2024 alle ore 20,00 nella Sala Teatro dell’oratorio “Sac. Giuseppe Tortora” in Via Regina Margherita n. 68 – Trecase.

Al Vernissage della Mostra intervengono Don Antonio Ascione, Rettore del Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” Trecase; Francesco Manca, Presidente Associazione Culturale “Prometeo”; Raffaele De Luca, Sindaco del Comune di Trecase e Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio; Felicio Izzo, Presidente APLI; Crescenzio D’Ambrosio, Docente Liceo Artistico “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata.

La Mostra, ingresso libero, curata da Crescenzio D’Ambrosio e Felicio Izzo, è visitabile dal 16 al 29 settembre 2024 dalle ore 19,00 alle ore 21,00. Espongono: Gaetano Ausiello, Cinzia Autieri, Biagio Gallo Bigal, Giorgio Cangiano, Adriana Capizzano, Umberto Carotenuto, Crescenzio D’Ambrosio, Michele D’Uva, Michele Fortunato, Felicio Izzo, Girolamo Langella, Ida La Rana, Giuseppe Lombardo, Antonio Longobardi, Giuseppe Lombardo, Francesco Matrone, Antonio Mele, Nicolo Russo Neotto, Raffaele Panariello, Linda Romano, Antonio Ruggiero, Aurelio Talpa, Paolo Villani, Raffaella Vitiello. In mostra gli elaborati di Pasquale Autiero, Valeria Boschini, Raffaella Colantonio, Giusy Di Luca, Alessandra Di Sarno, Denise Formisano, Caterina Iacomino, Alessia Madonna, Benito Nocerino, Alessia Solano.

Galleria Nazionale delle Marche: ancora un mese per ammirare la mostra-record su Barocci

 

C’è tempo fino al 6 ottobre per ammirare la mostra dedicata a Federico Barocci allestita negli spazi di Palazzo Ducale di Urbino. Si tratta di una grande esposizione monografica, definita dai critici come ‘la più bella mostra del 2024 in Italia’, con opere di uno dei figli più illustri della città. Vi sono prestiti eccellenti che giungono da alcuni dei principali musei italiani ed esteri.

C’è tempo ancora un mese, fino al prossimo 6 ottobre, per ammirare Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna, la grande mostra monografica allestita nei sontuosi spazi di Palazzo Ducale e che ha ottenuto la concessione dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Curata da Luigi Gallo (Direttore della Galleria delle Marche) e Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Urbino), con Luca Baroni e Giovanni Russo, la mostra porta per la prima volta a Urbino le opere di uno dei suoi figli più illustri: Federico Barocci (1533-1612).

In due mesi e mezzo, la mostra è stata definita da alcuni media specializzati la mostra più bella del 2024 in Italia, ha richiamato circa 60mila visitatori, confermando il trend di crescita per il museo marchigiano che per ora sta registrando un buon 20% di aumento degli ingressi rispetto al 2023.

Anche la critica – nonché i media specializzati e non - hanno apprezzato molto la mostra, sottolineando sia la validità della selezione di opere, sia l’alto valore scientifico dell’esposizione, che in qualche caso ha contribuito ad aprire discussioni sullo stile e le tecniche utilizzate da Federico Barocci durante la sua carriera di artista.

Tutte le principali testate d’arte italiane ed estere hanno scritto articoli sulla mostra, contribuendo così alla formazione di una rassegna media decisamente corposa.

locandina 2 250«A un mese dalla chiusura della mostra monografica dedicata a Federico Barocci – dice il Direttore Gallo - si può con certezza affermare che il grande pittore di Urbino ha ritrovato una sua centralità nel dibattito sulle arti e nel cuore del pubblico. Sono tanti i visitatori che in questi mesi hanno scoperto o riscoperto il pennello sensibilissimo, i colori meravigliosi e i disegni di Barocci grazie alle opere provenienti dai grandi musei del mondo, dalle chiese e dalla collezione della galleria Nazionale delle Marche. Ed è di grande soddisfazione, come direttore del museo e curatore della mostra, insieme ad Anna Maria Ambrosini, incontrare nelle sale lo sguardo emozionato e pieno di meraviglia dei visitatori. Inoltre la mostra urbinate ha permesso di rilanciare gli studi sull'artista, sia con i lavori per il catalogo scientifico dell'esposizione sia con iniziative di alto profilo come la Summer School della Federico Zeri, appena conclusa. Accanto all'esposizione, i magnifici ambienti del Palazzo Ducale, molti appena restaurati, contribuiscono a rendere unica la visita a Urbino, culla del Rinascimento, il cui lascito culturale si cristallizza nelle auliche sale della dimora di Federico da Montefeltro. Rimane ancora un mese per lasciarsi trasportare dall'emozione della pittura moderna, ricordando inoltre che il nostro museo ha una grande offerta culturale nel corso dei prossimi mesi con le nuove sale in riapertura a ottobre, il restauro dello Studiolo, e in prospettiva la grande mostra dedicata a Simone Cantarini, in collaborazione con le Gallerie nazionali di Arte Antica Barberini\Corsini, che nel 2025 premetterà di raccontare l'arte del grande pittore di Pesaro, sensibile rappresentate della pittura seicentesca».

Un debito onorato

Pittore, straordinario disegnatore e innovativo incisore, per quasi un secolo Barocci segna la scena artistica italiana ed europea. Nonostante la scelta, inconsueta all’epoca, di restare nella sua città natale, lontana dai grandi centri culturali e mecenatistici, egli riesce a imporsi con tenace fatica come il più ammirato, richiesto e pagato autore di dipinti sacri della seconda metà del ’500.

Per la città ducale, Federico Barocci ha sempre rappresentato un debito di riconoscenza, perché la sua figura umana e artistica è di straordinaria importanza: con la sua opera egli chiude idealmente la grande stagione del Rinascimento urbinate, dominata da artisti del calibro di Piero della Francesca, Bramante e Raffaello, offrendo le primizie di una pittura nuova che caratterizzerà l’Età Barocca. Non a caso il primo direttore di Palazzo Ducale, Lionello Venturi, aveva in animo di organizzare una mostra monografica, annunciata in occasione dell’apertura del museo nel maggio 1913. L’evento poi non ebbe luogo e solo oggi, a oltre 110 anni di distanza, il museo dedica una esposizione al grande pittore marchigiano.

Grazie a un insieme di prestiti provenienti da principali musei nazionali e internazionali che arricchiscono la collezione già molto importante della Galleria Nazionale delle Marche, la mostra, di taglio monografico, raccoglie oltre 80 tra dipinti e disegni di Barocci, illustrando tutte le fasi della sua lunga carriera.

Un’altra novità il percorso artistico del maestro urbinate viene presentato secondo un ordinamento tematico, volto ad approfondire le peculiarità della sua produzione inserendola nel contesto della grande arte del Cinquecento e del Seicento.

«Per la prima volta in Urbino – dice il Direttore Gallo -, un’ampia mostra monografica illustrerà l’opera di uno dei massimi pittori italiani: Federico Barocci. L’inconsueta scelta dell’artista di restare nella città natale, pur avendo conosciuto i centri maggiori dell’arte italiana, e in particolare Roma, non gli impedì di diventare famosissimo e ottenere importanti committenze da tutta Italia e non solo. Articolata in sezioni tematiche, la mostra ospiterà eccezionali capolavori provenienti dai musei di tutto il mondo e sarà impreziosita da un ampio focus sui disegni dell’artista che dimostreranno lo studio lungo e accurato che precedeva la realizzazione di ogni sua opera. Inoltre è significativo che nell’anno in cui Pesaro è Capitale Italiana della Cultura, Urbino sia protagonista di questo evento, proponendo una mostra dedicata a uno dei suoi figli più illustri. Nel segno di Federico Barocci, Palazzo Ducale ha elaborato un ampio progetto culturale al fine di raccontare la sua storia, unica per la varietà e l’importanza di un patrimonio artistico che, sotto l’egida del Ministero della Cultura, siamo chiamati a trasmettere alle generazioni future».

Il percorso espositivo

La mostra si articola in sei nuclei narrativi, declinati secondo un ordinamento che lega la successione temporale dell’opera di Barocci a una presentazione diacronica organizzata seguendo i diversi temi della sua pittura.

Si partirà nella prima sala dalla disamina del contesto culturale in cui l’artista si forma e lavora, analizzato tramite l’Autoritratto giovanile e l’Autoritratto senile (Firenze, Galleria Palatina), i ritratti dei personaggi più rappresentativi della corte e del suo principale committente cui è legato da un intimo rapporto di amicizia, il duca Francesco Maria II Della Rovere (Firenze, Galleria Palatina). Qui saranno presentati i capolavori della ritrattistica baroccesca insieme al magnifico dipinto La Madonna della gatta (Firenze, Uffizi), realizzato per il duca, in cui il profilo del Palazzo Ducale cristallizza il legame del pittore con la sua città natale.

Nella seconda sala si affronterà il tema della composizione delle grandi pale d’altare realizzate con innovativi effetti di notturno che rivoluzionano la tradizione cinquecentesca con gli inediti bagliori cromatici che accompagnano alcuni capolavori, come la maestosa Deposizione eseguita per la cattedrale di San Lorenzo di Perugia, la Madonna di San Simone della Galleria Nazionale delle Marche o le due straordinarie realizzazioni romane come la Visitazione alla Chiesa Nuova (che torna per la prima volta a Urbino dal 1609 quando Barocci la inviò a Roma) e l’Istituzione dell’Eucarestia alla Minerva.

La terza sala è dedicata al tema degli affetti, della natura e delle emozioni con i dipinti di piccola dimensione destinati alla devozione privata in cui più evidenti risultano i ragionamenti di Barocci sulle intime relazioni fra i personaggi ed il loro rapporto con una natura intrisa di sentimento. Qui saranno presentati i magnifici Cristo appare alla Maddalena (Firenze, Uffizi), in cui il profilo di Urbino porta le scena sacra nell’ambito familiare della capitale feltresca, la Madonna delle Ciliegie (Pinacoteca Vaticana), dove il dolcissimo paesaggio primaverile accoglie la rappresentazione dell’amore familiare, la Sacra Famiglia del gatto (National Gallery di Londra), in cui i protagonisti sono rappresentati in una sala che richiama gli ambienti del palazzo urbinate, la Madonna di San Giovanni (Galleria Nazionale delle Marche), dipinto dopo il ritorno da Roma come ex voto per la guarigione, la Natività (Museo del Prado di Madrid) e ancora i magnifici San Girolamo penitente e San Francesco, rispettivamente dalla Galleria Borghese e dal Metropolitan di New York, in cui personaggi appaiono estatici in un paesaggio struggente.

La quarta sala sarà dedicata alla grafica di Barocci, con una scelta significativa di disegni, cartoni, incisioni provenienti dalle maggiori raccolte nazionali e internazionali.

Nella quinta sala sarà possibile ammirare le composizioni dalla loro fase preparatoria all’opera finita, saranno presenti l’Annunciazione conservata in Vaticano, esposta vicino a diversi fogli elaborati per la sua realizzazione, la straordinaria Fuga di Enea da Troia (Roma, Galleria Borghese), affiancata al cartone preparatorio conservato al Louvre, l’unica opera a tema mitologico di Barocci, in cui gli elementi ereditati dalla tradizione raffaellesca sono riletti con un nuovo pathos che ispira il ragionamento che sul dipinto fece Bernini e infine la Deposizione di Senigallia, che dal 1608 – anno della fine dell’intervento di ‘restauro’ operato dallo stesso Barocci – torna a Urbino, con accanto il suo bozzetto preparatorio conservato al museo.

Nella sesta sala saranno presentate le ultime opere del pittore risalenti al primo decennio del Seicento, nelle quali il colore diventa pura emozione cromatica anticipando alcune soluzioni che contraddistinguono l’arte barocca: fra queste la Beata Michelina (Pinacoteca Vaticana), la Madonna del Rosario (Senigallia), l’Assunzione della Vergine (Galleria Nazionale delle Marche), e la Presentazione della Vergine al Tempio (Roma, Chiesa Nuova).

La mostra continua

L’arte di Barocci continuerà nell’appartamento roveresco del secondo piano dove il Palazzo Ducale vanta il numero di opere più consistente della sua produzione sacra: l’Immacolata concezione, la Crocifissione con i dolenti, San Francesco riceve le stigmate, la derivazione dal Perdono di Assisi e le due opere in deposito dalla Pinacoteca di Brera alla Galleria Nazionale delle Marche, ovvero la Madonna col Bambino in gloria con i Santi Giovanni Battista e Francesco e l’Ecce Homo finita dall’allievo Ventura Mazza.

INFO MOSTRA

Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna

a cura di Luigi Gallo e Anna Maria Ambrosini Massari con Luca Baroni e Giovanni Russo

fino al 06.10.2024

Orari: da MA a DO: dalle 8:30 alle 19:15 (chiusura biglietteria ore 18:15); LU chiuso

Ingresso: € 12 intero; € 2 ridotto; € 1 prenotazione

Catalogo edito da Electa

Galleria Nazionale delle Marche

Palazzo Ducale di Urbino

Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)

Telefono: 0722 2760

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www.gallerianazionalemarche.it

Dal 16 settembre il Museo di Capodimonte di Napoli ospiterà la mostra antologica “Giuseppe Pirozzi. L’atelier dello scultore”

L’artista che è anche autore della scultura-simbolo del Premio Dorso, donerà al Museo sette opere che verranno acquisite alla collezione

 

Squitieri con scultura 250Dal 16 settembre al 6 gennaio 2025 il Museo di Capodimonte di Napoli ospiterà la mostra antologica “Giuseppe Pirozzi. L’atelier dello scultore. La mostra, attraverso l’esposizione al pubblico di circa 80 opere realizzate dal 1954 al 2024, intende rappresentare i momenti salienti della lunga e prestigiosa carriera artistica di Giuseppe Pirozzi. La mostra presenterà una selezione di opere scultoree, tra cui bronzi, gessi, terrecotte e preziose sculture-gioiello in argento fuso a cera persa, nonché un certo numero di grafiche. Il progetto mira in particolare a ricreare l’esperienza della visita all’atelier dello scultore, offrendo un dialogo intimo con le opere provenienti da varie collezioni museali e private. L’esposizione è stata realizzata in stretta collaborazione con l’artista e con il prezioso contributo di una sua figlia, Francesca Pirozzi.E’ un onore - ha dichiarato Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte – inaugurare una mostra dedicata a Giuseppe Pirozzi nell’anno in cui ha compiuto il suo novantesimo compleanno.  Pirozzi è tra gli artisti che hanno maggiormente contribuito al rinnovamento della scena napoletana, recependo e rielaborando le tendenze internazionali attraverso un percorso straordinario di oltre sette decenni”.  “Questa mostra - ha affermato Giuseppe Pirozzi - in un museo prestigioso a livello internazionale, rappresenta una tappa significativa del mio lungo percorso di artista. Il Cellaio, che la ospita, in quanto integrato perfettamente nel Real Bosco, rispecchia in qualche modo il rapporto stretto con l’elemento naturale che da sempre caratterizza il mio sentire e conseguentemente la mia produzione artistica. Inoltre Capodimonte è per me un luogo del cuore, in quanto vi ho abitato con la mia famiglia, mia moglie insegnava all’Istituto per la Porcellana “G.Caselli”, qui ho avuto il mio studio, a villa Fagella, già sede di diversi atelier d’artista, e non ultimo, associo Capodimonte all’ex Soprintendente Raffello Causa che accanto all’arte antica, riconosceva e valorizzava i giovani artisti e, nel 1961, mi invitò a partecipare alla mostra “Giovani artisti italiani alla Casina Pompeiana”. Il rapporto tra l’Associazione “Guido Dorso” e Giuseppe Pirozzi è stato, negli anni, sempre particolarmente intenso e fecondo ed ha visto il maestro condividere il lungo percorso di impegno culturale civile dell’istituzionePirozzi, docente di plastica ornamentale all’Accademia di belle arti di Napoli, fu destinatario, nel 1980, del Premio Dorso per la Cultura e, nel 1988, volle realizzare il simbolo stesso del Premio creando un’artistica scultura in bronzo che da quell’anno ormai fa bella mostra negli uffici dei maggiori esponenti del mondo delle istituzioni, dell’economia, della ricerca e della cultura del nostro Paese. “Questo importante evento dedicato dal museo di Capodimonte al Maestro Giuseppe Pirozzi - ha dichiarato Nicola Squitieri, presidente dell’Associazione Dorso - ci riempie di particolare orgoglio e soddisfazione. La mostra e poi anche l’acquisizione da parte del museo di alcune delle opere di Pirozzi - ha affermato Squitieri - rappresentano un meritato riconoscimento alla sua prestigiosa carriera artistica e lo consacra tra i nostri grandi maestri dell’arte contemporanea. In occasione dell’evento di Capodimonte l’Associazione Dorso consegnerà una targa-ricordo a Giuseppe Pirozzi.

 

Il Balcone del cielo è a Pietrasanta

Franca Pisani celebra le donne

e festeggia i suoi 50 anni d’arte

 

02 inguaribile romantica ossidi pigmenti3 15mx3 15m 2024 rid 250Dopo tanti anni trascorsi nel vivace Oltrarno fiorentino, alcuni anni fa Franca Pisani decise di trasferirsi e lavorare a Pietrasanta, in Versilia. Ed è qui, nel suggestivo Complesso monumentale di Sant’Agostino di Piazza del Duomo, che il prossimo 26 ottobre si inaugurerà Il balcone del cielo, mostra personale antologica con cui l’Artista intende festeggiare il proprio mezzo secolo d’attività artistica.

Inoltre l’esposizione - che sarà a ingresso libero e proseguirà fino al 9 febbraio 2025 – porrà in evidenza anche un altro aspetto della pluridecennale azione di Franca Pisani - la quale si definisce «un’antica ribelle che ha operato e sono tuttora attiva nelle dinamiche della lotta per la condizione della donna nella società» - rivelandosi una vera e propria celebrazione dell’universo femminile.

Curata da Alberto Dambruoso, la mostra nasce idealmente all’indomani di "Sette anni di arte concettuale a Firenze (1974-1981)", la conferenza che Franca Pisani ha tenuto nell’Auditorium degli Uffizi nel marzo del 2023, per illustrare le proprie radici artistiche che affondano nell’arte concettuale e nella poesia visiva che oltre mezzo secolo fa ebbero un grande impulso a Firenze, prima con esponenti come Ketty La Rocca ed Eugenio Miccini, e poi grazie allo Studio d’artista di Franca Pisani, vera fucina di idee e di rapporti con le realtà artistiche di tutta Europa.

Poi nel 2016 il trasferimento del proprio studio a Pietrasanta - «per vivere e lavorare il più vicino possibile all’arte» disse una volta l’Artista – e l’avvio di una nuova fase creativa, ricca di ricerche e sperimentazioni, che ha già dato frutti molto apprezzati.

Quindi l’occasione di «un’antologica sotto casa», come ha definito Franca Pisani la sua nuova mostra: «Ci siamo conosciuti personalmente in occasione di uno dei tanti eventi culturali che ospitiamo in città – ricorda il sindaco e assessore alla cultura di Pietrasanta, Alberto Stefano Giovannetti e, parlando con Franca, ho scoperto che avrebbe presto festeggiato i suoi primi 50 anni di attività artistica e che mai, finora, aveva esposto a Pietrasanta. Quale migliore occasione, quindi, per allestire la sua prima mostra: Franca si è resa subito disponibile, abbiamo visionato insieme i suoi lavori e non vedo l’ora che anche il pubblico possa apprezzarli, raccolti in questa antologia frutto di un percorso artistico di grande pregio, passato dai più grandi poli espositivi nazionali e internazionali».

Protagonista di mostre in Italia (tre volte alla Biennale di Venezia) e all’estero (da Parigi a Monaco di Baviera, da Chicago a New York, da Madrid a Berlino), Franca Pisani ha scelto di confezionare la propria antologica a ritroso, partendo cioè dalle opere pittoriche frutto dei suoi ultimi stati d’animo, con il colore tornato finalmente a imporsi sul nero e dove si guarda al futuro con rinnovato ottimismo, per giungere alle testimonianze dei primi anni di attività artistica, il tutto lungo un percorso che dura da 50 anni e durante il quale Pisani ha sempre dimostrato una speciale sensibilità per il rispetto dei diritti delle donne. E come si conviene in certi casi, non mancheranno novità, opere già note, pezzi unici e la consueta varietà di supporti materici e tecniche espressive che da sempre caratterizzano l’arte di Franca Pisani.

Il Complesso di Sant’Agostino – realizzato tra il XV e il XVI secolo - sarà invaso dalle realizzazioni di Pisani: nella grande chiesa, nei chiostri e nei giardini adiacenti, sarà un susseguirsi di pitture, sculture, installazioni, opere di vario genere - compresi alcuni frammenti di Album Operozio e di Manumissio, rispettivamente i progetti di avvicinamento e di allontanamento dall’arte concettuale della seconda metà degli anni Settanta - provenienti alcune mostre tenute nello Studio d’Artista di Franca Pisani nell’Oltrarno fiorentino, uno dei cuori popolari del capoluogo toscano.

Il percorso espositivo

Dopo la conferenza agli Uffizi del marzo 2023, che ha "storicizzato" l’appartenenza di Franca Pisani al gruppo dei capiscuola della "poesia visiva" e della "arte concettuale", ha preso vita il progetto dei black che si ammirerà nella grande chiesa sconsacrata di Pietrasanta.

Si tratta di dieci teleri (he ricordano le grandi tele molto diffuse in Veneto nel XVI secolo) di dimensioni notevoli, dipinti su fondo nero caravaggesco. Le tracce segniche e lo spazio mentale dimostrano come la pittura di Franca Pisani sia tornata al colore: risplendono infatti i gialli dei girasoli di Van Gogh, come i campi della "sua" Maremma, i rossi vermiglio del tramonto, gli azzurri cobalto, i verdi turchese del mare d’estate.

E poi ci sono le figure femminili, che appartengono alla storia artistica di Franca Pisani e che sui teleri si presentano con un nuovo appeal: «Le donne rappresentate da Franca Pisani in questi grandi teleri – dice Alberto Dambruoso, curatore della mostra - sono le eroine silenziose di tutti i giorni. Sono le nostre madri che ci hanno cresciuto, quelle che hanno rinunciato alla carriera per amore dei figli e dei propri compagni, quelle che hanno combattuto per i propri sacrosanti diritti all’interno di una società che tuttavia non le considera ancora pari all’uomo».

Per esaltare l’architettura ad una sola navata della Chiesa, il cui pavimento è disposto su vari livelli che si adeguano alla pendenza del terreno, saranno realizzati dieci parallelepipedi in legno che accoglieranno le grandi tele che misurano 300 x 300 centimetri per formare una sorta di percorso. I visitatori saranno infatti accompagnati fino alla sala del coro, nel retro del Pulpito, dove la scultura in marmo statuario dell’Altissimo, denominata Archeosegno (esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2017) risulta il prezioso messaggio segnico tridimensionale della mostra, dal peso di circa 30 kg, che misura 120x40 centimetri e fu realizzato nei laboratori della Henraux di Querceta "scavando" un iniziale blocco lapideo di circa mezza tonnellata.

Nella vicina Sala del Capitolo troverà spazio un’altra sezione della mostra, sospesa fra arte e scienza, con lo scopo di rendere partecipe la comunità dell’importanza e della bellezza della flora marina. Le opere ritraggono dei veri e propri acquari dove le alghe sono benefiche produttrici di ossigeno, utili per gli esseri marini e terrestri, che vengono utilizzate nell’industria come valide sostitute delle plastiche, oltre ad essere degli eccezionali filtri marini. L’Artista ha selezionato decine di tipi di alghe da tutto il mondo, studiandone le proprietà e l’azione. Le opere saranno 12 delle dimensioni di 150 x 100 centimetri, cui si somma una scultura composta da sabbie e polimeri che misura 50 x 50 x 250 centimetri, del peso di 80 kg, per ricordare l’erosione delle dune.

Quindi nella Sala dei Putti saranno esposte le opere essenziali del percorso artistico storico. La mostra propone infatti momenti unici e preziosi come gli Attraversamenti, dedicati alla sua rivoluzione ideologica oltre che formale. E poi le passate esperienze di poesia visiva e arte concettuale, l’amicizia e collaborazione con Eugenio Miccini e Ketty la Rocca, recentemente riscoperta dopo un lungo disinteresse, che lavorava sulla condizione femminile, tra i pochi esempi di arte femminista italiana.

È in questa sala che Franca Pisani espone Album Operozio, del 1976,, pubblicazione manuale indipendente (le cui 50 copie furono realizzate in carta pergamena) che è nella collezione della Biblioteca Hertziana di Monaco, della Yale University del Connecticut. Nel gennaio 1977 il direttore del Centre Boubourg di Parigi, Pontus Hulten, la invitò all’inaugurazione del Museo e con Album Operozio si ebbe un esempio di creatività artistica libera e incondizionata. Fu inoltre acquisito dal Museo National Centro Arte Reina Sofia di Madrid, dall’Università La Sapienza di Roma. Sempre nel Chiostro Pisani si potrà ammirare Manumissio, pubblicazione del 1977 curata da Enrico Crispolti, manifesto illuminato che si allontana dall’arte concettuale a vantaggio di un ritorno al manufatto.

Completano la mostra alcune sculture e installazioni che stazioneranno negli spazi all’aperto del complesso di Sant’Agostino. Ci saranno due realizzazioni del 2008 (Il gioco e il mito e L’erosione delle sabbie) e una del 2009 (Anima primitiva in bronzo) che Pisani espose alla Biennale di Venezia dello stesso anno.

Dunque si tratta di opere che rappresentano un deciso passo in avanti nella sua indagine artistica, per giungere alla definizione di quel suo segno assoluto passato-presente, l’idea mediterranea di una natura che unisce pittura, scultura e installazione un progetto complesso che vede nelle potenzialità dello spazio della Sala dei Putti l’installazione di Tre nomadi, figure antropomorfe in polimeri, tela e ossidi a grandezza naturale - esposti nel Padiglione Italia diretto da Vittorio Sgarbi alla Biennale d’arte di Venezia del 2011 - che rappresentano l’anello di congiunzione di tutto, passaggi storici che hanno reso appassionante il percorso d’arte di Franca Pisani iniziato 50 anni fa.

INFO MOSTRA

Franca Pisani

IL BALCONE DEL CIELO

a cura di Alberto Dambruoso

26.10.2024 – 09.02.2025

Complesso monumentale di Sant’Agostino

Piazza Duomo, Pietrasanta (LU)

Ingresso libero

Orari: martedì-venerdì: ore 16-19; sabato e domenica: ore 10-13 e 16-19; lunedì chiuso

 

Cenni biografici di Franca Pisani

Franca Pisani nasce a Grosseto nel 1956 da una famiglia di artiste: la nonna Margherita era disegnatrice di ricami per la regina Elena nella tenuta di San Rossore, in Toscana, mentre la mamma Lia era pittrice.

A nove anni frequenta lo studio dello scultore e pittore Alessio Sozzi. Dopo la maturità artistica si trasferisce a Bologna per approfondire gli studi d’arte alla facoltà di lettere D.A.M.S., diretta da Umberto Eco. Conosce e frequenta Ketty La Rocca, artista inserita nel panorama delle avanguardie artistiche internazionali, che la mette in contatto con Eugenio Miccini, fondatore del Movimento “Poesia Visiva”. Questi porta nei musei e nelle università di tutto il mondo la creazione di Franca Pisani del 1976 Album Operozio.

Nel 1977 è invitata all’inaugurazione del Centre Pompidou di Parigi dal direttore Pontus Hulten, all’interno del programma su larga scala di scambio artistico culturale, come esporre negli spazi del museo il Salotto di Geltrude Stein, film, poster, performance e Poesia Visiva cioè Album Operozio. Da quel momento prenderà il via un lungo percorso di esposizioni, tuttora in continua evoluzione, sulla spinta dell’urgenza di sperimentare il suo coerente indirizzo concettuale.

Franca Pisani così espone nella Biblioteca Hertziana di Monaco di Baviera (1977), all’Università di Chicago (1999), a New York (2000), a Nizza (2003), alla Galleria Maretti Arte di Montecarlo, a Nimes (2005), nel Museo Marino Marini (2008), al Museo Reina Sofia di Madrid (2009), tre volte alla Biennale di Venezia (2009, 2011 e 2017), nel Museo Hamburger Bahnhof di Berlino (2013), nella mostra “Dietrofront” alle Reali Poste degli Uffizi (2014), nella mostra “Archeofuturo” nel Museo d'Arte Contemporanea di Palazzo Collicola a Spoleto (2014), partecipa a “Settantotto Ritratti” in pergamena per il libro donnArchitettura (2014), dona il proprio Autoritratto alla Galleria degli Uffizi che entra a far parte della relativa, unica collezione (2015), partecipa all’Expo Milano nel padiglione della Toscana e nel padiglione del Principato di Monaco (2015), espone alla mostra “Desdemona” nel Palazzo di Giustizia di Firenze (2015).

Nel 2016 espone nello spazio culturale Marzia Spatafora di Brescia con la mostra “P.I.S.A.N.I.” e, nello stesso anno, decide di lasciare Firenze e di trasferirsi e lavorare a Pietrasanta, in Versilia.

Nel 2017 espone alla Mostra dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna, alla personale nella Palazzina storica di Peschiera del Garda e partecipa per la terza volta alla Biennale d’arte di Venezia nella mostra “Viva Arte Viva” nel Padiglione della Repubblica di Siria, nella mostra-omaggio a Palmira; quindi alla fine di settembre inaugura la sua prima personale al MACRO Testaccio di Roma, dal titolo “Codice archeologico - Il recupero della bellezza”.

Nel gennaio del 2018, in occasione della “Giornata della memoria”, Franca Pisani dona all’Università di Padova un dittico dipinto su tela di Lione in cui inserisce un messaggio in più lingue (ebraico, italiano e inglese) - la frase Shoah, memoria collettiva - per ribadire la forza del ricordo; nel maggio dello stesso anno il dittico è collocato nell’Auditorium dell’Orto botanico della città veneta, il più antico d’Italia.

Nel 2019, da aprile a ottobre nell’ambito della mostra “Succisa virescit”, è autrice di due istallazioni collocate all’interno dell’area museale dell’Abbazia di Montecassino (FR), in occasione del 75° anniversario del bombardamento che la distrusse pressoché totalmente.

Nel mese di gennaio del 2020 è protagonista di “Una vita”, mostra antologica allestita nel Complesso Monumentale del Carcere Borbonico di Avellino, con opere in seta di Lione dedicate a Sandro Botticelli.

Nel settembre dello stesso anno espone le sue opere nella mostra “Nel Sogno. Omaggio a Matilde Serao”, a cura di Marina Guida, nelle sale di Castel dell’Ovo a Napoli.

Nel marzo del 2021 una sua opera scultorea - Archeosegno, esposta alla Biennale di Venezia del 2017 - entra a far parte nella collezione temporanea d’arte di Villa Vittoria, che una volta ospitava la prestigiosa collezione di pittura, scultura e arte applicata donata dagli eredi dei coniugi Contini Bonacossi alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1969.

Nel mese di ottobre Franca Pisani partecipa a una mostra online a Shangai - Florence Centro Dobechina; sempre nel 2021, tra novembre e dicembre è presente alla mostra “Natura in Arte” allestita presso l’Orto botanico di Brera, a Milano. Quindi a dicembre dello stesso anno al Museo del tessile di Chieri (TO) è protagonista della personale “Immaginazione blu” dove le viene conferito il premio “Navetta d’oro”. Infine, tra il dicembre 2021 e il gennaio 2022, è protagonista al DAV di Soresina (CR) della mostra “Prima guardia”, dedicata ai suoi esordi nell’arte concettuale.

Nel 2022, tra settembre e ottobre, espone al Museo Ignazio Cerio a Capri (NA) nella personale “Secret garden”.

Nell’ambito del ciclo di incontri dal titolo “Dialoghi d’arte e cultura” organizzato a Firenze dalle Gallerie degli Uffizi, nel marzo 2023, Franca Pisani ha tenuto una conferenza nell’Auditorium Vasari (oggi Auditorium Antonio Paolucci) sul tema Sette anni di arte concettuale a Firenze (1974-1981).

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