Non so di chi sia stata l’idea di trasferire ad altra sede, precisamente a Desio, Padre Nazareno Corradini, certamente non lo è stata buona, anzi deprecabile, non fosse altro per il suo servizio di buon sacerdote, svolto con entusiasmo per tutta la giornata. Lui è un prete di strada, nel convento ad oziare o praticare vita contemplativa, non lo si vedeva mai, era un’impresa trovarlo nella casa madre, continuava ad essere un missionario, in ricordo dei suoi 22 anni trascorsi tra le favelas brasiliane. E’ stato per il Rione Petrosino, una zona un po’ ai margini dallo scintillante centro storico di Salerno, ma non solo, un punto di riferimento per quanti avessero bisogno della parola di Dio. Svolgeva e praticava, in piena obbedienza, le opere di misericordia corporale, come quella di visitare gli ammalati. Chi scrive ne ha un ricordo tenero per aver, Padre Nazareno, distribuito l’estrema unzione a suo padre, ma tanti altri episodi sono legati alla sua figura, perché, immancabilmente ogni mattina, a servir messa, c’era il padre e Nazareno. Ora un diktat severo, non misericordioso, allontana la buona figura di prete, dai suoi fedeli ed ammalati, per non si sa bene quale ragione. L’età avanzata, in verità portata baldanzosamente, e con sorriso gioioso, non doveva essere un ostacolo per la comunità, anzi una fonte a cui rivolgersi e da tenere conto. I preti, sempre meno missionari, vuoi che siano conventuali o stanziali nelle famiglie, osservano un orario d’ufficio, con disponibilità, verso il prossimo, ridotta. “Bussate e vi sarà aperto”, chi se lo ricorda più? Eppure la gente ha bisogno, più di un tempo, di una parola di conforto, per sopportare il peso della croce quotidiana, ma ciò sembra non essere possibile. Un modello da seguire e che modello(!), lo si ha in Papa Francesco, sempre in mezzo alla gente ed in tutta semplicità. Così Padre Nazareno, ultimo di sei figli, sua madre, con una fede incrollabile, voleva farsi suora, ma quando optò per il matrimonio chiese, espressamente a Dio che un suo figlio si facesse prete. Fu accontentata, ma già nel nome vi era una buona premessa.
Nato nel 1933 in un paesino della bassa Reggiana, a S. Martino di Guastalla, divenne saveriano e prete nel 1962. Ha lavorato nella casa di Massa a Vallo della Lucania e ha girato l'Italia saveriana. Il noviziato l’ha svolto a Nizza Monferrato (Asti), nell'ottobre del 1970 e là si prodigava dappertutto, finanche a dare una mano per la vendemmia, alla potatura delle viti e a giocare a pallone. Già, il pallone, altra sua passione, che si chiama Juventus, di cui è un tifoso ardente, pari alla sua missione sacerdotale. Poi è finito in Brasile e da vari anni si trovava a Salerno, a seguire i gruppi di preghiera, gli ammalati, gli anziani e a dare una mano ai parroci, con uno spirito di servizio totale, svolto in piena umiltà. Magro, viso segnato e due occhi azzurri, in cui si riflette l’ingenuità della sua anima, è la gioiosità fatta persona, il suo parlare è sempre condito di aneddoti, barzellette, frasi e citazioni, non fa mai una predica senza personalizzarla, adattarla a chi l’ascolta. Vive padre Nazareno, una religiosità allegra, pura e senza orpelli che l’hanno fatto amare anche nel lontano Brasile, quando missionario è stato in quella terra dal 1980 al 1994.
Così dice di lui Padre Oliviero Ferro: “Se vai in giro per Salerno e dintorni, è difficile trovare qualcuno che non conosca P. Nazzareno. Anche i gelatai gli offrono una coppa, per rinfrescarlo, nelle sue continue camminate, condite di consigli, barzellette, preghiere e tanto altro. Speciale è la sua cura per gli artisti di ogni genere. Anche lui è un artista sui generis. Non dipinge, ma si diletta a fare disegni. Gli basta un pezzo di carta e le sue riflessioni diventano un piccolo capolavoro. I malati e gli anziani, le vecchiette e i poveri sono i destinatari delle sue visite. Li incoraggia e cerca di farli star bene con qualche barzelletta e qualche preghiera. Torna sempre con qualche caramella che condivide con i confratelli”
Ecco, da oggi, Padre Nazareno dovrà ricominciare tutto d’accapo, la laboriosità non gli manca, per fare ciò che ha sempre fatto: il servitore di Dio, in favore dei fedeli. Andando via, lascia a Salerno un’eredità di affetto ed un solco da seguire e chi l’ha eretto a padre spirituale, la lontananza non è una barriera. Caro Nazareno ci sembrerà strano non vederti correre su e giù per la salita ripida che porta ai Saveriani, ma siamo convinti che a Desio continuerai le tue maratone ecclesiali e poi c’è l’estate e tu hai promesso, nel salutare il gruppo che ti ha tributato la festa di commiato, di tornare a goderti il sole di Salerno e a ritrovare i tuoi figli in Cristo. Noi ti aspettiamo…
Maria Serritiello