Negli attuali sconvolgimenti globali causati da guerre e crisi internazionali le grandi potenze cercano di ridisegnare i rapporti di forza del pianeta. In tale contesto che speranza hanno gli Stati più deboli, nelle contese con altri paesi, di far valere le proprie esigenze nel rispetto del diritto internazionale? Vi è dunque una forte contrapposizione tra una visione gerarchica e verticale tra le nazioni, in cui ai vertici troviamo le potenze, e che si va attualmente concretizzando, ed una orizzontale fondata su norme internazionali a tutela della sicurezza di tutti i popoli: speranza più che idea fatta carne. Per comprendere in profondità cosa significhi edificare un nuovo ordine della comunità internazionale basato sulla volontà dei più forti piuttosto che sul diritto, possiamo delucidare il concetto di physis (natura) nell’ambito della sofistica greca, corrente filosofica del V secolo a. C., esposto da Callicle e presente anche nelle Storie dello storico greco Tucidide di Atene. L’attuale volontà delle potenze di esser sempre alla ricerca di opportunità per accrescere la propria forza a discapito degli altri Stati ha fondamento nella cupiditas in ciò che Callicle chiama pleonexia, ossia l’aver di più. Esso è istinto di prevaricazione, desiderio di accrescere il proprio potere che permea ogni cosa dell’universo. Il protagonista del Gorgia platonico sostiene nella medesima opera che tale legge è quella presente in natura e ha il suo valore nella forza, poi dice testualmente: “La stessa natura chiaramente rivela esser giusto che il migliore prevalga sul peggiore, il più capace sul meno capace. Che davvero sia così, che tale sia il criterio del giusto, che il più forte comandi e prevalga sul più debole, ovunque la natura lo mostra, tra gli animali e tra gli uomini, nei complessi cittadini e nelle famiglie” (Gorgia, 483 d). Callicle poi, citando dei versi di Pindaro, espone la vicenda di Ercole e Gerione per spiegare la sua tesi. Il primo rubò i buoi al secondo, “non avendoli né pagati né ricevuti in dono, ma perché questo è giusto per natura, e cioè che i buoi, qualsivoglia altra proprietà dei meno valenti e dei più deboli, spettano al migliore e al più forte” (Gorgia, 484 c). Callicle dunque fonda la giustizia secondo natura sulla forza e quindi sulla prevaricazione. Lo storico Tucidide, nel discorso degli ateniesi ai lacedemoni, dice che nella costituzione di un impero “è sempre stata la norma che il più debole sia sottomesso al più forte” (Storie I, 76, 2). Quanto espresso da Callicle circa la physis si manifesta, quindi, nel comportamento degli ateniesi verso i suoi subordinati nel famoso episodio della presa di Melo nella guerra del Peloponneso. Essa è una delle isole delle Cicladi abitata da coloni di Sparta occupata dagli ateniesi. Lo storico greco ci riporta il dialogo tra gli ambasciatori ateniesi e i meli, riferendo le ragioni di entrambe le fazioni. Sin dalle prime battute i meli erano consapevoli che l’argomento principale dell’incontro fosse la loro sopravvivenza, e che se non avessero ceduto alle pretese degli ateniesi, ragionando con giustizia, ci sarebbe stato uno scontro armato. Se invece i meli si fossero arresi al nemico avrebbero perso la loro libertà. Gli ateniesi sostenevano “che la giustizia nei ragionamenti umani, impronta un giudizio se le due parti sono sottoposte a eguale costrizione; il possibile invece lo fanno i più potenti e ad esso acconsentono i più deboli” (Storie V, 89). Gli ateniesi inoltre sostenevano radicalmente, rifiutando la neutralità e l’amicizia proposta dai meli, che quest’ultima fosse prova di debolezza di uno schieramento perché accettandola ci si accontentava della pace piuttosto che di “mostrare i muscoli”. Diversamente essere odiati era indice di forza e potenza dello stesso perché suscitava timore nell’avversario. Inoltre, gli uomini al comando di Nicia, consigliavano agli isolani di arrendersi a coloro che erano i più forti per salvare la propria vita, e quindi di scegliere con prudenza. Circa la legge di natura del più forte gli attici dicevano: “Noi non abbiamo stabilito questa legge né siamo stati i primi ad applicarla dopo che era stata stabilita, ma l’abbiamo ricevuta quando esisteva già, ce ne serviamo, e la lasceremo al futuro, nel quale esisterà per sempre” (Storie V, 105, 2). I meli non cedevano alle proposte degli invasori e, confidando nell’aiuto dei loro alleati, affrontarono gli ateniesi. Quest’ultimi, con l’aiuto del comandante Filocrate mandato da Atene, massacrarono gli adulti e facevano schiavi donne e bambini, poi mandavano dalla madrepatria cinquecento coloni a ripopolare l’isola. L’analisi del concetto di physis ci fa comprendere i seri rischi della costruzione di un ordine autoritario basato solo sulle decisioni dei più forti negando le volontà degli Stati più deboli. È necessario dunque costruire la vera pace con scelte lungimiranti dei politici incentrate su norme condivise basate sul rispetto della dignità dei popoli e la tutela della sicurezza internazionale.
Antonio Fabozzi