Salerno

LAPILLI Puracultura. piaf28022017Venerdì 3 marzo alle ore 21, ultimo appuntamento della VII edizione di “Atelier – Spazio performativo”, rassegna di teatro e danza, con la direzione artistica di Artestudio – Teatro Grimaldello, di Antonio Grimaldi, concept e coordinamento a cura di Loredana Mutalipassi. In scena al Teatro Nuovo di Salerno la compagnia Capriglione-Limodio con “Piaf: black without wings”, di Maria Sole Limodio, uno spettacolo che fa parte della trilogia sull’identità, frutto del sodalizio artistico Capriglione/Limodio.  “Piaf: black without wings” è una prova d’attrice in bilico su una drammaturgia scarna, obliqua. É una donna che cerca il proprio personaggio e quindi se stessa, evocando il fantasma della più grande cantante di sempre: Edith Piaf. É il racconto di quello che c’è un passo prima dell’ingresso in scena e un passo dopo l’uscita di scena. É il flusso di coscienza dello stato intermedio, quando un attore non è ancora il personaggio e mai più solo un uomo. 
Antonetta Capriglione, salernitana, lavora con i più grandi maestri del teatro italiano e internazionale da Francesco Silvestri a Ruggero Cappuccio, da Geppy Glejeses a Vittorio Gassman, dall’ Odin Theatret all’Accademia di Varsavia passando per teatri stabili italiani. Da anni oltre al lavoro di attrice affianca quello di formatrice. Insegna recitazione, dizione, e tecniche di movimento in numerose realtà sul territorio italiano. Anche Maria Sole Limodio è salernitana. Diplomatasi in Storytelling & Performing Arts presso la Scuola Holden di Torino, ha studiato con i più grandi maestri del teatro contemporaneo da Gabriele Vacis, Oskaras Korsunovas, Francesco Silvestri, Danio Manfredini. Vincitrice di numerosi contest e concorsi letterari, da anni collabora con il Giffoni Film Festival ed è docente junior di drammaturgia presso la Scuola Holden. 

Biglietto € 10.

Info e prenotazioni: 347 4016291 – 331 8029416.

teatro brunoIl Festival Nazionale del Teatro XS Città di Salerno 2017, una tradizione consolidata nella realtà della città, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi, è giunto alla sua nona edizione ed ha avuto inizio, domenica 19 febbraio con la Compagnia TeatroOltre di Sciacca (AG), in “Sono le storie che fanno ancora paura ai mafiosi” Il monologo scritto da Franco Bruno, che ne è anche l’interprete, ruota intorno alla vera storia di Lia Pipitone, figlia del boss Antonino Pipitone e mandante della sua uccisione. L’atto unico, della durata di un’ora e un quarto, è un intenso recitato che non lascia spazio alla distrazione per ciò che esprime i scena e cioè i sentimenti affettivi e familiari, sottoposti alle rigide leggi scritte della mafia. Antonino come novello Abramo, dunque, e Lia simile ad Isacco, solo che nel caso del Patriarca, l’obbedienza era dettata da Dio Salvatore ma nel caso del boss, dalla cieca ed innaturale legge che costringe, per la sottomissione, ad uccidere la propria figlia, aderendo alla volontà di un infame. Franco Bruno nel suo monologo è affiancato da un attore che, per somiglianza somatica, ricorda Giovanni Brusca, (a volte il caso!) e sceglie la prospettiva di stare dalla parte del mafioso-padre, naturalmente non è che un artifizio teatrale, perché ben si comprende da che parte sta. Parlare dall’interno della cosca feroce e da capo mafia, ne esalta la tragicità, ne evidenzia l’assurdo codice che tra di loro vige e fa montare un’emotività rabbiosa contro chi, il 23 settembre del 1983, condanna a morte sua figlia. Un lavoro pulito, senza strascichi, una messa in scena elementare di due picciotti, che simulano una rapina nel negozio di sanitari del rione Arenella di Palermo, dove la ragazza si era recata per compere e bang, bang, due colpi alle gambe ed al torace ad ucciderla sul colpo. Lia aveva appena 24 anni e la ragione della sua morte? La fuga d'amore a diciotto anni, la voglia di andare via da Palermo, le poesie di Pablo Neruda, la musica di Francesco Guccini e, soprattutto, l'amicizia con un altro ragazzo, lei maritata e con figlio, che dal quartiere tutto, è identificata in una relazione extra coniugale. Tutte le notizie riguardante il fatto ce le cantilena, il bravo Franco Bruno, dal forte accento siculo, con domande retoriche che rivolge a se stesso ed al pubblico, ma di cui già si conoscono le risposte, per riscuotere il consenso ed ad attirare tutti dalla sua parte.

Ed ecco l’inizio, con il sipario dischiuso a metà, in attesa dell’apparizione del “capo”, dal sottoposto picciotto, che con il capo mafia Antonino Pipitone divide la scena, tutta paura e rispetto mentre dal fondo del teatro, con passo sicuro, ma volutamente lento e meritevole di riguardoso silenzio, sale sul palco un signore in un completo nero, un borsalino dello stesso colore, calato sulla fronte ed aria sicura, di chi sa che ha rispettato il codice d’onore di “cosa nostra” in barba alle leggi umane e dello stato. Il picciotto, dalla mimica facciale eccellente, non fa che tenersi a rispettosa distanza, cercando di carpire ogni emozione o desiderio che sia per soddisfarli in ogni modo come piace a “Vossia”. A sipario completamente aperto si scorge una palandrana-toga, inutilmente appesa, tanto la legge qui non vige, un leggio in primo piano, due sedie unite dagli schienali ed una poltrona più elegante, dove si accomoderà con impudenza “Lui”. Pareti scarne, essenziali e nere, il colore del lutto, quello che verrà narrato. Di tanto in tanto a spezzare l’intensa tragicità del racconto ed a coinvolgere gli spettatori ad essere parte integrante dello spettacolo, s’innestano degli artifizi classici da tragedia greca, come la parabasi del ballo tra il pubblico, sulle note di uno struggente tango o dispensando pizzini esplicativi sulla modalità d'azione della mafia, un utile momento didascalico per tutti. Gli scritti minimi sono delle esagerazioni che solo una mente bacata può accettare e servono all’interno del monologo a confondere i pensieri degli spettatori che, fin dall'inizio, si sono posti la domanda se sia stato o meno lui ad organizzare la morte della figlia. Il dubbio rimane alla fine? No, è solo l'ufficialità legale che lo assolve. Il silenzio calato intorno ad un fatto di sangue così eclatante, accaduto ad un capo mafia e rimasto impunito, la dice lunga, i due picciotti mai trovati e l’amico di Lia, morto suicida il giorno dopo, lasciando scritto che si sarebbe ucciso per amore, fa il resto. Un bell’inizio al Festival XS di Salerno, eccellente la prova dell’attore Franco Bruno ed encomiabile quella di scrittore, quando si fa teatro teso a far conoscere, a quante più persone possibili, delitti impuniti e scrivere portando avanti l’impegno civile e nel caso di Franco Bruno, con tanta bravura, i complimenti non sono mai troppi. Ben calato, in una parte in ombra, ma sempre ben al centro della scena il picciotto, dalla superba espressività corporea, soprattutto nelle espressioni da ritardato compulsivo Efficace la musica dell’inizio, di genere sfacciatamene neo melodico, a sottolineare il gusto alternativo degli strati sociali più bassi, a cui il personaggio appartiene, come essenziale il malinconico tango ballato tra il pubblico e i colpi sordi battuti sul tamburo che riecheggiano i colpi sparati. Significativa l’oscurità calata sulla scena a rendere cupo e truce il recitato.

Maria Serritiello

Amatrice titolata Capitale del Fair Play

LAPILLI Alcanterini premia Pirozzi IMG 3759Con un incontro, tenutosi nella suggestiva location dello Stadio di Domiziano, è ripartita l’attività per il 2017 del Comitato Nazionale Italiano Fair Play, presieduto da Ruggero Alcanterini, membro anche del direttivo internazionale del Fair Play. Oltre al CNIFP hanno contribuito all’iniziativa l’European Fair Play Movement e l’International Fair Play Committee, con il Patrocinio del CONI. Sono intervenuti all’evento, coordinato dal giornalista Emilio Albertario, oltre a Ruggero Alcanterini che è anche membro del comitato esecutivo dell’ISCA (International Sport and Culture Asssociation), Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia che nel suo intervento ha auspicato il fair play dell'ascolto e delle parole, il linguaggio della cortesia e della gratitudine, non solo per gli altri, ma anche per sé stessi, il conduttore Claudio Lippi, che si è autocandidato alla conduzione di un programma “che non speculi sul dolore”, Roberto Fabbricini, Segretario Generale del CONI, Giampaolo Meneghini, Direttore Ufficio d’Informazione Parlamento Europeo, Antonio Marini, già  Procuratore Generale di Roma e Avvocato Generale presso la Corte d'Appello. L’incontro con l’affollatissima sala, ricca di presenze prestigiose d’ogni stato sociale personaggi dello spettacolo, della cultura, del rispetto della legge, della politica e giornalisti italiani ed esteri è iniziato con la proiezione di un messaggio inviato dal Premio Nobel, Prof. James D. Watson, ai partecipanti del dibattito “Ricominciamo dal Fair Play”: “Con la scoperta della struttura elicoidale del DNA ritengo di aver dato un contributo all’umanità. Ma l’umanità potrà migliorare ritrovando il modo del vivere civile nel rispetto di tutti. In sintesi vivendo con Fair Play. Il mio primo pensiero va alle popolazioni italiane ferite dal terribile terremoto ed in particolare alla città di Amatrice, e ho proposto ai colleghi del Council, che hanno concordato all’unanimità, l’assegnazione di un titolo speciale per questa città”. Di qui è seguito sempre sullo schermo dall’America, dove si trova in questo momento, anche il video contributo di Dacia Maraini:”Iniziamo dalla parola GENTILEZZA”. Poi il commosso, appassionato e toccante intervento del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che ha ricevuto per la sua cittadina, il riconoscimento che il CNIFP unitamente al Council ha voluto creare con una speciale nuova categoria di premio: "Capitale del fair play" che è stato ovviamente assegnato alla cominità di Amatrice duramente colpita dal terremoto del 24 agosto, e ai suoi cittadini deceduti nel disastro. Pirozzi, ha raccontato “con il terremoto ho perso 239 amici. Io credo fermamente che la chiave di tutto sia amare. Nella tragedia è l’amore che manda avanti. Alla mia Comunità ho fatto più volte un appello, ossia che l’individualismo sfrenato non prevalga sul bene comune e, ricordo sempre che dobbiamo pensare che siamo fortunati perché siamo vivi”. Sandro Sassoli, presentato dal giornalista Emilio Albertario che ha condotto l’intero evento, oltre a presentare Pirozzi ha ringraziato per la presenza alcuni noti personaggi tra cui Giuseppe e Cristiana Pedersoli, figli di Bud Spencer e di altri componenti della famiglia, che hanno ricevuto un premio Award alla memoria del grande attore ed anche altre personalità presenti, come il campione olimpico Abdon Pamich, Elettra Marconi e Anita Garibaldi. Con l’occasione sono state svelate le nominations della prima edizione del “Domitianus Fair Play  International  Award”, riconoscimento che intende promuovere il tema dei valori etici a livello globale che si terrà a Roma il prossimo 5 aprile all’Ara Pacis, nella lista anche Angela Merkel, Mario Draghi e Bebe Vio . Oltre a svelare le nominations della prima edizione del Domitianus Fair Play International Award, il presidente Alcanterini ha annunciato anche la data del prossimo congresso nazione FNIFP che si terrà il 16 marzo ad Alghero. Con questo incontro: “Ricominciamo dal Fair Play” e Domitianus Fair Play International Award si è voluta rappresentare una prima unità di seri intenti, protesi allo sviluppo del vivere civile nel rispetto di tutti.

Giuseppe De Girolamo

M’illumino di meno di Caterpillar

LAPILLI Logo MiBACT 250Il MiBACT aderisce per la prima volta alla campagna M’illumino di meno promossa da Radio 2 – Caterpillar, giunta quest'anno alla tredicesima edizione. Dopo l’annuncio dato dal Ministro Dario Franceschini nella puntata del 16 febbraio, aumentano di ora in ora i musei, i monumenti e i parchi archeologici statali italiani che oggi parteciperanno all’opera di sensibilizzazione al risparmio energetico.

Dagli scavi di Pompei al Colosseo, dai Bronzi di Riace a Palazzo Pitti di Firenze, dalla Galleria Sabauda di Torino alla Reggia di Caserta agli studios di Cinecittà sono infatti oltre 60 i luoghi della cultura che abbasseranno o spegneranno parte della propria illuminazione dalle 19:00 e alle 19:15 di venerdì 24 febbraio.

Ecco l’elenco (in continuo aggiornamento e consultabile sul sito internet www.beniculturali.it):

•             la Soprintendenza Speciale di Pompei, che da agosto grazie agli interventi del Grande Progetto Pompei si è dotata di un nuovo sistema di illuminazione perimetrale a led capace di ridurre del 65% i consumi elettrici, spegnerà alternativamente in sequenza casuale per pochi secondi garantendo così i livelli minimi di sicurezza i 14 circuiti che compongono l’intero sistema, una delle infrastrutture cardine del processo che renderà Pompei il primo Smart Archeological Park (Smart@Pompei);

•             il museo nazionale della Valle Camonica, dove a partire dalle 18:00 con ingresso libero verranno spente le illuminazioni del percorso e esposte delle inedite lucerne a olio della civitas Camunnorum, mentre alla luce delle candele sarà possibile assistere all’esibizione dal vivo della pianista Elena Quaglia;

•             il Polo Museale del Lazio con il Vittoriano di Roma, dove verranno spente le luci esterne al monumento;

•             il Colosseo, con l’illuminazione esterna spenta;

•             il Museo Nazionale Archeologico di Reggio Calabria, che abbasserà in maniera suggestiva l’illuminazione diffusa nella sala dei Bronzi di Riace concentrando la luce sulle due statue;

•             la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, che spegnerà l’illuminazione della facciata;

•             il Polo Museale della Puglia, che spegnerà l’illuminazione esterna del Castello Svevo di Bari, del Castello Angioino di Copertino, del Castello Svevo di Trani e del Castello di Manfredonia sede del Museo Nazionale della Daunia;

•             il Palazzo Reale di Genova, che spegnerà le luci delle facciate, dell’atrio e del cortile;

•             il Parco Archeologico dell’Appia Antica con lo spegnimento della Villa dei Quintili;

•             la Mole Vanvitelliana di Ancona, dove verrà spenta l’illuminazione esterna;

•             il Palazzo Ducale di Urbino, sede della Galleria Nazionale delle Marche, spegnerà le luci della facciata;

•             il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, che spegnerà le luci della facciata;

•             il Polo Museale della Lombardia che spegnerà l’illuminazione esterna della Rocca Scaligera di Sirmione;

•             i Musei Reali di Torino, che spegneranno l'illuminazio è esterna la Galleria Sabauda;

•             la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che spegnerà le luci della facciata;

•             Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, che spegnerà l’illuminazione della facciata;

•             la Galleria Borghese di Roma, che spegnerà le luci esterne;

•             il parco archeologico di Ostia Antica;

•             Palazzo Pitti a Firenze, dove verrà spento l’impianto di illuminazione della facciata;

•             il Palazzo Ducale di Mantova, che spegnerà le luci delle facciate;

•             il Parco Archeologico dei Campi Flegrei con il parco archeologico di Cuma a Bacoli; il parco archeologico delle Terme Romane di Baia a Bacoli; l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli; il Castello Aragonese di Baia, sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei;

•             il Parco Archeologico di Paestum spegnerà l’illuminazione intorno al tempio di Athena;

•             il Polo Museale della Campania con lo spegnimento dell’illuminazione esterna del Museo Archeologico di Pontecagnano Faiano e dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua a Vetere;

•             la Reggia di Caserta, che spegnerà l’illuminazione esterna del monumento.

•             il Museo della Civiltà a Roma, che spegnerà la propria facciata e quella del Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari di Roma;

•             il Polo Museale della Sardegna con lo spegnimento delle luci esterne dell’Altare Prenuragico di Monte d’Accoddi, dell’Antiquarium Turritanum, dell’area archeologica Su Nuraxi, della Basilica di San Saturnino e del Chiostro di San Domenico a Cagliari, del compendio garibaldino e del Museo Nazionale Giuseppe Garibaldi a Caprera, dell’ex regio museo archeologico e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Archeologico Nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro, della Pinacoteca Mus’A al Canopleno a Sassari, della Pinacoteca Nazionale e degli uffici di Porta Cristina a Cagliari e con il Museo Nazionale Archeologico “Giovanni Antonio Sanna” che per l’occasione propone al pubblico una visita guidata, a partire dalle 18:00, con l’abbassamento delle luci e l’utilizzo di torce elettriche;

•             il Polo Museale del Veneto con il Museo Nazionale Concordiese di Portoguraro, che spegnerà la facciata, e il Museo Nazionale Atestino, che spegnerà anche l’illuminazione interna e inviterà i visitatori a illuminare il percorso con gli smartphone;

•             il Polo Museale della Basilicata, con lo spegnimento delle facciate del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Palazzo Lanfranchi, del Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola e del Museo Archeologico Nazionale di Metaponto a Matera, il Museo Nazionale Archeologico della Siritide a Policoro, del Museo Archeologico Dino Adamesteanu di Palazzo Loffredo a Potenza, del Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri e Grumento Nova, del Museo Archeologico Nazionale Massimo Pallottino a Melfi, del Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano e del Museo Archeologico Nazionale di Venosa;

•             il Polo Museale del Piemonte, che spegnerà l’illuminazione esterna del Castello di Racconigi; del Castello di Serralunga d’Alba; del Forte di Gavi; della Villa della Regina a Torino; dell’Abbazia di Fruttaria a San Benigno Canavese; dell’Abbazia di Vezzolano a Albugnano.

•             Il Museo Storico del Castello di Miramare e Parco a Trieste che spegnerà l’illuminazione esterna

•             Istituto Luce Cinecittà e Cinecittà Studios spegneranno l’illuminazione della storica facciata di via Tuscolana di 1055 e di parte dell’area antistante a Cinecittà Si Mostra

•             il Museo Archeologico Nazionale di Napoli;

•             il Museo Duca di Martina;

•             il Museo Archeologico Nazionale di Taranto;

lLAPILLI ovesongs23022017Al Teatro Nuovo di Salerno, domenica 26 febbraio penultimo appuntamento della rassegna ATELIERspazioperformativo, giunta alla settima edizione. Uno spazio aperto - dedicato alla performance – e del tempo dedicato al lavoro di ricerca e sperimentazione sul corpo e con il corpo, per individuare e definire le possibilità espressive nella dimensione dell'arte del movimento. Sono questi i temi fondamentali della rassegna voluta da Loredana Mutalipassi e Antonio Grimaldi, rispettivamente di Artestudio e Teatro Grimaldello. Alle ore 19 andrà in scena “Love Songs” di e con Alessandra Fabbri, performer e coreografa: uno spettacolo che, secondo le note di regia, è una sorta di monologo coreografico che è esso stesso una serenata impossibile, un luogo della mente dove confluiscono suoni, immagini e pensieri legati ad amori finiti e amori da cominciare, storie vissute e storie immaginate, desideri violenti e delusioni roventi, e dove l'autobiografia cerca di incontrare la condivisione collettiva, umana e nell'essere umana sicuramente anche animale, primordiale, originaria.

Inizio spettacoli alle ore 19.00

biglietti € 10,00

Info e prenotazioni: 347 4016291 – 331 8029416

la governante"La governante" di Vitaliano Brancati, un'opera del 1952, due anni prima della prematura scomparsa dell'autore siciliano, è stata presentata al Teatro Genovesi di Salerno, dalla Compagnia dell’Eclissi. L' opera, nella sua versione originale, consisteva in tre atti e quattro quadri, che il regista Marcello Andria, con una sapiente e sagace opera di restyling, ne ha esaltato l’intensa drammaticità, in un’ora e dieci minuti di rappresentazione, adattata in un unico atto, ma conservando i quattro quadri originali.

La famiglia Platania, siciliana e borghese, composta da Leopoldo, il vecchio padre vedovo, da Enrico, il figlio di lui, impenitente donnaiolo e dalla nuora Elena, svagata e pseudo intellettuale. La coppia ha due figli e si sono trasferiti da Catania a Roma. Per la badanza dei bambini assumono una governante francese, Caterina Leher, austera e di religione calvinista, ma nella casa vive anche l’ingenua e selvaggia Jana con mansioni di cameriera. L’anziano Leopoldo, per i pregiudizi della sua morale, ha causato la fine della figlia, che muore suicida. A tutti Caterina appare un modello integerrimo di moralità e nessuno sospetta, meno che mai Leopoldo, che invece lei, vive segretamente la sua omosessualità. Per combattere la sua natura ed allontanare da sé la tentazione, non esita ad attribuire a Jana, calunniandola bugiardamente, le sue stesse tendenze, procurandone il licenziamento. L’ingenua e fedele serva, nel rientrare in Sicilia, ha un incidente e muore. Intanto Caterina viene scoperta da Leopoldo, in atteggiamenti licenziosi con la cameriera, che ha preso il posto di Jana. Non sopportando il giudizio della sua colpevolezza, né resistendo al rimorso di aver calunniato, con premeditazione, l’ingenua Jana, Caterina si uccide.

L’opera, sebbene sia datata e per certi versi superata dalla realtà odierna, almeno in ambito sessuale, ha dalla sua una sceneggiatura intricante e ben strutturata, oltre che una tematica ancora interessante, per quanto riguarda la possibilità di una consapevolezza della propria essenza umana e sociale e di un’analisi approfondita ed acuta delle problematiche dell'inconscio, freudiano, allora molto in voga, ma anche a fare da legamento alle tematiche tanto care a Pirandello, nel ribadire l'origine siciliana. La scena si apre in un interno di famiglia agiata, in fondo da un’ampia finestra s’intravedono dal drappeggio di una tenda i "Tetti di Roma", il dipinto di Renato Guttuso, mentre sui lati, quinte dai margini superiori sghimbesce e dai colori, che ripetono quelli del quadro del fondale. Un tavolo tondo per quattro persone, con altrettante sedie ricoprono parte della scena nel fondo, poi comode poltrone sulla destra, con un divano rosso, in primo piano ed infine sulla sinistra un tavolino su cui è appoggiato il telefono, con accanto una poltrona per rispondere comodamente alle chiamate. Nell’alloggio, Leopoldo Platania fa da incontrastato depositario delle convenzioni, che devono regnare tra le quattro mura della casa, intorno a lui ruotano le varie figure del dramma, che si va costruendo a mano a mano. Spesso nelle conversazioni, Leopoldo e Caterina duellano tra loro, sulla rigida ed ossessiva cultura calvinista di lei e sulla tolleranza, sugli alibi e le giustificazioni di lui, che, intriso di una morale conciliante e favorevole al compromesso, giustifica la sua morale di buon cristiano. La pièce, gradevole nei dialoghi, anche se girano intorno alla morale ed al suo opposto, si compone altresì di spaccati sulla società italiana, sempre propensa alla doppia moralità, di quale ruolo abbia la politica, della necessità degli intellettuali e degli insinceri rapporti familiari e sociali. Nel testo, dell’acuto Vitaliano Brancati, non si poteva non inserire, nella sua stupida fatuità, il gallismo maschile, (Enrico ed Alessandro), sempre alla ricerca dell’eterno femminino, la vacuità del personaggio femminile (Elena), Jana, per forza descritta ingenua e selvaggia, destinata a vittima sacrificale e Francesca, la nuova cameriera, più disinvolta, propensa ai piacere della carne. A scomporre il quadro, di una società tipicamente borghese, ingabbiata in rigidi schemi sociali, in cui ognuno fa la sua parte, ci pensa la governante, con la sua natura anomala per palesare quanto sia ipocrita la società in cui sono immersi. “Si fa, ma non si dice, e chi l'ha fatto tace, lo nega e fa il mendace e non ti dice mai la verità”. Così cantava Milly, nel fox-trot del 1935 di Vittorio Mascheroni, musicista dei più grossi successi dell’epoca che ricorda, molto da vicino, la battuta di Alessandro Bonivaglia che, nel dramma, ricopre il ruolo dell’intellettuale scrittore: «Moralità? La moralità italiana consiste tutta nell’istituire la censura. Non solo non vogliono leggere o andare a teatro, ma vogliono essere sicuri che nelle commedie che non vedono e nei libri che non leggono non ci sia nessuna delle cose che essi fanno e dicono tutto il giorno. ».

Il dramma, per come si conclude, è una pièce che la Compagnia dell’Eclissi ha fatto interamente sua, senza essere da meno degli illustri predecessori del teatro italiano: Anna Proclemer e Gianrico Tedeschi. Un mostro di bravura si è rivelato Enzo Tota, come sempre del resto, ma è significativo ripeterlo, per come, anche questa volta, ha cesellato il personaggio di Leopoldo. Perfetta Marianna Esposito, l’interprete di Caterina, corpo fragile e forte movimenti misurati, istinti contenuti fino alla calunnia, lacrime vere a rigarle il viso e recitazione naturale. Significativa anche la prova degli attor giovani della Compagnia: Marco De Simone, Marica De Vita, Mario De Caro, che di volta in volta si vanno migliorando e caratterizzano con naturalezza i personaggi a loro assegnati. La continuità è assicurata! Un vero cammeo, il personaggio reso da Felice Avella, impegnato anche nella direzione artistica. Come sempre brava Angela Guerra per la direzione di scena e dei costumi, silenziosa e raccolta, ma il suo lavoro appare, eh sì che appare. Appropriata la musica di scena di Roland Dyens e Roberto Grela, riuscita la scenografia del bravo Luca Capogrosso e ottima la scelta del testo e la messa in opera di Marcello Andria, regista sensibile e buon ricercatore di opere di grande pregio da proporre.

Maria Serritiello

i delitti della gelosia7 donne: Patrizia Rinaldi, Diana Lama, Elda Lanza, Gabriella Genisi, Tina Cacciaglia, Brunella Caputo, Piera Carlomagno e 5 uomini: Luca Poldelmengo, Roberto Centazzo, Fabio Mundadori, Antonio Corvino, Franco Serpico sono gli autori dei 12 racconti noir, presentati, nei giorni scorsi, alla libreria Feltrinelli di Salerno, dalla giornalista della redazione del Mattino di Salerno: Erminia Pellecchia. La raccolta intitolata “I delitti della gelosia” è stata curata da Piera Carlomagno, scrittrice sì, ma come lei sostiene, ogni volta, senza dimenticare mai di essere prima di tutto una giornalista. Presidente dell’associazione “Porto delle Nebbie”, fondata a Salerno, in onore di George Simenon, notissimo autore francese e di uno dei suoi più bei romanzi gialli, da cui il nome, è alla sua seconda esperienza di curatrice. Continua, così, la serie di delitti o crimini a tema, raccontati con maestria da autori già noti a cui si aggiungono quelli meno conosciuti. Tra gli autori, ad esempio, figura il nome di Elda Lanza, splendida novantatreenne, giallista di fama e prima presentatrice Rai, a cui si affianca il nome di Antonio Corvino, appena diciottenne. I racconti, editi da Atmosphere libri, sono tutti ben tarati, assemblati con perizia, in modo da essere un tutt’uno all’interno della raccolta. “Se la passione incrocia il dolore, diventa pericolosa e l’amore si trasforma in una storia noir” dice Piera Carlomagno nella breve introduzione al lavoro, a cui fa eco, in quarta di copertina Bruno Morchio, scrittore e psicologo genovese, autore di libri di successo di genere noir mediterraneo “La gelosia è un rodimento dell’anima che può ispirare un tango, una lirica o un tagliente racconto noir. Così, da crudo dolore, essa diventa musica, poesia o affabulazione; o tutte e tre le cose insieme.” Una raccolta molto gradevole, con racconti in cui si agita la giusta suspense e invita alla lettura tutta di un fiato. Molti dei personaggi descritti, senza far torto a nessuno dei 12 autori, restano fissati nell’immaginario del lettore. Un buon cammino editoriale, dunque, sì che presto la raccolta sia tra le mani degli appassionati del genere e ne sono tanti, per avere il successo che merita.

Maria Serritiello

È scomparso il regista napoletano Pasquale Squitieri

Aveva 78 anni

LAPILLI Pasquale SquitieriÈ con grande commozione che ho appreso la notizia della dipartita del Grande uomo Pasquale Squitieri. Si! Veramente Grande per me che l’ho sempre stimato come uomo di grande cultura, grandissimo professionista della regia cinematografica, saggio ed opportuno animatore della vita politica italiana, quella con la P maiuscola, uomo di immensa bontà ed amore per il prossimo. Aggiungo queste mie povere e poche parole a quelle del fratello Nicola, mio grandissimo amico, prima che collega, e stretto nel dolore che mi accomuna ai familiari, ma certamente sentito dai tanti che l’hanno conosciuto, penso di potere affermare anche per tanti che non l’hanno vissuto ma hanno solo sentito parlare di lui, che il nostro passaggio terreno è e sarà solo una piccola espressione che da la possibilità di ricordare nel futuro le gesta di quello che un uomo può fare, mentre la vita continua in eterno. Quell’eternità che il Signore glorificherà in Pasquale.

Giuseppe De Girolamo

Il grande…… fratello

Pasquale: un fratello al quale ho guardato con ammirazione e con affetto sempre saldo attraverso gli anni con una sincera condivisione dei suoi successi artistici ma anche dei suoi momenti più difficili. Più grande di me di ben otto anni, è stato il mio padrino di battesimo. Pasquale è stato una persona generosa: spesso donava al mendicante sotto casa il suo cappotto nuovo e a volte anche quello del padre, a sua insaputa, oppure prestava la sua auto ad un senza tetto per fargli passare la notte al coperto. La nostra casa a Napoli era frequentata quotidianamente dai compagni di scuola dell’Istituto Bianchi, dove le lezioni di filosofia erano tenute dal barnabita Vincenzo Cilento amico di Croce. I rapporti con il padre, Mario, segretario dell’Ordine degli avvocati di Napoli, erano quelli della conflittualità generazionale di sempre. Nostro padre intravedeva in lui doti che avrebbero potuto portarlo sia all’insegnamento universitario, sia alla professione di avvocato penale: infatti gli fece frequentare lo studio del famoso penalista Alfredo De Marsico, e i primi successi non si fecero attendere. Poi Pasquale invitò i genitori al teatro La Fenice di Venezia per assistere allo spettacolo “In memoria di una signora amica” che lo vedeva fra gli interpreti; fu così che tutti capimmo quale era la sua strada. Ma l’esuberanza dell’età giovanile con i problemi ad esso connessi, lo ha portato a fare delle scelte che la nostra famiglia è stata costretta a condividere, come quella di sposarsi in giovane età con una bellissima studentessa diciottenne dalla quale ha avuto tre meravigliosi figli. I suoi interessi spaziavano dallo sport alla cultura: era campione di scherma e collaborava con successo alla terza pagina de Il Mattino diretta da Mario Stefanile. Dopo il suo trasferimento a Roma, Pasquale entrò nella redazione di Paese Sera mentre io a Napoli collaboravo con Il Tempo.  Negli anni più recenti ci siamo trovati su fronti diversi, anche qui in piena condivisione, lui nel mondo del cinema ed io nel settore giornalistico-culturale, entrambi impegnati a difendere le ragioni del nostro Mezzogiorno e in particolare quelle della nostra città di Napoli.

Nicola Squitieri 

inaugurazione via ramA rendere piacevole la vista e quindi la vita del quartiere di Via Belvedere, nel Rione Petrosino, ci ha pensato l’Amministrazione Comunale, che stamane, alla presenza del Sindaco Vincenzo Napoli, ha inaugurato i giardini. Buona la riqualificazione dello spazio verde che da tempo attendeva un intervento mirato, perché la zona avesse la dignità che si merita. Dai più giovani, questo percorso è conosciuto come via di transito per recarsi alla Clinica del Sole, presente sul territorio dagli anni ’60, e dove buona parte dei bambini della città e della provincia sono nati e nascono tutt’ora. Un tempo la strada, che porta dalla rotatoria degli ulivi ad andare in su, era immersa nel verde e conduceva al colle Bellara, altrimenti detto “masso della signora” ma per essere più precisi e come i salernitani lo chiamano, alla parola masso bisogna sostituire le due esse con due zete e il risultato è abbastanza folcloristico. Il Colle Bellara è uno dei punti più panoramici della città, la vista che si può godere dalla sua cima è spettacolare e in tempi remoti era direttamente collegato al Forte la Carnale, torre di vedetta affacciata sul mare. Il Colle, durante la seconda guerra mondiale è stato scenario dei combattimenti degli alleati, sbarcati a Salerno nel 1943.Un tratto di strada, quindi, che ha avuto la sua dignità nella storia della città. Ben venga, allora, il restyling degli spazi verdi, giustamente privati degli alberi esistenti, perché ammalati e pericolosi e sostituiti con una giovane piantumazione. Ad abbellire il tutto, poi, e a dare il senso del pulito una pavimentazione di chiari lastroni, aiuole di verde brillante, fontanelle zampillanti, allegre giostrine per i bambini, comode panchine in legno scuro e tavolino e sedie solide, fisse al suolo, utili per la seduta comoda e la socializzazione. Non è stato trascurato, per i momenti ludici delle persone, prevalentemente, di una certa età, un campo di bocce. Un civettuolo tocco di classe è rappresentato dai lampioncini d’epoca, issati in più punti dei rinnovati giardini, che certamente a sera irradieranno una magica atmosfera. Si auspica il senso civico dei cittadini nel mantenere intatta la riqualificazione o per lo meno ad essere vigili su chi non rispetta gli spazi pubblici che, a conti fatti, sono di tutti.

Maria Serritiello

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