Salerno

L’8 Maggio, al Teatro Genovesi di Salerno, nell’ambito del 13° Festival XS è stato presentato dalla Cricca di Taranto, l’ultimo spettacolo in gara dal titolo “Le ultime lune” di Furio Bordon.

 

Nel recensire lo spettacolo (N. D. R) mi sia consentito citare un ricordo personale. Era il novembre del 1996, io ed una mia cara amica, gettammo il mondo all’aria per procurarci i biglietti per poter vedere ad un palmo dal naso Marcello Mastroianni a Napoli, nel teatro Diana del Vomero. Il 19 dicembre dello stesso anno, a Parigi, Marcello ci lasciava.

Mi sono accostata alla visione dello spettacolo della “Cricca” con particolare attenzione, per notare i punti di forza o quelli deboli che fatalmente sarebbero venuti fuori dall’inevitabile paragone. Invece no, gli attori A. L’imperio, P. Nardone e A. Cofano non hanno fatto rimpiangere lo spettacolo originale, segno che ne hanno dato una versione rispettosa e consapevole, il padre, per esempio, con quale mostro sacro si confrontava.

La trama è semplice, ma densa di significato. Un padre anziano, ma vivace di memoria e di cervello, aspetta il figlio che deve accompagnarlo in una casa di riposo. Nell’attesa, parla immaginariamente con la moglie morta.

le ultime luneLa scena si apre su di una stanza oscura, con delle delle quinte disegnate da fumetti per fanciulli, più in là una scrivania per adulto con una lampada seriosa illumina un angolo ed interrompe l’aria giovanile della camera. L’uomo si sta preparando per andarsene, si aggiusta la cravatta, le bretelle, i polsini ed indossa la giacca. La musica sovrasta lo spazio scenico, è Bach “La messa in si minore”, Agnus Dei, la voce bianca del cantore crea una sorta di attesa, di sospensione e di aspettativa, malgrado il momento che l’uomo sta vivendo. La sua vita è trascorsa tra letture, è stato un professore, ascolto della musica e letture, si, tanti libri letti, quelli che adesso deve lasciare senza sapere la fine che faranno, ma è sicuro che andranno persi. Là dove andrà, non potrà neanche ascoltare musica, ai vecchi l’arte dei suoni non piace ed a lui piace ascoltarla senza l’ausilio delle cuffie, come gli suggerisce la moglie. Cominciano a pesare le rinunce a cui dovrà assoggettarsi, ma tant’è, è tutto stabilito, deve lasciare la casa, la sua stanza serve ad uno dei due nipoti. L’alloggio si è fatto piccolo ed i ragazzi hanno bisogno ognuno della stanza propria. La sua, ancora tinteggiata da fumetti, andrà alla più piccola. Il dialogo con la moglie va avanti e si trovano ad analizzare il loro rapporto, sempre profondo, sempre in accordo, legame solido andato oltre la morte, se oggi, nel mentre che la sua vita sta per cambiare definitivamente, riesce ad analizzare a ritroso la loro vita insieme La donna non riesce a capire perché il loro figlio non abbia insistito a farlo restare, né tornato sulla decisione ferma del padre. Eppure è così e stranamente l’anziano signore, prova perfino sollievo a riconoscersi vecchio, ora può pensare a se stesso, visto che non potrà essere ormai felice, essendo questa condizione appartenuta al passato. “La vecchiaia”, dice l’anziano professore, “è come la galera ci stai dentro fino alla morte senza fare progetti”. Una sentenza senza scampo, una condanna a pensarci bene che si abbatte melanconicamente su di lui

Arriva il figlio, ha fretta, sono in ritardo, nella casa di riposo già lo attendono e la crudeltà si rivela in tutta la sua interezza. Ecco la condizione della vecchiaia, da tl’intero il dialogo con il figlio, ne esce nella realtà più cruda e come tante persone l’hanno conosciuta; quella di accompagnare i propri vecchi in case di riposo è una consuetudine moderna, un tempo il vecchio era il centro della famiglia, oggi un impiccio per essa. Anche se alla fine, padre e figlio trovano la tenerezza, la realtà non cambia, il vecchio professore se ne va, perché è quella la soluzione migliore (?) per tutti.

“Le ultime lune” di Furio Bordon (1943), scritto nel 1994, è forse il pezzo più significativo portato in scena, per molti lustri dai principali mostri sacri del teatro. Un pezzo di limpida scrittura, di precise battute, di dialogo stringato sia con la moglie morta che con il figlio. Tanta ironia serpeggia nell’unico atto che sta a nascondere la commozione del vecchio professore. Ecco, ognuno può fare proprie le considerazioni dell’anziano insegnante e immedesimarsi in quello che viene inscenato, lui lo fa senza isterismi, lamentazioni o facili cedimenti alla tristezza o a comprensibili slanci emotivi. Equilibrato e misurato, con lui, siamo attori insieme.

Il pezzo di Bordon è una parabola che prima o poi ci potrebbe appartenere, forse non con la stessa crudezza e forse non è la casa di riposo ad ospitare l’uscita della vita, ma la solitudine, oh sì quella sì che ci starà a fianco. Bravi gli attori della Cricca ad interpretare intimi sentimenti. Plauso alla compagnia, dunque, per essere stata capace di rendere in modo lineare e puntuale la fragranza del testo, che pure essendo di parecchi lustri ha intatti il sapore e la stringente e commovente vivacità sentimentale della realtà che ci circonda.

Maria Serritiello

Allestimento scenografico: Franco Marassa, Cosimo Lanzo

Regia. A L’imperio

Direttrice di scena Anna Maria Ruina

Audio e luci: Teresa Fumarola

 

Sud: Lauro (UNIMPRESA), forum a Sorrento diventi appuntamento annuale
Il segretario generale di Unimpresa commenta l'evento organizzato dal ministro Carfagna e da Ambrosetti: "La nuova filosofia del Sud, risorsa e non più problema del nostro Paese". Lo studio: nel 2021, quattro regioni meridionali in cima alla classifica di imprese e partite Iva con più fatturato. Col Pnrr 35 miliardi di euro per le grandi opere del Mezzogiorno

 

Foto Raffaele Lauro«Il forum economico “Verso” Sud è stato un evento fondamentale, una svolta storica, che ha consentito a tutti i policy maker, alle istituzioni e al mondo dell’impresa di ragionare e di osservare, per la prima volta in maniera costruttiva, il Mezzogiorno del nostro Paese, sotto una prospettiva diversa, con la necessaria visione futura, tutta strategica, indispensabile per riavviare la convergenza con il Nord e porre definitivamente fine a un divario inaccettabile. Il Sud ha finalmente concepito, realisticamente, come un motore indispensabile della ripresa nazionale, anche sotto il profilo di una nuova politica industriale, finora carente. L’apprezzamento di Unimpresa per questa iniziativa, promossa meritoriamente dal ministro Mara Carfagna e da The European House Ambrosetti, è dunque il più convinto possibile sia per il dibattito, alto e fattivo, sia per la significativa scelta della sede, la città di Sorrento nel suo incanto primaverile, e della prestigiosa location, Villa Zagara. L’auspicio, pertanto, è che questo evento diventi annuale, che la sede sia sempre Sorrento e che costituisca un appuntamento fisso per monitorare e verificare, in primis, la corretta realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza». Lo dichiara il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro. «Ciò che a mio giudizio è emerso, di rilevante, più di tutto, la realizzazione di una nuova filosofia del Sud, ponte non solo geografico, ma promotore di sviluppo, tra l’Europa, l’Italia, il Mediterraneo e i paesi rivieraschi del mare nostrum. Non si tratta soltanto di riconoscere, come del resto è noto a tutti, che il Sud non rappresenti un problema per l’Italia, ma sia anche una preziosa risorsa per tutta la nostra economia, anche per evidenti ragioni di carattere demografico. Il dibattito ha consentito, infatti, di tracciare una traiettoria nuova, lungimirante che cancelli le parentesi virtuali attorno alla vecchia “questione meridionale”, troppo spesso, per decenni, relegata a slogan e messaggi ondivaghi» aggiunge il segretario generale di Unimpresa. Secondo Lauro «sono particolarmente rilevanti le considerazioni del premier Mario Draghi che ha giustamente ricordato la lunga, imperdonabile successione di sprechi e fallimenti nelle politiche pubbliche per il Meridione, la cui storia economica del Secondo Dopoguerra è più complessa dei pigri pregiudizi del passato. Correttamente, poi, il ministro Carfagna ha posto l’accento, tra altro, sull’aspetto demografico, richiamando tutti ad un’ampia assunzione di responsabilità verso 20 milioni di italiani che vivono nelle regioni meridionali e che troppo spesso negli ultimi anni hanno avvertito la Repubblica e le sue istituzioni come qualcosa di lontano dalle loro vite, che si sono sentiti come privati di diritti e opportunità altrove invece riconosciuti a tutti. Unimpresa risponde, quindi, positivamente all’appello unitario del forum, con il contributo determinante delle piccole e medie imprese meridionali”.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, il Sud d’Italia rappresenta l’ottava area europea in ambito manifatturiero e ospita un quarto delle filiere del Paese. Anche per questa ragione, correttamente, nel definire il Pnrr il governo, col decreto legge 108 del 2021, ha stabilito che il 40% delle risorse allocabili territorialmente, in arrivo dall’Unione europea, siano stabilmente destinate alle regioni del Mezzogiorno: la verifica del raggiungimento di questo obiettivo è stata affidata proprio al ministro Carfagna. Le potenzialità delle Pmi del Sud, del resto, sono emerse anche dai risultati sui fatturati relativi al 2021: molte regioni meridionali hanno raggiunto risultati equivalenti o addirittura migliori rispetto a quelle del Nord. L’andamento della ripresa dello scorso anno, calcolato, appunto, sulla base del fatturato, non corrisponde alla distribuzione territoriale del prodotto interno lordo: i dati migliori, infatti, arrivano tanto dal Nord tanto dal Centro o dal Sud. La regione che evidenzia il risultato migliore è l’Emilia-Romagna con un incremento del 38,9%. Seguono poi: provincia di Trento col 33,4%, Valle d’Aosta col 30,6%, Friuli Venezia Giulia col 28,2%, Sicilia col 27,1%, Liguria col 27,9%, Marche col 26,9%, Molise col 26,8%, Calabria col 25,3%, Veneto col 24,5%, Puglia col 24,4%, Campania col 23,1%, Toscana col 23,0%, Lombardia col 22,7%, Umbria col 22,6%, Basilicata col 22,5%, Abruzzo col 21,3%, Sardegna col 20,5%, Piemonte col 19,4%, provincia di Bolzano col 18,0%. Fanalino di coda, unica regione che non ha raggiunto la doppia cifra per la crescita, è, come accennato, il Lazio (+9,5%). «I numeri, insomma, evidenziano potenzialità rilevanti delle imprese del Mezzogiorno, le cui capacità di resilienza e forza economica, cruciali per superare la drammatica crisi del 2020 ed essenziali per la ripresa, vanno sostenute sistematicamente nel futuro, in un'ottica di sfida nazionale» osserva Lauro.

Uno degli aspetti più importanti sarà il rilancio delle grandi opere pubbliche, con molti cantieri che sono aperti da anni, i cui lavori vanno completati al più presto: un sistema infrastrutturale moderno (autostradale, ferroviario e informatico) è essenziale per consentire alle imprese del Meridione di competere alla pari con quelle delle altre regioni italiane ed europee. Col Pnrr sono stati assegnati 62 miliardi di euro al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e, di questi, circa 35 miliardi (56%) sono destinati, in partenza, al Sud. «È la prima volta che una cifra così importante viene assegnata al nostro Mezzogiorno: è una occasione irripetibile che potrà consentire, alla fine della realizzazione dei progetti, di avere infrastrutture all’avanguardia, e di poter sfruttare, proprio con la cantieristica, risorse formidabili per la congiuntura economica» conclude il segretario generale di Unimpresa.

 

Locandina libro Burton 200Presentazione “Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie” al Teatro Nuovo di Salerno

Si svolgerà a Salerno la presentazione in anteprima del libro "Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie" di Maria Cristina Folino

Il 14 maggio, alle ore 17.15 presso il Teatro Nuovo di Salerno, sarà presentata in anteprima l'opera "Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie. Un saggio pop tra letteratura e cinema". Si tratta del nuovo libro della giornalista Maria Cristina Folino, in pubblicazione con Dialoghi Editore: un volume che spazio tra letteratura e cinema, sullo sfondo di una delle fiabe per bambini più amate, quella di Alice nel Paese delle Meraviglie.

In particolare, questo saggio “pop” intende analizzare diversi media e modalità di comunicazione, per evidenziare le valenze metaforiche assunte dal Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll all’interno della trasposizione cinematografica di Tim Burton. In questo modo conduce il lettore, mano nella mano, alla scoperta di un gioco di rimandi e innovazione tra l’opera letteraria originale e i film Disney.

La presentazione del testo, già in preorder, si svolgerà con letture di estratti dell’opera e una chiacchierata con l’autrice.

PROGRAMMA DELLA PRESENTAZIONE

Introduzione di Grazia De Gennaro
– Intervista con l’autrice
– Proiezione video
– Lettura di un estratto del libro a cura di Federica Garofalo
– Chiacchierata con l’autrice
– Lettura di un estratto del libro a cura di Federica Garofalo
– Conclusioni
Modera la giornalista Grazia De Gennaro.
Saranno garantite tutte le misure precauzionali anti-Covid. Ingresso consentito se muniti di mascherina.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web dell'autrice (www.mcfolino.it) e al link https://www.edizionidialoghi.it/negozio/Preordine-Tim-Burton-e-il-catalogo-delle-Meraviglie-p461969482

 

buongiorno1 200Ultimi weekend per visitare la mostra "Sono tazza di te! - 100 smashing women designer", un progetto di "DcomeDesign", a cura di Anty Pansera e Patrizia Sacchi, che rappresenta anche uno degli appuntamenti imperdibili di "Buongiorno ceramica!", la manifestazione che si tiene ogni anno nelle decine di Città della ceramica italiane contemporaneamente. La mostra, ospitata presso la splendida sala consiliare del comune di Vietri sul Mare (corso Umberto I, 83), che con i suoi affreschi fa un interessante contrasto con la modernità dei manufatti, esposti sapientemente dall'architetto Michele Cuomo che ne ha curato l'allestimento minimal ed essenziale, insieme alle colleghe Antonella Venezia e Anna Fresa, è stata resa possibile anche grazie al lavoro della coordinatrice Elisa D'Arienzo, che per "Buongiorno Ceramica!" è anche referente delle numerose attività della due giorni di ceramica, il 21 e 22 maggio. La mostra "Sono tazza di te!", tutta al femminile, vede la partecipazione di 100 donne impegnate nella produzione di oggetti di arte e di design, molti dei quali realizzati in ceramica e resterà aperta al pubblico fino al prossimo 23 maggio, il venerdì dalle ore 17.00 alle ore 20.00 e il sabato e la domenica dalle ore 9.30 alle 12.00 (info 089 763801). Espongono, tra le altre, le artiste che hanno da tempo un rapporto lavorativo stretto con Vietri sul Mare: Lucia Carpentieri, Laura Marmai, Elvira Peduto, Teresa Salsano, Piera Mautone, Anna Rita Cassetta, Carmen Di Renna, Tamara Rossetti, Enrica Rebek, Angela Cialeo, Angelica Tulimiero, Martina Marchi, Margherita D'Amato, Mara D'Arienzo, Elisabetta D'Arienzo, Daniela Scalese e Dorota Adamska. A corredo della mostra, un catalogo con testo di Anty Pansera, curato graficamente da Patrizia Sacchi.

nello buongiornoCi sono giorni che sorgono per darti felicità perdute, per compensarti di cose perse lungo il cammino. Uno di questi si è materializzato il 6 maggio, appena ieri sera, per i 70 anni di musica di Nello Buongiorno. In un teatro stracolmo, quello del Delle Arti, il cantante, dalla voce possente, intatta, anche oggi, che di anni Nello ne ha 76, ha elevato note che sono state ricordevoli per ognuno dei presenti. E là c’erano proprio tutti, i ragazzi dell’altro ieri, pronti a riprendersi le emozioni provate e mai dimenticate. Le note musicali degli Astrali, chi le potrà mai obliare, sono un amalgama inscindibile, così è bastata la prima svisata del sax di Guido Cataldo, per far sparire le mura intorno al teatro ed essere fuori, nelle curve dolci della costiera, pensieri al vento, in una di quelle favolose serate consegnataci dagli Astrali. Nello Buongiorno, il festeggiato tra sorrisi, aneddoti ed inizio di carriera, viene omaggiato da un targa ricordo, dal primo cittadino di Positano, luogo natio del cantante, Giuseppe Guida.

Gaetano Stella, poi, presenta, intrattiene, si diverte e si mescola tra quei mostri sacri della musica salernitana. Ogni tanto, sul maxi schermo vengono proiettati spezzoni di vita e di successi del celebrato, sicché si comprende quanto abbia lavorato e quanta musica abbia nelle vene, se lo si punge escono note e non sangue.

Il repertorio, un raffinato innesto tra i successi di Nello Buongiorno e i pezzi del virtuosismo esecutivo degli Astrali che si diffonde come un incantesimo, ad incantare: Un uomo ed una donna, tre settimane da raccontare (inconfondibile la voce di Germano Cosenza), Il mare calmo della sera, a Vucchella, Voce e notte, (Gaspare Lauro) Era de maggio,   Don't Cry for Me Argentina (Diana Cortellessa, splendida), Oi bella vienetenne a Positano, That’ are friends for cantata da Eva MarieHffer, Mi manchi, Un’ora sola ti vorrei, gocce di pioggia su di me , Non mi innamoro più, Io amo, mille giorni di me e di te, Dimmi quando, quando, Yes ai no, Aspette che schiove,  Tu non mi lasciare mai.

 

A partecipare alla festa non è mancata Agnese D’ambrosio cantando, con una certa piacevolezza il brano: Sei grande, grande, grande, né sono mancati i maggiori musicisti salernitani tra cui: Sandro Deidda, Tullio Ragusa, Gian Pio Vietromile, Mario Ferrigno, Pinuccio Esposito, Oreste Vitolo, né l’incantevole balletto coreografato: Pina Testa, a circondare d’affetto chi ha speso la vita in musica.

E poi Guido Cataldo e Sandro Deidda, maestro ed allievo, un duetto poderoso, due sax a perdifiato, per la gioia di chi li ha ascoltati nel famoso brano dei The Champs: Tequila, un insieme che sa di passato, l’inizio del piccolo Sandro alla Polimusic, di presente, la gioia di suonare insieme con meritata bravura per l’allevo e del futuro, perché Guido, in Sandro, ha lasciato l’orma. La serata volge al termine, tanti visi tirati ed occhi lucidi, sul palco e tra il pubblico, Nello Buongiorno instancabile, attacca il pezzo che è la sua colonna sonora: Tu non mi lasciare mai, nessuno ha voglia di andare via, per trattenere più a lungo le pure emozioni provate. Le e note si ripetono, il sipario si chiude, la gente sfolla, ma la magia continua, continuerà ancora e sempre, perché Gli Astrali e la voce di Nello Buongiorno, sono il paracadute dell’amicizia, sono la gioventù.

Maria Serritiello

la signorina julieNiente di nuovo sotto il sole, nel capolavoro di Strindberg, La Signorina Julie, l’opera che fu ritenuta, oscena e proibita, ma siamo nel 1888 e se ne comprende il giudizio. Di per sé la storia, che voleva apparire di larghe vedute non lo è affatto, avanzata solo nella scrittura, nella rappresentazione fisica, ma conformista nella sostanza, sì perché Jean non è altro che uno sciocco arrampicatore sociale che si gioca malamente le carte, se alla fine, le conseguenze del suo stupro ricadono solo su Julie, ed in maniera così estrema.

In una notte d’inizio estate, precisamente quella di San Giovanni, Julie e Jean hanno un incontro carnale, certamente provocato da lei, dalle sue moine infantili, dalle sue voglie innocenti, dal risveglio inaspettato dai sensi, da una voglia di provocare solo perché lei è la Signorina Julie, la padrona e lui non è altro che il suo servo. Spinge la provocazione sino a servire facile l’intento del servitore che è quello di scalare i gradini sociali, tanto da eliminare le ovvie barriere tra di loro. La fuga e naturalmente i soldi di Julie un piano perfetto a cui ha pensato da sempre. Per conquistarla, ecco raccontarle la favola di tutti gli uomini meschini, lui l’ha sempre amata, fin da bambina, quando la guardava dalla sua capanna da servo, mentre lei passeggiava nel giardino della villa. La tela tessuta intorno alla solitudine di Julie comincia ad avere effetti, la ragazza è abbandonata a se stessa, ad un padre padrone, ad una madre morta. Gira nella casa vuota con la sola compagnia di Kristine, la serva bigotta, che subisce anche lei il fascino perverso di Jean, tanto da farsi tastare liberamente, ma mai arrivare fino in fondo. Il loro stare insieme è più giustificato, il ceto sociale è lo stesso, eppure la serva è più accorta di Julie, prende ma non dà a piene mani. A Julie il gioco seduttivo piace, può smetterlo quando vuole, è la padrona, non lo dimenticasse il servo Jean, per cui gli fa delle richieste sempre più spinte come ad esempio imporgli di baciare il piede calzato dalla scarpa. Sì, vuole umiliarlo, vuole vederlo strisciare per affermare il suo dominio di essere superiore. Lo provoca, lo tocca e si ritira, così più volte, convinta che il gioco lo potesse condurre lei. Ingenua Julie, l’atmosfera, ormai è surriscaldata a dovere e Jean non chiede di meglio, nella sua mente il salto sta per concludersi ed anche in modo facile. Si avvicina alla ragazza con forza e prepotenza, non si poteva più tornare indietro, né serve a Julie il divincolarsi da quella stretta morsa, lei così esile così perbene, lui ormai non si ferma se la porta sotto di sé recalcitrante, urlante, piangente e poi ecco l’affondo. Quello che ne consegue, si lascia immaginare, Julie da signorina perbene, nella sua casa, è trattata alla stregua di una poco di buono e Jean l’avventuriero senza scrupoli, un fantoccio impaurito dalle ire del conte padrone, appena saprà e che lo chiamerà di lì a poco per avere i suoi stivali tirati a lucido. Su tutto si abbatte il giudizio moralistico della serva Kristine, impensabile per lei un atto del genere, consumato nelle cucine della casa. A Julie, infine, non resta che fare i conti con la morale del suo casato più che della credenza del peccato, cerca di assolversi, ma impietoso Jean le indica l’unica soluzione possibile: il suicidio, fornendole anche l’arma, un rasoio affilato.

Appena si fa da parte il sipario, l’aria di tragedia si avverte subito, la scena mostra l’austera cucina della villa, arredata con mobili solidi, ombrosi, senza orpelli e in un angolo, seduta, la serva Kristine, vestita di scuro, capelli tirati all’indietro e con un rosario tra le mani. E’ la notte di San Giovanni, è festa anche per i servitori ma in a cucina si respira aria pesante, aria di attesa. Julie e Jean fuori, nei giardini, mescolati gli altri servitori, provano ad affrontare a modo loro il tema dell’interazione tra le classi sociali e la differenziazione tra il genere maschile e quello femminile, troppo avanzato per la società puritana e conformista di quell’epoca, tanto da restarne schiacciati, ovvero ad esserlo è solo Julie, essendo donna, Jean meschinamente si salva, ma dovrà lucidare per sempre gli stivali del padrone ed accorrere ad ogni suonata furiosa di esso, ma tant’è, è un uomo.

Nel ribadire che molte volte il grande testo o meglio la bontà dello scrittore, facilita la operazione traspositiva del regista: Marco Lombardi, senza per questo voler sminuire la bravura e la resa spettacolare degli attori: Raffaella Afeltra(Julie), Fabio Rubino(Jean), Brenda Potenza (Kristin), ai quali va un plauso incondizionato, mi chiedo perché lo spettacolo mi ha in parte deluso, forse perché Strindberg gioca facile nello scegliere una fanciulla borderline, (attaccamento insicuro), chiusa tra la squassante carnalità e l’onnipresente integralismo becero e bigotto di una religiosità che non lascia vie di scampo? O forse anche per l’anacronismo di tutta la storia, che se per il tempo era un testo avanzato, non lo è stato fino in fondo (vedi il suicidio finale) come l’atto conclusivo a pareggiare le cose.      

Una preziosità sonora è quella del frinire dei grilli, venire dai giardini per invadere la cucina con una ventata di freschezza, ancora possibile il sogno per la Signorina Julie!!!

Maria Serritiello

Foto mons. Domenico Battaglia 150Cessato l’Ufficio dei Vicari Episcopali, l’Arcivescovo don Mimmo Battaglia e i Vescovi Ausiliari, don Michele Autuoro, padre Franco Beneduce e don Gaetano Castello, hanno deciso di istituire la figura dei Delegati Arcivescovili, volendo provvedere al buon funzionamento della Curia diocesana, nell’attesa di ridisegnare la stessa Curia alla luce delle decisioni del XXXI Sinodo diocesano, aperto il 28 aprile scorso.

Di conseguenza, l’Arcivescovo Battaglia, coinvolgendo anche laici e religiosi accanto ad alcuni presbiteri, ha nominato Delegati Arcivescovili:

mons. Raffaele Ponte per il settore affari economici;

don Armando Sannino per il settore evangelizzazione e catechesi;

mons. Nicola Longobardo per il settore Culto Divino e disciplina dei Sacramenti;

don Vincenzo Cozzolino e dott. Gianluca Guida per il settore carità e giustizia;

don Raffaele Ponticelli per il settore Clero e formazione;

padre Carmine Mazza e suor Anna Avenia per il settore Vita consacrata;

prof.ssa Maria Pia Mauro Condurro e prof.ssa Adriana Valerio per il settore laicato;

prof. Lucio De Giovanni e dott. Mario Di Costanzo per il settore cultura.

Detti Delegati resteranno in carica fino alla conclusione dei lavori del XXXI Sinodo della Chiesa di Napoli.

Padre Giuseppe Sorrentino, un torrese neo eletto Vicario Provinciale

 

Padre Giuseppe Sorrentino, di Torre del Greco, Priore del Santuario “Madonna della Speranza” in Marigliano, neo eletto vicario provinciale dei frati minori di Napoli. Nella foto con il ministro provinciale, p. Carlo D'Amodio e il ministro generale p. Massimo Fusarelli.

Condividendo alcuni momenti della sua elezione lo affidiamo all'intercessione di S. Francesco e alla Madonna della Speranza perché possa esercitare con fedeltà e in umiltà il servizio a cui è stato chiamato.

                                                                                     Foto 250

Locandina dellevento 150

Domani, venerdì 22 aprile, alle ore 19:30, presso il Salone dei Medaglioni del palazzo vescovile di Nola, si terrà il primo appuntamento del ciclo d’incontri Restate in città, promosso dal Movimento ecclesiale d’impegno culturale diocesano (Meic), in collaborazione con l’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.
Ospiti della serata saranno il vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana, mons. Antonio Di Donna, e il sindaco di Napoli, prof. Gaetano Manfredi, già ministro dell’università e della ricerca.
«Il Meic di Nola - ha affermato il presidente, Alfonso Lanzieri - intende avviare una riflessione sul tema della città, poiché ritiene che in esso s’incrocino alcune questioni fondamentali di questo tempo. Questioni di carattere sociale, politico, morale, antropologiche e religiose. La comunità, le relazioni, l’idea di spazio e confini: questi ed altri elementi stanno mutando velocemente sotto i nostri occhi. Prima la pandemia, e ora la guerra, nella loro tragicità, stanno funzionando da acceleratori di tale transizione epocale. La città è al crocevia di questo processo - ha concluso Lanzieri - ed è nostra responsabilità, in quanto cittadini e credenti, provare a porci in ascolto, interrogarci e immaginare un futuro possibile insieme, anche grazie a voci qualificate ed esperte che ci aiutano a pensare. Questo è solo il primo appuntamento di un cammino che volevamo iniziasse lo scorso dicembre, ma la situazione pandemica sconsigliava eventi pubblici di questo tipo. Oggi, senza abbassare la guardia, possiamo ripartire».

 

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