E fu la serata del "Se...", il 27 novembre scorso, con il reading di poesie del versatile autore Claudio Tortora, direttore artistico del Teatro delle Arti di Salerno e Patron della più famosa competizione nazionale della comicità “Premio Charlot”. La teatralizzazione delle 15 poesie: Mi chiedo, Cos’è, Lettera alla Luna, Il Mare, Novembre, Suggerimenti, Percorsi, Noi per sempre, L’amore con l’accento, Navigando, Guardia Pensieri, Può darsi, Finale, Quello che verrà, Sono così , che fanno parte della pregevole raccolta edita dalla Phasar di Firenze, sono state recitate, in ordine alfabetico da: Martina Iacovazzi, Antonello Ronga, Renata Tafuri e Cinzia Ugatti, accompagnati dalla sapiente ed originale regia di Andrea Carraro.
Tutta la serata, sfalsata in due momenti, per dare modo di seguire la rappresentazione itinerante, tratta di riflessioni in forma poetica di Claudio Tortora, sulle problematiche esistenziali della vita di ognuno di noi. La regia di Andrea Carraro ha, dapprima, incuriosito e poi via via, captato e proiettato, in un tempo dilatato, lo spettatore, sconvolgendo i tempi e i modi canonici della rappresentazione. Così lo spettacolo ha avuto inizio, riavvolgendo il nastro all’ indietro, per convogliare gli spettatori, che già affollavano la sala “Peppe Natella”, all' ingresso del teatro, dove Renata Tafuri e Cinzia Ugatti delicate, signorili e gentili, una sorta di Virgilio al femminile, invitavano a seguirle, lungo un percorso inconsueto e talvolta sorprendente. Sono apparsi all’occhio meravigliato dei presenti, luoghi inimmaginabili ed un specie di oscuro ventre, di solito negato a chi artista non è, per attraversare le visceri del teatro stesso, camerini, passaggi nascosti, scale impervie e strette stanze. Una laica via crucis, all’interno della quale fare tesoro di quanto Claudio ci partecipa, che non è un modello, né una lista da seguire, ma solamente il suo mondo interiore svelato e consegnato come un magnifico dono. Traspare dai versi la bell’anima dell’autore, che se ne sta discosto, intimidito, ma felice perché il suo sogno poetico è finalmente un realtà che esce dalle pagine scritte, per materializzarsi e colpire i sensi dello spettatore. Antonello Ronca, Martina Iacovazzo, Renata Tafuri e Cinzia Ugatti, voci, gesto, agilità, mestiere, passione, hanno fatto il resto, modulando i versi, intrecciandoli con il sibilo del vento che fischia e sbatte contro il panneggio del sipario, tanto da sentirne il soffio e senza che i versi abbiano a temere. La vita che viene fuori dal mondo poetico di Claudio è quella che va combattuta per quella che è, senza false illusioni, senza cedere allo sconforto e senza allontanarsi dagli ideali, quali arcobaleni da dispensare lungo il percorso.
Il tratto di strada compiuto, accompagnati dai versi di Claudio si arricchisce di un’ebbrezza improvvisa, quella del piano mobile del dietro le quinte del teatro, un cerchio magico ideale dove ognuno è sostenitore dell’altro, un piccolo tratto eppure già uniti. Potessimo farlo ancora fuori dal Delle Arti!
“Può darsi che un giorno il mondo intero cambi, / Che il padre dia al figlio quello che più gli manca / Che il saggio ritorna a predicare / Che il vecchio ritorni a dar consigli. / Che ognuno si accontenti di quello che possiede, / Che gli ideali tornino ad essere una fede, / Che il tempo sia vissuto senza paure, /Lo spazio sia riempito sempre in ugual misure. / Può darsi però che tutto rimanga un sogno. / Io lo continuo a fare, /ne sento un gran bisogno.”
Grazie Claudio
Maria Serritiello
In loft moderno evidenzia la presenza di superfici di acciaio, piccole sculture, un tavolo quasi spartano, nella sua ricercata semplicità ed una mini cucina perfettamente funzionante, un ristretta cerchia di amici, davanti a sfiziosi manicaretti e vino buono, hanno provato a parlare di arte nei termini più semplici, ma nel contempo il più efficace possibile. Il dibattito avviato per la seconda serata, organizzata dall'associazione Spazio Up Arte, ha avuto per tema "Come fruire l’arte comodamente”
Partendo da Largo Campo e seguendo le indicazioni per la chiesa di Santa Maria de Lama si ha la possibilità di scoprire la parte storica della città meno nota al visitatore di passaggio.
Venerdì 25 novembre presso la sede dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno,
Si inaugura a Cetara, domenica 27 novembre alle ore 19,30 con l’accensione delle nuove luminarie, il periodo natalizio. Splendide luci illumineranno le vie del piccolo borgo marinaro, con una novità: risplenderà anche la torre vicereale, che illuminerà le notti del lungo periodo delle festività natalizie. “Per l’inaugurazione delle nuove luci, abbiamo organizzato, insieme al consigliere Daniele D’Elia anche uno spettacolo del fuoco, con artisti di strada che animeranno la serata con musica e giochi”, ha spiegato l’assessore alla Cultura e Turismo, Angela Speranza, che a breve svelerà anche tutte le manifestazioni natalizie previste a Cetara per il mese di dicembre. “I bambini ma anche le famiglie di Cetara attendono con gioia questo periodo, lontano dai clamori estivi ma pur sempre animato, anche per continuare ad essere un riferimento per quei turisti e visitatori che continuano a venire in Costiera in inverno. Tra gli sponsor che hanno contribuito alla installazione delle nuove luminarie c’è la Sicme Energy e Gas; l’ad Pierluigi Punzi ha spiegato le ragioni alla base della sponsorizzazione: “E’ il primo anno che diamo questo contributo, e, nello stile della nostra azienda, immaginiamo una continuità di sostegno alle manifestazioni che, come questa, portano gioia e luce nelle famiglie”.
Il 18 novembre scorso, al Teatro del Giullare di Salerno, il Porto delle Nebbie, Presidente Piera Carlomagno, l’associazione culturale, nata nel 2014, con l'intento di diffondere e promuovere i libri gialli, noir, thriller, attraverso organizzazione di eventi e presentazioni, ha ripreso l’attività per favorire, questa volta un noir scritto a sei mani, dal titolo: Crimini dell’anima. Tutte donne le autrici:
Da un libero adattamento di Matteo Salsano della novella di Giovanni Verga, va in scena sabato 26 (ore 21) e domenica 27 novembre (ore 18,30), al Teatro Nuovo di Salerno (via Laspro), lo spettacolo “La Lupa”, con Lucia Di Mauro, nelle vesti della protagonista. Con lei sul palco Alfredo De Simone, Felice De Chiara, Sara Monsurrò, Stefano Mammato, Carla Glorio, Carlo Iuliano, Milena Torrone, Sergio Galderisi, Renata Adami e Giusy Sessa, tutti personaggi che animano il piccolo paese in cui si consuma il dramma, tra malelingue, passioni, odi e vendette. Tutti sentimenti scatenati dalla Lupa, donna insaziabile e senza scrupoli che tiene sul filo i maschi del villaggio. “…E se le dicerie, il pettegolare, le invidie, la cattiveria, l’assoluta mancanza di umanità di una piccola comunità di contadini, avvolgessero a tal punto i personaggi della novella fino a trasportarli con forza verso un finale inevitabilmente drammatico… E se la passione di questi fosse così travolgente da oscurare il piccolo mondo in cui vivono (l’antro di una grotta), lasciando come una via di uscita il sacrificio, come atto di purificazione... E se la voglia inarrestabile derivasse dal semplice desiderio di amare…”, scrive nelle note di regia Matteo Salsano, ponendo un dubbio e tracciando, al contempo, uno scenario diverso da quello abituale, in cui la protagonista - donna scabrosa ed imperdonabile - viene in qualche modo assolta per il suo agire randagio e dissoluto.
Il palcoscenico di YOUNG, la rassegna teatrale per i più piccoli a cura di Associazione Casa del Contemporaneo/Le Nuvole, ospita “Rosso Cappuccetto”, della compagnia Teatro delle Briciole. L’originale allestimento dell’antica fiaba di Perrault fra teatro d’attore, narrazione e pop-up, a firma del regista Mirto Baliani, autore anche delle musiche originali, sarà in scena sabato 26 novembre alle ore 16.30 alla Sala Pasolini sul Lungomare Trieste a Salerno. “Ci siamo avvicinati a questa fiaba antica con tutto il rispetto che si deve ad una favola classica – riferiscono in una nota il regista Mirto Baliani e Emanuela Dall’aglio, regista e interprete – immaginando un'unica figura a riunire l'intera architettura dello spettacolo, fondendo scenografia, costumi, oggetti e animazione in un unico manufatto, che genera così unitariamente personaggi, azioni, oggetti e colpi di scena. Il racconto, come nella prima versione scritta da Perrault, ripercorre le vicende di una bambina che si avventura nel bosco e incontra il lupo che cambierà per sempre il suo destino, mentre il lieto fine, quello che i bambini attendono, quello che tutti vogliono, quello che i fratelli Grimm hanno aggiunto, arriva da lontano, come un cacciatore o un innamorato, come un elemento esterno casuale, dove la casualità si fa necessità rituale.