Con “Camping”, un atto unico di 90 minuti, la Compagnia Ronzinante di Merate (Lecco) partecipa per la IV volta al Festival Teatro XS di Salerno. Un’affezione alla manifestazione, a quanto pare e sempre con pezzi di buon livello, basti ricordare “Aspettando Godot” di Samuel Bechet del 2014, VI Edizione, preceduto da “Tutto Shakespeare” del 2011, III Festival e Cirano di Bergerac in salsa comica del 2018, Edizione 10. Una bella conferma anche questa volta, infatti, Camping, scritto dal giovane Lorenzo Corengia, pure attore della Compagnia, è un pezzo che parrebbe leggero, ma così non è, e lo si apprende a mano, a mano.
Tre amici di vecchia data, 3 settembre del 1984 a scuola, con l’aggiunta della ragazza di uno di essi, si ritrovano, come ogni volta del mese presso il lago di Memphremagog nel Vermont (USA) per trascorrere in allegria il fine settimana, tra battute, ricordi, musica, pesca e grandi bevute di birra.
Ad apertura di sipario, in scena c’è tutto ciò che serve per creare l’atmosfera spensierata di una vacanza breve, ovvero: vecchie sedie legate con lo spago, barbecue per la cottura alla brace, lenza per pescare, tronchetti di legno per accendere il fuoco, tavolino e un registratore assemblato per l’ascolto della musica. Troneggia, poi, di faccia al pubblico la sagoma di una roulotte, come unica scena, curata da Francesco De Anna e Andrea Cedraro. Siamo negli anni novanta e la musica che si ascolta li disvela in maniera ricordevole anche per gli spettatori: Ray Charles, Ludovico Einaudi, Little Waltz.
Ha inizio la storia, l’allegria è tanta, la voglia di ritrovarsi anche, ma c’è qualcosa che non quadra da subito, una sottile malinconia segue al riso persistente, forzato, a sguardi muti di due degli amici, Brian e Sean, l’altro Ethan con Elisabeth (Valentina Bucci) pensa all’amore e bene fa. Succedono varie cose, tutte finalizzate al colpo di scena finale. Il giorno e la notte, nella narrazione sono scomposti, parcellizzati, come se il tempo si allungasse per permettere avvenimenti futuri, da subito. Nel buio, le sagome dei quattro personaggi, senza parlare, si muovono, entrano ed escono dalla roulotte, compiono azioni, pescano, bevono, tentano di accendere il fuoco, insomma si descrive il passar del tempo, come un album sfogliato per arrivare a scoprire che Elisabetta aspetta un figlio da Ethan. La sua gioia è indescrivibile e già si vede padre a raccontare la favola della Volpe e la Stella, aiutato da pupazzetto volpe e pupazzetto stella, spuntati dall’apertura-finestra della roulotte, divenuto un delicato teatrino.
“C'era una volta una Volpe che abitava nel profondo di una fitta foresta. Per quel che Volpe poteva ricordare, la sua unica amica era sempre stata Stella, che ogni notte illuminava i sentieri della foresta per lui. Finché una notte Stella non apparve, e Volpe dovette affrontare l'oscurità tutto solo.”
E’ un momento di grande emozione l’ascolto della favola, ma di questi attimi, per arrivare alla fine, se ne vivono ancora
Così si comincia capire che c’è altro dietro la spensierata scampagnata, anche perché Ethan spesso lamenta dolori lancinanti alla testa. Dei due amici di Ethan (Lorenzo Corengia), libraio, Sean (Emiliano Zatelli) è impiegato di banca, Brian (Giuliano Gariboldi) è medico ed è a lui che si richiede una prestazione estrema
“Un giorno dovremo morire, ma tutti gli altri giorni no”
Ethan, scherzosamente attribuisce la frase, citandola, a Voltaire per poi svelare che era stato Charlie Brown. Il tempo dello scherzo è finito, ora sappiamo che cosa sono andati a fare i tre amici sul lago. Ethan sta male, un male incurabile e vuole darsi la morte, per mano dei suoi amici, circondato dal loro affetto e dalla conoscenza della nascita di suo figlio.
Nel finale, il dialogo sulla morte recitato da Ethan ci fa trattenere il fiato ed accapponare la pelle, lui, invece, se ne va così, dolcemente, con il pupazzetto volpe, a fare capolino nel vano finestra della roulotte ed una scia di selle a fargli compagnia.
Ancora una volta la Compagnia teatrale Ronzinante di Merate ha dato un saggio della propria maestria a coniugare ”Camping” e lo hanno fatto dissimulando la profondità del tema con gag esilaranti, con una banalità del contesto, con semplicità di costumi, con eloquio fluido e amicale, con leggerezza sfuggente e con velate allusioni e ad un approssimarsi di un fato improcrastinabile che, tuttavia, non si avverte mai seriamente minaccioso. Abile trucco teatrale è stato il delocalizzare la mente altrui, mentre le si dà in pasto un tema scottante e quanto mai attuale. La si tiene impegnata ad interessarsi del banale quotidiano e della normalità degli amici campeggiatori, per poi, in una sorta di crescendo, mettere le carte in tavola e coinvolgere, stavolta, la mente dello spettatore ad entrare nei meccanismi mentali dei vari attori, allorché devono compiere quei gesti che porteranno l’amico medico a somministrare ad Ethan quel veleno che gli ha chiesto per aiutarlo a morire sereno. Un tema decisamente destabilizzante duro e molto attuale, che è stato stemperato molto sapientemente in un puzzle colorato, leggero, mai tragico o banale e che si è andato componendo con fluidità e cromatismi inappuntabili, una preziosità linguistica, una gestualità minimalista, ma dettagliata e per niente fine a se stessa. Notevole è stata la sorpresa sia per il particolare coraggio di tutta la Compagnia, nel trattare un tema simile, sia per l’aderenza ed il coinvolgimento degli attori e sia ancora per la capacità teatrale, dell’equilibrio tra la leggerezza del contesto scenico e la drammaticità del tema ed ancora per la semplicità narrativa e la stringatezza ed efficacia dei concetti. Il nesso tra il pensiero dell’autore, il bravissimo Lorenzo Corengia e la capacità teatrante degli attori è stato preciso e puntuale in ogni dettaglio e questo è arrivato agli spettatori, che hanno restituito come sanno fare: un lungo e comprensivo applauso alla Compagnia.
Mi piace pensare (N.D.R) ad altro finale e non quello proposto dal giovane autore, la morte è bene che sia, se deve esserci, senza programmazione, almeno teatralmente, sicché, Elisabeth attrice e fotografa provetta va con i tre amici sul lago per riprendere con la telecamera un pezzo di teatro, di cui è autrice e regista.
Maria Serritiello
La Compagnia Colpo in Maschera di Fasano è alla sua seconda partecipazione al Festival XS Di Salerno. Era il 2019 e lo spettacolo “A Vigevano si spacca” s’incentrava sulla figura del cantante Rino Gaetano. Passano gli anni e questa volta è di turno Domenico Modugno, con “Il sogno di Domenico” ovvero un delicato quanto coraggioso tentativo di coniugare leggerezza e profondità, cultura e passione, amore per la propria terra e trasporto per il cantante, che più di ogni altro ha fatto sentire la sua viscerale italianità, con uno stile mai banale, sempre riuscendo a guidare, con timone fermo, l’arrivo della nave in porto, nonostante il rischio di derive popolaresche e provinciali, sempre dietro l’angolo.
Grande jazz al Moro di Cava de' Tirreni, che venerdì 1 aprile ospita in esclusiva regionale la formazione di Olivia Trummer, pianista, compositrice e cantante tedesca, che per presentare il nuovo album “For You”, uscito il 4 marzo per Warner Music si avvale di una superband completata da Rosario Bonaccorso al Contrabasso, Nicola Angelucci alla batteria e Fabrizio Bosso alla tromba (inizio ore 22, prenotazione obbligatoria al 3334949026).
Al Teatro comunale Diana di Nocera Inferiore arrivano le scatenatissime EbbaneSis con il loro concerto-spettacolo "Transleit". Dopo avere calcato con successo i palchi di tantissimi teatri italiani ed europei ora tocca a Nocera Inferiore ospitare il duo musicale napoletano nato da una grande amicizia e da una indubbia capacità artistica, in grado di scaldare gli animi all'ennesima potenza. L'appuntamento rientra nella rassegna "Ouverture", a cura di Artenauta Teatro, con la direzione artistica di Simona Tortora e l'organizzazione a cura di Giuseppe Citarella. Il concerto di Serena Pisa e Viviana Cangiano - che curano anche la regia dello spettacolo - è per domenica 27 marzo alle ore 19.00 (biglietto intero 15 euro, ridotto 12 euro).
Con Benedetto Casillo, Giuseppe Affinito, Salvatore Chiantone, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Emilio Massa, Anita Mosca, Enzo Moscato, Antonio Polito.
Giovedì 24 marzo appuntamento a quattro mani con EVOluzione presente Rosa Positano – proprietaria de “La Chioccia D’Oro”.
riferimento della trazione.
Grande jazz al Moro di Cava de' Tirreni, che venerdì 25 marzo ospita la formazione del batterista Elio Coppola che nel suo classico trio completato da
E’ da subito che la galera ti entra dentro, con il suo essere buia, scarna, vuota. L’infelicità si tocca con mano. Là dentro, la liberante ha trascorso 16 anni, ora sta per essere liberata, ha pagato il suo prezzo, ma ciò che ha passato si è attaccato al suo essere, fisicamente, per cui gesti, reazioni, riso, pianto, accennata storia della sua vita, sono sotto gli occhi dello spettatore. Si sa che ha due figli piccoli, al momento della carcerazione, una madre che non vedrà più, morirà il giorno stesso della sua liberazione e nel mezzo la sua detenzione rappresentata con accenti forti, che mozzano il fiato. Due i personaggi, la liberante e l’alter ego, a volte secondina, altre volte compagna di cella ed altre volte ancora il sostegno dei suoi ricordi. La soglia è davanti a lei, ma ne ha paura, e se non fosse all’altezza di riprendere la vita dove l’ha interrotta? Si assiste ad un lento feedback, al processo, al patteggiamento, alla condanna, uno sconto minimo sui 20 anni iniziali, alla disperazione di dover abbandonare i suoi figli, già la maternità è sempre così forte su ogni cosa! Come una bambola di pezza la donna viene trasportata nell’istituto di detenzione, una via crucis l’entrata, sottolineata da rumori di ferraglia, di cancelli che si aprono e si chiudono, trilli di telefoni di martellamenti, di sghignazzi e poi, la cella, un buco senz’aria, due casse per branda, una sedia di nichelio, solo sagoma, per dire che la seduta non è un momento di relax come lo è di solito.