Quando il giornale diventa opera d’arte con l’artista Vincenzo Vavuso

LAPILLI vavusoFino al 13 dicembre, presso l’Arco Catalano di Palazzo Pinto in Via dei Mercanti  63, il pregevole spazio nel cuore del centro storico di Salerno, è in mostra la personale d’arte visiva di Vincenzo Vavuso. L’artista salernitano, classe 1972, parimenti pittore e scultore, dopo regolari e specifici studi d’arte e formazione presso maestri acclarati, prende inizio attraverso la pittura figurativa e  paesaggistica dell’800 e fermenti d’avanguardia del primo ‘900. La svolta innovativa l’ottiene dopo una visita alla Biennale di Venezia che gli consentirà il passaggio, prima ad opere figurative e poi informali con elementi materici d’impatto per approdare definitivamente ad un’arte realistica-concettuale. Nella personale in esposizione, giocando opportunamente sul significato “L’Oro de “La città”, dove la città sta per la testata giornalistica salernitana, ma ciò è ininfluente, e che segue quella del 2013 “Rabbia e Silenzio”, l’artista vuole denunciare i tempi bui, che stiamo vivendo, con una forte provocazione per cui i suoi lavori sono cromostrutture e pittosculture di grande effetto visivo. Opere, le sue, dove si montano per essere imprigionati giornali, libri e tutto ciò che è cultura, sopraffatta dall’indifferenza odierna.

17 di numero le composizioni, composte con tecnica mista e dove ad emergere è il giornale, sia esso strappato, stropicciato, annerito, ridotto in poltiglia, segmentato ma sempre con qualche elemento che dia la lettura dell’opera e che avvolta dalla coloritura dell’oro assume un effetto magico. I lavori, dai titoli più che significativi come: “L’urlo della città, La chiave giusta, Il peso della città, Identità,” tanto per citarne alcuni, attivano percorsi mentali suggestivi che sfociano nella consapevolezza di essere al mondo, comprendendo e partecipando.

Perché il quotidiano di Salerno “La Città” abbia scelto Vincenzo Vavuso per trattare artisticamente la comunicazione e per dedicarsi pittosculture a tre dimensioni, da parete o da piedistallo, lo s’intuisce visitando la mostra, dove l'artista ha teso a chiarire il senso del civis civilis.

Maria Serritiello

  

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