Salerno

LA VITA SI IMPARA SFIDE EDUCATIVE DEL TERZO MILLENNIO: confronto fra Scuola, Famiglia e Comunità.

Locandina Cava 250Il 24 febbrio 2025, alle ore 09:30, presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città di Cava De' Tirreni, si terrà un'importante conferenza pubblica dal titolo “La Vita Si Impara-Sfide Educative del terzo Millennio” organizzata da UCID Cava – Costa D'Amalfi, Club per l'Unesco di Alberona e Inner Wheel di Cava De' Tirreni. Il significativo evento è patrocinato e condiviso da istituzioni pubbliche e associative: Arcidiocesi Cava-Amalfi, Comune di Cava De' Tirreni, CONFASSOCIAZIONI, UCID, IIS Della Corte-Vanvitelli e l'IC Balzico-Giovanni XXIII. L'evento sarà un'occasione per approfondire i temi legati all'educazione e alla crescita delle nuove generazioni, affrontando sfide cruciali per la società contemporanea. Dialogo Centrale: il cuore dell'incontro sarà il dialogo tra Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e saggista esperto dell'età evolutiva e Barbara Tamborini, scrittrice e psicopedagogista. Insieme hanno scritto e pubblicato oltre venti libri ed esploreranno la tematica “ Amore e Autorevolezza”, offrendo spunti e riflessioni fondamentali per i genitori, educatori e comunità. - Quali e quante le responsabilità sociali nei processi educativi degli adolescenti? - Quanto incide sulla formazione e consapevolezza dei più giovani l'esempio e i comportamenti degli adulti e\o dei loro idoli? – Quale l'impatto della tecnologia, dei social e strumenti digitale non adeguatamente utilizzati? Questi gli argomenti su cui verte il secondo panel della giornata che vede protagonisti nel confronto diretto alcuni studenti e la scuola rappresentata dalla dirigente scolastica dottoressa Franca Masi, l'assessora responsabile di istruzione e politiche giovanili, avv. Lorena Iuliano, la professoressa Sarah Amendola in rappresentanza delle famiglie e madre di un adolescente, la dottoressa Leonarda Scrocco in rappresentanza della comunità associativa, segretario generale di UCID Regionale e presidente CONFASSOCIAZIONI Campania, promotrice dell'incontro dibattito. Non mancherà l'autorevole opinione del mondo ecclesiastico e spirituale rappresentato da S.E. Mons. Orazio Soricelli e dal presidente UCID della Regione Campania dott. Antonino Apreda , oltre al notaio Orfina Scrocco, presidente del Club per l'Unesco di Alberona, fortemente impegnata sulla tematica dei “Diritti Umani tra i più Giovani e le sfide educative in rapporto alla tecnologia“ quale linea prioritaria della Federazione Italiana dei Club per l'Unesco. Le linee guida della giornata e la coordinazione del programma sono affidati alle competenze dell'attrice, conduttrice e psicologa Stefania Benincaso, esperta in materia di inclusione sociale e integrazione in età evolutiva e impegnata sul fronte del gender gap e violenza di genere.

Gli Artisti Scalzi al Teatro San Francesco di Scafati presentano "La Lupa"

Locandina la Lupa 150Gli Artisti Scalzi - compagnia teatrale amatoriale, ma con carattere e presenze di talento – calcano ancora le tavole del palcoscenico con la loro nuova produzione: "La Lupa", una delle novelle più intense e significative di Giovanni Verga, per l’occasione rivisitata e curata nei dettagli soprattutto per un finale di grande intensità.

Lo spettacolo del gruppo dell’area oplontina e vesuviana, con profonde radici a Torre Annunziata, andrà in scena sabato 8 febbraio alle 20:30 e domenica 9 febbraio alle 18:00 presso il Teatro San Francesco di Scafati.

La Lupa: un'opera che esplora le passioni umane

"La Lupa" è una novella contenuta nella raccolta "Vita dei campi" di Giovanni Verga, pubblicata nel 1880. La storia è ambientata in un piccolo paese della Sicilia e narra la vicenda di una donna, Gnà Pina, soprannominata "la Lupa" a causa della sensualità prorompente e del suo insaziabile desiderio. Verga, attraverso un ritratto icastico, descrive Gnà Pina con "occhi da Satanasso e labbra rosse", sottolineandone la natura di donna passionale e trasgressiva, estranea alla legge morale e religiosa. Quella della Lupa è una figura femminile complessa e controversa, capace di suscitare ammirazione e timore al tempo stesso. La sua passione per la vita e per gli uomini la porta a sfidare le convenzioni sociali e a vivere la propria esistenza in modo libero e indipendente fino a scontrarsi con un destino tragico.

Uno spettacolo che promette emozioni intense

La regia è affidata all’esperienza e alla sensibilità di Francalisa Malacario, che ha saputo valorizzare la forza drammatica della novella di Verga. Sua la rivisitazione del testo per la messa in scena. Lo stile narrativo dell’autore siciliano viene rispettato e allo stesso tempo reso in maniera originale e profonda: i personaggi vengono descritti senza giudizio, lasciando allo spettatore il compito di interpretarli. La scenografia, curata da Raffaele De Cristofaro, contribuisce a ricreare l'atmosfera suggestiva e arcaica della campagna siciliana. Il cast, composto da attori che si dedicano al teatro in maniera amatoriale, può contare però anche su una presenza di grande spessore come quella di Rodolfo “Rudy” Medina, nel ruolo di Lasca, uomo chiave della storia. Un professionista di grande rilievo Medina, già al fianco di Vittorio Gassman e Gabriele Lavia, perfettamente inserito in un gruppo che saprà dare vita ai personaggi de "La Lupa" con la giusta intensità.

Un'eredità importante

"La Lupa" ha avuto un grande successo nel corso degli anni, tanto da essere stata adattata per il teatro e per il cinema. Indimenticabile il trionfo di Anna Magnani negli anni '50 eFoto gli Artisti Scalzi 250 l'interpretazione di Monica Guerritore nel 1996, con un cast d'eccezione e le musiche del maestro Ennio Morricone. “Gli Artisti Scalzi però - ricorda con la giusta moderazione la regista - pur consapevoli di confrontarsi con "mostri sacri" come questi, desiderano semplicemente riportare al pubblico, con occhi nuovi, una delle novelle più rappresentative di Verga".

Scheda tecnica:

Titolo: La Lupa

Autore: Giovanni Verga

Regia: Francalisa Malacario

Scenografia: Raffaele De Cristofaro

Aiuto regia e scene: Marianeve Vitiello

Fonico: Vincenzo Sansone

Musica: Enzo Raiola, Marica Russo

Canto: Lisa Iovane

Balletto: Ballet Studio di Barbara Castellano e Massimo De Rogatis

Cast: Pina Piacente (Gnà Pina), Rodolfo Medina (Nanni Lasca), Marianeve Vitiello (Maricchia), Marilena Sorrentino (Rosalia), Luciano Donadio (Malerba), Marisa Amodio (Calogera), Carola Flauto (Cardilla), Vincenzo Sansone (Bruno), Adriana Agresti (Lia), Rosa Zeccato (Zia Filumena), Michele Parlato (Neli), Iacopo Cannavale e Luigi Vitiello (bambini)

Date e orari: Sabato 8 febbraio ore 20:30, Domenica 9 febbraio ore 18:00

Luogo: Teatro San Francesco di Scafati

pura formalitàAd inizio, un velo sottile gocciolante traspare la scena e divide, per tutta la rappresentazione, il palco dal pubblico. Ciò che s’intravede sono due opposte scrivanie, corredate da macchine da scrivere, una stufa in funzione, centrale ed a parete e gocce di pioggia dal soffitto che vanno a riempire secchi sotto disposti. La sera è burrascosa, tuoni e lampi si susseguono, come l’incalzante interrogatorio ai danni di un uomo, bagnato fradicio e avvolto in uno scialle di fortuna. È là in commissariato, perché trovato a vagare sospettosamente per i boschi senza documenti.

L’uomo trattenuto in commissariato, in seguito alle domande rivoltegli, si scopre essere il famoso scrittore Onoff, tanto ammirato dal commissario che inizialmente non gli crede, anzi rafforza l’incredulità dicendo che se è veramente Onoff, lui è Leonardo Da Vinci. Poi la reverenza nei suoi confronti, i panni asciutti, il fuoco ravvivato, il bicchiere di latte caldo, sputato, però, sul pavimento. I suoi attacchi d’ira si fanno sempre più serrati, Onoff, perché è ormai assodato che sia lui, mal sopporta questo modo di trattenerlo senza che abbia commesso nulla. Nella deposizione ci sono sospettosi vuoti di memoria e anche quando si cambia gli abiti, la camicia insanguinata lo impensierisce tanto che si affretta a bruciarla nella stufa. Intanto i sospetti sulla sua persona s’infittiscono sempre più, sarà veramente Onoff, lo scrittore, o è il vecchio senza tetto conosciuto, a cui ha rubata l’identità? E perché ha una rivoltella che punta verso il commissario? In sostanza chi è veramente Onoff? E l’omicidio commesso nei pressi di casa sua, che cosa ne sa? Onoff è un personaggio reale o una pura invenzione letteraria?

Il dubbio, veramente più di uno, si manifesta per tutti e 70 minuti di rappresentazione e s’insinua prepotentemente negli spettatori, che cercano di mettere ordine a questo thriller, all’apparenza semplice, ma che così non è, sì da lasciare, alla fine più domande che risposte. Per esempio il nome dello scrittore formato da on che vuol dire aperto e off che vuol dire chiuso, può significare che la sua psiche a volte sia ricettiva ed altre volte no? Oppure la sua presenza in commissariato, non è altro che la stesura del nuovo romanzo, tanto da portare per mano lo spettatore, all’interno della sua stessa composizione? O ancora, Onoff avendo scoperto di aver ucciso si è, a sua volta, tolta la vita? I personaggi che gli girano intorno sono fittizi e lui si trova di fronte al giudizio supremo? Tante domande per giungere all’affermazione che “ricordare è un po' come morire” tanto che il trapasso gli permette di raggiungere, alla fine, una nuova fase della sua esistenza.

Un giallo per niente facile, efficace nell’intrigo, nel raddoppiare la suspence, nel mischiare più ingredienti solitamente usati per confondere, per destabilizzare e mantenere viva l’attenzione. E ci riesce bene l’autore, il bravo Quignard nel creare una scrittura paradossale, tormentata, che ricorda, per certi versi Kafka, ma anche Dostoevskij, con le sue tensioni tra bene e male, fede e dubbio, ai confini estremi della condizione umana. Un pezzo di teatro che ridimensiona la nostra banalità mentale e quotidiana, che va dall’onirico all’analitico, tra l’inconscio e la spettacolarizzazione del possibile, quasi un esercizio letterale che però avvolge e coinvolge.

Ecco allora la quarta parete, sottilmente cinematografica ed un tantino claustrofobica, a smuovere sensazioni ed emozioni, a ricordare che gli attori, da uno spazio protetto, provano a realizzare tempi multipli e disancorati, ma nello stesso tempo magnetici. Un’operazione scenica non banale, mai tutta reale, eppure presente e pregnante, perché voluta dalla mente e che mente, se è quella del suo autore!

Grande bravura nella capacità teatrale degli attori: Maurizio Gluk Picariello, espressione della mente fluida ed evolutiva, quella analitica e rigorosa di Paolo Capozzo e quella di Antonio Colucci, unicamente spettatrice, ovvero i tre aspetti, veri e propri, della mente. Il “Teatro 99 posti” di Mercogliano (AV) è già noto al Teatro Festival XS di Salerno, in concorso, in varie annate del festival e lo scorso anno, con “Uscita di emergenza”. Complimenti alla compagnia per aver interpretato e scelto un prodotto di nicchia, messo in opera dal valente regista: Gianni Di Nardo e seguito in modo impeccabile dalle luci disegnate da Luca Aquino, impreziosite da effetti scenografici di Maina Parrilli. Buoni gli effetti sonori e la sottolineatura della musica

Maria Serritiello

XS 2025Con “Tornerai” spettacolo, fuori concorso, di parole e suoni del tempo di guerra, riferito al 1940-1945, curato da Marida Niceforo e Marcello Andria, si è dato inizio alla XVI edizione del Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno. La manifestazione ideata dalla Compagnia dell’Eclissi di Salerno, torna anche quest’anno al Teatro Genovesi, dopo aver selezionato sette nuovi pezzi, tra quelli inviati da tutta Italia, di compagnie amatoriali.

Ed eccoci qua, il 25 gennaio, gli affezionati, gli irrinunciabili, quelli che un sommesso Vincenzo Tota, Presidente, dice grazie ai quali il Festival continua, con tutta la buona volontà e l’impegno di ogni volta.

La scena è aperta e composita: leggii, tastiera, sedie, tavolino quadrato e in bella vista la radio, quella incassata in un contenitore di legno lucido, prodotta da Allocchio e Bacchino. La mano di Marcello Andria, coautore, gira la manopola e nel teatro si diffondono note, suoni, parole ed atmosfere di anni passati.

E ’il 10 giugno quando dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annuncia alla folla in delirio l’entrata in guerra. La radio accesa manda la voce del duce ed ancora il cuore degli spettatori si stringe per l’angoscia, eppure quasi nessuno dei presenti ha vissuto quel comunicato, ma siamo in teatro e subito si cambia registro ed è la musica a prendere il sopravvento, annunciata dal verso dell’uccellino della radio. Seguono motivetti scanzonati: L’uccellino della radio, per l’appunto, Maramao perché sei morto, Ho un sassolino nella scarpa, Le gocce cadono ma che fa, Mister Paganini; alternati da altri più sentimentali come: Ma l’amore no e tra gli altri: Tornerai con la voce tremolante di Carlo Buti, che dà il titolo alla soirée. Le voci che si rincorrono sono di Alberto Rabagliati, Natalino Otto, il Trio Lescano, Ernesto Bonino, Achille Togliani, Luciano Tajoli. A cantare con la bravura e la professionalità che merita lo spettacolo, ad apertura del XVI Festival XS, sono i Blue Champagne di Marida Niceforo, artista a tutto tondo, che canta, suona, inventa, dirige, aggrega. In questa sua fatica teatrale è stata affiancata dal rigoroso Marcello Andria, che oltre alla ricerca puntuale di tutta la parte parlata, non si è sottratto all’interpretazione accorata e commossa di Munasterio e’ Santa Chiara, ( una sorpresa la sua voce!) brano che denuncia con le parole dell’emigrante la distruzione della città di Napoli, quella stessa città, Medaglia d’oro al valore militare per le 4 giornate vittoriose contro i nazisti. Lo spettacolo continua con un divertente siparietto “M’aggia curà” interpretato da uno scanzonato Felice Avella, che fa il verso sia a Nino Taranto, che ad Aldo Fabrizio in “Lulù tu non m’ami più”. Siamo ancora nel “44 e la canzone che più getta nell’ angoscia, con le lettere dal fronte dei prigionieri, prima di essere giustiziati, è l’evocativa Lili Marleen. Il coro sommesso dei Blue Champagne e degli altri componenti sparge intorno un’incolmabile mestizia con pensieri intrecciati a pezzi tratti da “Napoli Milionaria” del grande Eduardo. Sì, deve passare “A nuttata”. Lo sbarco delle truppe alleate e l’armistizio dell’8 settembre sconvolgono l’assetto che si era venuto a formare, per cui il sud si va liberando, sotto il controllo degli angloamericani e il nord resta impigliato in un sistema di comunicazione presidiato dalla Repubblica Sociale Italiana. Sorgono, così, stazioni clandestine a sostegno della Resistenza, Radio Londra, una di esse, iniziava le trasmissioni con le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven e continuava con un linguaggio in codice. E’ la primavera del 1945 quando Corrado Mantoni annuncia agli italiani “la guerra e finita, ripeto la guerra è finita.” ed ecco che la musica cambia cosicché lo swing, il jazz di pura marca americana, unito allo stile libero delle nostre canzoni si diffondono per la penisola: Addò sta Zazzà, Il giovanotto matto, La classe degli asini, Ma le gambe, Pippo non lo sa, Guardo gli asini che volano nel ciel e poi l’orchestra americana di Glen Miller con Moonlight serenade, Chattanooga Choo- Choo e In the Mood a traghettarci verso la ripresa della vita.

Ciò che ha reso particolare lo spettacolo è la serietà della ricerca, sia per la parte musicale, che per quella parlata, la completezza dell’assemblaggio, la sensibilità della scelta, l’eccezionalità dell’esecuzione; il coro, poi, ha cullato con semplicità i ricordi, le parole invece, hanno suscitato forti emozioni, con le ultime lettere dal fronte. Tono giusto, recitazione spartana, movimenti sincronici e luci opportune ad illuminare, insomma una confezione perfetta e un bell’esempio di teatro colto, senza per questo essere soverchio e presuntuoso. Bravi tutti e se questo è l’inizio del Festival ci sarà da essere certi.

Maria Serritiello

“Tornerai”

Parole e suoni del tempo di guerra (1940-1945)

A cura di: Marida Niceforo e Marcello Andria

Blue Champagne e Compagnia dell’Eclissi

Luci e Fonica: Antonio Cuccia

Registrazioni: Marco De Simone, Roberto Lombardi

                                     Con

Marcello Andria, Felice Avella, Anna Dafino, Gigi D’Andria, Getano Fasanaro, Andrea Iannone, Fulvio Marino, Marida Niceforo, Giampiero Pierri, Laura Vitale.

Al Moro venerdì 24 gennaio la prima assoluta del concerto di Marco Zurzolo e Pietra Montecorvino 

 

Locandina Zurzolo Montecorvino 250Prima assoluta venerdì 24 gennaio al Moro di Cava dei Tirreni  che ospiterà il concerto del sassofonista Marco Zurzolo con special guest la voce di Pietra Montecorvino. A completare la band ci saranno Carlo Fimiani alla chitarra, Umberto Lepore al basso e Vittorio Riva alla batteria (concerto alle ore 22, Info e prenotazioni al 3403939561).

Sassofonista e compositore, Zurzolo ha collaborato con importanti artisti italiani e internazionali. Ha pubblicato oltre venti cd ed è autore di numerose colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione. Ha vinto prestigiosi premi, fra cui il “Premio qualità” del Ministero della Cultura.

Pietra Montecorvino, la voce graffiante di Napoli, è cantante e attrice. Esordisce con Arbore e Benigni in FF.SS.. La sua “Sud” è inno del carattere ribelle e focoso del Mediterraneo. Partecipa a Sanremo, vince il premio Tenco, è tra i protagonisti di “Passione” di John Turturro.

Un'accoppiata di artisti strepitosa per uno di quei concerti eventi da segnare in rosso sull'agenda degli imperdibili.

Rivista in scatola Civico 23 n.7 AA.VV. Presentazione: sabato 11 gennaio ore 18.30

Dal giorno 11 al 18 gennaio dalle ore 18.00/20.00 (tutti i giorni escluso festivi)

 

Locandina Civico 23 250Sabato 11 gennaio 2025 alle ore 18.30 presso la galleria Civico 23 ci sarà la presentazione della nuova rivista in scatola nata dall'omonimo spazio di Salerno. Giunta alla sua settima edizione la Rivista Assemblata si costituisce di 23 artisti selezionati, ciascuno con un indubbio valore artistico e professionale. Ancora una volta giovani e meno giovani si confrontano all'interno di un cofanetto dall'aspetto semplice, minimalista, ma dal contenuto ricco ed eterogeneo. Sarebbe superfluo, oltrechè dispendioso, elencare le partecipazioni a mostre, eventi e manifestazioni a cui questi artisti hanno partecipato, basti dire che alcuni di loro vantano presenze anche a livello internazionale. Di seguito l'elenco degli artisti partecipanti: Michele Ballini, Fusheng Bao, Ferdinando Bianco, Alfredo Colleoni, Adalgisa De Angelis, Camilla Di Bella Vecchi, Carla Di Pardo, Federico Federici, Barbara Fluvi, Gianluca Garrapa, Francesco Grasso, Qunhui Nie, Giampaolo Parrilla, Salvatore Pepe, Rosella Quintini, Michael Rotondi, Enrico Salzano, Girolamo Santulli, Anna Maria Saviano, Gianpiero Scafuri, Enzo Tomasello, Ivana Urso, Haining Wang Per questo numero la nota introduttiva è stata affidata alla professoressa e poetessa Maria Serritiello di cui riportiamo un breve stralcio di quanto scritto sulla broscure, a compedio del progetto presentato: "Aprire una scatola chiusa ha sempre avuto significato di attesa e di meraviglia, due emozioni attentive che rendono l’idea della Galleria d’Arte Civico 23, speciale. Ad oggi, si è alla settima scatola prodotta, con la collaborazione di artisti e tecniche particolari. Un progetto rivolto ad espositori che, ogni volta, sono invitati ad esibire le proprie opere, debitamente autenticate e numerate, all’interno, per l’appunto, di una scatola quadrangolare, maneggevole, semplice, di colore bianco su cui spicca nell’angolo di apertura un piccolo quadratino nero, ripassato da un righino di colore sempre diverso ed all’interno un cerchio bianco a proteggere la scritta dell’intestazione della galleria “Civico 23”. L’ intento della scatola è di raccogliere opere multiplo, a tiratura limitata, 60 riproduzioni in tutto per ogni lavoro. All’artista che partecipa viene chiesto di aggiungere, su ciascun multiplo, una caratteristica, un particolare, un colore, o altro, tale da renderlo unico… Un contenitore, dunque, per racchiudere, come uno scrigno inventato, l’immaginazione creativa di 23 artisti che s’incontrano e stanno insieme in una scatola, per poi conoscere altri spazi, altre mani, altri sguardi. Una fruizione impagabile, che uscita dal chiuso statico del museo, si ritrova ad essere oltre che cerebrale, tattile e sensoriale."

Presentazione della monografia

di Claudio Caserta

REIMAGINARIUM

Antologica per Fausto Lubelli

Giuseppe de nicola editore

Palazzo Sant’Agostino, Salone “A. Bottiglieri”

9 gennaio 2025, ore 17,00

interverranno

il Vice Sindaco di Salerno Paky Memoli

lo scrittore Filippo Arriva

il maestro Mariano Bauduin

il curatore Claudio Caserta

l’editore Giuseppe de Nicola

 

INVITO ALLA PRESENTAZIONE CATALOGO MONOGRAFIA LUBELLI 250Le mostre antologiche, soprattutto allorquando allestite in luoghi deputati istituzionali, rappresentano il punto di ricognizione e di analisi sulla produzione artistica di un autore contemporaneo e, allo stesso tempo, indagano sulle dinamiche sociali ed ambientali dei territori attraversati e per il tempo in cui è andata svolta la vicenda.

Fausto Lubelli, in oltre cinquanta anni di laboratorio creativo, nasce salernitano e diventa ben presto anche napoletano, poi, negli anni, espressione di una nuova metaculturalità. Se il ciclo sulla Stazione si avvia dalla dimensione onirica della post-adolescenza, come accadrà, in qualche modo, anche per il Cinema Dipinto, è con la scoperta del Pulcinella che trova un demiurgo - compagno di strada, con il quale attraversare le mille stanze della storia dell’arte e, con essa, della condizione umana nel contemporaneo mentre va, in essa, anche parafrasata la stagione - lezione della Commedia dell’Arte. L’invenzione del Pulcinella realizzato al caffè napoletano gli apre le porte e il cuore di Roberto De Simone, Mariano Bauduin, Peppe Barra, Luciano De Crescenzo (come dell’editore partenopeo Giuseppe de Nicola che si affianca a Pietro Perlingieri che gli aveva pubblicato un volume monografico sul Pulcinella con le napoletane Edizioni Scientifiche Italiane) e il successo della maschera nella interpretazione di Fausto Lubelli diventa vicenda globale, tanto che la Regione Campania la individua come testimone culturale negli Stati Uniti ed in Russia. I Pulcinella di Fausto Lubelli sono di casa in permanenza alla RavelloArtGallery e nella versione in scultura sono stati allestiti in mostra anche nel Museo dell’Opera del Duomo di Ravello. Napoletana è anche la vicenda del “sopralluogo” ri-estetico alle “praterie” abbandonate delle acciaierie di Bagnoli. Infatti, BagnoliFutura, ad inizio Millennio, commissiona una carrellata di paesaggi su cosa resta dei giganti industriali e nasce il volume delle Edizioni Scientifiche Italiane, curato da Claudio Caserta, con testi di Filippo Alison, Ruggero Martines e Pierre Restany. Parallelamente allo studio del reperto industriale, Lubelli inventa e reinventa architetture, quale indagine sulle condizioni dell’esistere contemporaneo, per, poi, incontrare le Città Invisibili di Italo Calvino e dar luogo alla fantasmagorica produzione della Urbanistica Fantastica. Contemporaneamente a tutto ciò, coltiva la produzione in ceramica, sia di forme vegetali, che del Pulcinella ed anche dei magnifici e possenti tori, anch’essi esposti nel Duomo di Ravello. Le Ninfee, prossime alla grafica Pop Art, rappresentano, in qualche modo, un segmento di ricerca autoreferente, tuttavia scopriamo, inoltrandoci, la loro dimensione fantastico - urbanistica.

Dunque, i cinquanta anni dell’Officina Lubelli sono un parco giochi della memoria e della fantasia, della critica sociale e della reinvenzione dei paradigmi culturali, come per il Pulcinella.
La monografia prova ad analizzare tutti questi percorsi insieme ed a indicare una linea di sintesi, tracciata nel testo conclusivo da Corradino Pellecchia, che, operatore visivo anch’egli dagli Anni Settanta ha vissuto, spalla a spalla, molte avventure creative del vero Peter Pan della pittura salernitana: il poliedrico Fausto Lubelli.

Claudio Caserta

REIMAGINARIUM

Antologica per Fausto Lubelli

giuseppe de nicola editore

La mostra antologica: Pinacoteca Provinciale di Salerno e Museo Archeologico Provinciale di Salerno, dal 18 novembre 2023 al 10 gennaio 2024, a cura di Claudio Caserta, coordinata da Rosa Fiorillo

I percorsi: “La Stazione”, “Il Cinema Dipinto”, “Architetture”, “Archeologie Industriali”, “Urbanistica Fantastica”, “Ninfee”, “Fantasy e Paesaggi”, “Il Pulcinella”, “Le Incisioni”, “La Ceramica”

Autori dei contributi: Marco Alfano, Filippo Alison, Filippo Arriva, Peppe Barra, Mariano Bauduin, Vittorio Boarini, Claudio Caserta, Antonio Castaldi, Luciano De Crescenzo, Enzo D’Elia, Roberto De Simone, Renato Diez, Rosa Fiorillo, Ruggero Martines, Rino Mele, Marcello Napoli, Corradino Pellecchia, Francesco Prosperetti, Pierre Restany, Paolo Romano, Nicola Scontrino, Aldo Trione

In collaborazione con Bianucci Cinelli Studio, Milano, DELIA Agenzia Letteraria, Associazione Stampa della Provincia di Salerno

Gli sponsor offerti dallo studio commerciale Gianni Casella: Abate Costruzioni, Azienda Agricola San Salvatore 1988, Banca Patrimoni Sella & C., Eliografia Caggiano, Ilka Caseificio di Salerno, Carla Landi Odontoiatra, Gianpaolo Landi Odontoiatra, Roberto Landi Odontoiatra, New Nail System, Ristorante Casamare, Perrella Network

Monografia – catalogo mostra edito da giuseppe de nicola editore

JUSTYNAFino al 28 dicembre, al Civico 23, per il quarto appuntamento con l’arte esposta, sono in mostra le 35 opere di Justiyna Ralicka. Nello sfogliare visivamente le sue opere ci si ritrova nel bosco incantato della sua Polonia, è nata, infatti a Danzica ed il verde della natura prevale su tutto il resto. Forme e figure fantastiche, come in una fiaba, quella che ci racconta e ci racchiude, tanta è la meraviglia nel contempo. 35 tavolozze, dove il lupo è quella buona figura, che si accorda semplice con le altre fantasiose ed evocative. Un dialogo aperto e continuo con se stessa e le sue fantasie a volte giocose, altre volte meno, ma tutte volte a rappresentare il delicato suo mondo interiore. Le opere, tutte, esteticamente sono belle, il verde il giallo, il marrone sono colori che ci fanno passeggiare in semplicità con la gentile artista, in una delle sue tante mattinate in fuga dalla civile città.

Maria Serritiello

 

Justyna Ralicka è nata nel 1974 a Danzica dove vive e lavora

L’esposizione delle opere dura fino al 28 dicembre 2024

Il “Civico 23”, No Profit Art Space Salerno, Via Parmenide 23, è diretta con passione, competenza da tre volenterosi cultori d’arte: Angelo D’Amato, Rosario Mazzeo, Gianni Capacchione.

Una insolita cena all’Hotel Club Due Torri di Maiori

Le 4 mani di Alfonso Crisci e Giuseppe Di Iorio, hanno deliziato i buongustai intervenuti

IMG 2364 Maître con gli chef e brigata cucina 250L’incantevole località di Maiori, il fascino della costiera Amalfitana ed il giungere in un ridente e luminoso albergo con un mood assolutamente elegante, fresco, moderno e raffinato sono stati elementi che hanno potuto godere gli ospiti intervenuti alla particolare cena a quattro mani che l’Oltremare, ristorante d’élite dell’Hotel Club Due Torri ha organizzato. La serata è stata un tutt’uno di emozioni a partire dalle visibili bellezze del creato ed a quelle che in se il meraviglioso albergo offre, per poi passare al prestigioso Oltremare con la sua sala che da all’ospite la gioia visiva di un armadio vini, spumanti e Champagne di eccellenza oltre alla visione diretta della cucina, ai comodi tavoli con una illuminazione vivace, ma non aggressiva che eleganti lampadari in pregiato vetro di Murano, unitamente a lampade regolabili che sporgono sui tavoli offrono, cosa molto importante per meglio godere il cibo servito e non per ultimo il temprare animo e spirito con la strategica visione del panorama mozzafiato nel punto centrale del golfo di Salerno. Il ristorante Oltremare reso famoso dall’executive chef Alfonso Crisci, che propone ricette complesse e sempre ricche di ingredienti e colori diversi, con una selezione di dessert deliziosi e generosi per completare il pasto oltre ad essere menzionato nella “Guida Michelin Italia 2024”, ed in “We’re Smart Green Guide”, risulta anche inserito nella Guida de L’Espresso “I 1000 ristoranti d’Italia 2024”.    

Ad accogliere gli intervenuti alla serata, sono state partecipi la sorelle Anna e Nadia Citarella, titolari dell’accogliente e confortevole struttura, unitamente all’esemplare, ineccepibile direttore Vincenzo D’Amato maître A.M.I.R.A. e gli addetti al servizio di sala, la leggiadra e perfetta in ogni sua azione professionale Antonella Gaito ed il 24enne preciso ed impeccabile Gioacchino Cretella che è responsabile del bistrot Donna Emilia che offre un menù più light ed abbordabile a tutti e dall’ottavo piano domina ancor più ampiamente la visone incantevole che l’hotel offre di un panorama della costiera amalfitana a 360 gradi.     .

Una grande nota di merito occorre esprimerla per le sorelle Citarella, imprenditrici che danno al turismo della nostra costiera quel valore aggiunto con il loro hotel, ma ancor più con la loro volontà di creare un’attrattiva sempre maggiore e più qualificata per rendere la nostra Campania meritoria di positive menzioni, due persone le Citarella che, ereditato l’hotel dal papà che ne era proprietario dagli anni ’80, mirano con amor di Patria, a dare lustro al territorio in cui vivono e con esso all’Italia nel mondo.

Oltremare, ci dice Anna, fa parte di un ambizioso progetto di famiglia intrapreso tre anni addietro per una cucina di una certa levatura, una cucina d’autore, sdoganando l’idea che in albergo si potesse fare solo la classica mezza pensione e unitamente alla realizzazione di un importante restyling di tutte le camere abbiamo anche sostituito interamente la vecchia brigata che era in cucina da 30 anni. Nei primi due anni, l’idea temeraria ha visto emergere il bistrot Donna Emilia che abbiamo all’ottavo piano dell’hotel, al roof top a fianco alla piscina, dedicato a nostra mamma che era un’ottima cuoca pur svolgendo la professione di insegnante alle elementari, ma poi ci siamo rese conto che poteva essere un po’ dispersivo ed anche per meglio utilizzare il ristorante nelle giornate di cattivo tempo o ventilate, abbiamo ideato ed aggiunto al bistrot che continua ad avere grande successo, l’apertura al quinto piano di una sala altrettanto panoramica, ma che rappresenta la nostra “bomboniera della ristorazione”. La nostra fortuna è l’aver incontrato sul nostro cammino lo Chef Alfonso Crisci, che è divenuta l’anima del nostro ristorante e con il quale condividiamo i successi che stiamo ottenendo perché è veramente molto bravo perché interpreta il gusto della cucina campana, con tutte le sfumature dei prodotti, la materia prima che è eccezionale, riuscendo ad esaltare i sapori e non coprirli, con un ottimo risultato nel coniugare terra e mare.

Figura emblematica per il successo del “Oltremare” è senza dubbio, insieme allo chef Crisci, il direttore dei ristoranti dell’Hotel Club Due Torri a Maiori, Vincenzo D’Amato che dopo aver lavorato sempre in alberghi a quattro o cinque stelle, ha ora iniziato il percorso di nuovi successi.

D’Amato ci dice: “abbiamo un bellissimo spot che in tanti ci invidiano per la visione a 360 gradi della costiera che possediamo, abbiamo la cucina dello chef Crisci che è apprezzata veramente da tutti anche per l’amore che mette nei piatti ed oggi all’età di 50 anni mi rendo conto di aver trovato in questa struttura il meglio per esprimermi avendo incontrato la mia confort zone. Questi eventi come il 4mani di stasera ci portano a destagionalizzare l’apertura del ristorante offrendo serate particolari oltre i 9 mesi di normale turismo costiero per prolungare il momento di pausa e stiamo avendo davvero un successo di prenotazioni anche per l’ultima serata che programmata per il 21 dicembre ha già ottenuto il sold out”. A termine serata D’Amato, ha ricevuto tra gli altri complimenti, anche quelli di Dario Duro, fiduciario della sezione Napoli dell’A.M.I.R.A..

L’incontro dei due super chef Alfonso Crisci, originario di San Giuseppe Vesuviano, executive chef dell’Oltremare a Maiori, con la sua sublime cucina menzionata Michelin e del romano Giuseppe Di Iorio, stella Michelin già dal 2014, executive chef dell’Aroma Restaurant dell’hotel Palazzo Manfredi a Roma, ricco di esperienze all’estero ed in Italia con insegnamenti culinari ricevuti dal papà e passione per la cucina trasmessa dalla mamma, che entrambe però non hanno mai avuto un ristorante, ha dato vita ad una esplosione di applausi per il suggestivo, emozionante, entusiasmante, eccellente menù proposto e servito con grande eleganza agli intervenuti alla serata. A presentare la propria produzione di ottimi vini abbinati ai diversi piatti proposti dagli chef con un connubio armonioso di gusti e sensazioni è stato lo stesso Gaetano Bove, titolare di Tenuta San Francesco – vignaioli dell’alta Costa d’Amalfi. Una serie di bottiglie di vino prodotti con grande passione, cura e spirito di abnegazione per il lavoro svolto, tanto da offrire motivazione di elogio al Bove, da parte di tutti i partecipanti alla sublime cena, per i vini gustati: Spumante Alta Costa, brut metodo classico; il bianco Per Eva; il rosato ED*; l’IGT Campania rosso E’ Iss Prephilloxera; e il Pepita vino bianco dolce. Grandi apprezzamenti per l’ottima cena elaborata dai due grandi chef e per l’accoglienza che le sorelle Citarella insieme a D’Amato ed il suo staff hanno offerto agli ospiti della serata sono state espresse anche dalla giornalista Michela Bellezza della Bortolan Carnevali di Fabio Carnevali e dalla giornalista Francesca Pace di Blog Luciano Pignataro.

Lo chef Giuseppe Di Iorio, è noto per il proporre piatti che conquistano per la selezione impeccabile degli ingredienti, con alla base di una capacità unica di rivisitare la tradizione. Di Iorio afferma: “Curare nei minimi dettagli, le mise en place sono al servizio di un’esperienza enogastronomica intensa, che si esprime con tutta la sua raffinata forza in ogni preparazione, non senza qualche meditata provocazione”. Ultimo di sei figli, con gran passione da piccolo per la cucina, ha frequentato l’alberghiero nel 1983, poi la passione e gli insegnamenti di un grande maestro come Giuseppe Serpico con l’aver rispetto per la materia prima e la natura. Alla domanda, cosa pensi di voler trasmettere al cliente degustatore dei piatti che proponi? Di Iorio risponde. “Noi regaliamo emozioni ed è questo il nostro compito. Certo quando esci dalla cucina per andare a salutare i commensali e cogli in loro la soddisfazione per ciò che hai creato e permesso di gustare, per noi chef diventa più importante di una qualsiasi altra cosa. La cucina è il lavoro più antico del mondo, da appena nati abbiamo necessità di mangiare, io ricordo il mangiare della nonna dalle fettuccelle fresche al ragù della domenica, importante è stare bene a tavola, peccato che oggi siamo molto attaccati ai social, abbiamo perso quei rapporti che erano quelli del poter interagire con il prossimo attorno ad un tavolo per condividere la gioia del cibo. C’è stata una evoluzione ad esempio da Sora Lella che ha fatto un po’ la tradizione della cucina romana o anche Il Bolognese, il Quinto Quarto Felice e Augustarello a Testaccio per passare da quella cucina che andava bene per quel momento che serviva energia pura ad una cucina che affronta la vita attuale che richiede meno fatica, meno energia con una maggiore attenzione ad usare meno grassi e ad affrontare le intolleranze”.

Giuseppe Di Iorio ci dice: “Con Alfonso siamo veri amici ci lega stima, amicizia ed è il terzo incontro che facciamo a quattro mani”. Alfonso Crisci soggiunge: “Con Giuseppe, è un grande piacere vivere e condividere momenti come questi e tutti quelli che abbiamo ed avremo l’opportunità di realizzare. Quando c’è rispetto tra le persone diviene una cosa bellissima anche il poter confrontarsi, per condividere le varie etnie, le cucine diverse, le idee e non vedo il 4 mani come un volano pubblicitario, ma uno scambio di opinioni ed un vivere una o anche più giornate in amicizia, conoscendosi meglio anche come persona”. Crisci da padrone di casa, si dice felicissimo dell’aver avuto la possibilità di dirigere la cucina dell’Oltremare, dopo le sue esperienze in territorio nolano, poi romano ed altrove e soprattutto è entusiasta della fiducia accordatagli dalle proprietarie della struttura che con il suo fare e la sua operatività creativa in cucina, ma anche per altro, ha fruttato ottimi risultati con il ristorante Donna Emilia all’ottavo piano e sta portando successi con l’Oltremare inaugurato a fine giugno 2024. Tranne qualche prodotto, come ad esempio la pasta secca della quale comunque Crisci sceglie quella della più alta qualità, la quasi totalità di ingredienti che a Crisci occorrono per preparare tutto ciò che il ristorante offre dal pane al burro, ai dolci ecc. sono una ricerca dello chef che parte da Vesuvio con la linea montana del Pomodorino del Piennolo, il baccalà molto gettonato con i grandi importatori di Somma Vesuviana e ancor più proponibile nella zona di Amalfi una delle repubbliche marinare ed altri prodotti come il pesce di cui la costiera è ricca. Crisci afferma: “Dico sempre ai ragazzi miei allievi, dobbiamo essere bravi a non rovinare quello che la natura ci dona, perché l’80 % del lavoro lo teniamo fatto dai prodotti che utilizziamo, se siamo bravi ad utilizzare il restante 20% con consapevolezza ed attenzione sulle cose, vinciamo sicuramente. Noi, ad esempio, abbiamo l’eccellente pescato del giorno che serviamo evitando di servirlo con fondi pesanti, salse marcate e cercare di far restare integro il sapore del pesce. Abbiamo tre menù degustazione e cinque portate alla carta per ogni settore, antipasti, primi e secondi con una piccola dicitura sul menù: piatto dello chef, cosa molto importante perché, stabilendo un menù annuale, permette allo chef qualche modifica che è importante anche in cucina per tener desti ed interessati i suoi allievi, nella creatività che il maestro intende realizzare quel giorno.

Giuseppe De Girolamo

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