L’attesissimo romanzo di Raffaele Lauro, “Dance The Love - Una Stella a Vico Equense”, che conclude “La Trilogia Sorrentina”, sarà presentato, in anteprima nazionale, mercoledì 27 luglio, alle ore 19.30, a Vico Equense, sul Sagrato della Chiesa della Santissima Annunziata, in via Vescovado. La significativa manifestazione culturale, con la scelta di una location simbolica, unica al mondo, è stata organizzata dalla Città di Vico Equense, nell’ambito del Social World Film Festival - Mostra Internazionale del Cinema Sociale (24 - 31 luglio 2016). Il romanzo narra la vicenda, umana e artistica, della grande danzatrice russa Violetta Elvin, nata Prokhorova e vedova di Fernando Savarese, la quale sarà l’ospite d’onore della serata. Introdurrà il direttore artistico del Social World Film Festival, Giuseppe Alessio Nuzzo, al quale farà seguito l’indirizzo di saluto del sindaco di Vico Equense, Andrea Buonocore. Il dibattito sarà coordinato dal giornalista de Il Mattino, Antonino Siniscalchi. Prenderanno la parola, in qualità di relatori, il professor Salvatore Ferraro, l’avvocato Giuseppe Ferraro e la professoressa Angela Barba. Concluderà Raffaele Lauro, con un discorso di ringraziamento alla grande artista, ispiratrice dell’opera, e il ricordo del Maestro Zarko Prebil, recentemente scomparso. Per maggiori info sull’opera, consultare il sito web, in italiano e in inglese, www.raffaelelauro.it/dancethelove/
Partiamo dalla “Musa” ispiratrice del suo romanzo: Violetta Elvin. Grande ballerina che, all’apice del successo, si trasferì a Vico Equense per amore. Un’artista che ancora oggi è sconosciuta a tanta parte dei suoi concittadini. Perché è rimasto stregato da questa donna?
Questo terzo romanzo della mia trilogia, dedicata alla mia terra natale, celebra, in maniera esplicita, una grande artista, ma, in primis, una figura di donna coraggiosa, amante della libertà e curiosa del mondo, della natura e dell’arte. Arte intesa come l'espressione più alta della creatività umana: nella musica, nella pittura e nella danza. Potrei definire donna Violetta come un personaggio “rinascimentale", con lo sguardo rivolto al futuro, nella consapevolezza del passato. Le doti, che mi hanno stregato, le derivano, geneticamente, dal padre, un pilota di aerei e inventore. Donna Violetta, a novantatre anni, rimane una donna affascinante, dotata ancora di quell’allure, proprio dei grandi artisti. Quel misto di semplicità e di eleganza, che la rende, ancora oggi, così particolare e così agréable, sempre sorridente e, tuttavia, sfuggente, quasi avvolta nel mistero.
A stregare Violetta, invece, è Vico Equense. Prima alla Marina d’Aequa - dove accenna ad una suggestiva danza sulla riva con l’immagine della Venere di Botticelli negli occhi e la musica de “Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij nelle orecchie - poi a Monte Comune, dove, grazie alle parole del vento, ritrova sé stessa. Ci spiega il mistero e il senso di questo legame profondo tra Violetta e Vico Equense?
Violetta si innamora non solo dell’uomo della sua vita, ma anche delle bellezze paesaggistiche di Vico Equense: il fascino della montagna, coperta, sulla sommità, da un intrico di flora centenaria, profumata, nelle selve, da fiori sconosciuti e diffusa, dappertutto, come un mantello protettivo, da una macchia mediterranea, che si rinnova senza tregua; l’armonia digradante delle colline, il cui sorriso si disvela, anche all’occhio più distratto, nella luce abbagliante del sole o nel tenue chiarore della luna; il piano, che sembra, con i suoi palazzi signorili e le sue chiese, scivolare lentamente verso l’orlo estremo, indugiando, per un attimo, solo per un attimo, davanti allo spettacolare Golfo di Napoli; la costa alta, scolpita, nei secoli, dall’impeto dei venti, dalle acque piovane, dai rivi defluenti e dai marosi, che si tuffa, come le fondamenta di una cattedrale gotica, nell’azzurra profondità delle acque marine, nascoste, talvolta, in grotte misteriose o pullulanti intorno a scogli solinghi. Il sentimento panico che travolge Violetta Elvin, su Monte Comune, le conserte di ritrovare la strada della propria libertà e di riappropriarsi delle proprie scelte di vita, come donna e come artista. In un lasso di tempo limitato, rivive in lei, nei suoi occhi e nel suo cuore, l'origine del mondo, il destino dell'umanità e il mito dell’Alma Mater. Mi sono commosso a scrivere quelle pagine!
L’incontro con Fernando Savarese unisce in Violetta l’amore per i luoghi con quello per un uomo. Ci parla di Fernando e della sua famiglia, i Savarese, imprenditori storici, giunti alla terza generazione?
Un famiglia straordinaria. Eccezionale. Dal punto di vista umano e sociale, nonché imprenditoriale. L’iniziale attività economica della famiglia Savarese era collegata alla titolarità di una concessione demaniale, a Vico Equense, dietro la Marina d’Aequa, per lo sfruttamento di una grande cava di pietre, utili a realizzare scogliere frangiflutti, a protezione dei porti, che, nella ricostruzione post-bellica, si andavano a realizzare, numerosi, nel Mezzogiorno. L’attività imprenditoriale, quindi, si svolgeva, sotto la rigorosa guida del padre di Fernando, Antonio, tra la cava di Vico Equense e il porto di Napoli, donde grandi pontoni in legno trasportavano i materiali alle diverse destinazioni. I cinque figli maschi affiancavano il capostipite, nelle diversificate attività economiche, per proseguirle, ampliarle e consolidarle, anche tramite la successiva generazione dei nipoti: Nino, l’architetto, il quale costruì sulla costiera, tra Castellammare di Stabia e Vico Equense, lo splendido complesso alberghiero-balneare di “Capo La Gala”; Luigi, il quale fu eletto sindaco di Vico Equense; Fernando, il quale diventò l’amministratore delegato della società, che costruì e gestì il lussuoso resort “Le Axidie”, alla Marina d’Aequa, con la preziosa collaborazione dei fratelli Giuseppe e Raffaele. Inoltre, la famiglia Savarese si alleò con gli storici armatori Aponte di Sant’Agnello per realizzare una nuova compagnia marittima, la Navigazione Libera del Golfo, destinata ai trasporti di uomini, mezzi e merci nel golfo, tra Napoli, Ischia, Procida, Capri e Sorrento. Per me è stato un vero privilegio celebrare questa famiglia, la quale, insieme con tante altre, a Vico Equense, a Meta, a Piano di Sorrento, a Sant’Agnello, a Sorrento e a Massa Lubrense, ha contribuito alla crescita economica e civile della nostra costiera, avviando generazioni di giovani nel comparto turistico.
La figura di Antonio Vasilij, detto Toti, frutto dell’amore tra Fernando e Violetta, emerge con tratti di grande delicatezza e profonda dedizione per Violetta. Ce ne parla?
Antonio Vasilij Savarese ha ereditato, dalla madre, l’eleganza e il tatto e, dal padre, la concretezza. Forte di una solida e prestigiosa educazione scolastica, conseguita nei migliori college della Gran Bretagna, ha acquisito una formazione di alto profilo, che gli è stata molto utile quando ha deciso di rientrare in Italia e di dedicarsi, come il padre, all’attività alberghiera. Toti non ha fatto mai mancare ai genitori, così speciali e così fuori dal comune, il suo affetto filiale, la sua dedizione e la sua riconoscenza, che si manifestarono, in particolare, quando assistette il padre Fernando, nel corso della malattia, e quando confortò la madre Violetta, alla scomparsa dolorosissima del marito.
Nel romanzo sono citati personaggi di rilievo nella vita cittadina: lo chef stellato Giuseppe Guida, lo storico manager de “Le Axidie”, Antonio Cioffi, il professore Salvatore Ferraro, studioso e cultore di storia locale. Ci aiuta a scoprirli?
Guida, Cioffi e Ferraro rappresentano tre risorse umane straordinarie, anche se non uniche, della realtà vicana: un grande chef, un grande manager e un grande intellettuale. La storia professionale di Giuseppe Guida non risulta dissimile da quella degli altri colleghi stellati: dalle prime esperienze nelle strutture turistiche della Penisola Sorrentina fino al soggiorno-studio all’estero (nel suo caso, presso Hamilton, nelle Isole Bermude, dove accrebbe ulteriormente il suo background professionale). Il ritorno, poi, a Vico Equense, e la decisione di aprire, nel cortile della vecchia casa settecentesca di famiglia, un’osteria, alla quale ha dato il nome di sua madre, Rosa. Gli inizi non sono stati facili, eppure, con fermezza, modestia, passione, estro e la giusta dose di ambizione, Guida è riuscito a trasformare, come in una magia, una semplice pizzeria in un ambiente rustico, ma elegante, un luogo riconosciuto dell’alta cucina, terra promessa di raffinati gourmet. Antonio Cioffi, invece, prima di cominciare la decennale collaborazione con Fernando Savarese nella gestione de “Le Axidie”, aveva studiato, anche lui, in scuole prestigiose, in Inghilterra e in Scozia, lavorando, per mantenersi gli studi, come cameriere, in due santuari dell’hotelleria britannica, il “Savoy” di Londra e il “George” di Edimburgo, frequentati dai membri della famiglia reale e della Camera dei Lord, nonché dalle élite della cultura, dello spettacolo, dell’economia e della società inglese e internazionale. Aveva, così, acquisito un bagaglio umano e professionale che lo ha reso uno tra i migliori manager alberghieri della costiera. Salvatore Ferraro è un raffinato intellettuale, severo, intransigente, solerte, nonché un applicato studioso, come pochissimi. Ha dedicato la vita all’insegnamento e allo studio, oltre che all'amatissima famiglia, formando generazioni di studenti vicani, stabiesi e sorrentini. Un cultore insostituibile di storia patria, con le sue pubblicazioni documentatissime, che riparano allo scempio arrecato da improvvisati storici locali.
Nella dedica iniziale, fa riferimento ai suoi nonni materni, originari delle colline aequane, di cui parla in modo più esteso in un altro suo libro: “Cossiga Suite”, dedicato a suo fratello scomparso. Possiamo tornare su loro. Chi erano e cosa fecero?
Don Raffaele Aiello, un melomane, un contadino-intellettuale, un socialista alla Arturo Labriola, del quale porto il nome, e donna Giuseppina De Simone, semianalfabeta, ma energica capo-azienda familiare, detta Peppinella, ebbero tredici figli, tra i quali Angela, mia madre. Erano originari entrambi da due famiglie di Massaquano: gli Aiello, contadini-proprietari, benestanti, con uno zio prete, all’epoca, molto colto e influente; i De Simone, invece, più modesti, falegnami, piccoli artigiani del legno. Dopo il matrimonio, i due si trasferirono, con il seguito dei figli, che nascevano, anno dopo anno, in un terreno da coltivare, a monte di Marina d’Aequa, successivamente in un aranceto di Sorrento e, infine, nel fondo di loro proprietà, a Migliaro, sopra la Chiesa di Sant’Agnello. Il mio omaggio a Vico Equense, tramite Violetta Elvin, vuole essere anche il mio omaggio alla terra di origine dei miei nonni materni.
Per concludere, torniamo a Vico Equense. Il territorio fa da sfondo a tanta parte del romanzo. E’ una cittadina cerniera tra due grandi attrattori turistici - l’area vesuviana, da una parte, con gli scavi di Pompei ed Ercolano - e dall’altra le coste sorrentina e amalfitana con paesaggi e bellezze naturali impareggiabili. Cosa è oggi Vico Equense e cosa può diventare?
Vico Equense è uno dei territori più pregiati, dal punto di vista paesaggistico, della Penisola Sorrentina. Come pure Massa Lubrense. Il mio romanzo intende anche esaltare questa ricchezza naturale, richiamando l'attenzione di tutti su un patrimonio che deve essere necessariamente tutelato, in quanto base insostituibile della propria civiltà e della propria economia. Bisogna investire sempre più in marketing territoriale, non solo nelle feste paesane. Una strada indicata è quella del Social World Film Festival - Mostra Internazionale del Cinema Sociale, diretto brillantemente dal giovane regista Giuseppe Alessio Nuzzo, giunto, quest’anno, alla VI Edizione, che veicola, nel mondo, il brand di Vico Equense.
Francesco Di Maio
La sede di Federpesca Campania sarà a Giugliano. L’inaugurazione avverrà martedì 26 luglio alle ore 17 nella sede di via Staffetta n. 127 - località Lago di Patria - a Giugliano in Campania. Parteciperanno Antonio Pozziello, sindaco di Giugliano, Luigi Giannini, vicepresidente nazionale di Federpesca, Antonio Carotenuto, dirigente Settore Pesca della Regione Campania e Fulvio Giugliano, referente Federpesca Campania.
Con una cena di gala che avrà luogo al
giornate di gara di cucina, ospitate nella sede periferica del mitico istituto alberghiero, che ha partorito chef stellati come Gennarino Esposito ed altri, gli alunni del 4° e 5°anno, delle nove scuole in gara, hanno proposto, ad una qualificata giuria, i loro piatti, elaborati con un nuovo formato di pasta che lo storico – artigianale pastificio “Setaro” ha appositamente creato denominandolo Nettuno (dei cerchi con al centro un Tridente oplontino), con un abbinamento di vini ad ogni singolo piatto. Nella serata della seconda giornata, a completare, nel modo più brillante che potesse esserci, le giornate della kermesse, organizzatori, concorrenti, docenti, autorità d’ogni settore e grado, nomi noti dell’imprenditoria, della cultura e dello spettacolo sono stati invitati ad intervenire ad una cena di gala offerta dal De Gennaro nella sua sede principale, quella storica e di ineguagliabile bellezza, oltre che per la struttura, anche e soprattutto per il panorama del golfo di Napoli che permette di godere a 360 gradi. Nel corso della cena di gala tutti gli alunni e gli istituti in gara, hanno ricevuto un attestato di partecipazione ed un cadeau (una conchiglia con su impresso un tridente Nettuno) e sono stati annunciate anche le posizioni raggiunte nel concorso disputato, in base alla valutazione elaborata della giuria composta da: Francesco Marulo imprenditore Lido Nettuno, Giuseppe De Girolamo giornalista enogastronomo e socio onorario dell’associazione internazionale dei discepoli di Auguste Escoffier, Pasquale Brillante sommelier, Luigi Nastro patron chef del ristorante “La Costiera” di Sant’Antonio Abbate, medaglia d’Oro ai campionati italiani di cucina artistica D1 Salato e Antonio Cascone patron chef del ristorante “Villa dei Cesari” a Gragnano, presidente all’Associazione Cuochi stabiesi e Monti Lattari. Primo classificato è stato decretato: l’I.s.i.s. Luigi De Medici di Ottaviano, con gli allievi Pietro Montanino e Raffaele Pirro accompagnati dal loro docente Salvatore Tecchia, che hanno presentato il loro piatto: “Ruote di Nettuno con polipetti affogati, frutti di mare e crema di friarielli”, abbinato a vino “Katà” di uva Catalanesca un’IGP del Monte Somma, prodotto da Cantine Olivella. Questo istituto sarà presente il 25 luglio al Nettuno di Torre Annunziata, per ricevere il premio finale sezione Gusto, insieme ai vincitori delle altre due categorie in concorso: Scuole sezione Moda e Teatro. Francesco Marulo, patron della manifestazione afferma: “La confermata presenza, poi, di ospiti di livello internazionale come Giancarlo Giannini e Lina Wertmuller, dimostrano la qualità di un evento che non può far altro che crescere con il corso del tempo. Nella serata del 25 verranno consegnati, inoltre, 16 trofei a personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Già il giorno dopo la serata finale, lanceremo le basi per la seconda edizione del 2017, perché l’arma segreta è la programmazione”.
Pieno di pubblico e di emozioni alla Libreria Tasso a Sorrento lunedi 18 luglio per la presentazione del libro “Il Mistero della signora di Fano”, di Antonio Miranda, orchestrata da Carlo Alfaro con intervento di ospiti quali Donato Cellini, responsabile per la Campania della Onlus Ansabbio, che realizza negli ospedali italiani la “star-therapy”, la bellissima Mena Musella che ha interpretato in una lettura l’enigmatica protagonista, il meritorio Umberto Postiglione che ha dedicato la sua vita ai ragazzi tossicodipendenti, due ragazzi della sua comunità con la loro toccante testimonianza di vita, e il giornalista de Il Mattino Pino Cerciello, amico di lunga data dello scrittore. Il libro ha registrato un picco di vendite tale da guadagnarsi gli elogi della casa editrice di “Repubblica- Il mio libro.it”. Tanti i motivi di questo successo. In primis, le caratteristiche della storia, molto particolare, insolita, un racconto narrato in prima persona dal sapore soprannaturale, scritto in modo scorrevole ed invitante e con un mix di noir, giallo e suspence che assolutamente prende il lettore. La trama è stata raccontata con passione dallo stesso autore, alternata ad efficaci passi di lettura del romanzo: “Su un lido di Fano subisco lo sguardo di una signora misteriosa, durante le vacanze, e ciò dà inizio ad una vicenda dai risvolti imprevedibili. Nei giorni seguenti una mattina, casualmente, la rivedo mentre entra al cimitero. Di nascosto la seguo, spinto da una forza interiore e mi trovo dinanzi alla tomba, che lei ha appena visitato. Avverto strane sensazioni, come se le gambe sprofondassero in una sostanza molliccia, gelatinosa che rende difficoltoso il mio movimento, e la cosa più raccapricciante è che sento una voce metallica che implora tre volte ‘liberami’ e ‘preghiera’. La tomba appartiene ad un certo Oliviero. Apprendo dalla signora, con la quale inizio a dialogare in seguito a un intreccio di combinazioni che scopro dettate dal defunto Oliviero, la sua triste storia d’amore con Oliviero, colui che va a ossequiare giornalmente al cimitero e che, mai visto di persona, ha conosciuto tramite chat scambiandosi messaggi con anonimi nickname. La vita di Oliviero è stata impregnata di solitudine, come il suo amore con la signora che, sviluppatosi per chat, non li ha visti mai incontrare: storia d’amore, di solitudine e disperazione che continua anche oltre il vissuto terreno. Subisco oscuri e raccapriccianti accadimenti sempre più riconducibili a Oliviero, alla sua volontà di comunicare qualcosa alla signora, che decido di aiutare approfondendo le parole ‘liberami’, ‘preghiera’ e ‘diario’, quest’ultima anch’essa pronunciata dalla misteriosa voce. Tramite la signora, che ogni mattina si reca alla casa del defunto a trovare la madre di questi e a seguito di un mio sogno premonitore, vengo in possesso del diario di Oliviero. All'interno di esso dopo intensa lettura, trovo che...”. Sicuramente poi coinvolge la personalità dell’autore, di San Giuseppe Vesuviano, farmacologo di fama (è dirigente farmacista dell’Unità Operativa Farmaceutica Interdistrettuale numero 4 dell’ASL Napoli 3 Sud), appassionato di sport(è fondatore e presidente della società di pallavolo A.S.D. I Koala Bears di cui è stato anche allenatore, società che sotto la sua guida tecnica ha raggiunto la serie A1 femminile ed è stata insignita dal C.O.N.I. Nazionale della “Stella di Bronzo al Merito Sportivo”), e sensibile poeta e scrittore, con all’attivo già quattro libri di poesia: “Veli d’amore”, “Il silenzio del gabbiano”, “Giorni e costellazioni”, ″L’istante nudo”, e un altro romanzo, “Charlotte e il vento della luna”. Ma ciò che più gli preme è l’impegno a favore della ONLUS “La Solidarietà”, fondata e condotta da Umberto Postiglione e attiva nel recupero dei tossicodipendenti. “Il mistero della signora di Fano” viene venduto interamente per finanziare l’associazione anti-droga, così come tutte le attività dell’associazione sportiva Koala Bears, diventata simbolo della lotta alla droga grazie all’ormai storico motto “ Più volley, meno droga”, cui si è aggiunto di recente il nuovo messaggio “Respiro il Volley, non fumo la noia”. Per chi volesse contribuire, il testo è acquistabile sul sito “il mio libro.it”(gruppo editoriale L’Espresso), o presso le librerie la Feltrinelli o in edizione ebook.
Con questo titolo la vincitrice, della gara di Arienzo, si aggiudicherà il passaporto per aggiungersi alle altre tre miss già elette in Campania, per formare la squadra delle 9 prefinaliste, che entro il 27 agosto verranno elette in altre finali regionali e potranno partire alla volta di Jesolo per difendere la bellezza femminile del popolo campano.
Il 23 luglio 2016, in occasione della
Sarà un fine settimana all’insegna della bellezza e della simpatia quello che sta arrivando per il concorso Miss Italia in Campania. La carovana di Antonio Contaldo, agente esclusivista del concorso per la nostra regione, sarà infatti Sabato 16 Luglio a Mariglianella presso il centro Bricofer, di Aniello Cangianiello, via XI settembre 27 (ex variante 7 Bis), dalle 20,30 in poi alla ricerca di Miss Miluna Campania 2016. L’evento è a conclusione della prima edizione di “Bricofer Fitness e moda” una tre giorni di musica, balli e spettacoli che il referente di zona Franco Amodeo sta organizzando nei minimi dettagli assieme agli organizzatori.
Si chiama ‘DUEL IN CORTO 2016’ ed è alla sua prima edizione. Un festival interamente dedicato al mondo dei cortometraggi ideato dal multicinema Duel Village con la preziosa collaborazione dell’associazione Caserta Film Lab che si svolgerà martedì 19 luglio alle ore 20,30 nelle sale di via Borsellino a Caserta. 9 i registi in gara, tutti campani, suddivisi in due categorie, professionisti ed esordienti. Le loro opere saranno sottoposte al vaglio di una giuria popolare, rappresentata dal pubblico in sala, e da una giuria di qualità presieduta dal regista Romano Montesarchio, autore - tra gli altri - di 'Ritratti abusivi', 'La Domitiana' , 'Arapha, la ragazza dagli occhi bianchi' , vincitore di numerosi premi in Italia e all'estero , e di recente ospite del Chicago International Film Festival . In giuria anche l’attrice Annarita Ferraro, nota al grande pubblico per la sua collaborazione con i The Jackal, il produttore cinematografico Silvestro Marino e Vincenzo Bottone dell’associazione Caserta Film Lab. A condurre la serata saranno Tiziana Ciccarelli, presidente dell’associazione Caserta Film Lab e Christian Coduto direttore artistico della rassegna ‘Independent Duel’. Tre i premi in palio. Un week-end in una nota località italiana messo a disposizione dall’agenzia Deviné Viaggi di Caserta, un percorso benessere offerto dalla Spa ‘Isola del benessere’ di Maddaloni e una cena per due presso il ristorante ‘Mare Mosso’ di Maddaloni. Una manifestazione, rigorosamente a ingresso gratuito, che consentirà di dare visibilità ai talenti del territorio. Non mancheranno infatti sorprese e fuoriprogramma. All’insegna del buon cinema. Tutti da vivere al Duel Village.