Recensioni

Anche “Lapilli” il 2 marzo, al Palapartenope di Napoli per la messa in scena del primo dei 5 appuntamenti live che Claudio Baglioni e Gianni Morandi hanno fissato in Campania per il loro Capitani Coraggiosi – Il Tour, in marzo. Il 22esimo concerto, dopo i dodici della passata stagione, andati in scena tra settembre e ottobre, al Centrale del Foro Italico di Roma, e le due serate speciali trasmesse in diretta tv su Rai1, quello di Iesolo, Padova, Milano e Firenze. Un incredibile successo di pubblico e di ascolti. Tutto esaurito in oltre 22 città italiane, Napoli inclusa. Folta la presenza di concittadini Torresi. Lo spettacolo nella versione invernale nelle arene indoor è sembrato rispetto  quello di Roma. I due protagonisti hanno calcato il palco con grande disinvoltura e grande complicità, mettendo da parte il duello/duetto, i cambi d’abito, puntando esclusivamente sull’intesa artistica e la grande amicizia che li lega: come a dire umiltà, tatto ed affetto. Dotati di una strepitosa forma fisica e vocale regalato come sempre grandi emozioni e tanta buona energia. Hanno calcato il palcoscenico due persone straordinarie persone presentate da due carriere stratosferiche: in pratica cinquant’anni di canzoni di storia della musica leggera italiana. Il mix vincente è stato anche quello di proporre 38 brani riarrangiati in chiave moderna, da sembrare nuovi. Tre ore di musica dal vivo senza intervallo. Due grandi voci perfettamente accostate e incastonate tra di loro, anche se di tonalità diverse. Uno spettacolo che ha coinvolto oltre ogni limite la folla di fans, spettatori ed ammiratori in delirio. Il pubblico di Napoli ha risposto benissimo, come in apertura ha sottolineato lo stesso Baglioni. Tre ore di fila senza noia e sbadigli. I due grandi big della canzona italiana erano accompagnati da un gruppo di 21 polistrumentisti, coristi che aprono il concerto con il brano di Claudio Baglioni, Capitani Coraggiosi, l’unico, completamente nuovo, inciso insieme dai due protagonisti. Una scenografia che cambia su ogni canzone tra giochi di luce e vari colori. E veniamo alla scaletta dei celebri successi: Io sono qui, Scende la pioggia, Dagli il via, Se perdo anche te, Grazie perchè, con Baglioni al pianoforte e Morandi accompagnato da quattro coriste, Con tutto l’amore che posso, E adesso la pubblicità. Un’esilarante Banane e lampone, una raccolta di brani intramontabili come Canzoni stonate, la bellissima Sabato Pomeriggio, Se non avessi più te, Occhi di ragazza, Io me ne andrei e un medley in cui i due protagonisti si sciolgono diverse volte anche in balli sensuali. Poi il clou. E’ la volta di Questo Piccolo grande amore, Con voi, brano che Baglioni dedica al pubblico, Vita e Un Mondo d’amore. Poster, in cui Gianni Morandi è al violoncello mentre Claudio Baglioni è al pianoforte, e ventuno coristi, di Avrai eseguita dai capitani, entrambi papà, seduti sulle scale, e della corale E tu.

Tutto è perfetto. Tutto straordinario, grazie ai due “Capitani Coraggiosi”. Poi il resto, lo fa il pubblico, e quello di Napoli, si sa ha una marcia in più. Le soprese non finiranno. “Napoli ama i Capitani” ha detto Baglioni alla prima esibizione e standing ovation. E Napoli continuera’ a dimostrare anche stasera, domani, dopodomani di amarli sul serio. E’ il momento finale di Strada facendo, C’era un ragazzo, Bella Signora, Via, Mille giorni di te e di me, Uno su mille, La vita è adesso, e dei saluti

Tommaso Gaglione

The Danish Girl film posterIl 18 febbraio è uscito nelle sale cinematografiche italiane The Danish Girl il nuovo film di Tom Hooper, già conosciuto per il film Il discorso del re e per il bellissimo adattamento cinematografico del musical Les Miserables. Il film è un adattamento del romanzo bestseller di David Ebershoff, pubblicato nel 2001, e vuole raccontare la storia di una delle prime persone identificata come transessuale, l'artista danese Lili Elbe, interpretata nel film dal bravissimo Eddie Redmayne.

Il film non mostra semplicemente una transizione chirurgica: la storia di Lili Elbe è una trasformazione fisica e psicologica, simile alla rottura di una crisalide dalla quale escono le vere ali di Lili. Il film pone grande attenzione sulla disforia di Einar -nome di battesimo della protagonista- attraverso la presenza, quasi ossessiva, sulla scenografia di specchi, finestre, tutti oggetti che riflettono quel corpo che la natura aveva mal creato. In ogni riflesso si percepisce la presenza costante della donna, della vera identità di Einer che, dopo un lungo "sonno" nel profondo della sua anima, vuole uscire alla luce.

Per la prima volta Einar prenderà coscienza della presenza di Lili, della sua vera identità, posando per un ritratto che la moglie, Gerda Wegener, stava dipingendo, al posto di una modella. Le graziose scarpine e le lunghe calze che deve indossare in questa scena gli danno ancora un aspetto goffo, inconsapevole. Lentamente, col proseguire della sua vita e prendendo maggiore consapevolezza, Einar comincia a sparire lentamente sotto questi magnifici abiti che diventano quasi una seconda pelle, sul corpo sbagliato da cui Lili vuole uscire.

Protagonista della storia e fulcro del film non è tuttavia la vita di Lili - che sarebbe stata di difficile ricostruzione, per le poche fonti a disposizione - ma l'impatto che questa scelta, questa consapevolezza avrà sul matrimonio con l'artista Gerda Wagener e come cambierà la loro vita e il loro rapporto. Il conflitto non esiste solo nel corpo e nella mente di Einar, ma nella stessa Gerda, testimone del suo cambiamento e della sua trasformazione, che dovrà lasciar andare l'uomo che ha amato e sposato. Queste due figure centrali vivono nella loro casa e nella Copenaghen degli anni Venti come in un dipinto. Infatti i colori della fotografia sono sensazionali, si adattano perfettamente alla carnagione degli attori e creano quest'atmosfera acquerellata. Ogni movimento degli attori è perfettamente studiato: la posizione delle mani, dei piedi, l'inclinazione della testa, tutto sembra essere studiato per un'elegante posa e aumenta quindi l'effetto "pittorico" dell'immagine. In più occasioni, durante la visione del film, ho avuto l'impressione che qualcuno fuori dallo schermo stesse osservando le vite di Lili e Gerda e le stesse ritraendo.

Il legame tra Gerda e Lili rimane forte, emozionante, fino alla fine del film. Il simbolo del loro amore resta in questa sciarpa di seta che passa dalle mani di Lili a quelle di Gerda e viceversa, in un continuo scambio, quasi nervoso, in cui nessuna delle due vuole lasciar andare l'altra, simboleggiando così un ultimo residuo d'affetto, l'ultimo filo che lega le due donne. Nel film si vede spesso questa stessa sciarpa svolazzare a mezz'aria sopra la spalla di Lili ed è emozionante come nell'ultima scena il vento riesca a strappare questo foulard dalle mani di Gerda, che non cerca né di rincorrerlo né di riprenderlo, e lo osserva librarsi nel vento e volare in alto, come le ali di Lili.

Si consiglia la visione di questo film perché è capace di trasmettere un dolore interiore forte, lacerante, e riesce a farlo sentire anche a chi non ha mai provato una tale disforia di genere. Anche chi non sa cosa significa vivere in un corpo che non gli appartiene riesce ad intercettare le sensazioni di Lili, che strisciano sulla pelle e sotto i vestiti, e riesce a provare in minima parte il significato del suo profondo dolore e della sua scelta coraggiosa.

Michela Oliviero

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