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“Trasparenza dello sguardo”

Copertina libro 100“Trasparenza dello sguardo” Kinetès Edizioni: la raccolta di poesie di Antonella Fusco. “Non solo la vita di chi ama, ma anche quella di chi si ama può essere un sogno” scrive nella prefazione Felice Casucci professore ordinario di Diritto Privato Comparato presso l’Università degli Studi del Sannio (Bn). Ed ancora “Si avvicina al lettore portandolo per mano nella luce della sua penombra. Tutto accade, nella meraviglia del silenzio, nell’infinito che palpita come un cuore a cielo aperto. Raffinato è il tocco della Poesia, eppure semplice, sfuma, ricama, stupefatto nell’allusione a un’armonia sorgiva, perenne, rigenerante”. “Trasparenza dello sguardo” mette in rilievo la luminosità dell’anima, quella parte che illumina, non oscura. Lo sguardo, il protagonista delle liriche, è vissuto come sentire interiorizzato. È aprirsi all’altro per donare ed accogliere. È arricchimento. “Non l’Io, ma il Noi vi abita” illustra sempre il professore Casucci. All’interno del libro si possono ammirare anche delle opere dell’artista Mario Lanzione: Velature di finestra, 1981, carte veline e acrilici su tavola, 70x50cm e Trasparenze, 1977, carte veline e acrilici su tavola, 100x70 cm. Così l’opera della copertina “La soglia dell’infinito”, 1985, carte veline e acrilici su tavola, 70x100 cm, che rappresenta il manifesto della raccolta di poesie di Antonella Fusco.

 

 

Forza dell’amore

 

Due sguardi

si incontrano

sorriso

e silenzio

dialogano.

Ci scopriamo

due esseri

consonanti

sulla soglia

dell’infinito.

 

 

ANTONELLA FUSCO

Foto Antonella Fusco 100Antonella Fusco è docente ordinaria di Lingua e Letteratura italiana presso il Liceo Statale “G. Guacci” di Benevento. Laureata in Lettere, in Pedagogia e in Scienze Motorie, giornalista pubblicista, è profondamente impegnata nel mondo della scuola, in cui riveste vari incarichi professionali, inerenti in particolare alla didattica e alla ricerca, avendo altresì operato soprattutto nei raccordi tra scuola di secondo grado e università. Si dedica da qualche anno alla poesia, partecipando con successo a significativi premi letterari e rientrando in antologie della poesia italiana presente.

 

INCANTO NEL DISINCANTO 

Frammenti lirici di Suzana Glavaš         

  di Antonio Cardellicchio 

 

Foto Suzana GlavasLuce meridiana, spuma del mare, bagliori di coscienza, frecce d'amore, uccelli nel vento, nei versi di Suzana Glavaš, poetessa, scrittrice, docente universitaria, ebrea croata, bilingue, mia amica. 

Parole che incantano, estratte dalle proprie viscere e rese lucenti da riflessi metafisici. Ma questa luminosità metafisica, questa essenzialità per concentrazione non diluisce ma dipana la sfera sensoriale del dire poco, sentire molto. Intermittenze di un'anima segreta. Incanto nel disincanto.

Immersi e sommersi come siamo in una meccanica tecno-universale, invasi dalla miseria e standardizzazione di un dire che più non dice ma è un già detto, prefabbricato, in una coazione di frasi fatte. La parola poetica invece, ora tanto ai margini, in questa condizione accresce il suo valore umano, artistico, di libertà.

Brilla di luce, è la lingua di un sogno, dona un occhio nuovo sulla realtà consueta. Svela barlumi del mistero della creazione divina del mondo e dell'uomo. 

Frammenti lirici mediterranei, liquidi per immediatezza, solidi per selettività e intarsio della parola scritta nello spazio bianco, affiorata dal pianeta sconosciuto dell'inconscio. 

L'attimo di una sensazione fugace viene fissato, eternato nella luce stilistica della parola emersa. 

Accade nel mondo lirico della Glavaš quel che accadde nei celebri, folgoranti per bellezza struggente estrema, versi giovanili di Dante

Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento, 

e messi in un vasel ch' ad ogni vento 

per mare andasse al voler vostro e mio...

Dove il vento del desiderio spinge la barca con i tre poeti innamorati e le loro donne, affinché "di stare insieme crescesse 'l disio". Un viaggio per mare, sognato su una nave incantata che trasporti senza meta e per un tempo indefinito.

Il fascinoso sonetto unisce il pathos della distanza, da un mondo lontanissimo e diverso, con un sogno atemporale, che canta le esistenze giovanili di ogni tempo e di ogni luogo. Di chi nuovo al mondo vive il suo sogno e ha uno sguardo nuovo sul mondo, con stupore e meraviglia.

Non sto dicendo niente di nuovo ma dirlo qui ha un suo senso. Mi vengono in mente parole del grande poeta portoghese Fernando Pessoa: "Tutte le frasi d'amore sono stupide, ma è più stupido chi non le ha mai dette". La Glavaš appunto dà un abito nuovo alle voci elementari degli innamorati della vita. Un esempio: 

mari di occhi 

in mari di mari 

come bolle 

di sogni 

naufragati 

amari

L'ultima sua raccolta poetica "Come stormi colmi di giorni di ritorni" Carthago edizioni 2021 è stata presentata nella Sinagoga di Napoli. Preceduta dalla illustrazione di una sua bella traduzione dal croato del romanzo di Jasminka Domaš "Rebecca. Nel profondo dell'anima" Carthago edizioni, che si svolge nel solco delle narrazioni sull'infinito orrore della Shoah, sospesa tra testimonianza e capacità narrativa, come Elie Wiesel e Primo Levi.

Il rabbino di Napoli Cesare Moscati ha illuminato il valore fondante della vita nella realtà ebraica come etica, libertà, verità.

Cordiale presentazione della narratrice Miriam Rebhun. Letture di versi insieme a esecuzioni musicali attrattive. Sarabanda e Preludio della Suite per violoncello solo di Bach, interprete Giulia Massa, brillante allieva del maestro Luca Signorini, e brani struggenti dalla chitarra di Claudio Cecere, dal tema di Schindler's List ad una favolosa Bachiana Brasileira di Villa Lobos, dove si uniscono la grande tradizione di Bach con la musica folclorica brasiliana. Il compositore osava dire di Bach: " la sua musica proviene dall'infinito australe e si diffonde sulla terra sottoforma di musica folclorica". 

Piacevolmente, dunque, un legame tra il canto verbale in pianissimo della Glavaš, diciamo in sol minore, e le note di violoncello e chitarra.

Applausi, partecipazione emotiva del pubblico.

Sono Maria

di Gennaro Di Donna

 

madonna maria 200Correvo, inciampavo, tornavo a correre su questa via stretta della vita.

Pioveva.  L’acqua quasi inondava questo paesaggio del pensiero. 

Poi, un attimo, solo un attimo, ho fermato la mia corsa, la pioggia ha fermato la mia coscienza e la mia anima. 

Era notte.

Tutto era buio. 

I miei occhi erano accecati e la via del silenzio appariva più lunga e faticosa.

Poi, l’alba sull’orizzonte e la luce soave. 

Una donna, vestita di sole, si avvicinava verso di me e la via stretta divenne larga.

Ero frastornato. 

Ero felice.

Ero riposato.

Avevo voglia di vivere.

Le chiesi, quando era a un passo da me, chi fosse. 

Sorrise, mi guardava con l’intensità che non posso descrivere. 

Sono Maria! E fui salvato.

 

Il Vesuvio

di Gennaro Di Donna

 

Foto Vesuvio 250Ogni giorno, getto qualche sguardo al Vesuvio

Un sottile filo di fumo, in ricordo di tanti anni fa 

Meraviglia della Natura, tra amore e paura

Lassù raccolgo qualche pietra di lava e dei lapilli 

Osservo la bellezza di una lunga storia, e vedo il panorama, testimone di tanto ardire

Trema pian piano e, a volte, un po’ di più

A “Muntagna”, come si dice a Napoli, questo vulcano sta nel cuore dei napoletani.

 Senza se e senza ma, il Vesuvio dà il buongiorno ogni mattina.

‘A ballatta d’’a povera ggente” di Carlo Avvisati

carlo avvisati1 21 100Il dolore per la tragedia, l’ennesima, dei migranti consumatasi sulla spiaggia di Cutro, a pochi metri dalla salvezza, ha spinto Carlo Avvisati, giornalista, scrittore, poeta, a mettere su carta questi quattro verdi di denuncia per la stagione di aridità  che il cuore degli esseri umani sta vivendo, e non da poco tempo.

Sono scritti in napoletano, la sua, la nostra, lingua madre, quella pregnante ed esaustiva.

 

‘A bballata d’’a povera ggente

‘O mare vatte ll’onne ncopp’‘a rena,

purtanno a rriva na pupata ‘e pezza; 

nu poco cchiù luntano, ‘int’a na rezza,

hanno truvato miezo piezzo ‘e pane. 

Chest’è ‘a canzone d’ ‘a povera ggente

chisti so’ strille, iastemme, so’ cchianti

‘e chi ‘nt’all’onne sperduto se sente

‘e chi ‘a sta vita nun tene ‘a sperà.

Dint’ a la rezza na nenna durmeva

cu ‘e vvracce attuorno a nu piezzo ‘e lignammo;

chi sape si durmenno se sunnava

che s’abbracciava e sse vasava ‘a mamma 

Chest’è ‘a bballata d’’a povera ggente

‘e chi ha perduto famiglia e ppariente, 

 ‘e chi jastemma ‘o destino fetente,

‘e chi  sperava cchiù mmeglio ‘e campà.

“Maronna! … aiuto… ‘o mare ce zeffonna!”:

ma nun ce stanno santi, nun ce stanno,

nisciuno sente a cchi mo st’alluccanno…

ca nzieme cu li pisce scenne nfunno.

Cheste so’ vvoce ca stracceno ‘o core,

chest’è ‘a canzone ‘e chi more pe mmare,

e chi ha perduto li ccose cchiù care,

chist’è ‘o destino ‘e chi maje turnarrà.

di donnaSono Gennaro Di Donna, nato a Torre del Greco nel 1955.

Diplomato ragioniere, ho lavorato negli uffici giudiziari, in Prefettura, all'Università, al Comune di Torre del Greco. Sono stato giornalista e coautore di alcuni lavori scientifici su riviste nazionali ed internazionali.

A sedici anni, i vulcani sono entrati, con forza, nei miei studi. In particolare il Vesuvio e i Campi Flegrei, hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia conoscenza.

All'Università Federico II ho collaborato con il professore Giuseppe Luongo, già Direttore dell'Osservatorio Vesuviano.

La mia avventura all'Osservatorio Vesuviano è piena di ricordi indimenticabili. Ricordo la crisi bradisismica dei Campi Flegrei negli anni 1982-84 e gli incontri di studio con il professore Luongo, direttore dell'Osservatorio Vesuviano.

Oltre al Vesuvio ed i Campi Flegrei, mi sono interessato del Vulcano Mt. St. Helens, nello Stato di Washington (USA) che nel 1980 è esploso con grande energia.

Con il professore Adriano Mazzarella, meteorologo, ho svolto lavori di ricerca sul clima.

Studiare un vulcano e il clima è un'esperienza straordinaria.

Quello che scrivo è molto lontano dalla poesia, non sono un poeta. Non l'ho mai pensato.

Attraverso momenti di sconforto, di apprensione, di solitudine interiore per le malattie che, da otto anni, mi hanno devastato. Vorrei un mondo che non esiste, un mondo che non so esprimere.

A volte, scrivere dei versi mi ristora, con essi nella mente ricordo il passato, il mio passato.

La mia cara e indimenticabile Rosanna, era appassionata della poesia napoletana.

Per lei ho scritto molti versi. Ricordo i suoi occhi neri e profondi che mi dicevano tutto l'amore che sentiva per me.

Rosanna è rimasta nel mio cuore e, ancora oggi, mi dà la forza di scrivere versi che dedico a lei.

 

Se solo avessi un'ora

 

Avevo te e sei andata, quella sera d'estate, lontana.

Un mondo invisibile ti sovrasta e la solitudine, che è in me,

si nasconde nei ricordi del tempo.

Se solo avessi un'ora, un'ora sola,

per vedere i tuoi occhi splendidi, ascoltare la tua voce,

avvertire il tuo sentimento d'amore, sentirei il paradiso.

Il tramonto, con i suoi colori, domina la mia mente,

che aspetta, senza riposo, la notte profonda!

 

Piove

 

Le prime gocce, un fulmine e poi la pioggia costante.

I lampi illuminano la notte e il vento trasporta le gocce che diventano più intense.

La meraviglia dei fulmini che cadono con il guizzare veloce verso terra e nell'aria stessa.

La pioggia, ora, è intensa sempre più, e il frusciare si sente dietro la finestra.

Il temporale si è fermato, mi affaccio e avverto l'odore della terra!

 

Il Vesuvio

Il Vesuvio, montagna di fuoco.

Tra cenere e lapilli sulla roccia di lava,

mostra la bellezza della natura ignea.

Scienza, poesia, musica, versi e passione

fanno del vulcano un luogo dove l'amore vince ogni avversità.

 

Una domenica d'estate

Una domenica d'estate, il sole, a mezzogiorno, splendeva sulla bella Napoli.

La gente passeggiava per le strade e, come in un sogno, era felice.

I bambini giocavano gioiosi nei vicoli e tutto sembrava un paradiso.

Un paradiso? Sì! Quel giorno il Signore discese dal Paradiso

e camminava tra la folla napoletana.

Dio ascoltava ogni singola persona, ricca o povera, e quando fu nel Cielo esclamò:

Napoli è bella, come la sua gente, ed io la salverò!

 

Come una danza

 

Mormora appena il mare stanotte, e nel buio sembra senza vita.

Ecco, l'aria ha un sussulto, e poi un altro, e uno ancora

e le onde seguono il ritmo, come un danzare nel tempo che passa.

Domani, forse, il mare si acquieta e io, solo nei miei pensieri,

ammiro la natura, questa natura che sorprende. Sempre!

 

Vorrei

 

Vorrei ascoltare un albero quando arriva l'autunno.

Vorrei ascoltare le foglie che cadono col loro colore ingiallito.

Vorrei ascoltare il loro lamento.

Vorrei ascoltare la gioia del domani.

Vorrei, vorrei, vorrei!

Nel mare dei sogni

Nel mare dei sogni, ho visto il passato;

Nel mare dei sogni, il sole era splendente più del solito;

Nel mare dei sogni, le piogge erano leggere;

Nel mare dei sogni, ho assaporato la felicità;

Nel mare dei sogni, l'amore è amore per sempre.

 

Gennaro Di Donna

PIOVE

Piove. Le prime gocce, un fulmine e poi la pioggia costante. I lampi illuminano la notte e il vento trasporta le gocce che diventano più intense. 

La meraviglia dei fulmini che cadono con il guizzare veloce verso terra e nell'aria stessa.

 La pioggia, ora, è intensa sempre più, e il frusciare si sente dietro la finestra. 

Il temporale si è fermato, mi affaccio e avverto l'odore della terra!

 

NEL MARE DEI SOGNI

Nel mare dei sogni, ho visto il passato;

Nel mare dei sogni, il sole era splendente più del solito;

Nel mare dei sogni, le piogge erano leggere;

Nel mare dei sogni, ho assaporato la felicità;

Nel mare dei sogni, l'amore è amore per sempre.

 

GENNARO DI DONNA

Foto migranti 250

Venti anni fa, già affrontavo e descrivevo nel mio poemetto “ ‘O ritorno d’’o Pataterno” il problema della migrazione e dell’accoglienza per questa gente che scappava da guerre, pestilenze, e carestie… eccovene uno stralcio.

È san Gennaro che si rivolge al Padreterno descrivendogli la terribile situazione dei migranti

 

… Pòvera gente c’ha passato ‘o mare

lassanno ‘a terra soia pe campà meglio,

abbandunanno lla mugliere e figlie,

ll’amice, ‘a mamma, ‘o pate, ‘e ccose care.


Fujenno strazie, guerre e carastie

se so’ credute ca venenno cca

scanzavano pe sempe ‘ e mmalatie:

chiste so’ figlie a vuje. So’ ‘e "vuo’ cumprà".


Mo campano vennenno ‘e scartapelle

fanno na vita ‘e cane, nun ve dico;

‘a sera , quacche vota, sott’’e stelle,

s’addormono ‘mbriache int’a nu vico.


Uocchie ‘e brillante, ‘e ffemmene, v’’o giuro,

vann’ a servizio ‘ncopp’ a da ‘e signure.

Stentano a faticà na vita sana.

Quaccuna campa meglio: fa ‘a puttana!


Chesto, vuie me dicite, è malamente.

È ‘o vero. Nun ve pozzo criticà.

Ma ‘o munno è addeventato na samenta,

ognuno nciarma e sciarma pe campà…

 

Carlo Avvisati

                                                                   Tiempo ‘e zampogne

alcuni zampognari 250L’avimmo visto, st’anno, n’ata vota,
‘o tiempo ‘e quanno sonano ‘e zzampogne:
ma comme vota ‘e pressa chesta rota
haie voglia d’’a fremmà cu ddiente e ogne.
Se sente addore ‘e ‘ncienzo mmiez’ â via,
sciùliano ‘a dint’’e spase ‘e capitune,
na vecchia murmurea n’Avummaria,
sparano quacche ttracco ruie guagliune;
ullero - ullero, abboffa ‘o zampugnaro,
ullero – ullero, canta ’a ciaramella,
mente cu ‘o ffuoco sotto, int’’a caurara,
se coceno ‘e ccacace cu ‘e nnucelle.
‘o pasticciero, dint’’a na vetrina,
mo spanne ‘e roccocò cu ‘e susamielle;
‘o verdummaro, ‘e canto ê mannarine,
ha fatto nu Vesuvio cu ‘e friarielle.
Pitta nu San Giuseppe ‘o pasturaro,
‘mperetta ‘o canteniero tutt’’o vino.
Na figliulella, doppo ‘o paro e ‘o sparo,
accatta, p’’o presebbio, nu Bammino.
Ntratanto, ‘o zampugnaro cagna casa,
e abboffa n’ata vota int’’a zampogna,
mente pe ssott’’e pporte sisca e trase
                                                                            na tramuntana ca ne zompa ll’ogne.
                                                                             Venuto è ‘o tiempo ca nascette Dio,
                                                                       pe chist’at’anno e pe tant’anne ancora,
                                                                        ma nun vola p’’o munno l’alleria
                                                                       saglieno ‘e vvoce ‘ncielo a d’’o Signore:
                                                                     «nu’ cchiù trivule e gguaie, arrassusia,
                                                                   u’ cchiù, nu’ cchiù, Signò, taluorno e gguerre!
                                                                      Tu ca si’ ‘o pate ‘e tutte, ca si’ Ddio,
                                                                        mànnace ‘a pace ncopp’a chesta terra».

               Carlo Avvisati, giornalista e scrittore si occupa di cultura napoletana, poesia, archeologia e teatro.                                                                        Scrive per il Mattino, il Giornale dell'Arte, Panorama.

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