in Mostra

Alla scoperta di

PIER FRANCESCO FOSCHI (1502-1567) PITTORE FIORENTINO

Attività didattiche sulla mostra

ideate e organizzate

dalla Galleria dell’Accademia di Firenze

in collaborazione con l’Istituto degli Innocenti

 

Laboratori a partire da venerdì 2 febbraio, ore 17.00

 presso il Museo degli Innocenti

 

Allestimento Pier Francesco Foschi 1502 1567 pittore fiorentino Foto Guido Cozzi 250La Galleria dell’Accademia di Firenze e l’Istituto degli Innocenti hanno ideato e organizzato insieme un progetto di attività didattiche legate alla mostra PIER FRANCESCO FOSCHI (1502-1567) PITTORE FIORENTINO, nell’ambito del rapporto di collaborazione nato fra le due istituzioni nel 2023, in accordo con il MiC-Ministero della Cultura. Le attività, studiate per un pubblico differenziato, che va dai più piccoli (bambini della scuola dell’infanzia e primaria) ai ragazzi e agli adulti, permetteranno di approfondire a vari livelli alcune delle opere esposte in mostra alla Galleria dell’Accademia, il periodo storico nel quale il Foschi ha vissuto, le tecniche utilizzate dal pittore e dagli artistici dell’epoca.

Il Dipartimento di didattica della Galleria dell’Accademia con Alla scoperta di Pier Francesco Foschi, offre tre tipologie di materiale didattico, scaricabili gratuitamente dall'area dedicata che si trova all’interno del sito web del museo, con la finalità di fornire strumenti capaci di facilitare la "visita" alla mostra.

Cerca il dettaglio” è una vera e propria “caccia al tesoro” rivolta ai bambini e le bambine, che coinvolge anche famiglie e scuole. Grazie ad una mappa che segue il percorso espositivo è possibile mettersi alla ricerca di particolari quali oggetti, animali, accessori e monogrammi: un modo semplice per avvicinarsi al linguaggio del pittore e capirne meglio la vicenda artistica.

Dal cartone alla tela: la tecnica dello spolvero” consente di entrare all’interno delle botteghe del Cinquecento dove i giovani allievi si esercitavano copiando i capolavori del loro maestro. Copiare era una pratica virtuosa che Foschi seppe trasformare in un vero e proprio talento. In questo contesto si spiega la tecnica più comune per l'’epoca quella di riprodurre i soggetti su tela ovvero lo “spolvero”: i pittori per prima cosa studiavano la composizione dell’opera con tutti i suoi dettagli, tramite l’esercizio del disegno e poi la riportavano, in scala 1:1, su un cartone più grande attraverso la tecnica della quadrettatura. I contorni del disegno venivano forati con un ago, il cartone veniva posto sopra la tela e tamponato con un sacchettino riempito di polvere di carbone o di terra rossa, lo ‘spolvero’, appunto, per procedere, una volta lasciata la traccia, con la pittura. Una tecnica che permetteva non solo di minimizzare gli errori, ma anche di riprodurre in più versioni soggetti o intere composizioni in dipinti diversi.

Per apprezzare a pieno il valore artistico delle opere del Foschi è fondamentale comprendere il contesto culturale e religioso in cui l’artista si formò. “Curiosità”, l’ultimo dei tre progetti che troviamo sul sito web della Galleria, attraverso informazioni curiose e poco conosciute introduce a quell’ambiente, accompagnando il visitatore nella lettura di alcuni dipinti, soffermandosi su particolari o aneddoti inerenti la committenza e la storia dell'opera.

Tra i numerosi prestiti su cui ha potuto contare la mostra dedicata a Pier Francesco Foschi rientra anche l’opera ‘Madonna col Bambino e due angeli’ messa a disposizione dal Museo degli Innocenti. Oltre al prestito del capolavoro dell’artista fiorentino, il Museo degli Innocenti, insieme con la sua sezione educativa ‘Bottega dei ragazzi’, collabora con l'Accademia offendo un ciclo di laboratori ludici-artistici rivolto ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. Obiettivo dell’iniziativa è stimolare nei partecipanti la riflessione sui simboli, sugli oggetti e sui costumi e guidarli all’esperienza dell’autoritratto, partendo proprio dai capolavori dell’artista. Gli appuntamenti con il laboratorio dal titolo “Simboli parlanti: il ritratto tra passato e presente” sono fissati il 2, il 10 e il 20 febbraio e il primo marzo, in orario pomeridiano. Partendo dagli elementi presenti nella mappa creata per il percorso della mostra dalla Galleria dell’Accademia, il laboratorio dà vita a un viaggio che si compone di due fasi: inizialmente verranno analizzati e discussi i simboli del passato e del presente e come questi ci definiscono come individui. Nella seconda fase i partecipanti andranno a creare un autoritratto da modellare in base al messaggio che i bambini vorranno veicolare.

Per informazioni sui laboratori e prenotazioni tel. 055.5274578 (dalle 14 alle 17.30) oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Si ricorda che grazie all’accordo stipulato fra i due enti, con il biglietto della Galleria dell’Accademia è possibile visitare la collezione del Museo degli Innocenti, conservata nell’edificio del Brunelleschi in piazza SS Annunziata, a un prezzo ridotto.

GIORGIO VASARI

1574 - 2024

L’apogeo della fama

Accademia delle Arti e del Disegno

Firenze, via Orsanmichele 4

Gennaio – Novembre 2024

Giorgio Vasari Perseo libera Andromeda Studiolo di Francesco I Palazzo Vecchio 250Quattrocentocinquanta anni fa moriva a Firenze Giorgio Vasari, pittore, architetto e scrittore, passato alla storia soprattutto per le sue Vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori, il primo libro organico di storia dell’arte che ci sia pervenuto, fonte inesauribile, e spesso unica, di notizie biografiche sugli artisti del Rinascimento, nonché ricchissimo archivio di informazioni anche su opere d'arte che oggi non ci sono più. E’ stato grazie ad una sua idea che nel 1563 fu fondata l’Accademia delle Arti del Disegno: Giorgio Vasari voleva emancipare la figura dell’artista da quella dell’artigiano, al quale era stato sino ad allora equiparato, e garantire pieno valore intellettuale alle opere d’arte. In questa nuova visione, l’insegnamento delle materie artistiche acquistava un’importanza tutta nuova e necessitava dunque di una nuova Accademia. L’istituzione fiorentina, che dal 1971 ha sede nello storico Palazzo dell’Arte dei Beccai, si unisce dunque alle celebrazioni del suo illustre fondatore e la Classe di Storia dell’Arte propone, a cura del suo presidente Massimiliano Rossi, il ciclo di conferenze Giorgio Vasari 1574 - 2024: l’apogeo della fama, che per l’intero anno affronterà aspetti diversi della multiforme personalità vasariana, facendo luce soprattutto sul suo ultimo decennio di vita, in cui la sua fama raggiunse il culmine. Ad aprire il ciclo, venerdì 26 gennaio alle 17.30, sarà Cristina Acidini, presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, che parlerà de “L’ultima grande impresa di Vasari: la cupola del Duomo di Firenze”. “Quella di Vasari in Cupola – racconta Acidini – è la grandiosa impresa finale della carriera di pittore, in cui riversa la sua colta inventiva e la sua sapienza tecnica. Ho seguito per dieci anni il restauro del Giudizio Universale, suo e di Zuccari: conosco e ricordo tutti quei 3600 metri quadrati di pittura murale!”

La rassegna proseguirà sino a novembre 2024 ed ospiterà, tra gli altri, Alina Payne, Director of Villa I Tatti, The Harvard Center for Italian Renaissance Studies, e Carlo Falciani, accademico ordinario della Classe di Storia dell’Arte. Storici dell’arte e studiosi, con cadenza mensile, racconteranno come, negli anni tra il 1563 e il 1574, avvenisse l’incontrastata affermazione di Vasari come pittore, architetto, collezionista, letterato inventore di figurazioni allegoriche e storiografo di fama europea. In quel decennio, a Firenze, fu regista della celebrazione medicea, in virtù del sodalizio con il duca Cosimo I, divenuto granduca dal 1569 e destinato a scomparire, come lui, nel 1574; mentre a Roma, nello stesso periodo, al servizio dei papi Pio V e Gregorio XIII, si battè perché i cantieri lasciati incompiuti da Michelangelo - quello della basilica di San Pietro innanzi tutto - venissero proseguiti fedelmente. Nonostante le sue potentissime committenze, Vasari riuscì a non farsi schiacciare tra il potere politico di Cosimo I e quello religioso dei Papi della Controriforma, e nella seconda edizione delle Vite, pubblicata dagli stampatori Giunti nel 1568, delinea una soggettività terza tra potere temporale e potere spirituale: il primato dell’Arte, anticipato, cinque anni prima, proprio dall’istituzione dell’Accademia del Disegno. “Fu un risultato straordinario – conclude Massimiliano Rossi - e negli anni successivi, nell’Età del disciplinamento religioso e aldilà della frammentazione politica della Penisola, proiettò l’Italia nel futuro, dandole un’identità fortissima”.

Venerdì 26 gennaio ore 17.30

Cristina Acidini

Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno

L’ultima grande impressa di Vasari: la cupola del Duomo di Firenze

Venerdì 16 febbraio ore 17.30

Alessandra Baroni

Scuola dell’Arte della Medaglia oligrafico e Zecca di Stato

Giovanni Stradano e Giorgio Vasari a Palazzo Vecchio

Venerdì 1 marzo ore 17.30

Tommaso Casini

Università IULM

La molteplicità del volto: il ritratto in Vasari e la sua fortuna

Lunedì 29 aprile ore 17.30

Eliana Carrara

Università di Genova

Vasari architetto tra cantiere e scrittura

Venerdì 31 maggio ore 17.30

Carlo Falciani

Accademia di Belle Arti di Firenze

“Una machina grandissima quasi a guisa d’arco trionfale”

Vasari a Bosco Marengo

Tutte le conferenze saranno introdotte da Massimiliano Rossi

Presidente della Classe di Storia dell’Arte dell’Accademia delle Arti del Disegno

Informazioni

Accademia delle Arti del Disegno

Via Orsanmichele 4, Firenze

Tel. 055 219642

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.aadfi.it

Al Circolo degli Artisti di Albissola Marina (SV) la mostra “Comuni (Im)Mortali: dipinti e ceramiche” di Gioele Sasha Staltari

 

2024 Gioele Sasha Staltari Locandina invito 250Il Circolo degli Artisti di Albissola Marina (SV) in Vicolo Pozzo Garitta, 32 - www.circoloartistialbisola.it - inaugura la stagione espositiva 2024 con un artista giovanissimo Gioele Sasha Staltari, originario di Albissola Marina, ma già affermato e che ha impressionato con la sua opera presso l'Accademia di Brera, al punto che sarà presentato dal suo professore e amico del Circolo degli Artisti, Carlo Pizzichini, che ha anche curato la mostra.

La mostra Comuni (Im)Mortali: dipinti e ceramiche di Gioele Sasha Staltari a cura di Carlo Pizzichini verrà inaugurata sabato 13 gennaio 2024 alle ore 17,00 ad eccezione del lunedì dal 13 al 28 gennaio 2024, dalle ore 16,00 alle ore 19,00 al Circolo degli Artisti di Albissola Marina (SV) in Vicolo Pozzo Garitta, 32.

Gioele Sasha Staltari, classe 2002, è un pittore nato a Savona e cresciuto ad Albisola Superiore. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo artistico A. Martini di Savona si trasferisce a Milano, dove oggi vive. Inizia a disegnare e dipingere sin da bambino, incoraggiato prima dalla madre e successivamente da una serie di docenti che hanno saputo stimolarlo e spronarlo durante tutto il percorso di studi. Nel 2021 si iscrive alla scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera, incontrando il professor Carlo Pizzichini, tutt’ora suo docente nonché curatore della mostra. Se in una prima fase del suo percorso Staltari coltivava una visione figurativa ma onirica, attualmente si è spostato verso una ricerca approfondita della quotidianità, volta a valorizzare l’intimità e la profondità di quei momenti che viviamo ogni giorno, ma che nella memoria rimangono marginali. Nel corso degli ultimi due anni ha partecipato a diverse mostre collettive nell’area lombarda. Da segnalare anche la partecipazione alla 52° edizione di “Forme Nel Verde” a San Quirico d’Orcia, curata dallo stesso professor Carlo Pizzichini, all’interno della sezione dedicata agli studenti accademici.

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"Se andiamo a leggere le caratteristiche del nome ebraico

Gioele, si legge: intelligente, studioso e socievole.

E probabilmente il nome dato dagli Staltari ad uno dei due figli, trova diverse corrispondenze nel carattere di Gioele. Riprova, per il rispetto di alcune sue qualità, è per esempio, la mia impensata ritrosia a far lui una presentazione; tema che spesso eccita la mia voglia di proporre e ragionare intorno alle cose d’arte. Ma viceversa, in questo caso, credo di essermi reso conto che, ultimamente, sia le capacità di pratica nella pittura che il suo concetto critico abbiano raggiunto in Gioele un livello di alto connubio, un tutt’uno, del quale forse solo l’autore ha il privilegio di scendere in profondità. Così intimo e riservato, come una camera da letto, appare quindi il suo lavoro, tanto che qualsiasi interferenza, avrebbe rotto, a mio avviso, il silenzio in bianco e nero che va a riassumere quell’istante di vita che Staltari ci sta raccontando. Ho seguito per tre anni il suo lavoro all’interno della scuola di Pittura dell’Accademia di Brera, dove Staltari ha lavorato con lena e consapevolezza, imparando a cercare in sé stesso gli argomenti da restituire al mondo.

Ma ciò che mi ha particolarmente sorpreso è quando ho chiesto lui, poche parole come direttrici di una poetica delle proprie opere. Non ho mai troppo sopportato chi scrive in prima persona singolare, eppure, quanto stavo leggendo, potevo considerarlo particolarmente adatto a descrivere il proprio lavoro e mi sembrava eccessivo aggiungere ulteriori ragionamenti a quelle schiette e radicate motivazioni, che anche nei loro piccoli difetti distile, si dimostrano non solo ricche cornici alle opere esposte ma anche profondi e radicati pensieri, come la materia pittorica usata sulla tela: spatolate e pennellate difficili da rimuovere perché giustapposte lì, per sempre, per rendere l’atto creativo e l’intuizione, un momento magico, indelebile, immortale."

Carlo Pizzichini

 

A Trecase esposizione internazionale di Libri d’Artista “Volammo davvero. Fabrizio De Andrè nei libri d’artista” in occasione del 25° anno dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè

Locandina Omaggio a Fabrizio De Andrè 250L’associazione culturale Prometeo in collaborazione con il Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” Trecase, il Liceo Artistico e delle Scienze Umane “G. de Chirico” Torre Annunziata e con il Patrocinio morale della Fondazione “FABRIZIO DE ANDRÈ ONLUS” del Comune di Trecase e dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) Napoli e Campania promuove a Trecase, nell’oratorio “Don Giuseppe Tortora” in Via Regina Margherita n. 68 dal 10 al 12 gennaio 2024 l’iniziativa “Volammo davvero. Fabrizio De Andrè nei libri d’artista”. Esposizione internazionale di Libri d’Artista a cura dei prof. Crescenzio D’Ambrosio e Felicio Izzo, in occasione del 25° anno dalla sua scomparsa. Il Progetto è a cura del Presidio del Libro-Archivio del Libro d’Artista VERBAMANENT di Sannicola-Lecce.

Vernissage mercoledì 10 gennaio 2024 ore 19,00. Saluti istituzionali: Dr. Francesco Manca, Presidente dell’associazione culturale Prometeo; Avv. Raffaele De Luca, Sindaco di Trecase e Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio; Don Antonio Ascione, Rettore del Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro” Trecase. Interventi: Prof.ssa Rosalba Robello, Dirigente Scolastica Liceo Statale “G. de Chirico” Torre Annunziata; Prof. Felicio Izzo, Già Preside del Liceo Statale “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata; Prof. Crescenzio D’Ambrosio, Docente del Liceo Statale “Giorgio de Chirico” Torre Annunziata.

Venerdì 12 gennaio 2024 ore 19,00Omaggio a Fabrizio De Andrè” a cura del Gruppo Artistico Prometeo.

Esposizione di locandine celebrative dedicate a Fabrizio De Andrè e lettura di versi tratti dalle sue canzoni a cura degli studenti del Liceo Artistico e delle Scienze Umane “Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata, in occasione del venticinquesimo anno dalla sua scomparsa.

La mostra resterà aperta da mercoledì 10 a venerdì 12 gennaio dalle ore 19,00 alle ore 21,00.

                                                                                              

                                                                                                                                                                                                                                   Cesare Bifulco

MARE CORTO

un reportage di

Ignacio Maria Coccia e Matteo Tacconi

a cura di Emanuele Bajo

invito mail mare corto 250La GABA.MC – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, con l’avvio del nuovo anno accademico, apre la stagione espositiva con il linguaggio della fotografia e il progetto Mare Corto che vede al centro un reportage del foto-reporter Ignacio Maria Coccia e del giornalista Matteo Tacconi, dedicato alle coste e isole del Mare Adriatico. L’inaugurazione è programmata per venerdì 15 dicembre alle ore 18.30

La mostra, curata da Emanuele Bajo docente dell’Accademia, nasce dalla già consolidata relazione con Ignacio Maria Coccia che, la scorsa estate, nell’ambito delle iniziative dedicate al Cinquantesimo dell’istituzione, ha visto gli allievi dell’Accademia coinvolti in un workshop da lui realizzato sul tema del reportage e poi in un’esposizione presso  la Galleria d’Arte Contemporanea “O. Licini” di Ascoli Piceno, allestita nel contesto del Festival del Reportage diretto artisticamente proprio da Ignacio Maria Coccia. Oggi l’Accademia di Belle Arti di Macerata, con Mare Corto non solo intende continuare a valorizzare questa relazione, oggi arricchita della presenza del giornalista Matteo Tacconi, autore dei testi che vivono con gli scatti di Ignacio Maria Coccia, ma desidera anche continuare a sottolineare quanto sia importante mostrare il lavoro dei professionisti nella prospettiva di esempio per il futuro.

Con Mare Corto si parla di territorio, argomento caro all’Accademia. Si parla di seimila chilometri di strade litoranee e quattromila di insulari. Sei sono i Paesi rivieraschi che tocca questo progetto: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Albania. Cattolica, ortodossa e musulmana sono le tre grandi fedi che s’incontrano e incrociano in questi luoghi.

Mare Corto è un viaggio per coste e isole adriatiche, compiuto da Ignacio Maria Coccia e Matteo Tacconi tra il 2015 e il 2017 per raccontare uno spazio escluso dalle grandi cronache sui mari, dominate dalle fascinazioni del Mediterraneo, dalle avventure oceaniche o in quelle verso i Poli. L’Adriatico orfano di Venezia, che seppe dargli unità politica e commerciale. L’Adriatico spezzato dai grandi conflitti del Novecento. L’Adriatico muro d’acqua, con la guerra fredda. Così è diventato mare minore. L’Adriatico, spazio di profondi squilibri economici. Il divario Nord-Sud, che si ripresenta lungo entrambe le coste: di qua il Veneto e la Puglia, di là la Slovenia e l’Albania. La frattura Ovest-Est, che attraversa anche il nostro mare. In uno scenario così frammentato è difficile rilevare una matrice comune. Ma i Mare Corto protagonisti di questa narrazione non la cercavano. Ignacio Maria Coccia e Matteo Tacconi volevano semplicemente raccontare questo mare minore e trascurato, per come appare. E dunque sono stati sulle isole. Grappoli di isole, sulla costa orientale. Le Tremiti, le sole sul lato italiano. Hanno perlustrato le città di mare e visitato i porti, le saline, i cantieri navali. I fari, le spiagge e le foci dei fiumi. Sempre con l’intenzione di fare cronaca del presente. Eppure in un lungo viaggio alla fine viene sempre fuori un filo, una cifra, una costante, che per loro sta in un’atmosfera di calda nostalgia o di intimità, per dirla con Predrag Matvejević, che più volte si è manifestata nel corso della loro esplorazione tanto da essere avvertita da molta della gente dell’Adriatico. Un moto – magari inconsapevole – che le permette di riconoscersi e ritrovarsi, al di là del contesto e della cultura di riferimento. E allora le lontananze si accorciano. Mitteleuropa e Mediterraneo, Occidente e Oriente, Unione europea e Balcani si miscelano. L’Adriatico diventa corto.

Con questa mostra, pertanto, L’Accademia di Belle Arti di Macerata, attraverso lo sguardo e le sensibilità di due grandi professionisti come Ignacio Maria Coccia e Matteo Tacconi, vuole1 Ignacio Maria Coccia Mare Corto 250 raccontare come solo attraverso la cultura, le distanze e le differenze possono essere superate.

La mostra è aperta dal martedì al sabato dalle 16.30 alle 19.30 – festivi esclusi – e sarà visitabile fino al 23 febbraio 2024. Per informazioni e variazioni di orario visitare il sito https://www.abamc.it/gaba-mc

IGNACIO MARIA COCCIA nasce a Madrid nel 1974. Fotografo professionista da oltre 20 anni, ha pubblicato i suoi reportage fotografici su magazine nazionali e internazionali e da alcuni anni si dedica solo a progetti personali. La sua ricerca lo ha portato spesso a raccontare le storie e le frontiere europee, Balcani e spazio post-sovietico in primis. E’ membro dell’agenzia Contrasto. Molti dei suoi lavori sono diventati libri: Kiev, Ucraina (2005), Kosovo, incertezze e sogni (2009), Assalto al moro (2012), Offida, sacra e profana (2014), Verde Cortina (2014) e Mare Corto (2018) con Matteo Tacconi. Nel 2011 e nel 2016 è stato tra i finalisti del Premio Amilcare Ponchielli. Nel 2020 ha insegnato fotogiornalismo alla scuola di letteratura e fotografia Jack London. È fondatore e direttore artistico del Festival del Reportage.

MATTEO TACCONI, 45 anni, è giornalista professionista dal 2006. Per anni ha lavorato come freelance coprendo l'Europa centrale, i Balcani e lo spazio post-sovietico, recandosi spesso sul campo. Ha collaborato con giornali, periodici, siti. Ha realizzato inoltre servizi e documentari per la RSI, la radio-tv della Svizzera italiana. Nel 2021 è stato assunto alla sede Rai di Ancona.

INFO

Accademia di Belle Arti di Macerata

Piazza Vittorio Veneto 5 (MC)

Tel: 0733/405150

www.abamc.it

Giovedì 14 dicembre, ore 18.00

Presentazione della nuova collezione

DIPINTI E ARREDI ANTICHI 2023

FIRENZE, Via Maggio, 40r

FIRENZE, Via de’ Tornabuoni, 5

 

Andrea della Robbia e bottega bassa 250Tornabuoni Arte – Arte Antica presenta la collezione di Dipinti e Arredi Antichi 2023, esponendo una selezione delle opere più significative del catalogo, tra cui una serie di nuove acquisizioni e capolavori inediti. La mostra inaugurerà giovedì 14 dicembre 2023, alle ore 18.00, presso la galleria di Via Maggio, 40r e la nuova sede espositiva di Via de’ Tornabuoni, 5.

Tra i dipinti a tema sacro e religioso, quali i cosiddetti “fondi oro” del Trecento e Quattrocento, troviamo una splendida tavola della prima maturità di Zanino di Pietro, il più rappresentativo dei pittori del tardogotico veneziano insieme a Gentile da Fabriano. Si tratta di un’opera dedicata all’iconografia della Madonna dell’Umiltà, databile probabilmente all’inizio del XV secolo, che vede la Vergine seduta su un prato, adagiata sopra ad un cuscino dorato.

Passando al Cinquecento, tra le opere sacre va ricordata anche la Madonna col Bambino di Giovanni di Niccolò Mansueti (1485-1527), pittore formatosi a Venezia presso Gentile Bellini che nel corso della sua carriera mostrò, tuttavia, anche l'influenza del più celebre fratello del maestro, Giovanni Bellini, e del grande Vittore Carpaccio.

Tra le nuove acquisizioni, spicca in particolar modo la Maddalena in estasi, opera inedita di Bernardino Cesari, fratello minore del Cavalier d’Arpino e insieme a lui attivo a Roma negli anni della rivoluzione artistica tra la Maniera e il primo Barocco. La Maddalena, raffigurata di tre quarti, con i lunghi capelli biondi cadenti sulle spalle e un libro chiuso in grembo, è rappresentata, secondo un’iconografia molto diffusa, nel momento della sua estasi, affiancata da un angelo che le porge il vaso degli unguenti.

Le muse e Pegaso fra le nuvole del monte Parnaso e Venere e Adone sono le due tele a tema profano di Pietro Liberi (Padova, 1605 – Venezia, 1687), uno dei più validi artisti attivi nel pieno Seicento, molto apprezzato dai collezionisti coevi per il carattere sensuale ed erotico dei suoi lavori. In Venere e Adone, uno dei più tipici e meglio riusciti esempi della sua produzione, la dea della bellezza abbraccia e bacia teneramente il giovane, a mezzo busto, mentre in alto un putto su un carro alato guarda la scena. Dell’artista padovano, i cui punti di riferimento furono i grandi maestri del passato, come Michelangelo e Raffaello, ma anche Annibale Carracci e Pietro da Cortona, si propone anche la Battaglia di Lepanto, una rarissima tela dove l’artista, tratteggiando un luminoso squarcio nel cielo sopra al concitato scontro navale, illustra la vittoria della Cristianità sugli infedeli.

Il grande olio su tela Veduta di Roma con capricci architettonici del pittore e scenografo Antonio Joli (Modena, 1700 – Napoli, 1777), esponente del Vedutismo, spicca tra le opere di questo particolare genere pittorico, quello dei capricci architettonici appunto, che troviamo nel percorso espositivo. Rappresenta uno scorcio della Città Eterna in primo piano, preso dai Mercati di Traiano o da Villa Aldobrandini, con le rovine di templi all’antica e, sullo sfondo, la Colonna Traiana e la Chiesa di Santa Maria di Loreto.

Molte anche le sculture proposte dall’esposizione. Tra queste, il pezzo più importante è sicuramente la bellissima Madonna col Bambino, raro stucco policromo la cui eccezionale qualità e l’ottima conservazione del colore fanno pensare che sia stato prodotto proprio dalla bottega di Andrea della Robbia, all’inizio del XVI secolo. La presenza dell’antica cornice a tabernacolo testimonia il fatto che questo oggetto fu probabilmente realizzato per il culto domestico. Degna di nota anche la Venere che cavalca un tritone in marmo di Carrara, risalente all’inizio del Seicento, il cui autore è stato identificato in Chiarissimo Fancelli (1588-1632), specializzato nella scultura in marmo all’antica, attivo per tutta la sua carriera a Firenze.

Esemplari unici, infine, fanno parte della collezione di mobili e oggetti d’arredo antichi, tra cui segnaliamo il magnifico Paliotto con Sant’Antonio proveniente dall’area emiliana e più precisamente da Carpi. Questo paliotto, termine che indica il rivestimento decorativo del fronte dell’altare, è uno splendido esempio dell’arte della scagliola, tecnica di intarsio a imitazione di marmi e pietre dure nata proprio nella città emiliana all’inizio del XVII secolo, periodo al quale va fatta risalire la realizzazione dell’arredo sacro. Il disegno, circondato da una splendida cornice in porfido, è riccamente elaborato con motivi naturalistici, ed incornicia l’immagine centrale con Sant’Antonio e Gesù Bambino.

 

Tornabuoni Arte – Arte Antica

via Maggio, 40/R | Firenze - 50125 | tel. +39 055 2670260

via de’ Tornabuoni, 5 | Firenze - 50123 | tel. +39 055 2398813

e.mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.tornabuoniarte.it 

Al MANN - Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la presentazione del catalogo della mostra “Mann Sgamat”

Giovedì 21 dicembre alle ore 17:30 presso le sale “Villa dei Papiri”

 

Mann Sgamat 250Dopo il successo dell’inaugurazione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che ha visto protagonisti i due artisti Dario Gaipa e Maurizio Padula, per gli appassionati di arte e cultura, giovedì 21 dicembre 2023 alle ore 17:30, presso le sale Villa dei Papiri curata da Serena Calò, arriva la presentazione del catalogo della mostra Mann Sgamat.

I quadri dei due artisti esprimono sfaccettature, aspetti reali e crudi della propria amata città. Un vero e proprio grido di denuncia “Sogno una città senz’auto”.

Le opere sono suddivise in tre sezioni :

Portrait collage - sette collage con ritratti, dipinti su tela, di personaggi iconici non solo della scena partenopea - accanto quelle della collezione permanente del Museo, mostrano

l’uso delle immagini con funzione protettiva, come un rimando all’essenza grecale ancora oggi insita in Napoli.

Archetypes - grandi collage su tela - sono stati ricomposti pezzi di manifesti strappati dai muri della città di Napoli, completati da interventi pittorici e da stencil raffiguranti statue,

affreschi e mosaici iconici presenti nella collezione permanente del Mann.

Urban - serie di collage digitali che ritraggono con l’ironia amara insita nella natura napoletana le contraddizioni che rendono unica questa città. La mostra Mann Sgamat resterà aperta al pubblico fino all’ 8 Gennaio 2024.

Gli artisti:

Dario Gaipa nasce nel 1976, a vent’anni si appassiona all’ambito della grafica pubblicitaria e si diploma all’Ilas. Entra nel Corriere del Mezzogiorno come impaginatore e in un’agenzia

pubblicitaria. Fonda la propria rubrica Racconti Sonori, nella quale racconta la scena cantautorale a Napoli, spesso pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno. Organizza l’evento

Connessioni, mettendo a confronto gli artisti della scena musicale anni ’90 con quella contemporanea. La Pop Art, la Street Art e l’arte italiana degli anni Sessanta permeano il

suo flusso creativo. Nasce così il suo progetto La pelle di Napoli, manifesti strappati dai muri della città che ne raccontano una stratificazione non solo urbana, ma sociale, umana.

Nascono anche i Vesuvius de Papel realizzati con un unico e violento strappo. Con la pandemia crea la serie Vip Mask, una serie di personaggi famosi con indosso maschere

improbabili.

Maurizio Padula nasce nel 1977, architetto e disegnatore. Dal 2015 si avvicina alla pittura, utilizzando le principali tecniche artistiche come l’olio, l’acquerello e l’acrilico. Sperimenta

a lungo per trovare il proprio stile. Si dirige verso la Pop Art e la Street Art, dalla quale assimila la tecnica dello stencil che gli garantisce un maggiore controllo sul processo

creativo, che ritroviamo in molte delle opere che realizza insieme a Dario Gaipa. Nel 2022 partecipano alla collettiva Come with me presso il Palazzo Ducale di Genova con il Portrait

Collage di Pasolini.

Il loro laboratorio Llabbasc in via San Pietro a Majella 6 , Napoli si trova poco distante dal Museo dove lavorano, studiano, creano dipinti. Il laboratorio è aperto tutti i giorni al

pubblico.

la Collezione Renato Alpegiani

Antonio Marras “compare spare”

dal 4 dicembre 2023 al 28 gennaio 2024

 Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS

fOn Art Gallery

via Antonello da Messina 45, Aci Castello (Catania)

 

Foto OELLE 250Alla Fondazione Oelle Mediterraneo Antico ETS di Aci Castello (Catania) apre dal 4 dicembre 2023 al 28 gennaio 2024 la mostra ALL MY DREAMS, la collezione Renato Alpegiani e “compare spare” di Antonio Marras, a cura di Anna Tusa.

LE MOSTRE

La Fondazione OELLE Mediterraneo Antico propone, per la seconda edizione, il progetto “Collezione in Fondazione”: un format circolare che coinvolge un collezionista, invitato a raccontare con le proprie opere e la propria storia, le ragioni di una collezione, dei suoi sviluppi etici ed estetici e della prorompente azione dell’arte. Renato Alpegiani ha accettato con entusiasmo l’invito di Fondazione OELLE a esporsi, a raccontarsi, in qualità di collezionista e di figura di spicco nel sistema dell’arte italiana e internazionale. Torinese, ricercatore infaticabile e frequentatore attento di gallerie e fiere internazionali, Alpegiani ha scandagliato, fin dai primi anni Ottanta, tutte quelle correnti nazionali e internazionali che hanno determinato una svolta nella concezione odierna dell’arte contemporanea.

In mostra sono presenti oltre 50 le opere della collezione Alpegiani, di Paola Angelini, Stefano Arienti, Vanessa Beecroft, Nicolò Bruno, Zaza Calzia, Srijon Chowdhury, Jo Coda, Sylvie Fleury, Louis Fratino, Roberto Goffi, Roni Horn, Karen Kilimnik, Maria Lai, Bice Lazzari, Lalla Lussu, Jonathan Monk, Ruben Montini, Scott Myles, Catherine Opie, Mattia Ozzy B., Carol Rama, Rosanna Rossi, Matt Stokes, Annika Strom, Vibeke Tandberg, Sue Williams.

«Gratitudine è il sentimento che mi lega ai collezionisti che stanno scegliendo di fare una parte del proprio viaggio nel mondo dell’arte con OELLE.  Renato Alpegiani, artista e collezionista innamorato e coinvolto, ci ha aperto le porte di un mondo in qualche modo onirico, con una generosità che appartiene a pochi esseri umani. Ha preso parte attiva a ogni passo che ci ha portato, insieme, a questa mostra e non ha esitato a coinvolgere un viaggiatore altrettanto generoso come Antonio Marras, un artista dai suoi “segni” inconfondibili», ha affermato Ornella Laneri, Presidente di Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS.

«Per convenzione mi dichiaro collezionista. Amo però definire i lavori acquisiti raccolta, una raccolta di emozioni, poiché sono sempre le emozioni a guidarmi verso l’opera. L’arte è stata una costante nella mia vita, spesso Carol Rama mi diceva “L’arte mi ha guarita”. Io non so se l’arte mi abbia guarito, con certezza posso affermare che mi ha fatto vivere meglio. L’arte continua a darmi emozioni e incessante curiosità. È l’impatto emotivo e coinvolgente che mi spinge ad acquisire un’opera, non mi hanno fermato nemmeno dimensioni impossibili da installare nel mio appartamento, seppur grande. Quando iniziai negli anni Novanta a interessarmi soprattutto individuando giovani, c’era ancora la possibilità di seguirne l’evoluzione. Quando parlo di crescita non intendo quella economica. Con la fine degli anni Novanta, con le aste e i molti soldi entrati nel sistema, abbiamo assistito a una impennata dei prezzi incontrollata, e incontrollabile», ha dichiarato Renato Alpegiani.

Di Antonio Marras, invece, è in esposizione COMPARE SPARE (2021), stoffe recuperate, trovate, riprese da scartati e rifiuti e poi assemblate, ricamate, cucite come fossero strati di colori e materiali diversi, per una serie di 10 paraventi di dimensioni ambientali. «I pezzi di questa nuova serie di Marras sono opere in cui trovano espressione i temi del non confine, di una sorta di non finito che lascia libertà espressiva carica di immaginario. Marras “cuce” insieme pezzi di stoffe che diventano basi per i disegni e i dipinti... un tenere insieme quasi a forza un non voler disperdere: la memoria, l’incanto, la solitudine, il mondo, il disagio, il corpo, il buio... Marras ha scelto l’ombra come materiale privilegiato... l’ombra che uomini e cose portano con sé...», scrive FAM in catalogo.

Designer italiano dalle radici sarde che ha conquistato il mondo della moda grazie alla sua creatività senza confini e alla sua capacità di trasformare i tessuti in opere d’arte, Antonio Marras ha iniziato a lavorare nel campo della moda nel 1987. Debutta come stilista nell’alta moda nel 1996. La sua prima collezione di prêt-à-porter è del 1999. È stato responsabile della maison Kenzo.

«Dialogare con Renato Alpegiani, uomo dal profondo ascolto, crea la consapevolezza che alcuni esseri umani, attraverso il loro lavoro di cura e sostegno nei confronti degli artisti, ne possano completare il rispettivo ciclo emozionale, quasi rendere tangibile la loro azione e rivelazione nei confronti del mondo sensibile; un ciclo virtuoso che si completa e crea la scintilla finale.» ha dichiarato Carmelo Nicosia, direttore di Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS.

INFORMAZIONI

titolo mostra: ALL MY DREAMS, Antonio Marras “compare spare” e la collezione Renato Alpegiani

un progetto di: Fondazione OELLE Mediterraneo Antico ETS

curatrice: Anna Tusa

catalogo: 96 pp., 31 ill. col.

apertura al pubblico: dal 4 dicembre 2023 al 28 gennaio 2024

orari: tutti i giorni dalle ore 9 alle 21

per prenotazioni visite guidate: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

per informazioni: fondazioneoelle.com

ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

ANTOLOGIA SCELTA 2024

 

FIRENZE, Lungarno Benvenuto Cellini 3

inaugurazione giovedì 30 novembre 2023, ore 17.30

MILANO, Via Fatebenefratelli 36

inaugurazione 12 dicembre 2023, ore 17.30

 

Arnaldo Pomodoro Ruota I 1995 bronzo ed 1 2 2 P A diametro cm 150 250Tornabuoni Arte presenta l’Antologia scelta 2024, che, immancabilmente, raccoglie le opere di Arte moderna e contemporanea più significative e importanti che la galleria ha selezionato nel corso dell’ultimo anno. Le opere del catalogo, frutto dell’attento lavoro di ricerca della Tornabuoni Arte e del suo staff durante tutto il 2023, saranno presentate nella sede istituzionale di Firenze (Lungarno Cellini, 3) e durante l’anno nelle altre sedi italiane di Milano, Roma e Forte dei Marmi.

Dal 12 dicembre, proprio nella sede milanese verrà presentata infatti una selezione di circa 30 delle opere più rappresentative del catalogo Antologia moderna e contemporanea. Antologia scelta 2024.

L’Antologia scelta 2024 è accompagnata da una pubblicazione con un saggio dal titolo Cronistoria, a firma della storica dell’arte Sonia Zampini, che introduce al ricco apparato fotografico, oltre che alle accurate schede delle singole opere. La mostra segue idealmente il percorso tracciato da Zampini nel suo testo, un percorso che attraversa il Novecento fino ai giorni nostri, scandito in periodi definiti, che tiene conto di come “la storia dell’arte sia espressione diretta del divenire dei tempi, in grado di persistere e mantenere vivo il suo respiro nel trascorrere degli accadimenti.” La Storia d’altronde “determina il contesto in cui crescono e si affermano le definizioni del pensiero e le espressioni intellettuali e artistiche ad esso collegate.”

L’esposizione nella sede fiorentina inizia con Rientro dal lavoro, un dipinto del 1918 di Plinio Nomellini che, meglio di altri, ha saputo ritrarre l’Italia di un tempo, in particolare la Toscana, sua terra d’origine, con un realismo idilliaco e rarefatto, grazie alla pennellata luminosa e cangiante, caratteristica di questa fase della sua carriera. Da Nomellini passiamo agli anni che hanno visto l’avanzata del Fascismo in Europa e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ne sono testimoni personaggi come Pablo Picasso, presente con Tasse et paquet de tabac, un olio su tela del 1922, rivoluzionario, dove le linee e i volumi della natura morta raffigurata assumono una dimensione grafica e cromatica bidimensionale, che farà da apripista alle nuove sperimentazioni del secolo. Sul fronte italiano, invece, troviamo esempi di artisti come Mario Tozzi con Donna e musica, del 1931, oppure Fausto Pirandello che, a pochi anni di distanza, nel 1939, eseguiva Le Bagnanti, esposto alla XXII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. In entrambe queste opere, dove è centrale il corpo femminile, anche se in una diversa declinazione, c’è un’esaltazione e un ritorno al classicismo.

Procedendo in questo excursus cronologico, parallelo allo scorrere della Storia, ci soffermiamo su altri capolavori come Nascita di Venere che Alberto Savinio dipinse nel 1950 - in mostraPlinio Nomellini Rientro dal lavoro 1918 ca. olio su tela cm. 123 x 123 250 ci sono altri dipinti dello stesso autore più o meno coevi - dove la classicità del Mito viene reinterpretata e filtrata attraverso le suggestioni surreali e metafisiche che lo contraddistinguono. Gli fa da contraltare Ottone Rosai con Strada, della metà degli anni ’50, che ci ricorda uno degli scorci tipici di via San Leonardo a Firenze, dove Rosai ha avuto la sua casa studio dal 1933 al 1957.

A segnare il passaggio agli anni ’60 è una tela emblematica di Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, dove come il fratello Savinio, l’artista si appropria di un tema greco, qui l’Iliade di Omero, e lo mette in scena secondo i canoni della pittura metafisica. Del 1960 è anche Volume, una delle idropitture in nero di Dadamaino, dove è evidente la sua rottura con la pittura tradizionale verso una fase di sperimentazione e di ricerca. In mostra anche Gradazione 15N nero bianco su nero, 1966-1972, di Marina Apollonio una delle artiste italiane più rappresentative del movimento Ottico-Cinetico internazionale che iniziò la propria ricerca creativa di comunicazione visiva proprio agli inizi degli anni ’60. Tra le donne che hanno avuto un ruolo incisivo nella storia dell’arte, non poteva mancare Carla Accardi, con più lavori, come il bellissimo Senza titolo, vernice su sicofoil, del 1967, rarissimo per le sue dimensioni (4 metri).

L’ultima parte dell’Antologia 2024, di cui abbiamo citato solo alcuni, tra i tanti maestri italiani e internazionali in esposizione, si concentra sui movimenti e le correnti che hanno segnato l’arco temporale dal 1980 al 2000, dalla Transavanguardia con Mimmo Paladino e Sandro Chia, all’Arte Povera con Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Michelangelo Pistoletto che, qui, è rappresentato da uno dei suoi quadri specchianti famosi, del 1988, dove ritrae Marisa Palazzolo sorridente, appoggiata a un prezioso mobile antico. Un piccolo e significativo nucleo di opere è dedicato alla poetica di Alighiero Boetti, tra cui Lavoro postale (Permutazioni con calligrammi), 1989, dove ha combinato francobolli e buste da lettera, secondo tutte le possibili variabili, come fossero colori e pennelli. E ancora Arman, Alberto Burri, Enrico Castellani, Christo, Tony Cragg, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Mario Schifano, Emilio Vedova, Arnaldo Pomodoro le cui grandi sculture abitano molte delle piazze nel mondo, esempio ne è in questa sede Ruota I, 1995, in bronzo. Qui, come nelle altre, Pomodoro analizza il rapporto tra materia e segno con un linguaggio ricco di suggestioni arcaiche.

Questa incredibile rassegna si chiude con quelli che sono gli esempi più contemporanei della produzione artistica, con una recentissima delocazione di Claudio Parmiggiani del 2023, Senza titolo, una meravigliosa “scultura d’ombra”, così come il filosofo e storico dell’arte Georges Didi-Huberman ha definito questi lavori realizzati con fuoco, fumo e fuliggine, che lasciano il ricordo, l’impronta come in un negativo, dei corpi e degli oggetti che lì esistevano.

Infine, tra le opere scelte da Tornabuoni Arte, si colloca Pezzi di Pace, realizzata nel settembre 2023 da Felice Limosani, esperto di avanguardie espressive e delle Digital Humanities, (ricordiamo che il primo esemplare di questo ciclo di opere è stato presentato ed è tuttora esposto nella corte di Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze, sede della Collezione Roberto Casamonti): un obelisco in lamina d’acciaio rotante, che si erge verso il cielo, una congiunzione tra la dimensione umana e il luogo delle idee.

Entrambe le esposizioni di Firenze e Milano saranno visitabili fino al 22 novembre 2024, salvo mostre temporeanee.

 

Info:

Tornabuoni Arte

Firenze
, Lungarno Benvenuto Cellini, 3

orari apertura mostra: dal lunedì al venerdì, 9.00-13.00 / 15.00-19.00; ingresso libero

Tel. +39 055 6812697 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.tornabuoniart.com

Milano, Via Fatebenefratelli 34/ 36

orari apertura mostra: lunedì 15.00-19.00; dal martedì al sabato: 10.00-13.00 / 15.00-19.00

Tel. + 39 02 6554841 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

 

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