Salerno

Vietri in Scena. Lunedì 29 luglio ore 21, nella Villa comunale di Vietri sul Mare, il travolgente concerto dei Quisisona band band. Guest Star Christian Brucale. Ingresso libero

 

Quisisona Brucale260720240 250Lunedì 29 luglio alle ore 21 - Villa Comunale Vietri sul Mare, sarà il concerto di musica leggera dei Quisisona band, ad arricchire il programma di "Vietri in Scena" per la direzione artistica del Maestro Luigi Avallone, con il sostegno del sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone e dell'assessore ad Eventi e Cultura, Daniele Benincasa.

Guest star della serata è il noto percussionista e cantante Christian Brucale (foto a sinistra) che pochi giorni fa ha presentato il suo ultimo brano "Vietri" un omaggio musicale alla sua terra natia.

Quisisona band è una formazione seguitissima, costituita da musicisti salernitani (Max Baldino sax, Antonio Baldino tromba, Gianfranco Bozzaotre tastiere/basso, Corrado Orilia batteria, Lorenza Marmo voce, Francesco Boccia voce), che da anni interpreta con originalità i brani più famosi della tradizione napoletana, italiana ed internazionale allietando le serate dei più famosi locali d’Italia, esibendosi anche in jam-session con artisti come Michael Bublè, Byoncè, Craig David, Skin, Cristian De Sica, Zucchero e tanti altri. Voce maschile della band è Francesco Boccia già noto al grande pubblico per il brano di successo "Turu turu" finalista al Festival di Sanremo 2001 ed autore tra l’altro del brano "Grande amore" con il quale i tre giovani tenori de "Il Volo" hanno vinto il Festival di Sanremo 2015. Famose sono anche le rivisitazioni di canzoni, sull'onda di un'operazione nostalgia che ha sempre il suo fascino, come l'interpretazione del Vecchio Twist di Edoardo Vianello in cui la band si è cimentata alcuni anni fa. Del 2023 la canzone di successo "Voglio stare con te", composta da Emanuele Panza, Antonio Baldino, Massimiliano Baldino e Mario Tortoriello, mastering di Matteo Andolina e videoclip della B2Bfilm.

 

franca flautoTe ne sei andata così, in una serata estiva, la più infuocata, senza guardare il cielo(forse), ma augurandoti la pace(forse). Ora tutte noi, tue amiche, piangiamo la tua perdita.

Voglio ricordarti cosi/, Franca, al secondo banco, dietro alle mie spalle, al quinto piano del palazzo del Capitol, là, nella succursale del Regina Margherita, era alloggiato il corso H e là si frizza il ricordo, più preciso di te e delle nostre vite assieme.

Rammenti? A scuola portavi i libri legati con la molla con varie riviste femminili, tra le quali una: GRAZIA. Noi, che ti circondavamo, nell’intervallo, preferivamo proprio quella/, una rivista completa, diversa che ci ha aiutato ad informarci e ad emanciparci, siamo negli anni ’60, agli albori dell’affrancamento della donna. Dalle pagine di quel giornale abbiamo imparato ad essere donne- donne, senza perdere, per questo, il fascino del femminile che si andava delineando.

Staccarmi da questa immagine mi è difficile, anche se poi ti ho ritrovata negli anni successivi, con un carico di vita pesante: la mia iniziata presto, nei banchi di scuola, la tua, più tardi. La nostra amicizia è stata sempre cortese, oltre che affettuosa, la tua immagine curata, con il sorriso mai negato e l’innocenza dei tuoi occhi chiari/, spalancati bonari su di un mondo che con te non lo è stato, è ciò che io, ma tutte le amiche, qui presenti per salutarti, un’ultima volta, porteremo nello scrigno della memoria.

Che cosa sia successo di più, che già non lo fosse, l’altra sera, lo sai solo tu! Ci lasci senza una parola scritta, un pensiero a ritroso, un impalpabile cruccio, una malinconia strana. Perdonaci, se puoi, se non siamo state capace di accorgerci del tuo disagio, sebbene ognuna di noi, ha avuto sempre un pensiero d’affetto per te.

Ora ti siamo attorno, come un tempo in classe, ancora una volta unite, ma questa volta, l’ultima per augurarti, liberata dalle scorie terrene, ore serene ed illimitate, senza compiti, senza doveri, senza pratiche necessarie senza delusioni, senza tradimenti, senza inganni, ma solamente piccoli passi, ne hai di tempo, ad inseguire quella felicità che hai sempre desiderato sul tuo orizzonte infelice.

Ciao Franca, da tutte noi, che ti siamo state compagne.

  Maria Serritiello                                      

enrico parrilliA 10 anni dalla morte, l’edizione 27esima dei Concerti di Villa Guariglia, creati e voluti da Antonia Wilburger, con tenacia tutta teutonica e nel segno dell’amore, che le appartiene di diritto, ha voluto omaggiare il musicista salernitano Enrico Parrilli. Nessuno dei tanti strumantisi di valore, esistenti del nostro territorio, tanto da far annoverare la scuola di Jazz Salernitano la migliore in campo nazionale, aveva preso prima d’ora l’iniziativa

E siamo a mercoledì 17 luglio, a Raito, nella Villa Guariglia, l’incantevole luogo, posizionato nella parte iniziale e più panoramica della divina costiera là ci sarà il tributo, il giornalista Carlo Pecoraro, il traghettatore.

Enrico Parrilli

Nato nel 1927, è stato uno dei più noti ed il migliore jazzista salernitano, il papà morale di tutti i gruppi musicali, formatisi negli anni ’60 e ’70 in città e provincia, che come ci dirà Tony Borlotti, nel suo libro di ricerca “60’s Salerno Beat Resurrection- Complessi salernitani degli anni Sessanta”, sono stati più di 300. La sua carriera ha un inizio esponenziale, quando trova sulla sua strada, a 16 anni, siamo nel 1943, le truppe angloamericane sbarcate a Paestum, apprende, così, l’allegria dello swing, grazie ai V-Disc, i dischi della vittoria ricevuti in dote dalle truppe angloamericane. È la folgorazione! Ascolta, studia, impara con caparbietà, tanto da essere notato da alcuni soldati a Curti, di Giffoni Valle Piana, dove si trovava sfollato con la sua famiglia, questi riconoscendogli talento lo vollero come pianista nelle feste organizzate a Salerno per gli ufficiali e la sua paga era proprio un V-Disc.

Passano gli anni, gira il mondo con il grande Bruno Venturini, la possente voce del nostro territorio, conquista ben due edizioni della leggendaria “Coppa Vaccaro”, istituita dal Circolo Napoletano del Jazz, anno 1959 e l’anno dopo, con l’amico sassofonista Mario Schiano e l’Accademic quintet, così composto: Enrico Parrilli al vibrafono, Achille Guglielmi al pianoforte, Franco Serino alla batteria, Vittorio Liguori al violoncello. Successivamente un incontro alla N.A.T.O, con Dave Brubeck, a Montreaux con Oscar Peterson per giungere al concerto di Salerno, al fianco di Romano Mussolini e Tony Scott. Una vita dedicata alla musica ed essere sempre sulla scena da protagonista, vuoi per l’amato jazz, vuoi per essere il re delle serate salernitane con il suo complesso i “G-Men e poi gli incontri con i più valenti musicisti dell’epoca, sono memorabili, come lo è la capacità irresistibile, di comunicatore. Tutti, per questo, l’hanno amato, riconoscendolo come insostituibile maestro e quando, nel 2014, è scomparso, ogni musicista della nostra terra si è sentito orfano, forse è questa la ragione del tanto tempo trascorso per giungere a Villa Guariglia all’interno della prestigiosa kermesse ed a “Ricordando un maestro di swing”. Per lui mercoledì 17 luglio, davanti allo scenario della natura sovrabbondante di Villa Guariglia, ha suonato l’ultima formazione:

Antonio Cavaliere, pianoforte

Rino Angrisani, contrabasso

Miki Serlenga, sassofono,

Enzo Negro, batteria.

Sul finale, ad omaggiare affettuosamente il Maestro, vivo nel ricordo, si è avvicendata la “bella gioventù” musicale della nostra terra: Enzo Negro, batteria; Leo Aniceto, piano; Carmine Viscido, contrabasso; Enrico di Marino, chitarra/ voce; Gerry Popolo, sax tenore.

La musica si diffonde e si espande nei ricordi dei presenti, nelle emozioni trascorse, che, al tocco magico degli strumenti, si presentano intatte così come sono state vissute.

Che serata magnifica, di quelle che si riescono a combinare, solo per il talento innato e coltivato di musicisti che, nel segno di un grande, hanno dato spettacolo in maniera elegante e sentimentale

Villa Guariglia è alle nostre spalle, si chiude e Night and Day, note nella mente, accompagnano all’uscita. Musica, quella, che faceva incontrare, parlare, innamorare gli umani. Che nostalgia!

Maria Serritiello

Vietri in Scena. Giovedì 18 luglio ore 21, nella Villa comunale di Vietri sul Mare la straordinaria Banda dell'Esercito Italiano diretta dal Maggiore Antonella Bona. Ingresso libero

 

AntonellaBona 250Un concerto di portata straordinaria si terrà alla Villa comunale di Vietri in Scena giovedì 18 luglio alle ore 21, nell'ambito della rassegna "Vietri in Scena", diretta artisticamente dal Maestro Luigi Avallone e sostenuta dal sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone e dall'assessore ad Eventi e Cultura, Daniele Benincasa. Per l'occasione – cosa più unica che rara – i membri della Banda dell'Esercito Italiano indosseranno divise d'epoca a sottolineare l'importanza e la solennità del concerto. Altro elemento di sicura novità è che la Banda sarà diretta da una donna, il Maggiore Antonella Bona.

La Banda dell’Esercito Italiano è stata fondata il 1 febbraio 1964 su decisione dello Stato Maggiore dell’Esercito per accentrare i compiti e le funzioni di rappresentanza svolti dalle disciolte bande presidiarie minori; da quel momento divenne il complesso musicale istituzionale rappresentativo della Forza Armata. Costituita da centodue orchestrali, un archivista, un maestro direttore e un maestro vice direttore, professionisti tutti laureati presso le più importanti istituzioni musicali italiane e reclutati tramite un selettivo concorso nazionale per esami e titoli, è impegnata sia in servizi istituzionali chein un’intensa attività concertistica, in Italia e all'estero, come la partecipazione alle Celebrazioni Nazionali Verdiane, alle "Feste Musicali" di Bologna, al Festival Internazionale delle Bande Militari di Modena e – con altri artisti tra cui Placido Domingo – al Concerto di Gala per i 90 anni di Giancarlo Menotti (Spoleto, 2001). Ha preso parte al "Festival dei Due Mondi" di Spoleto nelle edizioni 1998, 1999, 2001, 2005, 2019, 2023. Nel 2005, su invito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si è esibita, al Parco della Musica di Roma, alla serata inaugurale del "K Festival", rassegna triennale dedicata a Mozart. Nel 2006 è stata inserita nel cartellone di "Settembre Musica" a Torino e, a Genova, nella stagione sinfonica della Giovine Orchestra Genovese. Nel 2015 ha partecipato alla serata finale del Festival di Sanremo e negli anni 2021 e 2022 è stata protagonista della chiusura del "Regio Opera Festival" presso il meraviglioso cortile di Palazzo Arsenale a Torino. Ha suonato inoltre per il 60° anniversario e ha collaborato con solisti di fama mondiale quali Daniela Dessì, Placido Domingo, Steven Mead, Jacques Mauger, Katia Ricciarelli e Gianluca Terranova. E' il primo complesso militare italiano ad aver avuto sul podio "direttori ospiti", tra i quali Daniele Carnevali, Thomas Fraschillo e David Gregory e Riccardo Muti. Il suo repertorio spazia da quello celebrativo a quello lirico sinfonico, con particolare predilezione per la musica originale per Banda; ha un’intensa produzione discografica, ampliata con i CD di registrazioni live di numerosi concerti. Guidata nel passato dai maestri Amleto Lacerenza, Marino Bartoloni, Domenico Cavallo (f.f.), Fulvio Creux, Antonella Bona (s.v.), dal luglio 2019 è diretta dal Magg. Filippo Cangiamila. Ingresso libero.

Maggiore Antonella Bona

Di poliedrica formazione e duttile profilo artistico, Antonella Bona ha studiato pianoforte e composizione laureandosi in "Strumentazione per Banda", "Musica corale e Direzione di coro", "Direzione d’orchestra" con il massimo dei voti presso i Conservatori de L’Aquila, Bari e Napoli. Ha conseguito il diploma in "Direzione di Banda" presso la Scuola Superiore di Musica "Accademia Musicale Pescarese" sotto la guida del M° Fulvio Creux. Nel repertorio lirico - sinfonico si è specializzata con il M° Maurizio Arena e si è esibita al "Mancinelli" di Orvieto con "Madame Butterfly", al Teatro Argentina in Roma con "Traviata", "Don Giovanni" di Mozart e "Candide" di Leonard Bernstein (in co-produzione con la Bernstein Foundation di Los Angeles); come con "Edgar" e "Le Villi" di Puccini a Villa Adriana. Dal 2007 è secondo direttore della Banda nazionale dell’Esercito Italiano della quale dal 2013 al 2019 è stata Direttore principale dirigendo oltre 200 concerti in sale e festival prestigiosi come il Festival Berlioz in Francia, il Festival pucciniano a Torre del Lago, Accademia Santa Cecilia e Giardini del Quirinale in Roma, l’Auditorium Rai di Torino e Napoli, il Foellinger Great Hall al Krannert Center for the Performing Arts Urbana-Champaign in Illinois, il Bennet Auditoriun dell’Università del Southern Mississippi in Hattiesburg, sala Patria di Brasov Romania.Pubblica per le case editrici italiane - Santabarbara, Ludo, Eufonia, Scomegna - e straniere - Studio Music di Londra e BAM International di Ginevra. A lei verrà assegnato al termine del concerto a Vietri sul Mare il Premio alla Carriera "Vietri Cultura".

Programma

Alfred Reed

FESTIVE OVERTURE

Amilcare Ponchielli

SINFONIA IN SI b PER BANDA (trascr. Luca Valenti)

Giacomo Puccini

SCOSSA ELETTRICA Marcia brillante (trascr. Fulvio Creux)

Johan de Meij

T-BONE CONCERT

II movimento – MEDIUM

Trombone solista: 1 Lgt Enrico Basilico

Giacomo Puccini

CORAZZATA SICILIA Marcia brillante (trascr. Fulvio Creux)

su temi dell’opera "La Boheme"

Giuseppe Verdi

OBERTO CONTE DI SAN BONIFACIO

Sinfonia dall’opera (trascr. Marco Tamanini)

Alfred Reed

EL CAMINO REAL

A latin fantasy

berthe morisotHa preso il via, il 12 luglio scorso, un nuovo luogo d’incontro, per fare e fruire di cultura. “Il salotto Morisot”, questo il suo nome, nasce dalla necessità di creare un luogo fisico di confronto, ma anche di riunione fra i rappresentanti di tutti i linguaggi espressivi. Un modo semplice, se si vuole, per riunirsi e condividere le stesse passioni, senza disperderle nei budelli della città.

Il nome

A Berthe Morisot è dedicato il nome del salotto, una titolazione quanto mai opportuna, per essere stata una pittrice impressionista, esempio di donna tenace, pioniera, nella Parigi, che nonostante l’apertura verso le innovazioni di tutte le arti, vietava ancora a fine ‘800 l’iscrizione delle donne all’Accademia delle Belle Arti.

Alle 19,00 in punto, si va ad iniziare, la serata prevede la presentazione del pittore Leonardo Guarino e di due musicisti di cui uno, Giovanni Bellosguardo, pianista, un giovanissimo talento e l’altro, Federico Fasolino, chitarra, dalle capacità meritevoli.

A fare da cerimoniere, esperta per il suo curriculum personale e per i trent’anni di presidenza del Centro Artisti Salernitani, la Prof.ssa Elena Ostrica, che ragguaglia, con dovizia di particolari, la scelta del nome destinato al salotto. In bella mostra, i quadri del Maestro Leonardo Guarino, richiamano l’attenzione e lo sguardo, tre pezzi di autentica fattura, con luce ed oscuro sapientemente alternati. Il maestro è in pensione, vive ad Avellino e sta vivendo una seconda giovinezza con la produzione dei suoi quadri.

La parte musicale è illustrata e scelta dalla Presidente della nuova agorà, Prof.ssa Giuseppina Gallozzi, una vita dedicata alla musica, per essere, lei stessa, una valente pianista, concertista e per essersi spesa alla scoperta di nuovi talenti, con tenacia, non solo, ma anche all’insegnamento per tanti anni nella scuola italiana.

Giovanni Bellosguardo, piano: Rinaldi Improvviso, A. Longo Trottolina

Federico Fasolino, chitarra: Bach suite BWV 995:

-Sarabande

-Gavotte I II

-Baden Powell: Valsa Sem Nome

Un brindisi con buon vino e varie leccornie hanno salutato in armonia il nuovo progetto culturale

Indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Maria Serritiello

giovanni dauriaTre concerti nella città bulgara di Vratsa, la più grande del nord ovest della Bulgaria, nei giorni 9-10-11 luglio, eseguiti dall’’Ensemble Clarinettando, sotto la direzione del Maestro Giovanni D’Auria, lui stesso pregevole interprete di questo strumento. Ospiti del Tym festival, aps tune YOR MIND è stato un vero successo per la pregevolezza dell’esecuzione dei giovani strumentisti, alla loro prima esperienza di trasferta all’estero.

Il Maestro Giovanni D’Auria, oltre ad essere, egli stesso, il valente clarinettista, tanto da formare anni addietro l’ensemble che ha rappresentato onorevolmente la città di Salerno ed il Conservatorio Martucci, all’estero, trasmette con passione emotiva, nei giovani, la nobile arte della musica.

Il clarinetto è uno strumento musicale a fiato ad ancia semplice battente, ha un'imboccatura indiretta ed appartiene alla famiglia dei legni. Per il nome ci si ispira al clarino, il registro acuto della tromba. Ne 1732 Johann Gottfried Walther lo battezza definitivamente col diminutivo clarinetto.

Il suo piacere di vita resta il “Clarinetto” e la Direzione d’orchestra a cui si rivolge, ogni giorno, presso Conservatorio Statale di Musica "G. Martucci" Salerno ed il Conservatorio di Musica "D. Cimarosa" Avellino. E’ nato a Siano (Sa) dove vive con la famiglia

Maria Serritiello

Vietri in Scena. Lunedì 15 luglio a Marina Belvedere "Due Fratelli" Massimo Masiello in concerto "Sono solo parole d’amore". Ingresso libero.

VietriCultura MMasiello 250Continua a Vietri sul Mare la programmazione di "Vietri in Scena", curata dal direttore artistico il Maestro Luigi Avallone con il sostegno del sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone e dell'assessore ad Eventi e Cultura, Daniele Benincasa, Il 15 luglio alle ore 21, ci si sposta per la prima volta in una nuova location a due passi dal mare. A Marina Belvedere "Due Fratelli" si terrà il concerto di Massimo Masiello - attore e cantante con Luca Mennella, pianista, "Sono solo parole d’amore" – Viaggio attraverso la canzone napoletana da Di Giacomo a Bovio a Viviani (ingresso libero).

Massimo Masiello, appassionato interprete del grande Raffaele Viviani, inizia la sua formazione professionale all'Accademia del Teatro Diana di Napoli dove, tra i suoi insegnanti, ci sono Guglielmo Guidi, Antonio Sinagra, Giovanni Sirano e Antonio Romano e fin dai suoi esordi in teatro, cinema e televisione ha lavorato con artisti come Romolo Siena, Francesco Rosi, Achille Millo, Luca De Filippo, Carlo Giuffrè, Nello Mascia, Gigi Savoia, Bruno Garofalo, Riccardo Milani, Antonio Calenda, Antonio Capuano, condividendo il palco anche con nomi illustri della canzone napoletana e italiana, come Roberto Murolo, Sergio Bruni, Miranda Martino, Gianfranco D’Angelo, Enzo Jannacci, Angela Luce, Tony Servillo, Giacomo Rondinella, Mirna Doris, Bruno Lauzi, Mario Scarpetta, Carlo Croccolo, Antonio Casagrande, Rosalia Maggio e Michele Placido. Ha interpretato Luigi Tenco nello spettacolo "La nota stonata – Vita breve e coerente di Luigi Tenco", scritto e diretto da Stefano Valanzuolo e rimane famosa la sua interpretazione di Charles Aznavour, nello spettacolo "Io tra di voi", con la quale ha vinto "Il biglietto d’oro" per la stagione 2014/2015.

È il primo evento del Festival della Teologia Incontri che si svolge nel Cilento e Vallo di Diano

Inaugura a Caggiano la Mostra ScanDalì

Locandina Festival Teologia 12 7 2024 250Verrà inaugurata il 12 luglio alle ore 18.00 nel centro storico di Caggiano (SA) la Mostra “ScanDalì. L’Angelus di Millet tra ispirazione e ossessione”. L’iniziativa, promossa dall’Azione Cattolica e dall’Associazione Fabbrica di Idee, si inserisce nell’ambito del Festival della Teologia Incontri, giunto quest’anno alla sua settima edizione e che avrà come tema l’ecologia. L’evento è patrocinato dalla Regione Campania, dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (l’ISSR San Matteo di Salerno ne è partner scientifico), dalla Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia di Napoli e naturalmente dal Comune di Caggiano, dall’Arcidiocesi di Salerno, Campagna e Acerno e dall’Ufficio Cultura e Arte. Ad inaugurare la mostra, tra gli altri, l’Arcivescovo di Salerno Mons. Andrea Bellandi, la teologa Lorella Parente, la presidente diocesana di AC Salerno Maria Vittoria Lanzara.

Come spiega il curatore della mostra Vito Rizzo «Questo percorso ripercorre l’inquietudine spirituale che L’Angelus di Jean-Francois Millet ha provocato nella storia dell’arte e negli artisti, più o meno noti, che con essa si sono confrontati. La profonda spiritualità che esprime l’opera sollecita nello spettatore una reazione di accoglienza o di rifiuto che in particolare in Salvador Dalì assume i caratteri della vera e propria ossessione». ScanDalì riproduce in particolare alcune sollecitazioni che lo stesso Dalì ha raccontato nel testo Il mito tragico dell'Angelus di Millet, e della retrospettiva presentata nel 2013 a Parigi presso il Centro Pompidou. Di qui il nome dato alla mostra ScanDalì, perché proprio attraverso la “scansione” delle immagini tratte dai testi dedicati a questa inquietudine, offre uno spaccato di quanto suscita nell’uomo l’esperienza di Dio che si incarna, si fa presente, nella storia e nella vita di ciascuno, e che l’arte ha la grande forza di raccontare in maniera esplicita o, molto spesso, anche inconscia.

Come sottolinea ancora Vito Rizzo «si tratta di un percorso interiore che provoca la fede e che, tra alterne reazioni, si offre a una sorprendente e inattesa pienezza mistica redentiva». La mostra resterà aperta per tutto il periodo estivo nei locali adiacenti la Chiesa del Santissimo Salvatore di Caggiano con ingresso anche dal cortile del Municipio. Il Festival proseguirà poi ad agosto nella Diocesi di Vallo della Lucania, dal 5 al 7 agosto, con la tre giorni ad Agropoli (SA) e si concluderà a settembre nella Diocesi di Teggiano-Policastro a Sant’Arsenio (SA) con il conferimento del Premio Incontri 2024 a padre Maurizio Patriciello.

Il Festival della Teologia Incontri è una iniziativa che si popone di portare all’attenzione del pubblico, nel corso delle serate estive, momenti di riflessione teologica e di divertimento. L’evento si svolge nelle piazze di alcune delle località turistiche di maggiore interesse legate al territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Coinvolge la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’Azione Cattolica e tre Diocesi: l’Arcidiocesi di Salerno – Campagna e Acerno, la Diocesi di Teggiano-Policastro e la Diocesi di Vallo della Lucania.

vicolo della neve 2Il 25 maggio, a Salerno, ha riaperto l’antico ristorante “Il Vicolo della Neve”, sito nel cuore del centro storico e chiuso nell’agosto del 2021 per raggiunta età del gestore. La tradizione della vecchia cucina salernitana continua, oggi, nei giovani Fiorenzo Benvenuto, Gerardo Ferrari e Marco Laudato, affiancati da chi la storia di questo luogo ben la conosce: Nonna Maria Caputo.  Anni addietro, per l’esattezza nel 2012 scrissi una pagina per questo mitico luogo, tanto caro al poeta Salernitano Alfonso Gatto, che ripropongo all’attenzione di quanti hanno amato ed amano il gusto identitario della città e per i giovani che non ne conoscono l’origine.

Quel sapore buono della città al “Vicolo della Neve”

vicolo della neve1

Ad una cosa Salerno, non ha mai rinunciato, quando negli anni ’50 e ’60, l’inurbazione della provincia ha confusamente trasferito nella città altre radici ed altre usanze, a riconoscersi interamente nella tradizione della cucina del “Vicolo della Neve”. Somigliante ad un’antica taverna, il posto emana un inconfondibile fascino, quando abbandonate gli stretti budelli, s’invicola, nascondendosi al via vai della gente. Un tempo l’ombra fresca, e riottosa che stagnava nella discosta viuzza, permise alla neve, scesa dai monti, di accumularsi nelle cantine sottoposte alla strada, di essere lavorata e trasformata in candide bacchette, vendute, poi, per rinfreschi e festini, senza pretese dell’epoca. L’attività colorata di bianco, svolta familiarmente per lungo tempo e cancellata impietosamente dall’utile modernità, giustifica il nome che il vicolo porta e vanta come orgoglioso trofeo. Di rado il sole si mostra nella viuzza, solo gli ultimi piani del palazzo, a cui gli anni non si contano più, sono raggiunti da luminosi raggi, che mantengono vive le piante sporte ai balconi e questi schiacciati alla facciata, sembrano quasi disegnati. Di giorno, il luogo si perde negli odori delle case montate strette, si confonde nelle prolifiche attività artigiane, si distrae col passo frettoloso e nessuno vi bada, ma la sera, la sera è tutta un’altra cosa. Finita l’attesa, il posto, quieto come un vecchio focolare s’accende e accogliente ricovera all’interno. La porta ospitale si apre rigorosamente alle 20, per rinchiudersi non prima delle tre, quando ormai la città, da un pezzo, si è distesa nel sonno. All’ingresso a farsi avanti più che “lui”, Matteo Bonavita, da quasi 50 anni, il successore ultimo di tre generazioni avvicendatesi, è l’odore intenso del basilico, sparso abbondante sulla pizza e mescolato a quello fragrante della menta, servito per l’imbottitura della milza ed anche a quello non separato dell’origano e dell’aglio, saporoso sulle alici marinate. In bocca, nell’attesa, che dura in tutto una decina di minuti, già si pregusta il sapore morbido del baccalà, cucinato a zuppa e quello sfritto della ciambotta, un misto di melenzane, peperoni e patate, tagliate a tocchetti e servito nel rame dell’affumicata “tiella”. E poi, tripudio del gusto, da assaggiare ci sono i peperoni imbottiti, le zucchine alla scapece, i broccoli “scuppetiati” e le melanzane sia spaccate che alla parmigiana, per il salato ma anche l’irrinunciabile pastiera e l’inconfondibile scazzetta, per il dolce, piatti che solo qui hanno questo sapore. Tempo addietro, due distinti vecchietti: Armando e Giovanni, un tutt’uno con i loro strumenti, mandolino e chitarra, suonavano melodie perché la sensorialità avvolgente del luogo fosse più completa. Che cosa ha fatto speciale il posto ce lo spiega lo stesso Matteo, due occhi con dentro tanto mare, quello limpido e tenue delle giornate primaverili, con guizzi chiari come i bianchetti ed il sorriso schiacciato nel volto, come un pomodoro allegro sulla pizza: “Il segreto” dice “sta nella scelta dei prodotti, tutti di gran qualità.” Ai mercati generali, al mattino verso le 11, è lui stesso a fare la spesa, come fa da sempre, incurante del tempo che passa, va spedito tra i banchi a scegliere dalle sporte, con consumata esperienza, ciò che verrà trasferito dal caos colorato e crudo del mercato, all’amalgama saporosa della cucina-capolavoro. Al Vicolo della Neve, la vecchia Salerno resiste e si raffigura nella distesa d’aglio appesa, nei vani divisi e accarezzati dagli archi a scuri mattoni, nelle travi di massiccio legno a sostenere il soffitto, nelle suppellettili semplici ed essenziali. Un antro odoroso, oscuro, protettivo che faceva scrivere silenzioso Alfonso Gatto e dipingere con dirompente sensualità Clemente Tafuri. Sull’arco nero fumo, surriscaldato dalle fiamme rossicce del forno a legna, risucchiante come la vorace bocca dell’inferno, proprio su quell’arco che precede la cucina, il Maestro ha lasciato il tratto significativo dell’età dell’uomo. Grottesco, lascivo, il satiro vecchio spia la gioventù dai colori sfumati e si erge sugli altri dipinti che tappezzano l’ambiente, testimonianza dei molti che sono passati. Enrico Caruso, tra gli illustri, per esempio, non rinunciò a mangiare qui e neanche Giovanni Amendola e nemmeno i tanti nomi famosi, dello spettacolo, della letteratura, dell’arte e della politica, un elenco interminabile, tutti di passaggio nella città e presenti al Vicolo della Neve. Senza avvertire il peso degli anni, di sera in sera, la storica locanda si anima ed apre i battenti per mantenere intatta ai Salernitani la tradizione fragrante e golosa del cibo, quella stessa tradizione che ha trasformato il posto in un caldo focolare per i vecchi di un tempo, per i giovani attuali e per tutti coloro che sono di passaggio in questa splendida città.

Maria Serritiello

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