Il nome di Dio spiegato ai cattolici da un rabbino. Succede a Raito

LAPILLI Image 1“Abbiamo molte cose da fare insieme”. Lo ha detto il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni commentando l’esegesi che ha presieduto su invito delle comunità parrocchiali di Raito e Albori lo scorso 10 novembre. Un’esperienza di apertura, di dialogo e di fratellanza tra ebrei e cattolici quella a cui hanno partecipato in numerosi grazie all’idea del giovane parroco Don Ciro Giordano non nuovo a questo genere di iniziative. Se a febbraio era stata la figura di Maria ad ispirare un momento di preghiera vissuto con l’imam della moschea di San Marcellino, ora è il nome di Dio ad unire due grandi religioni monoteiste. “Nel Suo Nome”, questo il titolo della lettura esegetica di rav. Riccardo Di Segni, tra i massimi rappresentanti della tradizione rabbinica, è stato un momento di approfondimento del capitolo terzo del libro dell’Esodo.

Dio richiama l’attenzione di Mosè attraverso un rogo ardente che brucia, senza mai consumarlo, un roveto. Una pagina tanto suggestiva quanto fondamentale della Sacra Scrittura. Il profeta dalla doppia identità, figlio del popolo oppresso e allo stesso tempo membro della famiglia del popolo oppressore perché salvato dalle acque del Nilo, prima principe poi pastore, dimostra di essere il più critico, il più sanguigno tra i profeti e i patriarchi cui Dio si è manifestato. Sottolinea questo aspetto rav. Di Segni quando ricorda l’insistenza con cui Mosè interroga Dio sulla sua identità, su come debba presentarlo al popolo ebraico. Egli si dimostra fedele ma al contempo esterna tutti i dubbi sulla sua inadeguatezza, lui balbuziente, a salvare il suo popolo dal giogo e dalla violenza del faraone. L’accettazione della chiamata divina sembra quasi non essere incondizionata. La verità è che Mosè “non rinuncia al suo essere carne ed ossa, non rinuncia alla sua umanità e chiede ripetutamente a Dio il motivo di tanta sofferenza riservata agli ebrei”. La risposta di Dio è la conferma della sua presenza nella storia, la conferma del mantenimento delle promesse fatte in passato e documentate nella Genesi. La risposta di Dio è nella sua identità rivelata: “io sarò quel che sarò”. Una identità condensata in quattro consonanti che “nè gli ebrei osservanti nè gli ebrei laici osano tuttora pronunciare” per non mancare di rispetto al loro Signore. Dio non può avere un nome perché per la sua stessa natura “un nome definisce dei fini e dei confini, pone dei limiti e non si possono dare dei limiti a chi è illimitato”. Il modo più appropriato per definire Dio è il messaggio a Mosè, l’essenza stessa, quella cioè di un Dio che “non resta in alto ma che manifesta la sua presenza anche sulla terra, nella storia, per stare al fianco del suo popolo, per salvarlo”. 

Presente all’incontro con il rabbino Di Segni anche S.E. Mons. Orazio Soricelli, arcivescovo della diocesi di Amalfi-Cava, che ne ha messo in risalto lo spirito interreligioso. Spesso il credo religioso oggi viene frainteso e interpretato come messaggio di chiusura, di estremismo e di violenza. E’ per questo, secondo il prelato, che “non dobbiamo avere paura di dialogare, di incontrarci perché, nonostante tutte le differenze, sono proprio lo scambio e la conoscenza reciproca ad aiutarci  a vincere le paure e le diffidenze”. Sulla stessa linea il parroco Don Ciro Giordano che nel confronto vede delle opportunità dal momento che “le comunità cristiane possono solo attingere bene dalle altre religioni ed in particolare dalle religioni monoteiste ossia islamismo ed ebraismo”. Particolare menzione per quest’ultima religione come “matrice stessa del cristianesimo la cui conoscenza ci aiuta a capire che non veniamo dal nulla e non andiamo verso il nulla, che non siamo onnipotenti, che veniamo da una storia complessa che Dio ha disegnato per noi, e che prima di noi ha disegnato per gli ebrei, il popolo eletto.” 

Cristiano Preiner

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