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Il patrimonio non è più invisibile:

dal 16.12 apre al pubblico il deposito

del Museo Archeologico di Ancona

 

3rid 250Si intitola “Il patrimonio invisibile-Depositi Aperti” l’operazione messa in atto dalla Direzione regionale Musei nazionali Marche per rendere visitabili le riserve del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, ovvero gli ambienti dove è conservata la parte musealizzata, ma non in esposizione, del patrimonio archeologico dal territorio marchigiano. Grazie a un importante investimento di 800mila euro nell’ambito del PNRR assegnato dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, il primo deposito museale delle Marche che aprirà alle visite del pubblico sarà quello del Museo Archeologico Nazionale delle Marche a Palazzo Ferretti, ad Ancona (MAN Marche) quando i reperti che non fanno parte del percorso museale potranno “dialogare” col pubblico..

L’inaugurazione è fissata per martedì 16 dicembre alle ore 12, alla presenza del Direttore dei Musei nazionali delle Marche, Luigi Gallo, e del Direttore del MAN Marche, Diego Voltolini; poi durante la giornata di inaugurazione – che sarà a ingresso gratuito per tutto il museo - le visite ai depositi, che saranno diventate parte integrante del percorso museale e dell’offerta culturale stabile del MAN Marche, proseguiranno fino alle ore 23.

L’idea dei depositi aperti

L’obiettivo dell’intervento è stato sin dall’inizio la creazione di un “deposito aperto”, visitabile e accessibile a tutti i visitatori, comprese le persone con disabilità, adeguando gli spazi attraverso la rimozione di barriere fisiche e mediante una riorganizzazione concettuale degli strumenti e dei contenitori per la conservazione del patrimonio.

«Quando nel 2020 ebbi l'opportunità di entrare per la prima volta nei depositi archeologici del MAN Marche – dice Gallo –, i più importanti di tutta la regione, pensai subito che quei luoghi dovevano diventare spazi vitali, accessibili e accoglienti, per restituire al pubblico il ricchissimo patrimonio invisibile che contengono. Ora, grazie agli importanti interventi realizzati con il PNRR coordinato dalla Direzione Generale Musei, abbiamo il primo deposito archeologico delle Marche accessibile da parte del pubblico, attrezzato anche per accogliere studiosi e ricercatori, perché la conoscenza sempre più ampia e approfondita del patrimonio è il cardine sul quale costruiamo quotidianamente la concreta valorizzazione di ciò che abbiamo l'onore e l'onere di custodire e di trasmettere alle future generazioni».

Da parte sua, Voltolini aggiunge che «I depositi sono il dietro le quinte della vita di un museo, sono il luogo in cui archeologi, restauratori, ricercatori lavorano per far sì che il patrimonio archeologico, pubblico, sia una vera risorsa. Com’è noto, il percorso espositivo stabile di un museo rappresenta, solitamente, solo una piccola percentuale del patrimonio che custodisce: grazie al progetto PNRR ‘Depositi aperti - l'accessibilità al patrimonio invisibile’ il MAN Marche ora offre un'esperienza nuova ai visitatori, che potranno scoprire ciò che di solito non si vede, con la visita di un vero deposito museale, con le nostre ricchissime collezioni archeologiche».

Lo sviluppo di queste idee si è svolto anche grazie a una fruttuosa convenzione di ricerca stipulata con la Scuola di Specializzazione in beni architettonici dell’università Federico II di Napoli, che in nove mesi di intenso lavoro di studio ha permesso, fra il 2021 e il 2022, di approfondire la conoscenza sia di Palazzo Ferretti, sia dei suoi allestimenti museografici (studi raccolti nel volume Palazzo Ferretti ad Ancona. Architettura, restauro, allestimento, ed. Artem 2024), offrendo linee di sviluppo per riqualificare gli spazi oggi trasformati in depositi aperti.

Questa nuova area visitabile si colloca infatti al di sotto della terrazza vanvitelliana, in spazi architettonicamente significativi per la storia di Palazzo Ferretti e mai visti fino ad oggi dal pubblico. La destinazione a depositi visitabili e sala studio valorizza questi ambienti sfruttandone e migliorandone le loro caratteristiche strutturali: locali con possibilità di luce naturale e ricambio d’aria, accessibilità garantita in diverse modalità, facile percorribilità e ampia metratura. L’ottimo connubio fra esigenze di conservazione e possibilità di valorizzazione e restituzione al pubblico.

Un “biblioteca” di oggetti

Il percorso museale del MAN Marche è il racconto del tempo dell’uomo nel territorio marchigiano, le cui parole sono i singoli reperti, ognuno dei quali scelto per aggiungere un significato alla narrazione. I depositi archeologici sono invece la grande “biblioteca” dalla quale sono state estratte tutte le parole del racconto, un immenso patrimonio invisibile che rappresenta circa il 90% delle collezioni del Museo: più di 180mila reperti raccolti in oltre 160 anni di storia museale. Un immenso patrimonio da conservare, da conoscere e da valorizzare, restituendolo quanto più possibile alla fruizione pubblica. L’idea della “biblioteca di oggetti” ha quindi guidato la progettazione dei depositi visitabili: un luogo nel quale sono conservati, con ordine e accessibilità, reperti e contesti archeologici concepiti come volumi da sfogliare per leggerne la storia, ordinati sistematicamente con criteri tipologici e topografici.

E come accade in ogni biblioteca ben organizzata, uno spazio è dedicato alla consultazione: è la sala studio del MAN Marche. In questo luogo il Museo accoglie e mette in condizione di lavorare gli studiosi e i ricercatori che sono impegnati sul patrimonio archeologico.

Il lavoro progettuale ha sviluppato l’idea fondamentale di valorizzare gli spazi sulla base delle loro caratteristiche intrinseche: oltre alla grande sala della biblioteca di oggetti, le due gallerie perimetrali accolgono i numerosi mosaici da tutta la regione e una selezione del ricco la lapidario epigrafico, oltre alla moltitudine di anfore, testimoni delle rotte commerciali antiche.

In particolare la prima sala, di interscambio fra percorso espositivo e accesso, è concepita come anello di congiunzione fra il percorso museale, la storia di Palazzo Ferretti e le funzioni di deposito. In questa sala infatti emerge dal sottosuolo, nel ventre del palazzo, la stratigrafia muraria che mostra il palinsesto di storia precedente a Palazzo Ferretti, l’Ancona medievale, in un gioco di scambi e rimandi con i reperti medievali inseriti in questo spazio.

Conservare e tutelare

Ogni percorso di valorizzazione prevede, a monte, la necessaria cura per la conservazione e tutela del patrimonio. In questi anni la Direzione regionale musei nazionali Marche ha dotato i propri musei maggiori di laboratori attrezzati per gli interventi conservativi, per i restauri e le manutenzioni sul patrimonio culturale. Al MAN Marche è stato possibile allestire un laboratorio di restauro, sotto il coordinamento degli eccellenti funzionari restauratori in servizio presso la Direzione regionale dei musei nazionali delle Marche, adottando le medesime linee progettuali dei depositi: valorizzando e sfruttando le caratteristiche della struttura esistente, il nuovo laboratorio ha luce naturale, comodo accesso e facile collegamento con i depositi, oltre alla dotazione di strumentazione all’avanguardia. Il tutto inserito nella cornice fisica e concettuale dei depositi museali pensati come luogo vitale per il lavoro quotidiano e concreto del Museo e di tutta la sua squadra.

Per la memoria civica e nazionale: il “deposito macerie”

La lunga storia del MAN Marche è stata segnata anche da momenti tragici. Fra questi la distruzione del Museo nella sua sede presso l’ex-convento di San Francesco alle Scale a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Le sale e le teche ancora allestite con i reperti furono pesantemente danneggiate dal crollo dell’edificio: una lunga operazione di rimozione degli oltre 9mila mq di macerie permise di recuperare almeno una parte delle collezioni, perdendo spesso però l’indicazione della provenienza originaria dei reperti, con un irrimediabile danno per la conoscenza. Oggi nella sala dedicata al deposito macerie si conservano alcune delle teche originali, ma restaurate, del vecchio Museo e una selezione dei numerosissimi reperti che, seppur privati della loro provenienza e quindi della loro storia, raccontano una delle pagine più buie della storia della città di Ancona e dell’Italia.

La sala permette inoltre di aprire una finestra sulla museologia e sulle modalità di approccio alla valorizzazione dell’antico adottate in passato, riportando alla vista la ricostruzione di Innocenzo Dall’Osso – non scientifica – del carro della celebre tomba principesca di Fabriano.

La conservazione della memoria e dell’identità dei luoghi e il dovere civico di tramandarle si concretizza inoltre nelle operazioni di restauro poste in atto nell’ex-via dell’Arsenale. Si tratta un lacerto del tessuto urbano dell’Ancona pre-bellica, una delle stradine che collegavano il colle Guasco al porto antico attraversando la proprietà dei conti Ferretti, uno scorcio superstite dell’Ancona scomparsa, così importante e rappresentativo da essere stato anche set naturale per Ossessione, il film che Luchino Visconti girò ad Ancona nel 1943.

Oggi questo vicolo, che è incluso nella struttura del MAN Marche, torna a essere visitabile, inserito negli spazi appena riqualificati.

Info Museo

Museo Archeologico Nazionale delle Marche

Palazzo Ferretti, via G. Ferretti 6, Ancona

Orari: da MA a GI ore 8.30-13.30; VE-SA ore 8.30-19.30; DO ore 14.00-19.30

Inaugurazione delle visite al deposito: MA 16.12 ore 12

Ingresso MAN Marche: 5 euro (intero), 2 euro (ridotto); ingresso MAN Marche + Anfiteatro romano di Ancona (il biglietto consente la visita al Museo anche nella prima giornata di apertura successiva al giorno di visita dell’Anfiteatro): 8 euro (intero); 2 euro (ridotto)

Sabato 29 novembre, ore 17.30

Presentazione della nuova collezione

DIPINTI E ARREDI ANTICHI 2025

FIRENZE, Via Maggio, 40r

 

Innocenzo Francucci detto Innocenzo da Imola Sposalizio mistico di Santa Caterina 250Tornabuoni Arte – Arte Antica è lieta di presentare il nuovo catalogo “Dipinti e Arredi Antichi” 2025, offrendo una selezione delle opere di maggior rilievo e delle recenti acquisizioni della galleria. L’esposizione sarà inaugurata sabato 29 novembre 2025, alle 17.30, presso la sede di Via Maggio 40r, a Firenze, tracciando un itinerario che attraversa secoli di storia dell’arte.

Tra i dipinti a tema sacro del tardo Quattrocento e dei primi Cinquecento, si distingue la Natività con San Giovannino, una tempera su tavola, dello Pseudo Pier Francesco Fiorentino (attivo nella seconda metà del XV secolo). Questo raffinato presepe, caratterizzato da una composizione semplice ma equilibrata e da figure finemente modellate, rappresenta la Madonna che adora il Bambino disteso sul grembo, affiancata da San Giuseppe che osserva con devozione. La resa attenta dei volti e la delicatezza delle mani e dei panneggi testimoniano l’eleganza della pittura fiorentina del periodo.

A questa si affianca il pannello bifacciale San Sebastiano di Lattanzio di Niccolò di Liberatore (Foligno e Assisi, dal 1474 al 1527), che mostra il Santo trafitto dalle frecce in un elegante contrapposto, mentre sul verso si sviluppa una raffinata decorazione monocroma su fondo rosso, espressione dello stile umbro agli inizi del Cinquecento e della sensibilità ereditata dal padre.

Tra le opere religiose del Cinquecento, spicca lo Sposalizio mistico di Santa Caterina realizzata intorno al 1540-1545 circa da Innocenzo da Imola (Imola, 1490 - Bologna, 1546). La scena, concepita per la devozione privata e domestica, raffigura la Madonna al centro con il Bambino che infila l’anello a Santa Caterina, accompagnata da San Giuseppe e dal giovane San Giovanni Battista, esemplificando la fisionomia ampia e geometrica dei personaggi e la delicatezza cromatica tipica dell’artista bolognese.

Per la ritrattistica si segnalano le due tavole di Girolamo Siciolante da Sermoneta (Sermoneta, 1521 – Roma, 1580), tra cui il Ritratto del cardinale Pietro Bembo: l’effigie, precisa e incisiva, rivela la capacità dell’artista di catturare dettagli fisionomici e tratti psicologici del soggetto, esemplificando il classicismo michelangiolesco tipico della sua produzione romana. La seconda tavola ritrae una figura femminile, dalla fisionomia elegante e misurata, che testimonia la cura dell’artista nel proporre volti armoniosi e di forte presenza scenica.

Il Seicento è rappresentato dalla Danae attribuita alla cerchia del Padovanino, che reinterpreta il celebre soggetto tizianesco destinato al cardinale Farnese, enfatizzando la morbidezzaPier Francesco Cittadini Ritratto di dama con cagnolino 250 dei nudi e la ricchezza cromatica, mentre la presenza di Cupido e la luce dorata accentuano la tensione tra sensualità e poesia della scena.

Si segnala il Ritratto di Giulio Buratti, raffigurato nella piena maturità con armatura e strumenti militari, di Bartolomeo Gennari (Cento, 1594 - Bologna, 1661), nipote e fedele collaboratore del Guercino. Tra le opere mitologiche, la Venere allo specchio, attribuita a un seguace seicentesco di Tiziano, mostra la dea alla toilette, assistita da Cupido, riprendendo con fedeltà la celebre composizione del maestro veneziano, oggi alla National Gallery of Art di Washington, pur con alcune variazioni sul paesaggio e l’assenza del putto con coroncina di fiori. Particolare cura è stata dedicata alla resa degli incarnati e ai dettagli dei tessuti e dei gioielli, che mettono in luce la perizia dell’autore nel reinterpretare il modello tratto da Tiziano.

Il più tardo Seicento propone ritratti raffinati, scene mitologiche, battaglie e nature morte, tutti scelti per la loro qualità pittorica. Tra questi il Vaso di fiori su base in pietra con due tulipani, di Andrea Scacciati (Firenze, 1642 - 1710), uno dei maggiori specialisti del genere della natura morta a Firenze insieme a Bartolomeo Bimbi, e Il Ratto di Deianira, attribuito a Antonio Zanchi (Este, 1631 – Venezia, 1722), uno dei maggiori pittori italiani del Barocco veneziano, noto per il suo stile caratterizzato dal “gigantismo” delle figure in primo piano e da un forte dinamismo narrativo.

Il Settecento si distingue per vedute di città e paesaggi eleganti, fino a raffinati esempi di pittura di genere, come alcune opere di Niccolò Bambini (Venezia, 1651 - 1736), mentre il percorso approda nel pieno Ottocento con il suggestivo Naufragio di Camoens.

Molte anche le sculture presenti in esposizione. Tra queste segnaliamo un Putto con delfino riconducibile all’epoca manierista, un’opera a tutto tondo che mostra la raffinata sensibilità dei modelli del primo Rinascimento nella resa dei corpi e del movimento.

Troviamo poi una vasta selezione di mobili di pregio che comprende credenze e tavoli, esempi di arredi destinati a spazi di prestigio, pensati per integrare le opere d’arte nella vita quotidiana.

Completa la collezione una grande varietà di oggetti antichi, tra cui una preziosa cassetta a urna quattrocentesca del Vescovo Jacopo Vagnucci, dedicata a San Lorenzo, e un’arca sepolcrale cinquecentesca recante le armi recante le armi delle famiglie nobili Fantucci di Siena e Marzetti di Altidona. Questi esemplari, unici e raffinati, riflettono la cultura collezionistica dell’epoca, concepita per stupire e al contempo servire a scopi funzionali e simbolici.

La grande varietà della collezione conferma la sua natura di moderna Wunderkammer, capace di suscitare interesse e meraviglia in ogni appassionato. In un mercato dell’arte internazionale in lenta ripresa, la domanda si concentra sempre più su pezzi selezionati di prestigio, sostituendo la richiesta massiva di oggetti decorativi, privilegiando qualità, rarità e fattura, capaci di integrarsi con eleganza negli arredi contemporanei.

Con il catalogo “Dipinti e Arredi Antichi 2025”, Tornabuoni Arte conferma la propria dedizione nella ricerca e valorizzazione di opere di grande qualità, presentando un percorso espositivo che offre al visitatore un’occasione unica per attraversare secoli di storia dell’arte, svelando capolavori spesso inediti o raramente mostrati al pubblico.

 

Tornabuoni Arte – Arte Antica

via Maggio, 40/R | Firenze - 50125 | tel. +39 055 2670260

e.mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | www.tornabuoniarte.it 

Rimini e Venezia, prosegue la collaborazione nel segno dell'arte: nel 2026 una mostra dossier con la Pietà di Bellini e il San Sebastiano di Mantegna al Museo della Città “Luigi Tonini”

 

2 mantegna san sebastiano 250Dopo le mostre a Ca' d'Oro a Venezia e a New York, la Pietà restaurata di Bellini tornerà a Rimini in dialogo con il San Sebastiano di Mantegna. Approvato dalla Giunta lo schema di accordo con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto

Prosegue e si consolida la collaborazione tra Rimini e Venezia nel segno dell'arte e della cultura. La Giunta comunale ha approvato lo schema di accordo di collaborazione con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto che porterà, nella primavera-estate del 2026, una straordinaria mostra dossier al Museo della Città “Luigi Tonini” dedicata a due capolavori del Rinascimento italiano, la Pietà restaurata di Giovanni Bellini e il San Sebastiano di Andrea Mantegna.

Il progetto nasce dall’importante restauro della Pietà di Giovanni Bellini, opera conservata nei musei comunali di Rimini, finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage. L'intervento conservativo, di altissimo livello, ha permesso di svelare i colori autentici della pittura del maestro veneziano, che torna a splendere restituendo alla comunità e agli studiosi un capolavoro nella sua piena bellezza originaria.

Il percorso espositivo dell'opera restaurata prenderà il via giovedì 20 novembre 2025 con l'inaugurazione della mostra dossier a Venezia, nella suggestiva cornice storica di Ca' d'Oro, sede della Galleria Giorgio Franchetti e che sarà esposta al pubblico dal 21 novembre 2025 al 6 gennaio 2026. Qui la Pietà riminese di Bellini sarà posta in dialogo con il potente e drammatico San Sebastiano di Andrea Mantegna della collezione Franchetti.

Successivamente, dopo una tappa alla prestigiosa The Morgan Library & Museum di New York, la mostra approderà al Museo della Città di Rimini nella primavera-estate 2026, offrendo un'occasione straordinaria di approfondimento culturale per la comunità cittadina, i visitatori, i turisti, gli studiosi e gli studenti che visiteranno Rimini nella bella stagione.

L'esposizione riminese non si limiterà al confronto artistico tra Bellini e Mantegna – cognati dal 1453, quando Andrea sposò Nicolosia, sorella di Giovanni – ma offrirà l'opportunità di riflettere sugli stretti rapporti storici, culturali, artistici e iconografici che hanno legato Rimini alla Serenissima Repubblica di Venezia nel corso dei secoli.

 

"La mostra dedicata a Giovanni Bellini che s'inaugura in questi giorni a Venezia nella suggestiva cornice storica di Ca' d'Oro– commenta l’assessore alla cultura Michele Lari - offrirà la prima occasione per vedere gli straordinari risultati del restauro sulla Pietà di Rimini, promosso e finanziato dalla Fondazione Venetian Heritage e condotto all’interno dei laboratori di restauro della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia. Un restauro che dà nuova luce al capolavoro di Bellini e la possibilità di far conoscere ad un pubblico sempre più ampio l’opera dell’artista veneziano. Una collaborazione istituzionale di alto profilo culturale quella instaurata con Venezia, che ci consentirà di far dialogare nel nostro museo nel 2026 Giovanni Bellini e Andrea Mantegna fratelli nell’arte e maestri del Rinascimento, in un ponte esemplare tra Venezia e Rimini. Oggi con l’approvazione dello schema di accordo diamo il via ad un impegno reciproco in sinergia con la Direzione regionale Musei nazionali Veneto che rafforza quel percorso che ci ha visto impegnati per valorizzare una delle opere d’arte più note e preziose che Rimini ha la fortuna di custodire e per consolidare i rapporti di collaborazione e scambio per ampliare conoscenze e creare nuove opportunità di promozione del nostro patrimonio culturale”.

 

"L’intervento finissimo di restauro finanziato da Venetian Heritage - spiega Alessandro Giovanardi, Direttore dei Musei Comunali di Rimini - ha permesso di svelare i colori autentici e smaglianti della pittura del maestro veneziano. L'opera, intensa e silenziosa, del nostro Bellini verrà posta in dialogo con la potente e drammatica immagine di San Sebastiano di Andrea Mantegna della collezione Franchetti. Mantegna che aveva sposato Nicolosia, sorella del Bellini, rappresenta insieme uno specchio e un contraltare stilistico e poetico per il grande pittore veneziano: insieme costituiscono quasi un bivio nell'intricata topografia dell'arte rinascimentale ed europea, costruita su reciproche influenze e sofisticate distinzioni. Nella primavera-estate del 2026, dopo che il Bellini riminese sarà esposto alla The Morgan Library & Museum di New York, la mostra dossier approderà al Museo della Città di Rimini e sarà l'occasione per riflettere non solo sulla relazione tra i due grandi maestri, ma sugli stretti rapporti storici, culturali, artistici e iconografici tra Rimini e la Repubblica di Venezia: un progetto a cura della Direzione regionale Musei nazionali Veneto e della Direzione dei Musei Comunali riminesi. Un'occasione straordinaria di approfondimento per la comunità cittadina, per i visitatori, i turisti, gli studiosi e gli studenti che visiteranno Rimini e una testimonianza dell'efficace collaborazione tra le istituzioni museali pubbliche e la Fondazione Venetian Heritage per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico comune".

 

 

GIANLUCA SGHERRI

19 novembre – 21 gennaio 2026

a cura di Anna Maria Amonaci

organizzata da Stefano Di Puccio

 

inaugurazione mercoledì 19 novembre, ore 19.00

Trattoria 4 Leoni

Piazza della Passera, Firenze

 

Gianluca Sgherri 250 Colline pisane Orciano 1 ottobre 2025 fotografia digitaleMercoledì 19 novembre, alle 19.00, si inaugura la mostra di Gianluca Sgherri, penultimo appuntamento della rassegna Fotografia – Tracce Fiorentine, presso la Trattoria 4 Leoni di Firenze. Il progetto, a cura della storica dell’arte Anna Maria Amonaci, è organizzato e promosso da Stefano Di Puccio, instancabile promotore culturale dell’Oltrarno nonché titolare della trattoria.

L’esposizione di Sgherri si inserisce nel ciclo dedicato a sei fotografi legati a Firenze per nascita o formazione: Franco Cammarata, Lorenzo Bojola, Massimo D’Amato, Lapo Pecchioli, Gianluca Sgherri e Mario Strippini. Un progetto che esplora il rapporto fra sguardo e territorio, secondo l’idea della curatrice Anna Maria Amonaci: le “tracce” che un luogo imprime nella sensibilità dell’artista, in continuità con l’idea vasariana secondo cui le differenze tra le scuole pittoriche italiane derivano dalla forma e dalla luce dei territori stessi.


Con questa quinta mostra, tuttavia, la rassegna introduce una prospettiva inedita: quella di un pittore che da sempre guarda alla fotografia come a un linguaggio parallelo e complementare alla propria ricerca visiva. La sua presenza amplia la riflessione sul ruolo della luce e del paesaggio, spostandola sul confine tra pittura e immagine fotografica, dove geometria, disegno e contemplazione diventano strumenti di una stessa visione.

Gianluca Sgherri è nato a Fucecchio (Firenze) nel 1962. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, esordisce nel 1990 alla Galleria Marsilio Margiacchi di Arezzo. Dal 1995 vive un periodo intenso a Milano, dove collabora stabilmente con lo Studio d’Arte Cannaviello, presentando numerose personali, tra il 1994 e il 2012, e partecipando a importanti collettive con artisti come Marco Cingolani, Daniele Galliano e Pierluigi Pusole. Espone inoltre presso la Galleria In Arco di Torino, L’Attico di Fabio Sargentini a Roma e la Galleria No Code di Lucio Dalla a Bologna. Tra le principali rassegne cui ha preso parte figurano: Ultime Generazioni (XII Quadriennale d’Arte di Roma), Arte italiana. Ultimi quarant’anni. Pittura iconica (GAM Bologna), Prima linea. La nuova arte italiana (Trevi Flash Art Museum) e Arte Italiana 1968_2007. Pittura (Palazzo Reale, Milano).

Parallelamente alla pittura, Sgherri ha sviluppato un linguaggio fotografico fondato su rigore formale, equilibrio e luce. Nelle sue immagini il paesaggio diventa spazio mentale: geometrieGianluca Sgherri 250 Paesaggio interiore 1 2025 fotografia digitale essenziali e linee prospettiche evocano la tradizione toscana del disegno, trasformando la realtà in una composizione sospesa tra ordine e introspezione. È una fotografia che nasce da un pensiero pittorico, dove ogni scatto è una meditazione sul rapporto tra misura ed emozione, tra il piccolo dettaglio quotidiano e l’immensità dello spazio.

Ai 4 Leoni, Sgherri presenta una selezione di opere recenti che - come nel progetto Universo, realizzato per la Project Room del MudaC di Carrara - segna un ritorno alla fotografia come linguaggio di riflessione e sintesi, dopo un percorso prevalentemente pittorico. Le sue visioni, essenziali e silenziose, riflettono la costante tensione a contenere il caos attraverso la forma, restituendo un senso di armonia e contemplazione che è cifra distintiva della sua poetica. La fotografia di Sgherri è estensione del suo interesse per il disegno e la struttura geometrica, elementi che affondano le radici nella tradizione fiorentina e nella fotografia toscana dal carattere lineare e armonico.

Non è per caso - sottolinea Anna Maria Amonaci - che tra gli artisti del passato Gianluca Sgherri citi Paolo Uccello e Piero della Francesca, il primo per la precisione prospettica dei suoi scenari geometrici, il secondo per la nitidezza e la semplicità dei colori, giustapposti tra loro in modo, direi, densamente plastica. Tra i contemporanei guarda, invece, a Lorenzo Bonechi e Salvo, entrambi attivi alla fine degli anni Ottanta, essenziali, tersi nel disegno, lontani da una pittura magmatica.”

L’ultimo capitolo di questa rassegna sarà con la mostra di Mario Strippini, da gennaio, data da definire, al 15 marzo 2026.

Fotografia – Tracce Fiorentine nasce da un’idea di Anna Maria Amonaci e dalla collaborazione con Stefano Di Puccio, che dal 1995 gestisce la storica Trattoria 4 Leoni, punto di riferimento nel cuore dell’Oltrarno fiorentino non solo gastronomico. Negli anni Di Puccio ha contribuito con passione alla valorizzazione del quartiere, promuovendo numerose iniziative artistiche come Settembre in Piazza della Passera (2002–2019) e mostre, tra cui quella del fotografo Carlo Fei. La collaborazione tra Amonaci e Di Puccio risale al 2005 con l’esposizione dello scultore Filippo Dobrilla e, successivamente, di Gianluca Maver, con grandi fotografie esposte negli spazi esterni della trattoria.

Informazioni TRATTORIA 4 Leoni

Tel. 055 218562 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L’artista Gabriele Serrini al Limbo di Caserta

venerdì 24 ottobre alle 18:30 per il progetto “Hearth”

 

Locandina Serrini 250Evento d’arte al Limbo Studio di Caserta. Nello spazio multimediale di Piazza della Seta 8 a San Leucio Gabriele Serrini proporrà venerdì 24Abstract Cartoon 3 250 ottobre alle 18:30 la mostra installazione site-specific “Abstract Cartoons”. Alle 20 poi l’artista si produrrà in una “live painting exhibition”.

L’happening sarà il primo appuntamento del progetto d’arte itinerante “Hearth: Art Starts Here”, che nasce da un’idea di Fabio Maietta e dall’incontro con Vittorio Giordano. “Hearth” è una miccia, una scintilla: un’idea che accende la curiosità e alimenta connessioni tra artisti, persone e territori. Da questa scintilla nasce un focolaio: l’evento. Uno spazio collettivo in cui l’arte prende forma e diventa esperienza viva.

Gabriele Serrini (Pisa, 1981) è un artista visivo che vive a Gran Canaria, isola dell’Oceano Atlantico appartenente alla Spagna. La sua carriera si è sviluppata al di fuori dei circuiti tradizionali dell’arte istituzionale, per una scelta deliberata: preservare la propria libertà creativa e instaurare un rapporto diretto e genuino con il pubblico. Questa decisione lo ha portato a costruire una solida presenza internazionale sui social network, dove ha raggiunto oltre 270.000 follower e milioni di visualizzazioni nei video del suo processo pittorico.

Il suo lavoro parte da una contraddizione intenzionale: prendere personaggi iconici della cultura pop - figure spesso piatte, pensate per un consumo rapido e una nostalgia commerciale - e restituire loro una carica emotiva: grezza, gestuale, traboccante. La pittura viene da dentro, senza filtri. Quell’energia viscerale trasforma questi personaggi in qualcosa di più adulto, più rotto, più vivo. Non vuole rappresentarli per come appaiono, ma per come potrebbero sentirsi se fossero umani: frammentati, espressivi, deformati dalla memoria, dal tempo, da ciò che rappresentano nell’immaginario collettivo. Queste opere reinterpretano la pop art attraverso la lente dell’espressionismo, con l’obiettivo di allontanare lo spettatore dal comfort estetico dell’icona perfetta e restituire un’immagine viva, imperfetta, intensa.

“E S T E S I A” Forme del contemporaneo - da Spartaco a Gabriele

A cura di Gaetano Romano

Palazzo Mediceo di Ottaviano – Napoli

con il patrocinio

del Comune di Ottaviano e dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio

Vernissage 18 ottobre ore 18:30

La mostra resterà visitabile dal 18 ottobre al 15 novembre

tutti i giorni dalle 17:00 alle 19:30 oppure al mattino previo appuntamento

 

Locandina Estesia Sabato 18 Ottobre, alle ore 18,30 sarà aperta al pubblico e fruibile, al Palazzo Mediceo di Ottaviano, il Progetto espositivo “ESTESIA” Forme del contemporaneo - da Spartaco a Gabriele, curato da Gaetano Romano, Sociologo e critico d’arte contemporanea.

Una squadra di undici artisti contemporanei, si sono dati appuntamento nelle vaste sale del Palazzo Mediceo, simbolo identitario di Ottaviano e dei paesi vesuviani, dove nel 1892 il poeta Gabriele D’Annunzio, soggiornò per circa un mese, con la sua amante napoletana in procinto di partorire un figlio suo.

Ma non sono soli: nel cortile risuona la voce cavernosa di Stanislao Nievo, che narra del gladiatore Spartaco e dei suoi sodali, accampati sul Somma Vesuvio, e dell’artificio da loro messo in atto, per discenderlo e giungere alle spalle dell’accampamento romano utilizzando tralci di viti.

Angela Natale leggerà di D’Annunzio “La pioggia nel pineto” e “Stringimi a te”, rievocando idealmente la sua vitalità riportandolo tra di noi.

Al piano nobile e nelle stanze contigue, “Estesia” trova la sua più compiuta espressione.

Come afferma il sociologo francese Michel Maffesoli: il termine greco estesia, indica la condivisione delle emozioni e delle passioni e non fa riferimento a un oggetto estetico, statico, ma ha una dimensione dinamica e di condivisione.

Le installazioni e le opere in esposizione negli spazi dell’antico palazzo gentilizio innescano una messa in causa concettuale di materiali eterocliti; qui gli interrogativi si configurano e si incarnano nella varietà dei materiali adoperati.

Perché accade che la scelta di un materiale definisca quella che Luigi Pareyson chiama “intenzione formativa”, ovvero che “il progetto di formazione di un’opera d’arte comincia solo quando l’intenzione formativa si definisce nell’atto stesso che una materia è assunta”.

Mentre per Hidetoschi Nagasawa, “Il viaggio alla ricerca delle idee è il più pericoloso. Deve raggiungere luoghi inesplorati, dove nessuno può indicarti la via del ritorno”.

Saranno presenti: il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Avv. Raffaele De Luca, il Prof. Biagio Simonetti Docente Università del Sannio, Presidente GAL Vesuvio Verde, Avv. Fiorella Saviano, Angelo Alterio, il Sindaco di Terzigno Avv. Francesco Ranieri, Arch. Angelo Massa direttore Museo Matt, Gaetano Romano curatore di “Estesia”.

Gli artisti presenti: Lucio Afeltra, Vittorio Avella, Caterina Arcuri, Calogero Barba, Anna Coppola, Antonio Carotenuto, Peppe Capasso, Matteo Fraterno, Giuseppe Di Guida, Rosanna Iossa, Stefania Sabatino.

In preparazione volume Gutemberg Edizioni.

La visita sarà consentita nei seguenti orari: mattina previo appuntamento con il curatore al numero 3333584458 pomeriggio dalle ore 17 alle 19,30.

Musicisti Benedetto Romano, Giuseppe Silvano

Con PRO LOCO MEDICEA, FORUM DEI GIOVANI, METART, VESUVIO ADVENTURES

VORREIANDAREALMUSEO

Percorsi di accessibilità museale

 

Al Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi torna il programma inclusivo di visite e laboratori dedicati a pubblici con esigenze specifiche e disabilità.

 

Ottobre 2025 – Maggio 2026

 

3 Vorreiandarealmuseo Percorsi di accessibilità museale 250Per il quinto anno consecutivo, il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento – Museo Civico di Montevarchi presenta “Vorreiandarealmuseo. Percorsi di accessibilità museale”, un progetto volto a rendere l’arte accessibile a tutti e a creare momenti di incontro, scoperta e condivisione. Da ottobre 2025 a maggio 2026, il programma proporrà visite guidate e laboratori per persone non vedenti e non udenti, attività dedicate a giovani con autismo, anziani, famiglie straniere e adolescenti con difficoltà relazionali, favorendo l’inclusione culturale e sociale.

Il progetto è coordinato da Federica Tiripelli, direttrice del Museo, e sostenuto dalla Fondazione CR Firenze. Ha ricevuto il contributo dell’Associazione Fratelli Nannicini APS ed è realizzato grazie alla collaborazione con numerosi partner: MTA - Sistema Museale Musei Toscani per l’Alzheimer, Museo Tattile Statale Omero di Ancona, UFSMIA – USL Toscana sud est, ISIS Valdarno, Istituti Comprensivi F. Petrarca e F. Mochi, Associazione Conkarma, ASP Montevarchi, ENS - Ente Nazionale Sordi, Associazione Abbracciamo il Valdarno, Associazione Fotoamatori Francesco Mochi e AVO - Associazione Volontari Ospedalieri. L’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus -Airalzh concede il patrocinio.

Dopo il successo dei video in Lingua dei Segni Italiana (LIS) già disponibili in museo e online, l’offerta per i visitatori non udenti si arricchisce con visite guidate dedicate. Per garantire l’accessibilità ai non vedenti e ipovedenti, il Museo realizzerà due libri tattili su opere della collezione permanente, con immagini in rilievo, collage polimaterici e testi in nero, a caratteri grandi, e Braille, corredati da tracce audio. Gli studenti degli Istituti Comprensivi coinvolti parteciperanno alla stesura dei testi e alla realizzazione delle immagini, affiancati dalle educatrici museali, affrontando temi di inclusione e strumenti per rendere l’arte fruibile a tutti. Questi libri si aggiungono al Totem sensoriale, alle audiodescrizioni e ai video LIS, ampliando il percorso tattile costituito da oltre cinquanta sculture.

Nell’ambito del progetto pilota M.I.R.A. – Musei in rete per l’autismo, in collaborazione con il Museo Paleontologico, saranno organizzate visite semplificate e laboratori per bambini e adolescenti con autismo, condotti da educatori museali e psicologi. Le attività teatrali a cura della compagnia Diesis Teatrango, dirette da Piero Chierici, offriranno momenti di creatività e benessere.

In collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore ISIS Valdarno, referente per le scuole della ASL Toscana sud est nel progetto di inclusione e apprendimento “Margherita”, è stato sviluppato un percorso educativo dedicato a una classe dell’istituto, che comprende anche uno studente con autismo.

Quest’anno, inoltre, al fine di valorizzare i risultati e coinvolgere la cittadinanza, sabato 4 e domenica 5 ottobre 2025, durante il PaleoFestival 2025 - il Festival della Preistoria che si tiene ogni anno a Montevarchi - il Museo allestirà una mostra con gli artefatti realizzati dai ragazzi nella scorsa edizione, offrendo l’occasione di presentare i nuovi cicli di attività e condividere le migliori pratiche in tema di accessibilità.

Il programma prevede anche momenti pensati per le persone con Alzheimer e i loro caregiver, inseriti nei progetti più ampi “Bartolea Caffè” e “Atelier Alzheimer”, promossi dal Comune di Montevarchi e rivolti ai nuclei familiari del Valdarno Superiore. Ogni appuntamento, seguito da un team multiprofessionale, offrirà l’occasione di avvicinarsi alle sculture, condividere impressioni ed emozioni e, in alcuni casi, partecipare ad attività pratiche che stimolano la creatività e la memoria. I soci dell’Associazione Fotoamatori Francesco Mochi accompagneranno gli incontri documentando i momenti più significativi: fotografie, poesie e racconti dei partecipanti saranno raccolti in un piccolo quaderno, diventando così un vivido racconto delle esperienze e dei legami creati attraverso l’arte.

Nel quadro di un percorso condiviso tra il Museo e la Casa di Riposo ASP Montevarchi, verranno organizzate attività di stimolazione cognitiva pensate per sostenere gli anziani ospiti dell’RSA nel mantenimento e nello sviluppo delle loro capacità residue. Alcuni incontri, rivolti a piccoli gruppi composti da bambini e anziani e realizzati in collaborazione con la compagnia teatrale Diesis Teatrango, offriranno agli anziani momenti di serenità, gioco e responsabilità, mentre i più piccoli avranno l’opportunità di creare legami significativi al di fuori del contesto familiare.

Per dare maggiore visibilità al progetto e coinvolgere l’intera comunità, in collaborazione con AVO – Associazione Volontari Ospedalieri e l’Istituto Comprensivo Petrarca – realtà che, insieme al Museo, collaborano attivamente con la ASP – nel mese di maggio sarà organizzata una giornata di festa a conclusione del ciclo di incontri. L’evento si svolgerà sia all’interno delle sale del Museo sia nella piazza antistante, coinvolgendo attivamente anziani, volontari, studenti, famiglie e docenti, celebrando così i risultati raggiunti e il valore delle relazioni intergenerazionali.

Parallelamente, gli incontri del corso di italiano organizzato dall’associazione Caritas Solidarietà e Accoglienza – Progetto Faisa, rivolti a donne straniere, si inseriscono nel più ampio percorso di inclusione e partecipazione promosso dal Museo. Pensati per favorire l’integrazione tra la popolazione locale e i nuovi residenti, questi incontri, strutturati in piccoli gruppi e modulati in base al livello di conoscenza della lingua, offriranno occasioni di scambio culturale, dialogo e reciproca conoscenza. Durante le domeniche pomeriggio primaverili, le attività saranno estese anche alle famiglie, con laboratori che coniugano apprendimento, gioco e piacere della scoperta, coinvolgendo l’intero nucleo domestico in esperienze condivise e formative.

Dalle indagini svolte nelle scuole del Valdarno Superiore aretino, che hanno coinvolto dieci Istituti Comprensivi e tre Istituti Superiori, e dai dati raccolti attraverso lo sportello psicologico e gli interventi educativi dell’UFSMIA – Zona distretto Valdarno, è emerso che tra preadolescenti e adolescenti si riscontrano difficoltà di comunicazione e relazionali, con alcuni casi di fobia sociale che sfociano in isolamento e abbandono scolastico.

Per rispondere a queste esigenze, in collaborazione con l’Associazione Conkarma verrà realizzato un ciclo di incontri presso il Centro Diurno UFSMIA, condotto da un team multiprofessionale, dedicato a preadolescenti e adolescenti che affrontano difficoltà comunicative e relazionali, ansia o depressione legate a isolamento sociale, insicurezza, bassa autostima e incertezze identitarie.

Maggiori informazioni sui singoli progetti, le date di inizio di ognuno e le modalità di partecipazione si possono trovare sul sito del Cassero per la scultura di Montevarchi www.ilcasseroperlascultura.it

Informazioni

Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, Montevarchi

Tel.055 9108274

e.mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | sito www.ilcasseroperlascultura.it

Conferenza stampa e preview

della mostra Voyeur di Giuseppe Gallo

(con svelamento della scultura dedicata a Pulcinella e a Eduardo)

Sabato 27 settembre ore 12

Galleria Nicola Pedana, Caserta

 

Locandina Giuseppe Gallo 150Sabato 27 settembre alle 12 conferenza stampa aperta e preview di Voyeur, la mostra personale dell’artista internazionale Giuseppe Gallo nella Galleria Nicola Pedana di Caserta.

L’incontro con giornalisti e appassionati d’arte sarà ospitato in galleria. Interverranno il maestro Giuseppe Gallo, il critico d’arte Enzo Battarra e il gallerista Nicola Pedana. Nell’occasione sarà svelata la scultura a parete che l’artista ha inteso esporre come omaggio al territorio che lo ospita: “Maschera napoletana, Pulcinella sul volto di Eduardo De Filippo" della serie scultorea “Prismi”, dedicata al tema della maschera.

In esposizione ci saranno anche altre due monumentali sculture del ciclo “Prismi”, oltre a una serie di lavori su superficie che esalteranno il tema “Voyeur”, un invito a interrogarsi sul concetto di sguardo, sulla sua natura analitica e introspettiva e sulla sua capacità di farsi esperienza. Ogni opera, come il visitatore, è un voyeur, un “osservatore” e al contempo un “osservato”.

Tornano le GEP, Giornate Europee del Patrimonio

Il Museo Multimediale delle Acque Campane, MUMAC, realizzato dall’Associazione Terre di Campania APS, celebra il tema “Architetture: l’arte di costruire” intrecciando storia, ingegno, paesaggio e acqua.

 

Locandina 1 acqua 250Sabato 27 settembre alle ore 18:00, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, si terrà, presso il MUMAC, il convegno “Architetture d’Acqua”, un incontro pensato per ripercorrere due straordinarie opere dell’ingegneria idraulica in Campania: l’Acquedotto Augusteo del Serino, eccellente testimonianza della sapienza romana e l’Acquedotto Carolino, maestosa realizzazione borbonica.

Silvia Fabbrocino, idrogeologa e direttrice tecnico-scientifica del MUMAC, Antonio De Simone, archeologo, e Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per le province di Caserta e Benevento, con il coordinamento di Maddalena Venuso, giornalista, accompagneranno il pubblico alla scoperta dell’acqua come elemento progettuale e costruttivo nell’architettura e nel paesaggio. È stata invitata ad intervenire Paola Ricciardi, soprintendente ABAP Area Metropolitana di Napoli. Aprirà l’incontro Simone Ottaiano, direttore del MUMAC.

Si tratta di un’occasione unica per riscoprire il valore del patrimonio, talora nascosto o poco conosciuto, che giace davanti ai nostri occhi. L’iniziativa prende il via dalla volontà di partecipare alle GEP - Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days), la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura. Il tema dell’edizione 2025 è “Architetture: l'arte di costruire” e si riallaccia allo slogan “Heritage and Architecture: Windows to the Past, Doors to the Future”, scelto dal Consiglio d’Europa e condiviso dagli Stati aderenti alla manifestazione.  È un invito a riflettere sul valore culturale del paesaggio costruito che ci circonda e un'opportunità per riscoprire l’architettura come espressione viva della storia, della cultura e delle aspirazioni delle comunità, italiane ed europee.

Il MUMAC, consapevole che i custodi del Patrimonio sono i singoli cittadini e che la tutela dei Beni Culturali si realizza solo con la conoscenza, ha invitato i relatori ad illustrare l’antico connubio fra architettura e risorse idriche, che in Campania ha visto erigere opere maestose che ancora oggi raccontano una storia di cui non possiamo che essere orgogliosi. Dall’ “Acqua intesa come straordinaria finestra aperta sul passato e sul futuro”, a cura di Silvia Fabbrocino, al “Viaggio dell’acqua nella Campania antica” raccontato da Antonio De Simone, fino alle “Architetture dell’acqua tra Sannio e Terra di Lavoro”, illustrate da Mariano Nuzzo, l’evento costituisce l’occasione per costruire insieme nuove consapevolezze.

La serata si chiuderà con un Workshop artistico, Gocce di saggezza, curato da Ilaria Moscato, curatrice d’arte ed esperta di comunicazione e didattica museale

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