Salerno

Diversità e inclusione il tema del Maggio della Cultura 2024 Il programma della rassegna promossa dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno

Locandina Maggio della Cultura 2024 250Diversità e inclusione al Maggio della Cultura 2024. Al via il 4 maggio gli appuntamenti della terza rassegna diocesana che punta a valorizzare il patrimonio artistico e culturale attraverso mostre, convegni e presentazione di libri. Una kermesse organizzata dal Museo “San Prisco”, dal giornale Insieme, dall’Ufficio diocesano Comunicazioni sociali in collaborazione con l’Ufficio diocesano Beni culturali, la Biblioteca e l’Archivio diocesano. Il primo incontro è in programma il 4 maggio, alle ore 10.00, presso la Curia vescovile di Nocera Inferiore. Nell’aula magna ci sarà la presentazione del libro collettivo “Storie diverse – La normalità del disagio”, che raccoglie le testimonianze di persone affette da FSHD (Distrofia muscolare FacioScapolo-Omerale). L’incontro moderato da Laura Guerra prevede gli interventi di: Enzo Ricci, professore di Neurologia Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Teresa Cuomo, primario di Neurologia ospedale Umberto I, Nocera Inferiore; Enrica Pisano, neurologa ospedale Umberto I, Nocera Inferiore. E le testimonianze di due persone affette da FSHD: Aniello Capuano, insignito dal presidente Sergio Mattarella del titolo di Alfiere della Repubblica; Silvana Robustelli, docente di Storia e Filosofia al Liceo “B. Rescigno” di Roccapiemonte. Il 7 maggio, alle ore 19.30 nella Cattedrale di Nocera Inferiore, ci sarà la premiazione del concorso scolastico “Cultura e storia del primo vescovo nocerino: Prisco”. Il 10 maggio al liceo scientifico “Bonaventura Rescigno” di Roccapiemonte sarà ricordata la figura di mons. Mario Vassalluzzo con la presentazione del libro “Pastore secondo il Concilio” pubblicato nel decennale della morte dell’ex vicario generale, parroco, giornalista e storico. Il 17 maggio al liceo scientifico “Nicola Sensale” di Nocera Inferiore sarà la volta del libro “Giuseppe Dossetti. La politica come missione” che sarà presentato dall’autore Luigi Giorgi. Sabato 18 maggio, alle ore 10.30, presso la Curia vescovile di Nocera Inferiore, ci sarà l’incontro “In cerca dell’umano”. Un confronto sulla salute mentale nel centenario della nascita di Franco Basaglia e nel ricordo di Sergio Piro e una mostra delle fotografie realizzate da Luciano D’Alessandro al manicomio di Materdomini di Nocera Superiore tra il 1965-’68. Relazioneranno Pina Salomone, presidente Fondazione CERPS, Salvatore Alfano, direttore del Museo diocesano San Prisco. Sarà presentata l’esperienza di “Villa Chiarugi” di Nocera Inferiore. Il 24 maggio, alle ore 19.00, presso la Curia vescovile di Nocera Inferiore ci sarà la consegna del Premio Euanghelion alla giornalista Paola Severini Melograni. Sarà un excursus nella carriera della giornalista, a partire dal programma televisivo O anche no e quello radiofonico La Sfida della Solidarietà, passando per il portale Angelipress e l’impegno come scrittrice, divulgatrice e attivista. Severini Melograni dialogherà con la vicedirettrice di Insieme, Antonietta Abete, dopo le testimonianze di Mariangela Correale, atleta paralimpica di danza sportiva, e di Rosario Pesce, dirigente scolastico del liceo scientifico “Nicola Sensale” di Nocera Inferiore. La serata si concluderà con lo spettacolo “Vivere a colori” messo in scena dal laboratorio teatrale del centro di riabilitazione “Villa Silvia” di Roccapiemonte. Un’appendice del programma è prevista il 7 giugno con l’apertura notturna del Museo diocesano in occasione della Notte bianca delle chiese.

garageIl 27 e 28 Aprile, al Teatro Ghirelli di Salerno è stato rappresentato “Garage” scritto e diretto da 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

con 𝗜𝗿𝗺𝗮 𝗧𝗶𝗰𝗼𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗥𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗖𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱𝗲 𝗠𝗮𝘇𝘇𝗲𝗹𝗹𝗮, 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗣𝗮𝗿𝗶𝘀𝗶, 𝗔𝗿𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗦𝗰𝗼𝗴𝗻𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼

1.Or. Art. I. (A.I. Podcast) 𝗟𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗶𝗻𝗼

scene 𝗔𝗿𝗺𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗔𝗹𝗼𝘃𝗶𝘀𝗶

musiche 𝗦𝗲𝗿𝗴𝗶𝗼 𝗔𝗹𝘁𝗮𝗺𝘂𝗿𝗮

costumi 𝗔𝗶𝗱𝗮 𝗚𝗮𝗳𝗵𝗼𝘂𝗿𝗶

organizzazione e aiuto regia 𝗔𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗚𝗿𝗼𝗺𝗯𝗼𝗻𝗲

riprese video 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗙𝗼𝗿𝗰𝘂𝗰𝗰𝗶 e 𝗗𝗶𝗲𝗴𝗼 𝗠𝗲𝗿𝗰𝗮𝗱𝗮𝗻𝘁𝗲

fonica video 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗮𝗹𝗺𝗮

montaggio video 𝗧𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗟𝗲𝗽𝗼𝗿𝗲𝘀𝗲

grafica podcast 𝗘𝗺𝗺𝗲𝗻𝘂𝗲𝗹 𝗡𝗲𝗿𝘃𝗲𝗴𝗻𝗮

service 𝗙𝗿𝗲𝗲 𝗣𝗼𝘄𝗲𝗿 𝗦𝗲𝗿𝘃𝗶𝗰𝗲

assistente 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗠𝗲𝗻𝗲’

foto di scena 𝗖𝗵𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗶

produzione 𝗨𝗻𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘁𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼

Il lavoro proposto al Teatro Ghirelli di Salerno ha riscosso un concreto interesse per come è stato allestito, infatti si è servito di diversi linguaggi artistici, quali il teatro, il cinema ed il podcast; quest’ultimo è stato diffuso attraverso l’Intelligenza artificiale. Vale la pena soffermarsi sulla conoscenza del nuovo supporto digitale, costituito da episodi audio o video che riguardano un tema specifico. L’ invenzione è recente ed è apparsa nel 2004, il risultato ottenuto è simile a programmi radiofonici, un successo mondiale che, alla fine del 2024, raggiungerà i 504 milioni di creatori ovvero: "podcaster." L’autore Arturo Scognamiglio fa di più per costruire un innovativo lavoro teatrale, inserisce l’intelligenza artificiale a cui chiede, come fosse un oracolo, avendo libero accesso a tutti i contenuti e dati della rete, il futuro degli avvenimenti in cui sono coinvolti i quattro personaggi.

Ruggero, Vincenzo, Gennaro e Giovanni sono quattro amici della periferia di Napoli che hanno fittato un garage dove passano gran parte del loro tempo, come fosse la loro casa. Arredata alla men peggio, con oggetti sottratti alle loro dimore, fa bella mostra di sé, addossato al muro, lo scheletrato di un presepe in nuce, mentre attaccata alla parete resta una foto di Diego Armando Maradona, con davanti due lumini accesi. Un divano, la televisione, un frigo bar e l’immancabile macchina per il caffè, un armadietto, completano l’arredo. Vivono tranquilli in quell’oasi, terminato per alcuni il lavoro e per uno l’università: ridono, scherzano, si prendono in giro, si danno pacche sulle spalle, fumano, giocano alla play station e parlano di donne, il mondo fuori sembra non appartenergli. Nel garage hanno trovato l’alcova sicura per cullare il più a lungo possibile lo stato appianato della loro esistenza. Tutto ciò che ruota intorno ai giovani, all’esterno del garage, l’autore ce lo mostra su due schermi, posti ai lati del proscenio e dove l’I.A interagisce con il racconto principe, prevedendo il futuro. Ogni tanto nelle conversazioni dei giovani, nei loro appuntamenti di lavoro, nel ripassare l’esame per l’indomani, nel portare avanti il lavoro del presepe, si sente prepotente il fragore di esplosioni, come cadenza del fuori garage, dove qualcosa d’inevitabile succede. Ai nostri giovani, per più volte, la notizia arriva ovattata dagli schermi televisivi, lontana dalle loro vite appannate. Ci vorrà la scossa, quella che li toccherà da vicino, che li renderà simili agli altri, a coloro che non hanno più nulla da perdere, perché “se sono a te uguale non perdo più niente e ti posso abbattere”.

Interessante la scrittura dell’autore per l’originalità della messa in scena e i linguaggi fatti interagire tra di loro e discreta la spontaneità degli attori nel mostrarsi come la “buona gioventù” attuale. Mi piace sottolineare (N.D.R) tra i tre linguaggi usati e la sottesa teoria di società liquida di Zygmunt Bauman, l’ostinata convinzione di fare il presepe di Giovanni che mi fa pensare, che, un margine di salvezza, nel conservarci qualche punto di riferimento, c’è!

Maria Serritiello

quel fioreCiò che rende affettivo il Festival nazionale XS città di Salerno è la cura impiegata, da parte della Compagnia dell’Eclissi, nell’organizzare tutta la rassegna, rispetto ai propri abbonati. Come ogni anno, dei 15 trascorsi, nella serata conclusiva, si assiste ad un qualificato spettacolo fuori concorso, per allietare il finale agli spettatori e così il 21 sera, al Teatro Genovese, è stato rappresentato "Il fiore che ti mando l’ho baciato" con Anna Rita Vitolo, con la scrittura scenica e drammaturgica di Elvira Buonocore, Anna Rita Vitolo e Antonio Grimaldi, che ne è anche il regista. Il racconto scenico nasce su iniziativa del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo, presieduto da Antonia Lezza, e del Teatro Grimaldello

Anna Rita Vitolo, nota al grande pubblico per aver interpretato Immacolata Greco, la madre di Lenù, nella serie televisiva l’amica geniale, tratta dalla quadrilogia di Elena Ferrante, è salernitana ed è un’apprezzatissima quanto raffinatissima interprete della corrispondenza amorosa, intercorsa fra il 1913 e il 1915, tra Stamura Segarioli e Francesco Fusco. Il carteggio appassionato, intercorso tra i due, è stato uno dei momenti più alti della serata che ha concluso il prestigioso Festival del teatro amatoriale.

La scena si presenta tutta cosparsa di fogli bianchi, ovvero stralci di lettere, scritti che daranno vita, di lì a poco, all’esile esistenza di Stamura e Francesco. Lei, giovane ed innocente fanciulla, il candore, in scena, della veste bianca ce lo anticipa, lui un giovane tenente medico, prestato alla guerra. Lei un’esperta e brava maestra, “Mi chiamo Stamura Segarioli, sono nata il 16 agosto 1892 e sono della provincia di Orvieto”, lui ufficiale medico, nativo di Carano di Sessa Aurunca. I due si sono conosciuti durante il servizio militare di Francesco, presso la caserma di Orvieto, innamorandosi perdutamente, ma di mezzo c’è l’inutile quanto drammatica guerra mondiale, la prima. L’atmosfera dell’epoca c’è tutta, a cominciare dalla musica che sottolinea i momenti salienti della scrittura: “Non dimenticar le mie parole”, “Parlami d’amore Mariù” “Canto quel motivetto che mi piace tanto” alla scatola di buona fattura per conservare i messaggi amorosi “Ti amo per i tuoi occhi”, Stamura legge e porta al viso il foglietto, vergato dal suo amore lontano e poi lo rinserra nello scrigno. Altri tempi belli o brutti che siano, sono passati, ma nel vedere l’amore traboccare da riverenti scritti, eppure sottesi di passione, non si avverte nostalgia per le continuate video chiamata di oggi. E così, Stamura interpreta, di volta in volta, con voce tremula, affettuosa, passionale, gli stati d’animo di chi è innamorata persa o di chi aspetta una lettera mancata, così da strappare a morsi quelle conservate per sfogare la delusione. La storia epistolare si dipana in un avvolgente monologo, dove l’eccezionale bravura interpretativa di Anna Rita Vitolo ci trasporta, di volta in volta, nei suoi più intimi desideri, come l’essere abbracciata dal suo uomo e lo mima, con straordinaria eleganza, di essere completamente sua, cosicché la lentezza passionale con cui fa scivolare la veste nunziale dal suo esile corpo, ci trasporta in un amore che supera le barriere della guerra, la loro micro storia prende più di ogni atto eroico che pure ci sarà. Lei ha appena il tempo di annunciargli l’attesa di un bambino e lui di rimando rispondergli “Mi hai fatto dono della carne” che la storia si conclude sulle note di “O surdate innamorato”. Stamura con gesti meccanici raccatta tutte le lettere sparse a terra, si taglia una ciocca di capelli, accatasta la sedia, la valigia, l’elmetto, la camicia, le scarpe e converge tutta la sua attenzione al piccino che dovrà, ormai crescere da sola.

Stamura è a Formia si sente lo sciabordio del mare, in quella zona, lei aveva avuto sempre il desiderio di stare con lui. In in spiaggia, però, non è sola, con lei c’è il figlioletto, che sgambetta sulla sabbia, tenuto amorevolmente per mano, ogni tanto lo bacia con trasporto, come quel fiore che ha mandato a suo padre al fronte. Gioca con lui e gli costruisce velocemente una barchetta di carta, un innocente giocattolo, ma tanto affettivo, com’è stata amorosa tutta la loro storia.

Era il 20 luglio 1915!

Maria Serritiello

Gran successo per “Il Sognatore” a Villa Domi

I sogni son desideri, ma son anche tanti i sognatori che li han visti avverati

Foto De Girolamo 250La settecentesca Villa Domi a Napoli, ha accolto come dalla sua prima edizione del 2016, la consegna dei premi “ll Sognatore”, kermesse ideata della testata giornalistica “Lo Strillo” creata dal compianto gran maestro di giornalismo Mimì De Simone e portata avanti dai giornalisti Annamaria Ghedina e Antonio D’Addio, rispettivamente direttore e vice direttore. A fare gli onori di casa, Domenico Kontessa, patron di Villa Domi, location di grandi eventi che egregiamente organizza, coadiuvato anche dalla leggiadra figlia Mirka, nella sua dimora settecentesca situata sul punto più alto dei Colli Aminei, da dove strategicamente si domina lo stupendo panorama del golfo partenopeo. Ad essere premiati sono stati il fotoreporter Mario Anzuoni, il direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano, il campione di pugilato Clemente Russo, l’attrice, scrittrice e giornalista del Roma Giuliana Gargiulo, il cantautore e attore Francesco Boccia, il Maestro del Teatro e del Cinema Italiano, nonché regista Giacomo Rizzo. A questi che hanno ricevuto la prestigiosa e significativa scultura del Maestro Armando Jossa per aver realizzato i propri sogni o fatto sognare altri nel corso dei loro anni di vita, sono stati aggiunti anche un premio speciale allo sportivo Clemente Russo ed una menzione speciale al giornalista Claudio Ciccarone, mentre a termine delle premiazioni è intervenuto ed è stato ringraziato per la sua collaborazione l’attore - modello Nicola Coletta. L’evento è stato intervallato dalle interpretazioni canore del Soprano Martina Bortolotti von Haderburg, della giornalista ed interprete jazz Maresa Galli accompagnata live dal chitarrista Enzo Amazio e della cantante ed attrice Anna Calemme. A premiare i sognatori della sesta edizione 2024, che nei 3 anni di Covid ha forzatamente subito un’interruzione, sono intervenuti Armando Percuoco, il direttore della testata giornalistica News Express Alberto Alovisi, l’ex assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, Tullio e Mattia figli dell’indimenticabile Mimì De Simone, Manuela De Rosa collaboratrice de “Lo Strillo” e l’ex Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ermanno Corsi. Il  giornalista storico del Tg3 Campania Rai e past president dell’OGC nel suo intervento, premiando Ciccarone, non ha fatto mancare la sua visione di grande intellettuale, uomo di gran cultura, attento a tutto ed a tutti elogiando fra l’atro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che da napoletano sta facendo tanto per la Cultura in Italia ed ancor più per Napoli che ne aveva tanto bisogno perché dimenticata da anni, nonostante abbia tanto da esprimere ed ha affermato: ”la cultura c’è - e noi ci siamo - e dobbiamo prendere atto che per la prima volta il Ministro è un napoletano Gennaro Sangiuliano e per citarne uno precedente occorre risalire a Benedetto Croce 1920, è da allora che Napoli non aveva un ministro della Cultura, allora noi stasera poniamo l’accento sulla cultura, perché la cultura ci insegna a vivere ed anche attraverso i sogni ci illumina d’immenso”.

Nel corso delle premiazioni e giunto anche l’On. Gerolamo Cangiano, detto anche Gimmi, unico campano in Commissione Cultura nell’attuale Governo, che ha espresso i suoi apprezzamenti per l’iniziativa del premio “Il Sognatore”, confermando il suo impegno nel prodigarsi per rendere sempre più protagonista la Cultura di Napoli.

Anche Romina Power avrebbe dovuto ritirare il premio, ma è stato proiettato un video da lei inviato con il quale esprimeva il proprio rammarico per l’assenza dovuta a sopraggiunti impegni di lavoro fuori Napoli.

I due artefici de “Lo Strillo” Ghedina e D’Addio, hanno condotto la serata nella Sala Bianca di Villa Domi, con gran maestria, ringraziando tutti gli sponsor dell’evento da Kontessa,  alla boutique Keave, la cooperativa dei Fiori e Mercato dei fiori di Ercolano, Glemart Grafica e Stampa, Asd Social Event e Promotion di Luana R. Cavazzuti, De Nigris Editori ed il Comune di Napoli che ha offerto il patrocinio morale, dando poi il via con un brano della Tosca di Puccini magicamente interpretato dal Soprano Bortolotti, accompagnata all’Arpa da Sonia Del Santo.

Poi sono stati chiamati a ritirare il premio Mario Anzuoni, fotoreporter internazionale, presente in tutte le manifestazioni di prestigio e punto di riferimento per numerosi divi e dive, Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano dal 2017, fortemente impegnato nella valorizzazione di questo importantissimo sito, Clemente Russo, ex pugile, campione del mondo dei dilettanti a Chicago 2007 e ad Almaty 2013, vicecampione olimpico a Pechino 2008 e a Londra 2012, personaggio televisivo e dal 2021 direttore tecnico del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, Giuliana Gargiulo, decana delle giornaliste italiane, attrice, scrittrice, conduttrice di eventi, esponente di spicco del mondo della cultura e del teatro, Francesco Boccia, rivelazione del Festival di Sanremo 2001 con il brano “Turuturu”, autore di “Grande Amore”, pezzo con cui Il Volo vinse il Festival del 2015, giungendo anche secondo all’Euro Festival e che a gran richiesta ha eseguito per i presenti a Villa Domi, e poi ancora autore di “Quando ti sei innamorato”, che ha segnato la rinascita di Orietta Berti a Sanremo 2021, uno dei fautori del progetto TheSuper4, infine l’attore, regista e autore di testi teatrali, e Giacomo Rizzo, icona nazionale del mondo teatrale, cinematografico e televisivo, artista eclettico e versatile, apprezzato e stimato dal pubblico e dalla critica.

Grandissimo coinvolgimento del pubblico presente in sala da parte di Anna Calemme, Ambasciatrice della canzone napoletana nel mondo, che dopo sette anni di successi negli Stati Uniti d’America è, con nostra grande gioia, tornata a deliziare i napoletani e gli italiani tutti con il suo canto, sempre accompagnata dal suo eterno amore Thomas Esposito che è al suo fianco nella vita ed in tutte le tournée. La Calemme, ha eseguito con la sua melodica ed incantevole voce i brani “I’ te vurrìa vasà”, “Anema e Core”, chiudendo con commozione ed un brivido d’amore per la sua città, interpretando la canzone premiata dall’UNESCO “Napule nun pò chiù aspettà”, ricevendo a termine scroscianti applausi. Grandi applausi anche per le interpretazioni di brani di Jazz donati al pubblico in sala da Maresa Galli che afferma: “Il jazz è improvvisazione. Coniuga rigore e libertà. È un modo di stare al mondo – di saper ascoltare, di viaggiare in punta di note”.

La serata si è conclusa con una cena offerta da Kontessa a tutti gli ospiti, personaggi della cultura, del giornalismo, dell’arte, dell’imprenditoria ed associazioni come l’Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi con il suo fiduciario della sezione Napoli-Campania Dario Duro, chiusasi con il tradizionale taglio della torta dedicata a “Il Sognatore” con un brindisi di accompagnamento ben augurante per la prossima edizione del 2025.

Giuseppe De Girolamo

15 festival xsIl 21 Aprile c.m. si è concluso il Festival Nazionale “Teatro XS” Città di Salerno 2024, indetto dalla Compagnia dell’Eclissi, con il tradizionale galà, presentato con la giusta professionalità e l’elegante suadenza di Concita De Luca, figura insostituibile nel comunicare al pubblico emozioni e trionfatori.

I Vincitori.

Premio U.I.L.T(Unione Libero Teatro)

               Il Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

Giuria del Pubblico Maggior Gradimento

                   Il Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

 

Premio Migliore Attrice: Lucia Del Gatto, per l’interpretazione di

                                 Janara

nel Baciamano di Manlio Santanelli

Rappresentato dal GAD Città di Pistoia

 

Premio Migliore Attore: Stefano Sandroni per l’interpretazione di

                                     Rinan

in Oltre la Striscia di Fabio Pisano

rappresentato dalla “La Corte dei Folli di Fossano (CN)

 

Premio Giuria dei Giovani

         Penelope, l’eredità delle donne

Rappresentato dalla Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)

 

Premio Migliore Regia:

Pinuccio Bellone per “Oltre la Striscia” di Fabio Pisano

rappresentato dalla “La Corte dei Folli di Fossano (CN)

 

Migliore Spettacolo e Vincitore del Festival XS città di Salerno 2024

                     Penelope, l’eredità delle donne

       Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (SP)

Maria Serritiello

 

 

 

 

penelopeCon “Penelope” di Marco Balma si torna a parlare della donna, argomento mai esaurito, perché la questione femminile è sempre di prepotente attualità. Il viso di Vanessa Leonini, adattamento del testo e regia, simile ad una maschera greca, di quelle che si ritrovano ogni tanto negli scavi archeologici, è sulla scena a fissare il pubblico, in modo quasi accusatorio, a raccogliere pensieri per dare vita al drammatico atto unico, nella penultima serata del 15esimo Festival Nazionale Teatro XS città di Salerno.

Il viso statico di Penelope, per un buon lasso di tempo, resta immobile, l’attesa deve essere introiettata, il pubblico deve sentirsi coinvolto da questa sospensione, che è poi la caratteristica della donna più paziente della storia epica di Omero. Dietro di lei, seduta su di una panchina, c’è buio, note musicali dolorose, silenzio, quasi ad attendere rassegnazione, adattamento, accettazione, tolleranza. La Penelope della Compagnia degli Evasi di Castelnuovo Magra (Sp), vivaddio non è come Omero ce la tramanda, potenza dei tempi, ma una donna che vuole per sé amore, rispetto, diritto di essere felice, autonomia di decidere per il proprio destino e il proprio corpo, non solo, ma anche la capacità di lottare per sconfiggere stereotipi che la vogliono fragile e limitata perché, si sa le donne non vanno in guerra e non sono abbastanza forti.

La mente va da sola (N.D.R.) al primo romanzo di Oriana Fallaci del 1962 “Penelope alla guerra”, appunto, che è un’esortazione a ribellarsi alle convenzioni imposte dalla società e a vivere fino in fondo le proprie passioni, anche quando la scelta ci porterà ad amare “chi non lo merita, quasi che questo fosse l’unico modo per ristabilire l’equilibrio perduto del mondo”.

Si, una distrazione di genere ed una considerazione che ancora oggi, noi donne si ha bisogno di rappresentazioni forti, per accendere interesse ed opposizione. Intanto Vanessa Leonini con un gruppo di prefiche, tutte in nero, danzano con passione e recitano in coro lemmi a favore di tutte le donne. Un insieme perfetto di movimenti sincronici che portano al parossismo i sentimenti raccolti ed espressi.

“Come batte il cuore di una donna, cosa vuole il cuore di una donna, cosa chiede il cuore di una donna, come soffre il cuore di una donna. Il cuore di una donna sa combattere, sa essere leggero. Se quel cuore è il cuore di Penelope, da quel cuore possiamo molto imparare.”

Sono le frasi che compongono le lamentazioni del coro e danno la spinta alle riflessioni su quanto ancora c’è da combattere per acquisire diritti naturali

E così la domanda: quanto tempo dovrà ancora passare prima che l’attesa finisca? E quanto ancora prima che Penelope/donna possa essere una persona libera da schemi autoritari? E quando uno spettacolo così bello ed articolato farà storia dietro le spalle dell’altra metà del cielo?

Maria Serritiello

oltre la strisciaLa striscia di Gaza entra prepotentemente nel nostro quieto pomeriggio teatrale, del 7 Aprile e ci sobbalza la vita. Il “nooooooo” urlato da Akram, con quanto fiato ha in gola, attraverso il riquadro, che funge da finestra, nello scantinato pieno di oggetti alla rinfusa, avvia la storia che si ascolterà con sentimenti diversi ma anche avversi.

La storia di per sé è ridotta all’essenziale e dopo l’urlo feroce, Akram rientra nello scantinato, trascinandosi dietro un soldato che ha preso come ostaggio e comincia la lotta, se ucciderlo o meno. Nulla si sa dei due uomini che si avvinghiano come serpenti, a volte sovrasta l’uno, altre volte l’altro, ma sempre come due acerrimi nemici, di fazioni opposte. La guerra che sta proprio sotto i nostri piedi, la ritroviamo al nostro fianco, con tutte le implicazioni possibili, per cui Akram medico è rimasto in Palestina per poter curare la propria gente, mentre Rinan abbandona la sua terra d’origine per andare oltre la striscia

E Gaza con le sue stragi giornaliere, con gli orrori inimmaginabili, con uomini che più non ricordano l’umanità, ci avviluppa in un’aria opprimente, claustrofobica, priva di atmosfera pura e limpidi cieli, ma solo fumo provocato dagli scoppi, con l’odore acre delle bombe. Scorre il tempo e nello scantinato buio, senza spiraglio di salvezza, avvolto da una colonna sonora che simula l’atroce dolore di un popolo infelice, si consuma una tragedia familiare oltre il dramma collettivo della striscia. Akram e Rinan sono fratelli, quest’ultimo ha ucciso i suoi genitori perché considerati nemici. Un tuffo al cuore, alla rivelazione e non si aspetta che l’esito finale che arriverà, com’è giusto che sia.

Tempismo drammaturgico o solo intuizione che “Oltre la striscia” può funzionare teatralmente, essendo la guerra appartenerci più di quanto possa sembrare? Il pezzo è stato scritto nel 2014 da un giovane e promettente napoletano, Fabio Pisano, classe 1986 ed ha tutti gli elementi in sé per essere un piccolo capolavoro di antica tragedia. Così all’interno della drammaturgia si assiste ad una guerra nella guerra che poco ha a che fare con l’ostilità reale. Entrano in gioco altri punti di vista, secondo me (N.D.R.) con la lotta che stanno vivendo. E riflettiamo: è vero che Akram non ha scelto, non ha lasciato la striscia, continuando ad esercitare la professione di medico per la sua gente, mentre Rinan ha preferito andare via per realizzarsi come soldato ed ancor più come libero innamorato. La sua donna colpita nella striscia non viene salvata da Akram, che, a sua difesa, non la riconosce e Rinan per vendetta, uccide i suoi, i loro, genitori, riconoscendoli, a sua discolpa, come nemici. Un po' riduttivo, sicché il valore sacro della guerra, che pure c’è, si copre di un bieco delitto, ma tant’è oltre la striscia, la via è senza ritorno, scampo non c’è e così sarà.

Una regia attenta, puntuale, carnale e vitale, come ampiamente si conviene all’età dei due giovani e prestanti attori, Stefano Sandroni e Lorenzo Ravera, spasmodici ed inquietanti nella loro performance artistica, sapientemente sorretta da una colonna sonora, ora tragica, ora elegiaca, ora mesta, ora intrisa di lamenti, tre d’union tra la scena ed il pubblico, è stato l’elemento in più

Ad un ottimo Pinuccio Bellone, regista di spiccata bravura, attento ad ogni passaggio della narrazione, fino al tocco finale della caduta degli aquiloni e quindi della caduta dell’infantile innocenza dei due fratelli, che il Festival XS ha imparato a conoscere nel tempo, va tutta la mia stima teatrale ed umana

La Corte dei Folli di Fossano (CN) ha partecipato, precedentemente a tre edizioni del Festival vincendole tutte e più precisamente:

Edizione 2015 con "Piccoli crimini coniugali" di Eric-Emmanuel Schmitt;

Edizione 2018 (decennale) con "Tango" di Francesca Zanni;

Edizione 2019 con "Nel nome del padre" di Luigi Lunari.

 

Maria Serritiello

TEATRO VERDI SALERNO

GIU’ LA MASCHERA

ORSINI E BRANCIAROLI

VENERDI’ 22 MARZO ORE 19.00

Locandina Teatro VerdiSaranno Umberto Orsini e Franco Branciaroli i protagonisti dell’ultimo appuntamento stagionale di “Giù la maschera” in programma venerdì 22 marzo alle ore 19.00 presso il foyer del Teatro Municipale Giuseppe Verdi in via Roma a Salerno.

I due attori, diretti da Massimo Propolizio, sono in scena fino a domenica 24 marzo con la commedia “I ragazzi irresistibili”. Il capolavoro di Neil Simon descrive la vicenda di un duo di attori che dopo aver conosciuto un grande successo si erano divisi. Sarà un programma tv il pretesto per il loro nuovo incontro intriso di malinconia e comicità.

L’incontro con il pubblico e la stampa, condotto dal giornalista Peppe Iannicelli, permetterà di conoscere da vicino i protagonisti della messa in scena, le motivazioni dello spettacolo, le caratteristiche del nuovo allestimento che attualizza la verve del testo originale.

La partecipazione a “Giù la maschera” è libera e gratuita. La stagione di prosa del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno è organizzata dal Comune di Salerno con il Teatro Pubblico Campano ed il sostegno della Regione Campania.

il malintesoNon la voce del sangue, che pure ha un forte richiamo nelle più straordinarie vicende umane, ha potuto salvare il ritorno camuffato del figliol prodigo. Così né la madre, stanca e vecchia, né la sorella alessitimica, ma protesa con tutte le sue forze ad un calore solare, di una terra non bene identificata, rendono la vita al viandante che si trova a prenotare una camera nella loro locanda. Le due donne, sono albergatrici per necessità ed assassine per avidità, ospitano uomini ricchi e soli per poi farli fuori affondandoli nel vicino fiume. Non c’è che dire un binomio assassino, madre e figlia che con disinvoltura ammazzano per poter raccogliere un bel po' di soldi ed andare a vivere lontane da quel posto orribile, buio, umido e senza nessun spiraglio di vera vita. L’occasione di svoltare per sempre viene loro offerta da quel distinto signore che capita all’improvviso, materializzandosi dal nulla. Un che di strano c’è in lui, ma più bizzarre sono le domande del questionario che gli vengono rivolte all’atto di prendere la camera. Uno strano servitore, paludato in un completo nero, torvo e silenzioso oltre misura, completa il duetto delle padrone. Ciò che precede l’assassinio, perché alla fine il viandante- figlio viene ucciso, è propedeutico all’atto finale. Si giustifica la madre, invecchiata innanzi tempo dalla fatica per sopravvivere alla miseria quando il marito è morto, se ne fa una ragione di vita la sorella nel voler recuperare il tempo perduto in quest’angolo nebbioso. Intanto il giovane pregusta la gioia che li avvolgerà quando si accorgeranno della sua vera identità. Non va così e le due donne saranno dannate per sempre per aver dato la morte a chi era tornato per arricchirle e salvarle dalla misera vita.

Una lucida follia aleggia fin dalle prime battute della rappresentazione che vanno a raccontare assurde posizioni dei protagonisti, fino a farne un’inutile tragedia. Ragioni inconsistenti sono alla base della narrazione, per esempio la voglia di sorprendere di Jan nel farsi riconoscere, senza gettare le braccia al collo alla madre, appena giunto; nell’abbandonare la moglie che era con lui e lasciarla sola, in quella landa sconfinata; la freddezza sia fisica che morale della sorella, che si autoassolve per le uccisioni, la madre che diventa disinvoltamente complice. Non mi è piaciuto il tema (N. D. R.), che per 80 minuti cerca di coinvolgere lo spettatore in una logica assurda, irragionevole, insensata che è quella dell’uccisione per soddisfare i propri bisogni. Scritto nel 1943, azzardo l’ipotesi che il clima di guerra abbia inciso negativamente sullo scrittore, indiscusso premio Nobel del 1957, all’atto della sua creazione.

Ed ecco i tratti della giovane donna, deputata all’accoglienza: abito nero, calze e scarpe dello stesso colore, capelli raccolti in una coda tirata all’indietro, senza un filo di trucco, più simile ad una probanda monacale che ad un’invitante locandiera, algida fredda, priva di emozioni, che non ha imparato a dare parole al proprio mondo emotivo, ritenendolo talvolta inutile o considerandolo come una debolezza. Una kapò fuori dai lager, cosicché la logica della guerra ritorna. E ’lei più che la madre, l’artefice di quest’ennesima carneficina, l’anziana donna questa volta è poco condiscendente.

Il gruppo attoriale, sufficientemente amalgamato, ha reso una recitazione abbastanza libera, ognuno bravo a suo modo, senza incidere, però, più di tanto. Un’annotazione assolutamente positiva è per la scenografia, agevole e curata e per le note musicali di sottofondo con la struggente fisarmonica che rimanda il tema principale del film il “Postino”

E’ blasfemo se accoppio (N.D.R.) le due donne al film di Frank Capra del 1944 “Arsenico e vecchi merletti” ed il maggiordomo, muto per tutto il tempo, ma pronto a pronunciare solo un secco “No”, che sarebbe dovuto essere, invece, misericordioso, somigliante ad Alfred Hitchcock, visto che è il regista dello spettacolo?

Maria Serritiello

 

Personaggi ed interpreti

Marta       Alessandra Marino

La madre   Emanuela Fuso

Jan             Giuseppe Rafoni

Maria           Anna MariaMagnini

Il vecchio     Claudio Pesaresi

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