Salerno

porta chiusa1Terzo appuntamento al Festival Teatro XS di Salerno con "Porta chiusa" di J.P. Sartre, un atto unico scritto nel 1944 e presentato al Teatro Genovesi, dalla Compagnia Teatrale " La Terra Smossa" di Gravina di Puglia, che ha saputo tenere viva l'attenzione degli spettatori, per circa 100 minuti. Sulla scena si muovono 4 personaggi: il cameriere, Garcin, Estelle ed Inès, il posto dove approdano uno ad uno è l’inferno. Il luogo appare strano, privo di finestre e specchi, dominato da un fondale diafano di cellofan, che lascia trasparire un corridoio lievemente illuminato e attraverso il quale, gli attori si presentano sulla scena sbucando da un ampio tubo-canale, posto in primo piano sulla sinistra. La scena si completa con una scultura metallica, una panca di legno, messa frontalmente e tre sedie, dello stesso materiale e di apparente diverso colore, sistemate di sbieco, infine un pulsante schizzinoso è collocato a terra, nel caso si dovesse utilizzarlo per chiamate.

Una sorta di cantilena, Victima paschali laudes di Ennio Morricone, ancestrale e fanciullesca, invade il luogo d’azione e preannuncia l'inizio di operazioni tenebrose, che di lì a poco avranno luogo. Un gioco di luci sinistre, rosseggianti e scure, dominano il nero delle pareti. Non s’intravede nessuna porta, se non l'orificio rossastro del tunnel-canale, dal quale per primo, carponi, sbuca Garcin che in tempi sfalsati sarà raggiunto da Ines ed Estelle. Alto, distinto, con un bianco panama a coprirgli il capo ed un vestito dello stesso colore, appare sorpreso che ad introdurlo nel luogo infernale sia un cameriere in divisa perfetta e che non si scorga nessuna traccia di catene, fiamme ed oggetti di torture. Nell’immaginario collettivo, da vivi, è ciò che si crede e non scorgendovi nessuna traccia, si sente sollevato. Quando il trio è definitivamente composto e comprendono che la loro sorte è compiuta cominciano a delinearsi, attraverso anche violenti scontri, le loro personalità ed i loro peccati. Garcin è brasiliano e durante la seconda guerra mondiale ha disertato e nella vita familiare è stato infedele alla moglie fino a condurla al suicidio. Inès è lesbica e ha sedotto la sua amante inducendola ad uccidere il marito, che per giunta era anche suo cugino. Esthelle è una donna della buona società che per soldi ha sposato un uomo anziano e lo ha tradito con uno più giovane. Frutto della loro relazione è un figlio, che la donna non esita ad annegare, provocando l’uccisione dell’amante. Durante tutto il dramma delle loro confessioni, Inès manovra e controlla le opinioni degli altri due ed è l’unica che non nasconde il proprio crimine, né permette agli altri di fare altrettanto. Infine, il cameriere che li ha introdotti, non si conosce se questa mansione la svolga per scelta o per punizione, di certo, si apprende che lo zio è il capo cameriere.

Questo è il tessuto del dramma su cui vanno ad insinuarsi discussioni serrate, ostinatamente cerebrali, simboli e consapevolezza che “l'inferno sono gli altri”. Ogni parola va ben pesata, come ogni sistemazione degli oggetti in scena, ad esempio la differenza espositiva, che sussiste tra la panca e le sedie, rende l'una, una condivisione dello spazio e dei pensieri, le altre un rinchiudersi nella propria identità personale, facendo a gara ad accaparrarsi la postazione più conveniente che sta a sottolineare una continua alternanza di egoismo esasperato e un'urgenza necessaria di rispecchiare il proprio sé in quello degli altri. Una considerazione va fatta sul tunnel da cui vengono espulsi i tre personaggi e che è paragonabile al canale del parto, divenendo così anche il canale del trapasso. Una chiara metafora che apre al falso della vita, il primo, mentre il secondo all' assenza, come recupero dei ricordi. Canale, dunque, centrale, sebbene defilato scenograficamente, a testimonianza della fatale fragilità dell'essere umano, sempre sull'orlo degli eventi. L'inferno che ospita i tre malcapitati non è altro che il mondo dei ricordi, unica realtà dell'esistenza stessa, costruito, vita vivendo, con drammi e sconfitte. Uno zigzagare disordinato, talvolta tragico, talvolta sensuale, mai dolce o elegiaco, tra i ricordi di ognuno e che porta, gli stessi, alla consapevolezza di desiderare la riapertura del canale, mai parossisticamente chiuso, senza avere ormai la forza di uscirne. La condanna dell’inferno non sono le fiamme e le catene ma il loro guardarsi dentro senza giustificazioni.

Operazione coraggiosa da parte della Compagnia pugliese “La Terra Smossa” nel presentare, in tempi caratterizzati da troppa leggerezza e superficialità, un pezzo così duro e cerebrale che testimonia amore per il teatro e disponibilità al sacrificio professionale. La sapiente regia di Gianni Ricciardelli ha condensato in 100 minuti, un’opera che non ha mai distratto l’attenzione, le opportune luci date in scena da Teresa Cicala ed i passaggi musicali: folding excerpt :  brano inedito. St Louis Blues: di Edmond Hall & WC Handy, main theme 2046: di Shigeru Umebayashi, film intitolato  2046, scelti dallo stesso regista, hanno reso, oltre modo, fruibile il dramma. Bravo il cameriere, Ronny Tinelli, dalla voce metallica di un perfetto automa e gli occhi sbarratamente fissi, un record il suo, nel non sbattere le ciglia. Incisivo nella parte di Garcin, Leo Coviello, che ha scolpito il personaggio, con il fisico asciutto, roso dal pentimento, con la mimica del corpo, anche sensuale, con la voce, perfetta in tutte le sfumature di tono e con l’efficace prova di memoria. Grande impegno e tensione dei sensi, di Inès, Maria Pia Antonacci, bruna, capelli ribelli, che ha prestato il suo corpo e la recitazione, all’immagine di Eva tentatrice. Molto ben caratterizzata, la figura di Esthelle, Stefania Carulli, che nascondendosi dietro un’immagine diafana e capelli color dell’oro, ha dato fiato ad una recitazione elegante, quale il suo ambiente e struggente nei passaggi sulla sua colpa.

Maria Serritiello

copertina libro ArminioGiovedì 16 marzo, alla Libreria Internazionale di Salerno, il poeta Franco Arminio, da Bisaccia, nell’Irpinia Orientale, ha presentato la sua ultima fatica dal titolo “Cedi la strada agli alberi”. Poesie d’amore e di terra. Lui è uno strenuo difensore dell'altra città, ovvero di quella realtà di paesi dimenticati e desertificati, che, tuttavia, riforniscono e vivificano esperienze e vita alla città vera propria. Il poeta, con particolare riferimento ai paesi collinari e montani, che sono discosti dalle tante città, si propone di restituire visibilità e credibilità, proprio a quella realtà che la spinta evolutiva vuole annullare. Invita, il poeta, a far riscoprire, all'uomo del nostro tempo e a disvelare all’interno di sé i valori dimenticati della propria biologia infantile, della sensorialità primigenia e della sacralità ancestrale, scelte che la globalizzazione, in nome del presunto sviluppo, vorrebbe che si facesse. Roberto Saviano di lui dice “E’ uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato», citando un suo passo: «Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno»
Nella nota d’avvio si legge che la prima volta, come scrittore, di Franco Arminio, fu in un pomeriggio di gennaio, del 1976, appena sedicenne, usando la penna rossa e un’agenda di finta pelle, trovata nell’osteria del padre. In quegli anni scrisse senza sosta, riempiendo 18 sacchetti della spazzatura e due casse di legno che il nonno aveva trasportato dall’America. In seguito continuò a scrivere con l’uso del pc e ciò gli rese facile il fare ed il disfare, per la composizione dei versi, che non sono frutto di un’azione spontanea ma curati con insistenza ed attenzione. Paesologo, unico in Italia, è direttore artistico della manifestazione “La Luna e i Calanchi”, che si tiene, nel mese di agosto, ad Aliano, in provincia di Matera, il paese dove fu confinato lo scrittore Carlo Levi, “Parlo dei paesi perché ad un certo punto mi sono reso conto che erano un po’ al mio stesso punto: creature in bilico, col buco in mezzo”
Riappropriandosi della biologia sensoriale “Abbiamo bisogno di contadini/ di poeti, di gente che sa fare il pane/ che ama gli alberi e riconosce il vento...”, e avvalendosi degli eoni precedenti al contatto della madre terra, l'individuo, sostiene, potrà, calendarizzare tempi e contatti con essa, provando ad avvicinarsi alla felicità, o ad essere contento senza motivo, perché sereno e soddisfatto per l'equilibrio raggiunto con se stesso e con gli altri. Così il grido di solitudine dell'individuo, si trasforma in una coralità estesa e partecipata, propria del cosmo. Una riscoperta della biologicità, la sua, che trova forza e sostegno nelle conquiste delle neuroscienze, ad esempio il darwinismo neurale di Gerald Edelman, così come le conclusioni, altrettanto, attuali sul libero arbitrio, dove la biologicità è intesa come sensorialità allargata alla sacralità e alla materialità cosmica “Concedetevi una vacanza/intorno a un filo d’erba,/concedetevi al silenzio e alla luce/alla muta lussuria della rosa”.
Moderno guru della vita contadina o di quella vissuta momento per momento, si fa portavoce credibile ed accattivante di un’esistenza che debba rinnovare certi valori del passato perché possa fondare tutta la propria esistenza su di una filosofia recuperabile ed ancora possibile. Una sorta di rivoluzione copernicana dove sia l'uomo, con le proprie scelte, e non la società globalizzata, ad indirizzare l’esistenza sulla base di una filosofia e di una consapevolezza del sé cercata e trovata nel corso della propria vita. Sensorialità e conoscenza, dunque, per individuare le tante fonti di serenità e felicità senza mai dimenticare l’essere polvere. Franco Arminio non è certamente l'unico, né il primo a lanciare SOS alla comunità tutta, ma di certo è una voce forte, precisa, e sincera, soprattutto attuale: “Non servono/i mestieranti dello sdegno/, i mercanti del frastuono/. Per raccontare certi luoghi ci vogliono la poesia/, il teatro, il canto”. Sembra che le parole siano un flusso continuo, nemmeno pensato o appena uscito dal forno caldo della sua panificazione. Ma non è così! La comprensione facile dei suoi versi non deriva da una composizione sciatta, trascurata, ma è frutto di un lavorio ricercato, inseguito perché possa offrire purezza ed eleganza al verso. Colto fino all'inverosimile impana, nel crogiolo dei suoi sensi, le parole e le presenta fragranti, fumanti e fresche nel piatto della pagina. Serafico e gentile lascia trasparire tutte le asperità e le sconfitte dell'esistenza di tutti gli uomini senza alcuna drammaticità sicché tutto viene ricondotto nell'albero di una umanità dolente. Romano Battaglia, Robert Frost, Virgilio i nomi che più da vicino restituiscono la lettura dei suoi versi, ma è un falso apparentamento, Franco Arminio, rimane unico nel tracciare certe immagini, pure, impietose, franche e reali.
Maria Serritiello

chocolate dayUltimo giorno, domenica 19 marzo 2017, dei quattro in programma, per addolcire la giornata che racchiude tre festività, ossia la ricorrenza di San Giuseppe, la festa del papà e la domenica dedicata al Signore, con il Chocolate Day di Salerno. Un tratto dello splendido lungomare della città è stato allestito da tanti stand con le più gustose delizie di marrone scuro in esposizione. La manifestazione è stata organizzata dalla CLAAI (Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane), in collaborazione con Tanagro Legno Idea e patrocinata dal Comune di Salerno e dalla Camera di Commercio di Salerno, gli stand sono aperti ininterrottamente dalle ore 10,00 alle 24,00 e l’ingresso è libero. Tanti i maestri cioccolatai provenienti da varie parti della penisola: Sicilia, Veneto, Campania, Molise, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Calabria e presenti sul tratto più bello ed assolato della città, per dare luce e colore all’oro nero in esposizione.

Il cioccolato è un alimento derivato dai semi dell'albero del cacao, la pianta ha origini antichissime, più di 6000 mila anni fa ed i primi a coltivarla, intorno all’anno mille a.C., furono i Maya. Una leggenda, azteca, narra di una principessa che, lasciata sola, dal suo sposo, partito in guerra, fu messa a guardia di un smisurato tesoro. All’arrivo dei nemici la principessa si rifiutò di rivelarne il nascondiglio e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono amari come la sofferenza, ma forti ed eccitanti, come le virtù della ragazza.

Oltre a saggiare la tentazione del cioccolato, il cui richiamo, ad ogni banco è simile a quello usato dalle sirene per Ulisse, si può assistere alla fattura di cioccolato artigianale con la Ciokofabbrica, ovvero l’unica fabbrica itinerante del cioccolato in Europa, che mostra la fattura, vera e propria, del cibo degli dei, dimostrazione curata dal cioccolatiere Fausto Ercolani della città di Deruta. Vari laboratori per grandi e piccini sono stati al centro di questi 4 giorni di leccornie, ma il top si raggiungerà, domenica, alle ore 19,00, per l’insolito connubio tra cioccolato e vino. A proporre il singolare accostamento è il maestro artigiano cioccolatiere, Russo Giuseppe da Modica. Il vino da abbinare alla delizia, fatta cioccolato, è quello delle Cantine di Giuseppe Apicella, della Costa d'Amalfi di Tramonti (Sa), preferito dal sommelier Andrea Moscariello. Degustazioni, quelle del Chocolate Day di Salerno, esaltanti le eccellenze del territorio, che vanno sempre più promosse, per combattere le sofisticazioni del mercato fuori controllo.

Maria Serritiello

compagnia dellarte salernoA concludere la brillante stagione di “Che Comico 2016-2017” al Teatro Ridotto di Salerno, direttore artistico Gianluca Tortora, ci ha pensato La Compagnia dell’Arte, con uno spettacolo inusuale per il Tempio della Comicità. Sabato 11 e domenica 12 marzo, nelle consuete due serate, il pubblico ha assistito ad un originale omaggio tributato al grande “Eduardo”, a trent’anni dalla sua morte.

Eduardo: “Oggi più che ieri per un domani migliore”, questo il titolo dello spettacolo, per la regia del bravo Antonello Ronga ed interpretato da: Mauro Collina, Martina Iacovazzo, Federica Buonomo e Vincenzo Triggiano, vuole essere un insieme dell’opera eduardiana, divenuto patrimonio culturale e linguistico di riferimento. Molte delle sue parole, infatti, usate nelle sue commedie, sono diventate lessico familiare in ogni casa. Chi almeno una volta non ha citato la famosa frase di Lucariello, rivolta a suo figlio Nennillo e tratta da Natale in casa Cupiello “Te piace o presepe?” ed il figlio prontamente “No, nu me piace” oppure parole come “ciofeca”, per indicare il caffè di Concetta e “calimma” per indicare il poco calore corporeo nelle case gelate. I termini del grande drammaturgo sono un patrimonio, da lui lasciato, come frutto di esperienza passata, per affrontare con consapevolezza il futuro, sicché le opere del grande Eduardo sono un vademecum per capire che traccia seguire.

Lo spettacolo si è dispiegato, per circa due ore, tra il mondo eduardiano, come un piacevole itinerario, un affondo appropriato nella maggior parte della sua opera, con collegamenti, mai forzati, ma sempre uno incollato all’altro, traendone un eccezionale copione. Le parole prendono “vita e forma” attraverso la perfetta recitazione degli attori, l’assoluta sincronia vocale e quella dei corpi, i veloci cambiamenti dei costumi in scena, avvolti e stravolti da un ammasso di panni coloratissimi e stesi a vari livelli. Ad essere ben attenti s’individuano ad una ad una le opere e le poesie che hanno intrecciato il copione, ad iniziare dai famosi versi “O ragù”, “Io vulesse truvà pace”, “Allora bevo”, “Si t’ò sapesse dicere”, per continuare con le commedie: Natale in casa Cupiello, Non ti pago, Questi Fantasmi, Gli esami non finiscono mai, Pericolosamente, Vincenzo De Pretore, Filumena Martorano, Le voci di dentro, Napoli milionaria.

A rendere gradevole lo spettacolo è, certamente, la bravura dei quattro attori, tutti salernitani, così capaci a scambiarsi i ruoli, i vestiti e l’espressività facciale, ad essere sincronizzati nella pantomima iniziale od ogni volta che serve il corale, nonché la capacità degli stessi a muoversi, senza essere goffi, in uno spazio ristretto quale quello del Teatro Ridotto. Il collante, però, che ha mantenuto l’insieme di tutto lo spettacolo è la singolarità della lettura, così originale dell’abile regista Antonello Ronga, che ha voluto consegnarci, ad un futuro che verrà, un pregno e sapiente passato. La particolare composizione del testo gli ha fruttato, anche, un secondo posto al concorso nazionale di particolari sceneggiature e la possibilità di esibirsi, nel mese di aprile, a Roma, dove sicuramente l’opera godrà di tutto lo spazio scenico di cui ha bisogno per consentire le digressioni elegiache, care al grande Eduardo. Una nota di merito va anche alla scelta delle musiche, tratte dalla colonna sonora del film “Train de vie” scritta dal talentuoso musicista e compositore bosniaco Goran Bregović.

Maria Serritiello

LAPILLI CucchiLuciDellaCittaUno spettacolo forte, per non dimenticare, prodotto da ONG Teatro, ex Asilo Filangieri, dedicato alla tragica vicenda di Stefano Cucchi, un ragazzo di 31 anni, morto mentre era sotto la custodia dello Stato. Casa del Contemporaneo ospita a Salerno, sul palco della Sala Pasolini, una storia simbolo di tante ingiustizie. In scena sabato 18 marzo (ore 19) e domenica 19 marzo (ore 18), “Luci della città/Stefano Cucchi”, testo e regia di Pino Carbone, con Francesca De Nicolais, che unisce la leggerezza di  Charlot nel film “Luci della città” - in cui si improvvisava inverosimile boxeur - alla gravità di quanto  accaduto a Stefano Cucchi, un improbabile peso piuma, che praticava boxe a livello amatoriale. La sensazione è quella di assistere a uno spettacolo che non dovrebbe avere luogo. Perché di Stefano Cucchi, a teatro, non si dovrebbe parlare. Perché è una storia che nessuno vuole sentire. Perché non c’è niente da rappresentare. Un ragazzo di 31 anni è morto. È entrato in carcere sulle sue gambe, è uscito cadavere dal reparto di medicina protetta di un ospedale una settimana dopo. Senza poter vedere i suoi familiari, senza potersi neppure cambiare i vestiti e la biancheria. Sul suo corpo sfigurato vistosi segni, in quel letto d’ospedale i sudori acidi di una solitaria astinenza. La vicenda di Stefano Cucchi è emblematica di qualcosa che non va, di qualcosa che ci riguarda. Che dovrebbe riguardarci tutti, se avessimo occhi.

Sala Pier Paolo Pasolini, via Alvarez Lungomare Trieste - Salerno

Biglietti: intero € 15; ridotto € 10 (abbonati altri teatri\over 65\gruppi di almeno 5 persone\CRAL); riduzione speciale studenti € 5 (Università\Conservatori\Accademie\Scuole di recitazione).

Info e prenotazioni: 3454679142 | www.casadelcontemporaneo.it | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Prevendita su www.postoriservato.it | Punti vendita autorizzati: www.postoriservato.it/punti vendita

LAPILLI ESILIOphPinoMontisciVenerdì 17 marzo all’Auditorium del Centro Sociale di Salerno (via R. Cantarella 22, quartiere Pastena), alle ore 21, la seconda stagione Mutaverso Teatro, diretta da Vincenzo Albano, “Esilio”, prodotto da Piccola Compagnia Dammacco, ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco, in collaborazione con Serena Balivo, con Serena Balivo, Mariano Dammacco. Lo spettacolo ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti:  vincitore del Last Seen 2016; miglior spettacolo dell’anno di Krapp’s Las Post; spettacolo finalista al premio Rete Critica 2016. La protagonista femminile, Serena Balivo, è stata finalista al Premio Ubu 2016. “Esilio”, proposto dalla compagnia modenese, fa parte della “Trilogia della Fine del Mondo”, ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e in corso di realizzazione. Il primo spettacolo è stato “L’ultima notte di Antonio”, il terzo sarà “La buona educazione”. “Esilio” racconta la storia di un uomo - come tanti al giorno d’oggi - che ha perso il suo lavoro e insieme, al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità. Gli spettatori partecipano al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso e con le sue ossessioni. I linguaggi scelti sono quelli del surrealismo e dell’umorismo perché lo spettacolo possa offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzi le contraddizioni e suggerisca qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere. Mariano Dammacco, attore, autore, regista e pedagogo teatrale di esperienza ventennale, ha portato i lavori realizzati con la Compagnia all’interno di festival quali Primavera dei Teatri, Asti Teatro, Castel dei Mondi, Vie, Torino Fringe Festival, L’opera galleggiante e Il giardino delle esperidi, ed ha avviato collaborazioni con ERT-Emilia Romagna Teatro, ATERAssociazione, Teatrale Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna, L’arboreto Teatro Dimora, Campsirago Residenza.

Carnet 9 spettacoli: intero 85 euro, ridotto 70 euro. 

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 348 0741007.

Ingresso € 12,00, ridotto € 10,00.

Info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. | 348 0741007.

LAPILLI news116612Giovedì 2 marzo, presso la Libreria Imagine’s Book di Salerno si è tenuta la presentazione del libro di Maria Rosaria Amato “Poesie delle notti bianche”, edito dalla casa editrice “Oèdipus”.

La serata è stata introdotta dall’editore, prof. Francesco Forte, che ha avuto parole molto lusinghiere sulle qualità poetiche della Amato, precisando che benché questa sia la sua opera prima, pure ha dimostrato un talento creativo non comune. Ha poi presentato gli altri relatori della serata: l’arch. e scrittore Domenico Notari e la sociologa Franca Grosso.

L’analisi di Notari è stato estremamente interessante e approfondita. Si è concentrata innanzitutto sulla continuità dell’opera della Amato che ha saputo portare nella sua poesia la stessa vena artistica e le suggestioni cromatiche dell’artista, già  ceramista. Infatti nelle Poesie delle notti bianche si possono riscontrare le atmosfere di apparente leggerezza che caratterizzano anche le immagini della sua primaria espressione artistica: la pittura su ceramica, appunto. Questa è stata, infatti, per moltissimi anni, l’attività che l’ha vista impegnata anche in sperimentazioni tecniche (le terre nere, ad esempio) coniugate ad una spiccata originalità tematica (la mostra sulle favole e sul noir).  Notari, anche con la lettura di una di queste poesie, ha dato dimostrazione di come l’Amato ha saputo giocare con le parole, e con il suono stesso delle parole, con la maestria che le era propria nell’arte visiva. Insomma anche nella sua poesia l’Amato porta originalità ed artigianalità, arte e riflessione tra disincanto e stupore quasi mistico in contemplazione della natura con l’effetto di suscitare una varia gamma di sentimenti ed emozioni.

Il commento della Grosso si è soffermato sul senso dello scrivere, sia esso poesia ma non solo. La scrittura, infatti, è un canale, un mezzo espressivo molto potente. Possiede la capacità di portare fuori l’interiorità dello scrittore, la sua umanità e di porcela come specchio in cui tutti noi possiamo ritrovarci. Come scrive nella prefazione del libro, l’arte «è un infinito cammino di ricerca con cui nutrire l’anima». Ma l’introspezione e l’elaborazione delle emozioni, così come la loro descrizione, non è una operazione semplice e soprattutto non è uguale per tutti. Infatti «non sempre è solo conforto e consolazione. Più spesso ci aiuta una riflessione arguta, un pensiero scomodo, una battuta irriverente. Solo così ci viene rivelata la nostra piena umanità. Nei versi, infatti, si racconta non solo del mondo interiore di chi scrive ma anche di noi tutti, della nostra comune matrice umana». E certamente non è trascurabile anche la funzione terapeutica dello scrivere che a tutti i livelli, professionale o meno, svolge un ruolo di “ascolto e completamento” e perfino di “riparazione”.

Nel corso dei vari interventi la lettura di alcune poesie della raccolta è stata affidata all’arch. Pina Russo che ha saputo interpretare con grande maestria le liriche proposte all’attenzione, valorizzandone il tono ora profondo, ora giocoso, ora dissacrante.  

Alcuni interventi pervenuti dal pubblico presente in sala (che ha registrato il pieno dei posti a sedere nella libreria) hanno alimentato un breve dibattito a conclusione della serata, dando dimostrazione di quanto sia stata partecipata e soddisfacente l’iniziativa. 

Oltre 120 eventi in tutta Italia

‪Franceschini: musei e soprintendenze protagonisti

LAPILLI Logo MiBACT 250Martedì 14 marzo sarà la prima edizione della Giornata nazionale del Paesaggio con oltre 120 iniziative in tutta Italia e la cerimonia per la consegna del Premio Paesaggio Italiano nel Salone Spadolini del Collegio Romano a Roma.

L’evento, voluto per promuovere la cultura del paesaggio e sensibilizzare i cittadini sui temi e i valori della salvaguardia dei territori vede protagonisti i musei, che proporranno visite guidate e approfondimenti tematici, e le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che apriranno le porte ai cittadini con iniziative di sensibilizzazione e di riflessione sul Paesaggio italiano.

Le iniziative in programma, in continuo aggiornamento, sono consultabili sul sito www.beniculturali.it/giornatadelpaesaggio e si svolgono su gran parte del territorio nazionale.

“Una giornata importante, – ha dichiarato il Ministro Franceschini – che coinvolge a pieno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, voluta per sottolineare al Paese l'importanza del Paesaggio italiano, la necessità di conoscerlo, proteggerlo e valorizzarlo. Tutelare il paesaggio significa difendere il territorio e l'ambiente e promuovere quindi un modello di sviluppo sostenibile, anche attraverso un turismo attento e consapevole della straordinaria varietà che offrono i paesaggi italiani".

Rai Radio3 è media partner dell’evento.  

LAPILLI cip cip bau bau10032017Cip cip bau bau. Il linguaggio degli animali, di CTA - Centro Teatro Animazione e Figure  di Gorizia - in scena sabato 11 marzo alle ore 16.30 alla Sala Pasolini a Salerno, per bimbi dai 3 anni ai 5 anni, è il tenerissimo spettacolo proposto nell'ambito della rassegna “Young”, a cura di Le Nuvole/Casa del Contemporaneo. Una storia che da Calvino, attraverso i Fratelli Grimm, arriva ai giorni nostri e narra di Bobo, un ragazzo in conflitto con il padre ed i suoi canoni educativi tradizionali, che per necessità, ma soprattutto assecondando una sua naturale vocazione, si ritrova a comunicare con gli animali e ad impararne il linguaggio. Grazie a questa capacità così speciale, riuscirà non solo a mettere in salvo se stesso e le persone che incontra sul suo cammino da situazioni intricate e pericolose, ma diventerà alla fine una persona importante. "Imparare le lingue è molto importante per comunicare con gli altri e farsi degli amici - riferiscono il regista Roberto Piaggio e Antonella Caruzzi ideatrice del progetto - Cosi come conoscere abitudini e tradizioni di un paese diverso e lontano dal proprio. Ma quando lo straniero ha coda e piume, come si fa a imparare la sua lingua e a mettersi davvero in comunicazione?"

Info e prenotazioni: 345 467 9142

Sala Pier Paolo Pasolini, via Alvarez Lungomare Trieste - Salerno - sabato 11 marzo 2017 ore 16.30

Biglietto € 8,00 – prevendita www.postoriservato.it; Ridotto Gruppi € 6,00 (min 10 pax) con obbligo di prenotazione e preacquisto

Info e prenotazioni: 0812395653 (feriali 9.00/17.00); 0812397299 (giorni spettacolo); Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.lenuvole.it; www.casadelcontemporaneo.it

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