Ultimo spettacolo, il sesto in gara, al Festival Teatro XS di Salerno, con il titolo “La strana storia del dottor Jekyll e Mr Hyde” è stata una divertente storia, tratta dal famoso libro dell’800, dal titolo originale: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, dello scrittore scozzese R.L. Stevenson, rielaborata dal regista Benoit Roland e portato in scena dalla Compagnia Teatroimmagine di Salzano (Ve).
La scelta del pezzo ce la motiva lo stesso regista che, nel rileggere il noto libro, si è lasciato avvolgere dall’atmosfera nebbiosa di Londra, tanto da sentirne il rumori dei passi lungo il Tamigi, l’acqua scorrere e le ombre muoversi nell’oscurità. Il clima inglese del romanzo ha tante affinità con quello veneziano, perfetto per trasferire i personaggi nella città italiana, così particolare e così adatta a prestarsi ad usare la Commedia dell’Arte. Una chiave di lettura inusuale, per la trama in sé, data dal regista, e per come si muovono i quattro interpreti, avendo posto l’accento sull’ antinomia e sull’opposto che è in loro, piuttosto che sul perverso. Così i quattro attori sono di volta in volta il D.R. Jacopo e Miss Heidy (Ruggero Fiorese), Pantalone, Fontego servo del dottore (Roberto Zamengo), Lucilla figlia di Pantalone , Teodolinda governante del dottore (Claudia Leonardi), Ottone figlio del dottore, Tellurio (Daniele Baron Toaldo) e in un’ora e mezza di rappresentazione si muovono in maniera giocosa come solo la commedia dell’arte e le sue maschere possono fare, il resto lo aggiunge il recitato gustosamente dialettale.
Il D.R Jacopo ha un figlio di nome Ottone, che umilia ogni volta che può. Lo ritiene un buono a nulla e lo mantiene in un vero stato di soggezione a cui Ottone non sa sottrarsi, in verità lo fa solo quando diventa il feroce Tellurio. Il dottor Jacopo è convinto di avere inventato una pozione, quasi magica, una panacea per tutti i mali, la “ Jacopina” di cui si vanta. Ed ecco che il romanzo dello scrittore scozzese diventa solo uno spunto, per imbastire, in una Venezia dei nostri tempi, una rivisitazione delle antinomie che ognuno di noi si porta dentro e delle quali solo raramente e in modo talvolta, molto occasionale, si riesce ad averne piena consapevolezza. Prendono corpo sulla scena, i doppi e cioè il dottore e la sua alter ego, Miss Heidy, Balanzone e il servo Fontego, la fidanzata Lucilla e la paciosa Teodolinda, il geniale Ottone ed il mascalzone Tellurio. Il primo, il D.R. Jacopo, tutto, boria e cieca presunzione, che non si risparmia di gettare rancore in faccia al figlio Ottone, si scopre che lo fa per allontanare da sé, la sua femminilità ingenua e repressa, ma tanto ben espressa da miss Haidi e preannunciata dalla notizia scandalosa del giornale lagunare, del Cristo in chiesa, vestito da donna. La genialità di Ottone, invece, sempre repressa, non trova di meglio che trasformarsi in violenza per veder affermata la sua personalità, mentre il carattere forte, deciso e liberale di Lucilla si riduce nell’osservante serva paciosa, Teodolinda. Tanto furbo e scaltro Pantalone per mutarsi, nel suo doppio, remissivo, tonto e sciocco servitore Fontego. Con i ruoli ben precisi e il viso ricoperto da maschere solide ed anche espressive, nella loro fissità, tutte le coppie provano a parlare dei difetti della società che li circonda e delle problematiche eterne e fastidiose che animano l’esistenza. Ognuno dopo aver scoperto il proprio doppio e averci fatto i conti, si ritrovano nel finale che giunge chiarificatore e risolutivo, mettendo d’accordo tutte le parti, tanto da goderne la felice conclusione.
La piacevolezza dello spettacolo è l’aver spolverato il genere Commedia dell’Arte, un tipo di rappresentazione nato in Italia nel XVI secolo e rimasto popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma dei canovacci, detti anche scenari, che inizialmente erano tenute all'aperto, con una scenografia fatta di pochi oggetti. Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e due donne e all’estero era conosciuta come "Commedia italiana”. La commedia dell’arte si trasforma con Goldoni in vero e proprio teatro con la dignità dei testi scritti ed anche l’uso del dialetto. Fino agli anni ‘60 e parte dei ’70, famose erano le compagnie dialettali che non avevano nulla di popolare, per avere nei capi comici attori di elevata bravura e noti per le loro eccellenti interpretazioni nel mondo: Cesco Baseggio, Gilberto Govi, Checco Durante, Turi Ferro, per non parlare dei fratelli De Filippo
Un fondale iperrealistico del ponte di Rialto e quattro pannelli, con lo stesso stile, rimandano ad altri luoghi tipici di Venezia, uno sgabello bianco, a piramide tronca, che cede il posto, nel secondo atto, ad una panca più lunga, anch’ essa bianca e a base rettangolare. La scenografia semplice e funzionale per i tanti colpi di scena, contrasta molto bene con gli abiti e le maschere proprie di Venezia, così come le musiche iniziali riproducono verosimilmente quelli della città lagunare. Tutti gli attori: Ruggero Fiorese, Roberto Zamengo, Claudia Leonardi hanno caratterizzato bene i personaggi e a loro va il plauso convinto di tutti, ma a Daniele Baron Toaldo, che ha personalizzato, in maniera eccellente, sia il personaggio di Ottone che quello di Tellurio, dando a quest’ultimo, anche la voce in un friulano strettissimo ed incomprensibile, un meritato “bravissimo” Assolutamente interessante la regia di Benoit Roland, Mel Brooks si fa sentire, per aver dato allo spettacolo un suo delicato equilibrio, mai volgare, con intervalli inattesi di canto corale, accennati passi di danza e leggere pantomime.
Hanno collaborato: Lara Tonello (assistente alla regia), Matteo Destro (pantomime), Paolo Coin (musiche), Antonia Munaretti (costumi), Lorenzo Riello e Francesco Bertolini (Luci) Ilenia Pellizzaro (ideazione scenografica), PalcoBase e Paolo Librato (realizzazione scenografica), Chiara Andreetta (grafica).
Maria Serritiello
Il Circolo Canottieri di Napoli, con la complicità di Rosario Mazzitelli che ha fatto da padrone di casa, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della 10ª edizione della Fiera Internazionale dell’Economia del Mare dal titolo “Med Festival Esperience” che si svolgerà a Gaeta dal 22 aprile al 1° maggio 2017. Il Med Festival – Sea Economy Experience, organizzato in parteneship da Confederazione Italiana per lo Sviluppo economico, Consorzio per lo sviluppo industriale del Sud Pontino, Consorzio per l’area di sviluppo industriale della provincia di Napoli ed Associazione Imprese Oggi, mira ad offrire, con questa nuova fiera della nautica, un rilancio del settore, anche a livello nazionale ed internazionale. Madrina dell’evento, presente anche nella conferenza stampa napoletana svoltasi in una delle più belle e suggestive location che la nostra città offre, non poteva che essere una attraente per bellezza fisica, in pieno rispetto alla bellezza del mare, ma anche intelligente e dinamica ragazza, Adele Sammartino, eletta Miss Cinema nella 77 ª finale nazionale del concorso Miss Italia dove ricevette la fascia da Vincenzo Salemme. La 21enne Sammartino di Pompei, che emerse come una sirena sbucata dal mare a Torre Annunziata, nelle selezioni campane di Miss Italia, curate dall’agente regionale Antonio Contaldo, si è dimostrata quindi un’ottima scelta per la manifestazione che dal mare del sud, con le eccellenze del nostro territorio, intende promuovere l’Italia con l’economia del mare che può offrire un gran processo di sviluppo economico al Paese. Una promozione a 360 gradi, perché dal 22 c.m. al primo aprile non sarà solo il mare in vetrina a conquistare i visitatori nelle aree dello Yacht Expo ed di
Cinema intervistata ha affermato che: “Quest’anno da Miss, ed anche con un titolo tanto importante nato con la mia corregionale, la grande Sofia Loren, è stato per me veramente un periodo formativo di vita, un’esperienza bellissima che tante ragazze che conservano l’essere modeste come quelle “della porta accanto”, ma veramente evolute in cultura e progressi di professionalità che il mondo d’oggi richiede dovrebbero vivere per vedere quanto importante è questo sogno che in tante vorremmo realizzare. La mia esperienza di Miss Italia, iniziata con le selezioni di luglio 2016, anche se mi resta la fascia ed il titolo conquistato, sta per concludersi quindi nella prossima finale del concorso per la proclamazione della più bella dello Stivale, dovrò passare simbolicamente il titolo di Miss Cinema alla nuova eletta e sarà per me emozionante, ma le augurerò di godersi questa esperienza al meglio e con molta serenità perché questo concorso porta ad indotti di lavoro molto nobili e piacevoli come ad esempio questa mia immagine legata al mare”.
Il 3 aprile scorso, al Liceo Torquato Tasso di Salerno, davanti ad un nutrito uditorio di studenti e di pubblico, si è tenuto un convegno su di un tema insolito, quello dell’invettiva letteraria. Si tratta di poeti che legarono almeno parte della loro fama alla reprimenda sdegnata, sia essa politica che antistituzionale, anticlericale e amorosa. Relatori dell’incontro, i docenti Giulia Maria Barbarulo e Santolo Sica e lo storico della medicina Giuseppe Lauriello, in veste di moderatrice, la stessa preside dell’Istituto Carmela Santarcangelo. Ad iniziare è la Prof.ssa Giulia Maria Barbarulo che ha intrattenuto i presenti su tre celebri creatori di linguaggio poetico, soggettivo e realistico della Grecia arcaica e dell’apostrofe, affidandosi ai versi di Archiloco, Ipponatte e Anacreonte, aedi di larga popolarità nell’evo antico, sia per la vivacità dei loro sfoghi, sia per la crudezza di certe immagini. Il Prof.re Santolo Sica ha tratteggiato la figura del senese Cecco Angiolieri, un campione di poesia tabernaria, deciso avversario degli stilnovisti, beffardo e stravagante, imprecatore verso il padre e la sua donna, tutt’oggi popolare per il cinismo di certi truci desideri, per il linguaggio schietto e colorito delle sue strofe, ma anche per la simpatica, proclamata vocazione verso la donna, la taverna e i dadi. Lo storico della medicina, Giuseppe Lauriello, ha, invece, illustrato la foga espressiva e l’impetuosa protesta di Olindo Guerrini, pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, poeta minore ottocentesco, anticonformista, vissuto all’ombra del grande Carducci, ma non solo per questo, infatti fu autore di rilevante successo popolare, per le sue spinte passionali e le frementi invettive. La sua opera ebbe vasta risonanza, ai suoi tempi, per gli atteggiamenti
La penultima opera in gara, per il Festival Teatro XS, città di Salerno, “Terra di Nessuno” è tratta dall’omonimo libro dello scrittore Eraldo Baldini, il sessantacinquenne di Russi, in Romagna, noto per il genere “gotico rurale” che imprime nei suoi tanti scritti. E’
Penultimo appuntamento all’Auditorium del Centro sociale di Salerno (Via R. Cantarella 22 - quartiere Pastena) della stagione Mutaverso Teatro di ErreTeatro, a cura di Vincenzo Albano, prima di passare, come da programma, a location più insolite. Venerdì 7 aprile, ore 21.00, La Ballata dei Lenna porta in scena uno spettacolo finalista al Premio Scenario 2015, “Il paradiso degli idioti”, drammaturgia e regia Paola Di Mitri, con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno, Francesco Marilungo, con il sostegno di Kilowatt Festival, Teatri di Bari. “Il paradiso degli idioti” è una pièce sull’eredità dei padri. È il risultato di una personale riflessione su di un tempo che stenta a cedere il passo al nuovo, ma anche il tentativo di mettere assieme i chiaroscuri di una generazione, quella dei trentenni, che molto spesso appare inerme e della quale si dice che porti avanti le proprie ragioni con armi troppo spuntate e poco incisive. Siamo di fronte ad una scatola di polaroid mosse, scattate a caso nella vita di una famiglia. O di quello che di una famiglia rimane. Qui ci sono Andrea e Sonia. Fratello e sorella, che si rincontrano dopo molto tempo nella loro casa d’infanzia per leggere assieme il testamento morale che il padre ha lasciato loro in eredità prima di morire. Andrea è alle prese con la sua sceneggiatura cinematografica sull’avvento di una nuova era di supereroi, nella quale riversa allo stesso tempo frustrazioni e speranze di un successo che crede di meritare; Sonia è un’artista visiva ed esercita la sua professione in Canada, valicando nella sua arte quel limite etico che il mercato molto spesso chiede di calpestare. Il loro è l’incontro di due sguardi diversi sul mondo.
Con “L’Italia s’è desta”, un piccolo [falso] mistero italiano, di Rosario Mastrota, che ne è anche il regista, e con Dalila Cozzolino, della Compagnia dei Ragli di Roma, il Festival Teatro XS di Salerno, il 26 marzo scorso, è giunto alla sua quarta gara di rappresentazione. Il pezzo scritto dall’autore, è un modo originale di affrontare e dire la propria sulla ‘ndrangheta’ ma anche sulla condizione di annebbiamento generale della nostra patria e lo stato della popolazione vittima di manipolazione diffusa e pervasiva dei mass media.
Al consueto appuntamento del lunedì, che da ben vent’anni e quest’anno ne cade il ventennale, si tiene all’associazione culturale il “Caffè dell’Artista" di Salerno, presieduta dalla professoressa Flora Battiloro, è intervenuto, il giorno 27 marzo, il giornalista Francesco Manca, responsabile del sud Italia per la Fondazione di Studi Tonoliani (
laicato cattolico: nel 1889 fondò a Padova l'Unione cattolica di studi sociali, di cui fu presidente; collaborò anche con l'Opera dei Congressi. Dopo il suo scioglimento (1904), si occupò di riorganizzare l'Azione Cattolica. Fu ispiratore e promotore della prima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che tenne a battesimo nel 1907. Fondò nel 1893 a Pisa la Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, e nel 1894, sulla scia aperta dalla pubblicazione della Rerum Novarum, formulò il primo programma politico cristiano democratico, il “Programma dei cattolici di fronte al socialismo”. Il Toniolo non fu mai propriamente impegnato nella sfera politica, ma fu tra i fondatori della FUCI. La sua partecipazione fu contrassegnata da una profonda sintonia con il magistero ecclesiale. Il 14 giugno 1971 papa Paolo VI chiuse l'esame della sua vita col decreto di eroicità delle virtù e oggi la Chiesa cattolica lo invoca come Venerabile. Per il suo contributo come professore e come ideatore della economia sociale cattolica cooperativistica, portata avanti dalle banche di Credito Cooperativo, due istituti sono stati intitolati a suo nome: la BCC "Giuseppe Toniolo" di Genzano di Roma e la BCC "Giuseppe Toniolo" di San Cataldo, in Sicilia. Il 14 gennaio 2011 papa Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante un miracolo, attribuito all'«intercessione del Venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo, Laico, Padre di famiglia».
Presso la Sala Moka di Salerno, sita in Via Diaz, il 20 marzo scorso, alle ore 18, l’associazione culturale il “Caffè” dell’Artista che, ogni lunedì, propone un tema di ascolto ai soci, ha presentato un interessante studio del dott.re Giuseppe Lauriello, Primario Emerito di Bronco- pneumologia al Da Procida di Salerno, scrittore e studioso del mondo antico. Il tema scelto per la dotta conferenza, illustrata da una serie di diapositive e filmati, è stato “La notte di San Bartolomeo”, passata alla storia con la riassuntiva espressione “Parigi val bene una messa”, pronunciata da Enrico di Navarra e risalente alla fine del '500, periodo in cui la Francia era devastata da una terribile guerra civile, conosciuta come la “Guerra dei tre Enrichi": Enrico di Guisa, Enrico III e appunto Enrico di Navarra. Nel trattare l’argomento il relatore non soltanto ha esposto la sanguinosa vicenda con l’efficacia delle immagini e la crudezza dei filmati, ma ha magistralmente narrato gli antefatti del massacro e l’inquietante contesto storico in cui è maturato, sottolineando come l’orrenda carneficina sia nata da quelle truculente e fanatiche guerre di religione che imperversarono e insanguinarono l’epoca. Con pochi, suggestivi tocchi sono state inquadrate le figure dei protagonisti: Caterina de’ Medici, Carlo IX, Enrico di Navarra, Enrico di Guisa, la Margot e le angosciose ‘nozze di sangue’ tra Enrico di Navarra e Margherita di Valois. L’accattivante conferenziere, che ha un seguito di ascolto notevole, accostando vicende di ieri e vicende di oggi, ha voluto, soprattutto, porre in risalto alcune analogie con gli attuali misfatti terroristici, che hanno seminato di tanti morti innocenti, i vari luoghi d’Europa. Un appuntamento, quello del Dott.re Geppino Lauriello, al Caffè dell’Artista, tradizionalmente seguito, le sue performance piacciono per il dotto contenuto e l’affabulane modo di porgerle.
Giovani, campani e pieni di talento. Ecco il profilo dei vincitori della selezione provinciale del Premio "Toyp" (The outstanding young persons), il riconoscimento tradizionalmente conferito a cinque uomini o donne tra i 18 e i 40 anni che hanno contribuito al progresso economico, culturale, umanitario escientifico del territorio. I vincitori sono stati premiati in occasione della cerimonia pubblica promossa come sempre dal Lom (Local organization member) Salerno della Jci (Junior Chamber International, federazione mondiale di giovani leader, professionisti e imprenditori tra i 18 e i 40 anni, presente in oltre 100 nazioni). La cerimonia si è svolta domenica 19 Marzo presso il ristorante Hydra.