Salerno

Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP) sono iniziative culturali promosse dal Consiglio d' Europa e dalla Commissione Europea. 
Nelle giornate dell'evento i partecipanti possono visitare gratuitamente o con ingressi agevolati monumenti, musei e siti storici che di solito non sono aperti al pubblico

Le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), spesso associate all'idea di festa o celebrazione del patrimonio culturale, si terranno a settembre 2026 in tutta Italia, con iniziative anche a Salerno e nei suoi musei. Il tema ufficiale dell'edizione 2026 è "Proteggere il patrimonio".

All'interno di queste giornate si terrà Domenica, 27 settembre, alle ore 11-00, presso il salone Bilotti dell'Archivio di Stato di Salerno il Recital pianistico di Alessandro Amendola.

Maria Serritiello

Recital pianistico di Alessandro Amendola - Programma

 

S. Rachmaninov - 4 preludi dall’op. 23 (4-6-7-8)

 

F. Busoni - Fantasia da camera super Carmen

 

F. Liszt - Studio trascendentale n. 11 “Armonie della sera”

 

Le Réminiscences de Norma, S.394

 

 

 

 

 

Il distinto signore, mio vicino di ombrellone, al Miramare di Salerno è stato un giocatore della Salernitana. Il suo nome è scritto negli annali della squadra ad iniziare dall’’67-’68 e risponde a quello di Domenico Teofilo. Nella sua vita non ha fatto altro che vivere di Salernitana e ancora oggi ne parla con amore, come di chi le ha dedicato tutta la vita.  Domenico Teofilo ha 77 anni, da tempo in pensione da ormeggiatore del porto di Salerno, diplomato in ragioneria, è sposato con la sig.ra AnnaMaria, ha due figli, un maschio ed una femmina e 4 nipoti. Nessun hobby, nel tempo, se non l’amata Bersagliera come viene chiamata dai tifosi viscerali e lui lo è più di tutti.
 
La chiamata l’ebbe a 16 anni e da quel giorno fu un tutt’uno con la Salernitana e né mai la lascerebbe, soprattutto in quest’ultimo periodo di amare sconfitte.
 
È naturale per lui andare con la mente al percorso costruito nel tempo, che va da raccattapalle, per poter vedere giocare i suoi beniamini al Vestuti, all’attaccante fantasista che tutti ricordiamo.
 
Un’ immagine viva, la sua, non sfocata dal tempo ma rinforzata dall’amore, è raccolta nelle figurine Panini, che dal 1961, in poi sono state la gioia e ancora lo sono, di grandi e piccoli. Riempire l’album per annate, con tutte le figurine dei calciatori è tutt’ora uno sport (si fa per dire) dei bambini e degli adulti amatori. Tra queste immagini c’è il nostro Teofilo, fiero di essere entrato nella narrazione della Salernitana
 
La serie C della Salernitana l’ha vissuta tutta, con un idolo nella testa Omar Sivori, l’uomo dal dribbling irritante, il calciatore suo modello insuperabile. Il vizio del calcio lo portò ad allontanarsi dalla casa senza rimpianto, risucchiato da trasferte ed allenamenti. La sua è tutta gioventù di corsa, dietro alla sfera tonda, senza mai un rimpianto, mai un’insubordinazione, mai il fastidio di saltare qualche incontro piacevole. Eh sì che si era giovani! Niente alcol, niente fumo, niente stravizi a tavola e a letto presto, una vita claustrale per essere un cadetto dell’amata squadra. Tutte queste rinunce non l’hanno mai toccato, la Salernitana prima di tutto. Quanti i km macinati per raggiungere i campi da gioco, molti dei quali disastrati, con un compenso minimo, ma chi se ne importava, i piedi seguivano il pallone più che la tasca. Ancora descrive l’invasione di campo a Trani per un calcio di rigore a favore della Salernitana, poi, sospesa a tavolino, come se fosse ora, guardando il mare di fronte con nostalgia.
 
A 28 anni ha detto basta al calcio giocato, ma l’attrazione per il rettangolo verde non gli era passato e così con il prof Severino e Nando Nobile passò a fare scuola di calcio, intestandola al nome glorioso di “Rinaldo Settembrino”. Gli allievi furono in numero di 500 e l’esperienza fu fattiva. Da quella scuola sono usciti due giocatori di livello nazionale: Giuseppe Galderisi e Francesco Della Monica. Due fuori classe che hanno dato lustro alla città di Salerno Giuseppe Galderisi, detto Nanu per l'altezza e a Vietri sul Mare Francesco Della Monica. Galderisi,  oltre a squadre di club, ha giocato nell'U-20,U-21 Italia con il ruolo di attaccante
 
 
 
Pur restando sempre nell’orbita della Salernitana, ha concluso la sua esperienza del calcio giocato e di quello allenato, con l’orgoglio di essere il più giovane giocatore della Salernitana di tutti tempi, una realtà ancora oggi imbattuta
 
Dei suoi quattro nipoti, di cui solo uno è maschietto, ma questo non vuol dire, nessuno di loro pratica il calcio, né ne hanno simpatia, alcun erede, perciò a raccogliere ciò che ha seminato così amorevolmente.
 
A Domenico Teofilo, invariata e come potrebbe essere diversamente, resta intatta la passione, il cuore granata d’orgoglio ed il cavalluccio marino, stampato in ogni suo pensiero della giornata.
 
Maria Serritiello
 
 
 
Per saperne di più
 
***Rinaldo Settembrino (Salerno, 12 novembre 1927 – Salerno, 14 febbraio 1979) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano di ruolo difensore, protagonista dello scandalo, passato alla storia come Confessione di Settembrino, che portò alla retrocessione in Serie B dell'Udinese nel 1955.
 
Cominciò nella Salernitana dove, dal 1947 al 1951, giocò 4 campionati totalizzando 90 presenze e 7 gol, tutte in Serie B.
 
 
 
***Collezione Panini
 
E una serie di album di figurine dedicata al calcio, pubblicata dalla Panini a partire dal 1961. La prima raccolta, relativa alla stagione 1961-1962, segnò l'avvio della produzione autonoma di figurine da parte della famiglia Panini e diede origine a una serie pubblicata ininterrottamente negli anni successivi
 
 
 
***Famiglia Panini
 
La famiglia Panini è la storica dinastia di Modena fondatrice dell'omonima azienda di figurine, celebre in tutto il mondo per gli album di calciatori

Pertosa (SA) – Le Grotte di Pertosa-Auletta si preparano a restituire al pubblico due degli ambienti più spettacolari e suggestivi dell’interoConcrezioni di calcite Sala Paradiso 250 complesso speleologico: la Sala del Paradiso e la Sala delle Spugne, nuovamente accessibili al termine degli interventi di monitoraggio, messa in sicurezza e rifacimento dell’impianto illuminotecnico.

L’inaugurazione ufficiale si terrà giovedì 5 giugno alle ore 17 presso l’Antro delle Grotte di Pertosa-Auletta, alla presenza dell’Assessore al Turismo, Promozione del Territorio e Transizione Digitale della Regione Campania, Vincenzo Maraio, e della Presidente della Fondazione MIdA, Maria Rosaria Carfagna, il sindaco di Pertosa Domenico Barba, il sindaco di Auletta Antonio Caggiano, il direttore del Museo Speleo-Archeologico MIdA 1 di Pertosa Felice Larocca e rappresentanti istituzionali del territorio.

Nel corso della giornata sarà inoltre presentata la ristampa anastatica della storica monografia di Paolo Carucci del 1907 dedicata alle Grotte di Pertosa-Auletta.

L’evento segnerà un momento particolarmente significativo per la Fondazione MIdA e per il sistema dei Musei Integrati dell’Ambiente, perché consentirà di riportare alla piena fruizione due sale di straordinario valore naturalistico, scientifico e paesaggistico, interessate da un articolato lavoro di studio, tutela e valorizzazione. Con questa riapertura, le Grotte di Pertosa-Auletta tornano ad offrire tre differenti modalità di visita, pensate per pubblici ed esperienze diverse: Grotte Plus, Grotte Premium e Percorso Speleologico.

Il percorso Grotte Plus accompagna i visitatori alla scoperta degli ambienti più rappresentativi del complesso speleologico, a partire dal suggestivo attraversamento in barca del fiume sotterraneo Negro, uno degli elementi più straordinari delle grotte, fino alla Grande Sala e alla celebre formazione del “Bacio”, per citarne alcuni. Un itinerario immersivo tra concrezioni, giochi di luce e scenari sotterranei di grande fascino.

Il percorso Grotte Premium include l’intero itinerario del Grotte Plus e, con il ripristino della Sala delle Spugne e della Sala del Paradiso, arricchisce ulteriormente l’esperienza di visita attraverso due sbarchi in barca che permettono di vivere la grotta in maniera ancora più immersiva e coinvolgente. La Sala delle Spugne è caratterizzata da particolari concrezioni porose dalle forme insolite, modellate dall’acqua nel corso dei millenni e molto diverse dalle stalattiti e stalagmiti presenti nelle altre sale della grotta, mentre, la Sala del Paradiso rappresenta uno degli scenari più affascinanti dell’intero complesso speleologico, dove tra imponenti concrezioni bianche e brillanti, riflessi d’acqua e la suggestiva cascata sotterranea, la grotta si apre in un ambiente di straordinaria bellezza e grande impatto emozionale.

Accanto ai percorsi turistici tradizionali, resta inoltre disponibile anche il Percorso Speleologico, dedicato a chi desidera vivere le grotte in maniera più autentica e appassionante, accompagnato da guide esperte e con attrezzatura dedicata. L’esperienza conduce i partecipanti attraverso ambienti normalmente non accessibili durante le visite ordinarie, tra gallerie naturali, grandi cavità e tratti da percorrere immersi nell’acqua del fiume sotterraneo.

I passaggi attraversati sono ampi e agevoli e consentono di vivere la grotta in sicurezza, sempre accompagnati dalle guide speleologiche, trasformando la visita in un’esperienza avventurosa ma accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo della speleologia.

La ristampa anastatica del volume pubblicato nel 1907 da Paolo Carucci, presentata in occasione della riapertura della Sala del Paradiso e della Sala delle Spugne, ripropone integralmente il fondamentale lavoro del medico e studioso originario di Caggiano, tra i pionieri delle ricerche paletnologiche nella cavità campana. Ancora oggi l’opera rappresenta uno dei principali riferimenti per studiosi e ricercatori impegnati negli studi speleo-archeologici sul complesso carsico di Pertosa-Auletta.

La pubblicazione nasce nell’ambito delle attività di valorizzazione e ricerca promosse dalla Fondazione MIdA ed è destinata a biblioteche, enti accademici, istituti di ricerca e centri di cultura attraverso la formula dello scambio bibliografico.

La Fondazione MIdA (Musei Integrati dell’Ambiente) è un sistema museale distribuito tra i comuni di Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, inserito nella lista dei Geoparchi UNESCO dal 2010. Il sistema museale integra tra di essi tre siti dall’elevato interesse storico, culturale e ambientale: le Grotte di Pertosa-Auletta, il Museo Speleo-Archeologico e il Museo del Suolo.

Grotte di Pertosa-Auletta                                                                                                                                                                                                                                            

Sono le uniche in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro, e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo del II millennio a.C. La visita guidata del percorso turistico inizia con il maestoso ingresso naturale, si prosegue in barca per arrivare alla cascata sotterranea e poi a piedi verso la Sala del Trono, la maestosa Grande Sala (alta ben 24 metri!) e il famoso bacio nella roccia, l’unione tra stalattite e stalagmite dopo 20.000 anni.

Museo Speleo-Archeologico - SPARCH

Il museo ricostruisce il passato delle Grotte di Pertosa-Auletta, quando la cavità era abitata dall’uomo e ospitava un villaggio su palafitta. L’esposizione racconta la vita quotidiana della società dell’età del Bronzo, con plastici a grandezza naturale, ricostruzioni 3D in realtà virtuale, tavole interattive e reperti archeologici ritrovati in grotta. Si trova nel centro storico di Pertosa, a 5 minuti d’auto dalle Grotte.

Museo del Suolo

Un viaggio attraverso gli strati della Terra, alla scoperta di una risorsa sconosciuta, preziosa ed estremamente fragile. Attraverso installazioni interattive (multimediali e non) e laboratori con strumentazioni scientifiche, il Museo sviluppa un percorso sulla tutela dell’ambiente adatto sia ai ragazzi che ad un pubblico adulto. Un’avventura straordinaria da vivere con i 5 sensi che permette di prendere piena consapevolezza dell’importanza del suolo sul quale viviamo.

Fondazione MIdA - Musei Integrati dell’Ambiente sito web Homepage - Fondazione MIdA

               Fonte: www.concorsoprofessionereporter.it

                                                                                       di Maria Serritiello

 

Memorial Antonio Serritiello

VI Concorso Professione Reporter

a cura di Maria Serritiello

Organizzazione Spazio Up Arte

Supporto tecnico   Cerzosimo

Il tema di questa nuova edizione è

                     Restiamo Umani

 

 La partecipazione è gratuita

Inviare le foto entro il 30 settembre 2026

info e regolamento  www.concorsoprofessionereporter.it 

ugo maranoIl 20 Maggio è stata inaugurata, nel Museo Città Creativa di Ogliara, la mostra di Ugo Marano dal titolo “Rosso Marano,” ovvero “Ciclo di piatti e Mattonelle” messe a disposizione da Wabi Giardini Emozionali.

A 15 anni dalla sua morte è tornato nello spazio voluto e creato da lui nel lontano 1997. In questo luogo, Ogliara, a sette km da Salerno, zona alta della città, più precisamente Rufoli, c’è una produzione di argille locali, che con tecniche tramandate da generazioni, si crea cotto di alta qualità, esportato nel mondo e che risponde al nome: Fornace De Martino.

Un luogo ideale, per le visioni di Ugo Marano, che per un mese lo ospita grazie, alla pazienza certosina del suo collezionista, che non vuole disvelare il proprio nome, ma dice di sé che è un cultore innamorato dell’arte poliedrica, concettuale e materica dell’artista.

Al Museo l’esposizione si è aperta con i saluti istituzionali del commissario straordinario del Comune di Salerno, Vincenzo Panico, il presidente dell’associazione promotrice Opificio Art, Vincenzo Adinolfi e Filomena Daraio, direttrice del Museo città Creativa.

A seguire, poi, interventi della curatrice Gabriella Taddeo, del critico d’arte Cristina Tafuri e testimonianze di Rosalba Fatigati, già direttrice del Museo e di Enrico Salzano fotografo artistico. Ha coordinato i lavori Stefano Pignataro, giornalista.

**La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 13,00, mentre il martedì, il mercoledì ed il giovedì, sia la mattina dalle 9 ,00 alle 13,00 che il pomeriggio dalle 16,00 alle 18,00. Il sabato e la domenica il museo resta chiuso.

Ugo Marano

Nasce a Capriglia, frazione di Pellezzano (SA) il 1943 e muore nel 2011 ad appena 68 anni, lasciando una ricca produzione della sua creatività, un patrimonio conservato nella Casa Marano di Capriglia. È vissuto, da adulto, a Cetara dinanzi al mare. Con l’acqua ha avuto sempre uno stretto rapporto, rimesso poi nelle sue opere, come la Fontana Felice (1996) a Salerno. Artista poliedrico, dagli scritti alla pittura, dal mosaico alla ceramica, dalla scultura al design e alla performance ed ancora ceramista, studente dell'Accademia del Disegno, presso la Reverenda Fabbrica di San Pietro, nella Città del Vaticano e all'Accademia del Mosaico di Ravenna, ha esposto negli anni ’70 alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano ed al Centre Pompidou di Parigi.

Nel 1992 crea il gruppo dei “Vasai di Cetara” nel borgo dove vive e nel 1997         gli balena l’idea del Museo Città Creativa ad Ogliara, un laboratorio di cultura ceramica per l’<<arte regina divenuta cenerentola per piacere a tutti>>. Sue sono le parole come le altre “Le rane torneranno a gracidare”, dice nel manifesto che lancia il suo progetto utopico e che avrebbe dovuto rilanciare l’intera la zona collinare, ma così non è stato ...

Tutte le sue opere rincorrono il pensiero filosofico incentrato sull'uomo e la sua stretta relazione con la natura.

Ora per un mese ritroviamo, Ugo Marano, stabile, nel Museo Città Creativa di Ogliara, là dove la sua più carezzevole utopia gli venne incontro, come se l’era immaginata, con il gracidare delle rane verso Rufoli e la ceramica prodotta non più la dimessa cenerentola, ma regina!

Maria Serritiello

festival nazionale xs città di salernoIl 10 Maggio 2026 si è chiuso il sipario sulla 17esima edizione del Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno, curata dalla Compagnia dell’Eclissi, Presidente Vincenzo Tota e sue le parole riassuntive che chiudono definitivamente la storica kermesse teatrale durata da febbraio a maggio.

“Non sono le parole del presidente della Compagnia dell'Eclissi, che organizza il festival, a dare un senso al festival stesso ma sono, piuttosto, le parole che abbiamo ascoltato durante le rappresentazioni delle nove opere teatrali in cartellone e su quanto queste parole hanno lasciato in noi in termini di condivisione e di empatia.

Perché la forza di questo festival non sta nei grandi numeri, ma nella straordinaria densità delle piccole cose. Abbiamo visto come in uno spazio XS possano abitare universi sterminati. Abbiamo avuto conferma che non servono scenografie faraoniche per costruire la verità, ma bastano un gesto preciso, un silenzio sospeso, uno sguardo che buca la quarta parete e arriva dritto a chi siede in platea.

In questi mesi, il teatro non è stato solo uno spettacolo a cui assistere, ma un luogo in cui accadono cose. Le storie che abbiamo attraversato insieme ci hanno ricordato che l’empatia non ha bisogno di grandi palcoscenici: ha bisogno di coraggio. Il coraggio di chi è salito su queste tavole per mettere a nudo un pezzetto di sé, e il coraggio di noi spettatori che abbiamo accettato di lasciarci graffiare, commuovere o divertire.

 

Uscendo da qui, non portiamo via con noi solo un applauso o una classifica. Portiamo via quelle domande scomode, quei sorrisi inaspettati e quella sensazione di calore che solo la condivisione dal vivo sa regalare. Il teatro XS ci ha dimostrato, per la diciassettesima volta, che la misura dell’arte non è l’ampiezza dello spazio, ma la profondità del segno che lascia nel cuore. Auguriamoci di poterlo dimostrare, per la diciottesima volta, nell'edizione del 2027.

RINGRAZIAMENTI

"Il teatro resiste come un divino anacronismo" disse Orson Welles in una famosa intervista del 1958.

Ebbene, la resistenza di quest'anno è stata possibile grazie

-agli 80 abbonati.  

-ai 130 spettatori non abbonati ma assidui.

-all'Istituto Superiore statale Genovesi-Da Vinci, partner del festival, e, in particolare, alla Dirigente Scolastica   Professoressa Lea Celano che ha condiviso, da subito, l’iniziativa del progetto.

-al SOROPTIMIST International club Salerno che ci affianca fin dalla prima edizione con convinzione, entusiasmo e larga partecipazione ed è parte integrante dell’iniziativa con l'assegnazione del premio alla migliore interprete femminile.

-a Maria Serritiello che, in memoria del fratello, Antonio Serritiello, sponsorizza il Premio alla Migliore Regia.

-ai sostenitori "dal basso" di quest'anno:

Mariella Santorufo, Ileana Rabuffo e la famiglia Guglielmi di Lecce.

-all’ Unione Italiana Libero Teatro sezione Campania che, con convinzione, ci sostiene da anni e che questa sera è rappresentata dal suo storico Presidente Orazio Picella.

A tutti un sentito ringraziamento.

-Ringrazio di cuore Dadago, Marisa Paladino, Maria Serritiello e Carlo Ceresoli per le loro preziose, puntuali e significative recensioni pubblicate da OLTRECULTURA, Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura, da www.lapilli.eu e da Liberamente news.

Recensioni che, per qualità e numero non hanno uguali nel panorama dei festival di teatro libero in Italia.

-Ringrazio lo scultore Don Qi che ha realizzato, con la consueta genialità, i premi che verranno consegnati da qui a poco.

-Ringrazio tutti i componenti la Giuria tecnica coordinata da Marcello Andria e tutti i componenti, vecchi e nuovi, della giuria degli studenti dell’Istituto Genovesi-Da Vinci.  

E qui mi fermo prima che i rappresentanti delle compagnie partecipanti presenti in sala vengano sopraffatti dall’ansia!”

Ad affiancare il pago Presidente Tota, nella serata finale, come tutte le altre passate edizioni, la dolcissima Concita De Luca, ci ha regalato la sua figura adolescenziale a sfidare il tempo, la dizione perfetta nelle introduzioni ai premi ed il sorriso libero che tutto abbellisce intorno.

Lo spettacolo vincitore di questa straordinaria 17esima rassegna è stato “Farà giorno” Compagnia La Cricca di Taranto…

Premio migliore regia a Marco Lombardi per “Il Borghese piccolo, piccolo” Compagnia Giardini dell’Arte di Firenze

Migliore Attrice: Maria Paola Sacchetti nel ruolo di Amalia Vivaldi Nel Borghese piccolo, piccolo. Compagnia Giardini Dell’Arte.

Migliore Attore: Stefano Sandrone Una Teiera Sbeccata Compagnia Corte dei Folli di Fossano Cuneo (CN)

Migliore attore non protagonista: Lorenzo Longombardi nel ruolo del dott.re Spaziani In un Borghese piccolo piccolo. Compagnia Giardini dell’Arte di Firenze

Premio U.I.L.T   Fuori dalla Stanza di Marco Balba Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)

Premio della Giuria dei Giovani a “Due donne e un delitto” Linea di Confine di Roma

Premio Del Pubblico “Farà Giorno” Compagnia La Cricca di Taranto

Menzione Speciale “A Nunca Mas” Gruppo Attività Teatrale Peppino Mancini Fasano (BR)

L’appuntamento è per 1’anno prossimo, quando il Festival XS sarà

sarà maggiorenne e potrà guardarsi all’indietro con immuta voglia di fare sempre meglio e di più.

Noi ci saremo, se il fato lo vorrà…mah siiii

Maria Serritiello

 

 

il medico dei pazzi CopiaCon “Il Medico dei Pazzi” di Eduardo Scarpetta, la Compagnia dell’Eclissi ha omaggiato l’affezionato pubblico, nella serata conclusiva della17esima edizione del Festival XS.

La celebre commedia, in tre atti, è basata su molti equivoci, una bizzarra sequenza, tutti intorno a Felice Scioscammocca che, da Roccasecca, accompagnato dalla moglie, va a trovare suo nipote Ciccillo a Napoli, un debosciato che sperpera i soldi dello zio al gioco. Ciccillo ha fatto credere al poveruomo che si è laureato dottore e che ha messo su una clinica di pazzi. Il giovane all’arrivo del caro parente è in forte difficoltà, ma escogita un imbroglio pur di nascondere il suo stato di non laureato e la fine dei soldi che il povero zio gli ha inviato regolarmente. Così spinto dalla disperazione e da altro debito, contratto al gioco, il giovane indirizza Felice alla pensione Stella, dove stabilmente alloggia, facendogli credere che è là, la famosa clinica. Gli ospiti, in verità, tanto normali non sono e così senza nessuna fatica si prestano bene a rappresentare la pazzia, dal cantante lirico, all’attore drammatico, dal giornalista, alla sempliciotta figlia di Don Amalia, la padrona di casa, dal maggiore sempre in cerca di sfidare a duello qualcuno, a Raffele l’attore impegnato, insomma, un cast di persone che messe assieme, la pazzia la rappresentano proprio bene. Il povero Felice terrorizzato dagli atteggiamenti stravaganti degli ospiti della pensione-manicomio, cerca di salvarsi, alla men peggio da quei folli. Gli equivoci che si creano sono molto divertenti, fino a quando la verità viene a galla e con essa il perdono.

Questa la trama, ma ciò che ha reso speciale, particolare, unico, caratteristico, esclusivo, perfetto, sincronico, lo spettacolo è la bravura inimmaginabile degli attori. Una corale messa a punto da un’eccezionale regia, personificata da Marcello Andria. Le parole si sprecano, lo spettacolo va visto, gustato, recepito in ogni sua sfumatura e quando si dice che il teatro dà gioia è proprio questo il caso.

Grazie, perciò, a tutti gli attori della Compagnia Dell’Eclissi che hanno mutato il Teatro Genovesi in una figurazione teatrale-capolavoro. Le caratterizzazioni di ognuno sono state una prova attoriale di grande pregio, senza eccessi o sbavature, ma solo perfetta recitazione e completa interpretazione. È la prima volta che ho apprezzato (N.D.R) questo pezzo scarpettiano e ne sono contenta perché a farmelo gradire sono stati gli amici, attori unici, per amore e bravura, della Compagnia dell’Eclissi. Il merito va a tutti, nessuna graduatoria, non si può dire dell’uno senza citare l’altro, la misurata interpretazione del ruolo va elogiata nell’insieme, il loro è stato un ordito, tessuto in modo speciale: Felice Avella, Maurizio Barbuto, Leandro Cioffi, Rossella Cuccia, Marica De Vita, Lea Di Napoli, Ernesto Fava, Andrea Iannone, Alfredo Marino, Mario Procida.

A rendere particolarissima questa edizione, che celebra anche i 100 anni della morte dello straordinario attore-autore Eduardo Scarpetta, è stata l’originale colonna sonora creata dal giovane talentuoso Marco De Simone, un cammeo pregevole che come scrive Marcello Andria nel programma di sala: “… risolve i virtuali finali d’atto e accompagna le transizioni, affidando il commento alle voci dei personaggi e, talvolta, anche degli stessi interpreti moderni, che con rispetto, considerazione e una punta di benevola ironia si avvicinano al teatro ‘e n’epoca luntana”

Maria Serritiello

Regia: Marcello Andria

Scenografia: Francesca Laghezza

Costumi: Angela Guerra

Musiche originali: Marco De Simone

Vocal coaching: Marida Niceforo

Arredi: Salvatore Esposito

Venerdì 8 maggio a Cava de’ Tirreni l’inaugurazione della mostra fotografica

del fotoreporter Cesare Abbate, “

Se un giorno il silenzio. Immagini che raccontano il tempo sospeso della pandemia”

 

1 Manifesto seungiornoilsilenzio 250Venerdì 8 maggio, alle ore 18.00, presso il Forum dei giovani di Cava de’ Tirreni (Sa) in Viale Crispi 1 (Villa Comunale), sarà inaugurata la mostra “Se un giorno il silenzio. Immagini che raccontano il tempo sospeso della pandemia”, del fotoreporter ANSA Cesare Abbate.

L’esposizione - composta da 15 fotografie in bianco e nero - è a cura di Ileana Bonadies, organizzata sinergicamente da Portici Science Cafè, Scientia, Forum dei giovani di Cava de’ Tirreni, Libreria Centopagine e Rete caffè scientifici italiani, e rientra tra gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS.

Visitabile dall’8 al 15 maggio 2026 (tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e il mercoledì e la

domenica anche dalle ore 17 alle 21, ingresso libero), la mostra propone un percorso visivo simbolo dei mesi di lockdown a Napoli e, soffermandosi su dettagli e particolari in grado di enfatizzare gli aspetti umanamente più rilevanti e quelli socialmente più impattanti declinando la grande storia collettiva attraverso piccole storie individuali, mira a tessere una memoria dell’eccezionale periodo storico vissuto, in grado di travalicarne la fugacità e proporsi quale archetipo narrativo di ogni condizione di isolamento, fisico e metaforico, in cui può imbattersi una comunità e/o i suoi singoli individui.

In occasione del vernissage, l’analisi critica del racconto per immagini nonché degli aspetti universali ad esso correlati sarà affidata all’antropologo prof. Paolo Apolito che nel merito afferma: “Sono colpi di scalpello queste foto. Parlano. Mute, parlano. Le loro parole non passano per le orecchie e solo parzialmente per gli occhi. E non appena arrivano dentro, si fissano alla coscienza come viticci, si fanno emozioni.”

Cesare Abbate

Napoletano, classe 1967, lavora sin da giovane nel campo dell’informazione e della comunicazione in qualità di fotogiornalista collaborando con le maggiori agenzie di stampa italiane ed europee. Dal 2003 è corrispondente per l’ANSA.

Ospite di diverse mostre collettive e già autore di una personale, nel 2008 ha vinto il premio giornalistico nazionale “Giornalisti e Società” nella sezione “Obiettivo uomo”

dedicata alla miglior foto in grado di esprimere un gesto di solidarietà umana.

Pubblica regolarmente su quotidiani e riviste italiane e internazionali.

Il 10 Maggio le premiazioni.  

WhatsApp Image 2026 04 21 at 08.24.49 “Un Borghese piccolo piccolo”, presentato dalla Compagnia dell’Arte di Firenze, lo scorso 26 aprile si è rivelato un pregevole spettacolo, sia per la riduzione teatrale, che per l’interpretazione dei singoli personaggi. La Compagnia dell’Arte di Firenze è conoscenza apprezzata all’ annuale manifestazione dell’XS, per essere stata in concorso, nell’aprile del  2024.

Tratto dal romanzo di Vincenzo Cerami, il regista Mario Monicelli, nel 1977 ne crea un capolavoro cinematografico, affidando l’interpretazione ad Alberto Sordi.

Giovanni Vivaldi è un modesto, quanto oscuro impiegato del ministero, vicinissimo alla pensione ed ha un vivo desiderio, vedere il suo unico figlio sistemato. Mario non è particolarmente brillante, iperprotetto dai genitori non riesce a realizzarsi per conto proprio, se non per uno straccio di diploma da ragioniere. Intanto vive la sua vita all’interno della casa, senza avvertire una qualche esigenza. Si lascia coccolare dalla mamma, una casalinga trascurata ed a limite della sciatteria, una donna quasi invisibile, che trova la sua dimensione guardando la televisione. La mission di Giovanni è di sistemare il figlio con un posto fisso, come il suo, al ministero, poco ma sicuro e senza grosse responsabilità. Per questo suo progetto arriva ad umiliarsi con un funzionario, sedicente amico, che chiede in cambio l’adesione alla massoneria, per l’aiuto che gli offre. Giunge il giorno del concorso, Mario ha il testo della prova, il padre è contento, suo figlio supererà l’esame, il ragioniere Mario Vivaldi avrà il sostentamento per tutta la vita. La madre a casa prega, gli ha gettato del sale addosso per augurio, è sicura della buona riuscita dell’esame. Tutto sembra andare per il verso giusto, quando l’imponderabile si presenta nella giornata del giovane Mario, con una crudeltà inattesa e lo colpisce a morte. Ciò che segue è lo strazio della madre, tanto da diventare un vegetale, prima di essere colpita dalla morte, altra reazione, invece, sarà quella del padre, che diventerà l’aguzzino spietato dell’assassino del suo adorato Mario.

Questo il contenuto della forte rappresentazione, che ha scosso il pubblico, grazie ad una perfetta interpretazione degli attori: Aldo Innocenti, Maria Paola Sacchetti, Lorenzo Lombardi, Raffaele Todaro, Daniele Torrini.

Le caratterizzazioni dei vari personaggi dal figlio insicuro, alla madre sottoposta al marito, dall’assassino che, ha mimato con bravura gli spasmi della morte, da farci mancare il fiato, alla figura caricaturale del funzionario, dalla bocca colpita da paralisi della povera madre, alla forza disperata di Giovanni, il capofamiglia, nel voler riprendersi la scena della vita, malgrado la modestia della sua persona, sono state teatralmente rappresentate con particolare cura e bravura singola. Tutti in sala si è forse parteggiato, sicuramente, io (N.D.R), alle angherie riservate all’assassino, una sorta di giusta compensazione al male compiuto. Eppure la vita di Giovanni era fatta di piccole soddisfazioni, un oscuro lavoratore, un mezze maniche senza pretese, ignorato il più delle volte dai più, un travet che viaggiava con una macchina sgangherata a confondersi nel vortice del traffico, buona per raggiungere quasi esclusivamente il capanno della pesca. Una vita borghese, ecco per l’appunto, sicuro solamente del suo lavoro per mantenere il nucleo parentale, senza lussi, né stravizi, solo l’abituale andare avanti con esso.

È rilassato ora, da buon padre ha smosso le pedine giuste per aiutare il figlio e non importa se ha dovuto inchinarsi a chi non lo meritava. In un impeto di gioia stringe a sé la moglie e si lascia andare ad un ballo lento, nella cucina di casa, arredata semplicemente, con la voce di Sergio Endrigo che canta “Io che amo solo te”. Dura poco la gioia di quella intimità familiare, l’attimo fuggente, quasi in contemporanea, ci restituisce il dramma, che in crescendo si è avvertito fin dalle prime battute.

Bravi il regista Marco Lombardi e l’assistente Sandra Bonciani ad aver sapientemente, nello spazio del teatro Genovesi, divisi i quadri dell’azione, non la staticità, quindi, del palcoscenico, ma il cambio degli ambienti, ben orchestrati dinanzi ai nostri occhi.

Giovanni Vivaldi, un uomo mite, che per tutta la vita si è accontentato di poco, perdute le sue minime certezze, cambia e la disperazione fa il resto. Un monito per non abbandonarci allo sconforto, sebbene la morte di un figlio è “dolore insuperabile”

Maria Serritiello

 

Adattamento teatrale: Fabbrizio Coniglio

Costumi: Fiamma Mariscotti

Disegno luci: Silvia Avigo

Musiche originali: Marco Simoni

 

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