Salerno

dottor jekillUltimo spettacolo, il sesto in gara, al Festival Teatro XS di Salerno, con il titolo “La strana storia del dottor Jekyll e Mr Hyde” è stata una divertente storia, tratta dal famoso libro dell’800, dal titolo originale: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, dello scrittore scozzese R.L. Stevenson, rielaborata dal regista Benoit Roland e portato in scena dalla Compagnia Teatroimmagine di Salzano (Ve).

La scelta del pezzo ce la motiva lo stesso regista che, nel rileggere il noto libro, si è lasciato avvolgere dall’atmosfera nebbiosa di Londra, tanto da sentirne il rumori dei passi lungo il Tamigi, l’acqua scorrere e le ombre muoversi nell’oscurità. Il clima inglese del romanzo ha tante affinità con quello veneziano, perfetto per trasferire i personaggi nella città italiana, così particolare e così adatta a prestarsi ad usare la Commedia dell’Arte. Una chiave di lettura inusuale, per la trama in sé, data dal regista, e per come si muovono i quattro interpreti, avendo posto l’accento sull’ antinomia e sull’opposto che è in loro, piuttosto che sul perverso. Così i quattro attori sono di volta in volta il D.R. Jacopo e Miss Heidy (Ruggero Fiorese), Pantalone, Fontego servo del dottore (Roberto Zamengo), Lucilla figlia di Pantalone , Teodolinda governante del dottore (Claudia Leonardi), Ottone figlio del dottore, Tellurio (Daniele Baron Toaldo) e in un’ora e mezza di rappresentazione si muovono in maniera giocosa come solo la commedia dell’arte e le sue maschere possono fare, il resto lo aggiunge il recitato gustosamente dialettale.

Il D.R Jacopo ha un figlio di nome Ottone, che umilia ogni volta che può. Lo ritiene un buono a nulla e lo mantiene in un vero stato di soggezione a cui Ottone non sa sottrarsi, in verità lo fa solo quando diventa il feroce Tellurio. Il dottor Jacopo è convinto di avere inventato una pozione, quasi magica, una panacea per tutti i mali, la “ Jacopina” di cui si vanta. Ed ecco che il romanzo dello scrittore scozzese diventa solo uno spunto, per imbastire, in una Venezia dei nostri tempi, una rivisitazione delle antinomie che ognuno di noi si porta dentro e delle quali solo raramente e in modo talvolta, molto occasionale, si riesce ad averne piena consapevolezza. Prendono corpo sulla scena, i doppi e cioè il dottore e la sua alter ego, Miss Heidy, Balanzone e il servo Fontego, la fidanzata Lucilla e la paciosa Teodolinda, il geniale Ottone ed il mascalzone Tellurio. Il primo, il D.R. Jacopo, tutto, boria e cieca presunzione, che non si risparmia di gettare rancore in faccia al figlio Ottone, si scopre che lo fa per allontanare da sé, la sua femminilità ingenua e repressa, ma tanto ben espressa da miss Haidi e preannunciata dalla notizia scandalosa del giornale lagunare, del Cristo in chiesa, vestito da donna. La genialità di Ottone, invece, sempre repressa, non trova di meglio che trasformarsi in violenza per veder affermata la sua personalità, mentre il carattere forte, deciso e liberale di Lucilla si riduce nell’osservante serva paciosa, Teodolinda. Tanto furbo e scaltro Pantalone per mutarsi, nel suo doppio, remissivo, tonto e sciocco servitore Fontego. Con i ruoli ben precisi e il viso ricoperto da maschere solide ed anche espressive, nella loro fissità, tutte le coppie provano a parlare dei difetti della società che li circonda e delle problematiche eterne e fastidiose che animano l’esistenza. Ognuno dopo aver scoperto il proprio doppio e averci fatto i conti, si ritrovano nel finale che giunge chiarificatore e risolutivo, mettendo d’accordo tutte le parti, tanto da goderne la felice conclusione.

La piacevolezza dello spettacolo è l’aver spolverato il genere Commedia dell’Arte, un tipo di rappresentazione nato in Italia nel XVI secolo e rimasto popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma dei canovacci, detti anche scenari, che inizialmente erano tenute all'aperto, con una scenografia fatta di pochi oggetti. Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e due donne e all’estero era conosciuta come "Commedia italiana”. La commedia dell’arte si trasforma con Goldoni in vero e proprio teatro con la dignità dei testi scritti ed anche l’uso del dialetto. Fino agli anni ‘60 e parte dei ’70, famose erano le compagnie dialettali che non avevano nulla di popolare, per avere nei capi comici attori di elevata bravura e noti per le loro eccellenti interpretazioni nel mondo: Cesco Baseggio, Gilberto Govi, Checco Durante, Turi Ferro, per non parlare dei fratelli De Filippo

Un fondale iperrealistico del ponte di Rialto e quattro pannelli, con lo stesso stile, rimandano ad altri luoghi tipici di Venezia, uno sgabello bianco, a piramide tronca, che cede il posto, nel secondo atto, ad una panca più lunga, anch’ essa bianca e a base rettangolare. La scenografia semplice e funzionale per i tanti colpi di scena, contrasta molto bene con gli abiti e le maschere proprie di Venezia, così come le musiche iniziali riproducono verosimilmente quelli della città lagunare. Tutti gli attori: Ruggero Fiorese, Roberto Zamengo, Claudia Leonardi hanno caratterizzato bene i personaggi e a loro va il plauso convinto di tutti, ma a Daniele Baron Toaldo, che ha personalizzato, in maniera eccellente, sia il personaggio di Ottone che quello di Tellurio, dando a quest’ultimo, anche la voce in un friulano strettissimo ed incomprensibile, un meritato “bravissimo” Assolutamente interessante la regia di Benoit Roland, Mel Brooks si fa sentire, per aver dato allo spettacolo un suo delicato equilibrio, mai volgare, con intervalli inattesi di canto corale, accennati passi di danza e leggere pantomime.

Hanno collaborato: Lara Tonello (assistente alla regia), Matteo Destro (pantomime), Paolo Coin (musiche), Antonia Munaretti (costumi), Lorenzo Riello e Francesco Bertolini (Luci) Ilenia Pellizzaro (ideazione scenografica), PalcoBase e Paolo Librato (realizzazione scenografica), Chiara Andreetta (grafica).

Maria Serritiello

A Gaeta una nuova edizione ampliata nella formula dal 22/4 all’1/5

LAPILLI IMG 5437Il Circolo Canottieri di Napoli, con la complicità di Rosario Mazzitelli che ha fatto da padrone di casa, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della 10ª edizione della Fiera Internazionale dell’Economia del Mare dal titolo “Med Festival Esperience” che si svolgerà a Gaeta dal 22 aprile al 1° maggio 2017. Il Med Festival – Sea Economy Experience, organizzato in parteneship da Confederazione Italiana per lo Sviluppo economico, Consorzio per lo sviluppo industriale del Sud Pontino, Consorzio per l’area di sviluppo industriale della provincia di Napoli ed Associazione Imprese Oggi, mira ad offrire, con questa nuova fiera della nautica, un rilancio del settore, anche a livello nazionale ed internazionale. Madrina dell’evento, presente anche nella conferenza stampa napoletana svoltasi in una delle più belle e suggestive location che la nostra città offre, non poteva che essere una attraente per bellezza fisica, in pieno rispetto alla bellezza del mare, ma anche intelligente e dinamica ragazza, Adele Sammartino, eletta Miss Cinema nella 77 ª finale nazionale del concorso Miss Italia dove ricevette la fascia da Vincenzo Salemme. La 21enne Sammartino di Pompei, che emerse come una sirena sbucata dal mare a Torre Annunziata, nelle selezioni campane di Miss Italia, curate dall’agente regionale Antonio Contaldo, si è dimostrata quindi un’ottima scelta per la manifestazione che dal mare del sud, con le eccellenze del nostro territorio, intende promuovere l’Italia con l’economia del mare che può offrire un gran processo di sviluppo economico al Paese. Una promozione a 360 gradi, perché dal 22 c.m. al primo aprile non sarà solo il mare in vetrina a conquistare i visitatori nelle aree dello Yacht Expo ed di  Yacht Charter Expo con imbarcazioni a vela e motore e fra le tante novità citiamo il DNA 44 il primo DNA boats, un rib di 44 piedi che fa delle tecnica il suo punto di forza, per la prima volta in acqua a Gaeta, ma il panorama fieristico si presenta ricco di incontri, dibattiti, arte, moda, musica, con la partecipazione straordinaria del maestro Umberto Scipione. Miss LAPILLI IMG 5445Cinema intervistata ha affermato che: “Quest’anno da Miss, ed anche con un titolo tanto importante nato con la mia corregionale, la grande Sofia Loren, è stato per me veramente un periodo formativo di vita, un’esperienza bellissima che tante ragazze che conservano l’essere modeste come quelle “della porta accanto”, ma veramente evolute in cultura e progressi di professionalità che il mondo d’oggi richiede dovrebbero vivere per vedere quanto importante è questo sogno che in tante vorremmo realizzare. La mia esperienza di Miss Italia, iniziata con le selezioni di luglio 2016, anche se mi resta la fascia ed il titolo conquistato, sta per concludersi quindi nella prossima finale del concorso per la proclamazione della più bella dello Stivale, dovrò passare simbolicamente il titolo di Miss Cinema alla nuova eletta e sarà per me emozionante, ma le augurerò di godersi questa esperienza al meglio e con molta serenità perché questo concorso porta ad indotti di lavoro molto nobili e piacevoli come ad esempio questa mia immagine legata al mare”. A presentare magistralmente gli ospiti in conferenza a Napoli ed a moderare i loro interventi è intervenuto Marco Lobasso caposervizio de “Il Messaggero”. Gli interventi del presidente dell’Asi di Napoli Giuseppe Romano, come anche quelli del presidente di Imprese Oggi Antonio Di Ciaccio, di Riccardo Monti Presidente di Italferr  e di Domenico Calabria, rappresentante per la Nautica con l’Italia dello Stato di Santa Catarina (BRASILE)  hanno, pur negli aspetti specifici del proprio settore e dell’argomento da loro trattato, intrecciato un filone comune di intendimenti   che condividono e polarizzano sull’attenzione richiamata da Salvatore Forte presidente del Cosind. Forte, ha affermato che questa operazione che vuole lo sviluppo economico e potenzialità del comparto: “delinea le motivazioni del protocollo di intesa tra Cosind e Asi di Napoli che nascono proprio dalla comune volontà di creare una sinergia interregionale, coniugando le affinità produttive ed economiche, connesse alla necessità di rilanciare un’area fortemente in crisi. Una volontà che nasce dalla decisa voglia di rilancio degli imprenditori di cui il Consorzio si fa doverosamente portavoce, nonché dai timidi segnali di ripresa dell’economia che si stanno registrando anche nell’indotto cantieristico-nautico”.

Fra gli altri sono intervenuti Antonio Irace coordinatore generale di Radio KissKiss, la radio ufficiale dell’evento di Gaeta,  Mario Guida DJ di punta della manifestazione e il simpatico e spiritoso attore napoletano Gigi Attrice che prendendo spunto dal cadeau di una cravatta, donato dagli organizzatori a non molti degli intervenuti, perché come affermato dall’addetta alla ricezione ospiti e giornalisti: “Sono terminate perchè andate a ruba”, ha sostenuto scherzosamente che non usando mettere la cravatta a lui donata, si sarebbe potuto pensare a donargli qualche altro oggetto o cosa da lui gradita. Poi non poteva mancare un ricordo a Totò il principe della risata nei suoi 50 anni dalla dipartita ed è sto questo il motivo, da parte di Attrice, per fare altro spirito napoletano attraverso un brano de “A Livella” interpretato a mo’ di battuta.

Giuseppe De Girolamo

i poeti dellinvettivaIl 3 aprile scorso, al Liceo Torquato Tasso di Salerno, davanti ad un nutrito uditorio di studenti e di pubblico, si è tenuto un convegno su di un tema insolito, quello dell’invettiva letteraria. Si tratta di poeti che legarono almeno parte della loro fama alla reprimenda sdegnata, sia essa politica che antistituzionale, anticlericale e amorosa. Relatori dell’incontro, i docenti Giulia Maria Barbarulo e Santolo Sica e lo storico della medicina Giuseppe Lauriello, in veste di moderatrice, la stessa preside dell’Istituto Carmela Santarcangelo. Ad iniziare è la Prof.ssa Giulia Maria Barbarulo che ha intrattenuto i presenti su tre celebri creatori di linguaggio poetico, soggettivo e realistico della Grecia arcaica e dell’apostrofe, affidandosi ai versi di Archiloco, Ipponatte e Anacreonte, aedi di larga popolarità nell’evo antico, sia per la vivacità dei loro sfoghi, sia per la crudezza di certe immagini. Il Prof.re Santolo Sica ha tratteggiato la figura del senese Cecco Angiolieri, un campione di poesia tabernaria, deciso avversario degli stilnovisti, beffardo e stravagante, imprecatore verso il padre e la sua donna, tutt’oggi popolare per il cinismo di certi truci desideri, per il linguaggio schietto e colorito delle sue strofe, ma anche per la simpatica, proclamata vocazione verso la donna, la taverna e i dadi. Lo storico della medicina, Giuseppe Lauriello, ha, invece, illustrato la foga espressiva e l’impetuosa protesta di Olindo Guerrini, pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, poeta minore ottocentesco, anticonformista, vissuto all’ombra del grande Carducci, ma non solo per questo, infatti fu autore di rilevante successo popolare, per le sue spinte passionali e le frementi invettive. La sua opera ebbe vasta risonanza, ai suoi tempi, per gli atteggiamenti anticlericali e socialisteggianti e per la polemica contro romantici e idealisti. L’incontro ha soddisfatto tutti per la particolarità del tema, se ne auspicano altri, perché di cultura se ne sente il bisogno più di quanto si creda.

Maria Serritiello

terra di nessuno 1La penultima opera in gara, per il Festival Teatro XS, città di Salerno, “Terra di Nessuno” è tratta dall’omonimo libro dello scrittore Eraldo Baldini, il sessantacinquenne di Russi, in Romagna, noto per il genere “gotico rurale” che imprime nei suoi tanti scritti. E’ considerato da alcuni come lo Stephen King italiano. Il racconto, dato, dall’autore, in esclusiva ad essere rappresentato in Italia solamente dalla Compagnia Instabile, vuole essere un ossequio alla prima guerra mondiale che quest’anno celebra il centenario.

Quattro reduci: Enrico, Adelmo, Settimio e Martino, della Grande Guerra, nostalgici per aver vissuto e sopravvissuto alla ferocia della guerra, pensano di potersi ritrovare, passando un pezzo della loro esistenza, lavorando e guadagnando qualcosa, abbozzando un’attività di carbonai. Fittano un pezzo di bosco, anche se non sono mancati, all'atto del contratto, oscuri motivi di paura per fenomeni magici e inverosimili che si disvelano a poco alla volta. I quattro uomini, forti della loro presunta amicizia maturata in guerra e armati da tanta motivazione, non esitano a raggiungere e ad occupare il pezzo di montagna, desolata e lontana dal paese, conosciuto con l’inquietante nome il “il bosco delle facce”. Dopo l’allegra sistemazione, la bevuta insieme e dopo aver condiviso il pane ed il companatico che avevano comprato all’osteria del paese, da quel momento in poi, per loro avrà inizio una vita non facile. L’amicizia solidale e fedele, con il passar del tempo, si allenta e sebbene indosso abbiano gli abiti, con i quali hanno fatto la guerra, le uniformi intime, i pantaloni alla zuava, fasciati in basso e le coperte, le stesse della trincea, per ripararsi dal freddo, in loro vi è una strisciante ma pervasiva sindrome post-traumatica che li accomuna e li travolge, fino a scoppiare in tutta la sua forza devastante sui poveri malcapitati, aggravata dalla fame, dagli stenti, dal freddo e dalla paura della morte. In ognuno di loro torna l’esito della guerra patita e vissuta, più evidente in Martino ed Adelmo, un po’ meno in Enrico e Settimio, a questo stato non si salva nemmeno Cadorna, l’asino di Adelmo, sensibile quanto presago annusatore di incombenti e irreali presenze, ora sotto forma di un lupo monocolo, ora di vento forte e capriccioso, talvolta di facce angoscianti, talaltro di morti misteriose. Nello scagliarsi l’uno contro l’altro vengono fuori episodi turpi della guerra, quale quello di Adelmo che aveva ucciso Astolfo, il capitano che li vessava oltre la guerra o anche quello di Francesco Baracca, l’aviatore, ammirato dai fanti, per la sua capacità di essere al di sopra delle loro teste, ma che alla fine, aveva incontrato la morte come quelli che si dannavano in trincea. Dalla terra di nessuno non si esce vivi, un mantra che ripetono spesso i quattro amici, che ormai non credono più al loro sodalizio, ma riflettono sulla realtà, che la terra di nessuno è quella striscia di humus, nel quale non si è vivi ma neanche morti. Ed allora zombie o defunti? Fantasia o realtà? L’atmosfera in cui l'autore sguazza è noir, mentre si appresta a dare una dose di angoscia tenebrosa, che forse è l'unico viatico possibile per chi voglia affrontare il tema del conflitto e i suoi inevitabili effetti indesiderati e fisiologici. Dice del suo racconto Eraldo Baldini “Volevo che il romanzo fosse tagliente come un pugnale, teso e claustrofobico come una notte in trincea, tenebroso come una foresta stregata, la mia intenzione era quella di trascinare il lettore, pagina dopo pagina in una spirale di mistero e d’angoscia, ma anche di dolorosa riflessione.” In effetti lo stesso clima aleggia nella riduzione teatrale, ad uno ad uno, infatti, gli amici scompaiono, dopo aver scoperto cadaveri nella carbonaia dirimpettaia e nell’osteria che avrebbe dovuto fornire il cibo. La domanda che si pongono più volte i 4 reduci è “Non siamo diventati tutti più cattivi?” lo spettro della guerra è là in mezzo a loro, con gli effetti negativi e per sempre. Eccellente la regia di Sergio Bortolotti ma anche il gioco di luci e gli effetti speciali di Stefano Bassetti, suggestiva la scelta della musica di Paolo Nones, puntando, nel finale, sul Requiem di Giuseppe Verdi. Curata la scelta dei costumi di Diana Sinigaglia, Katia Bonmassar e Renzo Merci. Le piccole imperfezioni recitative sono perdonabili, vista la sindrome dei reduci in atto di Luca Santuari, Kristian Civetta, Silvia De Simone e Nicola Merci In linea e tecnicamente funzionale la scenografia, per i due atti, di 50 minuti l’uno, di Paolo Nones, Thomas Donati e Renzo Merci a ricordarci il bosco carbonifero mentre il carro tirato dall'asino ben si presta a trasformarsi, nel secondo atto, a momentaneo rifugio o alato fantasma spettrale, sotto il suo lenzuolo bianco. Quattro sgabelli quadrangolari, un tavolo e diversificate "fascine" di vario spessore rendono vivo il bosco e quasi ce lo rendono amico. Il fumo che, in più riprese, avvolge il palco, scivolando lentamente verso gli spettatori, ben si presta a rendere fantastica e noir la storia.

Maria Serritiello

LAPILLI paradisodegliidioti442017Penultimo appuntamento all’Auditorium del Centro sociale di Salerno (Via R. Cantarella 22 - quartiere Pastena) della stagione Mutaverso Teatro di ErreTeatro, a cura di Vincenzo Albano, prima di passare, come da programma, a location più insolite. Venerdì  7 aprile, ore 21.00, La Ballata dei Lenna porta in scena uno spettacolo finalista al Premio Scenario 2015, “Il paradiso degli idioti”, drammaturgia e regia Paola Di Mitri, con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno, Francesco Marilungo, con il sostegno di Kilowatt Festival, Teatri di Bari. “Il paradiso degli idioti” è una pièce sull’eredità dei padri. È il risultato di una personale riflessione su di un tempo che stenta a cedere il passo al nuovo, ma anche il tentativo di mettere assieme i chiaroscuri di una generazione, quella dei trentenni, che molto spesso appare inerme e della quale si dice che porti avanti le proprie ragioni con armi troppo spuntate e poco incisive. Siamo di fronte ad una scatola di polaroid mosse, scattate a caso nella vita di una famiglia. O di quello che di una famiglia rimane. Qui ci sono Andrea e Sonia. Fratello e sorella, che si rincontrano dopo molto tempo nella loro casa d’infanzia per leggere assieme il testamento morale che il padre ha lasciato loro in eredità prima di morire. Andrea è alle prese con la sua sceneggiatura cinematografica sull’avvento di una nuova era di supereroi, nella quale riversa allo stesso tempo frustrazioni e speranze di un successo che crede di meritare; Sonia è un’artista visiva ed esercita la sua professione in Canada, valicando nella sua arte quel limite etico che il mercato molto spesso chiede di calpestare. Il loro è l’incontro di due sguardi diversi sul mondo.

Carnet 9 spettacoli: intero 85 euro, ridotto 70 euro. Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007.

Ingresso € 12,00, ridotto € 10,00.

litalia sè destaCon “L’Italia s’è desta”, un piccolo [falso] mistero italiano, di Rosario Mastrota, che ne è anche il regista, e con Dalila Cozzolino, della Compagnia dei Ragli di Roma, il Festival Teatro XS di Salerno, il 26 marzo scorso, è giunto alla sua quarta gara di rappresentazione. Il pezzo scritto dall’autore, è un modo originale di affrontare e dire la propria sulla ‘ndrangheta’ ma anche sulla condizione di annebbiamento generale della nostra patria e lo stato della popolazione vittima di manipolazione diffusa e pervasiva dei mass media.

Carla, la protagonista del monodramma, è da tutti considerata, la scema del paese, per cui la sua non è mai la verità ma è pura invenzione del suo cervello bacato. Intanto lei, nei suoi giri solitari in bicicletta, marcata Vicini, ultimo modello, assiste al rapimento del pullman bianco della nazionale di calcio italiana, a due mesi dall’inizio dei Mondiali. Alla notizia bomba, subito si scatena il carosello da parte dell’esercito, della politica, del mondo dello sport e di giornalisti in odore di scoop. Passano i giorni e della nazionale non se ne sa nulla, eppure la soluzione della misteriosa scomparsa si sarebbe risolta presto, se avessero ascoltato la testimonianza di Carla, ma lei, si sa, è figlia di un Dio minore e come tale è invisibile, né è attendibile per quello che va dicendo. Il muro di omertà degli abitanti, servi della ‘ndrangheta, si issa e si confonde con tutte le altre forze mediatiche, che non fanno altro che confondere le tracce o possibili piste da seguire. Il paese è al centro delle notizie e si gode la popolarità, senza tener conto della verità che può essere gridata al microfono, in uno dei collegamenti televisivi, proprio da Carla, la scema del paese, che incolpevole ed ignara appartiene ad una famiglia di “boss”. Il suo stesso padre è sparito e non ha fatto più ritorno a casa, uno sgarro agli ‘ndraghetisti, ma dal suo canto, aveva precedentemente, fatto sparire per sempre, Maria, l’amica con la quale Carla si confidava. E ‘ndranghetisti risulano anche il macellaio, il giornalaio ed il fruttivendolo con i quali, la ragazza faceva cenno di conversazione, nella sue ingenue uscite.

Quando principia il monologo, Carla arriva in sella alla bicicletta, che le regala la libertà di movimento, purché la ritirata sia prima che faccia notte, a sentir sua madre, dal manubrio pendolano due buste di platica, piene di oggetti che mostrerà in seguito. La scena è arredata in maniera spartana, su cui si distinguono una sedia, con la spalliera ricoperta di figurine della raccolta Panini, un tavolino senza pretese, su cui la protagonista poggia un vecchio modello di radio, gracchiante e malfunzionante, più simile ad un vecchio giocattolo. Issata la bici sul cavalletto, Carla ci introduce nella sua condizione di come la vedono e la considerano gli altri componenti della famiglia e la gente che le sta intorno e con le quali intrattiene saltuari e occasionali rapporti. Semplice e ingenua in un mondo di lupi e faine finisce naturalmente con l'essere considerata tarda mentalmente e come tale per niente degna di attenzione o di ascolto, niente a che vedere con le informazioni di cui sono capaci e fautori, i vari soloni dei giornali o delle televisioni, pronti a gettarsi, quali condor affamati, sulle prede della cronaca nera ed a imbastire su di essi intere settimane di spettacoli spazzatura. La ragazza che sta sul palco, gonnellina corta, calze scure e fiocchetti nei capelli, era nata sana, ma una caduta dalle braccia della mamma l’ha resa infantile ed ingenua per sempre. Della sua famiglia non conosce i segreti ed attende con orgoglio il presidente “Mattarello” come lo chiama lei, per essere insignita di medaglia al valore di civile per aver scoperto dove la ‘ndrangheta nascondeva i calciatori. Nell’ attesa del suo momento di gloria, il monologo si riempie di riflessioni, niente affatto stupide, come i suoi compaesani vorrebbero che fossero, sull’Italia sempliciona, vittima dei mass-media e delle manipolazioni che da essi derivano. Un racconto metaforico di come vanno le cose e di come la parte buona dell’Italia resta inascoltata, perché l’altra parte di faine e di lupi opera affinché questa sia considerata tarda mentalmente. “Mattarello” non arriva e forse tarderà anche il riconoscimento, essendo lei, che, attendendolo, calza scarpe più adatte ad una cerimonia d’onore, figlia di un boss della ‘ndrangheta, da generazioni. A Carla non resta che l’etichetta di ritardata, continuando ad essere tale per sempre, altro che medaglia al valor civile! Ciò lascia l’amaro in bocca se poi ci si domanda: ma l’Italia s’è desta veramente?

Un testo originale, che merita tutte le menzioni, raccolte dal 2012, ad oggi, in ogni manifestazione. Bravo l’autore Rosario Mastrota che ne ha tessuto la trama, ma eccezionale il recitato di Dalila Cozzolino che ha saputo caratterizzare il ritardo mentale del personaggio, con il corpo, la vivacità facciale, la mimica e l’inflessione dialettale perfetta, un calabrese stretto ma comprensivo facile, che le addolciva il tono, anche nei momenti particolari. La sua caratterizzazione ha reso il pezzo, non sempre calibrato, vuoi per ripetitività inutili, vuoi per certi momenti lenti e caricaturali, eccellente. Efficace il fascio di luce e buona la scelta musicale curata dallo stesso autore, di Ramazzotti e Toto Cutugno, rievocativi di qualche tempo fa, che di tanto in tanto escono dalla sgangherata radio e che Carla consulta per sapere della sua premiazione.

Maria Serritiello

Francesco Manca 250Al consueto appuntamento del lunedì, che da ben vent’anni e quest’anno ne cade il ventennale, si tiene all’associazione culturale il “Caffè dell’Artista" di Salerno, presieduta dalla professoressa Flora Battiloro, è intervenuto, il giorno 27 marzo, il giornalista Francesco Manca, responsabile del sud Italia per la Fondazione di Studi Tonoliani (www.giuseppetoniolo.com). Con chiare parole, all’assemblea attenta e numerosa, il dottor Francesco Manca, ben conosciuto dal Caffè dell’Artista, per le numerose collaborazioni intercorse con il sodalizio salernitano, lo stesso, infatti, è anche presidente dell’Associazione Culturale Prometeo di Torre del Greco, ha tratteggiato la figura dell’economista Giuseppe Toniolo e la sorta Fondazione di Studi Tonoliani. Conosciamo attraverso le parole del relatore, l’illuminata figura. All'incontro è intervenuto anche il professor Cosmo Giacomo Sallustio Salvemini, giornalista e presidente dell'UN.I.A.C. (Unione Italiana Associazioni Culturali).

Giuseppe Toniolo (Treviso, 6 marzo 1845 – Pisa, 7 ottobre 1918) è stato un economista e sociologo italiano, tra i principali artefici dell'inserimento dei cattolici nella vita politica, sociale e culturale della nazione italiana. È ricordato soprattutto come il fondatore della Settimana sociale dei cattolici italiani, il cui centenario si è svolto nel 2007. La settimana sociale, è un appuntamento fisso della Chiesa cattolica italiana, a cadenza pluriennale, in effetti sono riunioni di studio per far conoscere ai cattolici il vero messaggio sociale cristiano. Le giornate sono organizzate in lezioni e discussioni sui problemi sociali più attuali. Quest'anno la Settima Socile dei Cattolici italiani,giunta alla sua 48^ edizione, si tiene a Cagliari dal 26 al 29 ottobre. Giuseppe Toniolo è stato proclamato venerabile da Paolo VI il 7 gennaio 1971.

Nacque a Treviso, nella parrocchia di Sant'Andrea, nel 1845, in una famiglia della buona borghesia veneta. La famiglia si trasferì in varie città del Veneto per seguire il padre, ingegnere. Giuseppe frequentò le scuole medie in collegio a Venezia. Iscrittosi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, dove i suoi maestri furono Fedele Lampertico e Angelo Messedaglia, si laureò nel 1866; nel 1868 fu nominato assistente alla cattedra giuridico-politica e nel 1873 conseguì la libera docenza in Economia politica. Fu dapprima insegnante presso l'Istituto tecnico di Venezia (1874) e dopo una breve supplenza del Messadaglia nell'Università di Padova, fu chiamato come professore straordinario nell'Università di Modena e Reggio Emilia (1878), per approdare definitivamente come ordinario nell'Università di Pisa, dove tenne la cattedra di Economia politica dal 1883 alla morte, nel 1918. Le sue spoglie riposano presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Pieve di Soligo (TV). Nel 1878 sposò Maria Schiratti, dalla quale ebbe sette figli.

Il ruolo nel movimento cattolico.

La figura di Giuseppe Toniolo occupa un posto importante nella storia del pensiero e dell'organizzazione delFoto Giuseppe Toniolo laicato cattolico: nel 1889 fondò a Padova l'Unione cattolica di studi sociali, di cui fu presidente; collaborò anche con l'Opera dei Congressi. Dopo il suo scioglimento (1904), si occupò di riorganizzare l'Azione Cattolica. Fu ispiratore e promotore della prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che tenne a battesimo nel 1907. Fondò nel 1893 a Pisa la Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, e nel 1894, sulla scia aperta dalla pubblicazione della Rerum Novarum, formulò il primo programma politico cristiano democratico, il “Programma dei cattolici di fronte al socialismo”. Il Toniolo non fu mai propriamente impegnato nella sfera politica, ma fu tra i fondatori della FUCI. La sua partecipazione fu contrassegnata da una profonda sintonia con il magistero ecclesiale. Il 14 giugno 1971 papa Paolo VI chiuse l'esame della sua vita col decreto di eroicità delle virtù e oggi la Chiesa cattolica lo invoca come Venerabile. Per il suo contributo come professore e come ideatore della economia sociale cattolica cooperativistica, portata avanti dalle banche di Credito Cooperativo, due istituti sono stati intitolati a suo nome: la BCC "Giuseppe Toniolo" di Genzano di Roma e la BCC "Giuseppe Toniolo" di San Cataldo, in Sicilia. Il 14 gennaio 2011 papa Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante un miracolo, attribuito all'«intercessione del Venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo, Laico, Padre di famiglia».

La fondazione degli studi Tonoliani, presieduta dal prof. Romano Molesti, esistente da sette anni e precedentemente da 40 come Studi economici e sociali, è sorta per dare approfondita conoscenza del “Nostro”, altrimenti non sufficientemente riconosciuta, anzi per molti versi trascurata. Scopo principale, quindi, è quello di riproporre le sue opere, che contengono valori fondanti per un’economia umanizzata. In una realtà, quale quella contemporanea, in cui è stato smarrito il senso civico della convivenza, la Fondazione degli Studi Tonoliani, vuole offrire un orientamento a quanti si accingono ad operare nel campo sociale, attraverso il pensiero di Giuseppe Toniolo, massimo esponente del pensiero sociale cattolico. La fondazione, pertanto, promuove incontri, convegni, corsi di studi, pubblicazione di riviste e concorsi per i giovani. La sede della Fondazione di Studi Tonioliani Campania e Sud Italia è a Napoli presso la Basilica "Incoronata Madre del Buon Consiglio" Capodimonte, gentilmente concessa da Mons. Nicola Longobardo, rettore della Basilica di Capodimonte e assistente ecclesiale della Fondazione di Studi Tonioliani della Campania.

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Maria Serritiello

geppino laurielloPresso la Sala Moka di Salerno, sita in Via Diaz, il 20 marzo scorso, alle ore 18, l’associazione culturale il “Caffè” dell’Artista che, ogni lunedì, propone un tema di ascolto ai soci, ha presentato un interessante studio del dott.re Giuseppe Lauriello, Primario Emerito di Bronco- pneumologia al Da Procida di Salerno, scrittore e studioso del mondo antico. Il tema scelto per la dotta conferenza, illustrata da una serie di diapositive e filmati, è stato “La notte di San Bartolomeo”, passata alla storia con la riassuntiva espressione “Parigi val bene una messa”, pronunciata da Enrico di Navarra e risalente alla fine del '500, periodo in cui la Francia era devastata da una terribile guerra civile, conosciuta come la “Guerra dei tre Enrichi": Enrico di Guisa, Enrico III e appunto Enrico di Navarra. Nel trattare l’argomento il relatore non soltanto ha esposto la sanguinosa vicenda con l’efficacia delle immagini e la crudezza dei filmati, ma ha magistralmente narrato gli antefatti del massacro e l’inquietante contesto storico in cui è maturato, sottolineando come l’orrenda carneficina sia nata da quelle truculente e fanatiche guerre di religione che imperversarono e insanguinarono l’epoca. Con pochi, suggestivi tocchi sono state inquadrate le figure dei protagonisti: Caterina de’ Medici, Carlo IX, Enrico di Navarra, Enrico di Guisa, la Margot e le angosciose ‘nozze di sangue’ tra Enrico di Navarra e Margherita di Valois. L’accattivante conferenziere, che ha un seguito di ascolto notevole, accostando vicende di ieri e vicende di oggi, ha voluto, soprattutto, porre in risalto alcune analogie con gli attuali misfatti terroristici, che hanno seminato di tanti morti innocenti, i vari luoghi d’Europa. Un appuntamento, quello del Dott.re Geppino Lauriello, al Caffè dell’Artista, tradizionalmente seguito, le sue performance piacciono per il dotto contenuto e l’affabulane modo di porgerle.

Maria Serritiello

LAPILLI Appunti01Giovani, campani e pieni di talento. Ecco il profilo dei vincitori della selezione provinciale del Premio "Toyp" (The outstanding young persons), il riconoscimento tradizionalmente conferito a cinque uomini o donne tra i 18 e i 40 anni che hanno contribuito al progresso economico, culturale, umanitario escientifico  del territorio. I vincitori sono stati premiati in occasione della cerimonia pubblica promossa come sempre dal Lom (Local organization member) Salerno della Jci (Junior Chamber International, federazione mondiale di giovani leader, professionisti e imprenditori tra i 18 e i 40 anni, presente in oltre 100 nazioni). La cerimonia si è svolta domenica 19 Marzo presso il ristorante Hydra.

Il premio, ideato nel 1931 dall’allora presidente della Camera di commercio degli Stati Uniti Dorward Howes, è stato adottato ufficialmente dalla Junior Chamber International negli anni Ottanta. Da allora ogni anno vengono premiati i migliori giovani di tutto il mondo, affinché possano fungere da esempio per i loro coetanei.  Tra i vincitori del Premio Toyp Italia, dal 1992 ad oggi, ci sono stati anche giovani del calibro di Emma Marcegaglia (attuale presidente di Confindustria), Riccardo Illy (dell'omonima azienda di caffé) e Valentina Vezzali (pluricampionessa del mondo di scherma).

Alla cerimonia hanno presenziato l’Assessore alle Politiche Giovanili e all'Innovazione  Mariarita Giordano, la Vice Presidente di JCI assegnata all'Italia, la francese Céline Bléher, il Presidente Nazionale Paolo Bellotti e l'Immediate Past President Stefano Manara.

I riconoscimenti sono stati assegnati al miglior concorrente di ciascuna delle cinque categorie in gara:

                 Busines - Mauro Caiazza                     

Cultura - Alessio Giaquinto

Volontariato e diritti umani - Luigi Bisogno

Ricerca - Jacopo Mele

Crescita personale - Benedetta De Luca

I vincitori della selezione provinciale concorrono di diritto alle selezioni nazionali e in caso di vittoria saranno ospiti alla cena di gala del Congresso Nazionale in calendario a Prato dal 21 al 23 aprile.

A loro volta, i vincitori dell’edizione nazionale avranno la possibilità di concorrere alle selezioni mondiali, la cui premiazione si terrà quest’anno ad Amsterdam, in Olanda.

“Sono molto soddisfatto della riuscita dell’evento” dichiara il presidente del Lom Salerno, il dott. Antonio Ianniello, “è per me un vero onore, oltre che un dovere da cittadino attivo sul territorio locale, promuovere e sponsorizzare i talenti e le eccellenze campane. I giovani costituiscono il futuro del nostro Paese, ed è fondamentale valorizzarli affinchè possano fungere da stimolo per i loro coetanei per un positivo cambiamento”.  

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