Con “Il Medico dei Pazzi” di Eduardo Scarpetta, la Compagnia dell’Eclissi ha omaggiato l’affezionato pubblico, nella serata conclusiva della17esima edizione del Festival XS.
La celebre commedia, in tre atti, è basata su molti equivoci, una bizzarra sequenza, tutti intorno a Felice Scioscammocca che, da Roccasecca, accompagnato dalla moglie, va a trovare suo nipote Ciccillo a Napoli, un debosciato che sperpera i soldi dello zio al gioco. Ciccillo ha fatto credere al poveruomo che si è laureato dottore e che ha messo su una clinica di pazzi. Il giovane all’arrivo del caro parente è in forte difficoltà, ma escogita un imbroglio pur di nascondere il suo stato di non laureato e la fine dei soldi che il povero zio gli ha inviato regolarmente. Così spinto dalla disperazione e da altro debito, contratto al gioco, il giovane indirizza Felice alla pensione Stella, dove stabilmente alloggia, facendogli credere che è là, la famosa clinica. Gli ospiti, in verità, tanto normali non sono e così senza nessuna fatica si prestano bene a rappresentare la pazzia, dal cantante lirico, all’attore drammatico, dal giornalista, alla sempliciotta figlia di Don Amalia, la padrona di casa, dal maggiore sempre in cerca di sfidare a duello qualcuno, a Raffele l’attore impegnato, insomma, un cast di persone che messe assieme, la pazzia la rappresentano proprio bene. Il povero Felice terrorizzato dagli atteggiamenti stravaganti degli ospiti della pensione-manicomio, cerca di salvarsi, alla men peggio da quei folli. Gli equivoci che si creano sono molto divertenti, fino a quando la verità viene a galla e con essa il perdono.
Questa la trama, ma ciò che ha reso speciale, particolare, unico, caratteristico, esclusivo, perfetto, sincronico, lo spettacolo è la bravura inimmaginabile degli attori. Una corale messa a punto da un’eccezionale regia, personificata da Marcello Andria. Le parole si sprecano, lo spettacolo va visto, gustato, recepito in ogni sua sfumatura e quando si dice che il teatro dà gioia è proprio questo il caso.
Grazie, perciò, a tutti gli attori della Compagnia Dell’Eclissi che hanno mutato il Teatro Genovesi in una figurazione teatrale-capolavoro. Le caratterizzazioni di ognuno sono state una prova attoriale di grande pregio, senza eccessi o sbavature, ma solo perfetta recitazione e completa interpretazione. È la prima volta che ho apprezzato (N.D.R) questo pezzo scarpettiano e ne sono contenta perché a farmelo gradire sono stati gli amici, attori unici, per amore e bravura, della Compagnia dell’Eclissi. Il merito va a tutti, nessuna graduatoria, non si può dire dell’uno senza citare l’altro, la misurata interpretazione del ruolo va elogiata nell’insieme, il loro è stato un ordito, tessuto in modo speciale: Felice Avella, Maurizio Barbuto, Leandro Cioffi, Rossella Cuccia, Marica De Vita, Lea Di Napoli, Ernesto Fava, Andrea Iannone, Alfredo Marino, Mario Procida.
A rendere particolarissima questa edizione, che celebra anche i 100 anni della morte dello straordinario attore-autore Eduardo Scarpetta, è stata l’originale colonna sonora creata dal giovane talentuoso Marco De Simone, un cammeo pregevole che come scrive Marcello Andria nel programma di sala: “… risolve i virtuali finali d’atto e accompagna le transizioni, affidando il commento alle voci dei personaggi e, talvolta, anche degli stessi interpreti moderni, che con rispetto, considerazione e una punta di benevola ironia si avvicinano al teatro ‘e n’epoca luntana”
Maria Serritiello
Regia: Marcello Andria
Scenografia: Francesca Laghezza
Costumi: Angela Guerra
Musiche originali: Marco De Simone
Vocal coaching: Marida Niceforo
Arredi: Salvatore Esposito