Salerno

Anteprima assoluta: Venerdì 21 al Moro di Cava dei Tirreni GeGè Telesforo special guest del quartetto di Christian Mascetta per l'anteprima del nuovo disco

 

Christian Mascetta 200Christian Mascetta chitarrista virtuoso fra i migliori talenti italiani della nuova generazione, in occasione della pubblicazione del nuovo album “Ricami”,GeGe Telesforo 200 torna dal vivo in quartetto affiancato da Giulio Gentile al pianoforte e tastiere, Pietro Pancella al basso, Michele Santoleri alla batteria con Gegè Telesforo ospite speciale. Nel concerto al Moro, presenterà in anteprima assoluta il suo nuovo lavoro discografico prodotto proprio da GeGè Telesforo, con brani che si muovono tra jazz, funk e etno music con atmosfere e soluzioni armoniche sofisticate su groove e architetture ritmiche ricercate e complesse. Considerato dalla critica uno dei musicisti italiani più quotati di oggi, ha al suo attivo numerose collaborazioni importanti con artisti del calibro di Stefano Bollani, Tosca, Paolo Fresu, Israel Varela, Matteo Mancuso, Daniela Spalletta, Rita Marcotulli (tutti presenti nell’album) e inoltre Tony Pancella, Max Ionata, Fabrizio Bosso, DeeDee Bridgewater, Otmaro Ruiz, Marvin Smitty Smith, Mario Biondi e lo stesso GeGè Telesforo, con il quale si è esibito in alcuni fra i più importanti festival e teatri italiani come membro del progetto Big Mama Legacy.

MEMORIAL ANTONIO SERRITIELLO

LOCANDINA 2025            V° Concorso Professione Reporter

a cura di Maria Serritiello

Organizzazione Spazio Up Arte

Supporto Tecnico

Cerzosimo

Il tema di questa nuova edizione è: 

                                  Scene del Vicinato

La partecipazione è gratuita

Inviare le foto entro il 30 Aprile

 

Info e Regolamento

                         www.concorsoprofessionereporter.it

PREMIO POPPEA SABINA 2025: ECCO LA GIURIA

TORRE ANNUNZIATA SI PREPARA

A CELEBRARE NUOVA LINFA CREATIVA.

CHIUSURA ISCRIZIONI IL 31 MARZO

 

Locandina Pro Loco Oplonti 250Torre Annunziata è in fermento culturale in vista dell'atteso "Premio Letterario Poppea Sabina 2025", evento promosso dalla Pro Loco Oplonti Marina del Sole APS.

L'obiettivo primario di questa iniziativa è ambizioso: accendere i riflettori e dare voce alla creatività che anima il panorama letterario contemporaneo, con un focus particolare sulle categorie della poesia inedita e del monologo teatrale inedito.

Dead-line per le iscrizioni: 31 marzo 2025.

Il regolamento del premio, depositato lo scorso 6 marzo, ha ufficialmente aperto le danze per autori di ogni provenienza ed età. Un aspetto cruciale da sottolineare è la libertà tematica concessa ai partecipanti per entrambe le sezioni.

Che la musa ispiratrice guidi i partecipanti tra le intricate pieghe dell'amore, le asprezze della realtà sociale, le fughe oniriche della fantasia o le vibranti corde dell'esistenza umana, il Premio Poppea Sabina 2025 è pronto ad accoglierne la voce autentica e originale.

La formula del concorso è pensata per garantire un processo di selezione equo e scrupoloso.

Ogni partecipante avrà la possibilità di concorrere con un solo elaborato per ciascuna sezione.

Il carattere inedito e l'originalità dei testi saranno pilastri fondamentali, sanciti da

un'autocertificazione che gli autori dovranno sottoscrivere, pena l'esclusione e il ritiro di eventuali premi.

L'invio degli elaborati avverrà tramite modalità digitale, un approccio moderno e pratico che faciliterà la partecipazione anche di autori non residenti in zona. Basterà seguire attentamente le indicazioni del bando ufficiale (scaricabile qui: https://prolocoplonti.it/premio-poppea-sabina-ed-2025/ ) e trasmettere i propri lavori in formato PDF o Word all'indirizzo e-mail designato: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Ma il cuore pulsante di ogni premio letterario risiede nella sua giuria, chiamata al delicato compito di discernere i talenti più brillanti. Ed è con entusiasmo che il presidente della Pro Loco, Luigi Scognamiglio ha annunciato la composizione della commissione giudicatrice, ufficializzata con decreto presidenziale in data 14 marzo 2025.

A guidare questa squadra di esperti, in veste di Presidente di Giuria troviamo il noto scrittore e giornalista Giovanni Taranto, figura di spicco nel panorama culturale italiano, e autore, tra l’altro, della fortunata serie di romanzi gialli dedicata alle indagini del Capitano Mariani e pubblicata da Avagliano Editore, arrivata al termine della prima trilogia con il pluripremiato “Mala fede”. Le sue opere sono state acquisite perfino nelle biblioteche universitarie di Harvard e Princeton, e hanno ricevuto lodi appassionate anche dalla sede dell’Onu a New York. Di recente, inoltre, Taranto è entrato a far parte della squadra della Vulcano Film che realizzerà la seconda stagione della fiction “Pompei” – la prima, distribuita da Cecchi Gori, è su “prime video”.

Al suo fianco, apporteranno la loro acuta sensibilità critica e la profonda conoscenza del mondo letterario Felicio Izzo (docente, già dirigente scolastico di altissimo livello, raffinatissimo pensatore, uomo di sconfinata cultura e critico letterario) e Carla Fiorentino (agente letterario e editor, un’esperta nell’analisi di ogni tipo di produzione letteraria, dal romanzo alla poesia, dal trattato al saggio).

A completare questo panel di eccellenza, troviamo la penna creativa dello scrittore Nino Vicidomini (autore di prosa e poesia, con all’attivo diverse pubblicazioni, anche legate alla cultura e alla storia del territorio) e l'impegno sempre attento alla promozione culturale dell'assessore del comune di Torre Annunziata, Lina Nappo. La sua presenza in giuria testimonia la vicinanza e la profonda partecipazione alla vita culturale reale che l’amministrazione sta mettendo in campo.

Il compito di questa giuria qualificata sarà cruciale: valutare con attenzione ogni singolo elaborato pervenuto, assegnando un punteggio da 1 a 7 sulla base dei criteri stabiliti dal regolamento.

La prima fase di selezione vedrà la segreteria del concorso inoltrare tutti i testi ai giurati, che esprimeranno il loro giudizio individuale. La successiva somma dei punteggi decreterà i primi 5 testi per ciascuna categoria, che avranno l'onore di accedere all'emozionante serata finale.

Il culmine del "Premio Letterario Poppea Sabina 2025" si preannuncia come un vero e proprio evento culturale, una serata di gala che si terrà in un suggestivo teatro (la location precisa sarà comunicata prossimamente).

Qui, i dieci finalisti (cinque per la poesia e cinque per il monologo) avranno l'opportunità unica di dare voce alle proprie creazioni, attraverso la lettura interpretativa dei loro lavori. La giuria, presente in sala, esprimerà un ulteriore giudizio, assegnando un nuovo punteggio che, sommato a quello della fase preliminare, determinerà i vincitori assoluti di ogni sezione.

Ma il "Premio Letterario Poppea Sabina 2025" vuole essere soprattutto celebrazione dell'arte e della creatività. La serata finale sarà concepita come un vero e proprio spettacolo, arricchito dalla partecipazione di ospiti d'eccezione, intermezzi musicali e momenti di leggerezza.

I vincitori di ogni categoria saranno insigniti di un premio di sicuro prestigio: un E-READER KINDLE per continuare a coltivare la passione per la lettura e la scrittura, e una STATUETTA STILIZZATA DI POPPEA SABINA, opera esclusiva realizzata dal professor Filippo Telese. Tutti i finalisti, inoltre, riceveranno un attestato di partecipazione, a testimonianza del loro talento e del loro impegno.

Un aspetto fondamentale da sottolineare è il rispetto per i diritti d'autore: gli autori manterranno la piena titolarità delle loro opere. Tuttavia, con la partecipazione al concorso, concederanno alla Pro Loco Oplonti l'autorizzazione a pubblicare e diffondere i testi finalisti e vincitori attraverso i propri canali, naturalmente senza scopo di lucro e con la dovuta citazione dell'autore. Un'opportunità preziosa per dare maggiore visibilità al proprio talento.

 

“Il Premio Letterario Poppea Sabina 2025 – commenta il presidente della Pro Loco, Luigi Scognamiglio - si configura come un appuntamento imperdibile per tutti coloro che amano la scrittura in ogni sua forma. Un'occasione per mettersi alla prova, per condividere la propria voce, per entrare in contatto con una vivace comunità di appassionati e per celebrare insieme la bellezza e la potenza della parola. Non perdete questa straordinaria opportunità. – conclude Scognamiglio - Consultate attentamente il bando ufficiale per conoscere tutti i dettagli sulle modalità di partecipazione e le scadenze. Torre Annunziata vi aspetta a braccia aperte per celebrare insieme la nuova stagione della creatività letteraria. Siate protagonisti del Premio Letterario Poppea Sabina 2025: la vostra storia merita di essere ascoltata!”

novecentoIl mare sciaborda e salsedine e freschezza si attaccano al corpo, il garrito rauco del gabbiano volteggia e sfiora la testa, in lontananza una sirena lancia richiami e la nave Virginian s’avvicina al porto, Questo l’inizio, attraverso i sensi, di Novecento, il monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco, nel 1994 per Eugenio Allegri. D’allora in poi il racconto è uno dei pezzi teatrali, il più sublime, un tempo narrativo veloce, comprensibile e particolare

La scena è scarna, solida, di legno al naturale, con una serie di piccoli scanni sparsi, che di volta in volta rappresentano sagome di personaggi raccontati, due sacchi di iuta ed una lanterna completano l’immagine fissa.

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa... e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Voglio dire... Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, emigranti, e gente strana, e noi... Eppure c'era sempre uno, uno solo, uno che per primo... la vedeva. Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte... magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni... alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare... e la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov'era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l'America”.

L’incipit preciso e tutta la trama del racconto sono affidati, a colpi di ricordi, ad un trombettista, tale Tim Tooney, che, per sfuggire alla miseria e ad una vita grama, accetta l’ingaggio sul transatlantico Virginian, per rallegrare le serate dei passeggeri. Su quella nave oltre a sbarcare il lunario conosce Novecento, la leggenda della musica e gli resta affezionato. Il nome per intero di questo fuoriclasse, però, è: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, nel quale si abbina il nome del fochista nero che lo adotta, più l’anno nel quale è stato trovato, Novecento, per l’appunto. Danny Boodman, senza pensarci su, lo crescerà come padre amorevole, il suo vecchio cuore si scoglie quando lo trova abbandonato, scesi tutti i passeggeri, sul pianoforte nero e lucido della prima classe, sistemato in una misera scatola di limoni e avvolto in una copertina, senza uno scritto di accompagnamento. Tutto l’equipaggio lo accoglie con calore, pur temendo che quell’adozione non sia regolare, ma l’uomo, a chi glielo ricorda, risponde, con un’alzata di spalle “In culo alle regole”. Per 8 anni gli insegna tutto quello che può della vita, circoscritta al transatlantico e non lasciandolo mai scendere a terra, nel timore di perderlo. Poi un triste giorno la morte pone il dilemma di che farne del piccolo Novecento, sicuramente sbarcarlo e affidarlo a mani competenti, ma il piccolo, avvertito il pericolo, si nasconde senza farsi trovare se non dopo che lil transatlantico ha preso il largo. Gli anni passano e la nave diviene la sua casa e la sua esistenza ed è lì che lo trova Tim Tooney nel 1927 restandogli amico per tutta la vita. Tutto quello che sappiamo di Novecento, infatti, lo dobbiamo a lui, per esempio della sua bravura al pianoforte senza che nessuno gliel’abbia mai insegnato, della sua mitezza di carattere, del suo credere nella bontà altrui e del suo realizzarsi in maniera totale con la musica. Pensieri e desideri semplici, di un uomo vissuto a stretto contatto con il proprio io e con temi musicali scelti, colonna sonora della propria vita.

Quando Novecento sfiora i tasti, senza mai spostarsi dal Virginian, conosce luoghi e vive esperienze appaganti, riuscendo incredibilmente a vivere ogni viaggio, ogni luogo ed ogni sensazione, le stesse che sente raccontare dai passeggeri del piroscafo, testimoniando, poi, di conoscere luoghi senza averli mai visitati. Vive momenti esaltanti ed accetta e vince un duello musicale con il famoso pianista Jelly Roll Morton, presunto "inventore del jazz", conosciuto per i suoi modi poco rispettosi, nessuno crede, possa saper suonare meglio di lui. Novecento senza sforzo alcuno, riesce a battere Morton, eseguendo un'energica ma delicata sinfonia.

Tim Tooney si esalta nel ripensare alle prodezze del suo amico e raddoppia i ricordi, ad esempio l’episodio “della caduta dei quadri” che precede, poi, la volontà di scendere a terra. Solo un caso?

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per

anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.

Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un

certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto,

con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran.

Non c’é una ragione. Perché proprio in quell’istante?

Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per

farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto?

Prende delle decisioni?...

Un passaggio stupendo lo spunto dei quadri, che indica come nella vita attimi insignificanti creano, invece, un’opera complessa e affascinante, momenti congelati nel tempo, ognuno con una storia e un'emozione unica.

Ed eccolo, Novecento con il suo cappottino di cammello, rimesso a nuovo proprio per fare la sua bella figura, appena messo il piede a terra. Sì, ha deciso di scendere dal Virginian per guardare il mare di faccia e la nave alle spalle. Vuole riprendersi la vita al di fuori della polla in cui è stato chiuso

Tutta quella città… non se ne vedeva la fine. La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? E il rumore. Su quella maledettissima scaletta… era molto bello, tutto. E io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problemaprimo gradino, secondo gradino, terzo gradino. Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino. Primo gradino, secondo… Non è quel che vidi che mi fermò. E’ Quel che non vidi…”

Novecento non mette piede a terra e mai più lo farà, figlio di quella nave è là la sua grandezza e il suo limite. Nella città è uno sconosciuto, sul Virginian, una leggenda. La conoscenza delle cose gli è stata data dalla sicura tastiera del pianoforte, con i suoi 87 tasti finiti. Stranamente la nave, metafora della sua vita, racchiusa e galleggiante, dovrà essere trasferita sulla terra ferma per essere conosciuta, raccontata e non da lui. Il desiderio di realizzare i suoi sogni mal si concilia con la paura del mondo, per cui l’uomo insicuro e timoroso si consegna, senza rimpianto all’unica cosa certa della sua vita, a quel grembo materno di nome Virginian, che l’ha accolto in semplicità e protetto teneramente, consegnandogli pianoforte e musica. E quando la nave dovrà essere distrutta per raggiunti limiti di percorrenza, Novecento, per l’estremo legame con essa, sparirà nel liquido amniotico del mare per un’ultima carezza materna

Lo stile colloquiale e la narrazione sotto forma di ricordi fanno di Novecento un monologo di pregio unico, che l’attore Fabrizio Perrone, della Filodrammatica Orenese, per la prima volta partecipante all’XS, ha interpretato in maniera egregia, oserei dire da innamorato pazzo. Non si è risparmiato, Fabrizio, sicché ha volteggiato su di un enorme rocchetto, utile per corde e cavi, ha caratterizzato personaggi del racconto, affollando la scena, ha smosso scanni, ha montato scale, ponti, passerella, ha indossato vestiti, cappotto, cappello e quel che più conta, per 75 minuti, ha raccontato senza dimenticare nulla, un monologo che di semplice ha solo l’apparenza.

La storia è singolare, vuoi perché si occupa della vita di un solo uomo, che può essere quella di tutti e vuoi perché le sue paure ci toccano profondamente ed ognuno si sente incluso. L'identità, la libertà e il senso di appartenenza, volteggiano, come voli larghi di gabbiano nel racconto e si confrontano con il mondo esterno del protagonista, che rimane legato, però, al suo unico ambiente.

Questo suo modo di comportarsi, per paura di non essere in grado di gestire la vita al di fuori di un luogo protetto, mi fa pensare (N.D.R.) ai tanti ragazzi Hikikomori, che si moltiplicano sempre più nell’attuale società.

Infine “Novecento” di Alessandro Baricco, in assoluto il capolavoro italiano, sviluppa tematiche che toccano tutti, come il legame per la propria origine, vuoi che sia famiglia o luogo in cui cresci e ti realizzi, vuoi che sia il sogno di vivere una vita autonoma senza lasciare il porto sicuro della tua esistenza. Un binomio che se raggiunto è la felicità!

Maria Serritiello

*La leggenda del pianista sull'oceano” il film di Giuseppe Tornatore del 1998, 5 nastri d’argento, è tratto da Novecento di Alessandro Baricco

Compagnia Filodrammatica Orenese

Interprete: Fabrizio Perrone

Luci ed audio: Mattia Nodari, Sara Biollo

Grafiche: Alessio Bonizzoni

Regia: Fabrizio Perrone e Mattia Nodari

 

2.24L’interno della metropolitana a vista, ha 9 sediolini rossi, di fuori un grosso timer scandisce secondi che addizionano 2.24 minuti, un tempo ineluttabile, un limite stabilito, entro il quale si muove l’azione di due sconosciuti: un uomo, Marcos ed una donna, priva di nome. Realtà e immaginazione s’impossessano della scena e neanche nel finale c’è nitida chiarezza.

Un contesto banale, dove la metro fa da sfondo all’incontro occasionale di due sconosciuti, che vivono insieme solo per due fermate, un luogo quotidiano ed anonimo, ideale per incontri senza conseguenze, una chiara metafora della vita misteriosa ed intricata.

Sono distanti, 7 sediolini li dividono, abito nero, capelli corti e scialle rosso sulle spalle, intenta nella lettura di un libro, lei, completo grigio, camicia bianca, senza cravatta, capelli trasandati e borsa da lavoro in pelle, lui. Ed ecco avere inizio la narrazione di un tratto di vita disvelata per 2.24 minuti dei due passeggeri. Un foglietto di carta, per caso o voluto, è lasciato cadere a terra da parte dell’uomo, prima di scendere alla sua fermata. La donna lo raccoglie con sussiego e vi legge un’anonima lista di acquisti per la casa, ripromettendosi di consegnarglielo il prossimo fine settimana, quando si sarebbero nuovamente incontrati. Inizia, così una fitta rete di messaggi dall’uno all’altra, dove la posta si alza sempre più e dove il confine dell’innamoramento si fa sempre più sottile, fino alle richieste impossibili dei due. La donna, con arte, confeziona il gioco sottile della seduzione, concede e si ritira con estrema destrezza, implicando nei suoi gesti, forzato sentimento, sensualità ambigua e sessualità palese, mentre lui innamorato perso, ormai, è in balia dell’umore volubile della donna. La musica è un forte attrattore tra i due, il tango triste ballato senza avvitarsi nel vagone vuoto della metro è, però la negazione più assoluta della voluttuosa seduzione. Marcos ha un piano per vivere libero l’amore che l’ha preso e che celebra con i versi del poeta statunitense Wolt Witman, uccidere la moglie e sua figlia! Sì, è sposato, ma non è l’unico segreto della sua vita, sua madre è stata uccisa(?!) e lui soffocato dalle sue cure, tanto da esserne malato, è stato nient’altro che un uomo debole e mai decisionista.

Ecco che la Metro gli viene in soccorso, con quel breve lasso di tempo, abbinato alla particolare condizione di solitudine del vuoto vagone, invalicabile dall’esterno, per dare la stura liberante ai suoi pensieri impossibili, che un disturbo dell’attaccamento ha potuto provocare nella sua mente. La donna, distante a sette sediolini rossi, come sanguigno è lo scialle sulle sue spalle, già seduzione e manifesta carnalità, gli rende forza, vigore e capacità di realizzare un sogno, quello nato dalla forza del desiderio e non dalla debolezza accumulata.

Ha in suo possesso tre colpi di rivoltella, tre colpi per aggiustare la sua vita, forse anche uno e i 2.24 minuti disposizione che stanno per scadere…

Rivelare la conclusione sarebbe “delitto” quel finale che ci ha tenuti incollati alle sedie per 90 minuti, senza accorgersene, va svelato sere per sere in teatro, a noi resta di riflettere sulla bontà del pezzo, della scelta, della bravura attoriale e della eccellente regia

Decisamente 2.24 è un dramma psicologico di grande intensità, gli autori hanno dato vita ad una scrittura a due mani impegnativa e con buoni risvolti creativi, scrivere al femminile, per l’altro genere, non è sempre facile ed i due scrittori Pascual Carbonell e Jeronimo Cornelles, amici per caso, ci riescono in maniera egregia. Scegliere, poi, un lavoro così impegnativo ed avere la volontà di portarlo in scena, al concorso dell’XS, va tutta la lodevole ammirazione, distribuita equamente tra il regista Pinuccio Bellone, Della Corte dei Folli, una nostra vecchia conoscenza e dei due attori: Annachiara Busso e Corrado Vallerotti, di straordinaria bravura.

Essere stati per 90 minuti rinchiusi nello scompartimento della Metro sotto terra in balia, ora dell’uno, ora dell’altra, ostaggi dei due personaggi e delle loro ubbie, i segni di effettiva claustrofobia ed angoscia smisurata ci sono stati tutti. I dialoghi incisivi e ricchi di sfumature, hanno permesso di esprimere una vasta gamma di emozioni, dalla gioia alla tristezza, dalla frustrazione alla speranza, da una conclusione annunciata, a quella non sperata. Non avrà un finale rosa 2.24, come l’amore filmico di “Innamorarsi”, nato nella Metropolitana di New York, tra Meryl Streep e Robert De Niro, Marcos, che alla donna darà il nome equivoco di Clodinette, è invaso da un amore folle, forse mai realmente esistito, se non nella frustrazione della sua mente e della sua psiche disturbata. Una linea sottile tra sanità e follia, proiezione tra ciò che vede o crede sia il riflesso del suo stato mentale.

Uno sguardo lucido ed analitico degli autori su di una mente disturbata e che nell’anonimato della Metro ha la sua compiuta espressione.

“Non aspettarmi questa notte, al mio fianco c’è l’inverno…e sono la tristezza e l’inferno.” Marcos

Maria Serritiello

 

2.24 -Dueventiquattro

di Pascual Carbonell e Jeronimo Cornelles

con Annachiara Busso e Corrado Vallerotti

Allestimento scenografico Gianfranco Sarotto

Coaching Enzo Brasolin

Regia Pinuccio Bellone

 

mars peachIl XVI Festival XS, organizzato dalla Compagnia Dell’Eclissi di Salerno, continua il suo cammino di rappresentazioni, delle 7 in concorso, con un genere musicale, una novità assoluta: il musical, mai portato in scena, nei 16 anni di manifestazione.

“Che pasticcio Mars Peach" di Alessandro Iacovelli è il titolo del musical, ad esibirsi è la Compagnia della Lira di Casamassima (BA) e tratta di una donna Mrs Peach, per l’appunto, che nel piccolo villaggio di Bibury, nel sud dell’Inghilterra, è rimasta a dirigere, quale governante, la rinomata pasticceria del Sir Martin, alla sua prematura scomparsa, senza che vi sia un erede certo. Questa l’ossatura del racconto musicale nel quale s’innestano situazioni particolari, tra il comico, ad esempio l’arrivo ingombrante (!!) dell’erede inglese- partenopea, cognata e vedova del fratello del Sir Martin ed il surreale, il morto avvelenato dalla leccornia, impastata con veleno per topi dall’inesperta ed improvvisata pasticcera e poi nascosto nel banco da lavoro. Il tutto è condito da opportune musiche, da motivetti cantati e da passetti di “tip tap”. Quello che appare subito, oltre al resto, è la cura impiegata nella resa della scenografia, modellata in perfetto stile english, dai colori pastello e bianchi merletti, dai vasetti perfettamente incolonnati sulle mensole degli scaffali, dalle finestre e dal bancone dove due cameriere provvedono a spolverare, sotto l’occhio attento della rigida governante e ad impastare i dolci, senza sgarrare in orari prestabiliti. A scompaginare le donne della casa ci pensa, suo malgrado, il tutto fare di genere maschile, servizievole oltremodo nei riguardi di Mrs Peach, che profitta della sua devozione per condurre la pasticceria ed i suoi affari. La nuova conduttrice, invece, sparge intorno alla sua mole formosa, profumo di cannella e polvere di farina, basta poco e voilà gli ottimi dolci della casa, sono rinnovati nel gusto e nel sapore, insomma una “Mary Poppins” di vecchia conoscenza, per come sa usare la semplicità ed a risolvere i guai. Tutti i componenti si sentono sollevati ed anche il morto non dà pensieri se nel finale si apprende che tutti e 5 personaggi sono usciti da un libro a cui manca una pagina strappata, l’ultima.

Bravo l’autore a creare una soluzione di riparazione per tutti e a regalare il finale agli spettatori, ognuno, infatti, proverà a cercarne uno. Inoltre Il significato del musical si concentra su temi come l'accettazione di sé, l'importanza dell'amicizia e la capacità di affrontare le difficoltà con un sorriso. Attraverso le peripezie di Mrs. Peach, che nel finale trova ciò che ha sempre cercato, mandando all’aria la sua rigidità e il senso del dovere, il pubblico viene invitato a riflettere su come le piccole complicazioni della vita possano trasformarsi in opportunità di crescita e di connessione con gli altri.

La novità del genere all’XS è stata presentata dagli interpreti con grande scrupolosità e diligenza che oltre alla bravura recitativa, posseggono timbri di voce e modulazioni di buono ascolto; tutte le canzoni, tra il primo ed il secondo atto, sono state cantate dal vivo. Buoni gli arrangiamenti musicali e la capacità di accordo tra di loro. L’impegno e la volontà di riuscire al meglio c’è stata tutta ed anche apprezzata dal pubblico, l’unica nota deludente è proprio la costruzione della storia che poggia su stereotipi scontati a cominciare proprio da Mrs Peach.

Maria Serritiello

inviolata“Inviolata”, al XVI concorso Teatro Festival XS di Salerno, ha smosso la memoria collettiva dei presenti, con una riflessione all’indietro, sì da ricordare il cammino principiato, le dinamiche usate, le sofferenze affrontate, i pregiudizi umani e culturali sormontati, ma anche per ben rammentare   che il processo di emancipazione non è affatto concluso, anzi.

Una gran fetta di donne, ancora ovunque, subisce violenze e soprusi inimmaginabili, 40 milioni di persone è vittime della schiavitù moderna e tra queste, il 71% sono donne e ragazze, sicché 28 milioni di donne vivono in condizioni di schiavitù e privazione dei diritti.

Quella rappresentata, la scorsa domenica, è una micro storia di un piccolo paese della Sicilia degli anni ’60: Alcamo, dove la donna è “serva anche di Dio” (nelle preghiere) che di uguaglianza va predicando. Franca Viola, una giovane donna si accinge ad ingaggiare una lotta titanica contro la morale corrente, contro la tradizione patriarcale e contro una cultura che giustifica la violenza sulle donne.

Lo spettacolo ha inizio. Tre giovane donne, scalze e vestite di bianco si rincorrono sull’aia contadina, vivendo momenti di spensieratezza mentre stendono vestiti, cravatte, sottane, sulle corde tese. Giocano e sbeffeggiano il maschio con gli abiti del bucato, imitando la volgare sfrontatezza quando si rivolgono al loro essere brave ragazze mute. Sguardo chino e sottomesso, capo coperto dallo scialle nero, dopo il disgusto delle “toccate”, dopo che è successo ancora una volta. E così per un’ora intera rivediamo rappresentata la storia di ribellione della giovane contadina siciliana, Franca Viola, nel rifiutare il matrimonio riparatore, dopo essere stata stuprata e tenuta in ostaggio dal mafioso Filippo Melodia.

La sua storia, la nostra storia! Ad una donna disonorata e privata della virtù, un valore secolare per accertare all’uomo di essere il primo nella procreazione, che altro resta se non consegnare la sua vita all’ aguzzino di turno? È oggetto di sua proprietà, con buona pace del rapitore, della famiglia, del vicinato, dell’opinione pubblica ed anche della religione. Questo il credo di accettazione per la donna degli anni ’60 che si trascinava dietro secoli di schiavitù. Più volte parole, senza rispetto, come svergognata, disonorata, infangata, spudorata, sfacciata, sono state rivolte alla donna deflorata dall’uomo orco, ma quello che colpisce di più sono le zizzanie delle donne stesse, nei loro cortili, per strada, dietro le persiane e mentre si recano in chiesa. Eva contro Eva, il danno maggiore fatto dalle donne alle donne, una rovina che ha stagnato il movimento di emancipazione, solo perché soffocate dal pauroso conformismo, dalla rassegnazione e dall’incapacità di liberarsi dai pregiudizi, divenendo così, le peggiori accusatrici delle donne stesse, utile ad alimentare e confermare il potere maschile.

La storia affrontata sul palco è stata potente ed è quella che ha segnato un momento cruciale nella lotta per i diritti delle donne in Italia, non meno di 65 anni fa. Le bravissime attrici ci ricordano, non senza emozioni le leggi che hanno scandito il percorso: 1981 eliminazione del delitto d’onore, 1996 il matrimonio riparatore non estingue il reato.

Colpo di Teatro, per non trascurare l’aspetto letterario, a sostegno dell’evolversi della vita, il monologo sulla libertà, la dignità ed il coraggio di opporsi a norme sociali oppressive, tratto dal Don Chisciotte di Miguel Cervantes, reso magistralmente dalla piccola attrice, di appena 17 anni.

Tutto è stato assemblato in maniera perfetta: la recitazione: uno stretto dialetto siciliano, non essendo la prima lingua delle attrici, la scena, semplice, ma rievocativa di un paese del sud, i personaggi maschili resi scenici da cravatte e coppole, le movenze sinuose, volgari ad imitazioni del maschio, la bellezza della danza a piedi nudi ed alla freschezza delle giovani interpreti, continuazione e testimone di donne passate, ma così presenti nel bel pezzo di teatro. Franca Viola, l’interprete principale, evocata in assenza per tutto quello che ha rappresentato ed una volta messa alla gogna dall’ignoranza del tempo, ha spezzato le catene del conformismo e si è protesa al di là dell’arretratezza. La musica, il canto le luci ed il tempo, un buon esempio di Teatro civile

Maria Serritiello

 

INVIOLATA Compagnia Senza Confine Fasano Brindisi

Drammaturgia e Regia David Marzi e Teresa Cecere

Con Maria Barnaba, Sandra Di Gennaro, Ilenia Sibilio

Allestimento scenico Lisa Serio

Musica di scena Kemonia

Cunto Mario Incudine

Card Battaglia: Napoli prega per Papa Francesco

 

Foto mons. Domenico Battaglia 150Carissimi Presbiteri, cari Fratelli e Sorelle tutte,

ci sono momenti in cui il cuore di una comunità deve battere all’unisono, come quello di una madre che veglia il figlio ammalato, come quello di una città che si stringe attorno a chi - visitandola più volte - le ha manifestato amore. 

Napoli, con la sua fede appassionata è in questi giorni accanto a Papa Francesco e non può restare indifferente al suo invito a pregare per lui.

Papa Francesco, come sapete, sta vivendo un tempo di fragilità e malattia e noi, come Chiesa di Napoli, vogliamo fargli sentire il calore della nostra vicinanza, la forza della nostra preghiera, l’affetto sincero di un popolo che lo ama. 

Per questo vogliamo elevare al Signore la nostra invocazione: che gli doni forza, che lo sostenga nel corpo e nello spirito, che continui a illuminare il suo cammino di testimone di pace, custode vigile della speranza del mondo.

Invito, dunque, tutti i presbiteri a celebrare la Santa Messa per il Papa, e chiedo a ogni comunità, a ogni convento, a ogni monastero, a ogni cuore credente di unirsi in preghiera, perché il Signore lo custodisca e gli doni la forza necessaria al suo servizio di Successore di Pietro. 

Vogliamo che Francesco senta l’abbraccio di Napoli, la sua amicizia e la sua fede, la forza della sua preghiera appassionata!

Sia questa preghiera il nostro “grazie” per il Vangelo della pace e della fraternità che il Papa ci annuncia con la vita, per il coraggio con cui ci mostra il volto di Cristo nei poveri, negli ultimi, nei sofferenti.

Maria, Madre della Chiesa e Donna della Speranza, prega per il nostro amato Papa Francesco. E, tra le tante parole di amore che sussurrerai al suo cuore, non dimenticare di dirgli il nostro affetto sincero, il nostro grazie più vero, il nostro semplice e profondo: ti vogliamo bene.

+ don Mimmo Battaglia

Immagine WhatsApp 2025 01 31 ore 22.09.01 5128b334"L'amico dei sogni", una divertente sit comedy, portata in scena al Ridotto di Salerno, per due sere consecutive, nel fine settimana scorsa, da Salvatore Gisonna e Peppe Laurato. Una ventata di freschezza e risate, un intreccio di momenti alternati di comicità brillante a situazioni esilaranti. Il nuovo progetto teatrale, vuole combinare divertimento ed emozioni, una vera e propria sfida. Già lo scorso anno gli stessi attori sono stati impegnati in “Tre sfumature di giallo” ed il successo ottenuto li ha convinti a ripetersi, parlando di amicizia, quella vera, che vince sugli inevitabili contrasti.

Fulvio Cortese e Peppe Borrelli, vecchi compagni di scuola e di banco, il primo della classe e l’ultimo, si ritroveranno dopo 21 anni, l’uno stimato professore d’ italiano, l’altro manager di successo. La vita tranquilla del padrone di casa, il professore, per intenderci, viene letteralmente sconvolta da situazioni paradossali e niente sarà come prima dell’arrivo del compagno di scuola. Tutto ruota, dunque, attorno al protagonista e alle situazioni paradossali che dovrà affrontare, suo malgrado, dal momento in cui viene a contatto con l’amico, irresistibile sia per la mole impegnativa, sia per la comicità   scoppiettante. L’uno spalla dell’altro, ognuno con la propria peculiarità. L’allestimento scenico ed i costumi semplici hanno contribuito   a rendere giusta l’ambientazione. La regia ha saputo mantenere un ritmo incalzante, alternando momenti di riflessione ad esplosioni di ilarità, anche il finale sorprenderà.

Con Salvatore Gisonna, una conferma, ogni volta, al Teatro Ridotto e Peppe Laurato, uno scoppio di ilarità a tutto campo, il cast si avvale della presenza di Lucia Gisio, Peppe Isaia Mario Brancigliano

Maria Serritiello

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