in Mostra

Mostra Esercito di Terracotta Napoli 250Registra un grande successo la prima settimana di apertura della Mostra “L’Esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina” nella Basilica dello Spirito Santo. Oltre 5000 presenze in pochi giorni e file di visitatori pazientemente in attesa per assistere allo spettacolo che offre la grandiosa istallazione dell’esercito di terracotta, considerata l’Ottava Meraviglia del mondo, eccezionalmente trasferitasi in una delle strade più centrali di Napoli, in via Toledo.

La città partenopea ha ripagato la scelta di una prima nazionale, dimostrando sensibilità e apertura al mondo. I soldati accompagnano i visitatori in un viaggio che passa attraverso 2000 anni di storia, con l’ausilio dell’artigianato moderno proveniente della stessa regione dello Xi ‘An, dove l’esercito è stato ritrovato e riprodotto, per questa mostra, dagli unici calchi originali esistenti. L’atmosfera unica e l’avvicinamento di due modi differenti di raccontare il sacro, l’imponente Basilica con i suoi 1800 metri quadrati, da un lato, e il Mausoleo qui riprodotto hanno contribuito al successo dell’esposizione. Ultimo tassello, costante incognita nel panorama culturale contemporaneo, era il pubblico, la cui risposta positiva ci ha dato grandissima soddisfazione. – Questa la dichiarazione del curatore italiano dell’esposizione, Fabio Di Gioia.  

La Mostra “L’Esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina” è aperta al pubblico tutti i giorni fino al 28 gennaio. Le prevendite sono disponibili su Vivaticket. Per informazioni: www.esercitoditerracotta.it . 

LAPILLI 1 SAM 9478Sabato 28 settembre 2017 gli Amici del MdAO hanno organizzato un interessante Convegno storico artistico “Giovan Francesco Gonzaga e il suo Novecento”, per celebrare 10° anniversario della scomparsa del grande maestro lombardo del Novecento Giovan Francesco Gonzaga (1921 - 2007), che ha visto gremita di pubblico la sala del Circolo della Stampa di Avellino.

Con una mostra personale estemporanea che ha presentato alcuni lavori del maestro lombardo, essa è stata ideata e curata dal critico d'arte Stefano ORGA con la direzione artistica di Michela FEMINA (cultrice d'arte).

Sono intervenuti con dei saluti il Sac. Gerardo CAPALDO, Dott. Carlo CRESCITELLI (scrittore), il Dott. Francesco IANNACCONE (cultore d'arte), il Dott. Giuseppe D'AMORE (cultore d'arte).

Il seminario di studi è stato moderato dalla Dott.ssa Sabrina MONTANO (cultrice d'arte).

Ha relazionato il Prof. Angelo CUTOLO (cultore di storia locale) presentando la relazione “Un protagonista lombardo del Novecento” illustrando la curiosa ed avventurosa biografia del pittore, sottolineando: “Anche Giorgio de Chirico, in occasione di una personale del pittore milanese, rimase atratto dai maestosi ed eleganti cavalli di Giovan Francesco Gonzaga. Per il valore artistico delle sue opere, il maestro lombardo ha meritato vari riconoscimenti: nel 1963 con il Premio Marzotto, nel 1967 con il Pavone d'oro, nel 1972 con Le grolle, nel 1997 con una Medaglia d'oro da Papa Giovanni Paolo II e nel 2001 ricevette dal Comune di Milano l'Ambrogino d'oro.”

Ha concluso i lavori del seminario di studi il Prof. Stefano ORGA (critico d’arte) con una relazione sul tema “L'opera pittorica di LAPILLI SAM 9469Giovan Francesco Gonzaga” nella quale ho sottolineato l'importanza della figura del pittore nella Storia dell'Arte Contemporanea, affermando: “La qualità pittorica del maestro lombardo era frutto di una ragionamento relativo alla matericità del pigmento e alla sua distribuzione nella composizione. Si notava la sua ragguardevole sapienza, soprattutto nei disegni, che si presentavano forti e decisi, mostrando una notevole evidenza della sua saggia conoscenza, che derivava dagli anni dell'apprendistato giovanile, quando egli cominciò a realizzare copie dei grandi maestri esposti al Castello Sforzesco di Milano. Nel disegno ottenne risultati notevoli, infatti alcuni erano davvero mirabili, soprattutto nella descrizione dei particolari. Le sue opere mostravano un'intensità luminosa e cromatica quasi caratterizzante, che lo rendevano degno erede della cultura pittorica italiana dall'Arte Bizantina a de Chirico e Carrà. Naturalmente il maestro lombardo ha avuto una lunga carriera nelle arti figurative, tanto che per l'artista la figurazione era divenuta quasi una “devozione religiosa” che proclamava e diffondeva nelle sue realizzazioni artistiche dagli oli, ai disegni alle serigrafie. La sua pittura ebbe una trasformazione giungendo ad un mutamento nella composizione e nel cromatismo, come una sorta di evoluzione del Divisionismo lombardo, raggiungendo elevati livelli qualitativi che Gonzaga manterrà fino alla conclusione del suo ciclo artistico e vitale. Nel corso degli anni con la pittura figurativa, che Giovan Francesco Gonzaga ha realizzato, sempre con una notevole perizia, ha maturato una cifra stilistica autonoma, che ha reso le sue opere immediatamente riconoscibili ed individuabili nel panorama artistico contemporaneo.”

L’incontro artistico culturale è stato organizzato dagli Amici del MdAO (circolo culturale) con la collaborazione dell'“Associazione Culturale ACO” di Avellino e del MdAO - Museo d'arte (che ha prestato un lavoro del maestro).

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LAPILLI Gonzaga FrancoGiovan Francesco Gonzaga, pittore e scultore autodidatta, nacque a Milano il 12 giugno 1921 dove si formò artisticamente. Era un discendente della famiglia Gonzaga di Mantova. Le sue origini nobili erano rintracciabili in tutta la sua produzione artistica.

Fin da giovanissimo dimostrò uno spiccato talento artistico per il disegno, che coltivò, esercitandosi nella riproduzione e nella copia di opere dei grandi maestri del passato.

A dieci anni, realizzò trecento disegni a penna, che illustravano il cammino del genere umano dall’Età della Pietra fino alla Prima Guerra Mondiale.

Già da ragazzo nel Museo del Castello Sforzesco, passava ore a ricopiare gli studi e i disegni dei grandi del passato come Leonardo e Michelangelo.

A soli 20 anni, dopo la licenza liceale, contro il volere della famiglia, si arruolò con il Savoia Cavalleria per la Campagna di Russia, partecipò, con lo Squadrone “Fantasma”, ad azioni di pattugliamento nella steppa russa. Quest’esperienza influenzò la produzione del pittore; il suo inseparabile cavallo è stato infatti protagonista di innumerevoli dipinti, sculture, poesie.

Dopo l'esperienza dura della guerra, il giovane Gonzaga non approfondì gli studi artistici, continuò a dipingere con passione, ma da autodidatta, considerando sua unica maestra la Natura.

Anche Giorgio De Chirico, in occasione di una personale del pittore milanese, rimase folgorato dai maestosi ed eleganti destrieri di Giovan Francesco Gonzaga.

Nel 1955 intraprese un viaggio attraverso la Spagna, dal cui paesaggio la sua tavolozza si arricchì di nuovi colori.

Nel 1964, in occasione della presentazione del film “ Italiani brava gente” sulla Campagna di Russia, l’artista allestì una personale con opere riguardanti la propria esperienza della guerra di Russia. Accanto al motivo ricorrente dei cavalli, soggetti prediletti dall’artista, vi furono nature morte e ritratti, quasi sempre “en plain air” e realizzati per lo più ad olio, matite, acquarello e tempera.

Il valore artistico dei lavori di Giovan Francesco Gonzaga ha meritato vari riconoscimenti: nel 1963 con il Premio Marzotto, nel 1967 con il Pavone d'oro, nel 1972 con Le grolle, nel 1997 con una Medaglia d'oro da Papa Giovanni Paolo II e nel 2001 ricevette dal Comune di Milano l'Ambrogino d'oro.

L'Artista morì nella sua città, Milano il 2 ottobre 2007.

I soggetti preferiti da Gonzaga sono infatti cavalli, cavalieri e soldati, oltre a paesaggi, ritratti e nature morte.

Utilizzò tecniche classiche per realizzare i suoi lavori: l'olio, la tempera, le matite, l'acquarello, la serigrafia, la litografia, la calcografia, etc.

Dedicò la sua vita alla pittura e produsse interessanti dipinti d'Arte Sacra Cattolica, dedicati soprattutto alla Vergine Maria.

Le sue tele traboccano di amore e di rispetto per i cavalli e per gli animali in genere, la natura è sempre ammirata come fonte di genuinità, purezza e libertà.

Locandina Appunti01 300INTRUDERS è il culmine di una ricerca iniziata dall'architetto e artista Walter Molli nei primi anni del 2000, come adesione al mondo dei graffiti e della street art, con il fine ultimo della pittura murale e su treni, poi evolutasi  in  una  pratica  seriale  mirata  all’esplorazione  del  contesto  urbano,  in  un  continuo  studio strategico del territorio:  i  “non –  luoghi”  metropolitani, oggetto di catalogazione e ricerca. Gli “Intrusi” sono appunto i protagonisti delle opere che saranno esposte in occasione dell’evento. Predatori, congelati in un attimo immediatamente precedente all’azione. Evoluzione di una ricerca contemporanea che va oltre lo spazio urbano dei non-luoghi della metropoli, che abbraccia pienamente la  street art e il mondo dei graffiti in parallelismi sottili: un soggetto predatore e preda del suo habitat.

L’artista  delinea  un  Predatore  libero,  indipendente,  guardingo,  solitario,  ma  soprattutto  notturno  che muovendosi  con  silenziosa  velocità,  raggiunge  e  conquista  la  sua  preda.  I  movimenti  del  felino  sono attenti, ponderati, immediati, verosimilmente sovrapponibili a quelli del writer. Un continuo mimetizzarsi tra 

luci e ombre, tra legalità e provocazione, lasciando quell’impronta silenziosa in grado di urlare all’interno del  caos  urbano.  In  questo  scenario,  Molli  scinde  l’elemento  figurativo  dall’ossessiva  costruzione prospettica, compositiva e architettonica, traducendo e sintetizzando lo spazio con una pittura istintiva e materica, libera da schemi prefissati, legata sì romanticamente all’anatomia felina, ma stravolta e dilaniata da un gesto che spazza via tutto. O quasi.

La mostra che inaugurerà il 13 ottobre 2017 nello spazio foyer di Palazzo Roccella, Palazzo delle Arti di Napoli (Pan), punta a consolidare il passaggio dell'artista dagli spazi urbani al museo,  consentendo al visitatore  la  fruizione  di  una  puntuale  selezione  di  opere.  Percorso  strettamente  tematizzato,  frutto  di un'indagine  meticolosa  capace  di  intrecciare  traiettorie  apparentemente  lontane  in  un  unico  e  fluido tessuto connettivo,  Intruders  è un viaggio attraverso l'evoluzione tecnica e stilistica dell'artista che riesce, mediante un soggetto apparentemente semplice, a scrutare e scuotere l'inconscio dell'osservatore. 

Walter  Molli  (1984,  Napoli)  è  un  artista  che  innesta  le  proprie  radici  nella  cultura  del  writing  e  dell’aerosol  art. Intorno al 2000 si avvicina al mondo dei graffiti, venendo a contatto con una comunità artistica mutevole e creativa. 

Architetto  di  formazione,  accompagna  al  dipingere  una  forte  passione  per  l’arte  classica,  la  computer  grafica,la modellazione 3d. Oltre alle numerose partecipazioni a convention di graffiti, Molli inizia a sperimentare nelle prime collettive d’arte tecniche diverse, dalla pittura ad olio agli acrilici, dall’acquerello allo spray,  dalla fotografia alla stampa digitale. Nel 2014 la prima mostra personale in Francia apre un percorso espositivo attraverso il quale Molli matura un’identità  pittorica  incentrata  sull’utilizzo  di  elementi  comuni  come  chiave  d’accesso  a  livelli  di  lettura  più  profondi e inconsci. Attualmente vive e lavora a Napoli; la sua ricerca pittorica spazia parallelamente dallo studio del ritratto e della figura ad un lavoro di catalogazione fotografica e successiva composizione architettonica, senza tralasciare uno sguardo costantemente rivolto alla cultura dei graffiti e della street art.

LAPILLI SAM 8602Il Vernissage della Mostra “L'Arte per costruire la Pace”, organizzata dagli “Amici del MdAO”, ha riscontrato un buon successo di pubblico tanto che i visitatori hanno riempito le sale della Biblioteca del Punto Pace - Pax Christi, nel “Complesso della Chiesa di San Lorenzo”, sito in Via San Lorenzo, 15 ad Atripalda (AV) e il Vernissage è stato realizzato nell'attigua chiesa.

Interessanti sono stati gli interventi del Sig. Luigi Ferrara (Presidente del Punto Pace di Atripalda) che ha presentato le attività della Biblioteca Pax Christi e quelle dell'Associazione pacifista; il Sac. Don Gerardo Capaldo (Referente Pax Christi Avellino) che ha parlato “dell'odierna necessità di Pace a livello globale” e del Prof. Stefano Orga (Moderatore degli “Amici del MdAO”) che ha illustrato come “l'Arte sia un mezzo per costruire la Pace fra le persone, fra i popoli e fra le culture”, inoltre ha ringraziato le testate giornalistiche che hanno contribuito al successo di pubblico, gli interventi sono moderati dal Prof. Angelo Cutolo (cultore di storia locale).

La mostra è stata ideata e curata dal critico d'arte Stefano Orga, con la direzione artistica di Michela Femina.

Gli artisti selezionati, in esposizione fino al 10 agosto, sono: Regina Anzalone, Giuseppe D'Amore, Fulor, Massimo Lo Pilato, Vincenzo Matarazzo, Elisa Monica, Francesco Roselli.

Le opere selezionate partecipano al Concorso “Costruttori di Pace” degli “Amici del MdAO” che assegna dei premi per i primi cinque classificati, la commissione tecnica-artistica è composta da: Stefano Orga (critico d'arte), Pasquale Luca Nacca (presidente del gruppo FB artisti irpini), Francesco Campitelli (storico dell'arte - Roma), Michela Femina (Amici del MdAO). La premiazione si tiene giovedì 10 agosto alla ore 10.30.

La Mostra “L'Arte per costruire la Pace” si tiene fino a giovedì 10 agosto 2017 nella Biblioteca del Punto Pace - Pax Christi, presso il “Complesso della Chiesa di San Lorenzo”, sito in Via San Lorenzo, 15 (già Contrada San Lorenzo) ad Atripalda (AV).

Gli orari della mostra, da lunedì al sabato (domenica chiusa), dalle ore 18.00 alle 20.30, solo giovedì 10 agosto dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 18.00 alle 19.00.

La mostra ha ingresso gratuito.

Alla mostra è presente un'esposizione di modellini navali realizzati da Lucio Biagio Spagnuolo.

La Mostra “L'Arte per costruire la Pace” è organizzata dagli “Amici del MdAO” con la collaborazione di Pax Christi Avellino, dell'Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali - Diocesi di Avellino, dell'Associazione Culturale ACO e del MdAO - Museo d'Arte.

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PALP Palazzo Pretorio Pontedera

C’è tempo ancora sino al 10 agosto 2017 per visitare la mostra

LAPILLI Guido Reni Susanna e i vecchioni 1630 circa olio su tela cm 104x140 Collezione privata bassaUltima settimana, al PALP - Palazzo Pretorio di Pontedera, per visitare la mostra Goya e Guido Reni. Tesori d’arte al Palp, a cura di Pierluigi Carofano. Promossa dalla Fondazione per la Cultura Pontedera e dal Comune di Pontedera, l'esposizione è un evento eccezionale che ha visto la partecipazione di Sergey Androsov, Direttore del dipartimento di arti occidentali del Museo dell'Hermitage. La mostra ha portato per due mesi, nella città toscana, tre dipinti straordinari, uno di Guido Reni e due di Francisco Goya. Questi ultimi, due autoritratti realizzati dal maestro spagnolo a circa dieci anni di distanza, dopo la mostra al Palp andranno al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, a primavera 2018, per la grande esposizione Goya, la maturazione di un genio. L'esposizione, che ha il contributo della Fondazione Pisa, il patrocinio della Regione Toscana ed è stata organizzata in collaborazione con la Libera Accademia di studi Caravaggeschi “Francesco Maria Cardinal del Monte” - Ente Nazionale di Ricerca e degli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, resterà aperta sino al 10 agosto 2017, eccetto lunedì 7, con orario serale (ore 17-23) e ingresso libero.

Le opere di Francisco Goya, come dicevamo, sono due autoritratti. Quello cronologicamente ‘più antico’, del 1771, è LAPILLI 1 Francisco Goya Autoritratto 1782 circa cm 525 x 434. Collezione privata bassal’Autoritratto giovanile, probabilmente eseguito dal pittore mentre era ancora in Italia. Le fattezze sono quelle imberbi di un giovane venticinquenne, vestito con una giubba da viaggio, quasi a dimostrare che, anche se a spese proprie, in Italia egli era riuscito ad arrivare. Il dipinto sembra riassumere tutte le esperienze che il giovane Goya aveva appreso durante il suo soggiorno romano (1669-1771) ed in particolare gli insegnamenti che nel genere ritrattistico gli aveva potuto suggerire la frequentazione di Pompeo Batoni. E’ interessante notare come, sin da questa sua prima prova, egli abbia saputo distaccarsi nettamente dai modi enfatici e sempre ‘in posa’ della ritrattistica encomiastica per offrirci un’immagine quanto mai naturale e vivace di se stesso. Il dipinto (olio su tela, cm 62x42), già presso il City Art Museum di St. Louis, era rimasto per molti anni in ombra, rispetto alla sua replica più tarda del Museo Goya di Saragozza, in quanto pesantemente ripassato nell’Ottocento dal restauratore Marcellino de Unceta. Liberato dalle ridipinture, ha messo in mostra tutta la sua qualità pittorica.

Il secondo Autoritratto, invece, è del 1782 circa (olio su tela, cm 52,5 x 43,4) ed è stato riscoperto recentemente in una prestigiosa collezione privata. La sporcizia ne impediva ogni lettura critica. Una volta pulito dalle vecchie vernici e ridipinture, il dipinto ha mostrato il suo vero volto di opera di eccezionale bellezza, rilevando anche nell’angolo inferiore sinistro la firma “Goya” di colore rosso che, per la sua dimostrata autenticità, rende inequivocabile, se già non bastasse l’altissima qualità del dipinto, la sua attribuzione al grande pittore aragonese. Alla forza espressiva del volto si accompagna una forza pittorica senza precedenti: per lo spessore dell’impasto e il trattamento della materia pittorica, il viso più che dipinto sembra scolpito. Per la sua impostazione con il busto di profilo, il viso rivolto allo spettatore e i suoi particolari tratti somatici, questo ritratto si pone il diretta relazione con due altre opere dell’artista che ripetono una tale tipologia e con cui si deve naturalmente confrontare: l’Autoritratto del Museo di Agen e il suo ritratto inserito nella grande pala della chiesa di San Francisco el Grande, a Madrid.

Il terzo dipinto è una Susanna e i vecchioni (olio su tela, cm 100x146), straordinario inedito del maestro bolognese Guido Reni. La tela appartiene al novero delle opere ‘non finite’, lasciate da Reni stesso in fase di abbozzo, come scelta deliberata che torna sistematicamente nella fase inoltrata della carriera del pittore in relazione ad una precisa ricerca espressiva, volta a perseguire una pittura sempre più smaterializzata e idealizzata. In questo caso la composizione ripete un’invenzione già nota attraverso il quadro dello stesso soggetto della National Gallery di Londra, eseguito sul principio degli anni Venti del ‘600, nei confronti del quale la tela in esame costituisce un vero e proprio esercizio di riscrittura e di programmata rivisitazione espressiva. Nel dipinto proposto a Pontedera la pennellata esibisce una trama poco compatta, lasciando emergere il libero andamento del pennello in un gioco di studiati contrappunti tra pieni e vuoti, in cui anche il colore della preparazione acquista un ruolo di protagonista. Per queste caratteristiche il dipinto dovrebbe spettare all’ultima fase dell’artista, tenendo tuttavia presente che la pratica del ‘non finito’, come sta a indicare la scelta del monocromo programmata sin dall’inizio, non appartiene solo ai suoi ultimi anni e che, l’assenza di un quadro di questo soggetto dall’elenco dei dipinti lasciati incompiuti alla sua morte, obbliga a pensare che a quella data il quadro era già uscito dall’atelier, come opera da lui perfettamente approvata.

Nella cura scientifica della mostra e stesura delle schede di catalogo, nonché nella preparazione della didattica, il professor Pierluigi Carofano, docente di Teoria e Storia del restauro presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Università degli Studi di Siena, si è avvalso della collaborazione di Paolo Erasmo Mangiante, studioso di Francisco Goya, di Marco Ciampolini, docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara e di Enrico Lucchese, docente di Storia dell’arte moderna presso l’Università IULM di Milano. Un corredo tecnologico di video, filmati, renderà infine questa mostra un evento straordinario di comunicazione e di divulgazione culturale, raggiungendo il grande pubblico con i nuovi metodi di fruizione esperienziale applicati al bene culturale. 

 

PALP Palazzo Pretorio Pontedera

Piazza Curtatone e Montanara, Pontedera (Pi)

Orario: da martedì a domenica 17-23

Ingresso: libero

e.mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.pontederaperlacultura.it

LAPILLI Villaggio dAfrica ROSELLILa Mostra “L'Arte per costruire la Pace” è organizzata dagli “Amici del MdAO” con la collaborazione di Pax Christi Avellino, dell'Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali - Diocesi di Avellino, dell'Associazione Culturale ACO e del MdAO - Museo d'Arte.

La Mostra “L'Arte per costruire la Pace” si tiene da martedì 1 agosto a giovedì 10 agosto 2017 nella Biblioteca del Punto Pace - Pax Christi, presso il “Complesso della Chiesa di San Lorenzo”, in Via San Lorenzo, 15 (già Contrada San Lorenzo) ad Atripalda (AV).

La mostra ideata e curata dal critico d'arte Stefano Orga con la direzione artistica di Michela Femina.

Da oltre trenta opere pervenute alla mostra “L'Arte per costruire la Pace” la commissione tecnica-artistica ne ha selezionate sette, di sette artisti dell'Italia Meridionale, queste parteciperanno al Concorso “Costruttori di Pace” degli “Amici del MdAO” che assegnerà dei premi per i primi cinque classificati.

Gli artisti selezionati sono: Regina Anzalone, Giuseppe D'Amore, Fulor, Massimo Lo Pilato, Vincenzo Matarazzo, Elisa Monica, Francesco Roselli.

La mostra sarà inaugurata martedì 1 agosto alle ore 18,30 presso la Biblioteca del Punto Pace - Pax Christi, nel “Complesso della Chiesa di San Lorenzo”, in Via San Lorenzo, 15 ad Atripalda (AV).

Gli orari della Mostra “L'Arte per costruire la Pace” saranno dal lunedì al sabato dalle ore 18.00 alle 20.30, solo giovedì 10 agosto dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 19.00.

La mostra avrà ingresso gratuito.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LAPILLI Elisa MonicaIn occasione del centenario delle apparizioni di Fatima (1917-2017) ''Gli amici del MdAO'' e ''Nel Segno dell'Arte'' organizzano la mostra d'arte ''La Madonna di Fatima e l'Arte Sacra'' che si terrà dal 13 al 27 maggio presso il Palazzo Vescovile, in piazza Libertà civico 19, ad Avellino.

L'evento sarà inaugurato proprio il 13 maggio, alle ore 17.30, Festa della Madonna di Fatima e anniversario della prima apparizione della Vergine Maria ai tre giovani pastorelli: i fratelli Francisco e Giacinta Marto (9 e 7 anni) e la loro cugina Lucia dos Santos (10 anni). Il carattere soprannaturale delle apparizioni fu riconosciuto dalla Chiesa nel 1930 che da quel momento ne autorizzò il culto.

L'evento culturale prevede l'esposizione di tredici opere artistiche distinte in due sezioni: Madonna di Fatima e Arte Sacra, eseguite da maestri nazionali e giovani artisti dell'Irpinia e della Campania.

Inoltre, sabato 13 maggio, alle ore 18.00 ,vi sarà la Conversazione coordinata dal Prof. Fulvio Orga e moderata dal Prof. Angelo Cutolo; che si terrà nel salone del Palazzo Vescovile al secondo piano.

Le tredici opere in mostra sono state realizzate ad olio su tela, fusioni in bronzo, tecniche miste, acquerelli, matite colorate, chine, etc. Gli Artisti sono Gian Marco Montesano, Gabriella Chiaradonna, Stefano Esposito, Nadia Marano, Elisa Monica, Assunta Picariello, Michela Strollo, Giulio Tarantino, Alfredo Vella, Generoso Vella.

La mostra sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00; venerdì e sabato dalle 17.30 alle 19.00.

Arricchisce l'esposizione, una Natività realizzata in bronzo del grande maestro del Novecento Salvatore Fiume. A quest'ultimo sarà dedicato il Seminario di Studi ''L'arte sacra di Salvatore Fiume'' che si terrà sabato 27 maggio alle ore 17.30, sempre al Palazzo Vescovile.

Evento collaterale dal carattere ecumenico “L'Arte Sacra russa” con un omaggio ad Andrej Rublëv, che si terrà sabato 20 maggio alle ore 19.00 nel salone del Palazzo Vescovile al secondo piano.

Gli eventi artistico-culturali saranno organizzati dagli “Amici del MdAO” e dell'Associazione “Nel segno dell'arte” con la collaborazione dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali, dell' Ufficio Diocesano Beni Culturali e edilizia di culto, dell'“Associazione Culturale ACO”di Avellino e del “MdAO - Museo d'arte”.

Manifesto Terra Santa A4 300La presenza francescana in Terra Santa risale ufficialmente al 1217. In quell’anno furono mandati molti frati in missione come risultato delle decisioni del Capitolo Generale di Pentecoste, tenuto alla Porziuncola il 14 Maggio 1217. Secondo una tradizione ben fondata, i primi Frati arrivarono nel porto crociato di Acri sotto la direzione di frate Elia, il quale viene così considerato come il primo Ministro Provinciale di Siria o di Terra Santa o della Provincia di Oltremare, come veniva chiamata questa entità dell’Ordine durante il primo secolo della sua storia. Nel 1217 Acri era ancora un centro fiorente in Terra Santa ed era la capitale del Regno Latino di Gerusalemme, con la presenza degli Ordini dei Templari e degli Ospedalieri. Da Acri, frate Elia e i primi frati, potevano organizzare il loro lavoro missionario.

Basandosi su questa tradizione, gli storici determinano l’arrivo di san Francesco in Oriente durante la Quinta Crociata nell’estate del 1219. Ancora oggi i pellegrini possono visitare i resti del porto medievale “Pisano” di Acri, che viene considerato il luogo tradizionale dove frate Elia avrebbe accolto Francesco, partito da Bari o Brindisi (invece, secondo la tradizione popolare, da Ancona), il 24 Giugno di quell’anno. Francesco si sarebbe fermato ad Acri prima di proseguire il suo viaggio per mare lungo la costa Palestinese verso Damietta, sul delta del Nilo in Egitto, dove incontra il sultano, Malik el Kamil. Dalla tragedia della battaglia di Hattin (4 Luglio 1187) e della caduta di Gerusalemme ad opera di Salah al-Din (Saladino) il 2 Ottobre 1187, il Regno Latino di Gerusalemme fu ridotto a una manciata di città fortificate e castelli sulla costa della Palestina e del Libano, che includevano Giaffa, Arsouf (Apollonia), Cesarea Marittima, Atlit (Castrum Peregrinorum), Acri, Tiro, Sidone, Tripoli e Antiochia. Queste erano le ultime roccaforti crociate in Palestina che, una dopo l’altra, dovettero soccombere alla conquista Saracena. Antiochia cadde già nel 1268 e Acri cedette alle forze di Al-Ashraf Khalil il 18 Maggio 1291.

Nello stesso periodo, l’imperatore Federico II Hohenstaufen, grazie al matrimonio con Isabella di Brienne, figlia di Maria diraw 2v 300 Monferrato, è investito del titolo di Re di Gerusalemme dal 1225 al 1250, da quel momento, la Città di Napoli diviene custode di uno stretto rapporto che la unirà nel corso dei secoli al Regno di Gerusalemme e, dunque, alla Terra Santa. Infatti, la corona di Gerusalemme, seppure oggetto di pretensioni da parte di altre Case regnanti europee, sarà sempre legata alla Città di Napoli e le dinastie regnanti sulla Capitale del Regno acquisiranno, di conseguenza, anche il titolo di Re di Gerusalemme. Intanto, riguardo la presenza religiosa latina in Terra Santa, nel 1320, re Giacomo II di Aragona al termine di alcune trattative con i mamelucchi al Cairo, riesce ad inviare a Gerusalemme, tre anni dopo, un gruppo di dodici frati domenicani, per il servizio liturgico presso la Basilica del S. Sepolcro, ma per motivi oggi ignoti, tale iniziativa fallisce.

Soltanto dieci anni dopo, nel 1333, i Re di Napoli Roberto d’Angiò (fratello di san Ludovico di Tolosa, il quale aveva rinunciato al trono di Napoli per divenire frate francescano) e sua moglie Sancia di Maiorca, dopo difficili trattative e spese, magnis sumptibus et laboribus gravibus (si parla di 20.000 oppure 32.000 ducati d’oro) acquistano a favore dei Francescani il Cenacolo ed ottengono i diritti di officiatura delle liturgie al S. Sepolcro e papa Clemente VI nel 1342, con le bolle Gratias agimus e Nuper Carissimae ratifica tale acquisto, affidando ai figli di san Francesco la custodia dei Luoghi Santi. I Frati inviati in Terra Santa potevano provenire da tutte le Province dell’Ordine ed operavano sotto la giurisdizione del padre Custode, Guardiano del Monte Sion in Gerusalemme. Inoltre, i Reali di Napoli, per meglio tutelare gli interessi spirituali e materiali dei Luoghi dell’Incarnazione, chiesero ed ottennero dalla S. Sede un ius patronatus o meglio un protettorato sui Luoghi Santi. La Corte di Napoli da questo momento, fin dopo il 1684 verserà a favore dei Luoghi Santi 1000 ducati annui (prelevati presso la Tesoreria di Napoli e, in Età Vicereale, presso la dogana di Messina) e, fino agli inizi del XVIII secolo, i Reali assicuravano ai Religiosi di Terra Santa anche la lana per gli abiti da ritirare presso la dogana di Foggia. Intanto, nel corso dei secoli, in tutta Europa nascono i Commissariati di Terra Santa, i più antichi dei quali, quello di Napoli e di Venezia vedono la luce nella prima metà del XIV secolo. In successione di tempo, a Napoli, Bernardo Tanucci, Segretario di Stato, una volta abolita abolita la ghinea nel 1776, e poiché le bolle papali necessitavano dell’exequatur (autorizzazione reale), volle disporre delle collette ed elemosine destinate alla Palestina (Arch. Generale dell’Ordine – Roma Collegio S. Antonio – Terra Santa vol. XII, 1725-1845). La Regina Maria Carolina, unica, si ribellò al Tanucci, che il Collettta definì: “Uomo gretto di animo curiale, ignorante di economia politica e di finanze, di amministrazione, avido di potere, e, come straniero, più amante del Re che dello Stato”. Il Commissariato Generale di Terra Santa di Napoli, che sin dal 1560, grazie alla donazione della nobildonna Ilaria d’Apuzzo, aveva sede nei Quartieri Spagnoli, a Napoli, in via Montecalvario, oggi è ubicato sulla collina di Capodimonte.

I Commissariati di Terra Santa, oggi diffusi in tutto il mondo, hanno la funzione di promuovere le attività e le opera caritatevoli della Custodia di Terra Santa, mantenendo viva l’attenzione per i Luoghi testimoni dei misteri dell’Incarnazione. Sin dal 1217 a tutt’oggi i Francescani tra alterne vicende, difficoltà e persecuzioni, non hanno mai abbandonato questa Terra, considerate “la Perla delle Missioni” francescane. Oggi la Custodia di Terra Santa è composta da circa 280 missionari provenienti da oltre 40 differenti nazioni, custodisce 55 Santuari e cura 24 parrocchie, 14 scuole (in Israele, Palestina, Giordania, Cipro, Libano e Siria) con circa 10mila alunni tra cattolici, non cattolici e non cristiani, 4 case per malati ed orfani, 6 case per pellegrini, 3 istituti accademici, 2 case editrici, offre oltre 2000 posti di lavoro nei territori che vanno dall’Egitto, fino al Libano, cura 630 unità abitative per famiglie bisognose, 450 borse di studio annuali per studenti universitari e 170 sussidi per studenti in difficoltà.

La mostra biblica che viene inaugurata vuole essere il volano per sottolineare la presenza della Custodia di Terra Santa, per mezzo del Commissariato Generale, a Napoli.

La rassegna, nel V centenario della Riforma, permette di seguire la complessa vicenda della storia critica del testo sacro ed espone documenti testimoniali dell’intera evoluzione editoriale biblica, dal sec. XV al sec. XVII. Nel corso dell’itinerario espositivo viene evidenziata la preoccupazione della Chiesa di giungere al popolo, che a quel tempo era in gran parte illetterato, utilizzando le forme comuni della comunicazione: le sintesi bibliche, quali il Mammotrectus e la Summa Angelica, bruciate pubblicamente da Lutero, l’omiletica, i cicli xilografici, che illustravano bibbie e testi liturgici. Ciò che tale mostra si propone è stimolare l’approfondimento culturale ed, al contempo, operare una mediazione tra il piano scientifico e quello pastorale, il tutto attraverso vari percorsi: il primo introduttivo, descrive le tappe del cammino del popolo di Israele e la trasmissione del testo biblico; il secondo raccoglie edizioni rare e di pregio ed il terzo percorso rappresentato dalle incisioni dei grandi Maestri e dalle edizioni illustrate della Bibbia. A tutto ciò si aggiunge una specificità con un’intera sezione dedicata a testi sulla Terra Santa. Tali percorsi illustrano la vicenda filologica-testuale del testo sacro nella continua e complessa evoluzione delle testimonianze editoriali con pubblicazioni che hanno scandito le tappe storico culturali e socio-religiose europee in un percorso espositivo di carattere ecumenico, in cui Cattolici, Ortodossi, Riformati ed Anglicani ritrovano evidenze testimoniali della propria fede.

Fra Sergio Galdi ofm

Commissario Generale di Terra Santa

Gallery of Light - Dubai | 4 - 10 maggio 2017

LAPILLI Appunti01Con l’intento di proseguire il proprio operato nella valorizzazione dell’arte visiva italiana all’estero, della promozione di giovani artisti italiani in Dubai e con l’intento di  favorire l’approccio consapevole alla frequentazione di spazi espositivi in Dubai, è nato il progetto Italian Vanity Art Exhibition, una mostra di arti visive (pittura, scultura, fotografia, installazione) presso la Gallery of Light del Dubai Community Theatre & Arts Centre (DUCTAC) Mall Of The  Emirates, Dubai, nel periodo dal 4 al 10 maggio 2017. In esposizione le opere della Accorsi Arte con sede a Torino e Venezia, della Arionte Arte con sede in Catania e 33 “Solo Artist” del panorama artistico contemporaneo. Quattro le sezioni in esposizione: pittura, fotografia, scultura, installazione.

La Location La Gallery of Light, all’interno del Dubai Community Theatre & Arts Centre (DUCTAC), è un moderno spazio d’arte, situato in una posizione strategica e privilegiata a Dubai, all’interno del Mall of the Emirates, Al Barsha (2nd level Orange Car Park) ed ospita un programma di eventi e di attività partecipative per molte comunità multi-nazionali dell’Emirato. La galleria è stata partner della Biennale di Venezia del 2013.

Date Italian Vanity Art Exhibition si inaugura il giorno 4 maggio 2017 alle ore 19.00 alla presenza del Vice Presidente Camera di Commercio Italiana in Dubai, Dott Piero Ricotti e del Segretario generale, Dott Mauro Marzocchi.

L’esposizione proseguirà fino al 10 maggio con orario: 5 maggio h 14.00/20.00 - fino al 10 maggio h 11.00/20.00.

I visitatori saranno accolti dalla hostess parlante inglese/italiano.

L’ingresso è libero. In esposizione:

Accorsi Arte

Roberta Barni, Renato Bugiotti, Pietro Daresta, Maxo Della Rocca, Giuliana Fusari, Gabriela Herma, Guido Mannini, Mauro Molle, Paolo Perelli, Alfonso Silba, Laura Stoppani, Francesca Paltera.


Arionte Arte Contemporanea

Sara Berti, Concetta De Pasquale, Antonello Arena, Alessandra Lanese, Franco Politano, Fabio Modica, Giacomo Failla, Mimmo Scuderi.


Solo Artist

Allio Giovanni, Antico Gagliardini Giovanni, Asdhe (Daniela Damiano), Aufiero Rosario, Baraldi Gabriella, Barbaglia Walter, Basaev Oleg, Bosetti Arturo, Buonora Vito Marino, Conti Elena, Danelli Beatrice, De Troia Giacomo, Festino Giuseppe, G. Maria Ausilia, Greppi Marco, Lauritano Giulia, Lusignani Gabriella, Masciullo Concetta, Masera Alessandro, Mumari, Oneto Elisabetta, Pallotta Teresa Claudia, Ranaldi Ezio, Rizzo Miriam, Rosti Simone, Settembre Annapatrizia, Silvestre Angelina, Simonetti Marianna, Sordi Alberto, Spada Angela, Spalla Pizzorno Elettra, Taroni Marina, Vivace Domenica, ZENU (Zenucchini Lorenzo).


Gina Affinito | art curator
Mariano Cervone - graphic design
Karmen Audino - press officer Dubai
Dora Di Nunno - photography
Chitra Sudhakaran - arts center coordinator Ductac
Raffaella Mascolo - Hostess
Soulaf Tahtah - marketing Ductac
Alvin Paniterce - set up
Desiet Tewolde - logistic and ship

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