A pochi mesi dal Premio Pellegrini di Pace consegnato a Napoli nella Basilica di San Giovanni Maggiore alla regista Kaouther Ben Hania, la notizia dell'inchiesta penale aperta dall'esercito israeliano riporta al centro la vicenda della piccola Hind Rajab uccisa a Gaza.
C'è una voce che continua a chiedere ascolto, anche a due anni di distanza. È quella di Hind Rajab, la bambina di cinque anni uccisa a Gaza City nel gennaio 2024 insieme a nove componenti della sua famiglia e a due soccorritori della Mezzaluna Rossa, mentre al telefono implorava aiuto. Quella voce, diventata simbolo internazionale del plausibile genocidio dei palestinesi torna oggi al centro della cronaca: l'esercito israeliano ha reso noto di aver richiesto l'apertura di un'inchiesta penale sui colpi di arma da fuoco che provocarono la strage, nell'ambito di una revisione che riguarda altri episodi ad alto profilo avvenuti durante il conflitto a Gaza.
Una notizia che Pellegrini di Pace accoglie con la stessa attenzione e la stessa cura con cui, lo scorso 16 giugno, ha scelto di raccontare la storia di Hind Rajab a una comunità intera. Nella Chiesa di San Giovanni Maggiore, nell'ambito del Premio Internazionale «Pellegrini di Pace» fortemente voluto dal cardinale don Mimmo Battaglia, è stata proiettata «La voce di Hind Rajab», il film con cui la regista tunisina Kaouther

Ben Hania — insignita proprio in quell'occasione del riconoscimento del “ Premio Internazionale Pellegrini di Pace — ha portato sul grande schermo la tragedia della piccola, restituendole un volto e una voce che nessuna indifferenza potrà più cancellare.
A consegnare il premio alla regista fu, in un gesto di rara intensità simbolica, Salma, una bambina palestinese che frequentava la stessa scuola di Hind e che oggi vive a Napoli, giunta in Italia attraverso un corridoio umanitario insieme alla sua famiglia. Un passaggio di testimone tra memoria e speranza per dare voce a chi rischia di essere dimenticato, e riconoscere nell'arte e nella cultura strumenti autentici di testimonianza civile.
Con quel riconoscimento, l'Arcidiocesi di Napoli ha scelto ancora una volta di schierarsi dalla parte di chi è più debole, promuovendo il dialogo e la giustizia come uniche vie percorribili di fronte alla sofferenza dei conflitti. La richiesta di un'inchiesta penale sulla morte di Hind Rajab non chiude una vicenda, ma ne conferma la rilevanza universale: è un passaggio che riguarda la verità, la giustizia e la dignità di ogni vittima innocente, e che si guarda con la speranza che possa contribuire a un percorso di chiarezza e responsabilità.
«Continuiamo a credere che la memoria sia un atto di giustizia- afferma mons. Gennaro Matino, provicario dell'Arcidiocesi di Napoli- e che ogni storia come quella di Hind debba restare un monito contro l'indifferenza». L'impegno del Premio Pellegrini di Pace prosegue in questa direzione: costruire ponti tra culture, religioni e comunità diverse, e continuare a dare voce a chi non può più farlo da sé.
Dimostra che testimonianze e impegno non sono inutili e il valore universale dei diritti umani e l’ordinamento giuridico internazionale teso alla tutela dei civili inermi costituiscono un caposaldo della convivenza tra i popoli e le nazioni.
Napoli ha in ciò la sua vocazione di Città della Pace.