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Giordano Bruno Guerri: “questo romanzo ci accompagna in un viaggio in motocicletta nel Giappone più insolito e misterioso, tra sogno e realtà

LAPILLI giordano bruno guerri mario vattani e Jun IchikawaRoma, 4 maggio 2017 – "Con la sua prosa vivida e coinvolgente Mario Vattani ne <La Via del Sol Levante> ci accompagna in un Giappone insolito e misterioso”. Con queste parole lo scrittore e storico Giordano Bruno Guerri ha aperto la presentazione del nuovo libro di Mario Vattani, già console generale a Osaka, che si è svolta nella prestigiosa ed affollata sede del Circolo degli Esteri della Farnesina. “Un viaggio in moto tra sogno e realtà, quello di Vattani – ha proseguito Guerri nella sua introduzione - che per certi versi ricorda "On the Road" di Jack Kerouac in un percorso attraverso il tempo, la storia ed il sogno."

Dopo il successo del suo primo romanzo “Doromizu. Acqua torbida” (Mondadori, 2016), Vattani, in questo secondo romanzo, decide di raccontare se stesso: un diplomatico italiano appassionato dell’Oriente che riesce finalmente a realizzare il suo sogno di trasferirsi a Tokyo, e intraprendere un lungo viaggio in motocicletta. Tra una tappa e l’altra del suo percorso solitario nei luoghi meno conosciuti delle isole giapponesi, la narrazione si intreccia con la storia dei rapporti tra Italia e Giappone all’inizio del ‘900. Ne “La Via del Sol Levante” (Idrovolante Edizioni) incontriamo alcuni protagonisti meno conosciuti del rapporto Italia-Giappone fino alla tragica conclusione del secondo conflitto mondiale. La pubblicazione è inserita nelle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia. Per questa ricorrenza, dal 2016 fino al prossimo agosto, si tengono in varie località giapponesi e italiane diversi eventi culturali di alto livello (http://www.it.emb-japan.go.jp/150).

Hanno partecipato all’evento, moderato dalla giornalista e nipponista, Stefania Viti, Domenico Giorgi, già Ambasciatore d’Italia a Tokyo (2013 – 2017), Andrea Purgatorio e l’attrice e doppiatrice giapponese Jun Ichikawa, che ha letto alcuni brani del romanzo. Tra le oltre 200 persone che hanno partecipato all’evento, nutrito il parterre di diplomatici e personalità presenti tra i quali, l’Ambasciatore Camillo Zuccoli, l’ex Ambasciatore a Washington, Sergio Vento, l’ambasciatore Luca Del Balzo di Presenzano, il presidente della Fondazione Italia Giappone, Umberto Vattani, la direttrice dell’Istituto di Cultura Giapponese a Roma, Naomi Takasu. Ed ancora, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, Alfonso Rossi Brigante, il flautista di fama mondiale Andrea Griminelli, i consoli Gennaro Famiglietti e Mattia Carlin.

D.G.

Salvatore Di Giacomo e Vico Equense. Il grande poeta napoletano era legatissimo non solo ad Agerola e a Sant’Agata sui Due Golfi, ma frequentava, fin dalla fine dell’ottocento, i bagni termali dello Scrajo, a Vico Equense. Vicende inedite e di grande interesse storico nel nuovo romanzo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”

di Giuseppe D’Esposito

Man mano che si procede nella lettura delle bozze del nuovo romanzo di Raffaele Lauro, “Don Alfonso 1890 - Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”, si ha la precisa sensazione di trovarsi dentro una miniera inesauribile di fatti storici e di vicende, del tutto inedite, che riguardano l’intera Penisola Sorrentina. Anche in questo lavoro, infatti, dopo la celebrazione, a tutto tondo, della nostra città, dal monte Faito alle marine, fatta nel terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, “Dance The Love - Una stella a Vico Equense”, attraverso gli occhi incantati della grande danzatrice russa Violetta Elvin, vicana di adozione, da circa sessant’anni, l’Autore non rinunzia a scrivere altre pagine bellissime su Vico Equense e sulla sua ricchissima storia. In particolare: la frequentazione di Salvatore Di Giacomo, fin dalla fine dell’Ottocento, dei bagni termali dello Scrajo; l’amicizia con il religioso e intellettuale vicano, don Gaetano Parascandalo, primo storico della nostra città; il dibattito, tra i due, sulla figura di Giovanni Battista Della Porta e sul luogo di nascita del grande pensatore del Seicento e, infine, le indagini su un fatto di cronaca nera, avvenuto, in quegli anni, a Vico Equense (“Il mistero di Vico Equense”), che coinvolse l’opinione pubblica vicana, napoletana, nazionale e francese. Lauro ci racconta come sia pervenuto a queste interessanti rivelazioni, una vera chicca per noi vicani, e di chi lo ha guidato in questo percorso di ricerca documentale, seguita, poi, dalla sua scrittura narrativa. 

Anche in questo romanzo, lei non trascura la nostra Vico Equense, la terra d’origine dei sui avi materni. Si tratta di una forzatura affettiva?

Tutt’altro. Nel piano-struttura originario del romanzo, Vico Equense non rientrava, anche se avevo avuto notizia certa di una cartolina, a firma di Salvatore Di Giacomo, spedita dal poeta dai bagni termali dello Scrajo di Vico Equense, venduta ad un’asta. Le ricerche successive, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, sezione Lucchesi Palli, nel complesso epistolario di Di Giacomo (scriveva a getto continuo, ovunque si recasse, spesso su cartoline che riproducevano anche delle sue fotografie di Napoli), non evidenziarono, a proposito, altra corrispondenza da Vico Equense o una frequentazione assidua del luogo, da parte del poeta. Ne ho chiesto notizia, allora, al professor Salvatore Ferraro, mio amico e bibliofilo di livello nazionale, il quale, come sempre, mi ha guidato, attraverso alcuni scritti minori di Di Giacomo, ad una scoperta sorprendente. Quella cartolina, ora in mano a qualche collezionista privato, non rappresentava un fatto sporadico. Al contrario. Salvatore Di Giacomo era un assiduo frequentatore di Vico Equense e dei bagni termali dello Scrajo, fin dalla fine dell’Ottocento, ove si recava da Napoli per curare i primi sintomi artritici di una malattia, l’uricemia, che lo avrebbe portato alla morte, nel 1934. Presso lo Scrajo, aveva conosciuto un religioso locale, che si dilettava in ricerche storiche, don Gaetano Parascandolo, il quale gli aveva fatto dono di una sua vecchia pubblicazione di storia locale. Di Giacomo, inoltre, era anche l’autore di una serie di articoli di cronaca nera (non dimentichiamo che, alle origini, era stato un cronista di nera sui giornali napoletani), pubblicati su un quotidiano partenopeo, intorno al misterioso omicidio di un ragazzo francese. Di tutto questo risultato, sono particolarmente grato a Ferraro: uno squarcio di luce, che ha consentito di documentare quanto il grande poeta napoletano amasse tutta la costiera sorrentino-amalfitana, compresa Vico Equense. 

Forse conviene partire proprio dallo Scrajo. Dai bagni termali, già famosi in quell’epoca.

LAPILLI ScrajoFamosissimi, direi! Vico Equense era ed è una terra benedetta, come tutta la costiera sorrentino-amalfitana. Aveva ed ha tutto: la montagna, le colline, il piano, le spiagge e, pure, mica poco, una ricca sorgente di acque termali, che curavano e curano sia le malattie della pelle che le patologie della respirazione. Cielo, sole, mare e acque termali, che erano state premiate, come altamente terapeutiche, nel 1897, dalla Società Italiana di Medicina Interna. La miscela di salsedine, di bromuro e di iodio curava e cura anche le affezioni otorinolaringoiatriche, i reumatismi e i dolori articolari. Per quest’ultima terapia, venivano utilizzate, appunto, da Di Giacomo. I bagni dello Scrajo, noti in tutta l’Italia, fin dall’inizio del Novecento, erano ben frequentati anche da personalità napoletane e romane.

 

A chi si deve la scoperta e la messa a frutto terapeutico della sorgente?

Il proprietario del fondo a mare dello Scrajo, un medico-chirurgo siciliano, Andrea Scala, intuì subito l’importanza terapeutica della sorgente e iniziò a costruire un complesso termale, ampliato dagli eredi, che oggi rappresenta un fiore all’occhiello del nostro turismo termale, non solo a livello nazionale.

Allo Scrajo si conobbero Di Giacomo e don Gaetano Parascandolo?

Nonostante la differenza di età, trent’anni, si conobbero, fraternizzarono e si scambiarono le rispettive pubblicazioni. Il canonicoLAPILLI Parascandolo gli regalò la copia della sua monografia su Vico Equense, che aveva pubblicato nel 1858, e coinvolse il grande poeta nelle sue ricerche sul luogo di nascita del filosofo-alchimista seicentesco, Giovanni Battista Della Porta. Si batteva, da anni, per dimostrare che il Della Porta fosse nato a Vico Equense, in una delle ville collinari di proprietà della sua famiglia, una nobile schiatta napoletana.

Di Giacomo era interessato alla questione?

Certamente, la questione, infatti, era oggetto, all’epoca, di discussione nel mondo accademico e culturale napoletano. Di Giacomo considerava Della Porta un vero genio, una mente prodigiosa, un pensatore straordinario, un uomo della modernità...

Un mago?

Un precursore della scienza, a giudizio di Di Giacomo, come Campanella, Bruno, Galileo e Keplero, i cui trattati sull’agricoltura sono ancora attuali. Per questo il poeta accettò di andare in carrozzella, con il prete, fino al casale di Pagognano.

A far cosa?

Don Gaetano volle mostrargli la villa, dove, secondo lui, era nato il Della Porta.

Di Giacomo se ne convinse?

Non del tutto, ma consigliò all’anziano canonico di cercare l’atto di nascita per averne la certezza. La vista dei frutteti e dei vigneti, tuttavia, i profumi della menta e della mortella, una flora così copiosa e variata, letta nelle opere in latino di Della Porta, lo convinsero che, in quei luoghi, il filosofo fosse, se non nato, certamente cresciuto e vissuto, tra campi, orti, selve di castagni, uliveti e vigneti prosperosi e bassi.

Cosa sappiamo di don Gaetano Parascandolo?

Gli studiosi di cose vicane farebbero bene ad approfondire questa figura di prete intellettuale, di ispirazione liberale, censurato dalla gerarchia. Era più anziano di Di Giacomo di trent’anni, nato a Vico Equense nel 1830, da un’antica e nobile famiglia vicana. Appassionato di storia patria, aveva pubblicato una monografia su Vico Equense, nel 1558, di cui menava gran vanto. Professore nel seminario di Cava, di ispirazione patriottica, cade sotto i rigori dell’arcivescovo di Sorrento. Dovette combattere anche per avere il riconoscimento del canonicato di famiglia. Si prese, comunque, prima di morire, nel 1904, trent’anni prima di Di Giacomo, la soddisfazione di pubblicare le notizie storiche sulla nascita e la figura del Della Porta, frutto delle sue decennali ricerche, e una biografia dell’ultimo vescovo di Vico Equense, il repubblicano Michele Natale, impiccato, nel 1799, per le sue idee liberali.

Materia per un convegno sul rapporto Parascandolo-Natale, Parascandolo-Della Porta, Parascandolo-Di Giacomo.

Materia di grande interesse!

LAPILLI Della PortaHo letto che di Giacomo si interessò anche di un omicidio, consumato a Vico Equense, un omicidio misterioso?

Esattamente. Scrisse, dal 23 luglio al 3 agosto 1894, sette articoli magistrali, di apparente cronaca giudiziaria, in realtà autentici capolavori narrativi, pubblicati su “Il Corriere di Napoli”, con il titolo, appunto “Il mistero di Vico Equense”. Con i quali tenne viva l’opinione pubblica sull’omicidio di un ragazzo francese, mentre inquirenti e magistratura, in contrasto tra loro, brancolavano nel buio.

Cosa era effettivamente avvenuto?

Sugli scogli sotto La Fusarella, fu trovato il cadavere di un ragazzo francese, di 13 anni, Henry Maubertot, scaraventato giù dal suo patrigno, il marchese Luciano Gastone De Nayve, per ragioni di eredità. Ci vollero nove anni per arrivare alla verità. Alla fine, l’assassino fu condannato, in Francia, per il grave delitto, anche per merito degli articoli di Di Giacomo.

Di Giacomo poeta della canzone, fotografo, commediografo e scrittore. Anche investigatore?

Non dimentichiamo che Di Giacomo era nato come giornalista di cronaca napoletana, anche nera. Ma quegli articoli di nera svelano la sua ricchezza di narratore e il suo sentimento di poeta.

Presenterà il libro anche a Vico Equense, oltre che a Sant’Agata sui Due Golfi, ad Agerola e a Sorrento?

Lo spero. Mi piacerebbe proprio nell’Albergo Scrajo Terme, condotto sempre dagli eredi Scala. Sarebbe un omaggio a don Salvatore, il poeta, a don Gaetano, il prete liberale, e al dottor Andrea Scala, lo scopritore delle proprietà terapeutiche dell’antica sorgente termale dello Scrajo.

9788820998516 0 0 300 80Venerdì 28 aprile, a partire dalle ore 11, presso la sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in viale Colli Aminei 2, a Capodimonte, la Libreria Editrice Vaticana (LEV) presenterà al pubblico il volume Guarita dall’Amore - Storia di Maria Grazia Veltraino di Carlo Ambrosio Setti e Rosario Faggiano.

 Il libro – Il volume racconta la straordinaria vicenda della signora Veltraino, finita su una sedia a rotelle nel 2001, a causa di una malattia incurabile, ma inspiegabilmente guarita nel 2008, come risulta agli atti del processo di beatificazione, per intercessione di don Luigi Caburlotto, sacerdote veneto che Maria Grazia aveva personalmente conosciuto.

Ma la storia non si riduce al solo racconto di una guarigione miracolosa: è anche storia di un’esistenza contrassegnata fin dalla nascita da una dolorosa emarginazione familiare e sociale (la condizione di “figlia illegittima”, letteralmente abbandonata dai propri genitori e dalla società civile), di una bambina cha passava da un orfanatrofio all’altro, di una donna di fede che anelava alla libertà.

Guarita dall’Amore è il libro che raccoglie questa storia, scritto a quattro mani da due persone che hanno conosciuto Maria Grazia da vicino: don Carlo Ambrosio Setti, medico e sacerdote che ha assistito la Veltraino fin dall’inizio della malattia, e  Rosario Faggiano, giornalista e scrittore.

Il dibattito – Alla presentazione del libro, moderata dal professor Giuseppe Falanga, direttore delle pubblicazioni della pontificia facoltà, interverranno, oltre ai due autori, il Vescovo Marcello Bartolucci, segretario della congregazione per le cause dei santi, Padre Edoardo Scognamiglio, teologo e ministro provinciale dei francescani conventuali, don Giuseppe Merola, vice direttore della Libreria Editrice Vaticana, don Gaetano Di Palma, vice preside della pontificia facoltà, e la professoressa Elvira Scognamiglio, docente di lettere.

Il Beato – Nato a Venezia il 7 giugno 1817 da una famiglia di gondolieri, don Luigi Caburlotto è il primo parroco veneziano ad essere stato beatificato. Ordinato sacerdote il 24 settembre 1842, il 30 aprile 1850 diede inizio ad una scuola popolare per le fanciulle trascurate dalle famiglie. In pochi anni il gruppo di maestre volontarie che sosteneva la scuola si trasformò in un istituto religioso di suore, per le quali don Luigi stesso scrisse la Regola e che chiamò Figlie di San Giuseppe.

Mentre continuava con amore la cura pastorale della sua parrocchia di San Giacomo dall’Orio (Venezia), don Luigi si preoccupò anche di dare continuità e organizzazione alla carità e all’assistenza per i molti poveri di quell’area della città. Curò pure la formazione scolastico-professionale dei maschi, istituendo un patronato maschile serale. Nel 1857 diede vita all’Istituto Manin per accogliere e sostenere le ragazze povere. Nel 1859 fondò nella città di Ceneda (oggi Vittorio Veneto, Treviso) una scuola elementare popolare gratuita e un collegio con più elevato programma di studi. Trascorse gli ultimi anni in quasi totale ritiro, provato da lunghe sofferenze, ma sereno e sempre interessato alle opere che continuava a dirigere. Morì il 9 luglio 1897, assistito dal patriarca Giuseppe Sarto (il futuro pontefice San Pio X). Nel luglio 1994, Giovanni Paolo II promulgò il decreto nel quale dichiarava che monsignor Luigi Caburlotto visse in grado eroico tutte le virtù cristiane. Il 9 maggio 2014 Papa Francesco ha autorizzato a promulgare il decreto sull’autenticità del miracolo di Maria Grazia Veltraino per intercessione di don Luigi Caburlotto. Grazie a questo riconoscimento, don Luigi fu beatificato a Venezia il 16 maggio 2015. 

Alla libreria Raffaello presentato il comitato “Liber@Arte”: gli editori Rogiosi, Guida e Alessandro Polidoro insieme per far tornare a Napoli il Salone del Libro

LAPILLI Presentazione comitato Liberarte 1Si è tenuta ieri 12 aprile presso la libreria Raffaello di Via Kerbaker a Napoli, la presentazione del Comitato Liber@Arte, ossia l’unione di tre editori napoletani, Rogiosi, Guida e Alessandro Polidoro, che hanno deciso di unire forze e intenti con due obiettivi ben precisi: in primis, sensibilizzare Napoli e la Campania e i suoi giovani lettori alla lettura appunto, in una regione e un Mezzogiorno dove si legge davvero poco. Basti pensare che l’intero Sud Italia legge quanto la sola regione Lombardia. In seconda istanza, il comitato vuole realizzare un desiderio, ovvero riportare Il Salone del Libro e dell’Editoria a Napoli. È nel capoluogo partenopeo che è nata Galassia Gutenberg, ma da cinque anni l’evento dedicato ai libri è scomparso dalla scena. “Non è possibile che Napoli non abbia una fiera del libro”, ha sottolineato Polidoro dell’omonima casa editrice, “il nostro primo e concreto obiettivo è proprio quello di ridare dignità letteraria a Napoli, una città ricca di autori e di cultura”. A far eco a Polidoro, Rosario Bianco, della Rogiosi Editore, che ha sottolineato come l’editoria campana e italiana sia caratterizzata da profonde divisioni, mentre il comitato Liber@Arte nasce per unire: “Siamo un inedito”, ha detto Bianco, “ e siamo andati anche oltre quelli che sono gli interessi individualistici e imprenditoriali per il bene dei libri”. Una sinergiaLAPILLI presentazione comitato gli editori Diego Guida Rosario Bianco Alessandro Polidoro quasi obbligata quella dei tre editori napoletani che hanno capito che l’unione è l’unica possibilità di rilanciare il libro al Sud: “Il fermento è di casa a Napoli”, ha detto Diego Guida della Guida Editori, “ed è un peccato non sfruttarlo, perché gli editori al Sud ci sono, gli autori anche, la qualità letteraria pure, ma si è lasciati soli dalle istituzioni ed è per questo che noi dobbiamo rimboccarci le maniche”. Nel corso della presentazione, moderata dalla giornalista Nunzia Marciano, sono poi intervenuti sei autori di altrettanti libri, due per ogni casa editrice, che si sono alternati in una staffetta letteraria: sono stati presentati She’s Rock di Mariagrazia Liccardo e Trentaremi di Vittorio Del Tufo per Rogiosi Editore; Non una di più di Maria Rosaria Selo e Bob Dylan. Cantautore da Nobel di Gianfranco Coci e Antonio Tricomi per Guida Editori; Mia di Federica Flocco e Single per legittima difesa di Nunzia Marciano per la Alessandro Polidoro Editore. L’incontro ha visto anche l’intervento dello scrittore Maurizio de Giovanni, che ha messo l’accento sul fatto che Napoli è fonte di continuo racconto: “L’Italia ama Napoli”, ha detto l’autore de I bastardi di Pizzofalconee vuole vederla, e questo non può essere sottovalutato ma anzi deve essere valorizzato”. Un saluto è stato fatto anche dall’artista di Napoli per eccellenza, Lello Esposito, che assieme a de Giovanni è stato tra i primi firmatari dell’iniziativa congiunta alla presentazione del comitato, ossia la raccolta di firme di adesione sulla volontà di far tornare appunto a Napoli Il Salone del Libro. Dalle parole, infine, ai fatti: durante la presentazione si è lanciato il primo appuntamento del comitato, i prossimi 21-22 e 23 aprile in via Luca Giordano a Napoli per l’iniziativa Il gazebo dei libri, che porterà i libri nel cuore della città, come ha sottolineato anche la consigliera della V municipalità Mariarosaria Cafasso, che ha espresso la piena adesione e partecipazione alle iniziative del comitato. 

LAPILLI Copertina libro di Daniela DaleIn occasione del mese dedicato alla donna e al giorno della fondazione dell'ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili (23 marzo 1522), mercoledì 22 marzo 2017 alle ore 18:30, presso il Museo delle Arti Sanitarie del Complesso degli Incurabili di Napoli, si terrà la presentazione del libro "Abbi cura della tua fertilità" di Daniela Dale, edito GrausEditore nella collana Coralli. Prima della presentazione, in collaborazione con il prof. Gennaro Rispoli, Primario Chirurgo Ospedale Ascalesi e Direttore del Museo delle Arti Sanitarie di Napoli, sarà possibile visitare il Complesso degli Incurabili, un luogo simbolo della storia della Medicina, dove l'arte incontra la scienza. Inoltre, il ricavato delle mille copie dedicate all'autrice sarà devoluto in beneficenza ad un'ospedale pediatrico di Napoli.

Il luogo

L’Ospedale degli Incurabili, capolavoro del barocco e del rococò, fu edificato il 23 marzo 1522 per volontà della nobildonna catalana Maria Lorenza Longo, filantropa e fondatrice del monastero "di Santa Maria in Gerusalemme" (locali annessi all'ospedale degli Incurabili), una donna sempre attenta alle necessità dei bisognosi. Per essi pensò di edificare questo Luogo di cura per le malattie non curabili, quali la sifilide, giunta in Italia dopo la scoperta delle Americhe e diffusasi a Napoli a seguito dell’invasione delle armate di re Carlo VIII nel 1494. La Longo creò questa struttura sanitaria che è sopravvissuta fino ad oggi come testimonianza della storia della medicina a Napoli. Passeggiando tra i reparti dell’ospedale, si possono ammirare spazi dove l’arte resiste al tempo, evocando lo splendore di un passato glorioso. Si possono rivivere la splendida Farmacia storica, l’orto medicinale, la cappella Montalto, il Museo delle Arti sanitarie e il chiostro di Santa Maria delle Grazie. La Farmacia settecentesca è considerata un capolavoro assoluto della scienza medica napoletana d’età illuministica.

LAPILLI gargotta fantasmiLunedì 6 marzo, alle ore 18, al Gran Caffè Gambrinus di Napoli (in piazza Trieste e Trento 2) la Rogiosi editore presenta l’ultimo libro di Maria Gargotta, il romanzo I fantasmi sono innocenti – Misterioso incontro di un magistrato con “il fantasma della Vicaria”.

Ambientato a Napoli negli anni Novanta, il romanzo racconta la vicenda di Giuditta Guastamacchia, donna appassionata e ammaliatrice, impiccata nel 1800 davanti a Castel Capuano (l’antico carcere della Vicaria) per aver orchestrato l’omicidio del marito. Il suo fantasma si aggira tra i corridoi dell’allora Palazzo di Giustizia, dove appare a Sante Santeri, magistrato siciliano ossessionato dal pensiero della morte del padre, ucciso anni prima. Turbato e nello stesso tempo attratto dal fantasma della donna, il giudice risolve con il suo aiuto uno spinoso caso delittuoso, attraversando nel contempo le sue personali zone d’ombra, fino a far pace, in un certo senso, con i suoi intimi “fantasmi”. Giuditta Guastamacchia è figura realmente esistita, la cui scabrosa storia è stata indagata dalla giornalista e scrittrice Annamaria Ghedina, affascinando l’autrice del romanzo, che ha voluto rendere questa donna protagonista della sua quarta prova narrativa.

Alla presentazione, moderata proprio da Annamaria Ghedina, interverranno, oltre a Maria Gargotta, il professor Francesco d’Episcopo, docente di Letteratura Italiana, autore della Prefazione del romanzo, e il giornalista de “l’Espresso napoletano” Gianpasquale Greco. La lettura di alcuni brani del libro sarà curata da Maria Pia De Martino.

L’autrice: Maria Gargotta, classe 1957, è nata a Napoli, dove vive e lavora. Dal 1987 è docente di materie letterarie e ha collaborato per quindici anni come cultrice con la cattedra di Letteratura Italiana alla Federico II. Ha al suo attivo diversi saggi, due sillogi poetiche (“Melancholia”, Ripostes, 1989; “Il silenzio della parola”, Edizioni Il Grappolo, 2006), e tre opere di narrativa (“Mnemosyne”, Edizioni Oxiana, 1998; “Voci al tramonto”, Edizioni Guida, 2009; “I giorni della montagna bruna”, Città del Sole Edizioni, 2014). È vincitrice di numerosi premi letterari: Concorso Nazionale di Narrativa, Storie di donne (2000); Premio “Piedicastello” Letterario e Giornalistico (2001); Premio letterario “Emily Dickinson” (in due occasioni); Premio “Il Convivio” (2015); Premio letterario nazionale “Mille anime di Pulcinella”. Vanta, inoltre, due premi per la poesia e due per la critica. 

alfHa coinvolto e convinto il pubblico sorrentino della Libreria Tasso, sempre colto e attento alle novità letterarie presentate dai titolari Stefano Di Mauro e Angela Cacace negli incontri con l’autore del lunedi, il romanzo “La Vite e la Vela”, di Gianlivio Fasciano, edito da Kairòs, presentato il 16 gennaio con la consueta verve da Carlo Alfaro, coadiuvato nell’occasione dalla psicoterapeuta Maria Grazia Santucci come relatrice e Teresa Corcione e Angela Marciano per il reading. Gianlivio Fasciano, nato a Termoli, vive e lavora a Napoli, dove svolge attività professionale di avvocato lavorista ed è campione di triathlon. Intellettuale di spiccata sensibilità e conoscenza, ha confezionato per il suo esordio nel panorama letterario un romanzo breve ma denso di significato. “Già il titolo, così poetico- commenta Carlo Alfaro- ci proietta nel cuore del romanzo, col dibattimento di Linda, giovane lavascale di un quartiere popolare di Napoli, brillante e sognatrice, che prima si trova ‘avvitata’ nel corpo di Napoli, ma poi trova la via per ‘veleggiare’ verso lidi di libertà ed autonomia, a Trieste”. A Linda era stato insegnato fin da bambina “che non c’era niente di meglio nella vita che sapere di non poterla cambiare in nessun modo e che neppure nulla poteva succedere per cambiare”. Ma tutto questo, invece di rassicurarla, come vorrebbe la famosa “rassegnazione” partenopea di epicurea ispirazione, la opprime e la angustia, fino a che un provvidenziale infortunio, che la fa precipitare dalle scale mentre è al lavoro, diventa il motore per il cambiamento che il suo cuore anelava, l’occasione che la vita le offre per decidere cosa fare per dare una svolta ad un’esistenza cui non sente di appartenere. Potrebbe leggersi, come messaggio, che nulla accade a caso, o che dalle disavventure anche più catastrofiche può nascere uno sviluppo inaspettato e sorprendente. Il romanzo racconta in realtà un percorso di vita, che è un autentico viaggio nell’anima. Un viaggio dove tutto converge e tutto ritorna, come nella rotonda di via Manzoni a Napoli, metafora della vita umana, dove Linda all’inizio del racconto, mentre aspetta il fidanzato dopo il lavoro, si concede di fumare la sua sigaretta, marca Lady, che la trasporta per pochi fantastici minuti in un universo parallelo, assaporando un po’ di quella libertà che la sua anima anela intimamente. Tutto ciò è narrato con una scrittura lucida e appassionata, asciutta e ironica, originale e piacevole, che incolla il lettore al libro pagina dopo pagina.

Presentato a Bagnoli il libro “Sangue Randagio” ed il CD abbinato “Mai più nuvole sulle anime randagie”

LAPILLI Anime RandagieSabato 3 dicembre si terrà a Bagnoli la presentazione ufficiale del nuovo lavoro di Fabrizio Fedele. Per la Marotta & Cafiero editori di Scampia, il musicista partenopeo ha concepito un progetto multisensoriale, letterario e musicale insieme: il romanzo Sangue Randagio e la sua colonna sonora Mai più nuvole sulle anime randagie. Ad accompagnare il tutto le meravigliose illustrazioni di Rosaria Iorio.

Protagonista della vicenda un musicista in fuga dalla sua città, dalle sue dolorose radici e spesso da se stesso. Costretto a ritornare da un esilio autoinflittosi tredici anni prima e a fare i conti con il suo passato, con i suoi affetti più cari e con inevitabili perdite per poter ritrovare, finalmente, il gusto di vivere accanto alle persone a lui più care.

Classe 1971, Fabrizio Fedele è musicista, produttore e scrittore. Dopo gli studi classici al Conservatorio di Benevento collabora con diverse band e calca i palchi dei club campani. Dal 2006 affianca, in studio e durante tour in giro per il mondo, artisti internazionali quali David Jackson (Van Der Graaf Generetor), David Cross (King Crimson) e molti altri. Dal 2001 fonda e porta avanti un proprio progetto musicale: il Fabrizio Fedele trio che ha all’attivo sette dischi.

Risale al 2003 il suo esordio letterario: Pensieri disadattati, una raccolta di sedici racconti metropolitani. A.C.D. Accordi (2005) è la sua seconda pubblicazione, un romanzo dal quale è stato tratto uno spettacolo teatrale. Il suo secondo romanzo Koala (2007) è insignito del II Premio Letizia Isaia, mentre con Cerchi di luce soffusa ritorna alla scrittura breve con una nuova raccolta di racconti sporcati di musica.

La sua nuova opera, che consta sia del libro “Sangue Randagio” che del CD “Mai più nuvole sulle anime randagie”, verrà presentato ufficialmente sabato alle ore 18:00, a “Il Fuori Orario” in via Giusso 11, Bagnoli, Napoli.  

libroHa lasciato un segno durevole in Penisola sorrentina, dove travolta da tanto affetto ha promesso di tornare presto, Maria De Giovanni, la quarantaquattrenne salentina affetta da sclerosi multipla, che ha presentato a Piano di Sorrento, il 7 novembre, nell’auditorium della Biblioteca Comunale, il suo libro autobiografico, “Sulle Orme della Sclerosi Multipla”, edito da Graus. Il sorriso aperto, la testa ricciuta, la dolcezza e la grinta, la bellezza luminosa e la forza indomita nonostante gli attacchi della malattia, la rendono un simbolo positivo che non si dimentica. L’incontro è stato organizzato dal farmacista Francesco Palagiano, presidente del Rotary Club Sorrento, per l’Associazione Scientifica Farmacisti Italiani, in collaborazione col Circolo Endas Penisola sorrentina onlus, rappresentata dalla presidente Adele Paturzo, in qualità di moderatrice, e dal pediatra Carlo Alfaro, in veste di relatore, e dall’Associazione Medici della Penisola sorrentina, rappresentata dal neurologo Federico Coppola, anche lui relatore. Dopo i saluti del Sindaco di Piano di Sorrento, dottor Vincenzo Iaccarino, sensibile da sempre ai temi sociali e di tutela della salute, Maria ha ripercorso con l’attento pubblico i momenti salienti del cambiamento della sua vita, dalla scoperta della malattia a come ha scelto di affrontarla e viverla fino ad oggi, nel segno della solidarietà e del donarsi agli altri. Il testo sta riscuotendo consensi unanimi per la sua tessitura sociale e il grande valore etico. Sull’onda dell’enorme successo ed impatto emotivo, si candida a diventare veicolo di un forte messaggio sociale nel sensibilizzare e combattere una patologia importante come la sclerosi multipla. Il libro testimonia che ciò che conta, nel lungo e tortuoso viaggio della vita, è coltivare la propria spiritualità, a dispetto degli accadimenti che ci sopraffanno. Il racconto parla della sofferenza ma è condito da autoironia e ottimismo, e insiste sulla cura globale del paziente, con le terapie mediche ma anche quelle alternative come la comico-terapia. Con i proventi del libro l’autrice si è impegnata a realizzare una borsa di studio per le ricerche sulle nuove terapie della patologia. Il libro sta rapidamente facendo il giro d’Italia, quella di Piano è già, in un solo anno dall’uscita, la presentazione numero 262! Dalla presentazione ufficiale nella sede della Provincia di Lecce il 5 novembre 2015, il testo ha girato tutti i Comuni del Salento, per poi spostarsi in tutta la Puglia e infine in diverse Regioni d’Italia. L’autrice ha anche ricevuto una comunicazione del Presidente della Repubblica per presenziare al Quirinale con il suo libro. Maria è stata premiata come eccellenza del territorio salentino a maggio, a luglio a Ischia come miglior autrice, e infine ancora a Lecce come “eccellenza fra le eccellenze”, per aver contribuito a divulgare la cultura e l’informazione sulle malattie. Il libro racconta la storia vera di Maria, una giovane donna, sposata e madre di tre figlie, che al momento della diagnosi della malattia, la sclerosi multipla, ha sentito un forte senso di impotenza, scoramento, abbandono per la vita, seguito poi dalla forza di una rinascita, che, attraverso un difficile percorso, ha lasciato spazio ai contorni di una nuova personalità, emersa pian piano con grinta, coraggio e determinazione. Maria scrive: “sono rimasta chiusa due anni in camera da letto, mi stavo lasciando morire a piccole dosi”. Ma poi impara a “vivere e non sopravvivere alla sclerosi multipla”, una malattia “che ogni giorno si prende un pezzo di te, e che ti imprigiona nel tuo stesso corpo” , costringendo “ad inventarsi, attimo dopo attimo, una ragione nuova per guardare alla Vita con occhi differenti”. Sclerosi multipla, “la malattia che ruba il corpo e scava l’anima di chi ne è colpito”, è un “indicatore di forza, perché è la forza l’unica vera arma efficace per affrontare questa patologia e vincerne le difficoltà che da essa derivano”. La diagnosi “traccia un percorso diametralmente opposto alla strada che si stava percorrendo. Paradossalmente però, quando questa terribile malattia arriva a colpire, dopo un’iniziale smarrimento, sviluppa la voglia di reagire e accresce il bisogno di Vita”. Il libro, dettagliato nelle nozioni medico-scientifiche, è carico di emozioni positive, messaggi di pace, aneliti di felicità, incitamenti di forza e sferzate di energia universale, basata sulla voglia di vivere momento per momento. Il “secondo tempo” della vita di Maria è ricchissimo di impegni: speaker radiofonica, redattrice del giornale “Nuovo Quotidiano di Puglia”, conduttrice di programmi televisivi, presentatrice e moderatrice di eventi, critico letterario e musicale, blogger del sito www.salentodonna.it, presidente dell’associazione culturale Sunrise, poetessa e scrittrice, non ha certo il tempo di abbattersi o piangersi addosso. Il suo infaticabile impegno nel sociale, a favore dei ricoverati in ospedale per i quali costruisce biblioteche e proietta film comici, dei disabili, delle donne, delle famiglie, le è valso il soprannome affettuoso della “Madre Teresa del Salento”. Nella sua prefazione al libro, Edoardo Winspeare, talentuoso regista salentino, sottolinea come il libro di Maria De Giovanni sia illuminante circa la forza vitale e spirituale che ognuno di noi può tirare fuori quando confrontato con un dramma, come la grave malattia che ha colpito l’autrice, che le ha aperto il cuore e la mente fino addirittura ad avvicinarla al mistero della nostra esistenza su questa terra. L’incontro di Piano, molto più che una semplice presentazione di un libro, ha rappresentato anche l’occasione di un vivace confronto tra medici, pazienti, comuni cittadini sulle problematiche della sclerosi multipla, malattia che non ha risparmiato tanti personaggi famosi, come Lola Falana, popolare conduttrice e attrice americana, Antonella Ferrari, attrice in Centovetrine dove impersonava proprio una donna afflitta da sclerosi multipla, Guido Crepax(morto nel 2003), uno dei più famosi fumettisti italiani, Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti , Victoria Williams, cantautrice americana, Jack Osbourne, noto personaggio televisivo inglese. La malattia, hanno spiegato i medici in sala, chiamata anche sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi, è una malattia autoimmune cronica demielinizzante: gli anticorpi del paziente attaccano e distruggono la guaina mielinica che circonda le fibre dei neuroni del sistema nervoso centrale, interferendo con la trasmissione dei segnali nervosi. Il nome sclerosi multipla deriva dalle cicatrici (sclerosi o placche) che si formano nella materia bianca del midollo spinale e del cervello. La causa non è ancora nota. La prevalenza varia tra i 2 e 150 casi ogni centomila individui, a seconda del Paese o della specifica popolazione. Si stima che la malattia colpisca circa tre milioni di persone nel mondo, mezzo milione in Europa e circa 68mila in Italia; la regione italiana più colpita è la Sardegna. Colpisce per lo più tra i 30 e i 50 anni e il sesso femminile, con un rapporto di circa 3 a 1 rispetto ai maschi. La diminuzione, a volte fino all'arresto, della velocità di conduzione dell'impulso nervoso a causa del danno mielinico, è responsabile dei sintomi e dei segni della malattia. La sclerosi multipla può colpire qualsiasi area del sistema nervoso centrale, per cui ci può essere una grande varietà di segni e sintomi, in base alla localizzazione delle lesioni. I sintomi più frequenti sono: fatica e debolezza muscolare, disturbi della sensibilità (perdita di sensibilità, formicolio, intorpidimento), disturbi motori (clono, spasmi muscolari, discinesie), disturbi della coordinazione ed equilibrio (atassia), tremori, disturbi visivi, dolori, disturbi vescicali e intestinali, problemi di linguaggio (disartria)e di deglutizione (disfagia), deterioramento cognitivo, depressione, impotenza. Sintomi meno comuni sono: cefalea, perdita dell'udito, epilessia, problemi respiratori. La malattia è progressiva con remissioni e ricadute, che sono più frequenti durante la primavera e l'estate, e dopo infezioni virali o stress. Al momento non è disponibile un singolo test in grado di confermare in modo certo e indiscutibile la diagnosi di sclerosi multipla. La diagnosi viene formulata dal medico sulla base di tre elementi: i sintomi, l’esame neurologico e le analisi strumentali (risonanza magnetica - potenziali evocati) e biologiche (sangue e liquido cerebrospinale). La complessità della patologia spiega come l’intervento su di essa implichi l’apporto integrato di un pool pluridisciplinare, come testimoniato dalla presenza in sala anche di un ortopedico, il dottor Aniello De Rosa, e una psicoterapeuta, la dottoressa Giuliana Apreda. In tutto il mondo sono in corso numerosi studi allo scopo di sperimentare nuovi approcci alla malattia, per ottenere farmaci sempre più efficaci e con scarsi effetti collaterali. Le terapie emergenti per la sclerosi multipla mirano a rallentare il decorso naturale della malattia: imunomodulanti come il glatiramer acetato e gli interferoni, immunosoppressori come il Mitoxantrone, gli anticorpi monoclonali e altri farmaci in fase di studio. Molto discusso il metodo Zamboni, cui si è accennato anche nell’incontro a Piano: nel 2008, il chirurgo italiano Paolo Zamboni osservò, a partire dalla propria consorte, che la maggior parte dei pazienti con la sclerosi multipla aveva insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI), dovuta alla compressione delle vene del cervello, e dopo una procedura chirurgica per correggere il problema trovò miglioramento clinico nel 73% dei pazienti. La comunità scientifica neurologica al momento tuttavia raccomanda di non utilizzare il trattamento Zamboni, in quanto studi controllati sembrano decisamente negare che la CCSVI possa essere il fattore causale della patologia. Precisa il dottor Carlo Alfaro, a margine dell’incontro: “E’ in corso negli ultimi anni una rivoluzione per le cure mediche. L’approfondimento delle conoscenze di genetica e biologia molecolare ci portano a pensare sempre di più che non esista ‘la malattia’, ma ‘il paziente’ con quella malattia, con una sua specificità di storia, sintomi, e anche di esigenze di cura. Non tutti rispondiamo allo stesso modo allo stesso trattamento: è il tempo che la medicina basata sull’evidenza, uguale per tutti, diventi una medicina personalizzata, che dia a ciascuno la sua specifica cura su misura”. Perché ciò avvenga, è fondamentale che si investa nella ricerca. In questo senso, gli Italiani sono molto sensibili e presenti. Fortunatamente, solo nel 2015 in Italia sono stati investiti 1,4 miliardi in ricerca e sviluppo. Attivissime in tal senso sono le Associazioni dei pazienti Nel caso della sclerosi multipla, da quasi 50 anni AISM sostiene le persone con SM, garantendo informazione, assistenza personalizzata e supporto alla ricerca: con la sua Fondazione FISM, finanzia il 70% dei progetti scientifici sulla SM in Italia. Commenta Gino Limone, patron col fratello Maurizio della “Mario Limone Art Perfumery” a Sorrento, molto sensibile ai temi solidali: “Il nostro Pianeta sta attraversando una crisi profonda, sia dal punto di vista economico che dei valori. In una situazione così grave e difficile, le iniziative di solidarietà rappresentano un salvagente sociale che ognuno, nel suo piccolo, è tenuto a lanciare”. Anche la nota poetessa napoletana Elena Tabarro ha voluto essere spiritualmente vicina all’importante evento di Piano, dedicando a Maria De Giovanni dei versi appassionati che saranno presto inseriti in un recital concerto di prossima realizzazione.

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