Salerno

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA CONTRO LA VIOLENZA NEGLI STADI

NOMINA IL NUOVO AMBASCIATORE PER IL 2024-2025: 

È IL GIORNALISTA E SCRITTORE GIOVANNI TARANTO 

 

Locandina Taranto 250“La nostra grande famiglia si arricchisce di un’altra importante presenza: il nuovo Ambasciatore Aicovis per il 2024-2025 è il giornalista e scrittore Giovanni Taranto”.

L’annuncio ufficiale arriva dal presidente Rosario Iannucci: dal primo ottobre 2024 Taranto entra a far parte del “club d’élite” dei nomi di spicco che negli ultimi tre decenni hanno affiancato l’associazione italiana contro la violenza negli stadi nel portare avanti iniziative di grande spessore.

Il ventuno ottobre, presso le Terme Vesuviane, ospiti del direttore David Cosma, la semplice cerimonia di conferimento della targa che sancisce l’ufficialità della nomina.

L’organizzazione, nata il quattro marzo 1995 per liberare il calcio e lo sport dagli eccessi violenti che nei periodi più bui avevano trasformato gli stadi in campi di battaglia, nel tempo ha esteso la propria azione a progetti in tutta Italia contro il razzismo, nello sport ma anche nella vita di ogni giorno, e contro il bullismo.

Così, oltre alle iniziative più prettamente legate al mondo dello sport, ventinove anni dopo, l’associazione è presente nelle scuole, fra i giovani, nelle corsie degli ospedali, fra i bambini dei reparti pediatrici della Campania, dove i “Natali in corsia”, le calze della befana e le uova pasquali Aicovis sono diventati tradizione decennale.

“Abbiamo sempre avuto come ambasciatori personaggi importanti del mondo della cultura, del giornalismo, dello sport. – commenta con un sorriso il presidente Iannucci – Con Giovanni Taranto, in pratica, copriamo tutti questi campi in una sola volta”.

Giovanni Taranto è giornalista professionista specializzato in cronaca nera e investigativa. Sue tante battaglie negli ultimi decenni contro la criminalità organizzata. Ha diretto testateLocandina Giovanni Taranto 250 giornalistiche della carta stampata e della TV.  Ha presieduto l’Osservatorio anticamorra di Torre Annunziata. È vicepresidente della Commissione legalità dell’Ordine dei giornalisti della Campania. Insegna Taekwondo, Hapkido e autodifesa femminile in tutta Italia, contro la violenza sulle donne. Arbitro mondiale di TKD. È un operativo dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Docente di giornalismo in numerosi corsi e seminari, sia del settore che nel campo della criminologia. Dal 2021 porta al grande pubblico i temi della legalità attraverso i gialli con “le indagini del Capitano Mariani”, pubblicati da Avagliano editore. Vincitore di importanti premi nazionali in campo letterario (fra cui quello per il miglior giallo al Festival del giallo di Napoli), i suoi romanzi sono arrivati addirittura nelle biblioteche delle università Usa di Harvard e Princeton. La sua opera più recente dedicata al Capitano Mariani, “Mala fede”, ha vinto di recente il premio Meridies e il premio Aghinolfi per la letteratura.

Il nuovo ambasciatore è in ottima compagnia, considerato che entra a far parte di un “albo” che comprende nomi di assoluto rilievo del mondo dello sport, dello spettacolo, del giornalismo, dell’imprenditoria e delle istituzioni.

Ambasciatori Aicovis, in campo sportivo, sono infatti:

Ciro Immobile, punta di diamante della Lazio e della Nazionale italiana;

Irma Testa, la “farfalla” del ring, campionessa del mondo e prima medaglia olimpica femminile della boxe italiana;

Lucio Zurlo, “il maestro”, l’uomo che incarna la grande boxe torrese a livello mondiale e che ha creato il mito di Irma;

Bruno Cirillo, grande difensore, già in squadra con l’Inter e oggi procuratore sportivo: l’uomo che sfidò Materazzi;

Marco Guida, arbitro internazionale e massima espressione della sezione torrese dell’Associazione Italiana Arbitri, riconosciuto come uno dei migliori direttori di gara in attività in Italia e nel mondo.

Nel mondo dello spettacolo ambasciatori Aicovis sono:

Stefano De Martino, ballerino, showman e conduttore televisivo ora all’apice di un meritatissimo successo che di sicuro lo proietterà verso vette ancora più alte;

Gigi D’Alessio, l’artista che ha sdoganato la nuova canzone napoletana, dandole assoluta dignità e affrancandola dallo stigma della “neomelodica trash”;

Franco Ricciardi, cantautore e attore, vincitore del David di Donatello per la migliore canzone originale con il brano 'A verità, dal film Song'e Napule.

In campo giornalistico, l’Aicovis aveva nominato ambasciatori

Massimo Corcione, già direttore di Sky sport e vicedirettore del TG5, ora docente alla “Cattolica” di Milano;

Luca Telese, giornalista, saggista, autore televisivo, conduttore televisivo, recentemente passato dai successi su La7 a dirigere il quotidiano “Il Centro”;

Maurizio Nicita, siciliano, ma da sempre vicino all’A.I.Co.Vi.S., una delle colonne della Gazzetta dello Sport e autore di numerosi libri a tema sportivo, vincitore di numerosi premi del settore;

e altri come Gianfranco Coppola, Nello Odierna o Mimmo Malfitano.

Grandi nomi nel “club” degli ambasciatori Aicovis sono anche:

Aurelio De Laurentis, uno degli imprenditori italiani di maggior successo, equamente diviso fra la produzione e distribuzione cinematografica e la presidenza dell’SSC Napoli; il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, l’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il cardinale Crescenzio Sepe, e personalità locali di alto calibro, come Vincenzo Sica, presidente dello Sport Club Oplonti, e Felicio Izzo, docente, dirigente scolastico che da decenni rappresenta una delle vette culturali oplontine.

“L’elenco delle persone da ringraziare per come mi sono state vicine negli anni sarebbe troppo lungo, e chiedo scusa se non riesco a citarle tutte. – conclude il presidente Iannucci - Nella mia mente ci sono centinaia di nomi, noti e non, compreso quello di Papa Francesco, che volle benedirci. Ovviamente la mia più ampia gratitudine va a tutti coloro che negli anni sono stati nominati Ambasciatori Aicovis: una lista lunga, alla quale ora si aggiunge anche lo scrittore e giornalista Giovanni Taranto, che fra l’altro ha fatto e sta facendo tantissimo per la nostra città in mille modi, fin dai tempi in cui lo ricordo giovane cronista a caccia di notizie per la città insieme a Giancarlo Siani. Grazie a lui e a tutti coloro che in tanti modi ci supportano speriamo di poter estendere sempre di più la nostra azione con nuove iniziative in difesa dei principi sani dello sport, e contro bullismo, razzismo e contro ogni forma di violenza”.                                                                                                                         

LOCANDINA NORMMANI A SALERNOGrande successo di pubblico per l’esecuzione dell’opera lirica” I Normanni a Salerno” del musicista Temistocle Marzano su libretto di Leone Emanuele Bardare al Teatro Augusteo di Salerno, ad ingresso libero. La rappresentazione lirica, voluta fortemente dal Presidente dell’associazione “Temistocle Marzano”, Eugenio Paolantonio ha letteralmente trionfato per la bravura degli esecutori. Applausi scroscianti per i talentuosi interpreti diretti dal Maestro Giuseppe Polese ed accompagnati al pianoforte dal Maestro Nicola Polese, il coro “Jubilate Deo” con le loro voci, veri strumenti naturali, hanno sopperito la mancanza dell’orchestra. La lettera che il Maestro Temistocle Marzano inviò all’allora sindaco per fare dono alla città di Salerno di questa sua composizione, è stata letta, ad inizio di spettacolo, dalla voce ammaliante ed inconfondibile dell’attore Davide Curzio, assente in sala per omesso e trascurato invito.

Trama Dell’opera

I° Atto.

La vicenda si svolge agli inizi del XI secolo.

Il primo figlio di Tancredi d’Hauteville, Guglielmo Braccio di Ferro, è stato chiamato dal Re Normanno Guaimaro in rinforzo della difesa della città di Salerno, sotto l’assedio saraceno Nella gran sala gotica del palazzo di Guaimaro fervono i preparativi per le nozze di sua Figlia, la Principessa Bianca e Guglielmo. La principessa, a differenza del clima di festa che si respira a palazzo, appare mesta. Ella infatti non può fare altro che piangere la sua sorte infelice in quanto non sa dimenticare l’amore infinito che prova per Ainulfo condottiero normanno non ancora tornato dalla sua ultima spedizione. Mentre è ormai prossimo lo sposalizio giunge a palazzo la notizia che sono state avvistate alla costa delle navi saracene. Si interrompe la festa e i canti di giubilo diventano canti di guerra.

II Atto

È notte. In un punto della marina di Salerno i Saraceni, che hanno ormai fissato le loro tende, inneggiano alla guerra. Ainulfo, che all’insaputa della principessa Bianca e di tutti i Normanni si è convertito alla fede saracena, si intrattiene in una lunga conversazione con Agar, suo confidente, il quale, con l’intento di riaccendere l’odio di Ainulfo contro Guaimaro e la sua Patria, gli annunzia che Bianca è stata promessa in sposa al Normanno. Intanto al palazzo di Guaimaro, Berta, fedele confidente di Bianca annuncia a quest’ultima l’imminente arrivo di Ainulfo e la principessa rinvigorita da nuova speranza, aspetta il suo arrivo. Sul far dell’alba Ainulfo giunge finalmente a palazzo. Egli è avvolto in un ampio mantello che copre l’armatura saracena ed indossa una celata che gli copre completamente il viso. Bianca non appena lo vede gli va incontro per abbracciarlo ma quando scorge l’armatura al disotto del mantello retrocede bruscamente. È l’amor patrio che troneggia su quello dell’amato. Ainulfo furioso l’afferra quasi a trascinarla con sé, ma al richiamo delle trombe è costretto ad allontanarsi.

III° Atto

All’interno delle mura di Salerno sono state erette molte tende tra le quali, d’avanti, quella di Guaimaro tenuta strettamente a guardia. Alcuni soldati sono intenti alle opere del campo e Guaimaro li esorta a combattere per la salvezza di Salerno. Squillano le trombe e tutti si inginocchiano per invocare l’aiuto celeste.

Intanto Ainulfo avvolto in un ampio mantello per non farsi riconoscere, si reca al cospetto di Guglielmo come un comunissimo duce saraceno a chiedere denaro in cambio della dipartita da Salerno o Bianca come ostaggio. Guglielmo gli ordina di mostrargli il suo volto. Ainulfo si scopre il volto continuando a minacciare Guglielmo e Salerno. Il popolo che ha assistito alla scena, nel riconoscere il traditore Ainulfo, si lancia all’inseguimento di Ainulfo Bianca, sopraffatta, cade svenuta tra le braccia di Berta.

IV° Atto

In una bellissima piazza ornata a festa, si intrecciano danze e cori di popolani che aspettano con in mano rami di ulivo l’arrivo dei guerrieri vittoriosi. Guglielmo ha ormai confidato a Bianca che, svolto il suo compito, deve tornare al paese natio. Intanto Uberto dà la notizia che Ainulfo non è morto, ma è prigioniero. Infatti, poco dopo, Ainulfo viene condotto in piazza dinanzi ai vincitori, tra l’ira del popolo e dei soldati normanni che inneggiano al linciaggio. Guaimaro tenta di frenare quest’impeto d’ira ma il popolo si ammutina e alcuni di loro tirano fuori i pugnali. Ainulfo pur di non essere il trofeo di guerra della vittoria normanna, o di cadere cadavere per mano di uno di loro, ghermisce la mano di un popolano che stava per ferirlo con un pugnale e con esso si trafigge il petto. Bianca che accorre per sorreggerlo raccoglie il suo addio e confida in Dio per la salvezza della sua anima. Ainulfo muore e viene coperto dalle bandiere. Su tutti troneggia la croce di Cristo.

Con l’augurio che questo gioiello musicale, sia inserito di diritto nella stagione operistica del Teatro Verdi, vuoi per la sua pregevolezza che per la bravura di chi ha amato Salerno, Temistocle Marzano, dedicandole il frutto del suo genio creativo.

Mi piace, qui annoverare, tutti coloro che hanno fatto della serata un successo.

I Normanni a Salerno opera in 4 atti di Temistocle Marzano su libretto di Leone Emanuele Bardare. Tanto per capire di chi si è servito Temistocle Marzano, per la stesura del libretto, Leone Emanuele Bardare è l’autore dell’integrazione del testo scritto del Trovatore di Giuseppe Verdi, venuto a mancare il librettista Salvatore Cammarano che l’aveva iniziato

Produzione ed Edizione Critica: Eugenio Paolantonio

Con: Davide Maria Sabatino- basso

Chiara Polese- soprano

Gianluca Pantaleone-tenore

Maurizio Esposito – baritono

Coro filarmonico- Jubilate Deo

Maestro al pianoforte-Nicola Polese

Direttore- Giuseppe Polese

“Il Medioevo Normanno ed il Melodramma. Bardare e Marzano a Salerno” Introduzione all’opera e commento Dott.re Gennaro Saviello- Università eCampus Salerno.

La serata è stata presentata con grazia e partecipazione emotiva da Angela Luisa De Stefano.

Si è solito, in teatro, lanciare fiori al soprano che eccelle, su Chiara Polese, virtualmente, da tutto il pubblico presente, ne è stato lanciato un enorme fascio di rose colorate di rosa, data la giovane età, da dividere, s’intende con il bravo tenore Gianluca Pantaleone

Maria Serritiello

giovanni cuoco“Tanto rumore per nulla” avrebbe detto il buon Shakespeare, riferendosi alla mostra organizzata dall’UNISA di Salerno, per gli 80’anni della sua esistenza. Bruciata in solo tre giorni, ossia in 80 ore per non essere fruita da nessuno, dopo la vistosa inaugurazione. Per dirla alla Montalbano, personaggio del magnifico scrittore siciliano, Camilleri, hanno fatto “Scarmazzo, un inutile affollamento di personaggi che contano(!!) e poi via, smontaggio. Soffiate le 80 candeline, la festa è finita. Fuori dal dipartimento F1 e per tutto il campus ci sono studenti, egregi pensatori, che forse avrebbero avuto piacere, per confermare sempre più l’appartenenza a questo ateneo, di conoscere la sua storia. Ed invece, in verità, un mortificato impiegato, (N.D.R.) non ne conosco la sua qualifica, mi informa che sì, la mostra per intera la si piò guardare sul sito dell’Università.

Prima di continuare la reprimenda, devo spiegare che la scrivente, stamattina si è portata fino all’Università, per godere della mostra e ripercorrere storia della sua Università, dalla quale nel 1971 ne uscì dott.ssa in Pedagogia. Non risulti strano il desiderio, stamattina io avevo tante altre cose da fare, ma per l’appartenenza e il ruolo di operatrice culturale esercitato in 42 anni d’insegnamento e che non mi abbandona mai, mi sono ritrovata dinanzi ad un cumulo di parole a giustificazione e nessun contenuto nemmeno gli atti di un lavoro prodotto. Se mi sono trovata sprovvista, dinanzi alla biblioteca scientifica, illudendomi che fosse affollata di visitatori curiosi è anche perché non ne era stata annunciata la chiusura, come viene fatto, per ogni mostra che si rispetti

La Storia dei suoi 80 anni

Chi ha voluto fortemente l’Università a Salerno fu Giovanni Cuomo, nato a Salerno il 23 dicembre del 1874 e morto nella stessa città il 1948. Frequentò il liceo cittadino ginnasio Tasso, si laureò in lettere presso l'Università di Napoli, dedicandosi successivamente all'insegnamento. Fu tra i sostenitori della creazione di un istituto commerciale in Salerno, di cui in seguito divenne direttore. Nel 1905 si laureò in giurisprudenza presso l’Università di Napoli. Divenne, nel febbraio 1944, ministro del dicastero, durante il periodo di Salerno Capitale, che, nel maggio 1944, avrebbe assunto la dizione di Ministero della Pubblica Istruzione. È in veste di ministro ch, il 9 marzo 1944, Cuomo firma il decreto istitutivo dell' “Istituto Superiore di Magistero Pareggiato”, da lui voluto nonostante la contrarietà dell'ambiente accademico napoletano. L'Istituto di Magistero, di cui Cuomo fu presidente del consiglio di amministrazione fino al 1947, si trasformò in Università degli Studi di Salerno, nel dicembre 1968 a seguito della creazione della facoltà di Lettere e Filosofia.

1969 La facoltà di lettere e filosofia, sostituisce il vecchio magistero; seguita dalla facoltà di economia e commercio (1970); la facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali e la facoltà di giurisprudenza (1972) ed il corso completo di ingegneria (1983).

Nel 1988 l'università viene spostata dal centro urbano di Salerno, alle nuove strutture costruite nei comuni di Fisciano e Baronissi.

1991 L'istituzione delle facoltà di farmacia, (1992) scienze politiche e (1996) lingue e letterature straniere

Nel 2006 viene istituita la scuola di giornalismo di Salerno, in convenzione con l'ordine nazionale dei giornalisti.

Nel 2006 viene istituita la facoltà di medicina e chirurgia

All'inizio del 2013, in collaborazione con l'azienda ospedaliera "Ruggi d'Aragona" di Salerno, l'ateneo completa l'iter burocratico per l'istituzione della nuova Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona - Scuola Medica Salernitana" Questo permette nel 2014 l'ulteriore sviluppo del dipartimento di medicina, con l'istituzione delle tre prime scuole di specializzazione in ambito sanitario.

Nel 2023 l'ateneo si dota di una nuova sede distaccata presso il comune di Avellino.

E prima ancora: La Scuola Medica Salernitana

Datata intorno all’anno mille La Scuola Medica Salernitana fu la prima illustre Accademia medica nell'Occidente e la prima universitaria legata alla medicina. La "Scuola" si fondava sull'unione tra la tradizione greco-latina e le nozioni acquisite grazie alle culture araba ed ebraica.

«Si tibi deficiant medici,

medici tibi fiant haec tria:

mens laeta, requies, moderata diaeta.»

«Se ti mancano i medici,

siano per te medici queste tre cose:

l'animo lieto, la quiete e la moderata dieta.

Da “Regimen Sanitatis Salernum”

 

La leggenda della fondazione

Si racconta che un pellegrino greco di nome Pontus si fosse fermato nella città di Salerno e avesse trovato rifugio per la notte sotto gli archi dell'antico acquedotto dell'Arce. Scoppiò un temporale e un altro viandante malandato si riparò nello stesso luogo, si trattava del latino Salernus; costui era ferito e il greco, dapprima sospettoso, si accostò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Nel frattempo erano giunti altri due viandanti, l'ebreo Elinus e l'arabo Abdela. Anch'essi si dimostrarono interessati alla ferita e alla fine si scoprì che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di creare un sodalizio e di dare vita a una scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate.

Grazie alla "Scuola Medica", la medicina fu la prima disciplina scientifica a uscire dalle abbazie per confrontarsi con il mondo e la pratica sperimentale e le donne mediche, ammesse ad esercitare al fianco degli uomini, curavano il benessere delle donne in special modo.

Il declino

Con la nascita dell'Università di Napoli, la "Scuola" cominciò a perdere via via importanza. L'istituzione salernitana, tuttavia, rimase in vita per diversi secoli finché, il 29 novembre 1811, fu soppressa da Gioacchino Murat in occasione della riorganizzazione dell'istruzione pubblica nel Regno di Napoli. Le rimanenti "Cattedre di Medicina e Diritto" della Scuola Medica Salernitana, operarono nel "Convitto nazionale Tasso" della città per un cinquantennio e cioè dal 1811, fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del neonato Regno d'Italia.

Un laureato eccellente

Domenico Cotugno nato nel 1736 a Ruvo di Puglia, nel 1756 conseguì la laurea in medicina presso la Scuola Medica Salernitana.

La città di Napoli gli ha intitolato un ospedale in cui si curano le malattie infettive, mentre l'Ospedale degli Incurabili, cui Cotugno aveva disposto un lascito, conserva un suo busto.

Non so come sia stata organizzata la mostra degli 80 anni dell’ateneo, complice la fretta dello smontaggio, ma mi è piaciuto compiere un excursus minimo, con semplici note ricercate, per sentirmi empaticamente unita a questo luogo che, in epoca passata, è stata fonte del mio sapere. Eppure il futuro è dinanzi ai tanti giovani che oggi ho visto sciamare, inconsapevoli di quanta storia sia intorno a loro. Senza la conoscenza del passato, il divenire è monco ed io oggi ho così paventato i giorni a seguire.

Maria Serritiello

“Pagine Nuove”. Seconda edizione della rassegna letteraria promossa dal Museo diocesano San Prisco e dal giornale Insieme

 

locandina libro mino pecorelli 250“Pagine Nuove”, secondo anno per la rassegna letteraria promossa dal Museo diocesano San Prisco e dalla rivista diocesana Insieme. Un’edizione caratterizzata da autori e temi che hanno come unico denominatore il giornalismo e i giornalisti.

Si comincia il 23 ottobre con Raffaella Fanelli e il suo “La strage continua. La vera storia dell’omicidio di Mino Pecorelli” edito da Ponte alle Grazie. Il libro ripercorre la vita e le inchieste di Mino Pecorelli, alla ricerca della verità sulla sua morte. È un viaggio negli oscuri meandri in cui si incrociano le vicende dell’eversione nera, della P2, di Gladio. Fanelli è un segugio di razza, capace di muoversi fra le molte piste confuse e di non mollare, anche con coraggio, quando trova una traccia.

“La strage continua. La vera storia dell’omicidio di Mino Pecorelli” sarà presentato il 23 ottobre alle ore 19.30 nella Biblioteca diocesana presso la Curia vescovile di Nocera Inferiore (Sa). Dialogheranno con l’autrice la giornalista Maria Paola Iovino e Giuseppe Palmisciano, direttore dell’Archivio e della Biblioteca diocesana di Nocera Inferiore-Sarno.

Il primo appuntamento della seconda edizione di “Pagine Nuove” è organizzato in collaborazione con l’associazione Luna Nova di Angri. Un gemellaggio tra i settori Comunicazione e Cultura della Diocesi con le realtà culturali del territorio.

tufan ilia manifesto"Fuoco all’ Orizzonte" personale dell’artista Ilia Tufano in mostra al Civico 23 di Salerno dal 18 al 31 ottobre. Inaugurazione il 18 del c. m, alle ore18,00

Ore 18.00/20.00 (dal martedì al sabato)

 

La mostra si articola sulla successione di immagini ottenute, in una sorta di trasmutabilità dei materiali, dalla interazione, del tutto casuale, tra l'inchiostro e il tessuto di seta. Altre opere sono il risultato del lungo lavoro dell'artista con la scrittura, ottenuti da lettere ritagliate ed applicate su supporto cartaceo.

Non a caso Eraclito, filosofo del divenire, come principio ha scelto il fuoco tra i quattro elementi. Nessuno quanto la fiamma accesa richiama l’idea di provvisorietà. Esso è sempre vivo, cangiante, in continuo movimento, pur restando sostanzialmente uguale a se stesso. Il fuoco è duplice, ha in sé il lieve calore del ventre materno, ma anche la totale distruzione incendiaria. Così brucia e riscalda, illumina e rabbuia e Ilia ne fa una sequenza eccezionale di caldo effetto e all’orizzonte si stira il suo colore. Che fuoco sarà sull’orizzonte dell’artista napoletana, un acceso tramonto inaspettato o lingue infiammate di una guerra non voluta? Tutte queste cose potrebbero essere perché uscite dalle sue mani e guidate dalla sua straordinaria capacità simbolica.

Maria Serritiello

Scrive di lei, il critico d’arte Prof.ssa Cristina Tafuri

“In questi piccoli lavori il colore diventa quasi materia sostanziosa, un colore che crea movimento, che si snoda rapido, puro, racchiuso in antichi incunaboli che registrano l’angoscia esistenziale, quel fuoco all’orizzonte che illumina l’operato umano volto a distruggere i mali del mondo distruggendo se stesso, l’inquietante trasformarsi della realtà sotto la travolgente spinta tecnologica. Il senso drammatico del nostro tempo viene reso con accesi colori del dramma. Ecco che il fuoco, le sue simbologie e metafore diventano, nell’elegante raffinatezza segnica, un dialogo o un bisogno di nascondere, in qualche modo, un vuoto di realtà. A questi lavori si affianca anche una serie di libri d’artista, tra i quali l’opera “Focolaio-focolare”, e questa disposizione aperta in cerchio, richiama una sorta di focolare, poiché nella simbologia i due termini, fuoco e focolare si equivalgono e quest’ultimo viene interpretato come il centro simbolico della casa e della vita familiare. Ed ecco allora che Ilia Tufano cerca, in questo sottile dualismo di distruzione e vita, riconquistare il senso di una perduta innocenza, cercare, per quanto possibile nell’uomo una dimensione spirituale, soffocata tra devastazioni naturali e guerre. Quel fuoco all’orizzonte non dovrebbe essere quello dei bombardamenti sempre più frequenti, ma quello di una luce che aiuti l’uomo ad uscire fuori dalla caverna.”

ILIA(Ersilia) TUFANO, nata a Saviano (NA), vive e lavora a Napoli, dove ha fondato e cura l’attività espositiva e culturale di Movimento Aperto. Laureata in Storia dell’Arte con una tesi sul “De prospectiva pingendi” di Piero della Francesca, si è interessata alla problematica dell’arte contemporanea, frequentando presso l’Università di Roma i corsi di Nello Ponente e di Giulio Carlo Argan. Espone dal 1988. Ha insegnato presso il Liceo Artistico Statale di Napoli. È redattrice di Porta di Massa, laboratorio di filosofia. Negli ultimi decenni la sua ricerca è approdata, a partire da formulazioni astratte, alla pratica delle intersezioni tra linguaggi verbali e visivi. Le sue più recenti personali: nel 2018 Sensibili Scritture a cura di linda Irace e con un testo di Dario Giugliano presso La Sala delle Terrazze in Castel dell’Ovo e Di/segni di Parole a cura di Alfonsina Caterino presso Lo Studio Leonardi zu spat? Roma. Nel 2022 ad Elda (Alicante), Museo Del Calzado, FUOCO a cura di Carlos Salas. Ed infine nel 2024 al Mac di Guarcino (FR) FUOCO ALL’ORIZZONTE con un testo di Carlo Bugli

Il “Civico 23”, No Profit Art Space Salerno, Via Parmenide 23, è diretta con passione, competenza e non senza sacrifici da tre volenterosi cultori d’arte: Angelo D’Amato, Rosario Mazzeo, Gianni Capacchione.

Menarini con Astrolabio

Riparte il Progetto d’Intervento Terapeutico in Acqua per 200 bambini di Firenze

 

PITA foto 2 250FIRENZE – Più salute, socialità e autonomia, dentro la vasca e nella vita di tutti i giorni. È appena cominciata una nuova stagione di PITA - Progetto d’Intervento Terapeutico in Acqua, portato avanti dall’associazione Astrolabio. Un’altra tappa della longeva collaborazione fra l’associazione e il Gruppo Menarini, che dal 2011 sostiene l’iniziativa.

Così, anche quest’anno, i bambini con disturbo dello spettro autistico e plurihandicap coinvolti nell’edizione appena avviata dei corsi potranno frequentare attività guidate e strutturate in ambiente acquatico adatte ad assicurare loro benefici considerevoli sotto il profilo cognitivo, motorio e sociale. Dal potenziamento dell’attenzione e delle abilità motorie alla riduzione dell’iperattività, dallo sviluppo delle capacità mnemoniche al miglioramento dell’umore e della socialità.

Lo scorso anno PITA ha registrato un incremento di 42 bimbi, per un totale di 200 piccoli dai due anni in su seguiti nei quattro giorni a settimana in cui si svolgono le lezioni. Accanto alle attività estive – con un’impronta più sportiva –, il lavoro degli operatori di Astrolabio si svolge principalmente da ottobre a maggio, secondo i ritmi della routine scolastica. Per ciascun utente sono previste lezioni individuali della durata di circa 40 minuti e l’esperienza di un team multidisciplinare composto da professionisti specializzati, fra neuropsicomotricisti, pedagogisti, psicologi, allenatori e assistenti bagnanti.

Siamo orgogliosi di portare avanti queste attività, accessibili pure a tante famiglie in difficoltà economica, con una valenza non solo terapeutica ma anche di alto contenuto sociale – dice Angela Manzani, presidente di Astrolabio – Vogliamo ringraziare Menarini e la famiglia Aleotti per la fiducia che da oltre dieci anni ripongono nel nostro progetto così unico e particolare”.

Il movimento in acqua, assieme al gioco, favorisce la socializzazione e diverse abilità utili allo sviluppo – dichiarano Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini – Ci rende molto felici sapere che i bambini presi in carico da Astrolabio giocano e crescono in sicurezza e che le loro famiglie possono contare sulle competenze di uno staff altamente qualificato”.

Foto asklepieia 250Il Caffè dell’artista di Salerno, storica associazione culturale che, da oltre 28 nni, si occupa di attività letterarie, musicali, poetiche e d’immagine, martedì 7 ottobre ha ripreso gli incontri, sospesi per la consueta pausa estiva e che si protrarranno fino a giugno 2025, con cadenza mensile, sicché otto sono gli incontri, da tenersi ogni primo giovedì del mese. Le riunioni si avvicenderanno nella sala grande del Chiostro Francescano della chiesa dell’Immacolata in piazza San Francesco, alle ore 17,30. Il primo personaggio illustre ad iniziare è stato il dottore Giuseppe Lauriello, primario emerito in broncopneumatologia e storico della medicina, per presentare la sua ultima fatica dal titolo     “Asklepieia”. I santuari della salute nel mondo classico

Due relatori di prestigio, la Prof.ssa Lia Persiano e il giornalista Michele Carlino, hanno introdotto, al numeroso pubblico, l’ultima fatica del Dott.re Lauriello, realizzata, come lui stesso ha detto, durante la pandemia degli anni passati. La loro lettura, chiara e ricca di contenuti, ha fatto sì che l’intervento dell’autore, sia stato poggiato, già sulla conoscenza, tanta da poterla apprezzare d’impatto.

Maria Serritiello

Asklepieia – Presentazione, ascoltando le sue parole.

Innanzi tutto perché ho scritto questo libro? Per amore della cultura   classica   e   perché   da   storico   della   medicina   volevo sviscerare questo argomento più volte affrontato nel corso dei miei   studi   e   approfondire   il   discorso   sui   luoghi   del   culto   di

Asclepio, che tanto hanno agitato la mia fantasia sin dai tempi del liceo. Mi sono rivolto alla casa editrice Dielle di Verona, che già avevo avuto modo di conoscere per avervi pubblicato un altro mio testo: (Insulae, la vita del popolo nella Roma antica), una casa editrice che pubblica solo saggi che riguardano l’evo antico.

Asclepieia     racconta   lo   svolgimento   del   culto   di   Asclepio, l’ Esculapio   greco, il   dio   della   medicina, in   un   tempio   a   lui dedicato: l’Asclepieion, immerso in un ambiente di estrema suggestione   in   un   parco   impreziosito   da   alberi   fronzuti, di monumenti   vari   utilizzati   per   la   cura, di   una   fonte   sacra miracolosa.   In   questo   luogo   di   eccezionale   bellezza   e conturbante fascino giungevano i malati da tutta la Grecia per ritrovarvi   la guarigione, una cura che adottava metodi di assoluta modernità e tra questi la fisioterapia e della psicologia applicata con   grande   abilità     e   raffinatezza   da   incidere profondamente   sullo stato mentale   e   sui   processi   emotivi, cognitivi e comportamentali del malato, soprattutto sfruttando l’inconscio.   Di   queste   procedure   primeggiava   l’incubazione ovvero   lo   sfruttamento   del   sogno   condotto   con   una   tecnica particolarmente   maliarda da identificarsi in una manovra ipnotica.​ Prima di addentrarci in questa narrazione abbiamo presentato Asclepio, la sua biografia, le sue vicissitudini, le sue leggende ammantate di malia e concluso con la descrizione dei templi a lui dedicati, sparsi nel mondo greco e di cui oggi non restano che sublimi rovine. Abbiamo raccontato degli asclepiei di Kos e di Epidauro, luoghi   tra   più   famosi   e   frequentati   delle   mete turistiche, ma anche di Velia e di Paestum.

Il libro si chiude con la descrizione dettagliata del tempio e del teatro greco, monumenti tra i più caratterizzanti della civiltà ellenica. Abbiamo   ritenuto   utile   riportare   concise   biografie   degli archeologi che si sono prodigati nella scoperta e negli studi di queste opere d’ arte ed infine le fonti storiche da cui abbiamo tratto le nostre informazioni L’argomento   esposto   è   un   vero   gioiello   dell’arte   antica raccontato con semplicità, chiarezza di parole e stimolante la curiosità. Sarebbe un vero peccato sottrarsi alla lettura.

Giuseppe Lauriello Primario emerito di pneumologia e storico della medicina, umanista di impegno versatile, ha spaziato in diversi campi della cultura; membro della Società italiana di storia della medicina e dell’Accademia di Storia dell’arte sanitaria. Ha pubblicato per Dielle editore: Insulae e Lex Aquilia.

Ho sentito il bisogno di dirlo a qualcuno scaledSabato 5 e domenica 6 ottobre, al Piccolo Teatro del Giullare, alla ripresa della nuova stagione teatrale 2024/2025 è stato rappresentato “Ho sentito il bisogno di dirlo a qualcuno” elaborazione drammaturgica sul personaggio di Katherine Mansfield, scritto ed interpretata da Francesca Pica.

La scena si apre sul buio assoluto e nella penombra vi rimane per tutto il tempo. Dietro il personaggio che di lì a poco prenderà la parola, uno stand sollevato con appesi abiti del primo ‘900, stile british, ravviva quel tanto che può la scena. Francesca Pica, attrice, in una composta interpretazione, c’introdurrà nel mondo di Katherine Mansfield, scrittrice, saggista e giornalista neozelandese. L’elaborazione drammaturgica della talentuosa interprete copre sia, il vuoto di conoscenza di alcuni di noi, sia il richiamo alla mente di altri. In tutti e due i casi si dovrà essere memori del lavoro di fedele ricerca del personaggio, alla giovane interprete salernitana con una brillante carriera aperta su vasti spazi. I passaggi della vita trascorsa della scrittrice sono stati sottolineati da un’originale drammaturgia del suono, composta ed   eseguita dal vivo dal maestro Carlo Roselli, musica mai invasiva, ma che ha pervaso le atmosfere brumose dei paesi lontani dal sole.

E così sapremo di Katherine Mansfield, dove Mansfield non è il suo vero cognome, ma l’ha ripreso dalla nonna paterna, perché il suo, Beauchamp, non le piaceva. Una donna risoluta e moderna, a volte si nasce, come suol dirsi, anche se la sua data è fissata al 14 ottobre 1888 a Wellington Nuova Zelanda. Figura importante nel movimento modernista, destinata alla scrittura fin da piccola. Terza figlia, dei cinque, frequenta la scuola a Karori con le sue sorelle, prima di frequentare il Wellington Girls' College e di passare alla prestigiosa Fitzherbert Terrace School, dove Mansfield diviene amica di Maata Mahupuku. La soprannominerà Sally e sarà la sua musa ispiratrice per i primi lavori. Pare che con lei abbia avuto una relazione amorosa, che scandalizzò l’ottima sua famiglia, fatta di perbenismo integrale e niente affatto progressista. Oltre alle tre sorelle Katherine ha un fratello prediletto con il quale trascorre anni felici che descriverà nell’opera “Prelude”, fatta pubblicare da Virginia Wolf, nel mezzo di una loro relazione amorosa. Nel 1902 Mansfield si innamora di Arnold Trowell, un mediocre violoncellista, ma i suoi sentimenti non furono per la maggior parte ricambiati. Nel 1903 si traferisce a Londra, vive una vita bohémien, ha relazioni sentimentali con donne, ma non disdegna di sposarsi, forse per voler superare la disinvolta sua vita sessuale. Scrittrice di fatti quotidiani i suoi racconti non hanno un principio ed una fine, donna indipendente è stata esploratrice della vita, breve, perché ammalata di tisi, muore a soli 34 anni. Nelle sue composizioni ha descritto stralci di vita familiare, sentimenti leggeri, la semplice infanzia, i battiti del cuore, i frammenti di un’esistenza delicata, ma degna di essere descritta, perché come avrebbe detto Virginia Wolf “la storia è volgare”.

Uno spettacolo, quello di Francesca Pica, meritevole di essere visto sia per la composizione del personaggio, sia per la sua recitazione, pacata, disinvolta, interpretativa di più voci, di più sfumature, impostata per ben accompagnare la storia, sì da entrare nell’esistenza della tormentata Mansfield, concentrati e senza bruschi passaggi. Il lavoro si completa, poi, con il respiro musicale del maestro Carlo Roselli, il soffio gentile del suo estro musicale, goduto per tutta la durata della rappresentazione.

Maria Serritiello

VENERDÌ 11 OTTOBRE IL JAZZ DI GIANMARCO FERRI AL MORO DI CAVA DE’ TIRRENI. SPECIAL GUEST DAVID KIKOSKI & CUTELLO BROTHERS

 

gianmarco ferri 250Venerdì 11 ottobre alle 22 il chitarrista Gianmarco Ferri, accompagnato da Dave Kikoski al pianoforte, dai fratelli Matteo (alla tromba), Giovanni (al sax) Cutello, da Stefano Battaglia al contrabbasso e da Luca Santaniello alla batteria presenterà il suo album "On the Scene" al Moro di Cava de’ Tirreni (il concerto inizia alle ore 22, info e prenotazioni allo 0894456352 e su whatsapp al 3403939561). 

"On the Scene" rappresenta un emozionante collaborazione tra il giovane e talentuoso molisano Gianmarco Ferri, astro nascente del panorama jazz italiano e il rinomato pianista americano David Kikoski, autentico maestro della scena contemporanea che ha contribuito in modo significativo al progetto, portando la sua maestria pianistica e la sua sensibilità musicale per aggiungere profondità e complessità alle tracce.

Da segnalare la presenza sul palco del Moro dei fratelli Cutello due gemelli di 25 anni: Matteo alla tromba, Giovanni al sassofono. Nati nel paesino siciliano di Chiaramonte Gulfi dalla banda di questo piccolo paese sono riusciti a perfezionare i loro studi al Berklee College of Music di Boston, la cui ambizione è quella di avvicinare il jazz ai più, contaminandolo con elementi moderni elettronici: questa la loro ambizione.

Un disco importante che evidenzia il consolidato rapporto con la tradizione del jazz dell’autore e il suo sguardo in avanti con una scrittura dai colori marcatamente postbop. Il jazz di Ferri coniuga ricerca armonica, originalità melodica all'interno del linguaggio bop e un approccio ritmico gioioso e ricco di dinamismo.

Dave Kikoski scrive nelle note di copertina del disco: ''Entrando in studio con Gianmarco ho scoperto un giovane chitarrista il cui suono e il cui feeling sfidano la sua età. Il suo flusso infinito di idee rendeva piacevole suonare al suo fianco. Prevedo grandi cose per il suo futuro e sono felice di far parte di questa registrazione con la sua fantastica band".

Neil Duggan scrive del giovane chitarrista molisano e del suo disco su All About Jazz USA: "Ferri dimostra una notevole maturità nelle sue composizioni, e il suo modo di suonare e la sua sensibilità smentiscono la sua età. Non ha paura di mostrare apertamente le sue influenze, ma non è un semplice imitatore. I suoi assoli sono ben modellati e completano la bellezza del lavoro al pianoforte. La sua creatività unita alla maestria della tastiera di Kikoski creano una combinazione accattivante. Battaglia e Santaniello forniscono un ottimo supporto e Allulli è un'aggiunta ispirata, rendendo questo esordio divertente e accattivante".

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