Storia di una donna nata nel corpo sbagliato

The Danish Girl film posterIl 18 febbraio è uscito nelle sale cinematografiche italiane The Danish Girl il nuovo film di Tom Hooper, già conosciuto per il film Il discorso del re e per il bellissimo adattamento cinematografico del musical Les Miserables. Il film è un adattamento del romanzo bestseller di David Ebershoff, pubblicato nel 2001, e vuole raccontare la storia di una delle prime persone identificata come transessuale, l'artista danese Lili Elbe, interpretata nel film dal bravissimo Eddie Redmayne.

Il film non mostra semplicemente una transizione chirurgica: la storia di Lili Elbe è una trasformazione fisica e psicologica, simile alla rottura di una crisalide dalla quale escono le vere ali di Lili. Il film pone grande attenzione sulla disforia di Einar -nome di battesimo della protagonista- attraverso la presenza, quasi ossessiva, sulla scenografia di specchi, finestre, tutti oggetti che riflettono quel corpo che la natura aveva mal creato. In ogni riflesso si percepisce la presenza costante della donna, della vera identità di Einer che, dopo un lungo "sonno" nel profondo della sua anima, vuole uscire alla luce.

Per la prima volta Einar prenderà coscienza della presenza di Lili, della sua vera identità, posando per un ritratto che la moglie, Gerda Wegener, stava dipingendo, al posto di una modella. Le graziose scarpine e le lunghe calze che deve indossare in questa scena gli danno ancora un aspetto goffo, inconsapevole. Lentamente, col proseguire della sua vita e prendendo maggiore consapevolezza, Einar comincia a sparire lentamente sotto questi magnifici abiti che diventano quasi una seconda pelle, sul corpo sbagliato da cui Lili vuole uscire.

Protagonista della storia e fulcro del film non è tuttavia la vita di Lili - che sarebbe stata di difficile ricostruzione, per le poche fonti a disposizione - ma l'impatto che questa scelta, questa consapevolezza avrà sul matrimonio con l'artista Gerda Wagener e come cambierà la loro vita e il loro rapporto. Il conflitto non esiste solo nel corpo e nella mente di Einar, ma nella stessa Gerda, testimone del suo cambiamento e della sua trasformazione, che dovrà lasciar andare l'uomo che ha amato e sposato. Queste due figure centrali vivono nella loro casa e nella Copenaghen degli anni Venti come in un dipinto. Infatti i colori della fotografia sono sensazionali, si adattano perfettamente alla carnagione degli attori e creano quest'atmosfera acquerellata. Ogni movimento degli attori è perfettamente studiato: la posizione delle mani, dei piedi, l'inclinazione della testa, tutto sembra essere studiato per un'elegante posa e aumenta quindi l'effetto "pittorico" dell'immagine. In più occasioni, durante la visione del film, ho avuto l'impressione che qualcuno fuori dallo schermo stesse osservando le vite di Lili e Gerda e le stesse ritraendo.

Il legame tra Gerda e Lili rimane forte, emozionante, fino alla fine del film. Il simbolo del loro amore resta in questa sciarpa di seta che passa dalle mani di Lili a quelle di Gerda e viceversa, in un continuo scambio, quasi nervoso, in cui nessuna delle due vuole lasciar andare l'altra, simboleggiando così un ultimo residuo d'affetto, l'ultimo filo che lega le due donne. Nel film si vede spesso questa stessa sciarpa svolazzare a mezz'aria sopra la spalla di Lili ed è emozionante come nell'ultima scena il vento riesca a strappare questo foulard dalle mani di Gerda, che non cerca né di rincorrerlo né di riprenderlo, e lo osserva librarsi nel vento e volare in alto, come le ali di Lili.

Si consiglia la visione di questo film perché è capace di trasmettere un dolore interiore forte, lacerante, e riesce a farlo sentire anche a chi non ha mai provato una tale disforia di genere. Anche chi non sa cosa significa vivere in un corpo che non gli appartiene riesce ad intercettare le sensazioni di Lili, che strisciano sulla pelle e sotto i vestiti, e riesce a provare in minima parte il significato del suo profondo dolore e della sua scelta coraggiosa.

Michela Oliviero

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