in Mostra

La Galleria dell’Accademia di Firenze

I restauri delle opere di

PIER FRANCESCO FOSCHI (1502-1567) PITTORE FIORENTINO
pomeriggio di studi

Lunedì 4 marzo 2024, ore 15.00

 

Galleria dellAccademia di Firenze mostra Pier Francesco Foschi384372 250Lunedì 4 marzo, dalle ore 15, alla Galleria dell’Accademia di Firenze, si terrà un pomeriggio di studi, realizzato in occasione della prima mostra monografica in Europa dedicata a Pier Francesco Foschi (1502-1567) pittore fiorentino, in corso presso il museo. Sarà un focus sui restauri che sono stati eseguiti su alcune opere dell’artista, resi possibili proprio grazie a questa esposizione. I restauri sono stati preziosissimi per approfondire la conoscenza del pittore e hanno permesso di riscoprirne alcuni dipinti religiosi, anche quelli non esposti in questo contesto, valorizzandoli e rendendoli nuovamente leggibili.

Interverranno gli autori dei restauri che illustreranno i risultati dei loro lavori. Ciascuna relazione sarà introdotta da una presentazione storico artistica delle opere da parte di studiosi che hanno collaborato alla mostra. L’evento è aperto al pubblico, senza necessità di prenotazione, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Al termine si potrà visitare la mostra che ricordiamo essere a cura di Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Elvira Altiero, Funzionario Storico dell'arte, responsabile del dipartimento storico-artistico della Galleria dell’Accademia di Firenze, di Nelda Damiano, che ha curato la mostra Wealth and Beauty dedicata all’artista al Georgia Museum of Art, University of Georgia (Athens, USA), e di Simone Giordani, docente di storia dell'arte, studioso della pittura fiorentina rinascimentale e tardo rinascimentale e specialista del pittore Pier Francesco Foschi.

Il programma si aprirà con i saluti del direttore Hollberg e sarà moderato da Elvira Altiero. Il primo intervento riguarderà il restauro della Trasfigurazione di Pier Francesco Foschi, una3 Pier Francesco Foschi TRASFIGURAZIONE Cristo 250 pala d’altare commissionata per la basilica di Santo Spirito a Firenze nel 1545-1550, attualmente nella cappella Capponi d’Altopascio, situata nel transetto destro della chiesa. Antonio Pinelli, professore emerito di Storia dell’arte moderna, i cui studi sono stati fondamentali per comprendere lo sviluppo artistico del Foschi, introdurrà alla pittura di carattere religioso che caratterizza le tre pale eseguite per Santo Spirito, opere che segnano l'apice della carriera del Foschi. Kyoko Nakahara illustrerà, invece, le varie fasi del restauro della superficie pittorica del dipinto, che ha restituito le cromie brillanti e luminose dei panneggi degli apostoli, riportandolo al suo antico splendore. Un intervento che ha interessato anche la cornice originale dorata, e che, viste le dimensioni maestose dell’opera, è stato eseguito in loco.

De Le vicende della pala di San Benedetto a Settimo tra arte, culto e restauro, parleranno Francesca Barsotti, storico dell’arte, ufficio beni culturali ecclesiastici Arcidiocesi di Pisa, e i restauratori Elena Burchianti, Laura Del Muratore, Alberto Dimuccio, Enrico Rossi e Elisa Todisco. La grande tavola con san Pietro e san Filippo Benizzi fu realizzata da Foschi insieme all’architetto e legnaiolo Nanni Unghero, che eseguì la perduta carpenteria, e, forse, il decoratore Andrea di Cosimo Feltrini, artefici fiorentini legati professionalmente al convento servita della Santissima Annunziata di Firenze, che finanziò in gran parte i lavori di edificazione del nuovo convento di Settimo negli anni Trenta del Cinquecento.

Il restauro del Polittico del Sacramento di Fivizzano sarà al centro dell’intervento successivo, affidato a Simone Giordani, tra i curatori della mostra, con Luigi Colombini e Maddalena Lazzareschi, restauratori dei pannelli principali con i santi Sebastiano e Rocco, e Valeria Cocchetti, autrice del restauro degli scomparti di predella della Fondazione Longhi di Firenze. Le due tavole con San Rocco e San Sebastiano, ubicate nella Propositura dei SS. Antonio e Jacopo a Fivizzano (Massa-Carrara), e le due predelle con Il martirio di San Sebastiano e San Rocco soccorso da cane, alla Fondazione Longhi, facevano parte di una delle più spettacolari pale d’altare realizzate da Pier Francesco Foschi, oggi smembrata. Simone Giordani è riuscito a individuarne la collocazione originaria, la committenza e le vicende storiche.

Elvira Altiero e la restauratrice Chiara Mignani ne Il Sacrificio di Isacco (da Andrea del Sarto): restauro e indagini diagnostiche, illustreranno il caso della copia su tela eseguita da Foschi sul celebre prototipo di Andrea del Sarto. L'opera di Foschi, conservata nella Villa del Poggio Imperiale a Firenze, è esposta in mostra accanto all'esemplare non finito di Andrea del Sarto, oggi nella collezione del Cleveland Museum of Art, che fu la prima delle tre versioni da lui compiute di questo soggetto e quella da cui Foschi derivò puntualmente la sua replica.

Le conclusioni spetteranno a Nelda Damiano con Oltre la mostra: riflessioni e aperture verso future campagne di restauro, nel quale sottolineerà come l’osservazione sullo stato di conservazione di alcuni ritratti del pittore abbia contribuito a conoscere meglio il suo metodo di lavoro. Un invito, in quest’ottica, a collezionisti privati e ad istituzioni pubbliche a perseguire future campagne di restauro in grado di far progredire la conoscenza di Foschi al di là dei progetti espositivi a lui dedicati presso il Georgia Museum of Art (2022) e la Galleria dell'Accademia di Firenze (2023).

A Torino, per la prima volta in Italia una mostra sull’arte degli shinhanga

 

Ito Shinsui 1898 1972 250Per la prima volta in Italia una mostra sull’arte degli shinhanga, una straordinaria opportunità di immergersi nella bellezza e nella malinconia di un movimento artistico che all'inizio del XX secolo ha rivoluzionato la tradizionale stampa giapponese ukiyoe, fondendo elementi classici con la sensibilità modernista.

L’esposizione vanta oltre 80 opere originali di alcuni dei più celebri maestri shinhanga, tra cui Itō Shinsui, Kawase Hasui e Hashiguchi Goyō,  

che ritraendo paesaggi dai colori vibranti e splendide figure femminili hanno saputo catturare l'essenza del paesaggio e dei fermenti del Giappone di quegli anni con quel tocco di nostalgia che accompagna la scomparsa di un mondo minacciato dal progresso.

 

Vertigo Syndrome con il patrocinio del Comune di Torino e del Consolato Generale del Giappone a Milano, è orgogliosa di presentare “Shinhanga. La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi", la prima mostra mai realizzata in Italia sull’arte degli shinhanga, a cura Paola Scrolavezza, che si terrà a Torino, a Palazzo Barolo, dall’8 Marzo al 30 Giugno 2024.

“Shinhanga. La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi”, attraverso l'esposizione di opere magistrali mai viste in Italia, provenienti da collezioni private e dalla Japanese Gallery Kensington di Londra, ma anche preziosi kimono, fotografie storiche e oggetti d’arredo, celebra la continuità e l'evoluzione della tradizione artistica giapponese, mostrando come il movimento shinhanga abbia saputo preservare le tecniche secolari dell'incisione su legno pur introducendo prospettive innovative e influenze d’oltreoceano.

UN VIAGGIO VERSO LA MODERNITA’

Dai grandi soggetti dell’ukiyoe ai paesaggi suburbani e ai nuovi modelli femminili

Pigmenti brillanti, atmosfere malinconiche e silenziose, sospese tra un legame profondo con la tradizione e l’avanzare inesorabile del progresso. Questo è lo shinhanga, letteralmente “la nuova xilografia”, movimento nato ufficialmente nel 1916 grazie all’opera di artisti come Itō Shinsui e Kawase Hasui, che allontanandosi dai soggetti della corrente dell’ukiyoe – iconici paesaggi raffiguranti località celebri, famose geisha o personaggi legati al mondo dei teatri più in voga – prediligono invece scorci caratteristici della provincia rurale o dei sobborghi cittadini, non ancora raggiunti dalla modernizzazione, quali rovine, templi antichi, immagini campestri, scene notturne illuminate dalla luna piena e dalle luci dei lampioni. A queste vedute impressionistiche si aggiungono ben presto nuovi tipi di bijinga, i ritratti femminili, adesso non più dedicati a modelli celebri e irraggiungibili, ma alle donne dei tempi moderni, ritratte nella loro quotidianità, mentre si acconciano i capelli o si applicano il trucco, giovani dai cui occhi trapelano emozioni, sogni e rimpianti.

UN SISMA NELL’ARTE

Le stampe prima e dopo il grande terremoto del 1923: un nuovo Giappone, un nuovo shinhanga

 

Il percorso espositivo, pensato per appassionare e incuriosire il più vasto pubblico, procede proprio attraverso l’abbinamento di paesaggi e bijinga, e trova il suo fulcro centrale e punto di snodo nel grande terremoto del Kantō del 1° settembre 1923, il peggiore nella storia del Giappone. Seguito da violenti incendi che divamparono per ben due giorni, alimentati dai venti di un tifone, causò oltre 100.000 morti e rase completamente al suolo una vasta area attorno alla capitale: dalle ceneri nasceva una nuova Tokyo, sempre più proiettata verso il futuro, e con lei una società all’avanguardia e aperta allo stile di vita occidentale.

Dopo il sisma, la produzione delle incisioni shinhanga si intensifica al ritmo frenetico della ricostruzione urbana, assorbe la nuova atmosfera e la racconta in una produzione sempre più diversificata. Agli scorci caratteristici si aggiungono angoli metropolitani con strade deserte, case dalle cui finestre filtra un’illuminazione densa e artificiale; nelle opere si nota adesso l’assenza di figure umane, prevalgono pioggia e neve a simboleggiare la lotta dell’umanità con gli elementi naturali. Tutto, nelle xilografie prodotte dopo il disastro, racconta il senso di smarrimento e la solitudine dell’individuo di fronte alla fragilità dell’esistenza. Allo stesso modo, nei bijinga si affievolisce ulteriormente, fino a scomparire del tutto, il nesso con il mondo dell’intrattenimento notturno tipico dell’ukiyoe. Le ragazze immortalate nelle illustrazioni non soltanto sono donne comuni, ma iniziano a muoversi anche al di fuori delle mura domestiche, nelle vie o nei locali dei quartieri alla moda: sono cameriere, insegnanti, infermiere e dattilografe, giovani indipendenti e istruite, emancipate, pronte a cogliere le numerose opportunità che il nuovo Giappone offre loro.

L’EPOCA DELLO SHINHANGA

Tra urbanizzazione e fermento culturale

Affermatosi all’inizio della democrazia Taishō (1912-1926) e proseguito fino agli anni Quaranta del Novecento, lo shinhanga è il riflesso artistico di un periodo straordinario del Giappone contemporaneo, che sulla scia del rinnovamento già avviato in epoca Meiji è caratterizzato da un’atmosfera di estrema libertà e fermento culturale. Sullo sfondo dell’urbanizzazione, le principali città divengono i centri di un’arte e di una cultura sempre più alla portata di tutti, aperte alla nuova borghesia e al nuovo pubblico che dalla provincia affluisce nelle metropoli, attratto dalla prospettiva dell’ascesa economica e sociale e dallo stile di vita anticonformista e moderno. È in questo contesto che alcuni editori e stampatori illuminati, tra i quali spicca la figura emblematica di Watanabe Shōzaburō, danno impulso allo sviluppo del movimento, intenzionati a produrre un’arte autoctona e innovativa servendosi però del processo tradizionale dello hanmoto, ovvero l’“atelier” – lo stesso utilizzato dai maestri dell’ukiyoe – che vede l’artista occuparsi dell’ideazione e del disegno, affidando all’incisore, al tipografo e all’editore le fasi successive della produzione e diffusione delle stampe.

IL VENTO BORGHESE DEL CAMBIAMENTO

La seduzione del fascino dell’estremo, esotico oriente

Con l’aiuto di scatti, video e riviste d’epoca, abiti femminili che ricordano la tradizione giapponese ma nei quali già si intravede l’influenza modernizzatrice d’oltreoceano, “Shinhanga. La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi” ricrea l’atmosfera densa di aspettativa e nostalgia di inizio secolo e presenta al pubblico un’incredibile corrente artistica ancora sconosciuta in Italia, raccontandola in maniera affascinante e coinvolgente e dipingendo, attraverso di essa, uno spaccato vivido e intenso del Giappone tra le due guerre.

Dalle stampe dominate dai toni più cupi del blu – dove l’unica nota di luce è la luna – alle marine bagnate dal sole al tramonto o dalla luce delle lanterne delle imbarcazioni, fino alle pagode che svettano sui ciliegi in piena fioritura, quello che viene alla luce è un paesaggio ideale, emozionale e simbolico, uno sfondo sul quale spiccano le silhouettes femminili, icone malinconiche e inquiete della conquista della modernità.

La mostra “Shinhanga. La Nuova Onda delle Stampe Giapponesi" è curata da Paola Scrolavezza, esperta di Cultura e Letteratura Giapponese e docente presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna, con la consulenza artistica di Marco Fagioli, collezionista, storica autorità dell’arte giapponese e autore di numerose pubblicazioni, che l’ha affiancata nella selezione di ogni opera esposta per guidare i visitatori in un viaggio attraverso la bellezza e la trasformazione del paesaggio e della cultura giapponese nei primi decenni del Novecento.

La mostra è corredata da un catalogo edito da Skira Editore a cura di Paola Scrolavezza.

Per tutto il periodo di apertura la mostra proporrà un fitto calendario di eventi collaterali, tra laboratori, conferenze, presentazioni di libri e molti altri incontri dedicati al tema dell’esposizione.

VERTIGO SYNDROME

Una crociata contro l'uggia delle mostre d’arte

Vertigo Syndrome è stata fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti nel gennaio 2022 e si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre “dall’idea al chiodo”.

Le mostre presentate da Vertigo Syndrome sono escogitate e costruite partendo dal presupposto che i visitatori abbiano tutto il diritto di essere impreparati quando fanno il primo passo all’interno dei percorsi espositivi, senza per questo provare imbarazzo o fingersi informati.

La missione non è spiegare tutto, ma far nascere lo slancio e la passione di voler sapere qualcosa di nuovo e avere la soddisfazione di saperlo spiegare agli altri. Vertigo Syndrome sostiene che anche la mostra d’arte apparentemente più astrusa possa diventare bella se qualcuno ti stimola a guardarla in maniera emozionante.

Vertigo Syndrome è una dichiarazione di guerra alla noia della maggior parte delle mostre d’arte. Sappiamo che leggere pannelli fitti di date e dettagli tecnici non è divertente e non avvicina nessun visitatore alla conoscenza di un artista o delle sue opere. “Mostra. Non Spiegare” è il nostro grido di battaglia.

Cerchiamo di offrire ai visitatori un viaggio, intrapreso in solitudine o in calorosa compagnia, in luoghi ed ambienti molto suggestivi e capaci di indurre forti emozioni che si manifestano sotto forma di espressione artistica, come accade talvolta con i sogni.

INFORMAZIONI

Shinhanga

Torino, Palazzo Barolo (via delle Orfane 7/A)

8 marzo – 30 giugno 2024

Orari

Martedì - mercoledì - giovedì – venerdì: 10:00 – 19:00

Sabato - domenica: 10:00 – 20:00

Aperture straordinarie

Domenica 31 marzo 2024

Lunedì 1° aprile 2024

Giovedì 25 aprile 2024

Mercoledì 1° maggio 2024

Domenica 2 Giugno 2024

Biglietti

Acquistabili online o in biglietteria

Intero: 14,50 €

Ridotto (minori di 18 anni, over 65, accompagnatori di persone disabili con certificazione di disabilità pari o superiore al 75%): 13,00 €

Ridotto per possessori di Torino + Piemonte Card, Abbonamento Musei e Card Cultura: 12,00 €

Ridotto SPECIALE bambini (dai 6 ai 12 anni): 5,00 €

Ridotto OPEN: 16,00 €

Acquistabili solo in biglietteria

Ridotto Scuole: 5,00 € - prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ridotto Gruppi (min. 15 persone): 13,00 € - prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Omaggio (bambini sino a 6 anni, persone con disabilità con certificato superiore al 75%, soci ICOM, guide turistiche abilitate, giornalisti accreditati presso l’ufficio stampa Davis & Co.)

Per l’intera giornata dell’8 marzo le donne entreranno gratuitamente

Per chi acquisterà il biglietto online entro il 29 febbraio, lo pagherà al prezzo lancio di €10 (+ commissioni di prevendita) e riceverà in omaggio il manifesto ufficiale della mostra 100x140

Chi lo acquisterà dal primo marzo al 15 (incluso) lo pagherà €12 (senza poster)

A partire dal 16 marzo entrerà in vigore il tariffario standard.

Informazioni e prevendita sul sito www.shinhanga.it

Catalogo mostra: Skira (skira.net)

 Questo weekend la mostra

Stregherie. Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia

ospita nelle sue sale Il Meneghello Edizioni,

casa editrice conosciuta in tutto il mondo per la produzione artigianale di Tarocchi,

che ci parlerà delle famosissime carte nell’incontro

I Tarocchi: Storia, Arte e Cultura nelle corti italiane del 1400

 

Stregoneria 15 GENN 2 250Il Meneghello Edizioni, la casa editrice milanese che da 50 anni si dedica con passione alla produzione artigianale di Tarocchi, attività per la quale è conosciuta il tutto il mondo, è l’ospite di questo weekend dell’esposizione Stregherie. Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia, visitabile fino al 16 giugno 2024 a Palazzo Pallavicini a Bologna. Domenica 3 marzo alle 16 Cristina Dorsini, Art Director dell’azienda nonché storica dell’arte e ricercatrice di fama internazionale, arriva in mostra per parlarci delle celebri carte da gioco nell’incontro I Tarocchi: Storia, Arte e Cultura nelle corti italiane del 1400.

Tarocchi: basta solo il nome per evocare alla mente un potere arcano, esoterico e misterioso. La stessa origine di queste carte si perde nella notte dei tempi. Forse inventate nell’antico Egitto, più realisticamente nate in Cina, la patria della carta, esse si diffusero in tutta Europa tra il XVII e XVIII secolo. È proprio in Italia però che ha origine, nel Quattrocento, il mazzo dei Tarocchi come lo conosciamo noi oggi, e Cristina Dorsini, in questo imperdibile evento, ce ne racconterà l’affascinante storia – soffermandosi anche sugli aspetti artistici e iconografici – muovendosi tra le corti italiane del Quattrocento, dove i Tarocchi circolavano ampiamente come amatissimo passatempo dei signori e degli aristocratici.

Per partecipare agli eventi collaterali occorre prenotarsi scrivendo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Dopo aver ricevuto la conferma della disponibilità del posto, è necessario acquistare il biglietto dell’evento online, sul sito www.stregherie.it, per confermare la prenotazione. Il biglietto per partecipare soltanto all’evento collaterale desiderato ha il costo di € 5,00.

Se invece desiderate visitare anche la mostra e ne acquistate il biglietto, questo vi permette di accedere gratuitamente all’evento del giorno corrente. Anche in questo caso è comunque necessario prenotarsi all’evento scrivendo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Tutte le informazioni alla pagina degli eventi collaterali del sito www.stregherie.it.

Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata dal drammaturgo, performer ed esperto di esoterismo Luca Scarlini, la mostra propone un cammino esoterico che invita il visitatore ad avere accesso e scoprire l'antica religione di Diana, la Grande Madre, vivendone la storia, i luoghi e i riti. Espone circa 300 stampe, sculture e quadri dedicati al mondo delle Streghe e della magia, appartenenti alle collezioni di Guglielmo Invernizzi, Emanuele Bardazzi, Edoardo Fontana e Luca Locati Luciani, ma anche manuali di esorcismo e alcuni trattati storici, oltre ad una serie di oggetti originali legati al mondo della stregoneria, provenienti dal notissimo Museum of Witchcraft and Magic di Boscastle, in Cornovaglia, e un’incredibile collezione di amuleti, non esposti al pubblico dal 1911, concessi dal Museo delle Civiltà di Roma.

 

 INFORMAZIONI

STREGHERIE

Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia

Bologna, Palazzo Pallavicini (via San Felice 24)

17 febbraio – 16 giugno 2024

Orari

Da giovedì a domenica dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

Chiuso da lunedì a mercoledì

 

Aperture straordinarie

Domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile 2024

Giovedì 25 aprile 2024

Mercoledì 1 maggio 2024

Domenica 2 giugno 2024

A Bologna, dal 17 febbraio al 16 giugno 2024, la mostra Stregherie. Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia 

 

Foto Amuleto dargento 250Una mostra di straordinaria bellezza visiva che unisce oscene incisioni antiche, inquietanti opere d’arte contemporanea, testi cinquecenteschi maledetti e talismani storici, per spalancare una finestra sul mondo arcano e sulla figura affascinante della strega

Per la prima volta a Bologna, una vastissima collezione di trattati di magia occulta, feticci e strumenti rituali per raccontare ed evocare i riti,

le storie e il folclore delle streghe, con una sezione speciale su Gentile Budrioli,  la “strega enormissima” di Bologna

 Dopo il grande clamore suscitato alla Villa Reale di Monza, la mostra Stregherie. Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia arriva a Bologna, dal 17 febbraio al 16 giugno 2024, nelle splendide sale del quattrocentesco Palazzo Pallavicini.

 Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata dal drammaturgo, performer ed esperto di esoterismo Luca Scarlini, la mostra propone in questa nuova edizione grandi novità, sorprese e oggetti inediti ed è da considerarsi a tutti gli effetti una mostra nuova.

Alla collezione di stampe e incisioni del famoso “collezionista dell’occulto” Guglielmo Invernizzi, si aggiungono tantissime nuove opere d’arte, provenienti da collezioni private, italiane ed estere, e nuovi oggetti legati al mondo della stregoneria, prestati dal leggendario Museum of Witchcraft and Magic in Cornovaglia, e dal Museo delle Civiltà di Roma, che espone in mostra eccezionalmente, per la prima volta, la sua straordinaria collezione di amuleti in argento ottocenteschi, veri e propri gioielli, utilizzati dalle varie donne definite streghe o, più spesso, contro di loro. 

Percorrendo un cammino esoterico che si snoda in nove sale a tema, il visitatore sarà invitato ad avere accesso e scoprire l'antica religione di Diana, la Grande Madre, vivendone la storia, i luoghi e i riti. 

La mostra si aprirà facendo vivere in prima persona, la suggestione e la gravità di un vero processo per stregoneria tenutosi in un tribunale dell’Inquisizione nel 1539 e si chiuderà, dopo il lungo cammino di sala in sala, con l’esperienza della scrittura su un vero Libro delle Ombre dove racchiudere e condividere i propri incantesimi personali. 

 

PERCHÉ SERVIVA UNA MOSTRA SULLE STREGHE

Cosa è Vero?”

 

Con il marchio infame di “Strega” nei secoli, spesso si bollava una donna semplicemente più desiderabile delle altre, più libera, guerriera, colta e riservata, portando a persecuzioni ed esecuzioni violente di donne innocenti, roghi, impiccagioni, decapitazioni che servivano ad instaurare nel popolo una paura reverenziale della giustizia divina contro il paganesimo, il satanismo, il sesso ed eresie di vario genere.

Ma essere creduta una strega non è sempre stato un nome scomodo da portare cucito addosso. Infatti essere credute capaci di scatenare un potere arcano, sconosciuto, inspiegabile e terribile è stato talvolta un’efficace e modernissima strategia di branding per sopravvivere, essere temute e rispettate a uso e consumo di donne che altrimenti sarebbero state sopraffatte e sottomesse dal patriarcato dilagante del mondo antico.

Si diventava streghe per affermare la propria personalità, per sfuggire alle botte di un marito manesco, per insoddisfazione di sé, per impulsi erotici, per odio verso i propri nemici, perché attratte dalla luna o dalla potenza delle piante.

Quindi, le streghe sono davvero state sempre tra noi? I racconti di donne sapienti e sagge, dalle infinite conoscenze della natura e con poteri capaci di aprire finestre sul futuro, affondano le radici nel nostro passato più lontano, eppure abbiamo sempre cercato di rimuovere queste figure dal pensiero razionale, e considerarle un frutto dell’immaginazione, imbarazzante e da nascondere.

Le streghe non sono state additate e perseguitate soltanto nei periodi più bui della nostra storia, infatti ancora oggi, in molti paesi del mondo, l’accusa di stregoneria è tristemente viva e miete ancora le sue vittime.

I social stessi testimoniano un ritorno massiccio ai riti della wicca e alla stregoneria bianca, anche se spesso vissuti superficialmente, sottovalutandone i poteri antichi e potenti.

L’obiettivo della mostra vuole dunque essere quello di ricostruire una cultura dispersa e oppressa, ma che risorge continuamente, partendo dalle sue origini e raccontandone la storia attraverso una ricerca iconografica rigorosa, che ne attesti tutti gli aspetti. 

 

L’ESPOSIZIONE

Simbolismo macabro, testi antichi e strumenti di magia per offrire una prospettiva unica sulle streghe e la loro storia

Stregherie rende giustizia al senso più pieno della parola “Strega”, dichiarando che in un mondo che apparentemente ha rinunciato a ogni senso del sacro e a molti dei suoi antichi legami con la natura, esiste ancora, oggi come un tempo, una società di donne che si dedica all’occulto e che usa la magia per risolvere i problemi del quotidiano.   Le “Streghe” sono sempre esistite e sono ancora tutte in mezzo a noi.

La mostra, con il patrocinio del Comune di Bologna, espone circa 300 stampe, sculture e quadri dedicati al mondo delle Streghe e della magia, alcune firmate dai più grandi incisori dell’Ottocento, altre di eccellenti illustratori anonimi. Intorno al nucleo incisioni di Guglielmo Invernizzi, già proposto nella mostra di Monza, arrivano adesso le opere di tre collezionisti straordinari – Emanuele Bardazzi, Edoardo Fontana e Luca Locati Luciani – che hanno fatto del Simbolismo Macabro il loro filone di ricerca. Il percorso espositivo propone dunque un crudo repertorio di maghe, streghe, donne di potere e persino sante deviate, ma accanto a scene di tortura, sabba e terribili malefici, presenta anche luminose immagini di magia bianca, di streghe buone e di zingare che sanno guarire le persone.

A chiudere la sezione, ci saranno alcuni artisti contemporanei che hanno rivisitato il tema, come Oppy De Bernardo, Franco Rasma e Mirando Haz.

Accanto alle opere d’arte, Stregherie propone preziosissimi manuali di esorcismo e alcuni trattati storici imprescindibili in un percorso dedicato alla stregoneria. Ritrovati nei conventi, chiusi dai Savoia dopo l’Unità d’Italia, questi libri rarissimi provengono dalla Biblioteca Teresiana di Mantova. Un esempio per tutti, il Malleus Maleficiarum, il manuale sulla caccia alle streghe più utilizzato dalla chiesa, che indicava, caso per caso, i supplizi e le pene da infliggere a chi era accusato di stregoneria, presente in mostra nella preziosissima seconda edizione, stampata nel 1520.

La mostra presenta poi una serie di oggetti originali legati al mondo della stregoneria. Dal notissimo Museum of Witchcraft and Magic di Boscastle, in Cornovaglia, arrivano antichi calderoni, feticci, amuleti, talismani e bacchette magiche. Tra le altre ne spicca una, lasciata in eredità da un negromante locale, fatta in legno di sambuco, che sappiamo essere, anche grazie alle pagine di Harry Potter, la più potente delle bacchette esistenti, capace di imprese magiche straordinarie. Il Museo delle Civiltà di Roma, invece, ci ha aperto il suo incredibile caveau nel quale, tra le tante cose, è conservata una incredibile collezione di amuleti, che raccoglie oggetti provenienti da diverse regioni d’Italia, realizzati in vari manufatti nel corso dell’Ottocento e confluiti nella prima grande mostra etnografica d’Italia del 1911, che ha dato poi vita al museo romano, e da allora mai più proposta al pubblico. Tra tante meraviglie in argento, veri e propri gioielli, ci sono amuleti più poveri, ma non per questo di minor valore. Tra i più incredibili, si segnala la famosa carta manoscritta trovata, alla sua morte, nello scapolare della strega Conti, in Toscana, databile intorno alla fine dell’Ottocento.

L’elemento sonoro, di grande suggestione, accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo. Voci, sussurri e grida strazianti, evocano antichi rituali e, attraverso le parole della drammaturga Magdalena Barile, danno voce alle streghe stesse, che raccontano le proprie storie, dalla prima vocazione, sino alla piena realizzazione di sé, grazie all’uso della magia.

“LA STREGA ENORMISSIMA DI BOLOGNA”

Gentile Budrioli e altre streghe

Di particolare interesse locale una sala, dedicata a Gentile Budrioli, “strega enormissima di Bologna”, la cui storia è narrata in mostra attraverso immagini e video. Nata nella seconda metà del 1400 a Bologna, da buonissima famiglia, Gentile sposò un ricco notaio e ne ebbe sette figli, ma riuscì ugualmente a coltivare il suo interesse per la scienza, frequentando le lezioni di astrologia di Scipione Manfredi ed apprendendo le doti curative delle erbe da alcuni frati francescani. Con il tempo acquisì una tale competenza medica da venire chiamata da Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, per curare sua figlia. Il successo della cura fece nascere un’amicizia tra le due donne, che permise a Gentile di scalare rapidamente i ranghi della città, attirandosi inevitabilmente invidie e gelosie. Tanto che quando riuscì nuovamente a curare un figlio di Ginevra e Bentivoglio, fu accusata da alcuni cortigiani di essere stata lei stessa a causarne la malattia ed arrestata per stregoneria, venendo infine messa al rogo dopo infinite torture.

La mostra è accompagnata da due volumi di Luca Scarlini. Il primo, il catalogo edito da Skira, è concepito come un racconto sulla strega, scandito, come l’esposizione, in capitoli che ne affrontano tutti gli aspetti di maghe, veggenti, profetesse, pizie, accogliendo anche immagini della mitologia classica, rimanendo sempre decisamente nel mondo femminile e nelle sue rappresentazioni oscure, come il mito della strega propone nei secoli. Il secondo, pubblicato dalla casa editrice della società Vertigo Bastian Balthazar Books è invece dedicato a storie di streghe in Emilia ed in Romagna e illustrato dall’artista italiana Blackbanshee. 

 

LA STREGA ADDOSSO         

Il Tribunale dell’Inquisizione, la Sala delle Ombre, il tappeto sonoro

Le sale immersive sono da sempre la cifra stilistica delle mostre Vertigo Syndrome e, prendendo ispirazione dal teatro, cercano di rendere il visitatore parte attiva dell’esperienza, coinvolgendo i suoi sensi e le sue emozioni.

La prima sala, realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Modena, è dedicata ad un processo per stregoneria avvenuto nel 1539. I visitatori siederanno al banco degli imputati e saranno messi al centro del serrato fuoco di terribili accuse dell’inquisitore e delle risposte, sempre più sfinite, della donna processata disposta a confessare fatti osceni pur di mettere fine alla tortura.

La mostra si conclude con una seconda sala immersiva composta da specchi, luci e un podio centrale su cui è poggiato il Libro delle Ombre, strumento fondamentale di ogni vera strega. Armati di penna e calamaio, i visitatori vengono invitati a condividere per sempre i loro pensieri e i loro incantesimi personali con i visitatori che li seguiranno.


La sala è accompagnata da un impianto sonoro che rende l'esperienza commovente e di grande impatto emotivo.

LE MOSTRE NELLA MOSTRA

Le illustrazioni di Enrica Mannari e le fotografie di Valeria Gradizzi

 

Come sua consuetudine, Vertigo Syndrome ha invitato un’artista a rivisitare i temi trattati in mostra. Nella sala che chiude l’esposizione, il mondo delle streghe verrà dunque messo in scena da Enrica Mannari, artista toscana, creativa ed autrice di numerosi libri sulla trasformazione ed il cambiamento.

Le opere rappresenteranno sette amuleti illustrati, con sette promesse che ogni donna può fare a se stessa con l’atteggiamento propositivo di coltivare “la strega che è in sé”. Sette magie da custodire e da usare ogni volta che ne sente il bisogno. Sette frasi che evocano il potere interiore delle donne. Sette immagini simboliche che le aiutano a visualizzare la strada.

Quest’anno Stregherie si apre anche alla fotografia e, nella saletta conferenze della mostra, ospita una piccola esposizione a tema. La fotografa veronese Valeria Gradizzi porta a Bologna dal 17 febbraio al 14 aprile il progetto “Elle” sul neo-sciamanesimo femminile in Italia, un mondo carico di spiritualità in cui le donne, attraverso pratiche mistiche, trovano consapevolezza di sé e del loro ruolo nella società.

UNA MOSTRA STREGATA ANCHE PER I BAMBINI E LE SCUOLE

Vertigo Syndrome ha un occhio di riguardo per le famiglie che visiteranno la mostra, di modo da facilitare ai genitori il compito sempre gravoso di offrire ai figli occasioni di svago e cultura in alternativa a televisione, cellulare e videogiochi.

I visitatori più piccoli avranno a loro disposizione un piccolo antro della strega dove preparare amuleti e pozioni magiche con ragni, serpenti e altro schifosissimo materiale misterioso.

I ragazzi più grandi e gli adulti che amano giocare, invece, saranno invitati a partecipare a una impegnativa e sfidante caccia al tesoro tra le opere della mostra al termine della quale riceveranno in omaggio un potente talismano da indossare disegnato dall’artista culto BlackBanshee.

Per tutte le scuole di ogni ordine e grado sono pensate delle visite guidate alla mostra e dei laboratori didattici da svolgersi nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato.

 

STREGHERIE E GLI EVENTI COLLATERALI

Durante tutto il periodo espositivo, si terrà una ricca offerta di iniziative. Gli incontri sono studiati sia per un pubblico già abituato ad argomenti riguardanti il mistico e il misterioso, sia per chi invece partecipa a tali eventi perché non ne sa niente e vuole scoprirne di più ma senza annoiarsi mai.

Ci saranno laboratori chiassosi e colorati per i bambini, lectiones magistrales per gli studiosi, conferenze divulgative per i curiosi, proiezioni di opere cinematografiche e presentazioni di libri e graphic novel a tema streghesco.

VERTIGO SYNDROME

Una crociata contro l'uggia delle mostre darte

Vertigo Syndrome è stata fondata da Chiara Spinnato e Filippo Giunti nel gennaio 2022 e si occupa di ideazione, organizzazione e produzione di mostre “dall’idea al chiodo”.

Le mostre presentate da Vertigo Syndrome sono escogitate e costruite partendo dal presupposto che i visitatori abbiano tutto il diritto di essere impreparati quando fanno il primo passo all’interno dei percorsi espositivi, senza per questo provare imbarazzo o fingersi informati.

La missione non è spiegare tutto, ma far nascere lo slancio e la passione di voler sapere qualcosa di nuovo e avere la soddisfazione di saperlo spiegare agli altri.

Vertigo Syndrome sostiene che anche la mostra d’arte apparentemente più astrusa possa diventare bella se qualcuno ti stimola a guardarla in maniera emozionante.

Vertigo Syndrome è una dichiarazione di guerra alla noia della maggior parte delle mostre d’arte.

Sappiamo che leggere pannelli fitti di date e dettagli tecnici non è divertente e non avvicina nessun visitatore alla conoscenza di un artista o delle sue opere. “Mostra. Non Spiegare” è il nostro grido di battaglia.

Cerchiamo di offrire ai visitatori un viaggio, intrapreso in solitudine o in calorosa compagnia, in luoghi ed ambienti molto suggestivi e capaci di indurre forti emozioni che si manifestano sotto forma di espressione artistica, come accade talvolta con i sogni.

 

 

INFORMAZIONI

STREGHERIE

Iconografia, fatti e scandali sulle sovversive della storia

Bologna, Palazzo Pallavicini (via San Felice 24)

17 febbraio – 16 giugno 2024

Orari

Da giovedì a domenica dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

Chiuso da lunedì a mercoledì

Aperture straordinarie

Domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile 2024

Giovedì 25 aprile 2024

Mercoledì 1 maggio 2024

Domenica 2 giugno 2024

“Gli Dei ritornano - I bronzi di San Casciano”

Le grandi scoperte del santuario etrusco e romano in mostra al MANN dal 16 febbraio al 30 giugno 2024

Dopo la tappa al Quirinale, la mostra del Museo si arricchisce di quattro reperti inediti

BDSC Social Card MANN DEF 250Un viaggio attraverso i secoli alla scoperta del paesaggio delle acque calde tra Etruschi e Romani nel territorio dell’antica città-stato etrusca di Chiusi: dal 16 febbraio al 30 giugno 2024 è in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la mostra “Gli Dei ritornano. I bronzi di San Casciano”, che presenta al pubblico gli straordinari ritrovamenti effettuati nell’estate 2022 e le novità venute alla luce nel 2023 nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.

“I Bronzi di San Casciano, esposti da oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, offrono alla nostra comunità un frammento di storia sepolta e anche l’emozione di questa scoperta, definita dagli esperti una delle più rilevanti degli ultimi tempi. Si tratta di uno scavo giovane, siamo certi che le ricerche condotte dal Ministero della Cultura, con il coinvolgimento di tanti atenei, coordinati dall’Università per Stranieri di Siena, ci regalerà nel prossimo futuro molte nuove scoperte. Abbiamo già proceduto all’acquisto di un palazzo cinquecentesco nel centro storico di San Casciano e ciò renderà possibile presto l’apertura di un museo che diventerà la nuova casa di questi reperti. La ferma volontà di mantenere il legame inscindibile delle scoperte con il territorio è parte costitutiva del progetto di valorizzazione dell’identità delle nostre comunità locali. I musei sono punti cardinali della nostra identità e memoria. La mostra al MANN, fra i più importanti musei archeologici al mondo, testimonia l’importanza per il Ministero della Cultura di questo progetto e ribadisce come il patrimonio sia di tutti”, dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

Dall’età del bronzo fino all’età imperiale, la grande tradizione di produzioni in bronzo di quest’area dell’Etruria è raccontata in un percorso ricco di suggestione: come l’acqua calda delle sorgenti termali si fa vortice e diviene travertino, così il visitatore scopre come le offerte in bronzo incontrino l’acqua calda, non solo a San Casciano dei Bagni, ma anche in una moltitudine di luoghi sacri del territorio. Oltre venti statue e statuette, migliaia di monete in bronzo ed ex-voto anatomici narrano una storia di devozione, di culti e riti in luoghi sacri dove l’acqua termale era usata anche a fini terapeutici. L’eccezionale stato di conservazione delle statue ha permesso di tramandare lunghe iscrizioni in etrusco e latino che restituiscono nuovi dati sul rapporto tra Etruschi e Romani, sui culti presso le sorgenti termali e sulle divinità qui venerate.

"I Bronzi di San Casciano sono da oggi ospitati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli nei nuovi spazi espositivi, che per la prima volta aprono le porte al pubblico. La scelta non è casuale: non sono solamente dei capolavori dell’antichità ad essere in mostra al MANN, ma il risultato di un percorso di scavo in corso, dove statue in bronzo – ed è una circostanza rarissima – sono restituite nel loro contesto, raccordando le storie di un centro antico di ritualità e culto, che dal III secolo a.C. al V secolo d.C. fece dell’acqua termale il suo fulcro. Così il racconto dello scavo del santuario, che fu etrusco prima e romano poi, si snoda nelle nuove sale espositive come un viaggio nel paesaggio delle acque sacre che è al contempo un viaggio nella ricerca. Il percorso dei Bronzi di San Casciano dei Bagni è infatti il frutto della collaborazione tra Musei italiani, Università, enti locali in cui si mette in atto quella valorizzazione immediata dei risultati degli studi in corso che dovrebbe essere il fine ultimo di tutti i progetti di archeologia”, commenta il Direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna.

La mostra, promossa dal Ministero della cultura, è stata realizzata grazie alla collaborazione tra una pluralità di istituzioni preposte alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. Organizzata dalla Direzione generale Musei del MiC, l’esposizione presenta al pubblico i risultati degli scavi archeologici del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Gli scavi sono in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio del Mic, con la tutela della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo. Il coordinamento scientifico è dell’Università per Stranieri di Siena. I restauri sono avvenuti con il supporto dell’Istituto Centrale del Restauro.

"Sono orgogliosa che il progetto di San Casciano dei Bagni oggi venga ospitato a Napoli, all'interno delle prestigiose sale del Museo Archeologico Nazionale. Tra l'altro la mostra si arricchisce anche di nuovi reperti provenienti dallo scavo appena concluso, segno di un'attività che prosegue, grazie alla sinergia con l'Università per Stranieri di Siena e il Ministero della Cultura, e che è ancora in grado di stupirci. E, parafrasando il titolo della mostra, siamo anche felici di sapere che presto i nostri Dei ritorneranno a San Casciano", afferma la sindaca di San Casciano, Agnese Carletti.

La mostra, curata da Massimo Osanna e Jacopo Tabolli, è stata presentata per la prima volta al Palazzo del Quirinale tra giugno e dicembre del 2023, grazie all’iniziativa della Presidenza della Repubblica. Il nuovo allestimento al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, arricchito da nuovi reperti provenienti dallo scavo della scorsa estate, è stato progettato da Guglielmo Malizia e Chiara Bonanni.

Tra i reperti mai esposti al pubblico spicca la statua in bronzo che rappresenta una figura femminile con le mani aperte per la preghiera. La donna indossa un chitone e un mantello; il suo viso è incorniciato da una chioma finemente pettinata e lunghe ed eleganti trecce avvolte cadono sul petto. La scultura rimanda a figure con manto trasverso diffuse sin dalla prima età ellenistica, e può essere datata alla metà del II secolo a.C. Il manufatto è stato rinvenuto nell’insieme di offerte all’interno della vasca sacra, in un gruppo di statue che abbracciavano un grande tronco di quercia. La scultura di devota orante era deposta a testa in giù, come a voler rivolgere la sua preghiera verso il cuore della sorgente termale.                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Il secondo reperto inedito è la base di un donario in travertino, che eccezionalmente presenta un’iscrizione ‘bilingue’. La metà destra è redatta in etrusco, con lettura da destra a sinistra, mentre la metà sinistra è in latino, con una lettura da sinistra a destra: [f]lere havens - [fon]s caldus che si può tradurre (Io sono il) Nume della Fonte – (Io sono il) Fonte Caldo. A parlare è la divinità stessa, che dobbiamo immaginare rappresentata al di sopra della base del donario. Si tratta di un documento eccezionale dell’uso pubblico dell’etrusco ancora all’inizio dell’età augustea. La divinità, che sta parlando nelle due lingue, ben rappresenta l’esistenza di destinatari diversi fra le comunità accolte dal santuario: l’esigenza comune era di essere compresi da tutti. Dalla campagna di scavo del 2023 al santuario del Bagno Grande provengono numerosi nuovi bronzi, riconducibili alle pratiche religiose e rituali di questo luogo di cura termale. Tra questi, benché di piccole dimensioni, spicca un reperto che può essere inserito nel gruppo degli ex-voto anatomici. Si tratta probabilmente di un rene “in versione miniaturistica”. Infine, intagliato in un prezioso frammento di cristallo di rocca perfettamente trasparente, con rare e impercettibili impurità, vi è un pendente a forma di pesciolino. Il cristallo di rocca era ritenuto nell’antichità portatore di numerose proprietà benefiche e mediche, oltre ad essere usato come lente ustoria per curare le ferite; inoltre, essendo interpretato come ghiaccio pietrificato, era reputato utile a preservare il sonno dei defunti e a ritardarne il disfacimento del corpo. Il reperto si data ai primi decenni del I sec. a.C. ed è stato rinvenuto presso la sorgente di acqua fredda esterna al tempio, dentro un focolare, in associazione con una lama di coltello in ferro.

Fra le opere in mostra al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, si notano la splendida statua in marmo dell’Afrodite del tipo di Doidalsas, copia romana di età traianea (II secolo d.C.) da un originale ellenistico, rinvenuta nel Cinquecento presso la sorgente della Doccia della Testa; dalla vasca sacra del Bagno Grande, proviene invece la statua in bronzo di Apollo in atto di scagliare una freccia, risalente al 100 a.C. Accanto alle statue delle divinità, vi sono le raffigurazioni di offerenti, come il personaggio togato databile al I secolo a.C., che presenta molte affinità con il celebre Arringatore conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze; ancora, da non perdere la statua maschile di un giovane malato, rappresentato nudo e in posizione orante: sulla gamba sinistra reca un’iscrizione latina che ricorda come L. Marcio Grabillo offrì a Fons un donario composto, oltre che da questa statua, da altri sei simulacri in bronzo (signa) e da sei arti inferiori. Testimonianza dei dedicanti sono anche i votivi anatomici che riproducono parti del corpo umano (fra cui un orecchio in bronzo con la dedica alla Fortuna primigenia, divinità che tutelava la sorgente fin dalla fase più antica), e le monete romane offerte in età imperiale. Il fulmine in bronzo, deposto insieme a una freccia in selce all’interno di uno strato di tegole e coppi, evoca il fulgur conditum: il rito del fulmine sepolto, in base al quale tutto ciò che all’interno di un tempio o di un santuario veniva colpito da un fulmine doveva essere sepolto, così come il fulmine stesso. Tale strato di laterizi sigillò l’antica vasca etrusca, aprendo la strada alla monumentalizzazione del santuario in età romana, durante il regno dell’imperatore Tiberio (I secolo d.C.).

Il catalogo è a cura di Treccani, con la sponsorizzazione tecnica di Intesa Sanpaolo. Hanno inoltre finanziato lo scavo e i restauri per la mostra Friends of Florence, Ergon, Robe Cope per Vaseppi, Banfi srl e il Castello di Fighine.              

San Casciano dei Bagni - L’Accordo di valorizzazione

In continuità con l’esposizione del Quirinale, il percorso di visita si configura come una scelta di opere rappresentative fra quelle che faranno parte dell’allestimento permanente. Il nuovo museo nazionale avrà sede nel Palazzo dell’Arcipretura di San Casciano dei Bagni, acquistato dal Ministero della Cultura con il rogito del 19 giugno 2023, e ospiterà i reperti provenienti dallo scavo del Bagno Grande, dalle ricognizioni archeologiche e dalle collezioni storiche del territorio.

Il progetto rientra in un più vasto programma strategico, delineato nell’Accordo triennale per la valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico di San Casciano dei Bagni, siglato nel febbraio 2022 dal Ministero della cultura, tramite la Direzione generale Musei e la Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, dalla Regione Toscana, dal Comune di San Casciano dei Bagni e dall’Università per Stranieri di Siena, ai sensi dell’art. 112, comma 4 del decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004. Nell’Accordo di valorizzazione è prevista l’esecuzione di nuove ricerche e scavi nell’area delle acque termali del Bagno Grande. Si prevede anche la costituzione di un Parco Archeologico-Termale, del Museo e di un Hub internazionale di ricerca. In questo quadro, il Palazzo dell’Arcipretura potrà diventare un luogo di riferimento per le operazioni di conservazione, tutela, esposizione e valorizzazione dei reperti provenienti dal complesso santuariale legato alle acque termali di San Casciano dei Bagni e, in particolar modo, dal deposito votivo del Bagno Grande che ha restituito i celebri reperti in bronzo.

AL MASCHIO ANGIOINO LA MOSTRA DEI QUADRI

CHE SI TRASFORMANO DI FRANCESCO FILIPPELLI

Sabato 17 febbraio l’inaugurazione.

Foto Mostra 10.20.23 250“Una mostra fuori dall’ordinario quella di Francesco Filippelli, autore, artista, “genio”, che attraverso una nuova tecnica pittorica brevettata ha reso possibile ciò che prima era inimmaginabile: i suoi quadri vivono!”. Sono le parole d’introduzione di Barbara Melcarne curatrice della mostra.

I quadri si trasformano, i soggetti cambiano espressione, età o addirittura identità! Sette le opere che in un passato non molto lontano hanno sostato in sette luoghi diversi di Napoli e che potranno essere ammirate tutte insieme attraverso un unico percorso divino e tormentato “terribilis est locus iste”.

“Imago Dei” è la mostra che si tiene nella Sala dell’Armeria del Complesso Monumentale di Castel Nuovo  Napoli dal 17 febbraio al 16 marzo 2024 dalle opre 8.30 alle18.30 dal lunedì al sabato. L’inaugurazione è prevista per sabato 17 febbraio alle ore 16.0

Francesco Filippelli è un Pittore e Chimico nato a Napoli nel 1993, di origini Calabresi. Fin da piccolo dimostra una preferenza espressiva confluita verso le arti visive, che troverà pieno sbocco quando a 14 anni studierà a bottega dalla pittrice Francesca Strino. A 18 anni si accorge dell’evanescenza illusoria della realtà percepita, e spinto dalla volontà di liberarsi da questa angoscia nichilista intraprende gli studi sull’universo materiale, iscrivendosi alla facoltà di Chimica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dal 2010 partecipa a diverse esposizioni collettive in tutta Italia. Nel 2018 realizza la sua prima esposizione personale presso Palazzo Venezia, a Napoli. Nel 2020 espone al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) con una personale dal titolo ‘I 7 Mari’. I suoi lavori compaiono in diverse riviste d’arte contemporanea e in alcuni cataloghi d’arte a cura del Prof.V.Sgarbi. Sempre nel 2020, in visita nella Cappella Sansevero, osservando il ritratto del Principe Raimondo di Sangro coglie il segreto alchemico per la trasformazione dei dipinti, a cui lavorerà per i tre anni successivi così da perfezionare la tecnica del ‘Temporama Alchemico’ e realizzare i primi sei ritratti in trasformazione. Attualmente Francesco affianca la professione di Pittore a quella di docente di Matematica e Scienze, titolare presso l’istituto IC Darmon di Marano (NA). Oltre l’ossessione per la pittura, è appassionato di fisica quantistica, arte marinaresca e tabacco.

 

SAN VALENTINO

alla Galleria dell’Accademia di Firenze

ART INSPIRES LOVE

#artinspireslove

mercoledì 14 febbraio 2024

 

Galleria dellAccademia di Firenze Gipsoteca photo Guido Cozzi375771 250La Galleria dell’Accademia di Firenze vi aspetta, mercoledì 14 febbraio, per trascorrere San Valentino, la festa degli innamorati, nelle sale del museo con ART INSPIRES LOVE, un’iniziativa nata l’anno scorso, alla scoperta di quelle opere che raccontano proprio l’Amore. Tutte le coppie sono inviate a fotografarsi davanti alle stesse usando l’hashtag #artinspireslove.

Non molti sanno, ad esempio, che nella Gipsoteca, si trovano i ritratti in gesso del compositore ungherese Franz Liszt e di Marie Catherine Sophie de Flavigny, contessa d’Agoult, nota, come scrittrice, con lo pseudonimo di Daniel Stern, una donna libera e indipendente. I due furono amanti e dalla loro relazione, durata dal 1835 al 1839, nacquero tre figli. I loro busti, esposti uno di fianco all’altro, furono realizzati a Firenze da Lorenzo Bartolini, intorno al 1839, nell’ultimissimo periodo della loro unione.

Alla figura di Amore - Cupido, Bartolini ha dedicato molte delle sue sculture e qui, sempre nel vasto salone dal sapore ottocentesco della Gipsoteca, se ne trovano vari esempi. Possiamo vedere un piccolo delizioso Amore, dalle delicate movenze, con un drappo appoggiato sul braccio destro, una reinterpretazione del tutto personale di un soggetto classico come questo, che lo scultore realizzò nel 1848. Lascia incantati, un’altra sua straordinaria opera, il Tavolo detto degli Amori o dei Genii, eseguita per Anatolij Demidov, la cui versione in marmo è al Metropolitan Museum of Art, a New York. Con grande naturalismo, su un piano tondo, sono adagiati morbidamente tre bambini che Bartolini, in una lettera, definiva come “l’Amore Dio della generazione”, sveglio che protegge il sonno del “Genio della ricchezza scostumata senza virtù”, il quale opprime il “Genio dell’ambiziosa giustezza di operare”.

Tanti altri sono i capolavori conservati nella Galleria che evocano l’Amore. Il Pontormo ce lo ricorda nel dipinto su tavola del 1533, con Venere e Cupido, ispirato al cartone preparatorio di Michelangelo per le sculture della sacrestia Nuova di San Lorenzo. Venere e Cupido incarnano, da un lato, l’amore celeste e spirituale e, dall’altro, l’amore terreno e sensuale, secondo la filosofia umanistica. Tutti gli oggetti che li accompagnano sono simboli che alludono alla caducità della passione, ai tormenti dell’anima, che ritroviamo anche nelle poesie di Michelangelo.

In questo breve percorso a tema, non si può saltare la saletta del Quattrocento dove, Giovanni di ser Giovanni, detto lo Scheggia, fratello di Masaccio, celebra, con dovizia di particolari, la Danza di una festa nunziale, o meglio il momento quando la sposa, accompagnata dai suoi famigliari, varca la soglia della casa dello sposo. Conosciuto come Cassone Adimari, in realtà, il pannello,  che riporta la scena, fungeva da spalliera.

Ma non finisce qui e il pubblico potrà divertirsi a scovare altri particolari o soggetti legati all’Amore!

L’orario di apertura della Galleria dell’Accademia di Firenze è dalle 8.15 alle 18.50 (ultimo ingresso 18.20).

 

Verrà presentata ed inaugurata giovedì 15, presso “Kaos48” in collaborazione con Archivio Fotografico Sergio Siano “TOTÒ FA… CENTRO” “Passeggiata” immaginaria del Principe della risata

Conferenza stampa ore 11:00 ed inaugurazione ore 19:00 per il venissage aperto al pubblico fino al 17 febbraio

 

Totò 250A 126 anni dalla nascita l’Associazione Culturale Kaos 48 celebra il Principe della risata con una mostra multimediale che ricongiunge idealmente, attraverso l’arte, il rione d’origine dell’artista al Centro Direzionale. “Totò fa… Centro” sarà una “passeggiata” simbolica della grande maschera comica e drammatica dai vicoli della Sanità ai grattacieli della City progettata dall’architetto giapponese Kenzo Tange, grazie alle preziose testimonianze messe a disposizione dall’Archivio Fotografico Sergio Siano. La conferenza stampa di presentazione si terrà il 15 febbraio, alle 11, presso la sede dell’associazione in via Giovanni Porzio 4. Interverranno l’assessore comunale al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato; l’assessore regionale alla Scuola, alle Politiche sociali e giovanili Lucia Fortini; i presidenti di terza e quarta Municipalità, rispettivamente Fabio Greco e Maria Caniglia; Elena Anticoli De Curtis, figlia di Liliana; il fotoreporter Sergio Siano, i fondatori di Kaos 48 Stefano Nasti e Fabrizio Scomparin e la componente del Comitato scientifico di Kaos 48 Giuliana De Lorenzo. Modera il capo del settore cultura e spettacoli de Il Mattino, Federico Vacalebre. Seguirà, alle 19, l’inaugurazione del vernissage per il pubblico nella Factory Creativa di Area 35LAB (in via Giovanni Porzio 4, is. G5) e la mostra sarà visitabile da giovedì 15 a sabato 17 febbraio. «Perché dedicare un nostro contributo ad Antonio De Curtis in arte Totò? Pensiamo che sarebbe interessante coinvolgere e fondere due quartieri apparentemente distanti, l’uno popolare e storico, l’altro moderno e cuore economico della città - spiegano Nasti e Scomparin - portando dunque lo spirito verace e creativo della Sanità al Centro Direzionale, apparentemente più freddo ma altrettanto importante. Come? Attraverso un’immaginaria passeggiata di Totò dal Centro storico di Napoli fino a quella che una volta veniva considerata la periferia Est. Il suo attaccamento alle origini è noto a tutti. Alcuni luoghi a lui cari sono stati valorizzati e vengono visitati ogni giorno dai turisti: perfino un busto di Salvatore Scuotto de La Scarabattola, pensato prima per il Museo Totò (da tempo programmato ma non ancora realizzato), ma per ora visitabile sulla pubblica via, che diventerà un’installazione durante la mostra». La mostra è pensata dunque come una passeggiata che Totò verrà a fare con la sua arte comica ma anche drammatica, che verrà ripercorsa con numerosi contenuti fotografici provenienti dall’Archivio Fotografico Sergio Siano, ma anche filmati, oggetti, libri, scritti e canzoni, tutti curati da Kaos 48.

Fino al 9 marzo nella sede del Maschio Angioino sala Litza Cittanova Valenzi 

la mostra "Lelle Levi Sacerdoti: lessico pittorico familiare"

una pittrice, come spesso accade alle donne, meno valorizzata, in un contesto familiare di artisti

 

Locandina Levi 250La prima antologica dedicata a Lelle Levi Sacerdoti, organizzata e promossa dalla Fondazione Valenzi grazie al contributo della Regione Campania e del Ministero della Cultura, con la collaborazione della Fondazione Carlo Levi, è stata curata da Carlo Sacerdoti e Olga Scotto di Vettimo, intende offrire alcuni spunti di indagine sull’opera e sul contesto culturale in cui è vissuta l’artista. Unica donna pittrice in una famiglia di artisti, Lelle Levi è stata ponte culturale tra generazioni.

In mostra circa 40 lavori: accanto alle opere di Lelle, anche dipinti del padre Ercole Levi, del fratello Carlo Levi (Torino 1902-Roma 1975), del figlio Guido Sacerdoti (Napoli 1944-2013), del nipote Stefano Levi della Torre (Torino 1942).

La mostra è visitabile dalle 10 alle 17 dal Lunedì al Sabato, il catalogo è edito da artem.

Nel corso della mostra si svolgeranno due eventi:

il 24 febbraio la presentazione del catalogo e il 6 marzo il finissage. In queste occasioni interverranno oltre ai curatori, critici e prestatori delle opere.

Chi era Adele Levi:

Formatasi sugli insegnamenti del padre Ercole, Lelle ha poi seguito le istanze artistiche del fratello Carlo Levi, celebre pittore e scrittore antifascista, riferimento imprescindibile e preziosa eredità cultuale anche per i nipoti Guido Sacerdoti e Stefano Levi della Torre.

Letterata, pittrice, pianista, Adele Levi (Lelle) nasce a Torino nel 1912. Scarne sono le testimonianze pittoriche riferibili al tempo vissuto in città, mentre molto più cospicua è la produzione legata ai lunghi soggiorni, soprattutto estivi, a Villa Levi ad Alassio, a partire dagli anni ‘20. I paesaggi liguri e il giardino della villa di famiglia, con piante di agave, alberi di carrubo e olivo, ricorrenti anche nei dipinti Carlo Levi, diventano soggetti privilegiati di tanta produzione di Lelle.

All’inizio del 1942, Lelle si trasferisce a Napoli, città del marito Edoardo Sacerdoti. Qui nascono i figli Guido, Franco e Paola. Gli anni del dopoguerra sono scanditi dalla vita nella splendida dimora di villa Haas al Vomero e dai soggiorni a Sorrento e ancora ad Alassio. I ritratti e, soprattutto, i paesaggi e le nature morte costituiscono il tema dominante della produzione di questi anni, rilevando un’acuta osservazione dei modi e delle suggestioni della produzione del fratello Carlo.

Lelle Levi Sacerdoti muore a Napoli nel 1985.

Lelle Levi Sacerdoti ha esposto di rado: la prima volta una personale alla Galleria del Ponte a Napoli nel 1959 e, successivamente, a mostre collettive a Napoli (Circolo Artistico Politecnico 1962; Mostra d’Oltremare 1963), a Cosenza (Galleria d’Arte Calabrese 1964), a Firenze (Lyceum di Firenze 1965) e a Teggiano (Castello Macchiaroli 1997).

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