Salerno

locandina Marte e GianlucaZelig Lab On The Road” diverte al Delle Arti di Salerno

Zelig Lab On The Road Made Salerno, lo scorso 4 marzo, ha presentato un divertentissimo spettacolo, al Teatro delle Arti, anziché al Ridotto, dove solitamente si tiene il laboratorio, per l’affluenza numerosa degli appassionati del genere. Lo spettacolo, messo su dai comici, che da tre anni seguono lezioni per migliorare le loro performance, si è mutato in un vero e proprio evento, con tanto di presentatore, Vincenzo Albano e, ospiti eccellenti, Marta e Gianluca, dallo Zelig di Milano. Il perché di questo laboratorio a Salerno, strappato a Napoli e che è l’unico per tutto il Meridione, ma ve ne sono nove in tutt’Italia, è presto detto e cioè tende a formare, in modo professionale, il cast da mandare successivamente allo Zelig di Milano. I fautori di questa piacevolissima iniziativa sono da ricercare in Gianluca Tortora, già direttore artistico della rassegna annuale di successo “Che Comico” e in Alessio Tagliento, da Milano, umorista e autore televisivo italiano, curatore del professionale dei cabarettisti. Un succulento aperitivo, primo dello spettacolo, approntato nei dettagli nella Sala Peppe Natella, è stato offerto dal Villapiana Country House di Coperchia, predisponendo alla socializzazione e al buon’umore.

Chiamati da Vincenzo Albano, cabarettista tarantino, che vive a Milano ed è stabile nella trasmissione per eccellenza “Zelig”, si presentano sul palco a fare il loro numero, Gabriele Rega (finalista al Premio Charlot 2016), con le sue riflessioni sui centri commerciali, Salvatore Gisonna, un acuto monologhista, conosciuto dal vasto pubblico per la partecipazione a Made in Sud, Giovanni Perfetti (il ladro gentiluomo che si emoziona per la miseria altrui), Michele Ventriglia, con un ripetuto mantra “ho paura di aver paura, Luca Bruno sempre in cerca di un lavoro qualsiasi, Manuel Mascolo, che fa suo il detto popolare “le donne belle non mi fanno niente, in amore vince chi fugge ed ancora Vincenzo Comunale, (vincitore del Premio Charlot 2016), con le sue acute osservazioni sul quotidiano, Francesco D’Antonio, risultato quarto nella trasmissione Eccezionale Veramente, gara tra comici su La7, che ancora si chiede il perché non accettare caramelle dagli sconosciuti, divieto raccomandatogli dalla madre, Peppe Gallo, che dice di fare il netturbino, solo perché si è abituato ai rifiuti delle ragazze che incontra, Dani Bra, romano, schietto ed immediato nel suo monologo di sfaccendato, Tiziana Gallo, unica donna nei panni di una psicologa per i casi più gravi tra i comici presenti, infine l’impareggiabile Andrea Monetti, anzi il Don Andrea, il prete che possiede tutti i difetti che non possono e non devono appartenere a chi indossa l’abito talare. Una scarica di energia positiva provoca il suo monologo oltre alle risate piene. Insomma due ore circa di show, filate via in scioltezza ed in allegria, ravvivate da sketch di alcuni artisti, che novelli non sono più, sia perché da molto tempo calcano le scene di teatri regionali e nazionali e sia per aver partecipato alle trasmissioni dei media nazionali. Nella seconda parte della rappresentazione, come già lo scorso anno, un gradito ritorno al Delle Arti, direttamente dallo Zelig di Milano, Marta e Gianluca, ospiti d’onore della serata. L’esibizione dei due artisti fa salire di tono lo spettacolo per la quantità di personaggi da loro caratterizzati. La coppia ben assortita fa il verso a chi s’incontra al buio, lo speed date, per conoscere e cercare il partner adatto. Gli sketch, molto divertenti, sono serviti al pubblico con eleganza e bravura, Gianluca, pacato, tutto humor all’inglese, regge bene all’urto di una prorompente Marta, in alcuni passaggi molto simile all’indimenticata Anna Marchesini. Battute lampo, con un’intrinseca comicità “Ciao sono Vittoria di Monopoli, ciao io Pareggio al Risico” “Ciao come ti chiami? Gioia Tauro e tu? Vibo Valenza” oppure “Cosa disse Gesù nell’ultima cena? Prendete anche i ticket?”, suscitano risate a raffica. Gli applausi ripetuti, all’indirizzo di tutti, testimonia che lo spettacolo è stato ben confezionato ed ha soddisfatto e dilettato il pubblico. Che il laboratorio continui, per il successo di tutti i partecipanti.

Maria Serritiello

LAPILLI isoladisamo08032017Al via la terza edizione di “Mare Mota”, la mostra/concorso organizzata a cura dell’associazione di cultura ceramica “L’Isola di Samo”, presieduta da Ernesto Sabatella. Il tema di quest’anno, “Portar Nottole a Samo”, ribalta un luogo comune ed inverte il senso della nota espressione, storicamente documentata anche in testi di Aristofane e Ariosto. “Portar vasi a Samo e nottole ad Atene” indicava infatti un’azione insensata o comunque superflua, dato che in quell’isola e in quella città della Grecia antica già abbondavano rispettivamente contenitori ceramici e uccelli notturni. Il tema non rappresenta tuttavia solo una curiosità o un divertissement, poiché la nottola è da un lato uno dei simboli e degli emblemi dell’antica civiltà mediterranea - è ad esempio l’attributo di Atena o Minerva - e da sempre soggetto di decorazione o plastica fittile dalla ceramografia attica sino a famose prove di Picasso a Vallauris. Inoltre, va considerato il notevole interesse collezionistico per questo tipo di figurine aviformi. Gli Artieri che intendono partecipare al concorso dovranno far pervenire le loro opere, raffiguranti liberamente uccelli strigiformi (gufi, civette, allocchi, barbagianni, assioli ecc), alla sede dell'Isola di Samo, in Vietri sul Mare, alla via Mazzini, 53 entro la data del 15 aprile 2017. Come per le prime due edizioni, tutte le opere conferite entreranno nella disponibilità dell'Associazione, a titolo di ristoro delle spese affrontate per l'organizzazione e gestione dell'evento che non gode di finanziamento pubblico o privato. Ad ogni partecipante sarà consegnato un attestato di partecipazione e un congruo numero di copie del catalogo della esposizione. Tutti i visitatori della mostra verranno invitati ad esprimere le loro preferenze con voto segreto: al primo classificato andrà una coppa e al secondo e terzo una targa-premio. Verrà inoltre assegnato un Premio Speciale della Critica, in seguito a valutazioni compiute presso il Seminario Superiore di Arti Applicate di Torino, diretto da Enzo Biffi Gentili. La manifestazione ha come mediapartner Puracultura.

questa immensa notteQuesta immensa notte”, il secondo pezzo teatrale in concorso al nono Festival Nazionale del Teatro XS Città di Salerno, è stato rappresentato, il 5 Marzo 2017, presso il Teatro Genovesi, dalla compagnia “Gli Amici di Jachy” di Genova, per la regia di Paolo Pignero. L’Autrice Chloe Moss, di Liverpool, classe 1976, è una giornalista e blogger che con l’opera “Questa immensa notte”, portata in scena per la prima volta nel 2008 al Soho Theatre, ha vinto a Londra l’importante premio “Susan Smith Blackburn Prize”, conferito ogni anno ad un testo di nuova drammaturgia inglese.
Da subito, il testo si preannuncia duro, spietato e disperato, né l’aiuta la scenografia, un monolocale ridotto all’essenziale, con un arredamento del tutto arrangiato. Piove a dirotto e per tutta la durata, circa un’ora e venti, non smetterà. In questo angusto spazio si muoveranno due donne, vomitando tutto ciò che non va in loro, come l’amara esperienza del carcere, le vite perse, l’affetto mai sicuro e nulla di concreto a cui aggrapparsi, se non la confortante amicizia che ne è nata tra di loro. Mary, la padrona di casa, vive da sola, si veste in maniera trasandata, capelli tirati malamente su da una pinza e dalla quale sfilano molte ciocche alla presa, trucco sfatto e giubbottino di pelle nera, che indossa per andare a lavorare. Quando torna a casa, scende dai tacchi e calza ciabatte infradito con tutti i calzini. Sciatta, tatuata da ogni parte ed ondulante si trascina dal divano alla sedia, mangiando poco ma in compenso bevendo tanto, guarda la tv priva di sonoro, tanto non le interessa alcun programma. Nella casa predomina il silenzio e se non fosse per la pioggia che scroscia sui vetri, si direbbe disabitata. In una di queste sere, prive di senso, bussa, alla porta di Mary, Loredana, appena uscita dal carcere, intabarrata in una tuta grigia ed un informe impermeabile beige, almeno di una taglia in più, con una borsa da palestra sotto braccio, contenente i suoi miseri effetti personali. Si abbracciano contente di essere entrambe libere dai legacci del carcere. Loredana non sa dove andare e a Mary risulta ovvio invitarla a restare. Dopo il primo entusiasmo, che le induce a pensare di poter uscire dal baratro in cui sono precipitate, usando ogni mezzo, l’alcol, la musica, il ricordo di una qualche felicità, cominciano i problemi per andare avanti e il gluone che dovrebbe garantire la vicinanza e l'affetto tra le sue protagoniste sembra frantumarsi e decadere, per mancanza di prospettive e motivazioni. L'esile fiammella amicale battuta dai venti malefici delle droghe, delle sconfitte, della depressione e della infeconda e pregiudizievole ignoranza a stento resiste. Nel loro legame si combinano complesse dinamiche, esse sono amiche, sì, ma anche madre (Loredana) e figlia (Mary), c’è un rapporto sentimentale tra loro, ma anche conflitti molto forti, dettati dall’egoismo di una convivenza forzata. E poi tante bugie imbarazzanti, Mary, per esempio, non lavora in un bar ma fa la vita in strada, che mettono a nudo le loro anime e finiscono per farle scoppiare. Eccole, in una discussione accesa vengono a galla tutte le laceranti ferite che si portano dentro, l’abbandono della madre, lo sfruttamento di vari scioperati, l’alcol, per Mary, le pillole antidepressive, l’uccisione, il carcere, il rifiuto del figlio Benny, per Loredana. La notte fa da testimone alle due anime derelitte, avviluppate dalla paura di ogni male del mondo di fuori, ben rappresentato dalla pioggia, mai catartica, ma sempre a far da ostacolo insormontabile con l'esterno, con l'insostenibile pesantezza dell'oscillare tra l'essere e il non essere. Storia apparentemente senza storie, che tuttavia consente all'autrice di imbastire un dialogo forte e struggente, duro e commovente, lucido e onirico, costruttivo e lacerante. E la notte, questa infinita notte, è lo spartito entro il quale si dipana la vita delle due, vita che per certi versi ricapitola le fasi della notte con una sorta di preludio dolce, che cede il passo al sonno Rem, seguito dai picchi ormonali preannuncianti il risveglio. Riviviscenza che al giorno dà speranze e alle due donne la certezza che da sole possono farcela. Ottima la resa delle due interpreti: Manuela Mazzola e Ornella Sansalone, recitazione spontanea, senza forzature ma naturale nel dialogo “Che hai provato ad uccidere? Chiede Mary “E’ stato facile” risponde Loredana. Commovente il ballo tra di loro ascoltando la musica dei ricordi e del loro incontro, come è struggente il pianto gridato da Mary “Voglio la mamma”, nel quale si ravvisa tutta la sua fragilità. Faccio mia (ndr) una battuta del recitato “Non tutti possono essere fortunati”. Il tempo del dialogo ha avuto la durata giusta e le battute fluide, anche se con qualche accento genovese di troppo. Bifasica la scelta delle musiche, a brani decisi e freddi si sono accostati pezzi dolci e nostalgici. Buona la scelta e la direzione di Paolo Pignero.
Maria Serritiello

maurizio de giovanniA preannunziare l'arrivo di Maurizio de Giovanni, una brevissima considerazione-aneddoto nei riguardi dell'ospite per eccellenza della prima giornata del “SalerNoir Festival le Notti di Barliario” 2017, da parte dello scrittore abruzzese Romano De Marco, che lo ha preceduto nella presentazione del suo libro. De Marco, spontaneamente, ha voluto focalizzare un tratto della personalità dello stesso, di certo meno e poco conosciuto, che si identifica nella sua bontà d'animo e nella sua disponibilità di venire in aiuto a chi si trova a disagio e che si estrinseca, spesso, in modo anonimo e sempre con empatia e spontaneità. Davvero un bel gesto essendone stato lui stesso il diretto interessato, ma fa talmente parte del personaggio che, quasi commosso, ha ritenuto di doverlo fare. Plauso alla sua onestà e tanto più alla dote di de Giovanni.

Quando appare nella capiente sala del Museo Diocesano di Salerno, riempita come un uovo dai fan, l’applauso scrosciante si è fatto sentire corposo e prolungato e lui non si sottrae all'abbraccio ed all'affetto dei suoi fan salernitani che, all’inizio della sua avventura di scrittore, superavano di gran lunga quelli di Napoli. Nessuna meraviglia se tutti erano là per lui, l’autore di tanti libri di successo, del commissario Ricciardi, che opera in una Napoli degli anni trenta e del commissario Loiacono, quello dei Bastardi di Pizzofalcone, entrato in tutte le case italiane, attraverso la serie televisiva di Rai 1. Al tavolo, a riceverlo, lo scrittore salernitano Diego De Silva, altra gloria del patrimonio letterario internazionale, amico fraterno e profondo conoscitore del personaggio e della sua scrittura, nonché acuto e lucido esperto della letteratura contemporanea. Sarà perché predilige il Maurizio de Giovanni dei Bastardi di Pizzofalcone, sarà perché la sua capacità di offrire dall'interno di scrittore, una prospettiva molto più efficace e precisa, vicina alla realtà dell'animo dell'autore, certo è che la sua lettura dell'opera “de Giovanniana” rimarrà nella mente dei molti spettatori, che affollavano la sala, come una delle più dilettevoli “Lectio magistralis” ascoltate. E se lo scopo della letteratura è migliorare la conoscenza delle cose del mondo, lui ha fatto conoscere, come meglio non si può, il mondo e la bravura di de Giovanni. Con aria pacata, la voce bassa, quasi sussurrata, Diego de Silva ha posto l’accento sulla sua capacità di amore verso i propri personaggi, il suo attaccamento alla città di Napoli, la sua capacità di plasmare e far apprezzare come esseri veri e autentici i personaggi, sia pure nelle loro manifeste ed esibite imperfezioni, nella sua capacità di saper comunque e sempre riannodare i fili di un flusso continuamente cangiante, nato dai personaggi stessi e nella sua infinita pazienza nel tenere a bada il cavallo focoso e bizzarro della sua Napoli. Senza farsi mai prendere la mano dalla stessa città, usando la sua arte sopraffina, per glissare su aspetti spinosi e abbandonandosi a liriche, cromatiche, digressioni paesaggistiche, mai fini a se stesse, ma vergate da un amore sconfinato per la sua terra e da una attenta disamina delle mutate condizioni mentali e sociali di quel mondo, che tanto gli sta a cuore. Tutto ciò, espresso da Diego de Silva, con un linguaggio puntuale, preciso, fluido, rigoroso e perché no, carico di tanto sapere letterario. Ne è venuta fuori una prospettiva di certo diversa e benefica per tutti, ma non per questo complicata o astrusa, anzi, asciutta, stringata, esclusiva, interessante e precisa, gettando nuova e più obiettiva luce sull'opera di De Giovanni. E’ riuscito, inoltre, con l’erudizione che lo contraddistingue, a focalizzare la mente degli spettatori sulla difficoltà che comporta non solo lo scrivere, ma anche l’elaborare bene un romanzo, qualunque sia il suo genere e quali siano le asperità e le fatiche che, strada facendo, s’ incontrano, ancora di più se il libro e il suo autore, hanno volontà di uscire dalle sicurezze di un orticello, grande quanto il proprio condominio, e proporsi ad un pubblico più sofisticato e cosmopolita.

Maurizio De Giovanni ascolta sorridendo l’amico, contento di essere a Salerno e tra persone che lo ritengono un proprio patrimonio personale. Ringrazia, poi, de Silva, accanito lettore dei suoi libri e cita quella parte del “Giovane Holden”, nel quale si dice che chi legge l’autore preferito amerebbe conoscerlo di persona e chiamarlo ogni volta che se ne ha il desiderio, bene a lui è concesso. E’ ben felice, inoltre, di presentare a Salerno i suoi “bastardi”, mai mostrati prima e di parlare di alcuni punti in cui è stato in disaccordo con la produzione Rai. Quando ha iniziato a scrivere di “Ricciardi” ad un certo punto il personaggio gli è sfuggito di mano e lui lo ha rincorso per tre anni, in effetti era il commissario a scrivere di se stesso. I “bastardi”, invece gli sono capitati per caso, usciti dalla sua creatività difettati, avendo due gravi problemi, l’uno è che ognuno di loro ha compiuto un qualcosa che non andava fatto, spezzandosi la carriera, l’altra è il giudizio severo dello specchio, in cui ogni mattina i bastardi si riflettono e con il quale devono fare i conti. La faccia che si porta in giro non è la stessa che rimanda la superficie luminescente, la mattina, i difetti sono visibili per quelli che sono e non trovano giustificazione. A Maurizio i “Bastardi” piacciono molto, perché sono delle persone normali, che vanno guardati senza pietismo, ma accettati senza un severo giudizio, tanto a condannarsi ci pensano loro. Quello stare insieme, mano a mano, riesce a farli riappropriare dell’onorabilità perduta e del desiderio di fare squadra, sia in senso lavorativo che amicale. Maurizio è un grande affabulatore, l’arte della parola è cosa facile per lui, sicché tutti i personaggi si presentano ad uno ad uno, da lui descritti, visibilmente nella sala del Museo Diocesano ed anche la Napoli con luci ed ombre e situazioni diverse, è prepotentemente esibita. Ma l’acme tra il pubblico, un solo sguardo, un solo respiro e uniche emozioni in circolo, si raggiunge, quando, come ogni volta, lasciando il podio, che fra poco lo vedrà vincitore del primo premio del “SalerNoir Festival le Notti di Barliario” 2017, legge, da interprete, un pezzo del suo romanzo. La voce è bassa, raccolta, ovattata, con le giuste pause, i toni opportuni e la musicalità del verso che incanta, quando pronuncia Ciao amore sono a casa”. Silenzio, ad occhi bassi, entra nel personaggio, concentrandosi per alcuni secondi sul testo che leggerà tra poco. Ed eccole le parole amorose, sincere, semplici, dette e ridette a sua moglie, per oltre trent’anni, al suo rientro dal servizio, riponendo le chiavi all’ingresso. Va avanti Maurizio con l’impeto di chi quella creatura l’ha creata e la offre in dono ai suoi lettori, cosicché ognuno, rientrando a casa possa portare nel suo immaginario, oltre alla più bella dichiarazione d’amore, con tutte le varianti sul tema “Ciao amore sono a casa”, anche la voce dello scrittore. La standing ovation che ne segue, per te, Maurizio, ci sta tutta.

Maria Serritiello

le notte di barliario 2017Per tre giorni, dal 2 al 4 marzo, Salerno accoglie i maggiori scrittori italiani di giallo e noir con “Il SalerNoir Festival Le notti di Barliario”. Il nome scelto per contraddistinguere le giornate salernitane dalle altre che affollano la penisola, è stato bene appropriato. Barliario, infatti è la leggendaria figura di medico ed alchimista salernitano, studioso di testi di magia della tradizione araba, che si dice abbia costruito in una sola notte, con l’aiuto dei demoni, l’acquedotto medioevale “Il Ponte dei Diavoli” per l’appunto, usando la sconosciuta ogiva. L’opera imponente e diabolica fa ancora la sua bella mostra, nella città, in Via Arce. La kermesse è alla sua terza edizione ed è stata ideata dall’associazione “Porto delle nebbie” in omaggio a George Simenon e costituita qualche anno fa dai salernitani: Piera Carlomagno (Presidente), Brunella Caputo, Sabrina Prisco, Massimiliano Amato, Corrado De Rosa e Marcello Ravveduto. L’evento è organizzato in collaborazione con le Fondazioni Carisal e Copernico e con il patrocinio del Comune di Salerno.

Il SalerNoir si spalma nella parte antica della città, scegliendo luoghi carichi di suggestione e di storia in cui ha ruotato, con la sua magia, Barliario, come il Museo Diocesano, la Galleria Cerzosimo, l’Osteria Canali e il Convento di San Michele. Le giornate vanno avanti con presentazioni e incontri con le scuole, con reading e performance, con cene tra gli autori, ma anche con la mostra fotografica “Dodici Nere” dell’eccellente fotografo salernitano Armando Cerzosimo e non è finita, a conclusione delle tre serate, un concerto degli Electric Ethno Jazz Trio con Stefano Giuliano, Domenico Andria e Pietro Ciuccio. Le novità del genere noir e giallo, grazie a bravi scrittori, sono presentate al pubblico, dagli stessi autori: Maurizio de Giovanni, Valerio Varesi, Romano De Marco, Stefano Tura, Sara Bilotti, Gabriella Genisi, Roberto Centazzo, Katia Tenti, Gianluca Campagna, Vincenzo Maimone, Mariano Sabatini, Massimo Carlotto. Il reading teatralizzato è curato da Brunella Caputo, per accompagnare la presentazione dell’antologia “I delitti della gelosia”, di cui essa stessa è autrice, assieme, tra gli altri, alla salernitana Tina Cacciaglia e al bolognese Fabio Mundadori. Lo scrittore padovano Matteo Strukul, invece, espone la storia dei “Medici” agli allievi del liceo Tasso e del liceo De Sanctis, che hanno partecipato alla scorsa edizione con uno scritto o un racconto a tema. Il vincitore, tra le due scuole, riceverà un premio offerto dalle Fondazioni Carisal e Copernico. Ed ancora per gli allievi ed appassionati, lo scrittore abruzzese Romano De Marco ha tenuto lezioni di scrittura creativa. Tutti i passi che accompagnano le presentazioni delle opere degli autori sono lette da Brunella Caputo, Teresa Di Florio e Letizia Vicidomini, mentre i vari incontri sono presentati da Massimiliano Amato, Piera Carlomagno, Alfonso Conte, Federica Belleri, Antonio Lanzetta, Rocco Papa, Stefania De Caro e Corrado De Rosa. All’interno del Festival si possono usufruire anche di visite guidate, come quella al convento di San Michele, condotta dallo scrittore salernitano Carmine Mari e l’altra, da Cristina Prisco, al famoso Crocifisso, presso il Museo Diocesano, dinanzi al quale Barliario, pentito, stette genuflesso per tre giorni, fino a che non ottenne il perdono.

Novità di SalerNoir, edizione 2017 è l’istituzione di due riconoscimenti per gli scrittori di un genere che va sempre più affermandosi presso il pubblico. Il Premio “Attilio Veraldi”, in omaggio allo scrittore napoletano, padre del giallo italiano, conferito allo scrittore padovano Massimo Carlotto, per la figura, da lui creata, dell’investigatore Marco Buratti, “l’Alligatore” ed il “Premio Barliario” un tributo alla carriera, ben assegnato a Maurizio de Giovanni. Infine un riconoscimento dallo sponsor di turno, pasta Antonio Amato, è opportunamente assegnato a Gabriella Genisi, scrittrice barese, per la passione gastronomica e che anima il commissario al femminile, Lolita Lobosco.

Maria Serritiello

LAPILLI Foto dario franceschini 200Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi in via definitiva, su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2014/26 sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali diffuse online.

Il provvedimento, che recepisce le osservazioni emerse nel dibattito parlamentare, introduce maggiore trasparenza nella gestione di diritti di autore e dei diritti connessi, anche con riguardo alla distribuzione agli autori da parte della SIAE e degli altri organismi di gestione collettiva.

Il provvedimento detta regole volte a migliorare il funzionamento degli organismi di gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi, per assicurarne la trasparenza e la responsabilità nei confronti dei suoi membri. In particolare, l’adesione agli organismi di gestione dovrà basarsi su criteri oggettivi, trasparenti e non discriminatori; gli stessi dovranno avere un organo assembleare investito delle principali decisioni riguardanti l’organismo; gli amministratori dovranno attuare una sana e prudente gestione; i proventi dei diritti d’autore dovranno essere contabilmente separati da quelli derivanti da investimenti.

Inoltre, il provvedimento interviene sulle regole che governano le relazioni tra i titolari dei diritti d’autore, gli organismi di collecting e gli utilizzatori dei contenuti, prevedendo un’adeguata informativa agli autori sugli utili spettanti e sulle spese di gestione, introducendo regole di trasparenza con l’obbligo di una relazione annuale e regolando la distribuzione degli importi dei diritti entro 9 mesi dalla chiusura dell’anno finanziario in cui sono stati riscossi.

Il decreto disciplina anche le regole per la concessione da parte degli organismi di collecting di licenze valide in più Stati per le opere musicali diffuse online, con l’intento di favorire lo sviluppo di piattaforme digitali europee capaci di ottenere più agevolmente licenze in diversi paesi e di semplificare a tutto vantaggio degli autori la raccolta dei diritti per le piattaforme online.

Sono inoltre previste forme di riduzione o esenzione nella corresponsione dei diritti d’autore per particolari eventi, come gli spettacoli con meno di 100 spettatori o per la rappresentazione di opere di esordienti under 35.

Il provvedimento, infine, individua l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni quale ente vigilante sulle disposizioni del decreto legislativo.

LAPILLI . Two02032017Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della stagione teatrale di Casa del Contemporaneo, sabato 4 (ore19) e domenica 5 (ore 18), va in scena “Two”, un testo del 1989 del drammaturgo inglese Jim Cartwright, tradotto per la prima volta in Italia  da Serena Zampolli, regia di Massimo Mesciulam. Interpreti Angela Ciaburri e Davide Mancini. La produzione è della Compagnia Randevù in collaborazione con il Teatro Stabile di Genova. Per la Ciaburri, salernitana che vive e lavora a Roma, è un piacevole “ritorno a casa”. “Two” racconta una vicenda dalla cornice drammatica nella quale si avvicendano ruoli grotteschi: l’azione si svolge in una sola serata in un pub di provincia. In questo luogo di aspirazioni fallite e vite irrealizzate, mentre si definiscono i rapporti tra i due gestori, che sono una coppia affiatata, ma cristallizzata in un rancore irrisolto, gli avventori del pub entrano ed escono, litigano e si amano, mettono a nudo la propria solitudine e affondano nell’alcol le proprie speranze”. Il testo ha una struttura estremamente vincolante, nella quale gli attori si sono dedicati molto ai rapporti tra i personaggi, cercando di scavare in profondità, disinnescando i tratti caricaturali suggeriti da Cartwright,  pur mantenendo lo stile, il linguaggio “da pub” e le frequenti interazioni tra attore e pubblico.

Info e prenotazioni: 345 467 9142

Sala Pier Paolo Pasolini, via Alvarez Lungomare Trieste - Salerno

Biglietti: intero 15 euro; ridotto 10 euro (abbonati altri teatri \ over 65 \ gruppi di almeno 5 persone \ CRAL); riduzione speciale studenti 5 euro (Università \ Conservatori \ Accademie \ Scuole di recitazione).

Info e prenotazioni: 3454679142; www.casadelcontemporaneo; info@casadelcontemporaneo>

Prevendita su www.postoriservato.it | Punti vendita autorizzati: www.postoriservato.it/punti vendita

Vincenzo ComunaleLo incontro nel camerino del Ridotto, prima dell’inizio dello spettacolo ed è subito simpatia. Faccia pulita, occhi vivaci, sorriso comunicativo, barba e baffetti che gli ombreggiano il viso. Si presenta bene ed è sollecito a comporsi e ad indossare la giacca al mio apparire, un gesto che denota un’innata classe per un giovanotto di appena 21 anni. Eh sì, Vincenzo Comunale è giovanissimo, ma ha già al suo attivo la partecipazione come autore e monologhista a “KomiKamente”, uno spettacolo live di nuovi comici che provano sketch e monologhi inediti, ha vinto per due anni consecutivi, il 2013 ed il 2014, il “Premio Massimo Troisi” e contemporaneamente arriva in finale al “Festival Bravo Grazie” concorso per comici, provenienti da tutta Italia. Nel 2016 vince il Premio Charlot, Città di Salerno, sbaragliando tutti gli altri concorrenti. Vincenzo Comunale non è solo un bravo cabarettista ma è anche un diligente studente, infatti frequenta il terzo anno del Dams di Roma, per le discipline del cinema, della televisione e dei nuovi media. Sabato 25 e domenica 26 febbraio ha portato in scena, al Teatro Ridotto, il suo secondo spettacolo, dal titolo “Sono confuso ma ho le idee chiare” che non è un controsenso, perché lui le idee ce l’ha bene in mente sono gli altri che lo gettano in confusione. Il monologo è piacevole, vivace, intelligente e con delle puntate culturali che rivelano la base dei suoi studi. Insomma Vincenzo Comunale è il buon figlio che vorresti avere, bravo, intelligente e pure divertente. Si presenta sul palco in maniera informale e da subito cerca di stabilire un contatto emozionale con il pubblico. Lo fa bene, tant’è che alcuni dei presenti duettano in semplicità con lui. E’ fatta, gli spettatori sono tutti dalla sua parte, si divertono, sottolineando con l’applauso ogni sua sagace battuta. I temi trattati, sia pure dei classici sono impostati in maniera personale: la famiglia, la sua nascita, originale il video, i cartoni animati, la televisione, la pubblicità ed il lavoro. Divertente è la considerazione che a lavorare per i McDonald’s, siano tutti giovani laureati e messi nei posti cardini a seconda della loro specializzazione. Bravo a costruire i testi dei suoi monologhi e ad essere il regista dei suoi spettacoli. Due serate al tempio della comicità, in cui la risata è stata anche meditativa, perché le cose dette sono tratte dalla vita che conduciamo e che Vicenzo osserva con diligenza, per trarne monologhi originali.

Maria Serritiello

LAPILLI GARWALF28022017L’Auditorium del Centro Sociale di Salerno (Via R. Cantarella 22 quartiere Pastena), ospiterà, nell’ambito della seconda stagione  teatrale Mutaverso Teatro, diretta da Vincenzo Albano di ErreTeatro, venerdì 3 marzo, alle ore 21, uno spettacolo decisamente fuori dal comune - “Garwalf” - prodotto da Dynamis Teatro, ideazione e realizzazione Dynamis, con Francesco Turbanti, Marta Vitalini, regia Andrea De Magistris e Giovanna Vicari. Lo spettacolo parte dal presupposto che la verità è sopravvalutata: “Garwalf” è un'azione performativa concepita come un atto inclusivo in cui il pubblico è agente del processo scenico. Una tenda da campeggio accoglie gli spettatori che si trovano imbrigliati in un sistema ripetitivo di alternanza veglia/sonno. Ciascuno dei partecipanti ha un'identità variegata, un corollario di maschere, non necessariamente consapevole, che condiziona la sua relazione con la comunità interna. Ogni volta che scende la notte un partecipante viene ucciso ed è costretto ad abbandonare il gioco. I sopravvissuti dovranno pianificare vie di fuga e strategie di autodifesa.

Dynamis è un gruppo di ricerca artistica, una comunità di studio dedicata alle arti performative con base a Roma, al Teatro Vascello. Il percorso artistico è volutamente ben contagiato, strutturato sul principio di scambio di idee, e connesso direttamente con gli spazi culturali (e non) della città. Il lavoro del gruppo si arricchisce il più possibile di collaborazioni apparentemente e canonicamente distanti dall'ambito: pedagoghi, illustratori, insegnanti illuminati, hackers, ufologi (più o meno radicali), agitatori, dj, studenti, pirate film makers, Onlus che si occupano di rifugiati politici, riviste, amici.

Ingresso € 12,00, ridotto € 10,00.

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | 348 0741007.

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