in Mostra

Prorogata a lunedì 29 febbraio la mostra dell'artista Pablo Bronstein(1977) al Museo Marino Marini. Studi di scomposizione manierista, a cura di Alberto Salvadori e Leonardo Bigazzi, è la prima personale dell’artista in un’istituzione museale italiana.

LAPILLI 25 Pablo Bronstein Festeggiamenti in Piazza San Firenze 2015 courtesy Museo Marino Marini ph Andrea RossettiPablo Bronstein si misura in questo progetto inedito pensato e realizzato per il Museo fiorentino su un tema a lui particolarmente caro, come da molto tempo va facendo: la rielaborazione di stilemi e concetti decorativi dell’architettura e del teatro europeo dal rinascimento ai giorni nostri. Le sue elaborazioni, formalmente concretizzate con disegni di raffinatissima fattura, istallazioni e performance, concettualizzano un tema affascinante e incontrollabile, dettato nei sui principi dalla fantasia e capacità di elaborare dati esistenti, andando a definire un’affascinante metastoria dell’architettura.

In mostra una nuova serie di disegni e maquettes sviluppate dall’artista in dialogo con il Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti nella Cappella Rucellai, entrato a far parte del percorso di visita del Museo Marini grazie al restauro del 2013. Capolavoro del Rinascimento, progettato sul modello del Santo Sepolcro a Gerusalemme, il Tempietto fu commissionato ad Alberti da Giovanni di Paolo Rucellai e la sua costruzione fu completata nel 1467.

L’esposizione sviluppa alcuni temi fondamentali della ricerca dell’artista, e inLAPILLI 06 02 Pablo Bronstein Studi di scomposizione manierista courtesy Museo Marino Marini ph Andrea Rossetti particolare le relazioni estetiche e concettuali tra il modello e gli oggetti che derivano dal suo studio. In un gioco continuo di sovrapposizioni di stili, citazioni e confronti, Bronstein costruisce un resoconto storico immaginario dell’opera di Alberti, seguendola idealmente nei secoli successivi alla sua costruzione, dalle possibili contaminazioni manieriste, fino ad arrivare agli esuberanti stilemi decorativi e teatrali del barocco.

Attraverso l’uso di stampe e rendering 3D estremamente elaborati, l’artista costruisce dei modellini che riproducono in scala ridotta il Tempietto - Sepolcro Rucellai con leggere correzioni manieriste I-IV – con delle aggiunte decorative come nicchie, colonne o altre aperture. Le modifiche allo stile originale diventano invece più radicali nelle due strutture gemelle più grandi, dal titolo Il Sepolcro Rucellai come base per una costruzione manierista su larga scala I – II, che andranno a occupare l’intera parte finale della cripta del Museo. L’operazione manierista di Bronstein, suggerita già dal titolo della mostra, identifica quindi l’opera di Alberti come modello, ne opera una progressiva e personale decostruzione, e alterandone lo stile e le proporzioni armoniche genera delle strutture ibride e anacronistiche.

In forte contrasto con l’estetica contemporanea delle stampe 3D, i disegni dell’artista, e le loro magnifiche cornici antiche, sono realizzati con uno stile classico e molto raffinato. Il Tempietto è rappresentato come un’icona popolare in Festeggiamenti in Piazza San Firenze. Trasformato in un carro festivo viene infatti trasportato in parata per le strade di Firenze insieme ad altri carri barocchi diventando un elemento teatrale e pubblico, perdendo del tutto il contesto originario per cui era stato commissionato. Nel disegno di grande formato, Monumento funerario del XVII secolo con incorporati resti di un Sepolcro rinascimentale, l’artista immagina invece che il Tempietto Rucellai sia stato frazionato e trasportato a Roma per essere incorporato in un grande monumento funebre appartenente a un’altra famiglia. Il nuovo monumento, costruito in stile barocco, si contrappone a tutti i canoni stilistici di armonia e rigore geometrico dell’architettura albertiana. Nella serie di disegni più piccoli, Assemblaggi manieristi con frammenti di una struttura di Alberti, il Tempietto assume le forme più svariate: da una fontana da giardino fino ad un tempietto classico che ricorda l’Eretteo dell’Acropoli di Atene.

LAPILLI 02 Pablo Bronstein Studi di scomposizione manierista courtesy Museo Marino Marini ph Andrea RossettiUna sezione della mostra è infine dedicata ad opere realizzate dall’artista negli ultimi anni, tra cui il video Origin of Sprezzatura (2010), in cui si fa riferimento al termine coniato nel ‘500 da Baldassarre Castiglione per indicare l’atteggiamento del cortigiano, e una selezione di disegni dell’artista, eseguiti tra il 2007 e il 2014, provenienti da importanti collezioni private italiane. Chiude il percorso espositivo Sepulchre with Dancer (2012), documentazione video di una performance nella quale la figura umana di un ballerino era chiamata a interpretare l’immobilità di un monumento funebre.

La mostra è realizzata con il supporto di OAC Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Galleria Franco Noero (Torino) e Herald St. (Londra). Si ringrazia inoltre per il sostegno Golden View Open Bar.

Pablo Bronstein ènato nel 1977 a Buenos Aires, Argentina, attualmente vive e lavora a Londra. La sua pratica artistica si basa in particolare sul disegno ma comprende anche la performance, il video e le installazioni.

Tra le sue recenti mostre personali: The Grand Tour: Pablo Bronstein and the Treasures of Chatsworth, Nottingham Contemporary, Nottingham, 2015;We live in Mannerist times, The Museum of Fine Arts, Houston, 2015; Pablo Bronstein: Enlightenment Discourse on The Origins of Architecture, REDCAT, Los Angeles, 2014; A is Building, B is Architecture, Centre d’Art Contemporain, Ginevra, 2013;Tate Live: Performance Room Commission, Tate Modern, Londra, 2012, Sketches for Regency Living, ICA, London, UK, 2011, Pablo Bronstein at the Met, The Metropolitan Museum of Art, New York, 2009.

Tra le sue ultime mostre collettive: SUPER SUPERSTUDIO, PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea, Milano, 2015; TATE: Performance Room screening - DO DISTURB, Palais de Tokyo, Parigi, 2015; History is Now: 7 Artists Take on Britain, Hayward Gallery, Londra, 2015; LAnnée dernière à Marienbad, Kunsthalle Bremen, Bremen, 2015.

Museo Marino Marini

Piazza San Pancrazio, Firenze

Orario: 10:00 - 17:00, chiuso il martedì e i giorni festivi - Biglietti: intero: € 6, ridotto € 4, studenti € 3

Tel. +39 055.219432 - e.mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.museomarinomarini.it 

LAPILLI Foto Inaug. Mostra UCSI 10 2 16 007Due secoli di stampa cattolica in Campania”. All’Emeroteca Tucci, fino a fine marzo, una mostra inedita che racconta, per la prima volta, la realtà ricca e variegata dell’ampio mondo della stampa cattolica campana, una voce autorevole nel dibattito socio-culturale della regione, attraverso settimanali diocesani, bollettini ecclesiastici, riviste di teologia e le pubblicazioni dei principali santuari. In esposizione i periodici delle 25 diocesi della regione ecclesiastica campana. Le testate rappresentate sono 67. Le pubblicazioni oltre 300. L’inaugurazione ieri con il Cardinale Sepe. Il progetto è stato curato dall’Ucsi Campania e dalla Diocesi di Napoli, d’intesa con l’Ordine dei giornalisti. In mostra pezzi rari, come il primo numero de La Croce, datato 1898, antenato di Nuova Stagione, il settimanale della Diocesi di Napoli. Ampio spazio anche al bollettino diocesano, ufficiale per gli Atti dell’Arcivescovo e della Curia, nato nel 1920 con il nome di Bollettino ecclesiastico dell’Archidiocesi di Napoli, e divenuto poi Ianuarius.

La pubblicazione più antica è La Scienza e la Fede, fondata nel 1841 e considerata in assoluto la prima rivista filosofica italiana. Partendo dal primo numero è stata ricostruita l’evoluzione storica degli studi filosofici e teologici a Napoli. Del 1899 la Rivista di Scienze e Lettere, fondata dall’omonima accademia. Del 1913 gli Atti dell’Accademia Napoletana scientifico-letteraria di San Pietro in Vincoli, del 1930 la nuova seria della Rivista di Scienze e Lettere, fino ad arrivare ad Asprenas- Rivista di teologia, organo scientifico della Facoltà Teologica. Antica e prestigiosa la rivista del Santuario della Madonna del Carmine La Vergine Bruna del 1939, del giornale dei Francescani Luce Serafica (1925), di Spiritus Domini, dei Vocazionisti, (inizi anni Venti) del periodico della Madonna dell’Arco (1920), del Bollettino di Acerra (1934) di quello di Aversa (1932), del Santuario della Madonna del Carpinello di Visciano (Diocesi di Nola) del 1941, di Ascolta, rivista dell’Abbazia di Cava (1957). Dalla Diocesi di Nocera Inferiore la copia anastatica della raccolta dei numeri antichi del Bollettino diocesano a partire dal 1915.

LAPILLI invito Carlo MontarsoloVenerdì 12 febbraio alle ore 17.30 alla Palazzina delle Arti (Via del Prione, 234 La Spezia) si terrà l'inaugurazione della mostra Carlo Montarsolo. Aria, acqua, terra e fuoco.

L'esposizione, a poco più di dieci anni dalla scomparsa dell’artista - uno degli autori meritoriamente insigniti del Premio del Golfo della Spezia con l’opera Case di Portovenere (1955) che oggi figura nella collezione del CAMeC - è resa possibile grazie alla disponibilità di una buona selezione retrospettiva di più di sessanta opere - rappresentative del lungo percorso di Carlo Montarsolo dagli anni '40 al 2015.

La mostra resterà aperta:

  • presso la Palazzina delle Arti "L.R.Rosaia" fino al 1° maggio 2016, con il seguente orario

Mercoledì e Giovedì 15.00 – 18.00

Venerdì, Sabato e Domenica 10.00 – 18.00

  • presso il Circolo Ufficiali di Marina dal 1° aprile al 1° maggio 2016

visita su prenotazione, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì 10 febbraio alle ore 11 all’Emeroteca Tucci,

(Palazzo delle Poste, piazza Matteotti)

il Cardinale Crescenzio Sepe inaugurerà la mostra:

 “Due secoli di stampa cattolica in Campania”,

promossa dall’Ucsi Campania e dalla Diocesi di Napoli,

d’intesa con l’Ordine dei Giornalisti.

UCSI Mostra duesecolidistampacattolica 10 2 16La mostra nasce con l’intento di documentare, per la prima volta, la produzione della stampa cattolica nella nostra regione dall’Ottocento ad oggi e presenta materiale su tutte le diocesi campane, in particolare sui Bollettini ecclesiastici, i settimanali diocesani, le riviste teologiche e le pubblicazioni dei principali santuari della regione ecclesiastica campana. Tra le rarità il primo numero de “La Croce”, antenato di Nuova Stagione, datato 1898, la collezione unica e completa delle riviste che afferiscono all’Accademia ecclesiastica di Napoli da cui discende l’attuale Facoltà teologica, il primo numero del Bollettino della Diocesi di Napoli, poi diventato Ianuarius, e altre importanti e prestigiose testimonianze del passato tra cui: il periodico della “Madonna dell’Arco” (1920) del Santuario della “Madonna del Carpinello” di Visciano (Diocesi di Nola) del 1941, del Bollettino di Acerra (1934) di quello di Aversa (1932).

AFEEB1B0 C1AA 4277 8AD2 9C5F26B07F94Mercoledì 27 gennaio, alle ore 17.30, presso il Museo Novecento si terrà una conversazione intorno al libro Il design della ceramica. Storie di terre e di progetti di Stefano Follesa, edito da Polistampa.

La conferenza è inserita nel ciclo di incontri con artisti, designer e curatori intorno alla ceramica contemporanea, in occasione del progetto Materia Prima, la ceramica dell’arte, a cura di Marco Tonelli, che si inaugurerà a Montelupo Fiorentino il prossimo 19 marzo 2016, organizzata dalla Fondazione Montelupo onlus.

Il volume è una raccolta di testimonianze e di riflessioni intorno al progetto ceramico e, più in generale, intorno al progetto dell’oggetto. Contiene contributi provenienti in parte da un ciclo di incontri con alcuni dei più autorevoli progettisti che  testimoniano una passione per un materiale straordinario quale la ceramica e al contempo una rinnovata volontà di confronto in una fase complessa per l’intera cultura del progetto e in particolar modo per il progetto di design. I saggi teorici e il resoconto degli incontri sono parte di un ampio dibattito, il cui obiettivo è la definizione di nuove strategie e nuove pratiche per il design della ceramica.

Include opere di Emmanuel Babled, Andrea Branzi, Luisa Bocchietto, Nathalie Du Pasquier, Ugo La Pietra, Ambrogio Pozzi, Luca Scacchetti e Gianni Veneziano, e contributi di Francesco Armato, Maria Pilar Lebole, Giuseppe Lotti, Paolo Pecile, Oliva Rucellai, Vittorio Amedeo Sacco e Alessio Sarri.

L’iniziativa Storie di terre e di progetti è stata promossa da OMA Osservatorio Mestieri d’Arte e curata da Stefano Follesa, Giulia Gigli, Angela Muroni, Oliva Rucellai, Alessio Sarri.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Ugo La Pietra nasce a Bussi Sul Tirino (PE) nel 1938. Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1964, dove inizia ad interessarsi di diverse correnti artistiche come, ad esempio, l’arte segnica, l’arte concettuale, sociale e ambientale, il cinema d’artista, la narrative art, il neo eclettismo, l’architettura e il design radicale. I primi anni Sessanta sono caratterizzati da un’intensa attività diricerca e da una forte presenza della fotografia: l’artista, infatti, sperimenta molti mezzi espressivi. Oltre a privilegiare il disegno e le opere bidimensionali,

interviene negli spazi urbani e compie ricerche sul territorio, soprattutto nelle periferie. Nel 1967 con la sua poetica, “Le Teorie del Sistema Disequilibrante”, si interroga sullo spazio fisico e sul territorio con azioni simboliche, usando l’immagine come strumento per indagare lo spazio circostante; inoltre svolge un’attenta analisi sul design urbano che mira al recupero all’interno della città di alcuni spazi ancora fruibili e modificabili. Ugo La Pietra ha diretto diverse riviste, vinto il premio Compasso d’Oro nel 1977 e realizzato più di 900 mostre personali e collettive. Negli ultimi anni ha svolto attività didattica e ha coordinato il Dipartimento di Progettazione Artistica per l’Impresa, da lui fondato, all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Gianni Veneziano, architetto e designer, nel 1979 consegue la laurea in Architettura a Firenze, con una tesi sperimentale sul Disegno di Architettura e Architettura disegnata con Adolfo Natalini, temi centrali per il suo lavoro tra arte e design. Dal 1979 al 1981 fondamentale per la sua crescita è l’esperienza americana nell’ambito del dibattito architettonico in relazione alla nascita del “movimento Post-Moderno”, che plasma la sua prima esperienza architettonica. Nel 1987 a Milano, insieme a Prospero Rasulo, fonda Oxido, la Galleria del Progetto Arte e Architettura, che in seguito diventerà il marchio di fabbrica Oxido Zoo. Molte le collaborazioni con aziende tra cui: Gervasoni, Lumi, Sisal, Barovier e Toso, Ortolan, Fatto ad Arte, Fine Factory e altre. Il suo lavoro è presente in diverse gallerie e musei. Nel 2007 dà vita, con Luciana Di Virgilio, allo studio Veneziano+Team. Il lavoro dello studio è presente sulle più importanti riviste di settore e in occasione di fiere nazionali e internazionali. Rilevante è anche l’attività di curatore di mostre sul tema del design, si ricorda ‘Il segno dei designer’ per la Triennale di Milano, che presentava una collezione da lui poi donata alla Collezione Permanente del Triennale Design Museum.

Stefano Follesa, architetto e designer, si laurea in Architettura con Adolfo Natalini nel 1988. Nel Novembre del 1987 è tra i fondatori dell’Atelier Metafora, gruppo di sperimentazione e ricerca sui rituali dell’abitare attivo sino al 1992. Dal 1996 si occupa di disegno industriale e progettazione architettonica nelle diverse scale del progetto. Svolge attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di Architettura DIDA dell’Università degli Studi di Firenze presso il quale è docente di Interior Design. Ha vinto numerosi concorsi di progettazione e realizzato mostre e allestimenti in Italia e in diverse parti del mondo. Ha tenuto conferenze e corsi in diverse università estere. E’ autore di libri e di pubblicazioni sull’architettura e sul design e curatore di mostre ed eventi. Vive e lavora a Firenze dove ha il proprio studio professionale.

 

MUSEO NOVECENTO

Piazza Santa Maria Novella 10, 50123 Firenze, Italia  

Tel. 055 286132 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LOGOMOSTRAIl 19 gennaio, presso il PAN – Palazzo delle Arti Napoli (Via dei Mille, 60), è stata inaugurata la mostra fotografica “Naples360”. La rassegna, patrocinata dal Comune di Napoli con la collaborazione degli Assessorati alla Cultura e al Turismo e quello per i Giovani, è visitabile fino al 30 gennaio 2016.

Il progetto fotografico “Naples360” di Domenico Maschio, come detto, ha lo scopo di raccontare la città attraverso emozioni e sentimenti dei napoletani, per la prima volta con l’innovativa tecnica fotografica a 360°. Il percorso espositivo propone un viaggio alla scoperta dei luoghi di Napoli, con scatti già pubblicati sul sito www.naples360.it ed altri inediti. All’interno della mostra, è ospitato il fotoreportage di Vincenzo Noletto “Autumn in Sanità”, che mostra la vita dello storico rione e delle persone che lo vivono, con l’obiettivo di riqualificarlo. La manifestazione ad ingresso gratuito è visitabile tutti i giorni dalle ore 9,30 alle ore 19,30 – la domenica dalle ore 9,30 alle 14,30.

Domenico Maschio, studente universitario della città di Napoli, è arso dalla passione per la fotografia ed i video. Dopo aver partecipato e vinto “Postcards From Naples”, workshop creato dal Comune di Napoli alla fine del 2014, l’anno successivo ha deciso di pubblicare i suoi lavori sul web tramite Facebook e Youtube. Grazie ai social ed agli amici, ed a un contatto con Luca, studente del vecchio liceo di frequentazione scolastica, è nata una forte amicizia ed insieme hanno creato il canale youtube “Coons Video”, dove vengono caricati i propri lavori. A luglio 2015, hanno realizzato il video “Napoli 360”, per mostrare alle persone lontane, le bellezze della città che, su Facebook, hanno superato le 100.000 visualizzazioni.
A settembre 2015, è stato dato pieno sviluppo al primo progetto fotografico al mondo a 360, “Naples360”. Ogni scatto ha due protagonisti: un napoletano ed il suo posto preferito di Napoli.

Nelle attese dell’autore è che Naples360 possa far vivere i luoghi e le emozioni che provano gli stessi napoletani passeggiando per la città e che possa riscuotere ampi consensi. Domenico, anche da queste colonne, intende ringraziare Francesca, Vincenzo, Luca, Federica e Pietro, per aver supportato fin dall’inizio il progetto, cui tiene molto

Santo Gaglione

L’ATTIMO PRESENTE

Volti corpi luoghi tempi del viaggio terrestre

Fotografie di Ciro Ciliberti

a cura di Franco Cipriano

Inaugurazione - Venerdi 29 gennaio 2016 ore 18.00

LAPILLI Foto Liceo de Chirico TCon una mostra di Ciro Ciliberti, lo Spazio Zero11 del Liceo Artistico de Chirico di Torre Annunziata, riprende a esplorare le dimensioni della fotografia – tra documento, analisi, espressione – cercando di rappresentarne, in coinvolgenti ambientazioni espositive, la pluralità dei linguaggi contemporanei.

La mostra, a cura di Franco Cipriano, col coordinamento organizzativo di Felicio Izzo, realizzata con la collaborazione di “ARTLANTE, studi e iniziative per l’arte contemporanea” e di Raffaella Barbato, è un percorso di immagini ‘realizzate’ durante viaggi ‘impervi’ e solitari dell’autore, dall’Estremo Oriente all’Asia, fino alla America del Sud. Le fotografie, tra colore e bianco e nero, attraversano luoghi, riprendono volti e corpi, fermano gesti e passaggi, dando visibilità al tempo che, nella globalità dei ‘consumi’ dell’homo oeconomicus planetario, sfugge. La fotografia per Ciliberti è una relazione con l’altro da sé per riconoscerne e ‘viverne’ la presenza. L’atto fotografico è tensione etica, una via di ‘attraversamento’ del lontano che si fa altra ‘dimora’ del senso delle cose. Se la fotografia è anche ‘memoria dell’assenza’, allora Ciliberti ne fa esperienza come ‘pluriverso’ della vita e del mondo, rivelando delle innumerevoli forme di esistenze l’irriducibile e indefinibile essenza.

“Se fotografare – si legge nel testo che commenta la mostra - è sospendere il tempo, fare immagine dell’istante è come rendere infinito il fuggevole. E il segno di fuoco, fotografato da Ciliberti, di questo è l’attimo/icona più evidente. Il viaggiatore ‘irregolare’, per il desiderante sguardo che ne ‘costruisce’ i transiti, si sposta errando in cerca delle sue altre vie possibili. Delle e nelle ‘immagini’ il viandante fa la sua ‘mappa’ della memoria che si compone nei frammenti di tempo che il fotografare ‘ritaglia’ e in cui, insieme al soggetto inquadrato, si espone anche lo sguardo dell’autore. La relazione col tempo è, per l’esperienza fotografica, tensione ‘conoscitiva’ del mutevole. Dell’intensità polimorfica della bellezza nella luce e tenebra del mondo si ‘arresta’ il tempo, catturandone nell’immagine l’infinito presente. […] L’imprudenza del viaggio è, per Ciliberti, la condizione della labirintica ricerca delle ‘profondità’ irrangiungibile del mondo… È ‘inattuale’ contrarietà alle narrazioni della ‘dimensione unica’ del reale… Nel suo cercare fotografando è lo ‘spaesamento’, di tempi e spazi, che interroga e destabilizza la verità del certo, con un’apertura dell’anima al ‘legame’ delle cose, nella armonica distinzione, dove il dentro e il fuori del senso si corrispondono come la parola e il silenzio.”

Open 29 gennaio / 27 febbraio 2016

Dalle 10 alle 13.30 o su appuntamento

Info: 081.5362838 - ph. 333 8998740

www.liceodechirico.it

SPAZIO ZERO11 / Liceo Artistico G.De Chirico, Via V. Veneto,514, Torre Annunziata (Na)




luna mond1 mVenerdì 22 gennaio 2016, alle ore 17, la galleria MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30, Roma), inaugura la personale della pittrice Margareth Dorigatti, presentando un nuovo ciclo di opere dal titolo Luna/Mond (2014-2015).

Se nelle passate mostre (Lago/See, Rubra, Erlkönig) la pittrice ha indagato mondi referenziali molto personali, condividendone sensazioni e sentori attraverso l’evocazione di archetipi riconoscibili anche per chi non ha avuto, o voluto avere, diretta percezione di quelle realtà, con Luna/Mond rivolge invece l’attenzione a qualcosa che esercita una primordiale e ineluttabile influenza su ognuno di noi durante l’intero percorso della vita; anzi, dalla fase che precede la nascita agli instabili stati che seguono alla morte; dalla concezione alla decomposizione.

“Nell’aprirsi alla Luna si è coinvolti in un processo alchemico in costante evoluzione. Come ben sapevano le più varie culture antiche, chi non bada alla Luna rinuncia alla coscienza, alla lettura delle cause rarefatte, all’intendimento”, scrive Kate Singleton nel testo critico che accompagna la mostra. “Ognuno - e specialmente ognuna - ha le proprie lune. Laune in tedesco significa non solo indole e atmosfera, ma anche fantasia e capriccio; ossia creatività. Margareth Dorigatti è nata sulla scia del plenilunio, poche ore dopo un’eclisse lunare. Nel suo destino ci sono pertanto allineamenti non comuni, congiunzioni significative, un elemento di sizigia, ossia la ricomposizione dei contrari inseguito dagli alchimisti. Non a caso i suoi dipinti ci tirano dentro a un firmamento potente, a un universo onirico ma anche drammaticamente reale, fonte e crogiolo di memorie intime e sfuggevoli tutt’altro che estranee.”

Con la pittura Margareth Dorigatti palesa l’esperienza profonda e ce ne rende partecipi. Adopera e manipola gli strati di colore per svelare gli aspetti più elusivi del vissuto, per richiamare una distante risonanza, un eco labile e vago. E noi, osservatrici e osservatori, nei nostri diversi modi seguiamo il suggerimento, l’invito a scavare tra gli anfratti più nascosti della coscienza. Tale è l’archeologia dell’anima.

 

MARGARETH DORIGATTI

Nasce a Bolzano nel 1954. Nel 1973 studia all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova.

Nel 1975 si trasferisce a Berlino dove studia Pittura, Grafica e Fotografia presso la Hochschule der Künste.

Nel 1977 fonda una Casa-atelier frequentata dai maggiori artisti e personaggi dello spettacolo presenti a Berlino.

Nel 1980 inizia la sua attività espositiva in gallerie private di Berlino.

Nel 1983, insieme a Joachim Szymzcak, realizza un progetto di vaste proporzioni all'interno della rete metropolitana berlinese: 75 dipinti all'interno di 8 stazioni. Vince un concorso indetto dalla Internationalen Bauausstellung per la realizzazione di una facciata storica di un palazzo di Kreuzberg.

Nel 1984 si trasferisce a Roma dove ha inizio la sua attività pittorica ininterrotta.

Espone in Italia e all'estero presso gallerie private, luoghi pubblici e musei (Roma, Parigi, Milano, Pescara, Bolzano, Modena, Bologna, Berlino, Nimes, Lyon, Köln, Bonn, etc). Partecipa a mostre collettive in Italia e all'estero.

E’ titolare della cattedra di Decorazione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma.

“Dorigatti è una artista delle affinità elettive. Le corrispondenze vengono cercate piuttosto negli ambiti della letteratura e della musica che non nelle arti visive, dove certamente si è allontana dal postmoderno per riavvicinarsi a una sorta di classicismo, se inteso in senso etico e strutturale, quindi di forma e di sostanza. L’occuparsi di miti, di déi, santi e demoni, diventa quasi obbligatorio, e si prefigura come costante nella sua opera.” [E.C.]


LAPILLI Clipboard01Sabato 16 gennaio 2016, alle ore 11,  in concomitanza con il  nuovo ciclo di "Conversazioni in Floridiana", si riaprono alcune sezioni espositive del Museo Duca di Martina, temporaneamente chiuse nei mesi  scorsi per l’intervento di restauro, attualmente in corso, che interessa il piano nobile della Villa.

Sarà possibile ammirare nuovamente le collezioni d'arte orientale e le sezioni di arte medievale, insieme alle raccolte dei vetri di Murano e delle maioliche rinascimentali e barocche.

La collezione di arte dell’Estremo Oriente, composta da circa duemila pezzi, rappresenta una delle più importanti a livello nazionale e internazionale. Costituita per lo più da porcellane cinesi e giapponesi,

acquistate da Placido de Sangro, duca di Martina, a Parigi, a  Londra e a  Napoli, giunte sui mercati europei tramite le Compagnie delle Indie Orientali.

L'importante raccolta di maioliche del Musep comprende ceramiche ispano-moresche decorate a lustro della manifattura di Manises, maioliche rinascimentali di Deruta, Gubbio, Faenza, Palermo ed ancora maioliche seicentesche di Castelli di Abruzzo. Al piano terra sono inoltre esposti vetri di Murano, cristalli di Boemia, smalti di Limoges, oggetti in avorio di diverse epoche nonchè cofanetti, chiavi, posate ed ambre baltiche.

Alle ore 11,00, nel Vestibolo, riprende il ciclo delle "Conversazioni in Floridiana", che quest'anno sarà dedicato al tema del viaggio, con la discussione di Mariateresa Sarpi, dal titolo “Quando viaggiare era un'arte”.

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