Salerno

LOCANDINA carrariniQualche giorno fa al “Civico 23”, No Profit Art Space, in zona Mercatello di Salerno, si è conclusa, l’esposizione d’arte contemporanea di Italo Carrarini, dal significativo titolo “Trascrizioni”, con un esperimento di lettura “A Cadere” di Gianluca Garrapa e Antonio Francesco Perozzi. La mostra inaugurata l’11 maggio è stata visibile fino al giorno 25 dello stesso mese, con un discreto flusso di visitatori, ma soprattutto per coloro, interessati all’opera dell’artista, che risente delle atmosfere degli impianti concettuali degli anni ’70, nei quali l’autore ha realizzato i primi e più importanti lavori sulla trascrizione. Italo Carrarini, nato a Tivoli nel 1953, è uno specialista della scrittura asemica a posteriori ma è tale, nel risultato, infatti le sue trascrizioni si presentano come una forma di illeggibile scrittura.

La scrittura asemica, per intendere meglio il lavoro artistico di Carrarini, è una forma di stesura semantica aperta senza parole, un vuoto di significato che lascia al lettore riempire ed interpretare.

20 pannelli attaccati al muro, costituiscono l’impianto delle trascrizioni operate dall’artista; una seconda copia di un testo esistente, che Carrarini duplica a mano, sovrapponendo i passaggi di una serie di libri da lui prescelti e vicini al suo gusto di lettore. Il risultato è una forma d’arte liberatoria, sicché il fruitore interpreta come gli aggrada l’opera in visione, senza l’oppressione della corretta (?) interpretazione tirannica ed intellettualistica. Stessa impostazione è stata data all’ esperimento di lettura dei due giovani interpreti, la sovrapposizione è stata data alle parole, estrapolate da conversazioni non sense. Una performance intelligente che il pubblico ha gradito molto

Il “Civico 23”, No Profit Art Space Salerno, Via Parmenide 23, è diretta con passione, competenza e non senza sacrifici da tre volenterosi cultori d’arte: Angelo D’Amato, Rosario Mazzeo, Gianni Capacchione.

Maria Serritiello

Edoardo ColaceDal 24 maggio fino al 3 giugno, Edoardo Colace è in mostra con i suoi “Corpi Liberi” presso la Galleria Cerzosimo in Via G. Da Procida 9, centro storico di Salerno e per il finissage in Via Roma 210 presso la Galleria e laboratorio Cerzosimo di Bellizzi.

Terza tappa, per usare il gergo sportivo, caro al Nostro, dei dialoghi sulla fotografia che, nel mese di maggio, Armando Cerzosimo, con un’eccellente consuetudine, mette su, nel suo spazio accogliente, fasciante e dotto. Un cedevole spaccato all’analisi di un mezzo tanto importante: la fotografia, unico per fissare attimi di vita per sempre, eppure così malamente abusato, nell’era della generazione zeta. Ben venga, allora, il qualificato parlare e l’esposizione d’immagini d’artista.

Edoardo è un fotografo schivo, lontano dalla folla, un solitario e acuto osservatore della realtà che lo circonda. Considera, la macchina fotografica, compagna di vita, con la quale dialogare in successione e guardare con occhi simbiotici ciò che lo attrae, vuoi che siano cieli infiniti, capre attorcigliate, edifici dismessi ed alberi in solitudine. Il Lungo cammino dell’esistenza, Edoardo se lo ingentilisce e come il Poeta “Ditta dentro, vo significando”

20 Scatti, di corpi liberi, sono esposti in bianco e nero, seguendo un percorso sportivo, avulso da risultati, ma che accompagnano ingenuamente evoluzioni di basket, volley, di ginnastica artistica, di atletica leggera e di molte altre attività. Sport minori, dunque, lontani dal successo planetario e mondano del calcio, del tennis, del ciclismo e delle corse automobilistiche. Un sincero ed accorato omaggio alle associazioni sportive che in modo oscuro lavorano e tanto, per rendere sicuri atleti d’ intere generazioni. E sono sotto gli occhi di tutti i corpi sospesi in evoluzioni o ben piantati per terra, nell’atto di saltare o tuffarsi, di dare l’inizio alla corsa o d’infilare il canestro, di far girare i nastri in cerchi colorati, o superare l’asta in un salto sempre più su e poi i cerchi olimpici e le bandiere, per ricordare le Olimpiadi, lo spettacolo unico e di antico lignaggio.

Cristina Tafuri, critico d’arte, intervento

Quando sei timido, silenzioso, una macchina fotografica diventa un ingresso nella vita” Lynn Johuston

La citazione del critico d’arte, quale esperto, presente all’ esposizione, giunge a proposito, per la rinomata timidezza dell’artista. Edoardo Colace, dice, ha voluto rappresentare gli sport amatoriali, quelle discipline che non sono costantemente sotto i riflettori accesi. “Ha voluto dare alla fotografia una connotazione umana e psicologica oltre a quella di registrare la bellezza dell’atleta o il valore formale di un gesto e di un’azione. Ed è per questo che non è interessante il centometrista che taglia il filo di lana o il calcio del goal. Attraverso l’istinto del gioco, continua la Prof.ssa Tafuri, si esprimono bisogni molto complessi quali: la necessità di alternarsi, la gioia di vivere la propria fisicità, l’impulso di liberarsi delle proprie paure. Omero, continua, è tra i primi a discutere di un avvenimento sportivo nell’Odissea e nell’Iliade a considerare i giochi in onore della morte di Patroclo. E che dire delle Olimpiadi che si svolsero ininterrottamente, ogni quattro anni per dodici secoli godendo dell’enorme prestigio nel mondo classico? Nell’era moderna ad interessarsi del movimento sono stati i Futuristi che hanno dedicato allo sport alcune delle opere più importanti. Cristina Tafuri, è un fiume in piena e cita Cartier Bressau e Robert Cape che all’interno della loro vastissima attività hanno lasciato immagini di eventi sportivi documentati con uno sguardo indagatore, oltre la cronaca sportiva. Cape, per esempio ha seguito il tour de France, nel 1939 sia da un punto di vista sportivo, che come fenomeno di massa. Il rapporto sport e fotografia è stretto, ad esempio gli scatti di Cassius Clay e delle sue vittorie, trascendono del puro dato artistico, assumendo, invece, il valore simbolico del riscatto dei neri in America. Le prime fotografie di soggetto sportivo hanno un’aria che le distingue nettamente da quelle più recenti, non è la carta un po' giallina, né la foggia antiquata nel vestire a fare la differenza, ma è tutto l’insieme. Negli anni trenta del secolo scorso, il legame tra sport e fotografia verrà utilizzato come instrumentum regni della dittatura. Si pensi alla propaganda operata nel 1936 a Berlino e all’epopea vissuta dalle fotografie cinematografiche ad opra della tedesca Leni Riffenshal, volte all’esaltazione e all’armonia dei corpi degli atleti. In questo stesso periodo la stampa inizia ad occuparsi più strettamente della vita pubblica e nascono, così, i primi giornali sportivi a forte tiratura; in essi la fotografia svolge un ruolo fondamentale. Il reporter raramente si pone dei problemi estetici egli vuole cogliere un’immagine fedele ed incisiva di un fatto.

Eppure la fotografia sportiva, come nel caso dei lavori di Edoardo Colace, possiede una sua estetica poetica, che si rivela ad una lettura attenta. L’immagine, allora, manifesta le sue strutture, il suo contenuto e oltrepassa il fatto, ci si rende conto che essa è capace di emozionarci perché le forme, i rapporti in bianco e nero raggiungono una loro intensità. I liberi corpi in movimento, un ragazzo che sembra librarsi nell’aria, la tensione sul volto di un giocatore, la concentrazione spasmodica di un ginnasta, il geometrico disporsi di figure sul campo da gioco, il ritmo incalzante degli arti dei giovani atleti in corsa; ognuna di queste immagini non appartiene alla cronaca sportiva, ma si è trasformata in un’immagine preziosa perché è in grado di rivelare qualcosa di profondamente umano ed estetico nei corpi di questi adolescenti.

Martedì 28 maggio, alle ore 19,00, alla Galleria Cerzosimo di Via Da Procida, i dialoghi, intorno alla fotografia di Edoardo Colace continuano, per conoscere, approfondire e vivere momenti estetici, utili all’anima

A margine ma non per trascuratezza, i dialoghi sulla fotografia del mese di maggio alla Galleria Cerzosimo e conseguente esposizione, vede luce, grazie al lavoro complessivo e nascosto di Pietro e Nicola Cerzosimo.

Maria Serritiello

 

Vietri sul Mare. Il 29 e 30 maggio concerti in omaggio a Giovanni Avallone. Ingresso libero.

incontriamoci 250Vietri sul Mare celebra con una manifestazione musicale uno dei suoi figli migliori, Giovanni Avallone, che ha trasmesso a tante generazioni di studenti l'amore per la musica. Nasce con la volontà di ricordare un musicista che ha formato numerosissimi giovani allievi la seconda rassegna musicale "Incontriamoci con la musica - Giovanni Avallone", per tenere vivo il ricordo di un uomo, vietrese di origine, che a quattordici anni iniziò lo studio della musica sotto la guida dello zio Antonio ed entrò a far parte della banda "I ragazzi di San Giovanni" istituita presso il Centro Sociale. La rassegna, ad ingresso gratuito, si terrà alla Villa Comunale di Vietri sul Mare alle ore 19 mercoledì 29 maggio dove si esibiranno l'Orchestra dell’I.C. di Vietri sul Mare e a seguire l'Orchestra dell’I.C. "De Caro" di Fisciano-Lancusi; giovedì 30 maggio, sempre alle ore 19, sul palco il Thirty Saxophones Ensemble dell’I.C. "De Amicis-Baccelli" di Sarno e l'Orchestra dell’I.C. "Sant'Alfonso Maria De' Liguori" di Pagani. L'intera vita di Giovanni Avallone è stata spesa per la musica e per i giovani. Dopo avere frequentato il Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli dove si diplomò a 21 anni, iniziò subito la carriera d’insegnante nella provincia di Salerno e negli anni ’80 ottenne il trasferimento alla Scuola Media "Alfonso Pinto" dove ricoprì la cattedra di Educazione musicale fino al pensionamento nel 2005. In oltre trent’anni di attività il professore Avallone ha avvicinato alla musica intere generazioni di allievi, senza limitarsi alla sola didattica in classe. Ha infatti creato gruppi di fiati tra i venti e i trenta elementi che si sono esibiti, sotto la sua direzione, in concorsi regionali e nazionali, riscuotendo unanimi consensi e ottenendo numerosi premi. Anche i riconoscimenti in denaro venivano inseriti nel circuito virtuoso della musica creato da Avallone: servivano per acquistare strumenti musicali per l’intera comunità scolastica. Tutto il lavoro di preparazione in vista delle esibizioni veniva svolto in orario extra-scolastico, con grande partecipazione e sacrifici da parte dell'insegnante e degli alunni. Per non vanificare il lavoro svolto nel triennio scolastico e per accogliere il desiderio dei ragazzi che lasciavano la scuola media ma volevano continuare lo studio della musica, nacque l’associazione "I Ragazzi di Don Bosco", dove gli allievi affrontavano le tante esibizioni sotto la sapiente guida del professore Avallone con un repertorio che comprendeva tutte i generi musicali. Dopo la pensione, su invito del dirigente scolastico di allora, il professore Avallone continuò a collaborare con la scuola come esperto esterno, mettendo a disposizione dei ragazzi le sue competenze ma soprattutto il suo amore per la musica che gli consentiva di trasmettere ai giovani allievi quel patrimonio di valori universali necessario ad affrontare la vita nel migliore dei modi.

GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE

Il direttore Cecilie Hollberg ha accolto il vicepresidente della Commissione Europea Josep Borrell

Josep Borrell e Cecilie Hollberg 250Il direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg ha accolto Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e vicepresidente della Commissione Europea che ha visitato questa mattina il museo fiorentino.

Giunto a Firenze per la 14esima edizione di "The State of the Union", il vertice annuale dell'Istituto universitario europeo, il politico ed economista catalano si è trattenuto per circa 40 minuti nelle sale della Galleria dell'Accademia dove era già stato in visita in altre occasioni. Borrell conosceva il museo fiorentino, ma è rimasto entusiasta delle nuove sale, dei nuovi colori delle pareti, delle luci e degli allestimenti completamente rinnovati. L'alto rappresentante dell'UE si è soffermato, in particolare all'interno della Gipsoteca, colpito dalla pace trasmessa dal volto della contessa Sofia Zamoyska. La Galleria dell'Accademia custodisce, infatti, il calco in gesso per La tomba della contessa Sofia Zamoyska, il monumento funerario di Lorenzo Bartolini che si trova nella Chiesa di Santa Croce a Firenze.

 

Lunedì 20 maggio ultimo appuntamento de "I Colloqui di Salerno" dedicati ad Annabella Rossi: h.11 Campus di Fisciano e h. 17 Convento San Michele

Colloqui di Salerno 250Ultimo appuntamento lunedì 20 maggio (ore 11.00 Unisa-Campus di Fisciano, Biblioteca umanistica “E. R. Caianiello” e ore 17.00 Complesso San Michele, Salerno) della sessione dei "Colloqui di Salerno 2023-2024 - 'Vivere la realtà è già scienza'", dedicati alla studiosa romana Annabella Rossi, a cura di Vincenzo Esposito e del Laboratorio interdipartimentale di Antropologia "Annabella Rossi" – Unisa. Dopo i saluti istituzionali Stefania Baldinotti interverrà su "La digitalizzazione dell’Archivio Rossi/Gandin presso l’Icpi - Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale" - Ministero della Cultura. A seguire l'intervento di Elisa Flaminia Inno su "Note per un film su Annabella Rossi. Sul valore narrativo degli archivi multimediali".

«Come sempre i Colloqui si sono svolti sia al Campus di Fisciano che a Salerno per mantenere vivi i legami tra la città capoluogo e la sua università. Quello di quest'anno è stato un percorso intenso ed entusiasmante, che ha visto nelle performance di tanti artisti che hanno voluto celebrare Annabella Rossi, i suoi momenti più intensi. Sono stati più di venti gli appuntamenti che hanno visto la partecipazione attiva di studiosi, docenti, studenti, appassionati delle tradizioni popolari ed artisti. Tutti hanno aderito con autentica passione ai Colloqui, segno che a distanza di 40 anni dalla sua scomparsa, la figura e il lavoro di Annabella Rossi restano ancora vivi» ha detto il professore Esposito, ringraziando tutti coloro che hanno partecipato, patrocinato e sostenuto l’iniziativa, pronto a mettersi al lavoro per la nuova sessione dei Colloqui.

Stefania Baldinotti è responsabile dell’Archivio di antropologia visiva dell’ICPI-Istituto centrale per il Patrimonio immateriale del Ministero della Cultura. L’Archivio conserva materiali audiovisivi realizzati da Luigi Di Gianni, Michele Gandin, Cecilia Mangini, Gianfranco Mingozzi, Annabella Rossi e altri. Si è occupata della digitalizzazione dell'Archivio Rossi/Gandin e della sua pubblicazione e fruizione. Collabora con istituti universitari, scuole e centri culturali per l’elaborazione di programmi nell'ambito di festival, convegni, seminari, rassegne e incontri di studio.

Elisa Flaminia Inno è autrice e regista di film documentari. Dopo gli studi in Cinema al Dams di RomaTre, consegue un Master in regia del documentario alla Scuola Nazionale di Cinema di Montréal. Ha condotto numerose ricerche filmate sulle tradizioni popolari del Mezzogiorno e sui temi dell’identità culturale nell’ Italia contemporanea – “Pagani” (2016, Istituto Luce-Cinecittà), “Tutte a casa” (2020, La 7), “Donne di Terra” (2021, Rai). Ha fondato a Napoli l’Associazione 15|06 film ed è Direttrice delle rassegne cinematografiche “Europa cinema al femminile” e “Mediterranea”.

Colloqui di Salerno. Lunedì 13 maggio al Campus di Fisciano  h.12 e al complesso San Michele a Salerno h.17 la performance di Carlo Faiello in omaggio ad Annabella Rossi

CarloFaiello 250Saranno “Le musiche dei poveri” al centro del decimo appuntamento dei "Colloqui di Salerno 2023-2024 - 'Vivere la realtà è già scienza'", dedicati all’antropologa romana Annabella Rossi, a cura di Vincenzo Esposito e del Laboratorio interdipartimentale di Antropologia "Annabella Rossi" – Unisa. L’incontro si terrà lunedì 13 maggio 2024, Al Campus di Fisciano alle ore 12:00 e al Complesso San Michele-Fondazione Carisal, alle 17:00.

Elemento dominante della performance sono i testi di Annabella Rossi. Un ruolo speciale nella narrazione è affidato alla musica di Carlo Faiello che, attraverso le sue canzoni, commenta dal vivo le ricerche e le varie fasi dell’opera dell’antropologa romana. Ingresso libero.

Carlo Faiello: Voce e Chitarra

Antonella Maisto: Voce

Vittorio Cataldi: Fisarmonica

Edo Puccini: Chitarra battente

Valentina Martiniello: Voce Recitante

Carlo Faiello nasce a Napoli. Compositore, ricercatore, cantautore.

Si diploma presso il Conservatorio della sua città. Inizia la sua attività da professionista nell'orchestra di Roberto De Simone. Dal 1984 al 1998 fa parte della Nuova Compagnia di Canto Popolare, collaborando sia come contrabbassista che come autore/compositore. Compone Testi e Musiche per i progetti discografici e/o Teatrali di Roberto Murolo, Lina Sastri, Maria Nazionale, 99 Posse, Isa Danieli ecc.

Negli anni Novanta 1993 esordisce come Folksinger pubblicando il suo primo lavoro discografico: Cambierà (PolyGram).

Nel 2001pubblica Le Danze di Dioniso (Oriente Muzik, Berlino). Dal 2002 partecipa ai Festival più prestigiosi, sia in Italia che in Europa. Nel 2005 Squlibri Editore Roma pubblica il suo Libro + Cd “Il Suono della Tradizione”. Nel 2005 partecipa come arrangiatore al Cd di Dario Fo “Sciascià”. Nel 2010 pubblica Tra il Sole e la Luna (Rai Trade). Dal 2011 inizia un’intensa attività di “Teatro in Musica” con la realizzazione di opere come: “La Cantata dei pastori in Forma Concerto”; “Carnascialata”; “Alla corte di Pulcinella”; “Miserere”.

Dal 2002 è il responsabile de “La Notte della Tammorra”.

Attualmente dirige il Centro di Cultura “Domus Ars” sito nel centro storico di Napoli.

I Colloqui di Salerno 2023-2024 - Annabella Rossi: 'Vivere la realtà è già scienza'", godono del patrocinio e del contributo dell’Università degli Studi di Salerno Dispac-Dipartimento di Scienze del patrimonio culturale, Disuff-Dipartimento di Scienze umane filosofiche e della formazione, Disps-Dipartimento di Studi politici e sociali, CBA-Centro Bibliotecario d’Ateneo e del Comune di Salerno e della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. Hanno patrocinato l'iniziativa, che vede la partecipazione di 15 06|Film e dell'Icpi (Istituto centrale per il patrimonio immateriale del Ministero della Cultura), anche la Siac (Società italiana di antropologia culturale), il CEiC-Centro etnografico delle Isole campane (Istituto di Studi Storici e Antropologici) e Kurumuni Edizioni.

I Colloqui di Salerno 2023-2024 - Annabella Rossi: 'Vivere la realtà è già scienza'", godono del patrocinio e del contributo dell’Università degli Studi di Salerno Dispac-Dipartimento di Scienze del patrimonio culturale, Disuff-Dipartimento di Scienze umane filosofiche e della formazione, Disps-Dipartimento di Studi politici e sociali, CBA-Centro Bibliotecario d’Ateneo e del Comune di Salerno e della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. Hanno patrocinato l'iniziativa, che vede la partecipazione di 15 06|Film e dell'Icpi (Istituto centrale per il patrimonio immateriale del Ministero della Cultura), anche la Siac (Società italiana di antropologia culturale), il CEiC-Centro etnografico delle Isole campane (Istituto di Studi Storici e Antropologici) e Kurumuni Edizioni.

antonio koraIl 30 aprile scorso, come da bando, si è conclusa la   prima parte  del concorso di fotografia

Professione Reporter Memorial Antonio Serritiello, 4° edizione     :

Il tema di questa edizione era “    La giornata perfetta    ”

Si è chiesto di inviare da uno a tre fotogrammi che la rappresentasse.

Abbiamo riscontrato una grande partecipazione resa ancora più gratificante dalla qualità

delle foto pervenute.

Ciò ci responsabilizza a far crescere e migliorare ulteriormente il concorso.

Si ringraziano tutti coloro che hanno aderito da ogni parte d’Italia, per aver, con la propria

opera creativa, contribuito a diffondere il ricordo di Antonio.

Sono giunte 160 foto

I partecipanti sono stati 97 provenienti da:

REGIONE Numero partecipanti

ABRUZZO         1

BASILICATA    1

CALABRIA       1

CAMPANIA      25

EMILIA ROMAGNA          4

LAZIO      7

LIGURIA  2

LOMBARDIA   23

MARCHE 5

MOLISE   1

PIEMONTE       2

PUGLIA   3

SICILIA    2

SPAGNA  1

TOSCANA         6

TRENTINO       1

UMBRIA  1

VENETO  11

Le fotografie verranno sottoposte al giudizio insindacabile di un’apposita Commissione che

valuterà in base a criteri estetici e di aderenza al tema.

Tra   tutte   le   foto,   la   giuria   selezionerà          12   fotografie   che   verranno   stampate   a   cura

dell'organizzazione per l'allestimento della mostra espositiva che si terrà in concomitanza

della cerimonia di premiazione

La Commissione sarà composta da:​

 Prof.ssa Maria Serritiello

 Cristina Tafuri (Critico d’arte)

 Armando Cerzosimo (Fotografo)

 Antonio Rinaldi (Fotografo)

NOTA DELL’ORGANIZZAZIONE

L’Associazione   Spazio   Up   Arte   che   nel   concorso   riveste   soltanto   una   funzione

organizzativa, ha rilevato piccoli problemi tecnici nella funzionalità dei sito web, risolti di

volta in volta su segnalazione dei singoli.

Segnala tuttavia la non affidabilità dei voti espressi nel gradimento dei visitatori, attribuibile

alla   incongruenza   registrata   tra   gli   accessi   giornalieri   ed   i   voti   espressi   nel   medesimo

giorno.

E’   stata   richiesta   al   gestore   del   sito   una   verifica   dello   stesso   per   appurare   eventuali

anomalie e/o abusi

In   attesa, rimette   al   riguardo   ogni   decisione   alla   Giuria,   ricordando   che   “il   premio

gradimento” non garantisce in automatico la selezione per la mostra.

Maria Serritiello

Venerdì 10 maggio alle ore 20 a Sant'Egidio di Montalbino alla rassegna "I venerdì d'autore" il libro "Amalfi anni '50 e '60 - Alfonso Fusco, fotografo" di Claudia Bonasi

AFusco Puracultura 08052024 250Continuano a Sant'Egidio di Montalbino gli appuntamenti di maggio della rassegna "I venerdì d'autore" ideata dalla Proloco. Venerdì 10 maggio alle ore 20, alla Biblioteca F. Ferrajoli verrà presentato il libro "Amalfi anni '50 e '60 - Alfonso Fusco, fotografo", a cura di Claudia Bonasi, edito da Puracultura edizioni. L'autrice, intervistata dalla collega giornalista Susy Pepe, racconterà la nascita del libro - dalla scoperta dell'archivio fotografico fino alla pubblicazione del volume – e i tanti aneddoti legati al lavoro certosino svolto dal fotografo amalfitano, classe 1938, scomparso da pochi anni. Il volume, realizzato dal comune di Amalfi con la collaborazione della famiglia Fusco, si apre con l'introduzione dell'antropologo professor Vincenzo Esposito, docente Unisa, che interverrà alla presentazione per raccontare il lavoro di Fusco nel particolare scenario in cui venne svolto. Il libro di 120 pagine ospita 200 fotografie in bianco e nero accuratamente selezionate e divise per sezioni. Fusco ha operato in Costiera amalfitana come fotografo a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 e dal suo archivio rinvenuto dalla famiglia sono emersi migliaia di negativi che testimoniano i cambiamenti in corso in quel preciso periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale all'inizio della "dolce vita" amalfitana. Fusco punta il suo obiettivo e cattura, in una sorta di neorealismo fotografico, tutto ciò che avviene ad Amalfi e dintorni in quegli anni, dai momenti di vita quotidiana - matrimoni, comunioni, manifestazioni pubbliche, campagne elettorali – ad eventi particolari, come le splendide feste con le ballerine al mitico Africana o l'arrivo di Jacqueline Kennedy nella Divina. La rassegna di incontri letterari in biblioteca proseguirà, sempre di venerdì, fino al prossimo 24 maggio con altri due appuntamenti.

EGITTOAl civico 9 di Via Giovanni Da Procida la Galleria Cerzosimo è faro di luce per l’intorno antico della vecchia Salerno e venerdì 3 maggio, alle ore 19,00 si è illuminata per ospitare la prima delle due mostre fotografiche “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, Di Matteo Elio Fedele e “CORPI LIBERI” di Edoardo Colace. Con Matteo Elio Fedele ci saranno 3 incontri presso la suddetta Galleria, mentre l’ultimo incontro si svolgerà allo Studio Cerzosimo a Bellizzi, in via Roma 210. Con l’esposizione fotografica, 12 veri quadri, resi tali dall’opera di sviluppo di Pietro, il primogenito del Maestro Armando e la bellezza dei ritratti di Matteo Elio Fedele, si è dato inizio ai dialoghi sulla fotografia che Armando Cerzosimo, con cadenza annuale, ospita presso lo spazio più bello della zona

E conosciamo da vicino il fotografo espositore.

Matteo Elio Fedele si definisce così: avvocato di professione, fotografo giramondo, bonsaista per dedizione. Nasce a Pavia 48 anni fa e vi resta fino agli otto anni, si trasferisce a Salerno per il resto ed in visita in tante altre città per soddisfare la passione della fotografia, iniziata fin da bambino. Impiega mezzo secolo i per gli studi ed un quarto per viaggiare, raccontando con le immagini ciò che ha fatto parte del viaggio intrapreso. Con Gabriella, la compagna di vita, il motore dei suoi viaggi, ha collegato il sogno alla realtà. India, paesi Arabi, Americhe, Africa, Cina, Giappone, Polinesia, Medio Oriente, sono solo alcune delle terre visitate e vissute con gli occhi incantati di bambino.

Il titolo dato alla sua mostra, nello spazio Cerzosimo “CERCANDO UN ALTRO EGITTO - IL CAMBIAMENTO”, è mutuato dalla canzone del 1974, di Francesco De Gregorio, facente parte della raccolta “Album della pecora”, rivolta contro la guerra ed il perché del cambiamento lo Si spiega, con il superare, attraverso la volontà, il triennio trascorso e le tante problematicità apparse, come il covid, gli eventi bellici, il cambiamento climatico e tanto altro. Abbandonare, per questo, il porto sicuro per estendersi verso nuove esigenze, lasciando quello che non serve più, mutare, che non vuol dire apparire sempre differente, ma confrontarsi, sapendo gestire il cambiamento. In viaggio, dunque, con gli scatti appassionati di Matteo e non importa verso quale luogo.

Ad analizzare l’opera di Matteo Elio Fedele è intervenuta la Prof.ssa Cristina Tafuri, Critico d’Arte con una spiccata dissertazione, nella quale si possono riassumere concetti illuminanti che avvalorano la conoscenza della fotografia e la comprensione dell’opera del Nostro. Partendo dal fatto che il piacere del viaggio, un tempo, era riservato, quasi sempre a chi disponeva di denaro e la fotografia era praticata in modo avventuroso, sia per la grandezza dei mezzi tecnici, sia perché l’intero laboratorio, per lo sviluppo delle stampe era totalmente ingombrate e nell’impossibilità di essere trasportato, le cose cambiano e la fotografia acquista dignità di documentazione nel ’900. Con l’apporto di George Eastmon imprenditore statunitense, pioniere della fotografia, fondatore della Eastman Kodak Company e inventore di un apparecchio e di cassette con pellicole, tutto divenne più facile e ogni macchina fotografica poté diventare la compagna fedele di ciascun viaggiatore. Ed è proprio di questo periodo, che la macchina fotografica si rivela essenziale per fissare rapidamente gli aspetti di una realtà che si lascia mettere in posa e che si svela fuggevole da inseguire con il disegno e la parola scritta. Va da sé, dunque, che la presenza del fotografo nelle spedizioni risulti indispensabile ed è di questo periodo che nasce una rivista destinata a diventare famosa “La National Geographic Magazine”, un viaggio nella storia dell'umanità, attraverso curiosità, scoperte, fotografie ed opere d'arte. Il pianeta, intanto, non offre più molto da scoprire geograficamente e molte popolazioni e località che per millenni avevano gelosamente custodite le proprie particolarità, si sono trasformate. Si capisce, allora, quanto sia prezioso il lavoro dei fotografi, i quali hanno saputo conservare le immagini di una realtà, ormai non più esistente e viene da considerare che essi hanno esplorato più la geografia umana che quella dei continenti penetrando nelle dimensioni culturali e psicologiche delle popolazioni, nel vivere mangiando, dormendo e parlando con loro e come loro, avvicinandosi così al lavoro dell’antropologo.

Fa parte del lavoro del fotografo vedere in modo più intenso di quanto non lo facciano le altre persone. Egli deve avere e tenere in vita dentro di sé qualcosa di simile alla ricettività del bambino che guarda il mondo per la prima volta e del viaggiatore che si avvicina ad un paese sconosciuto” Biu Brandt.

Proprio cosi vanno visti gli scatti di Matteo Elio Fedele, volti senza tempo e senza luogo.

Ciò che ci fa ringraziare il Maestro Armando Cerzosimo, nei suoi dialoghi sulla fotografia, è l’amalgama intellettiva che riesce a creare attorno agli scatti rappresentati, di volta in volta e le qualificate conversazioni proposte. Un ringraziamento sentito, per questo, va al critico d’Arte Cristina Tafuri.

Ogni esposizione si avvale della stretta collaborazione di Pietro e Nicola Cerzosimo, giovani forze e degni figli d’arte.

Maria Serritiello

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