Salerno

All’Ariston di Paestum successo per Horecoast 2022
Interessante evento dedicato al canale Ho.Re.Ca.


Finale AIBES Camp. 2022 250Dopo le esperienze positive di crescita ottenute con le sette edizioni realizzate, il salone fieristico dell’Ho.Re.Ca., acronimo di Hotellerie, Restaurant, Cafè, Catering, in pratica tutto ciò che abbraccia il mondo degli alberghi e la ristorazione in senso lato, dopo un anno di pausa ed uno in digital edition obbligati dalla pandemia, è stato organizzato e portato ad un successo ancor più grande delle precedenti edizioni, con l’ottavo HORECOAST che con grande afflusso di pubblico interessato si è svolto il 16-17 e 18 marzo ospitato dall’Hotel Artiston di Paestum SA. Mentre l’ultima giornata è stata dedicata ad un momento di confronto tra gli studenti degli istituti alberghieri ed i professionisti del mondo Ho.Re.Ca., le giornate del 16 e 17 nell’intera area espositiva che ha interessato i mega spazi sia interni che esterni che questa struttura alberghiera vanto della Campania possiede, si è svolto l’intenso programma fieristico. Numerosi sono stati i workshop, convegni, seminari, conferenze, aree mixology, manifestazioni e gare delle varie associazioni di categoria che sono state ospitate con loro concorsi, degustazioni continue dei tanti prodotti di eccellenza messi in esposizione e poi tanti incontri tra imprenditori e aziende partecipanti alla kermesse, che hanno reso strategicamente e di enorme interesse l’idea della Lamberti Food, De Luca attrezzature per la ristorazione e MTN Company artefici di questa manifestazione. Carlo De Luca, illustrando le finalità del “Consorzio HoReCoast “ del quale è presidente, ha detto: “nasce dalla volontà di amici imprenditori che hanno deciso di unire le forze per proporre soluzioni e idee innovative nell’ambito del food e del mondo Ho.Re.Ca. Con la propria esperienza e competenza nei settori delle attrezzature per la ristorazione e del food, del catering e dell’accoglienza, ogni anno organizziamo la fiera evento HoReCoast, un vero e proprio momento d’incontro e di confronto tra operatori e professionisti della categoria». Le tante sale teatro, sono state protagoniste di interessanti, attraenti, significativi e brillanti eventi come la sala A che ha ospitato la VII edizione del “Flambè Tour” organizzata dalla sezione Paestum dell’Associazione Maître Italiani Ristoranti & Aberghi vinta da Francesca Caruccio e l’esibizione delle ragazze del Pink Team della sezione Napoli Campania dello stesso sodalizio, Maria Limongello, Ilaria Ferraro e Filomena Amoroso che hanno vinto la gara, ricevendo il “Premio Eleganza” con il loro piatto “Strawberry parthenope”, guidate dal team AMIRA composto da Enzo D’Adamo Gran Maestro della Ristorazione, Lucio Cammisa Referente AMIRA Irpinia, Mauro Luongo e Nello Ciabatti del direttivo Napoli Campania. Poi la sala B, con il concorso regionale dell’Associazione Italiana Barmen e Sostenitori che ha visto scendere in competizione tantissimi barmen dagli aspiranti ai capo barmen per conquistare la possibilità di partecipare alla finale del concorso nazionale AIBES di novembre per il quale ce l’ha fatta Raffaele Pinto che si è piazzato al primo posto, superando Carmine Lamberti che è classificato secondo. Mentre, nel giorno successivo, sempre l’AIBES ha dato vita alla Xa edizione nazionale del concorso “Barmen in Passerella”, ideato e portato avanti negli anni dal capo barmen Alfonso Lazazzera e dal fiduciario dei barmen campani Luigi Gargiulo, perfettamente coadiuvato dal vice fiduciario Rosario Restino. Concorso che ha visto la conquista del primo posto da parte di Antonino Coppola (Campania), secondo Corrado Pucci (Calabria) e terzo Marco Maiorano (Campania). Premi Speciali sono stati assegnati per: “Miglior Decorazione” a Francesco Giuliano (Campania); “Stile ed Eleganza” a Domenico Costa (Valle D’Aosta); “Fedeltà” a Alessandro Cammarano (Campania); “Innovazione” a Giuseppe Barone (Puglia); “Simpatia ed Intrattenimento” a Brenda Ricci (Lazio) e per “Gusto e Aroma” a Alessandro De Carolis (Lazio). Questo insieme ai tanti incontri dibattito e la presenza di numerosi stand come quelli del caffè, eccezionali prosciutti stagionati e Parmigiano reggiano di lungo invecchiamento, specialità di prodotti insaccati e formaggi stagionati di varie zone dell’Italia, alcune tra le migliori marche e tipi di pasta artigianale di Gragnano, finger food, e carni pregiate come l’Angus e tanti altri eccellenti prodotti, cotti de visu ed offerti gratuitamente in degustazione al gran pubblico presente, che hanno fatto della cala C un Vero immenso teatro del Gusto, dove protagonista è stato il tanto svariato cibo, piatti l’un più gustoso dell’altro. La grande sala teatro D, ha ospitato oltre le più importanti premiazioni finali, anche le numerose conferenze in programma con chef del calibro di Gennarino Esposito, Alessandro Circiello, artisti del dolce come Sal De Riso e tanti altri grandi nomi di esperti in dibattito e confronto su vini come i nuovi progetti della Cantina di Solopaca ed altre specialità enogastronomiche con i loro valori che possono donare all’essere umano, senza dimenticare di affrontare la ripartenza post covid attraverso il tris vincente del turismo, ambiente e gastronomia, con occhi attenti al sociale anche attraverso persone e scenari impegnati nel food 4.0. Obiettivo portante di questo evento è stato “Il cibo come valorizzazione del territorio”. Grande contributo operativo è stato dato anche dalla grande presenza dell’Unione Regionale Cuochi Campania con il suo presidente Luigi Vitiello, Montone Pietro Roberto vice segretario, i consiglieri nazionali Ciro Delia, Antonio Cascone, Raimondo Di Cristo ed una massiccia presenza di iscritti di tutte le provincie della nostra regione con i loro presidenti in testa, Giuseppe Sorrentino (Napoli), Rocco Festa (Benevento), Pino Raimondo (Caserta), Luigi Di Ruocco (Salerno), Salvatore Severi (Penisola Sorrentina) e Arnaldo Renatti (Torre del Greco - Area Vesuviana - Nolana – Strianese). Ovviamente tante le lezioni impartite da grandi maestri chef, pastry chef, maestri cioccolatieri con showcooking, cooking match e concorsi come “lo chef del Fututro” e il “Concorso nazionale di Cucina”. Infine numerosi insegnamenti e dibattiti, offerti nei vari stand della sala L, hanno attirato l’attenzione dei presenti con i laboratori dell’Arte bianca tradizionale, sia per quanto riguarda la pizza che il pane e per il Gluten Free. In questa altra capientissima sala, con un continuo sfornare pizze, si è svolto il “1° Trofeo Pizza di Qualità Horecoast” organizzato da Flavia Ferraro, Mario e Alfredo Folliero storico Maestro Nazionale ed internazionale della pallina di pasta lievitata, che stesa guarnita e infornata, resta il più completo piatto attirante per profumi, gustosità e valori salutari. Una pizza, che esprime con gli ingredienti della “Dieta Mediterranea” e “l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano”, entrambe riconosciute dall’Unesco, una potenzialità di gastronomia mondiale, merito che proprio Folliero con i suoi insegnamenti e gare porta in giro in ogni angolo del pianeta terra con la sua “Unione Pizzaiuoli Tradizionali e Ristoratori” per fare sì che possa essere sempre più apprezzata per come elaborata dai pizzaioli che escono dai suoi insegnamenti impartiti nelle sedi di studio da lui all’uopo create.


Giuseppe De Girolamo

la stranissima coppiaIl 13 marzo “Quelli che il Teatro…” di Mugnano di Napoli hanno presentato al Teatro Genovesi, nell’ambito del Festival   Nazionale Teatro XS Città di Salerno, “La stranissima coppia” di Diego Ruiz.

Ad apertura di sipario, dinanzi al portone del civico 62, c’è un lui con un mazzo di fiori finti in mano, ad attendere una lei, è il loro primo incontro! Un sottofondo musicale romantico, la voce è di Frank Sinatra, chi se no, stempera l’attesa di Diego, questo è il suo nome, che tenta, invano, di calmare la sua ansia. Il portone non si apre, ma Milena, così si chiama la donna attesa, le appare lo stesso, ha, infatti, scavalcato, la finestra per raggiungerlo e raggirare così il suo cane Filippo, che nel prosieguo sarà determinate per lo svolgimento della storia. Inizia, così, una convulsa conoscenza, le loro esperienze pregresse hanno fatto danni quasi irreparabili, di mezzo, c’è, poi, il cane Filippo, che se non s’addormenta, la padrona non è libera di uscire con lui. Nell’attesa di una romantica cenetta, prenotata da Diego, in un ristorante alla page, ma versata da lei che preferirebbe una pizzeria, sul portone, come due adolescenti approfondiscono la conoscenza. Si viene a sapere della convivenza indimenticata di lui, della sua solitudine, perché incapace di attaccar bottoni, se non per una relazione seria, di lei, invece che è stata tradita da Filippo, suo marito, che ha avuto vari uomini da cui ha avuto benefici e che per essere loro, riconoscente, finite le storie, chiama i suoi animali domestici con il loro nome.

Si avvicinano e si allontanano, litigano su tutto, difficile trovare un punto in comune. Intanto Filippo, il cane, non s’addormenta mugola a perdifiato, impedendoli di allontanarsi dal portone, la cena nel ristorante va a monte, ma nessuno dei due decide di non dare seguito all’incontro, la solitudine pesa. A sbloccare la situazione, ci pensa Milena, appena saputo che il buon Diego, sì lui, così anonimo, che regala fiori finti e veste classico, è un impiegato delle agenzie dell’entrate

“Non giudicare, tu non puoi capire” è la frase mantra che Milena cita ogni volta che deve giustificare le sue avventure.

Così finiscono per passare una serata seducente a casa di lei e Diego sarà il nome del prossimo animale domestico

Due tempi accettabili, che si avvicinano alle commedie brillanti e leggere che tanto piacciono, soprattutto adatte per questi tempi così impegnativi per lo spirito. Il testo è semplice, prevedibile ed anche l’intreccio scorre su binari sicuri. Poche le battute divertenti, sta di fatto, però, che “La stranissima coppia” scritta da Diego Ruiz nel 2013, dopo un primo debutto del 2014, nel 2015 ha collezionato 150 repliche nei teatri di tutta Italia.  L’autore, anche attore, nasce a Roma nel 1971 e spazia tra commedie e teatro sperimentale prima di approdare definitivamente al teatro brillante. Gianluca Cinque, interprete e regista del pezzo, ha tratteggiato, con una recitazione positivamente disadorna, l’uomo qualunque, mentre Angela Panico ha dato vita, con una certa forza, ad una Milena nevrotica, stridula e prepotente. Entrambi efficaci nei loro ruoli, è stato un piacere averli in gara e presenti per la prima volta al Festival XS. Commovente la loro emozione per la trasferta salernitana

Direttore di Scena: Gaetano Fierro

Tecnico audio e luci: Danilo Barone

Scenografia: Gianluca Cinque

Fotografo di scena: Luca Ippolito

 

                           Regia

                  Gianluca Cinque

 

Maria Serritiello

                              

Lodore della lunaIo sono Maria e ho deciso”. Così dichiara con forza la protagonista quando è messa dinanzi a scelte essenziali della sua vita. Una donna volitiva, Maria, anche se può sembrare il contrario. Vive in un paese del sud, il dialetto lo rivela musicale ed incisivo subito, le parole, poi, usate, necessarie a descrivere la storia e l’interiorità di lei. Vive con la nonna che le impartisce un’educazione severa e rigorosa, tanto da vietarle la compagnia di Tanuzzo un bambino, della sua stessa età, ma di una famiglia chiacchierata. E sarà questa frequentazione, nonostante l’anziana donna, a segnare la sua vita futura. Maria ha grande sensibilità, che certamente non è pari a quella della nonna, una donna concreta, dedita al lavoro ed alla sussistenza di loro due, per cui, crescendo, affida i suoi sogni e i sospiri d’amore alla luna. La vecchia sapeva ripeterle a mo’ di consigli, tutta una serie di sentenze, che tendevano, sia a rimarcare la condizione di ineluttabile marginalità, sia a proteggerla all’interno di una ristretta cerchia paesana ed al suo stesso destino.

“Piglie lu buone tiempe e infilatele dinte” “Il sole va meritato” “I calli sulle mani e sul cuore”.

Più tardi, senza un perché, troviamo Maria su di una corriera che si allontana dal paese per andare, ospite da sua zia, a lavorare in città e quando la fatalità accompagna, sulla corriera incontra Tanuzzo.

La trama, se vogliamo, è anche semplice: lei, uno spirito puro, bisognosa sia d’amore, che di conoscere il mondo, lontana dal guscio protettivo che l’ha ingabbiata, finisce nella rete del giovane. Abbagliata dall’amore di lui, inizialmente platonico, infatti lo ama come si ama la luna, da lontano, per trovarsi a vivere con lui, senza accorgersi di che razza di uomo sia. Vari sono i gradi di conoscenza ed emancipazione della ragazza, passata dal paese alla città, dal confrontarsi con l’amore malato ed egoistico di Tanuzzo, mentre lo credeva puro ed ideale, al rafforzarsi amaramente, lasciando i sogni dietro di sé fino a prendere una decisione estrema, ma tant’è, lei è Maria ed ha deciso.

Un tema di estrema attualità, quello che Marco De Simone mette in scena con delicatezza e gradevole morbidezza, lui stesso nella parte dell’innamorato, poche volte imprime alla sua recitazione una voce alterata, un tono al di sopra delle righe. Maria, (Elena Starace,), invece) è sognante, è fiduciosa, è innamorata, è tranquilla, è speranzosa, è avvolgente, è decisa ed è determinata a pigliarsi lu buone tiempe e ad infilarselo dinte.

Lo spettacolo, dalla durata di un’ora e mezza, incanta per la sinuosità delle parole, per i toni sommessi, per il biancore irrompente della scena, per i cambi dei colori dei vestiti indossati da Maria, stanti a sottolineare le fasi essenziali della trama: bianco, rosso e nero, i fili intrecciati come una tessitura di una ragnatela a lei intorno, il lutto dello scialle, le crude parole della rivelazione il fragore dello sparo, la gestualità del parto, il pianto del nato. Ecco tutto si conclude, la polvere della luna ha lo stesso odore della polvere da sparo, la luna è una bugia, le aveva detto sua zia, ma lei è riuscita a prendersi il buono e a metterselo dentro, sia pure attraverso l’infatuazione ed il dolore.

Una figura vincente, un monito per le tante donne vittime di uomini senza scrupoli e che amano(?) male, anzi che non sanno amare

Bravo Marco De Simone, la tua sensibilità è nota, riesci ad essere delicato anche con temi crudi, senza appesantire lo spettatore ma soave nell’incantarlo. Il tuo sguardo a tutto tondo fa di te uno scrittore apprezzabile e godibile.

Elena Starace, eccezionale interprete, per freschezza, sensibilità e capacità di delineare il personaggio con estrema bravura. Perfetta l’impostazione della voce, dei gesti e la capacità d’incidere nello spettatore, la sua storia.

Roberta Greco, capace di delineare una quasi apparizione

Marcello Andria, regia, una conferma, nel tradurre, ogni volta, un pezzo in un capolavoro.

Voci: Elio Amedeo, Chiara De Vita, Lina Vizzini, Lillo Zarbo

 

Movimenti coreografici: Antonella Iannone

 

Scenografia: Rosario Memoli.

Costumi: Ida Gliorio

Luci: Manuel Macolo

Suono: Michele Pastore

Registrazioni: Musicainscena

Musiche di :Albeniz, Barrios, Piazzolla,Tarrega

Regia: Marcello Andria

Produzione: Campania Danza

In collaborazione con la Compagnia dell’Eclissi

Foto di copertina Franco Brbieri.

 

Maria Serritiello

IMG 7954 250L’AMIRA sezione Napoli Campania con il suo Fiduciario Dario Duro e l’intero direttivo, d’intesa con il Presidente nazionale Valerio Beltrami, ha istituito il PREMIO “AMIRA Progress”
L’Associazione Maître Italiani Ristoranti & Alberghi, ha tra i suoi obiettivi quello di promuovere ed incentivare i giovani a una migliore formazione, riqualificazione e aggiornamento, per la professionalità che vorranno acquisire ed esprimere al fine di essere meritori personalmente di una sempre più attenta e valida accoglienza ed ospitalità offerta al turista, tanto da rendere la nostra Italia sempre più apprezzata nel mondo.
Questo premio, vuole segnalare e premiare persone che si sono impegnate per la nuove generazioni e va ad aggiungersi ai premi che l’AMIRA nazionale organizza annualmente con i concorsi “Il Maître dell’anno” e “Le donne nell’Arte del Flambè”, mettendo in competizione i propri iscritti e stimolandoli nella conquista di successi nella loro professione.
L’evento, che ha come tema la “Valorizzazione delle Eccellenze territoriali e dell’Ospitalità” si svolgerà presso la “Tenuta Corte San Lorenzo” Via Esterna Chiunzi, 1 Corbara – Salerno, mercoledì 2 marzo ed ha ricevuto tra i numerosi Patrocini, anche quello delle istituzioni: “Regione Campania”, “Comune di Napoli” e “Università degli Studi di Napoli Federico II”.
L’incontro prevede, alle ore 17.00, dopo un cocktail di benvenuto, la presentazione e la consegna dei riconoscimenti e al termine un incontro con Francesca Dati, referente della sede territoriale di Napoli della Onlus “Lega del Filo d’Oro” per la presentazione, insieme a Isabella Sorgente, delegata nazionale delle AMIRINE ed autrice, del libro “Atta 929, la storia di Gaia nel formicaio”. Un momento di solidarietà voluto da la Sorgente che, con la vendita del libro da lei offerto, intende devolvere il ricavato a iniziative benefiche della “Lega del Filo d’Oro”. Seguirà una cena dedicata ai premiati. Nel corso della serata verranno anche raccolti fondi per l’emergenza Ucraina.
Il premio A.M.I.R.A. di questa 1a edizione, costituito da un artigianale, simbolico, storico e classico attrezzo utilizzato anche dai maître nel tipico gesto del Flambè, viene assegnato a persone di spicco che hanno dato lustro e diffusione alle iniziative culturali e lavorative del settore dei maître ed altro.
Destinatari di questa prima edizione del Premio Amira, consegnato dal presidente nazionale dell’Amira, Valerio Beltrami e da altri esponenti del mondo istituzionale e culturale, figurano: Marino Niola, full professor of cultural anthropology, condirettore medeatresearch-centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea, presidente comitato di indirizzo della Fondazione FICO di Bologna, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”; Nicola Squitieri, fondatore e presidente dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso” promotrice del premio omonimo assegnato annualmente in Senato a personalità di spicco del nostro Mezzogiorno, giunto alla sua 43 edizione, nonchè direttore della rivista cartacea ed oggi anche OnLine “Politica Meridionalista” che nel 2022 festeggerà i suoi 50 anni di vita; Domenico (Mimmo) Falco, presidente Corecom,, vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania e past vice presidente nazionale dello stesso Ordine; Vito Amendolara, presidente Osservatorio Dieta Mediterranea, esperto della sicurezza alimentare e ambientale, past assessore alle Politiche Agricole della Regione Campania; Tiziana Sirna, presidente dell’Associazione nazionale Doc Italy; Eugenio Gervasio, presidente del MAVV Museo dell’Arte, del Vino e della Vite; Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno; Rosa Praticò presidente delle “Donne che fanno impresa” Napoli provincia; Gianfranco Testa, urologo, ed anche titolare de “Il Mulino della Signora” il Luxury country house di Sturno AV, dove con passione per il territorio ha dato vita alla produzione dell’eccellente olio EVO dell’Irpinia monocultivar “Ravece”; Raffaele Beato già direttore generale dell’ERSAC e ex docente all’Università di Fisciano (Sa); Rosario Lopa, portavoce della Consulta nazionale agricoltura e turismo; Piero Ferretti, imprenditore e docente istituti alberghieri, Avellino e Benevento e Regina Palomba, docente dell’Istituto Alberghiero di Vico Equense.
L’AMIRA (Associazione Maître Italiani Ristoranti ed Alberghi) è nata nel 1955 presso il Ristorante SAVINI di Milano, su idea del Comm. Guido FERNIANI, che ne era all'epoca il direttore di sala ed è stata creata per valorizzare e mantenere elevato il suo prestigio nella professione. L’iscrizione dei soci è regolata dalle norme dello statuto vigente.
Attuale Presidente Nazionale è Valerio BELTRAMI, che è in carica dal novembre 2016 ed è stato recentemente riconfermato in questo ruolo per il prossimo quadriennio.
La sede legale è a Milano, in Via Zara, 63. L’AMIRA è un’Associazione che può contare su un’organizzazione di Sezioni su scala nazionale, ed alcune rappresentanze estere, che raggruppano alcune migliaia di soci, cifra non elevatissima, data la severità dei requisiti richiesti ai nuovi associati. L’AMIRA, con il suo motto: la cortesia non costa niente e rende molto, fa sue la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità, vere risorse turistiche. In seno all'associazione è presente un centro di aggiornamento professionale che serve ad aggiornare i maitre sulle nuove tecniche sia di direzione che di gestione per tutto quello che di nuovo possa offrire il settore della gastronomia e dei vini, cioè dell'alimentazione in genere, non escludendo l'ospitalità per quel che riguarda l'aggiornamento delle nostre aziende sia di ristorazione che alberghiera
L’associazione è riconosciuta giuridicamente con D.P.C.M. del 7-07 1994 G.U. 1/10-94 ed è la sola associazione italiana che può far parte dell’Unione Internazionale dei Maître d’Hotel.

Clipboard01 250Venerdì 25 febbraio alle ore 19,30, all'Arsenale di Amalfi, si terrà la presentazione del libro "Amalfi anni '50 e '60 - Alfonso Fusco, fotografo", a cura di Claudia Bonasi, edito da Puracultura edizioni. Il volume, realizzato dall'Amministrazione Comunale di Amalfi - guidata dal Sindaco Daniele Milano - con la collaborazione della famiglia Fusco e promosso dall'Assessorato alla Cultura, retto da Enza Cobalto, fa parte di un progetto più ampio, patrocinato anche dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, che ha consentito la realizzazione di una mostra fotografica omonima, in corso sempre all'Arsenale, e che chiuderà i battenti lunedì 28 febbraio. Alla presentazione del libro, che si apre con l'introduzione dell'antropologo prof. Vincenzo Esposito, interverranno il Sindaco Daniele Milano, la giornalista Claudia Bonasi e l'editore di Puracultura, Antonio Dura. Il libro di 120 pagine ospita 200 scatti accuratamente selezionati e divisi per sezioni.

Alfonso Fusco, amalfitano, classe 1938 e scomparso da pochi anni, ha operato come fotografo a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60: nel suo archivio rinvenuto dalla famiglia emergono migliaia di negativi che testimoniano i cambiamenti in corso in quel preciso periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale all'inizio della "dolce vita" amalfitana. Fusco punta il suo obiettivo e cattura, in una sorta di neorealismo fotografico, tutto ciò che avviene ad Amalfi in quegli anni: scatti di vita quotidiana - matrimoni, manifestazioni pubbliche, campagne elettorali - ma anche eventi particolari, come le splendide feste con le ballerine dell'Africana o l'arrivo di Jacqueline Kennedy nella Divina.

Nell'Arsenale, per tutta la durata della mostra fotografica, che ad oggi è stata visitata da oltre 1000 persone, è ospitato un tavolo interattivo (realizzato a cura del Collettivo Digitale di Cesena) contenente 393 foto di ritratti realizzati da Alfonso Fusco, che dà vita al gioco interattivo "Li (ri)conosci?" grazie al quale dare un nome a volti amalfitani oggi sconosciuti. Sono inoltre proiettate in loop 480 immagini scattate dal fotografo amalfitano.

La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio, il venerdì, sabato e domenica nei seguenti orari: 10,00-13,00 e 16,00-18,00 oppure su prenotazione.


Ingresso gratuito
Info: Associazione Guide Turistiche Costa d'Amalfi
+39 371 5991002 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Su il sipario e la scena di Kraken, con bianchi tendaggi distesi, ci spinge, da subito, verso un paesaggio marino e ad una deriva irreversibile. Due i personaggi, ad impossessarsi del palco fino alla fine, per la durata di quasi novanta minuti, con l’aggiunta, poi, di un terzo e sono: il re Isidoro, avvolto da un mantello che lo avviluppa tutto e la valletta-scudiera Basilia. Isidoro, per imprimere nello spettatore il senso del potere, sbraita su di una scala, che lo solleva abbondantemente dalla serva, in sua perenne adorazione. E’ ferito il re ed molto sofferente, il polpaccio gli sta facendo cancrena, la paura lo assale al pensiero di una certa amputazione, ciò nonostante sgola rabbia, sputa veleno e manifesta la sua superiorità regale verso la povera servitorella, un po’ perpetua e un po’ ammaliatrice.

Intanto sulla spiaggia, inatteso, compare un uomo misterioso, che si conquista la fama, presso gli abitanti-sudditi del re Isidoro, di capace guaritore. Il suo nome è Kraken

krakenVale la pena sapere chi sia stato tra il ‘700 e l’800, nei racconti leggendari dei naviganti: Kraken. La sua figura viene assimilata ad mostro marino, dalle dimensioni abnormi, una piovra tentacolare capace di avvolgere una intera nave. Il nome gli deriva dal dialetto norvegese in cui krake è un albero sradicato a cui il mostro assomiglierebbe galleggiando.

Basilia, pur trattata male, ingiuriata e scacciata, per alleviare le sofferenze del suo re, chiama corte il guaritore venuto dl mare. All’’iniziale rifiuto di abbandonarsi nelle mani di Kraken, segue una totale dipendenza da lui che gli farà commettere anche l’uccisione dell’l’unica persone che lo conosce profondamente, sia nelle sue paure che nelle sue esaltazioni di uomo poco equilibrato.

Chi è realmente Kraken e che potere ha se non di chiedere alle persone di dire il loro malessere e prenderselo su di sé. L’uomo, simbolicamente, viene dal mare, dall’ l’acqua che sta ad intendere il liquido amniotico di cui siamo stati avvolti sicuri e che non vorremmo mai lasciare, per non cedere alle paure. I dolori di Isidoro non sono altro che le inadeguatezze del proprio essere, uomo e re, non a caso Kraken gli ricorda il ripreso pelo della belva, appena si sente al sicuro, per ritornare, poco dopo nel terrore di essere scoperto dai sudditi, per millantato credito, per non aver compiuto nessun atto eroico, come credono.

Intanto Kraken, in un’atmosfera sognante e con manovre avvolgenti che riprendono l’ondulare del mare, afferra su di sé i dolori del popolo che si affida ciecamente e quelli, con una certa riluttanza, del suo re.

Sarà Cristo, la figura di Kraken, ed il suo sacrificio di sangue per salvare l’umanità?

L’uomo, una figura ieratica, con una lunga veste nera ed un zucchetto in testa dello stesso colore, si muove con sicurezza, agguanta il re e sposta il suo corpo con manovre osteopatiche, lo lava, lo purifica, gli cambia la veste, sicché, in quel momento non è altro che l’adorazione mistico religiosa della manovra osteopatica, allargata anche al trattamento dei disturbi psichici che infestano la nostra esistenza. Isidoro ha gli occhi chiusi, sembra guarito perché consapevole di ciò che è realmente. In lui albergano forze antinomiche, il segreto sta nel non far prevalere una sull’altra, da qui l’uccisione della fedele Basilia che lo spingeva verso una sola direzione, non avendo compreso che il bene ed il male, la vita e la morte sono intimamente connessi.

I Dioscuri di Campagna hanno interpretato con assoluta bravura il pezzo di Patrick Quintal, scrittore canadese, tradotto e adattato dall’ecclettica Eva Franchi. Sono vincitori del 74 esimo Festival di Pesaro e per la loro interpretazione intensa, hanno ben figurato al Festival Teatro XS 2022 città di Salerno.

Gran voce, buona raffigurazione del dolore e dell’essere sfrontato, perché detentore di potere: Emiliano Piemonte

Brava nel dialogare in velocità e sovrapponendosi, a volte, con disinvoltura al re: Azzurra Liliano

Recitazione essenziale, scarna, sommessa, con movimenti ondulanti e capacità evocativa: Antonio Caponigro. A lui è affidata anche la regia

Un trio perfetto per tecnica recitativa e sincronia gestuale, tanto dar valore essenziale ad un testo non certo accattivante per l’intrinseca tematica.

Infine le scene, la musica e le luci, un corpo unico atte a creare atmosfere surreali ed oniriche.

Maria Serritiello

la risposta di ofelia“La risposta di Ofelia” di e con Viola Di Caprio, voci di Lucas Tavernier, Miha Bezeljak, Yuri Grandone, luci e audio Francesca Marchionni, scene Sabina Lembo, maschere Luca Arcamone, sigla originale Edoardo Pepe è stata presentata al Teatro Genovesi, sabato 22 e domenica 23 gennaio, “nell’ambito della sezione“eXtrafeStivalXS 20222”

Voglia di Teatro c’è e Viola Di Caprio, con la sua originalissima pièce dal titolo “La risposta di Ofelia” ci accontenta. Siamo in pochi, quelli che non si sono rassegnati al digiuno di quasi due anni, simile ad una recita privata, ma è bastata per iniziare, per dimenticare l’astinenza, aiutati, come siamo dalla bravura della giovane autrice-attrice.

Ofelia personaggio, è una fragile fanciulla che vive in una stanza appartata del castello del re di Danimarca, dove suo padre Polonio, svolge la mansione di ciambellano. Tra fiori, coltivazioni di erbe aromatiche e personaggi di pura fantasia trascorre l’esistenza con una bagliore dentro, l’amore per Amleto, il figlio del re.

Ed ecco che appare l’esile figura nell’oscurità del teatro, con una luce di minatore sulla fronte, avanzando lentamente e dialogando con: Polonio, suo padre, che saprà essere ucciso da Amleto, per errore, con Laerte suo fratello, che la mette in guardia dal giovane re e con lo spettro del defunto re di Danimarca. Dialogando con le sole voci dei tre uomini, un parlato registrato, si guadagna la scena e dà vita al personaggio Ofelia, diverso da quello shakespeariano, per aver fatto un percorso di consapevolezza, aiutata dalla madre (Fata). La scelta finale non è accettazione passiva di un fato malvagio ma è semplice volontà, è grazia, è amore.

La recitazione di Viola è accattivante, perfetta quando balbetta i suoi pensieri ad alta voce, quando risponde alla madre che la consiglia, quando si finge Gertrude, la regina di Danimarca, vedova del defunto re e sposa di Claudio suo fratello. I vari personaggi sono di volta in volta maschere, vestiti, fiori intrecciati. Da sola sostiene le varie parti con toni diversi, recitazione spigliata per Gertrude e la sua voglia di vivere ancora, consigliera quella della madre, forse un personaggio frutto della sua stessa fantasia, che vuole liberarla dalle sue bonarie ossessioni e capire fin dove si è spinto Amleto nel dichiararsi. In effetti nessuno l’ascolta, non ha visibilità, non ha marito, figli per cui Laerte, il fratello ed il padre Polonio le vietano di dedicarsi ad Amleto. Ofelia aiutata da Fata, capisce che ha diritto ad essere libera di non essere relegata al silenzio ed all’obbedienza.

Tre sono i momenti lirici di questo pezzo teatrale, quando Ofelia recita il monologo “essere o non essere” senza la virile forza che fa l’eroe ma con femminile grazia che, con amore, si dissocia (Viola Di Caprio), quando prende la decisione di finirla, sottolineata dalla romanza “Vissi d’arte” tratta dal secondo atto della Tosca di Giacomo Puccini, raccogliendo fiori e nastri per deporli in un cesto e nel finale l’apertura alare del suo largo vestito di velo verde trasparente, agitato come volo di farfalla: parabola di libertà raggiunta.

Brava Viola, un pezzo non facile, per seguirlo con la dovuta attenzione ci vogliono alcune conoscenze di base. Indiscussa l’originalità e la capacità di rappresentazione, da sola e per 45 minuti è l’interprete assoluta.

Il pezzo è stato scritto durante il lockdown, provato e montato in casa Di Caprio. Con questa opera, ha partecipato con successo al Festival Fringe di Roma 2021.  Il festival Fringe di Roma è la rassegna di teatro indipendente più importante d’Italia

Ho provato a sfogliare il suo curriculum teatrale, ma è un lungo elenco di lavori creati, tutti di pregio, nei quali, la talentuosa Viola Di Caprio si testa sia come autrice che come attrice, una bella realtà, la sua e tutta salernitana.

Maria Serritiello

canzoniere de piccerilleSulla pagina iniziale del libro “Canzoniere d’ ‘e picerille” vi è scritto, a caratteri ben visibile, una massima di Gustav Mahler che dà il senso alla raccolta del Maestro Guido Cataldo, artista, autore, musicista e compositore: “La tradizione è custodia del fuoco, non adorazione delle ceneri”. E fuoco è, quello delle serate d’inverno trascorse da tanti piccoli, vicino al focolare ad ascoltare i cunti, è la bella sensazione che si avverte, nell’aver tra le mani, il libro.

Ed andiamo ad analizzare, pezzo per pezzo, quest’ inestimabile lavoro, del maestro Cataldo, che restituisce alla memoria dei bambini dai capelli grigi e discopre ai nativi digitali, un mondo fantastico, perso nelle pieghe del tempo. Sicché, per la sua fattura è un libro per grandi e piccini, un lavoro interdisciplinare, dice il professore di pedagogia della musica Pasquale Scialò, nella prefazione, che integra canto, testo, disegni, storia culturale, geografie sonore e tradizioni del territorio.

Il libro è accattivante, una mattonellina formato A6, color rosso cremisi, dove lo sguardo si posa volentieri per la giocosità colorata dei disegni del talentuoso Andrea Cecchini, che a me ricordano (N.D.R) quelli del fumettista Benito Franco Giuseppe Iacovitti. L’interno, poi, è uno scrigno, disvelato con cura, per accedere nel mondo fantastico del racconto. 10 tornesi d’oro, per entrare linguisticamente nella ricerca che sta a monte della pubblicazione, infatti il tornese era una grossa moneta d'argento emesso per la prima volta agli inizi dell'XI secolo dall'Abbazia di San Martino a Tours in Francia ed usato per quattro secoli nel regno di Napoli. 10 tornesi, per giunta d’oro, a rafforzare il valore della preferenza, ad indicare i canti selezionatiti, per tessere un canzoniere dedicato ai più piccoli a che non dovessero cantare canzoni il cui significato risulterebbe scurrile. Ed eccoli i 10 tornesi d’oro, cantati magistralmente dalla voce inimitabile di Diana Cortellessa, accompagnata da bambini e giovanissimi interpreti, sostenuti dal quintetto di fiati Alenusa che più di ogni altra orchestrazione riporta indietro il tempo, ma è un’ensemble che diventa orchestra per la quantità di suoni e varianti: flauto, oboe clarinetto, corno, fagotto

I titoli:

Quanno nascette ninno

Lo ciuccio de Cola

La fiera de Mast’Andrea

Cicerenella

Pastorella

Pagliaccio

Michelemmà

Bolero

Lo Cuarracino

Duorme

Ognuno di questi canti ha la sua partitura musicale, per cui il libro diventa musica suonata, ma Guido Cataldo ha pensato a tutto ed anche di più, il suo libro doveva essere materia viva, per cui in fondo al libro, tra le pieghe della copertina, alloggia un cd registrato dove si può ascoltare la magia del canto per i piccerille.

Seguendo la narrazione, pagina dopo pagina, il libro si estende in un piacevole spettacolo, già presentato con successo, nel mese scorso, al Teatro Giuseppe Verdi, il Massimo cittadino.

Che bel lavoro, Maestro Guido Cataldo, pensato amorevolmente per i tuoi cuccioli, così come li indichi, nella dedica iniziale, ma anche per i bambini degli altri, è come se avessi voluto dare, in eredità il tuo mondo poetico, fantastico, musicale. La tua anima! Hai voluto lasciare traccia, ed ecco la ricerca accurata nell’organizzare il lavoro, per dire pedagogicamente ai fanciulli di quest’era di guardare a fondo, non accontentarsi di hic et nunc, tanto di moda, perché la tradizione ci dice da dove siamo partiti, importante per dove si vuole arrivare.

E ce l’hai fatta, Guido, noi adulti che ti leggiamo ci siamo emozionati, siamo tornati indietro nel tempo, e non con melensa nostalgia, ma con la consapevolezza che, barra diritta, abbiamo dato e diamo con l’entusiasmo giovanile, ogni giorno.

PS. In un giorno di fine anno, nel cortile della scuola media di Oliveto Citra, io e te e tutta la scolaresca, di cui eravamo insegnanti, abbiamo rappresentato Cicerenella. Uno dei ricordi più limpidi…

Maria Serritiello

DONNA OGGI 207

Giovedì 9 dicembre 2021 alle ore 17,00,  presso la Sala San Tommaso del Duomo di Salerno avrà luogo l’evento “DONNA OGGI, IERI, SEMPRE”, con performance teatrale, musica moderna e mostra collettiva d’Arte pittorica. L’evento è promosso dal Comitato organizzatore  dell’UN.I.A.C. (Unione Italiana Associazioni Culturali).

Saluto inaugurale del parroco Don Michele Pecoraro. Presiede la prof. Florinda Battiloro. Relatrice e conduttrice la giornalista Patrizia De Mascellis. Performance di Rosaria Zizzo e Anna De Rosa. Concerto musicale di Vincenzo Pagliara e Carmen Fabiani. Reading di poesie.

Hanno assicurato la partecipazione illustri personalità del Giornalismo e della Politica.

Nel corso dell’evento sarà presentata l’Antologia degli Artisti (Edizioni Movimento Salvemini). 

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