in Mostra

TERRAINCOGNITA Imago visibilis et invisibilis SANT’AGATA DE’ GOTI, MUSEO MILA dal 22/12/2024 al 23/02/2025 

 
 
Foto invito SantAgata de Goti 21 12 2024Sabato 22 dicembre 2024, alle ore 12,00, presso il Museo Mila di SAnt’agata de’ Goti, all’inaugurazione la mostra TERRAINCOGNITA. Imago visibilis et invisibilis, a cura di Ferdinando Creta, promossa dal Museo Mila di Sant’Agata de’ Goti. La mostra "Terraincognita. Imago visibilis et invisibilis" di Ugo Levita si propone come un viaggio tra il visibile e l'invisibile, un'esperienza che invita lo spettatore a esplorare le sfumature dell'arte antica e contemporanea. In un contesto museale che abbraccia secoli di storia, Levita crea un dialogo profondo tra sacro e profano, tra il passato e una visione innovativa del presente. Attraverso un linguaggio artistico che si nutre di simbolismi e narrazioni oniriche, l'artista invita a riflettere su temi esistenziali e spirituali, stimolando un'interazione intima con le sue opere. La mostra non è solo un’esposizione visiva, ma un invito a interrogarsi sulla natura della realtà e sull'essenza dell'immagine, facendo emergere una sacralità che risuona nei luoghi di Sant’Agata de’ Goti. "Terraincognita" diventa così un palcoscenico per esplorare il complesso rapporto tra l'arte e la vita, tra visibilità e invisibilità, tra sogno e realtà. La mostra, allestita nei luoghi del MILA - Museo itinerante dei luoghi alfonsiani, arricchisce ulteriormente le esposizioni con un'esperienza che trascende il tempo e lo spazio. Qui, ogni opera non è solo un oggetto da osservare, ma un portale che conduce a riflessioni profonde e personali, invitando il pubblico a lasciarsi coinvolgere in un dialogo che oltrepassa i confini della percezione. In un mondo in cui il frastuono quotidiano spesso oscura la bellezza dell'introspezione, "Terraincognita" si erge come un rifugio per l'anima, un invito a riscoprire la meraviglia dell'arte e la sua capacità di rivelare ciò che è nascosto, trasformando il visitatore in un esploratore di mondi inesplorati. UGO LEVITA “Manovale della Pittura, che lavora nel Campo dell'Immaginario” – così si definisce - Ugo Antonio Levita nasce ad Acerra nella provincia napoletana nel 1958 e frequenta gli studi artistici prima a Napoli, in seguito a Firenze. Si interessa ben presto all'arte fantastica e alla figurazione, cui si avvicina dopo essere rimasto affascinato dalle opere e dai testi surrealisti. Negli anni ottanta, a Napoli, in una situazione dominata dalle tendenze, con altri giovani come Dante Manchisi, Giuliano Lo Priore, Franco Matano, Peppe Barile, Giorgio Simeoli dà vita ad un gruppo che andrà sotto il nome di Ascendente & Discendente, nel quale le varie esperienze portate si incontrano per proporre un nuovo tributo al mondo dell'immaginario. Successivamente elabora una sua poetica che si muove in modo trasversale e autonomo all'interno delle culture e del tempo, acquisendo la consapevolezza del dinamismo e della complessità storica. Verso la fine degli anni novanta lo storico dell'arte Vittorio Sgarbi, lo presenta al critico mantovano Renzo Margonari, studioso delle tematiche legate alla ricerca surrealista e docente di Storia dell'Arte all'Accademia di Verona, il quale sarà curatore della sua prima mostra personale nel 1998, nel Castello di Acerra. In seguito a questo evento il critico e giornalista d'arte del quotidiano La Repubblica, Vitaliano Corbi, lo inserisce nel suo volume: Quale avanguardia? L'arte a Napoli nella seconda metà del Novecento. Attualmente Levita collabora con Libellule LTD. Magic Realism, che ha sede ad Hong Kong, San Francisco e Parigi, la quale raccoglie artisti mondiali di ispirazione surrealista, con il Centre for Art of International Imaginary Realism in Danimarca. E' stato inserito da Alfried Kostrewa, critico d'arte di Hannover in Germania, nell'Euro-Bilder-Projekt, come rappresentante dell'Italia tra i paesi che hanno aderito alla moneta unica. In seguito sarà scelto per la realizzazione di un'opera che rappresenti l'unione dei suddetti paesi. In Umbria partecipa, invitato dal critico d'arte perugino Antonio Carlo Ponti, all'edizione conclusiva di Terra di Maestri, il processo di storicizzazione dell'arte umbra del novecento, all'Umbria del Cuore del Festival di Corciano, Mevania in Chartis a Bevagna, al Festival Segni Barocchi a Foligno, al TodiFestival di Todi. Nel 2011 espone cinque opere alla 54a Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia della sezione umbra del Museo d'Arte Contemporanea di Spoleto. Nel 2014 le Poste Italiane, da un'opera di Levita, emettono una cartolina per le celebrazioni del cinquecentenario della morte dell'architetto Donato Bramante, con successivo annullo filatelico nel Tempio della Consolazione, all'interno del quale sarà esposta l'opera in questione. Sempre nel 2014 espone al Grand Palais di Parigi nella mostra Comparaisons 2014. Nell'aprile 2015, Vittorio Sgarbi presenta su Rai2 un'opera di Levita, durante la trasmissione televisiva Virus. Nello stesso anno è presente alla Expo Arte Contemporanea di Milano 2015, su progetto della Regione Lombardia e a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2016 espone ad ARCOS - Museo d'arte contemporanea del Sannio, in gemellaggio con la Galleria ETRA di Firenze, con catalogo a cura di Ferdinando Creta e Francesca Sacchi Tommasi. Ultimamente, nei mesi di aprile e maggio 2024 sempre a cura mia, ha realizzato una straordinaria mostra, su committenza di Fondazione Ente Ville Vesuviane, dal titolo Ondaperpetua, nella rinata Villa Favorita. Ondaperpetua è il progetto che identifica la sua poetica e che lo rappresenta culturalmente. Dal 2000 vive in Umbria in una ex casa colonica nei dintorni di Todi, a Canonica, dove ha realizzato il suo studio e uno spazio espositivo permanente.

Inaugurazione della mostra DOMINA, a cura di Ferdinando Creta e Francesco Creta. MUSEO ARCOS dal 21. 12. 2024  al  23. 02. 2025

Domina locandina 250Sabato 21 dicembre 2024, alle ore 12,00, presso il Museo Arcos di Benevento, all’inaugurazione la mostra DOMINA, a cura di Ferdinando Creta e Francesco Creta, promossa dalla Provincia di Benevento e dal Museo ARCOS. Un titolo DOMINA che affonda le sue radici nell’etimologia stessa della parola Donna e che rimanda al suo ruolo di signora della casa, ma che, nella realtà contemporanea, tende ad appropriarsi di quegli spazi che troppo spesso sono stati appannaggio del mondo maschile. La mostra, nel porsi come indagine di alcune interessanti produzioni al femminile in territorio Nazionale, espone i lavori di un gruppo eterogeneo di artiste (Sara Cancellieri, Anna Caruso, Daniela Conte, Ilaria del Monte, Elisa Filomena, Debora Garritani, Milena Sgambato) che, ognuna con il proprio linguaggio, spazierà nei principali medium del contemporaneo in un rapporto armonico con gli spazi ipogei del museo. Un’indagine che si ricollega al percorso dell’ultimo decennio del museo, dalla mostra Iside Contemporanea del dicembre 2013, con l’apertura a tutte le istanze del dato femminile nella storia dell’arte, inserendosi, così, nel filone italiano già avviato con “L'altra metà dell'avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche”, la mostra milanese, curata da Lea Vergine nel 1980. È così che il museo beneventano ritorna sulla questione artistica di genere, riproponendo, a distanza di 11 anni, tre artiste già presenti in Iside Contemporanea per creare rapporti di relazione con altre ricerche del nostro paese. Non a caso la scelta della direzione artistica in questi anni si è mossa sempre su un’investigazione della produzione territoriale che, superando le questioni di genere, ha prodotto mostre caratterizzate dalla ricerca degli autori selezionati. Certo è che DOMINA nasce dalla voglia di ribadire gli stessi principi che nel 1971 in Perché non esistono grandi artiste donne? Linda Nochlin segnalava: “Le donne devono pensare a loro stesse quali soggetti potenzialmente, se non effettivamente, paritari, che guardano agli aspetti concreti della loro situazione come a un problema oggettivo e istituzionale, anziché soggettivo e personale; a viso aperto, senza autocommiserazione e senza scuse. E, allo stesso tempo, devono impegnarsi al massimo, sia sul piano emotivo sia intellettuale, per la creazione di un mondo in cui la pari opportunità di realizzazione di uomini e donne non sia solo possibile, ma attivamente incoraggiata dalle istituzioni sociali”. _____________________________ LE ARTISTE Sara Cancellieri nasce a Benevento nel 1976. Il suo primo incontro con la ceramica avviene a San Lorenzello, Benevento, con l’artista Salvatore Cipolla; in seguito, frequenta la bottega del ceramista Antonino Maddonni a Cerreto Sannita, città della ceramica nel Sannio beneventano. . Nel 2021 è vincitrice del Premio Beverly Pepper. Nel 2022 è finalista al Premio Nazionale delle Arti Visive XVI edizione. Riceve la Menzione d’onore e il Premio del Pubblico Franco Fabbri alla 62° Edizione del Premio Faenza, 2023; la sua opera è ora in collezione permanente al MIC di Faenza. È libera docente presso l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia del corso di Anatomia artistica. Anna Caruso è nata a Cernusco sul Naviglio (MI) nel 1980. Ha studiato pittura e restauro presso l’Accademia di belle Arti di Bergamo, dove si è laureata nel 2004. Vive e lavora a Milano. Il suo lavoro è trattato da Gilda Contemporary Art di Milano e Thomas Masters Gallery di Chicago. Tra le principali mostre si segnalano “Paesaggi Liquidi”, Casa degli Artisti (Milano)n2024; "La segreta attesa", Gilda Contemporary Art, Milano, 2024; “Innesti” a cura di Luigi Codemo , galleria d’arte Sacra dei Contemporanei (Milano) 2023; “Torna il sole non il tempo” nel 2022, Gilda Contemporary Art; “E’ passato il testimone “ nel 2022 curata da Giuseppe Frangi, Milano; “La casa intorno al vaso” nel 2019, a cura di Davide Dall’Ombra, Casa Testori (Novate Milanese – MI). Il suo lavoro è stato pubblicato su diverse riviste di settore e quotidiani, tra i quali Le Monde, Arte Mondatori e altri. DANIELA CONTE nasce a Milano nel 1979. Laureata in Scienze della comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano e in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Vive e lavora a Milano. Il recupero della memoria personale, attraverso la stratificazione e l'accumulo, ha caratterizzato la sua ricerca artistica. Inizialmente nella materia pittorica, fino ad arrivare ai collages, sedimentazioni di materiali recuperati in ambienti familiari, di brandelli di lavori, carte usurate, stampe di icone, segnati dal tempo e dalla propria storia. In una continua distruzione e ricostruzione attraverso strappi e sovrapposizioni. Elementi di vanitas e resurrezione in cui riconoscere la “vera icona”. Un'inesauribile ricerca dell'oltre, oltre il tangibile, guidata da nutrienti fantasmi interiori. Ilaria Del Monte Pugliese di nascita ma di origini lucane, frequenta il liceo artistico di Matera e si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2020 la televisione francese Med in Arte le dedica un documentario ambientato a Milano. I dipinti di Ilaria Del Monte sono delle narrazioni raccontate con mano sapiente e un’intelligenza concettuale, matura e trasversale; rappresentano mondi costruiti con un’apparente classicità mutuata dalla tradizione pittorica novecentesca che desiderano aprire una finestra mentale rivolta alla fantasia e alla speranza. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero. Tra le mostre personali si ricordano: Spazio Vitale, Momart Gallery, Matera, 2019; Out of this world, Antonio Colombo Arte, Milano; La Compagnia del Sogno, MC2 Gallery, Milano, 2023, Mondi fantastici, Museo MuPa, Taranto, 2024. Elisa Filomena (Torino, 1976). La ricerca, produzione e sperimentazione si manifesta attraverso il disegno e la pittura. La figura umana e la natura sono vissute come perenni e delicate forze in contrasto ed armonia con la transitorietà dell’esistenza. Le è stato recentemente assegnato il grant della Pollock-Krasner Foundation di New York e a partire dal 1997, le sue opere sono state esposte anche a livello internazionale (Germania, Francia, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti) sia in gallerie private che in spazi pubblici, culturali ed istituzionali. Vincitrice di diversi premi, i suoi lavori sono stati pubblicati sulle copertine e pagine di riviste di arte contemporanea. Alcune delle sue opere sono presentiin musei, fondazioni, collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero. Debora Garritani. Nata a Crotone nel 1983, studia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera dove consegue la laurea prima in pittura e poi in fotografia. Vive e lavora a Milano. Nel 2014 è tra i finalisti del Premio Cairo e nel 2024 vince il premio VAF Stiftung. Il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei e gallerie, tra cui il MART di Rovereto, la Stadtgalerie di Kiel (Germania), il Museo Santa Giulia di Brescia, il Palazzo della Permanente di Milano, la Fabbrica del Vapore, l’Acquario Civico di Milano, la Galleria Nazionale di Cosenza, il Museo Riso di Palermo, il Museo ARCoS di Benevento e lo Studio d'Arte Cannaviello di Milano. Milena Sgambato vive e lavora a Milano. Nel 2008 si diploma in Pittura all’Accademia di Brera. Dal 2011 espone in musei e gallerie, tra cui E23 Gallery (Napoli), Art’s Events (Benevento), Costantini Art Gallery, Circoloquadro, Isorropia Homegallery, Spazio Oberdan, Bianchi Zardin (Milano), Gare 82 Gallery (Brescia), Torre di Markellos (Grecia), Centomentriquadri (Caserta), Fondazione Videoinsight (Torino), Museo Arcos (Benevento), San Sebastiano Contemporary (Siracusa), Museo delle Tradizioni Nobiliari (Siracusa), Museo Irpino (Avellino), Castello Ursino (Catania) e Museo Luigi Varoli (Ravenna). Dal 2018 un’opera è esposta in permanenza al Museo Vanvitelli (Caserta). Partecipa alla 54ª Biennale di Venezia (2011). Nel 2019 realizza un’opera pubblica per il Comune di Milano.

NAPOLI – Arte e liturgia alla Facoltà Teologica di Capodimonte

Inaugurata una Mostra che espone alcuni pezzi importanti della collezione d’arte di autori moderni e contemporanei. Il Decano: “La fede è preludio e fonte di cultura”

 

Locandina Mostra PFTIM 250Presso la Sezione “San Tommaso d’Aquino” della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale è stata inaugurata la Mostra Avvento-Natale, che espone, per questo mese e per il prossimo, alcuni pezzi della collezione d’arte di autori moderni e contemporanei donata a metà degli anni ’90 da Isabella Meoni Ferrara. La collezione, per la quantità e soprattutto per la qualità degli autori, rappresenta un vero unicum nel panorama culturale di una città pur così ricca d’arte come è Napoli.

Dopo il saluto del Decano della Facoltà Teologica di Capodimonte, prof. Antonio Foderaro – il quale ha ricordato ai numerosi intervenuti l’importanza pedagogico-promozionale di questa operazione e che «la fede, che ha suscitato sempre arte, non è solo oggetto di cultura, ma è preludio e fonte di cultura» –, ha preso la parola il prof. Giuseppe Falanga, teologo e curatore della Mostra. Egli ha spiegato che «chi verrà a visitarla seguirà la via pulchritudinis, immergendosi nel mistero della conoscenza di Dio attraverso la contemplazione visiva delle opere e la lettura dei testi della liturgia che le corredano». «Proponiamo così», ha chiosato, «un percorso di nuova evangelizzazione, un percorso “diverso” di annuncio della fede».

La Mostra è stata pensata, d’intesa con l’Ufficio Liturgico dell’Arcidiocesi di Napoli, per vivere meglio il tempo di Avvento e di Natale e come tappa di preparazione culturale alla 75ma Settimana Liturgica Nazionale che si terrà nella nostra città dal 25 al 28 agosto 2025. «Arte e liturgia dicono entrambe la bellezza», ha affermato il Direttore dell’Ufficio Liturgico mons. Nicola Longobardo, aggiungendo che «la liturgia è il cuore della vita della Chiesa, e che la bellezza non è qualcosa, ma è Qualcuno. Quando celebriamo, infatti, noi incontriamo la Bellezza e san Francesco ci è maestro: “Tu sei Bellezza”!».

La Mostra è visitabile, dal lunedì al venerdì (mattino: ore 10-12; pomeriggio: ore 15-17), fino al 13 gennaio, nella sede della Facoltà Teologica in viale Colli Aminei 2 a Napoli. È possibile fare anche un percorso virtuale consultando il sito https://santommaso.pftim.it/.

Palazzo Merulana Roma. Ultimo giorno per i pittori dei sogni

Bozzetti pittorici del cinema da “ Ladri di Biciclette” a “La voce della luna”

 

Locandina Cesselon 250Da giovedì 10 ottobre è in conclusione, domenica 8 dicembre 2024, a Palazzo Merulana “Roma nel Cinema a pennello”. Via Merulana 121. Roma.

La mostra è ideata e curata da Stefano Di Tommaso appassionato cultore della materia e collezionista egli stesso e Paolo Marinozzi innamorato del cinema, collezionista e proprietario della bella collezione esposta.

I Cartellonisti Italiani sono i protagonisti di questa bellissima mostra, che ripercorre mezzo secolo di pittura di cinema. Il loro modo di dipingere resta un unicum nella storia dell’arte.

Questo incredibile movimento d’artisti, fuori delle regole e dagli schemi intellettuali del secolo, che aveva prediletto l’astrazione, diviene l’unico raro e raffinato baluardo dell’arte antica e della pittura del reale. Sono esposti 50 bozzetti pittorici originali, opera di grandi artisti del settore, veri e propri “disegnatori di sogni” come Ballester, Capitani, Martinati, Brini, Nano, Manfredo, De Seta, Manno, Olivetti, Cesselon, Geleng, Ciriello, Symeoni, Nistri, Iaia, Putzu, Casaro, Avelli, Biffignandi, Gasparri, che insieme hanno rappresentato una vera e propria corrente artistica del ‘900 e hanno lavorato per le più grandi major americane come Warner, MGM, Paramount, Columbia e per le italiane Titanus, Lux, Ponti-De Laurentis, Amato, Rizzoli, Cecchi Gori.

Molti gli stili e i linguaggi ma ciascuno di questi artisti ha un tocco personale e indimenticabile!

I colori a volte sono vibranti, brillanti e originali, come nelle opere di Angelo Cesselon, che è stato uno dei più famosi. Le sue opere sono miti del cinema come “Ladri di biciclette” e “Umberto D”, altre che raffigurano con ironia Gina Lollobrigida o Gassman in “L’Armata Brancaleone” e “La donna più bella del mondo” o il grande Aldo Fabrizi in “Prepotenti più di prima”. Il mito del cinema è raffigurato a colori. Attraverso le tecniche di questi giovani artisti: a campitura nel caso di Maro; i soggetti sono sfumati come in Anselmo Ballester o Ercole Brini o definiti da linee grafiche e temi rarefatti come in Renato Casaro o analitici come in Biffignandi.

Le forme del reale si contrappuntano, s’intersecano, si sovrappongono, con un estro sempre nuovo e che rappresenta un unicum per ogni artista. Poiché di artisti di tratta! Pittori giovani e intelligenti,

Il manifesto di cinema, come oggetto fisico, esisterà dunque per poco tempo, eppure è più eterno di altre forme d’arte perché affisso non solo sui muri ma anche nei cuori della gente che si emozionava a guardarlo.

Genere e contenuti sono dati dal film, ma le immagini realizzate dagli artisti nei manifesti vivono di vita propria. Ogni pittore di cinema interpreta con la propria fantasia e capacità estetica i contenuti della storia mediante connotazioni ogni volta nuove ed efficaci. Sono commedie e tragedie, avventura e gialli, western e film storici: ogni tema ha un suo modo di essere narrato.

I pittori di cinema rappresentano, con i loro contenuti figurativi, una ventata di freschezza nel panorama artistico internazionale spesso legato, come peraltro anche nel nostro secolo, a schemi intellettuali o addirittura intellettualistici, che vogliono superare l’uomo Faber, che gode nel piacere del dipingere indipendentemente da messaggi politici, concettuali o sociali.

Opere d’arte che restano nella mente e nel cuore di milioni di persone, che lo ricordano con affetto e nostalgia. Oggi rappresenta la testimonianza di un tempo, di un modo di vivere, di una società e di una storia che è comunque irrimediabilmente perduta.

Molte sono le mostre di manifesti ma poche quelle, come questa, che presentano i dipinti originali, Queste opere fanno parte della Collezione/Museo “Cinema a Pennello”, creata e sostenuta con passione da Paolo Marinozzi che ha sede nel palazzo di famiglia del piccolo e grazioso borgo di Montecosaro, in provincia di Macerata.

Tra le persone non più giovanissime, qualcuno ricorda quel periodo felice della rinascita italiana del dopoguerra, ma anche degli anni ‘60 e ’70, in cui i manifesti facevano parte dell’arredo pubblico. Anche se ci sembra di aver dimenticato alcune di queste immagini esse ritornano a volte alla memoria prepotentemente: un film visto da bambini, una serata al cinema con gli amici, una serata col partner, sono spesso legate all’immagine di uno specifico manifesto. Sono ricordi, quasi onirici, che ci suggeriscono immediatamente un tipo di mondo culturale e una storia, un ricordo, un momento bello e felice, come un sogno dell’alba da non dimenticare! Un tuffo nel mito del cinema attraverso la Magnani di Bellissima, a quella di Gadda e Germi di Un maledetto imbroglio (tratto da Quer Pasticciaccio brutto de Via Merulana), dalla Roma di Poveri ma belli e de I soliti ignoti, di Accattone e Mamma Roma.

La mostra vuole celebrare anche gli anniversari che cadono quest’anno di quattro grandi del cinema italiano e internazionale: i cinquantenari della morte di Vittorio De Sica e di Pietro Germi, il centenario della nascita di Marcello Mastroianni, e il compleanno importante della più grande diva italiana, Sophia Loren volto del commissario di Un maledetto imbroglio.

Palazzo Merulana, sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi è gestito e valorizzato da Coopculture. La mostra, inserita all’interno del palinsesto della Festa del Cinema di Roma, con il contributo di SIAE, con il patrocinio di ANICA, con la partnership di Banco Marchigiano e WebPhoto&Service, racconta Roma con le sue visioni cinematografiche e non solo.

Chiusura oggi, 8 dicembre. Visitabile fino alle 19.00.

Alessandra Cesselon

Sabato 30 novembre 2024, alle ore 17.45 a Caserta, museo Michelangelo, la direttrice del museo, dirigente scolastica dell’ITS “Buonarroti”, prof.ssa Maria Ruggiero, il critico d’arte Enzo Battarra e il fotografo Bruno Cristillo inaugureranno la mostra 

Analisi di luce, riflessioni d’ombra”
sguardi su architetture, elementi e materiali fotografie di Bruno Cristillo.

Ingresso gratuito.

Cristillo mostra 2024 250La mostra sarà visitabile gratuitamente da lunedì a venerdì, ore 8.30 – 20.00, fino a lunedi 23 dicembre 2024.

Bruno Cristillo (Caserta, 1960), formatosi al Liceo Artistico di San Leucio e alla Facoltà di architettura della “Federico II” di Napoli, ha collaborato come docente di fotografia con l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” (Dipartimento di Architettura) con licei e associazioni.

Molte sono state le sue mostre personali su temi spesso legati al sacro. Ha all’attivo cicli tematici di fotografie per illustrare una ventina di libri di architettura, di storia d’arte e di turismo, principalmente su Caserta e dintorni. Ha collaborato con la rivista Ciak e con la Diocesi di Caserta, per la quale ha realizzato l’informatizzazione fotografica dei beni culturali.

Dopo quasi 40 anni di professionismo, ancora oggi le sue ricerche lo conducono alla scoperta di piccoli gioielli di architettura e arte del nostro territorio, a volta celebri, talvolta dimenticati o qualche volta del tutto sconosciuti. Cristillo analizza, interpreta e riflette su essi e li propone in chiave artistica.

La lettura critica delle opere è affidata a Enzo Battarra: «L'architettura per Bruno Cristillo è materia di indagine, di scoperta, di svelamento. Il suo occhio fotografico penetra tra i pieni e i vuoti, tra le luci e le ombre. E ciò accade sia quando i suoi scatti ritraggono l'opulenza borbonica sia per la scarna archeologia industriale. Ci sono spazi così sacri dove il fotografo non può entrare da protagonista, ma deve essere capace di accedere con discrezione, con rispetto. Le fotografie di Bruno Cristillo vanno oltre la narrazione dei luoghi, ma sono spacchi di vita celata, nascosta nelle pieghe di un'architettura riletta con il gusto del bianco e nero.».

La selezione delle fotografie è stata curata da Pietro Di Lorenzo con l’intento di creare un dialogo tra la collezione museale e le realizzazioni artistiche di Cristillo. Col fascino intramontabile del bianco / nero, lo sguardo di Cristillo seziona con la luce i volumi definiti dalle architetture. L’analisi sfrutta le ombre per articolare gli spazi di luoghi (accessibili e negati) di Caserta e del territorio: dai monumenti simbolo alle memorie storiche dimenticate. Gli stimoli offerti delle fotografie di Cristillo trovano riscontri in materiali, strutture e architetture accuramente riprodotte in scala nei modelli realizzati tra il 1950 e il 1970 circa da Vincenzo Toffoli e figli, selezionati tra gli oltre 300 esemplari diversi della collezione del museo Michelangelo.

I testi del catalogo (digitale) che offerto ai visitatori a supporto della mostra sono di Pietro Di Lorenzo (curatore scientifico del museo) e Gaia Solimeno (studentessa universitaria del corso di laurea in Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania “Vanvitelli”, attualmente tirocinante al museo, del quale fu educatrice e membro dello staff nel periodo di frequenza di studio al “Buonarroti”).

https://musemichelangelo.altervista.org/analisi-di-luce-riflessioni-dombra-mostra-fotografica/

The Weight of Freedom di Nello Petrucci racconta la resilienza dei diritti umani e la complessità della libertà

 L’opera presentata nell’ambito di Dak’Art Off 2024, evento collaterale della Biennale di Dakart (Senegal)

 

Petrucci The Weight of Freedom 3 250Donne che portano pesi sulla testa e una donna che si è spogliata. Le prime sono donne “libere”, che però portano il peso delle aspettative sociali mentre, accanto a loro, c’è una donna che si spoglia del “peso” dei vestiti in segno di protesta contro la mancanza di libertà.

Due immagini emblematiche, due gesti apparentemente contraddittori, si rivelano invece due facce della stessa medaglia nell’opera The Weight of Freedom (“Il peso della libertà”, murale con tecnica half-tone) con cui l’artista di Pompei Nello Petrucci partecipa fino all’8 dicembre 2024, con una delegazione di artisti italiani, a Dak’Art Off 2024, evento collaterale della Biennale di Dakart (Senegal).

L’Italia è rappresentata con una mostra collettiva dal titolo “Art et Droit: le rytme de l’Humanité” sul rapporto tra diritto e arte, come mezzo di comunicazione ed espressione di precetti e buone pratiche, organizzata dalla Fondazione Donà Dalle Rose, in collaborazione con la Fondazione Léopold Sédar Senghor, che ospita la mostra.

Petrucci ancora una volta prende spunto dall’attualità per raccontare con il linguaggio dell’arte le contraddizioni del nostro tempo. In The Weight of Freedom, la figura solitaria della giovane donna che si spoglia degli abiti per protestare contro le imposizioni di un regime ha le sembianze della studentessa universitaria iraniana Ahoo Daryaei. La sua vicenda ha recentemente fatto il giro del mondo, dopo essere stata fermata per aver protestato all'università contro l'obbligo di indossare l’hijab.

Nell’opera è ritratta al culmine dell’atto di ribellione. Togliersi i vestiti non è solo un gesto di protesta, ma un modo per liberarsi simbolicamente del peso della sottomissione e delle norme che imprigionano. Qui la libertà viene cercata attraverso la vulnerabilità, mettendo a nudo la condizione umana e gridando il proprio dissenso con un atto estremo. La nudità, benché parziale, lontana dall’essere esibizionismo, diventa una forma di disarmo e sfida, un modo per affermare che la dignità e i diritti non possono essere coperti o soffocati.

Nell’altro lato di The Weight of Freedom, le donne di colore che avanzano portando pesi sulla testa (grandi giare forse contenenti acqua) impersonano la resistenza quotidiana, la capacità di sostenere il peso delle aspettative sociali, dei ruoli imposti e delle oppressioni invisibili. Esse rappresentano un gruppo unito, una comunità che condivide la stessa condizione e che trova forza nel collettivo. Questo gesto di avanzare, pur gravato da un fardello, simboleggia la perseveranza e la determinazione di chi lotta senza abbandonare il proprio cammino, pur in silenzio.

La combinazione di questi due elementi crea un dialogo potente e significativo: le donne che portano pesi sono simbolo di sopravvivenza e forza collettiva, mentre la donna che si spoglia è il simbolo dell’atto individuale di rottura, la rivendicazione di una libertà più autentica e personale. Petrucci riesce così a rappresentare la dualità della lotta per la libertà: un percorso che richiede sia il sostegno della comunità sia il coraggio individuale di sfidare apertamente l’oppressione. L’opera non solo celebra la resilienza femminile, ma stimola una riflessione su come la libertà sia un concetto complesso, conquistato giorno dopo giorno attraverso azioni condivise e atti di ribellione personale.

«Il potere dell’arte – ha spiegato Petrucci – sta proprio qui, nella capacità di mettere in discussione il presente e di stimolare una riflessione profonda su temi come la dignità umana e la libertà. Dobbiamo ringraziare le persone che mettono a repentaglio la loro vita per protestare. È doveroso da parte nostra dimostrare loro la nostra riconoscenza».

Petrucci ha già affrontato tematiche simili in passato. L’anno scorso, con l’opera Velo, aveva ricordato Mahsa Amini, la giovane iraniana divenuta simbolo di protesta contro le restrizioni imposte alle donne. The Weight Of Freedom prosegue questa riflessione, inserendosi in un contesto più ampio di denuncia e solidarietà internazionale.

Mostra Fotografica

Proietti | A noi gli occhi, Please!

a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado

 

Cover proietti 250Dal 30 ottobre 2024, presso Spazio5 a Roma, si terrà la mostra fotografica collettiva "A noi gli occhi, Please!" dedicata a Gigi Proietti. L'esposizione, organizzata da Identità Fotografiche, celebra l'indimenticabile attore attraverso oltre 80 scatti di 40 fotografi italiani, raccontando la sua carriera e il suo spirito inimitabile. Un viaggio visivo che restituisce tutta l'intensità e la forza espressiva di Proietti, mettendo in luce anche l'importanza del fotoreporter come narratore della storia del teatro, del cinema e della nostra quotidianità, riflettendo sulla cultura e le emozioni che definiscono la nostra epoca.

Inaugurazione 30 ottobre alle ore 19:00

Da mercoledì 30 ottobre 2024, presso Spazio5 a Roma, prenderà vita la mostra fotografica collettiva "A noi gli occhi, please!" dedicata al grande Gigi Proietti, indimenticabile maestro del teatro, del cinema e della televisione italiana.

Organizzata dall'associazione Identità Fotografiche e curata da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, in collaborazione con Marco Ravagli e Marco Geppetti, l'esposizione ripercorre le tappe salienti della straordinaria carriera dell'attore romano, dagli esordi agli ultimi progetti, immortalando la sua energia, versatilità e il suo inconfondibile spirito.

Dopo il successo della mostra dedicata a Marcello Mastroianni, questo omaggio a Proietti si presenta come un emozionante viaggio visivo attraverso una selezione di immagini iconiche e inedite, realizzate da importanti fotografi italiani. Questi professionisti hanno saputo catturare e trasmettere l'essenza artistica e umana di Gigi Proietti, restituendo al pubblico tutto il suo carisma e la sua profondità.

L’esposizione non è quindi solo un tributo al grande attore, ma anche un'occasione per valorizzare il ruolo fondamentale del fotoreporter. La fotografia emerge qui come un potente strumento di narrazione, in grado di documentare non solo la storia del cinema e del teatro, ma anche di catturare l'essenza fugace del mondo dello spettacolo. Ogni scatto è una testimonianza preziosa di momenti irripetibili, un frammento di vita e di emozione catturato attraverso l’obiettivo.

Identità Fotografiche, associazione culturale impegnata nella valorizzazione degli archivi fotografici e nella diffusione della cultura dell’immagine, riconosce l'importanza della fotografia non solo come mezzo per raccontare il presente, ma anche come strumento indispensabile per preservare la memoria storica.

La mostra si propone come un racconto per immagini, capace di restituire tutta l’intensità e la forza espressiva di Proietti, maestro nel passare con disinvoltura da ruoli comici a drammatici, conquistando intere generazioni di spettatori. I fotografi, testimoni privilegiati di un’epoca, hanno saputo immortalare attimi irripetibili, offrendo al pubblico la possibilità di rivivere la storia attraverso attraverso il loro sguardo attento e profondo.

Oltre 80 scatti, realizzati da 40 professionisti, raccontano il genio di Proietti: tra questi, Enrico Appetito, Gioia Botteghi, Remo Casilli, Tania e Alberto Cristofari, Giovanni Currado, Luciano Del Castillo, Luciano di Bacco, Sebastiano Di Bari, Carlotta Domenici Del Luca, Giacomo Gabrielli, Francesco Garufi, Angelo Genovese, Marcello e Marco Geppetti, Carlo Lannutti, Matteo Losito, Alfredo Marchegiani, Stefano Micozzi, Stefano Montesi, Camilla Morandi, Matteo Nardone, Claudio Onorati, Monica Palermo, Angelo Palma, Marino Paoloni, Claudio Peri, Maurizio Piccirilli, Leonardo Puccini, Marcellino Radogna, Piero e Marco Ravagli, Carlo e Maurizio Riccardi, Assunta Servello, Giancarlo Sirolesi, Stefano Carofei, Francesco Toiati, Filippo Valenti e Massimo Vergari.

La mostra, realizzata anche con il supporto di Lorenzo Imprescia, Simona Mattei, Carmelo Daniele, Alessandro Poggiani e Filippo Giannitrapani di Quinta Dimensione APS, offre al pubblico l'opportunità unica di riscoprire il talento di Gigi Proietti in tutte le sue sfumature: dall'irresistibile capacità di improvvisazione sul palco alla maestria con cui ha dato vita a personaggi indimenticabili sul grande e piccolo schermo. Accanto agli scatti più celebri provenienti dai set e dalle sue più importanti rappresentazioni teatrali, sarà possibile ammirare anche ritratti intimi che raccontano il lato più umano e privato di un artista capace di toccare il cuore di tutti.

L’inaugurazione della mostra avrà luogo mercoledì 30 ottobre 2024, alle ore 19:00 presso Spazio5, in via Crescenzio 99/d a Roma. Condotti dalla giornalista Rai Lorella di Biase, parteciperanno colleghi, amici, ammiratori e naturalmente fotografi, che condivideranno ricordi e aneddoti legati alla straordinaria figura di Gigi Proietti.

La serata, per fantastica coincidenza, sarà allietata con il vino offerto dall'Azienda Agricola Proietti di Olevano Romano

L’ingresso è libero e aperto a tutti, per rendere omaggio a uno dei più grandi artisti del nostro tempo e alla sua ineguagliabile carriera.

Per ulteriori informazioni, si prega di visitare il sito web ufficiale di Spazio5 all'indirizzo www.spazio5.com oppure contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L'ingresso è libero e gratuito.

Il Balcone del cielo è a Pietrasanta

Franca Pisani celebra le donne

e festeggia i suoi 50 anni d’arte

 

Mostra Franca Pisani 250Dopo tanti anni, trascorsi nel vivace Oltrarno fiorentino, alcuni anni fa Franca Pisani decise di trasferirsi e lavorare a Pietrasanta, in Versilia. Ed è qui, nel suggestivo Complesso monumentale di Sant’Agostino di Piazza del Duomo, che il prossimo 26 ottobre, alle ore 18, si inaugurerà Il balcone del cielo, mostra personale antologica con cui l’Artista intende festeggiare il proprio mezzo secolo d’attività artistica.

Inoltre l’esposizione - che sarà a ingresso libero e proseguirà fino al 9 febbraio 2025 – porrà in evidenza anche un altro aspetto della pluridecennale azione di Franca Pisani - la quale si definisce «un’antica ribelle che ha operato e sono tuttora attiva nelle dinamiche della lotta per la condizione della donna nella società» - rivelandosi una vera e propria celebrazione dell’universo femminile.

Curata da Alberto Dambruoso, la mostra nasce idealmente all’indomani di "Sette anni di arte concettuale a Firenze (1974-1981)", la conferenza che Franca Pisani ha tenuto nell’Auditorium degli Uffizi nel marzo del 2023, per illustrare le proprie radici artistiche che affondano nell’arte concettuale e nella poesia visiva che oltre mezzo secolo fa ebbero un grande impulso a Firenze, prima con esponenti come Ketty La Rocca ed Eugenio Miccini, e poi grazie allo Studio d’artista di Franca Pisani, vera fucina di idee e di rapporti con le realtà artistiche di tutta Europa.

Poi nel 2016 il trasferimento del proprio studio a Pietrasanta - «per vivere e lavorare il più vicino possibile all’arte» disse una volta l’Artista – e l’avvio di una nuova fase creativa, ricca di ricerche e sperimentazioni, che ha già dato frutti molto apprezzati.

Quindi l’occasione di «un’antologica sotto casa», come ha definito Franca Pisani la sua nuova mostra: «Ci siamo conosciuti personalmente in occasione di uno dei tanti eventi culturaliMostra Pietrasanta 250 che ospitiamo in città – ricorda il sindaco e assessore alla cultura di Pietrasanta, Alberto Stefano Giovannetti e, parlando con Franca, ho scoperto che avrebbe presto festeggiato i suoi primi 50 anni di attività artistica e che mai, finora, aveva esposto a Pietrasanta. Quale migliore occasione, quindi, per allestire la sua prima mostra: Franca si è resa subito disponibile, abbiamo visionato insieme i suoi lavori e non vedo l’ora che anche il pubblico possa apprezzarli, raccolti in questa antologia frutto di un percorso artistico di grande pregio, passato dai più grandi poli espositivi nazionali e internazionali».

Protagonista di mostre in Italia (tre volte alla Biennale di Venezia) e all’estero (da Parigi a Monaco di Baviera, da Chicago a New York, da Madrid a Berlino), Franca Pisani ha scelto di confezionare la propria antologica a ritroso, partendo cioè dalle opere pittoriche frutto dei suoi ultimi stati d’animo, con il colore tornato finalmente a imporsi sul nero e dove si guarda al futuro con rinnovato ottimismo, per giungere alle testimonianze dei primi anni di attività artistica, il tutto lungo un percorso che dura da 50 anni e durante il quale Pisani ha sempre dimostrato una speciale sensibilità per il rispetto dei diritti delle donne. E come si conviene in certi casi, non mancheranno novità, opere già note, pezzi unici e la consueta varietà di supporti materici e tecniche espressive che da sempre caratterizzano l’arte di Franca Pisani.

Il Complesso di Sant’Agostino – realizzato tra il XV e il XVI secolo - sarà invaso dalle realizzazioni di Pisani: nella grande chiesa, nei chiostri e nei giardini adiacenti, sarà un susseguirsi di pitture, sculture, installazioni, opere di vario genere - compresi alcuni frammenti di Album Operozio e di Manumissio, rispettivamente i progetti di avvicinamento e di allontanamento dall’arte concettuale della seconda metà degli anni Settanta - provenienti alcune mostre tenute nello Studio d’Artista di Franca Pisani nell’Oltrarno fiorentino, uno dei cuori popolari del capoluogo toscano.

Il percorso espositivo

Dopo la conferenza agli Uffizi del marzo 2023, che ha "storicizzato" l’appartenenza di Franca Pisani al gruppo dei capiscuola della "poesia visiva" e della "arte concettuale", ha preso vita il progetto dei black che si ammirerà nella grande chiesa sconsacrata di Pietrasanta.

Si tratta di dieci teleri (he ricordano le grandi tele molto diffuse in Veneto nel XVI secolo) di dimensioni notevoli, dipinti su fondo nero caravaggesco. Le tracce segniche e lo spazio mentale dimostrano come la pittura di Franca Pisani sia tornata al colore: risplendono infatti i gialli dei girasoli di Van Gogh, come i campi della "sua" Maremma, i rossi vermiglio del tramonto, gli azzurri cobalto, i verdi turchese del mare d’estate.

Mostra Pietrasanta 1 250E poi ci sono le figure femminili, che appartengono alla storia artistica di Franca Pisani e che sui teleri si presentano con un nuovo appeal: «Le donne rappresentate da Franca Pisani in questi grandi teleri – dice Alberto Dambruoso, curatore della mostra - sono le eroine silenziose di tutti i giorni. Sono le nostre madri che ci hanno cresciuto, quelle che hanno rinunciato alla carriera per amore dei figli e dei propri compagni, quelle che hanno combattuto per i propri sacrosanti diritti all’interno di una società che tuttavia non le considera ancora pari all’uomo».

Per esaltare l’architettura ad una sola navata della Chiesa, il cui pavimento è disposto su vari livelli che si adeguano alla pendenza del terreno, saranno realizzati dieci parallelepipedi in legno che accoglieranno le grandi tele che misurano 300 x 300 centimetri per formare una sorta di percorso. I visitatori saranno infatti accompagnati fino alla sala del coro, nel retro del Pulpito, dove la scultura in marmo statuario dell’Altissimo, denominata Archeosegno (esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2017) risulta il prezioso messaggio segnico tridimensionale della mostra, dal peso di circa 30 kg, che misura 120x40 centimetri e fu realizzato nei laboratori della Henraux di Querceta "scavando" un iniziale blocco lapideo di circa mezza tonnellata.

Nella vicina Sala del Capitolo troverà spazio un’altra sezione della mostra, sospesa fra arte e scienza, con lo scopo di rendere partecipe la comunità dell’importanza e della bellezza della flora marina. Le opere ritraggono dei veri e propri acquari dove le alghe sono benefiche produttrici di ossigeno, utili per gli esseri marini e terrestri, che vengono utilizzate nell’industria come valide sostitute delle plastiche, oltre ad essere degli eccezionali filtri marini. L’Artista ha selezionato decine di tipi di alghe da tutto il mondo, studiandone le proprietà e l’azione. Le opere saranno 12 delle dimensioni di 150 x 100 centimetri, cui si somma una scultura composta da sabbie e polimeri che misura 50 x 50 x 250 centimetri, del peso di 80 kg, per ricordare l’erosione delle dune.

Quindi nella Sala dei Putti saranno esposte le opere essenziali del percorso artistico storico. La mostra propone infatti momenti unici e preziosi come gli Attraversamenti, dedicati alla sua rivoluzione ideologica oltre che formale. E poi le passate esperienze di poesia visiva e arte concettuale, l’amicizia e collaborazione con Eugenio Miccini e Ketty la Rocca, recentemente riscoperta dopo un lungo disinteresse, che lavorava sulla condizione femminile, tra i pochi esempi di arte femminista italiana.

È in questa sala che Franca Pisani espone Album Operozio, del 1976, pubblicazione manuale indipendente (le cui 50 copie furono realizzate in carta pergamena) che è nella collezione della Biblioteca Hertziana di Monaco, della Yale University del Connecticut. Nel gennaio 1977 il direttore del Centre Pompidou di Parigi, Pontus Holten, la invitò all’inaugurazione del Museo e con Album Operozio si ebbe un esempio di creatività artistica libera e incondizionata. Fu inoltre acquisito dal Museo National Centro Arte Reina Sofia di Madrid, dall’Università La Sapienza di Roma. Sempre nel Chiostro Pisani si potrà ammirare Manumissio, pubblicazione del 1977 curata da Enrico Crispolti, manifesto illuminato che si allontana dall’arte concettuale a vantaggio di un ritorno al manufatto.

Completano la mostra alcune sculture e installazioni che stazioneranno negli spazi all’aperto del complesso di Sant’Agostino. Ci saranno due realizzazioni del 2008 (Il gioco e il mito e L’erosione delle sabbie) e una del 2009 (Anima primitiva in bronzo) che Pisani espose alla Biennale di Venezia dello stesso anno.

Dunque si tratta di opere che rappresentano un deciso passo in avanti nella sua indagine artistica, per giungere alla definizione di quel suo segno assoluto passato-presente, l’idea mediterranea di una natura che unisce pittura, scultura e installazione un progetto complesso che vede nelle potenzialità dello spazio della Sala dei Putti l’installazione di Tre nomadi, figure antropomorfe in polimeri, tela e ossidi a grandezza naturale - esposti nel Padiglione Italia diretto da Vittorio Sgarbi alla Biennale d’arte di Venezia del 2011 - che rappresentano l’anello di congiunzione di tutto, passaggi storici che hanno reso appassionante il percorso d’arte di Franca Pisani iniziato 50 anni fa.

INFO MOSTRA

Franca Pisani

IL BALCONE DEL CIELO

a cura di Alberto Dambruoso

26.10.2024 – 09.02.2025

Inaugurazione SA 26.10.2024 ore 18

Complesso monumentale di Sant’Agostino

Piazza Duomo, Pietrasanta (LU)

Ingresso libero

Orari: martedì-venerdì: ore 16-19; sabato e domenica: ore 10-13 e 16-19; lunedì chiuso

LU 06.01.2025 apertura straordinaria ore 16-19

YŌKAI

Mostri, Spiriti e altre Inquietudini

nelle Stampe Giapponesi

 

Questo weekend in mostra

una speciale degustazione “itinerante” di sake

insieme a Lorenzo Ferraboschi, massimo esperto del settore,

e un laboratorio sulle onomatopee giapponesi

dedicato ai più piccoli

 

 

Allestimento Yokai 17 250Un laboratorio sulle onomatopee giapponesi, dedicato ai bambini dai 6 ai 10 anni, e una speciale visita guidata con degustazione di sake ci aspettano questo fine settimana nelle sale di Yōkai. Mostri, Spiriti e altre Inquietudini nelle Stampe Giapponesi, la mostra in corso fino al 3 novembre al Museo degli Innocenti di Firenze.

Sabato 12 ottobre, alle 17, i più piccoli saranno coinvolti in un incontro divertente e interattivo, intitolato Laboratorio sul folklore e sulle onomatopee giapponesi. Insieme a Giulia Colelli, dottoranda in Lingue, Letterature e Culture Moderne presso l’Università di Bologna, rifletteranno su un aspetto particolare del linguaggio, le onomatopee, che nel giapponese vengono usate per rappresentare in forma scritta non solo i suoni, ma anche i sentimenti e gli stati d’animo. Durante il laboratorio verranno letti dei racconti tratti dal libro Goro goro di Laura Imai Messina (Salani, 2021) che porteranno i giovanissimi partecipanti alla scoperta di fiabe, storie e creature del Giappone tradizionale: un appuntamento imperdibile per acquisire competenze metalinguistiche in modo stimolante, e scoprire così come lingue diverse descrivano il mondo in modo completamente diverso.

Domenica 13 ottobre alle 17.30 Lorenzo Ferraboschi, massimo esperto di sake e co-fondatore di Sake Company, il primo negozio online dedicato a questa eccellenza giapponese, ci accompagnerà in una raffinata degustazione “itinerante” di sake, attraverso le sale della mostra. Nel corso del nostro viaggio tra le stampe del XVIII e XIX secolo e le altre meravigliose opere esposte, di cui la curatrice dell’esposizione Paola Scrolavezza ci racconterà le leggende più curiose, assaggeremo alcune delle migliori bottiglie di sake, appositamente selezionate per l’occasione, in un perfetto equilibrio tra arte e gusto. I posti sono limitati. Il biglietto per l’evento, che ha il costo di 47 euro, è acquistabile online al link https://shop.vertigosyndrome.it/prodotto/visita-guidata-alla-mostra-con-degustazione-di-sake/.

Per partecipare all’evento di sabato 12 ottobre occorre prenotarsi scrivendo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. L’incontro è ad ingresso libero per i possessori del biglietto della mostra, valido per la giornata in corso. Il pubblico può anche partecipare soltanto all’evento collaterale, senza acquistare il biglietto dell’esposizione, ma soltanto uno dedicato all’evento, al costo di € 5,00. 

 

Tutte le informazioni alla pagina degli eventi collaterali del sito www.mostrigiapponesi.it.

 

INFORMAZIONI

YŌKAI. Mostri, Spiriti e altre Inquietudini nelle Stampe Giapponesi

Firenze, Museo degli Innocenti (piazza Santissima Annunziata)

13 giugno – 3 novembre 2024

Orari

Da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)

sabato e domenica dalle 11.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)

 

Biglietti

Intero € 16,50 | Ridotto € 14,00 (fino a 18 anni non compiuti, over 65 con documento, accompagnatori di disabili) | Gruppi € 14,00 (min. 15 – max 25 persone + 1 accompagnatore gratuito) | Scuole € 5,00 (2 docenti gratuito)*

*per gruppi e scuole obbligo di prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giovedì Universitario (con tesserino) e possessori biglietto del Museo degli Innocenti e Museo Stibbert € 13,00

Bambini da 6 a 12 anni € 5,00

Gratuito per bambini sino a 6 anni| disabili con certificato | guide turistiche abilitate | giornalisti accreditati dall’ufficio stampa Davis & Co. | soci I.C.O.M.

Informazioni e prevendita sul sito www.mostrigiapponesi.it

Catalogo mostra: Skira (skira.net)

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