Salerno

Luciano CapurroE ’dal 2016 che Luciano Capurro mancava dal Teatro Ridotto di Salerno e per due sere, l’11 ed il 12 aprile, ha rallegrato l’assiduo pubblico della rassegna di “Che Comico 2025-2026”, direttore artistico Gianluca Tortora.

Quasi due ore di spettacolo, un mini varietà gustoso dal titolo “Una notte a Napoli”, in cui non è mancato nulla della rappresentazione classica della tradizione partenopea. E così versi poetici si sono intrecciati con le più belle canzoni del passato, come Malafemmena, Passione, Alleria, per continuare con un pezzo struggente di Enzo Gragnaniello “Vasame”. Particolari ed apprezzate sono state le contaminazioni di alcuni brani, come ad esempio Malafemmina di Totò, unita ad Amapola di Alberto Rabagliati.

Quando si dice che buon sangue non mente è il caso di ripeterlo per il bravo Luciano che è il pronipote di Giovanni Capurro, autore della famosissima canzone conosciuta e cantata in tutto il mondo “O sole mio”.

Così con la sua possente voce tenorile ha duettato con la soprano Anna Caso che ha dato prova di che è capace la sua estensione vocale. Personalità prorompente al pari della sua voce, Anna Caso si è prodotta in pezzi singoli con estrema bravura. L’ottima capacità interpretativa, con l’espressività del corpo, hanno reso significativi anche pezzi divertenti, ma semplici, uno fra tutti: “No tu mi a’ fa fa”, canzone-macchietta del 1968.

Lo spettacolo è stato condotto in maniera egregia dai due cantanti-attori, molto affiatati tra loro, per cui battute divertenti raccolte per le strade di Napoli, si sono mescolate a versi d’amore, a canzoni speciali, come “Ciucculatina mia, modulata ironicamente dal bravo Luciano Capurro ed ancora momenti teneri, serenate e tante altre canzoni, che hanno ricordato il tempo passato: Tarantelluccia, Palcoscenico, Anema e core, Catarì.

Il nuovo entra di diritto nello spettacolo con le canzoni di Sal da Vinci: Rossetto e caffè e Per sempre sì, per cui le voci appaiate di Capurro e Caso sono una melodia allungata sia del bel canto moderno, che a quello che tiene alla conservazione del patrimonio classico napoletano.

A tanta bravura, il bis richiesto è naturale, quanto consequenziale e così Luciano Capurro ci regala “O Sole Mio” di quel suo prozio che ha portato l’anima di Napoli in tutto il mondo e lui da buon e generoso erede, con Anna Caso ce la lascia.

Maria Serritiello

A Pompei “Le quattro stagioni” di Vivaldi con il solista Vincenzo Meriani

Artemus diventa “Orchestra Città di Pompei”: il riconoscimento istituzionale fa dell’ensemble un ambasciatore culturale

 

Vivaldi locandina 250Con il concerto “Le quattro stagioni” di Vivaldi, in programma sabato 4 aprile 2026 alle ore 20 al teatro “Di Costanzo Mattiello” di PompeiOrchestra Città di Pompei Orchestra Artemus 250 (ingresso gratuito), entra nel vivo l’ottava Stagione Concertistica Artemus, giunta al suo terzo appuntamento.

Per l’Orchestra Artemus, inoltre, si tratta un evento molto speciale. Il concerto rappresenta infatti l’esordio assoluto in qualità di “Orchestra Città di Pompei”: un riconoscimento istituzionale da parte del Comune, giunto lo scorso 26 marzo, che suggella un percorso artistico consolidato negli anni e che affida all’Orchestra il ruolo di ambasciatrice culturale del territorio.

L’evento, patrocinato dal Comune di Pompei, inaugurerà simbolicamente questo nuovo capitolo della storia dell’ensemble con l’esecuzione di uno dei capolavori più celebri del repertorio barocco, “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi. Il programma rappresenta un viaggio musicale attraverso una delle opere più iconiche della musica italiana del Settecento. Il ciclo dei quattro concerti per violino e orchestra di Vivaldi è una delle composizioni più amate dal pubblico e costituisce uno dei vertici della musica barocca.

La direzione artistica e musicale dell’orchestra è affidata al maestro Alfonso Todisco, docente presso il Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino e direttore d’orchestra attivo in Italia e all’estero. Nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti istituzioni musicali europee, tra cui il Théâtre du Capitole de Toulouse, il Teatro Verdi di Salerno, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, l’Orchestre de Chambre de Paris, i Pomeriggi Musicali di Milano, la Nuova Orchestra Scarlatti e il Teatro dell’Opera di Varsavia. La sua attività artistica si distingue per un’intensa presenza nel panorama concertistico e per l’attenzione alla formazione e alla valorizzazione di giovani musicisti.

Solista del concerto sarà il violinista Vincenzo Meriani, musicista di riconosciuto talento nel panorama italiano. La sua attività artistica lo ha portato a esibirsi in prestigiose istituzioni e festival, tra cui i Concerti del Quirinale, l’Accademia Filarmonica di Bologna, la Scuola Normale Superiore di Pisa, le Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, il Mantova Chamber Music Festival e i Musei Vaticani. Meriani affianca alla carriera concertistica un’intensa attività orchestrale e didattica.

Con questo concerto, dunque, l’Orchestra Città di Pompei inaugura ufficialmente la nuova identità istituzionale, confermando l’impegno nella valorizzazione della musica colta sul territorio. La nuova denominazione non rappresenta soltanto un cambio di nome, ma l’ufficializzazione di un’identità culturale maturata nel tempo.

Il riconoscimento istituzionale è stato accolto con soddisfazione dall’associazione Artemus, che ha espresso gratitudine all’amministrazione comunale e al sindaco Andreina Esposito per aver approvato l’istanza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche al compianto sindaco Carmine Lo Sapio, che negli ultimi quattro anni ha sostenuto concretamente la crescita dell’Orchestra, contribuendo allo sviluppo e al consolidamento del progetto artistico.

Cybersicurezza: si è conclusa a Padova ITSCyberGame 2026 

la competizione dedicata alla formazione nella sicurezza informatica riservata agli studenti degli ITS, organizzata dal CINI Cybersecurity National Lab in collaborazione con Edulife SpA Impresa Sociale
 
Sabato 28 marzo sono state premiate le squadre che si sono classificate dal primo al quarto posto del campionato a squadre e i primi 3 classificati nella competizione individuale.
 
 
Foto cybergame2026 250Padova – Ecco i vincitori di ITSCyberGame -  https://itscybergame.it - che si è svolta a Padova dal 26 al 28 marzo nell’ambito della manifestazione Digital Artifex (https://www.digitalartifexfestival.com); il contest, alla sua seconda edizione, ha visto i seguenti vincitori: 
nella competizione a squadre, la vittoria assoluta è stata della squadra Star1 – ITS ICT Piemonte, seguita dai b1s4m3_b4s4m3 (secondi classificati) e dai root@ITSCYBERGAME (terzi classificati), degli ITS Digital Academy Mario Volpato e ITS Alto Adriatico. Al quarto posto si sono classificati i Varanus-Rex dell'ITS ICT Campus Benevento.
Nella competizione individuale, si sono classificati: Carmelo Occhipinti dell’ITS ICT Academy – Roma (primo posto), Leonardo Gallon dell’ITS Alto Adriatico (secondo posto), Anouar Naouri dell’ITS Umbria Academy (terzo posto) e Lorenzo Ganis dell’ITS Alto Adriatico (quarto posto)
Inoltre, sono stati assegnati i premi speciali Web Network Master di Generali al team Brownsinters (ITS ICT Piemonte) e Matteo Franzo (ITS Alto Adriatico), e Crypto Master di Terranova Software a Power Regex (ITS ICT Academy) e Leonardo Gallon (ITS Alto Adriatico).
I campionati, organizzati dal CINI Cybersecurity National Lab in collaborazione con Edulife S.p.A. Impresa Sociale, con il patrocinio e il supporto di ACN – Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale –, il patrocinio di ITS Italy e il sostegno degli sponsor principali Net Insurance, Generali e Terranova Software, nonché di IC&Partners, Amer Group, Essemme Multimedia, Acqua Group, Magis, Faboci, hanno visto la partecipazione di 36 squadre di ITS presenti in undici regioni – Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria,  Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto – e di 80  studenti iscritti al campionato individuale, novità dell’edizione 2026. 
Nei tre giorni di competizione, 160 studenti suddivisi nei 17 team convocati, hanno dovuto risolvere esercizi complessi di Cybersicurezza: analisi delle vulnerabilità, crittografia, OSINT, digital forensics e gestione di incidenti informatici, simulando scenari reali. L'approccio della competizione ha combinato conoscenze tecniche e capacità di pensiero critico, team working e problem solving, elementi fondamentali per la formazione di futuri professionisti ICT. Novità di questa edizione è stata l’aggiunta, al termine della competizione, di un momento di condivisione dove ogni team ha presentato la propria risoluzione di una sfida: la valutazione delle presentazioni da parte di una Giuria Tecnica ha concorso al punteggio finale.
 
Alla cerimonia di premiazione, a rappresentare l’ACN è intervenuto il dr. Marco Valerio CERVELLINI, Capo divisione Awareness, mentre Paolo Prinetto ha portato i saluti del CINI Cybersecurity National Lab.
“ITSCyberGame è la prova tangibile di come una formazione tecnica di eccellenza possa diventare una leva strategica per la resilienza nazionale.” Ha dichiarato Nunzia Ciardi, Vice Direttore Generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. “Questi straordinari ragazzi impegnati nella simulazione di scenari reali di attacco e difesa non stanno soltanto imparando una professione: stanno dando forma, competenza dopo competenza, alla futura architettura della cybersicurezza italiana. Per questo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sostiene con convinzione questa iniziativa: perché sappiamo che il vero scudo digitale del Paese non si improvvisa, ma si costruisce oggi, nelle aule, nei laboratori e nelle sfide che mettono alla prova talento, preparazione e visione. La carenza di professionisti cyber è ormai allarmante — si stima che in Italia ne manchino circa 100.000 — e non possiamo permetterci ritardi, mentre una parte sempre più decisiva della nostra vita individuale e collettiva si svolge nel dominio digitale. Ai ragazzi e alle ragazze premiati oggi - conclude la Ciardi - rivolgo un messaggio semplice: il Paese ha bisogno delle vostre competenze, e il vostro futuro professionale è già cominciato.”
Antonio Faccioli, Coordinatore di ITSCyberGame: “Si è conclusa con grande soddisfazione questa seconda edizione superando gli obiettivi che avevamo fissato. Oltre 440 iscritti da 14 ITS da 10 regioni, 36 squadre e un campionato individuale. Tuttavia, la cosa più bella è stato il feedback di tutor e studenti che ci riempiono di orgoglio e grande stimolo a progettare subito la terza edizione, la cui competizione finale si terrà a Bari dal l’8 al 10 aprile 2027”.
Paolo Prinetto ha sottolineato come «Anche con il Programma ITSCyberGame, che, come tutti gli altri programmi della filiera di formazione e addestramento The Big Game è pesantemente basato sul gaming e sulle competizioni, non stiamo formando dei “giocatori”, bensì dei “professionisti” in Cybersicurezza di cui il Paese ha sempre più bisogno».
 
ITSCyberGame, formazione gratuita per i futuri CyberDefender
ITSCyberGame, insieme agli altri programmi del progetto The Big Game, rientra tra le iniziative previste dalla Misura #65 del Piano di Implementazione della Strategia Nazionale di Cybersecurity 2022-2026 e punta a rafforzare la preparazione dei giovani talenti italiani nel campo della sicurezza informatica.
«Con ITSCyberGame abbiamo voluto offrire agli studenti ITS di tutta Italia un’esperienza che unisce formazione pratica, competizione e lavoro di squadra», ha dichiarato Alessandro Armando, direttore del CINI Cybersecurity National Lab. «L’entusiasmo e il livello delle prove finali confermano l’importanza di investire in questi percorsi per sviluppare competenze strategiche per il futuro del Paese».
Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.itscybergame.it
 

farà giornoLa Compagnia della Cricca è presente per la seconda volta, al Festival Teatro XS città di Salerno. La prima risale al 2014, un gradito ritorno ed anche questa volta il pezzo, come già nelle “Le ultime lune”, è impegnativo.

La scena per tutto il tempo è la stessa: un letto, una poltrona, un tavolo una libreria ed un cassettone, attaccati al muro alcuni quadri tra cui il ritratto di Gramsci. Nel letto disteso, coperto da un lenzuolo, c’è una sagoma, che si rivela essere il padrone di casa, in giro per la stanza, invece, s’agita, al telefono un ragazzo che racconta, a chi è all’altro capo, come ha investito la persona anziana.

Ha inizio così, tra i due, dopo scontri verbali, piuttosto sostenuti, una relazione di sussistenza per il colpito e di alleggerimento della colpa per il giovane, il tutto non senza battaglie giornaliere. Renato è un comunista colto, partigiano e medaglia d’oro al valore della resistenza, con una vita vissuta a pieno, tra poche gioie e dolori di più, come la morte del figlio maschio e la scelta della figlia Aurora di essere un’eversiva e Manuel poco più di un coatto, senza cultura e con spiccate simpatie nazifasciste. Il linguaggio di Renato è ricco di citazioni, di nomi importanti, di libri, di gesta patriottiche, quello di Manuel, non solo scadente, ma infarcito più di parolacce che di contenuto.

Distanti anni luce, il teppistello trova la convenienza di trasferirsi, almeno per i 60 giorni di degenza del vecchio, a casa dello stesso, mentre l’ammalato di essere assistito convenientemente. Renato vive da solo, nessuno può prestargli aiuto, Manuel non ha accoglienza in casa, suo padre conosce il solo linguaggio della violenza. L’affare sembra siglato e a buon mercato, per tutti e due. La convivenza, però, non risulta sempre facile, alcuni compiti da svolgere sembrano impensabili a Manuel, ad esempio lo svuotamento della padella e al vecchio aspettare i comodi del giovinastro, per avere uno straccio di assistenza. Giorno dopo giorno, l’iniziale convivenza forzata si trasforma in un incontro-scontro, tra due generazioni, e modi di vivere e sebbene i punti di vista siano distanti si riesce anche a scambiarsi affetto. Trascorrono le giornate lentamente, Manuel gira per casa non senza un libro e miracolo li legge pure. L’intesa si è fatta serrata, tanto che attaccato al muro, scomparso Gramsci, troneggia Totti.

Quando arriva in casa Aurora, la figlia eversiva di Renato, che, abbandonata la lotta armata, si è dedicata al volontariato medico, Renato fa appena in tempo a riconciliarsi con lei, a godere del mutamento della sua vita ed a dedicare a Manuel “Guerra e pace” lasciandoglielo in eredità.

“Farà giorno” è la frase che i soldati in guerra usavano per ingannare l’attesa, per Renato ormai non c’è più nulla d’attendere…

Un pezzo intenso, a tratti struggente, per la crudezza dei temi trattati, come la solitudine, la vecchiaia, la paura, la disillusione, il fallimento politico, l’incomprensione filiale. Uno spaccato di vita italiana rappresentata da tre generazioni, ognuna con le proprie problematiche irrisolte: Renato un partigiano deluso, Aurora un ex Br commutata in volontaria e Manuel che da questa esperienza cerca di prendere quanto più può. L’incontro e lo scontro sono inevitabili, momenti piacevoli si alternano a sorprese ed inganni, Aurora che torna e Manuel che ruba con scioltezza i soldi per il funerale di Renato. Tutti hanno da imparare ancora e ognuno ad insegnare le proprie reciprocità.

Fisicità e irascibilità, sia pure bonaria, sono le caratteristiche precipue del personaggio -Renato che Aldo Imperio fa sue in modo totalizzante, senza trascurare sia l’ironia che la tenerezza. Accanto alla buona interpretazione del recitato, la sua regia è da ritenersi soddisfacente, per aver diviso il testo in tanti quadri, che hanno dato dinamicità e divisioni alle azioni. Lo stacco del buio è risultato opportuno, per andare incontro alla luce, come disvelazione di nuovi avvii.

Aurora- Anna Cofono ha interpretato con scioltezza il personaggio, la naturalezza, messa appunto nel ruolo di figlia, non è passata inosservata, anzi in alcuni momenti dell’incontro con il padre è riuscita anche a suscitare commozione.

Manuel-Gionata Russo ha caratterizzato perfettamente il ragazzo borgataro, ignorante con idee qualunquistiche da bar. Senza una guida familiare, frequenta la strada a ruota libera, ma riesce a comprendere, non senza fatica, che quello dell’investimento del vecchio, può essere l’occasione giusta. La sua interpretazione ha convinto molto, bravo anche nel recitare il dialetto del coatto romano.

“Farà Giorno” certamente sì, ce lo auguriamo per Manuel, il più bisognoso di luce dei tre, a cui Renato ha lasciato in eredità il libro di Leon Tolstoj “Guerra e pace” come guida a seguire, proprio lui che di questo romanzo, non era riuscito mai a finire la lettura

Maria Serritiello

 

Alla Curia di Nocera Inferiore-Sarno, incontro sul tema “AI e social media: la cassetta degli attrezzi per grandi e piccini”

LOCANDINA incontro 20 febbraio 2026 250Domani, venerdì 20 febbraio, a Nocera Inferiore si terrà un incontro sul tema “AI e social media: la cassetta degli attrezzi per grandi e piccini”. L’appuntamento è alle 18.00 presso la sala “Pepe” della Curia vescovile, in via Vescovado. L’iniziativa si inserisce nel ciclo di seminari “Comunicare bene, comunicare il bene” promossi dal giornale diocesano Insieme.

Interverranno: Fabio Bolzetta, presidente di WeCa, giornalista esperto di social media e web; Salvatore Guercio Nuzio, dirigente medico dell’U.O.C. Pediatria dell’ospedale “Villa Malta” di Sarno.

L’incontro è rivolto a comunicatori, operatori pastorali, educatori, insegnanti e famiglie che vogliono approfondire la conoscenza dei social e le dinamiche legate all’utilizzo da parte dei minori.

DUE DONNE E UN DELITTOEscludendo Roberto Belli, il regista e le luci e l’audio, sono tutte donne ad essere impegnate, chi in scena e chi ad allestire, secondo le proprie competenze, lo spettacolo. Il testo ce lo fornisce Valentina Capecci, il che è già una garanzia, per quel che vedremo rappresentato. L’autrice, infatti, è conosciuta come valente autrice di testi per il teatro, per il cinema e per la televisione tra cui: I Cesaroni e Provaci ancora Prof.

Due amiche anzi due ex compagne, a cui la vita ha riservato un destino diverso, si ritrovano, dopo qualche tempo, a sbrogliare una faccenda complicata, in nome dell’antico sodalizio. Carla e Viola, di opposto carattere, sono state unite più per la buona volontà dell’una, Carla, che per l’impegno amicale dell’altra, Viola. Quanto la vita ha dato a piene mani a Viola: un marito avanti nell’età, ma ricco, con villa, servitù, finanche un amante soddisfacente, per sopperire le mancanze del conige; tanto ha negato a Carla che si ritrova sola, dopo essere stata lasciata dal compagno, in una casa fatiscente e licenziata dal giornale. La sfortuna si è accanita contro di lei e quella notte si ritrova a bere vino scadente, acquistato al discount e a consumare patatine rancide per calmare la fame. Uno scossone alla porta ed il suo nome vociato a gola spiegata, la risvegliano dal torpore in cui è caduta. Ed eccola, bella elegante, profumata, alta come una gazzella sui suoi tacchi 12, in cerca sicuramente di qualche favore, nonostante dica di essere passata di lì per affetto.

E si capirà di lì a poco di che affetto si tratta

Con una sequenza di battute e conversazione brillante si viene a sapere che Viola si trova nei guai, suo marito è stato ucciso e lei non ha un alibi. Ecco la ragione di tanto affetto nei confronti di Carla e la richiesta di dormire da lei. Al rifiuto iniziale della padrona di casa, oppone una lauta ricompensa, che, data la vita grama, impone qualche riflessione. Durante la trattativa se accettare o meno l’offerta di Viola, si aggiungeranno tasselli a che la trama risulti più complessa di quanto si possa immaginare. E così si viene a sapere che l’amante di Viola, non è altro che l’ex fidanzato di Carla e che la stessa è stata nella villa dell’amica, inciampando nel morto, per seguire sia l’ex fidanzato, introdotto nella casa in cerca della cassa forte, sia per spiattellare il tradimento di Viola al vecchio marito.

Insomma siamo in piena pochade, con vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto noir, che tinge di giallo ogni cosa. Così prima le due amiche si sospettano tra loro, poi è la volta dell’ex di Carla, che avrebbe tradito Viola per soldi, tanti soldi tenuti nascosti in villa. Insomma tutto proposto a ritmo frenetico, a battute divertenti ed originali e sempre citate diligentemente a proposito. La trama non manca di una certa suspence che va dallo scoramento di un delitto, all’euforia del possesso di una cifra considerevole. Ci penserà il finale della rappresentazione a mettere le cose apposto e non è detto che sia come si era sperato.

Lo stile da commedia brillante ha avvantaggiato la recitazione delle due attrici, brave, vivaci, pronte ad interpretare in modo sfavillante le due parti, un po' sopra le righe Viola (Eleonora D’Achille), ma il personaggio l’imponeva e più contenuta, Carla (Sara Colella), tutte e due, però hanno dato il meglio, per mantenere sempre attento il livello del pubblico, fortemente coinvolto dal tumulto di emozioni e sprazzi di grande ilarità.

Il tutto è stato avvolto da una seducente e ricordevole colonna sonora, da Patty Pravo a Litle Tony, da Raffaella Carra ad Ornella Vanoni, da Caterina Caselli a Loredana Bertè

Maria Serritiello

 

Regia: Roberto Belli

Assistente alla Regia: Asia Cesqui

Elementi Scenici: Angela Consalvo

Quadri: Francesca Belcaro

Luci e audio: Renato Barbotti

Voce Radio: Paciullo

Generale dietro la collina ci sta la notte crucca ed assassina e in mezzo al prato c'è una contadina, curva sul tramonto, sembra una bambina, di cinquant’anni e di cinque figli, venuti al mondo come conigli, partiti al mondo come soldati e non ancora tornati…”

Già dalla prime note di “Generale” ad apertura di sipario, la voce tonica di Francesco De Gregorio, con la sua canzone più ricordevole di quegli anni suscita una piena di emozioni e ci riporta nostalgicamente a marzo1978, ai nostri anni ribelli, giovani e coraggiosi. Non così, quegli anni, sono eroici per l’onorevole Aldo Moro, stesso mese, stesso anno, 1978, quanta differenza e quale sofferenza, il suo rapimento e la prigionia per 55 giorni nella capitale. Non era mai successo che uomini politici fossero rapiti, uccisi sì: Cesare, Abramo Lincon, Jon Fizgerald Kennedy.

Eppure la vita delle persone comuni continua imperturbabile, si ascolta alla radio la canzone dissacrante di Rino Gaetano, Gianna, vince l’Oscar Wudy Allen con “Io e Anny” e tutto sembra pacificato intorno, nessun pensiero turbolento, era marzo e di lì a poco la primavera avrebbe dato i segni della rinascita dopo il gelo dell’inverno.

Taciuta la canzone, il buio della scena si presenta triste e scarno, 3 uomini ed una donna danno inizio al racconto più lugubre della nostra storia recente e provano, con dovizia di particolari, note precise, elenco di nomi, sentiti e risentiti, a farci rivivere i 55 giorni di prigionia del Presidente Moro.

Prima di addentrarci nel triste racconto è bene richiamare alla mente la figura della statista italiano e da quale gruppo eversivo è stato condannato

Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978). Fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante nella Costituente, ne divenne dapprima Segretario dal 1959 al 1964 e in seguito Presidente nel 1976. All'interno del partito aderì inizialmente alla corrente dorotea, ma negli anni 1960 assunse una posizione più indipendente formando la corrente morotea. Fu Ministro della giustizia, della Pubblica istruzione e per quattro volte Ministro degli esteri nei governi presieduti da Mariano Rumor ed Emilio Colombo. Cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra "organico", promuovendo la cosiddetta strategia dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano, attraverso il compromesso storico e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo della non-sfiducia) sul quale il PCI garantiva l'astensione.

Brigate Rosse

Le Brigate Rosse (BR) sono state un'organizzazione terroristica italiana di estrema sinistra costituitasi nel 1970 per propagandare e sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Di matrice marxista-leninista, è stato il più potente, il più numeroso e il più longevo gruppo terroristico di sinistra del secondo dopoguerra esistente in Europa occidentale

*N.B. non vi risulti troppo scolastico aver citato notizie, abbiamo la memoria corta per quanto ci è successo, viviamo sempre più con l’hic et nunc, mentre i giovani o non sanno o conoscono per sentito dire.

Ben venga, allora uno spettacolo d’impegno civile, all’IXS, come quello messo su dalla Compagnia “Le Colonne” di Sezze (LT) che ci regala uno spaccato della nostra storia, rivisitata con impegno certosino, nomi, date, personaggi, atmosfera, musica e cuore. “Un piccolo”, dicono loro “contributo alla conoscenza di eventi che hanno condizionato la tenuta democratica del nostro paese”

Il 16 marzo 1978 in Via Fani, Moro fu rapito dai brigatisti, tra cui Morucci, Fiore, Gallinari e Bonisoli e la sua scorta sterminata. I loro nomi, vittime sacrificali, rispondono al nome di: Oreste Leonardi, Maresciallo dei carabinieri e capo scorta di Moro. Domenico Ricci, appuntato dei carabinieri, autista della vettura di Moro. Giulio Rivera, agente di pubblica sicurezza (polizia). Francesco Zizzi, brigadiere di pubblica sicurezza (polizia). Raffaele Iozzino, agente di pubblica sicurezza (polizia).

La pièce teatrale prosegue lentamente, uguale allo scorrere dei grani di una corona, rivelando le trattative concitate e pressoché inutili, comunicati atti a depistare le ricerche, per salvare la vita del Presidente Moro. Intanto il prigioniero scrive un suo memoriale e i brigatisti altrettanti comunicati, 7 per l’esattezza, a dare notizie altalenanti sulla prigionia del malcapitato.

In tutto questo agitarsi non si riesce a sapere, forse non si vuole, dove fosse tenuto nascosto e quali erano le intenzioni dei bierrini, qualche nome a caso: Mario Moretti, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Barbara Balzerani, Alvaro Lojacono (o Lojacono Baragiola), Alessio Casimirri, Rita Algranati, Prospero Gallinari, Anna Laura Braghet.

Anche PaoloVI, da uomo misericordioso, fa la sua parte e mette a disposizione 10 miliardi per la liberazione.

Ci si chiede se è volontà della politica e dei poteri occulti liberare Moro, ora che i brigatisti, in uno dei comunicati, rivelano che il Presidente è disposto a dire tutto quello che sa, sui segreti di Stato.

Questa prigionia sta diventando sempre più un tribunale d’inquisizione, di giustizia sommaria da parte di uomini con il solo unico scopo di sviluppare la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo. Si vuole colpire la DC italiana per lo stato imperialista delle multinazionali e Moro è il bersaglio adatto

La voce pacata del narratore e le entrate in scena dei tre attori, rigorosamente in nero, rafforzano il racconto, intervenendo con vigore nell’esposizione. Un lenzuolo bianco, più simile ad un sudario, come a significare l‘innocenza del personaggio, viene arrotolato lentamente, sprofondando la scena nel buio senza spiraglio di luce e dunque senza salvezza.

Durante la prigionia, Aldo Moro scrive una quantità di lettere ad Andreotti chiedendogli di aiutarlo e accusando la DC di averlo lasciato solo.

Fu inascoltato!

Nel memoriale postumo, Moro dichiarò apertamente che Andreotti  fosse coinvolto con i servizi segreti, di essere unito a giochi di potere, ad interessi internazionali, a potenze straniere, come gli Stati Uniti e la Germania.

Vero o non vero certo è che Moro non fu liberato!

Il lavoro teatrale procede a ritmo incalzante, le notizie si accavallano, come i falsi comunicati, gli appelli, un altro il 21 aprile di Paolo VI, finanche una seduta spiritica, per chiedere a Don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira dove fosse il prigioniero. E poi messaggi cifrati arrivati a persone di riguardo ed a prelati: Il mandarino è marcio e il cane morirà domani.

È il 5 maggio quando Aldo Moro, avvertendo, ormai la fine, scrive una struggente lettera d’amore, l’ultima della sua vita e val la pena riportarla tutta, il narratore ce la legge non senza commozione:

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.

Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande, grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienimi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto anto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente. Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti. Aldo”

È il 9 maggio del 1978 a Roma, quando in una Renault 4 rossa, parcheggiata in via Caetani, fu ritrovato il corpo rannicchiato nel bagagliaio dell’onorevole Aldo Moro La scoperta fu annunciata, con una telefonata dal brigatista Valerio Morucci al professor Franco Tritto, collaboratore di Moro.

Il bianco sudario, che ricopre la scena, adesso ha cambiato il colore in rosso, segno che il sacrificio factum est. Gli attori, 3 uomini ed una donna si portano nel proscenio e ringraziano a quanti, in religioso silenzio, hanno voluto assistere alla cronologia dell’ignobile sequestro che fa parte della nostra storia

Per non dimenticare, si ringrazia la prova teatrale della Compagnia “Le Colonne” di Sezze, una new entry al Festival Nazionale XS città di Salerno, che hanno messo su uno spettacolo superbo.

55 Giorni rivissuti non senza angoscia, raccontati con lucidità e con dovizia di particolari, puntigliosi fino allo stremo. Complimenti a chi ha ricercato e ne ha composto un testo teatrale per testimoniare l’impegno civile e perseverante, Giancarlo Loffarelli. Un bravo se lo meritano gli attori con la loro discreta ma significativa presenza: Emiliano Campoli, Marina Eianti, Marco Zaccarelli e Giancarlo Loffarelli, oltre al testo e la narrazione, anche la regia.

Audio: Armando Di Lenola

Luci: Fabio Di Lenola

Sartoria Maria Teresa Rieti

Non sono passati inosservati alcuni pezzi musicali, oltre il pregevole Generale di Francesco De Gregorio, La Lacrimosa di Mozart e Teresa ha gli occhi secchi di Fabrizio De André.

Maria Serritiello

 Aldo Moro br

la regolaIl 17esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2026 Teatro Genovesi, ovvero XVI+1 per scaramanzia, è iniziato col botto, presentando, ai fedeli abbonati: La Regola dei terzi di Marco De Simone, il talentuoso e giovane autore, che anche in questa pièce non si è smentito.

Drammaturgo e chitarrista Salernitano, classe1992, ha dalla sua parte intelletto, bellezza, presenza scenica e recitazione perfetta. Le sue opere cominciano ad essere di numero consistente e premiate per le tematiche affrontate. “Noi Pupazzi”, per esempio, è un’opera incentrata sul razzismo ed è stata premiata “In Scena” a New York. Oltre alla chitarra, Marco suona vari strumenti e compone musica per i suoi spettacoli, un 34enne immerso nel mondo della creatività come meglio non si può.

“La Regola dei Terzi” è una creazione di una bellezza assoluta, per come si narra, per come viene accolta, per come penetra l’animo.

L’occasione di scrittura è tratta da un episodio conosciuto della vita di Robert Capa, un mito della fotografia di guerra, il solo fotoreporter che riesce a sbarcare in Normandia con le truppe alleate, il giorno del D-Day. Rifugiatosi nella fattoria di un vecchio contadino siciliano, dopo uno sfortunato lancio col paracadute al seguito dell'esercito americano, ne risulta un incontro intenso, rivelatore ed umano. In realtà il vero nome del giovane, raccolto sull’albero, dove il paracadute l’aveva depositato pieno di lividi ed escoriazioni sanguinanti, è André Friedmann (Budapest 1913 - Thai Binh, Vietnam, 1954), ungherese di nascita, di famiglia ebrea e naturalizzato statunitense. I suoi reportage ci consegnano la documentazione di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d'Indocina (1954).

La storia, che si dipana nell’ora e più di spettacolo, ha punte estreme di lirismo, di parole dette per creare attese, per penetrare il disfacimento della maledetta guerra. Due generazioni a confronto, ognuna con il suo carico doloroso, ognuna con sospensioni dovute al trascorrere della vita. Provano a capirsi e non senza difficoltà, per la poca conoscenza della lingua. Il vecchio contadino, sveglio, attivo, ha di suo la terza rurale, ma se la cava bene, rifacendosi ai gesti ripetuti della tradizione e gli riesce difficile capire il giovane soldato che racconta con i suoi scatti il dolore, la sofferenza, anche se è verità. Ad ogni punto di dialogo si aprono l’uno all’altro, si raccontano, fino a svelarsi spezzoni significativi della vita. E così Robert gli parla di Gerda Taro, l’amore della sua vita, la reporter appassionata del suo lavoro, morta durante la guerra civile spagnola. Il contadino, invece, ricorda i suoi due figli: Salvatore e Lillino, di cui uno morto al fronte, l’altro disperso in Russia, senza notizie.

Il racconto procede a scatti fotografici, se ne sente anche il clic, Leica o Contax, di quelle usate dal reporter e conservate gelosamente nello zaino. La guerra è sempre presente nella masseria, bombe e cannoneggiamenti si annunciano, mischiandosi al più tranquillo raglio dell’asino ed allo starnazzare delle galline e delle oche, ma il contadino forte della sua autonomia, anzi orgoglioso di come affronta la guerra da solo, prepara da mangiare, come dire al soldato che chi si affida alla terra, coltivandola, ha sempre di che sfamarsi.

Anche la musica c’è in quel posto desolato, viene amplificata da un giradischi a manovella che Robert scova in un angolo. Le note di Chopin, Tristesse, cantata da Tino Rossi, invogliano il giovane soldato a danzare trascinando il contadino prima riottoso, ma una volta avviato, si spreca ad insegnare perfino a giocare a carte napoletane il soldato.

La guerra con il suo triste carico si fa sentire nel cuore ferito del contadino, teme di aver perso anche il secondo figlio, di cui non ha notizie certe, se non lettere accumulate di cui una non aperta, l’ultima, per conservare la speranza che ne arrivi un’altra. La paura l’attanaglia e ha un attacco di panico, con febbre e tremore. Ora tocca a Robert assisterlo e carezzare le sue membra scosse da brividi e raccogliere i suoi lamenti di sofferenza e paura.

Ed eccoli a nudo i due uomini, sperduti in una ristretta capanna, l’uno il vero protagonista della storia, testimone della linea del fronte, a rischio della vita per consegnare al mondo l’atrocità della guerra; l’altro una persona qualunque, come tanti che tirano a campare senza che nessuno si ricordi di loro, come dire, “Un Terzo” che suo malgrado viene oppresso solamente ed ineluttabilmente dagli eventi.

Alla fine incoraggiato da Capa, a proposito Capa è non solo il nome d’arte, ma anche quello con cui veniva chiamato in famiglia, dall’ungherese, squalo, il vecchio ed emozionato contadino, apre l’ultima busta e apprende che suo figlio è vivo e sta tornando a casa. Sarà di nuovo la vita, la terra, la famiglia, l’amore.

Un clic, partito dalla Leica, maneggiata con affezione da Capa riprende l’isolano in mezzo alla scena, felicemente in posa, per lo scatto finale che si è meritato e così a chiudere l’opera saranno le sue parole ironiche “Fra i due litiganti il terzo muore”. Nel punto aureo dell’inquadratura è la sua resilienza a fare la storia così come a Robert ad essere consacrato fotografo di pace.

Mi piace citare John Steinbeck

Capa sapeva che cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un'emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell'emozione conoscendola da vicino.»

Un lavoro eccellente per come è stato pensato, scritto e recitato. Marco De Simone, ormai, non più una promessa artistica, ma una splendida realtà tutta nostrana, che esce dai confini dell’Italia e si afferma ovunque per il suo ineccepibile talento, l’augurio che le sue composizioni abbiano sempre successo.

Vincenzo Tota il cooprotagonista, di questa splendida opera, ha reso magistrale l’interpretazione. A suo agio nelle vesti di un rurale ha dato il meglio di sé, sia come impegno fisico che in quello della caratterizzazione del personaggio. La scena è sua e non potrei vedere nessuno al suo posto.

Marcello Andria ha diretto in maniera perfetta il lavoro, che si distingue per puntuale precisione nei suoni, nelle luci e nell’ l’ottima scelta della musica, divenuta contrappunto naturale al fragore della guerra: Tristesse, su musica di Chopin, cantata da Tino Rossi, Pensée d’automne, su musica di Massenet, cantata da Tino Rossi e il tema originale composto da Marco De Simone.

Francesca Laghezza: scenografia ricercata e meticolosa. Una chicca diligente: il grammofono a manovella e tutti gli arnesi per lavorare la terra, in particolare quello per il grano.

Angela Guerra: costumi completi ed in linea con il lavoro, una conferma ogni volta.

Maria Serritiello

AREE INTERNE: IL MUSEO DEL SUOLO DI PERTOSA TRA I PRIMI FIRMATARI DEL PATTO “ABITARE IL FUTURO”

 

MDS 26 01 26 news abitare il futuro 01 news 250Pertosa (SA) – C’è anche il Museo del Suolo di Pertosa tra i primi firmatari del Patto “Abitare il futuro – oltre la retorica delle aree interne”, il documento politico-culturale e operativo presentato a San Mauro Cilento (Salerno) in occasione del cinquantesimo anniversario della Cooperativa Nuovo Cilento.

Il Patto è stato elaborato dal 21 al 23 gennaio 2026 nel corso di un ampio confronto che ha coinvolto agricoltori, ricercatori, cooperatori, amministratori pubblici, organizzazioni della società civile e osservatori internazionali, con l’obiettivo di ridefinire il ruolo delle aree rurali, collinari e montane come infrastrutture vitali per le transizioni ecologica, sociale ed economica. Al centro del documento vi è il riconoscimento del suolo come bene comune, infrastruttura ecologica primaria e fondamento del benessere umano. In questo quadro si inserisce l’adesione del Museo del Suolo di Pertosa, che ha riconosciuto nel Patto una visione pienamente coerente con la propria missione scientifica e culturale.

Il Museo del Suolo di Pertosa fa parte del sistema dei Musei Integrati dell’Ambiente della Fondazione MIdA, insieme alle Grotte di Pertosa-Auletta e al Museo Speleo-Museo del Suolo 1 250Archeologico di Pertosa. Un modello museale unitario che interpreta l’ambiente come sistema complesso di relazioni tra suolo, acqua, paesaggio, biodiversità e storia umana, superando una visione frammentata del patrimonio naturale e culturale. All’interno di questo sistema, il Museo del Suolo svolge un ruolo strategico nel restituire centralità al suolo come risorsa finita, archivio di memoria naturale e culturale ed elemento chiave per affrontare la crisi climatica e le sfide della gestione sostenibile dei territori. In dialogo con l’esperienza delle Grotte di Pertosa-Auletta, unico complesso speleologico in Europa attraversato da un fiume navigabile, e con il Museo Speleo-Archeologico, che documenta la lunga relazione tra comunità umane e ambiente ipogeo, il Museo del Suolo contribuisce alla costruzione di una narrazione integrata del territorio.

Il Patto “Abitare il futuro” nasce da un lavoro corale che ha coinvolto oltre trenta esperti e circa mille partecipanti tra workshop, seminari e tavoli di confronto, portando alla definizione di sei assi operativi di intervento, dalla cura del suolo alla cooperazione, dalle filiere ai servizi, fino ai modelli di governance territoriale. Il percorso è accompagnato da una tabella di marcia di 24 mesi, in vista della programmazione europea 2028–2034.

Particolare attenzione è dedicata ai temi della formazione, della costruzione di conoscenza e dello sviluppo di competenze territoriali, indicati come leve strategiche imprescindibili per la transizione delle aree interne, anche attraverso il contributo proposto da Vincenzo Michele Sellitto, direttore del Museo del Suolo di Pertosa. Un approccio che rifiuta soluzioni calate dall’alto e valorizza processi di apprendimento continuo, radicati nei luoghi e nelle comunità.

La sottoscrizione del Patto è avvenuta alla presenza dell’Assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, e segna l’avvio di una nuova fase di lavoro condiviso. Il documento resta aperto all’adesione di persone, enti e organizzazioni che ne condividano principi, metodo e orizzonte. Un percorso che, come sottolineato dal Museo del Suolo di Pertosa e dai promotori del Patto, parte dal suolo per ripensare in modo sistemico e condiviso il futuro delle aree interne.

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa The Newsmaker

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La Fondazione MIdA (Musei Integrati dell’Ambiente) è un sistema museale distribuito tra i comuni di Pertosa e Auletta, in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, inserito nella lista dei Geoparchi UNESCO dal 2010. Il sistema museale integra tra di essi tre siti dall’elevato interesse storico, culturale e ambientale: le Grotte di Pertosa-Auletta, il Museo Speleo-Archeologico e il Museo del Suolo.

Grotte di Pertosa-Auletta                                                                                                                                                                                                                                            

Sono le uniche in Italia dove è possibile navigare un fiume sotterraneo, il Negro, e le sole in Europa a conservare i resti di un villaggio palafitticolo del II millennio a.C. La visita guidata del percorso turistico inizia con il maestoso ingresso naturale, si prosegue in barca per arrivare alla cascata sotterranea e poi a piedi verso la Sala del Trono, la maestosa Grande Sala (alta ben 24 metri!) e il famoso bacio nella roccia, l’unione tra stalattite e stalagmite dopo 20.000 anni.

Museo Speleo-Archeologico - SPARCH

Il museo ricostruisce il passato delle Grotte di Pertosa-Auletta, quando la cavità era abitata dall’uomo e ospitava un villaggio su palafitta. L’esposizione racconta la vita quotidiana della società dell’età del Bronzo, con plastici a grandezza naturale, ricostruzioni 3D in realtà virtuale, tavole interattive e reperti archeologici ritrovati in grotta. Si trova nel centro storico di Pertosa, a 5 minuti d’auto dalle Grotte.

Museo del Suolo

Un viaggio attraverso gli strati della Terra, alla scoperta di una risorsa sconosciuta, preziosa ed estremamente fragile. Attraverso installazioni interattive (multimediali e non) e laboratori con strumentazioni scientifiche, il Museo sviluppa un percorso sulla tutela dell’ambiente adatto sia ai ragazzi che ad un pubblico adulto. Un’avventura straordinaria da vivere con i 5 sensi che permette di prendere piena consapevolezza dell’importanza del suolo sul quale viviamo.

Fondazione MIdA - Musei Integrati dell’Ambiente sito web Homepage - Fondazione MIdA

 

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