Torre Annunziata. Venerdì 1 marzo 2019 alle ore 17,30 presso il Liceo dell'Arte e della Comunicazione "Giorgio de Chirico” (Aula magna – Auditorium) si terrà il dibattito e confronto sul tema: "Le origini di Pulcinella". Interverrano: Carlo Roberto Sciascia – Critico d'arte; Vittorio Giorgi – Console Onorario dell'Uzbekistan; Maria Giulia Carbone – Presidente Fidapa Calazia di Maddaloni; Vincenzo ASCIONE – Sindaco del Comune di Torre Annunziata; Aldo Ruggiero – Assessore alla Cultura del Comune di Torre Annunziata; Felicio IZZO–Preside Liceo dell'Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico”; Crescenzio D'Ambrosio – Referente Spazio 011 – Artista; Ignazio Panariello – Commediografo – Regista; Ospite d'onore Carmine Coppola – Ultimo erede della "Maschera di Pulcinella".
in Mostra

La MAC Maja Arte Contemporanea è lieta di ospitare la prima personale della scultrice Angela Maria Piga, presentando per la prima volta al pubblico una selezione di opere inedite in ceramica realizzate tra il 2017 e il 2018.
Nata a Roma nel 1968, Angela Maria Piga giunge all'arte visiva attraverso un percorso di tipo letterario e curatoriale. Dapprima gallerista d'arte quindi giornalista nel settore di arte e architettura oltre che autrice, dopo più di venti anni spesi nell'osservazione continua e costante dei fenomeni e delle forme artistiche, nel 2017 decide di "passare dall'osservazione all'azione" dando il via ad un'intensa attività attraverso il lavoro con la ceramica.
Osserva l'artista: "Se nella scrittura la narrazione crea forme immaginarie, nella scultura la forma crea narrazioni. Opposto il procedimento, simile l'esito: dalla parola scritta alla forma plasmata si creano mondi a sé stanti. I mondi da cui provengono le mie sculture e i gruppi di sculture possono essere letti attraverso lenti letterarie quali le Maschere nude pirandelliane, i paradossi tragi-comici di Gogol e lo straniamento kafkiano ma, se evocano un'affinità col senso del paradosso e dell'assurdo, restano pur sempre confinati in un contesto drammatico, volti o corpi emersi da un sostrato quasi sub-umano in cui esseri afoni e incompiuti tentano una loro riconciliazione con il mondo alfabetizzato e relazionale della realtà."

Reggia di Caserta – Sala dei porti e Sala della Fortuna
27 luglio - 27 settembre 2018
Nell’ambito delle manifestazioni dedicate all’arte contemporanea, la Reggia di Caserta ospita dal 27 luglio al 27 settembre una mostra site and contest specific di Michelangelo Penso: Organismi estremofili. Artista che da anni lavora a livello internazionale indagando le possibili connessioni tra ricerca scientifica e artistica, Penso ha concepito per due sale della storica residenza borbonica, la Sala dei porti e la Sala della Fortuna, Sulfolobus solfataricus e Caldariella acidophila, due opere ispirate al medesimo archeobatterio, uno di quei microrganismi detti anche estremofili poiché si differenziano dai batteri tradizionali per aver sviluppato caratteristiche straordinarie che consentono la vita in ambienti inospitali, in condizioni, appunto, estreme.
Il nome Caldariella acidophila gli fu dato dalla ricercatrice avellinese Agata Gambacorta che lo scoprì negli anni Settanta, intuendo che i prelievi da lei effettuati alle fumarole della solfatara Pisciatella a Pozzuoli contenessero qualcosa di vivo. Tale nome fu poi cambiato in Sulfolobus solfataricus per uniformarne la nomenclatura: in quegli stessi anni nel parco di Yellowstone era stato scoperto da Thomas Brock un altro batterio “amante dello zolfo” chiamato in latino “ufficiale” Sulfolobus.

Giovedì 28 giugno nella Basilica dello Spirito Santo: performance "L'immutabile pienezza del cuore - le più belle storie di tutti i tempi" tra le statue di terracotta. Solo su prenotazione.
Uno spettacolo-evento chiude la Mostra "L'esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina". Nella Basilica dello Spirito Santo di Napoli, dove ancora si respira aria di Cina, il 28 giugno alle ore 19 e 21, tra le imponenti statue dell’esercito di terracotta, si terrà due performance teatrali itineranti che permetteranno al pubblico di tuffarsi nella spirale del tempo per rivivere quattro delle storie più belle di sempre, un viaggio lungo centinaia e centinaia di anni che accompagnerà lo spettatore dall’antica Grecia ai giorni contemporanei partendo da Orfeo ed Euridice. I protagonisti della pièce teatrale, servendosi della musica, delle parole e della danza, racconteranno con estrema delicatezza e poeticità, quel sentimento imprescindibile della pienezza della vita, creando un’atmosfera d’incanto. Un’occasione unica, dunque, per potersi abbandonare a un percorso esperienziale alla pienezza del cuore e al contempo poter ammirare guerrieri, vasellame e suppellettili della “Grande Mostra” che ha accolto, in tanti mesi, decine di migliaia di turisti e che è ancora visitabile fino al 1 luglio.
Da ottobre, l'esposizione della grande riproduzione di una delle più importanti scoperte archeologiche del XX secolo ha accolto oltre 60mila persone tra turisti italiani e stranieri. La mostra “L’esercito di terracotta e il Primo Imperatore della Cina” è visitabile ogni giorno dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19) nella Basilica dello Spirito Santo in via Toledo 402, a Napoli fino al 1 luglio 2018.

L’XI edizione del festival russo arriva a Caserta, dopo New York, San Pietroburgo, Pechino e Brighton
Reggia di Caserta - 22 giugno -1 luglio 2018
Il CYFEST (Cyberfest), il più grande festival di arte e tecnologia della Russia, realizzato dal Cyland Media Art Lab di San Pietroburgo, si terrà per la prima volta in Italia, a Caserta. Dal 22 Giugno al 1 Luglio, la Reggia di Caserta ospiterà l’appuntamento conclusivo del tour mondiale della XI edizione del CYFEST (Cyberfest), festival itinerante partito quest’anno da San Pietroburgo (RU), con tappe a New York (USA), Pechino (CH) e Brighton (UK).
In occasione dell’ “anno della cultura russa in Italia”, il Cyfest approda per la prima volta nel nostro paese, creando un ponte tra lo State Hermitage Museum (sede del Cyfest a San Pietroburgo) e la Reggia di Caserta. Nelle stanze barocche degli appartamenti reali, arte e tecnologia si fonderanno in una mostra unica, a cura di Anna Frants, Elena Gubanova e Isabella Indolfi, che vedrà dialogare 13 artisti, italiani e russi, attraverso installazioni interattive, sculture cinetiche, video proiezioni e intelligenza artificiale.
Sabato 5 e domenica 6 maggio, nell'ambito di Albissola Comics 2018, nei nostri spazi del Circolo degli Artisti – Albissola Marina (SV), ospitiamo i vignettisti/fumettisti Francesco Natali e Tuono Pettinato.
FRANCESCO NATALI, lucchese, ha lavorato per " Cuore, l'Unità, linus, Glénat, Smemoranda, Junior, La Gazzetta dello Sport, Il Tirreno, intrepido, il Vernacoliere, Paese Sera, NiLUS, Corriere Adriatico, BUDUAR, Il Diavolo, Il Corriere di Firenze.
Le sue striscie più note:
Topounto è un topo di fogna....sì, è un po’ brutto dirlo così però è la verità...diciamo che vive in una discarica proprio qui fuori città, e ci sta pure bene!
In mezzo a materassi fradici, tra lavatrici scassate, bidoni di rifiuti chimici interrati abusivamente, sacchi di spazzatura, bidet ingialliti e telefonini scheggiati si svolge la sua fetida esistenza!
La Famiglia MEGABYTE, come ce ne sono tante...composta da due genitori, un figlio, una figlia, un nonno e un gatto! Come tante altre famiglie si trova a combattere ogni giorno con la vita, la scuola, il lavoro e la tecnologia!
TUONO PETTINATO, (Andrea Paggiaro 1976), pisano, è tra i più quotati giovani autori di fumetto italiani. Firma la serie I Ricattacchiotti, pubblicata settimanalmente da “Repubblica XL”, collabora con “ANIMALs” e fa parte del collettivo creativo dei SuperAmici, con il quale ha creato la rivista a fumetti “Hobby Comics” e “Pic Nic”, primo free press italiano dedicato al mondo del fumetto. Il suo primo libro si intitola Apocalypso! - Gli anni dozzinali. Per Rizzoli Lizard ha già pubblicato "Garibaldi - Resoconto veritiero delle sue valorose imprese ad uso delle giovini menti" e, in coppia con Francesca Riccioni, "Enigma - La strana vita di Alan Turing".
Sabato 5 e domenica 6 maggio, dalle 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 19, i due artisti esporranno i loro lavori e riceveranno i fans e gli appassionati in Pozzo Garitta, 32-Albissola Marina
INGRESSO LIBERO
Tino Stefanoni
Pittura oltre la pittura
a cura di Vincenzo Mazzarella, Nicola Pedana e Luca Palermo testo critico di Valerio Dehò
intervento di Enzo Battarra, già curatore della mostra personale dell’artista a Caserta “Magica concettualità"
REGGIA DI CASERTA
Appartamenti storici, retrostanze del ‘700
Vernissage giovedì 7 dicembre 2017 ore 17
Durata: 8 dicembre 2017 | 7 gennaio 2018
Orario: 8,30 – 19,30 - chiusura martedì
La Reggia di Caserta dal 7 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 dedica a Tino Stefanoni (Lecco, 1937) una mostra antologica dal titolo “Pittura oltre la pittura” che si svolgerà negli Appartamenti storici, retrostanze del ‘700 della Reggia di Caserta. Il vernissage è in programma per giovedì 7 dicembre alle ore 17. La mostra è a cura di Vincenzo Mazzarella, Nicola Pedana e Luca Palermo con testo critico di Valerio Dehò. Sarà Enzo Battarra, già curatore della personale dell’artista alla galleria Nicola Pedana di Caserta “Magica concettualità”, a ricordare la figura del maestro. Sarà questa, infatti, la prima mostra che si va a realizzare dopo la recentissima scomparsa del grande artista internazionale, avvenuta sabato 2 dicembre mentre era in corso l’allestimento nella Reggia. Tino Stefanoni era innamorato del Palazzo vanvitelliano e delle sontuose sale, chiedendo lui stesso di potervi esporre. Sarebbe ora felice di poter partecipare al suo vernissage.
Grazie ai prestiti da parte dei collezionisti, l’antologica proporrà per lo più opere inedite mai presentate prima in spazi pubblici. L’esposizione resterà aperta fino al 7 gennaio 2018 tutti i giorni dalle ore 8,30 alle 19.30, martedì chiusa.
Il percorso espositivo cronologico si apre con i lavori nei quali si avvertono le suggestioni della Metafisica di Carlo Carrà che Stefanoni predilige rispetto a quella di Giorgio de Chirico, per la sua capacità di far scoprire la bellezza nascosta nella vita quotidiana. Nel ciclo dei Riflessi (1965-1968), i piccoli rilievi tondi diventano la base per dipingere dei paesaggi in miniatura, in cui già si percepisce la cura al dettaglio che diventerà nel tempo una delle cifre più caratteristiche dell’artista lecchese. A cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, Stefanoni intuisce per primo la possibilità di utilizzare la segnaletica stradale nella rappresentazione della realtà, in maniera ironica e distaccata. Nascono così i Segnali stradali regolamentari, al cui interno sono inseriti oggetti-icona che rispondono all’esigenza linguistica, propria di quegli anni, di far conquistare all’elemento visivo territori che appartenevano alla parola. Queste immagini ritornano protagoniste nelle tele degli anni ’70 che mostrano una “metafisica senza mitologia” con oggetti comuni come matite, mestoli, scope, flaconi, giacche e altro, disposti su ordinate fila, sovrapposti o affiancati gli uni agli altri che dialogano con lo spazio vuoto o segnato da linee geometriche. È il caso del ciclo delle Piastre, guida per la ricerca delle cose (1971), sculture che rispettano la bidimensionalità del disegno o della pittura, o delle Memorie (1975-1976) dove le tracce degli oggetti sono replicati dai segni lasciati dalla carta carbone. In questi lavori, il richiamo alla Pop Art svanisce a favore del rigore dell’arte concettuale, alla quale Stefanoni si avvicina già alla fine degli anni ‘70 con Elenco di cose (1976-1983), una serie quadri realizzati con la lente d’ingrandimento, dove soggetti minimali e quotidiani, estranei alla tradizione della pittura come una cucina a gas o una pinza, diventano protagonisti di una ritrattistica quasi maniacale. A questa seguirà quella delle Apparizioni (1983-1984) in cui domina l’essenzialità della linea e la distanza dal colore, con immagini impalpabili come colte attraverso un cielo nebbioso. Come afferma Valerio Dehò, autore del testo in catalogo, “Tino Stefanoni non adopera dei simboli, non vuole far aprire le porte all’ignoto o dell’inconoscibile. La sua apparente freddezza racchiude una passione per tutto ciò che di semplice l’uomo sia riuscito a creare, la sua arte ha pochi coinvolgimenti emotivi in questa fase proprio per l’essenzialità della disciplina platonico-cartesiana ma presuppone la complicità dello spettatore, la sua capacità di farsi sorprendere dall’ovvietà come strada per rileggere l’intera realtà. Il lavoro di Stefanoni è cristallo di rocca da scaldare con lo sguardo”.
Dal 1984, con Senza titolo, il colore racchiuso dalla linea nera caratterizza le nature morte e le vedute, mai la figura umana. Sono ambientazioni nelle quali Stefanoni recupera, senza mitizzarla, la Metafisica, ma in cui è sempre presente la memoria della lezione di eleganza e rarefazione del Beato Angelico, al quale spesso Stefanoni si richiama per la passione per l’osservazione, legata alla rivelazione delle geometrie segrete tra gli oggetti e gli elementi del paesaggio.
Le sue casette, i suoi alberi sono oggetti ridotti all’essenziale, alla semplicità di una forma riconoscibile, quasi illustrativa. Sono elementi della storia dell’arte italiana che diventano icone, per questo devono essere comprensibili, proprio perché hanno dei valori diversi dalla semplice rappresentazione.
I paesaggi o le nature morte che costituiscono gran parte del lavoro di Stefanoni non vogliono spiegare o raccontare, quanto rappresentare uno stato delle cose.
Anche le sue più recenti Sinopie, richiamando la tecnica dell’affresco, riflettono questo suo inserimento nella classicità del dipingere e aprono a delle forme di azzeramento del colore e dei contorni dei paesaggi, fino a diventare semplice pittura, sempre alla ricerca dell’essenzialità.
Accompagna la mostra un catalogo edito dal Comune di Lecco con, oltre ai testi istituzionali, un saggio critico di Valerio Dehò.
TINO STEFANONI, nato nel 1937a Lecco, dove si è spento il 2 dicembre 2017, aveva studiato al Liceo Artistico Beato Angelico e alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Dopo alcune mostre fra il ‘63 e il ‘66, la sua vera e propria attività artistica è iniziata nel 1967 con il conseguimento del 1° Premio San Fedele di Milano, importante rassegna per giovani artisti, della cui giuria facevano parte anche il conte Panza di Biumo e Palma Bucarelli. Da allora ha esposto in numerose gallerie private italiane e straniere, spazi pubblici e museali, manifestazioni internazionali (Biennale di Venezia 1970 e 2011).
Spazi pubblici e Musei: 1977 Palazzo dei Diamanti, Ferrara; 1979 Castello di Portofino; 1981 Museo ICC, Anversa; 1990 Museo Koekkoek, Kleve; 1992 Stadtgalerie, Sundern; 1994 Museo di San Marino e Villa Manzoni, Lecco; 1996 Palazzo Civico, Sarzana e Istituto Italiano di Cultura, Parigi; 1997 Istituto Italiano di Cultura, Chicago; 1999 Chiostri di San Domenico, Reggio Emilia e Galleria San Fedele, Milano e XIII Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 2000 Museo di Tortolì; 2002 Palazzo Forti, Verona; 2003 Trevi Flash Art Museum; 2005 XIV Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; 2006 Palazzo Pubblico Magazzini del Sale, Siena, unito alla creazione del Drappellone del Palio del 16 agosto 2006; 2007 Casa del Console, Calice Ligure; 2008 Galleria d’Arte Moderna di Valdagno; 2011 Galleria Civica Ezio Mariani, Seregno; 2013 Galleria Gruppo Credito Valtellinese Refettorio delle Stelline, Milano; 2014 Università Bocconi, Milano e Palazzo Parasi, Cannobio.
VINCENZO STARNONE
“Anni ’70 Il volto mancante di Napoli”
a cura di
Stefano Taccone
Inaugurazione: Mercoledì 8 novembre 2017 ore 17,30
Foyer del PAN | Palazzo delle Arti Napoli
Nel 1968 Vincenzo Starnone ha quindici anni. Certo troppo giovane per conoscere e vivere con consapevolezza tutta la fase che precede l’esplosione di quell’anno che tutti ben conosciamo per la sua eccezionalità. In perfetto orario però per formarsi nel clima del dopo Sessantotto, quello – tra l’altro - dei grandi cortei operai e della strategia della tensione inaugurata a Piazza Fontana il 12 dicembre 1969. Due, fin da adolescente, le sue passioni predominanti: una è la politica, non intesa – almeno inizialmente - nell’alveo della rappresentanza parlamentare e sempre e comunque concepita come strumento di trasformazione radicale del mondo in senso egualitario e libertario – per cui a quindici anni intraprende convintamente la sua militanza nelle file del gruppo anarchico napoletano Kronstadt -; l’altra è la fotografia. Niente di più naturale perciò per lui andare in giro per cortei ed immortalare i volti e le bandiere, i gesti strepitanti e i cartelloni con gli slogan. Niente di più naturale per lui mettere insieme i suoi due mondi: quello della militanza e del fare comunità e quello del racconto realistico per mezzo della luce.
La mostra, organizzata dalla Iod Edizioni, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, è il frutto di una paziente selezione di un più ampio gruppo di fotografie scattate in quegli anni – tutto materiale fin ora, per quasi mezzo secolo, per lo più mai uscito dall’archivio di Starnone – che racconta i cortei di quei tempi, i volti dei militanti, ora fieri e concentrati, ora gioiosi e trionfanti - perché la rivoluzione è insieme strategia e festa -, ma anche le feste dell’Unità di qualche anno dopo, con il palco sul quale si esibiscono gli Inti-Illimani ed i laboratori per bambini, nonché il più ampio vissuto sociale dell’epoca. C’è insomma tutto un mondo che più o meno tra le righe traspare da questa personale, un mondo che possiede molto di autobiografico, ma che è anche (auto)biografia di una generazione.
Il catalogo, edito da Iod Edizioni, contiene testi della scrittrice Maite Iervolino e dello storico Gianfranco Marelli, oltre che del curatore e dell’autore stessi e sarà presentato in occasione del finissage, giovedì 16 novembre, ore 17,00 insieme alla raccolta di racconti dello stesso autore della mostra dal titolo e Sono ciò che sono stato (Iod Edizioni, Casalnuovo di Napoli).
Vincenzo Starnone è nato a Napoli nel 1953. Laureato in medicina, fotografa da oltre quarant’anni gli aspetti quotidiani della vita in una sorta di “caccia fotografica” sociale. Tra le sue mostre personali Viaggio nei musei (Maschio Angioino, Napoli, 2010); Svelati (Lloyd’s Baia Hotel, Vietri sul Mare - SA, 2009); Viaggio nel lavoro (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici; Libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri, Napoli, 2002; AR Project Gallery, Giugliano – NA, 2013); Frammenti flegrei (Casina Vanvitelliana – Parco Vanvitelliano del Fusaro, Bacoli – NA, 2000; Galleria Tina Modotti, Acerra – NA, 2001); Sopra sotto: viaggio a Parigi (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli, 1999). Ha pubblicato due raccolte di racconti: Non voglio Anna. Racconti stressati di un medico (Iuppiter Edizioni, 2010) e Sono ciò che sono stato (Iod Edizioni, Casalnuovo di Napoli, 2014).
INFORMAZIONI
Autore: Vincenzo Starnone
Mostra: Anni ’70 Il volto mancante di Napoli
Luogo: Foyer del PAN | Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60 - 80121 Napoli
Inaugurazione: 8 novembre ore 17,30
Chiusura: Finissage Giovedì 16 novembre
Sala Pan Ore17,30 presentazione del catalogo della mostra
Organizzatore mostra: IOD
Collaborazioni: Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e
PAN( Palazzo delle Arti Napoli)
Ingresso libero
Per info:
Da sabato 11 novembre 2017, con inaugurazione alle 17,30, nel nostro spazio di Pozzo Garitta,32, collettiva ad invito, "Musica Ribelle".
La mostra si protrarrà fino al 26 di novembre con orario di apertura dalle 17,30 alle 19, lunedì chiuso.
13 musiche e/o canti rappresentativi di momenti particolari della storia, vengono rappresentati da altrettanti artisti secondo le proprie reazioni, immaginazioni e sensazioni, adottando ognuno la propria tecnica e la propria interpretazione:
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Albert Barreda: "Danza di Zorba" - Grecia, Dittatura dei
Colonnelli
Jorge Felix Diaz: "Hasta Siempre" - Cuba, Rivoluzione cubana
Roberto Gaiezza: "Nkosi Sikelel" - Sudafrica, Lotta all'Apartheid
Sandro Lorenzini: "La Marsigliese" - Francia, la Rivoluzione francese
Giacomo Lusso: "Bella Ciao" - Italia, Movimento di Liberazione
Giorgio Moiso: "C'era un ragazzo" - Vietnam, Guerra di Liberazione
Stefano Pachì: "John Brown" - Stati Uniti, Abolizione della schiavitù
Aldo Pagliaro: "El Quinto Regimiento" - Spagna, Guerra civile spagnola
Carlo Pizzichini: "L'Internazionale" - Russia, Assalto al Palazzo d'Inverno
Arturo Santillo: "El Pueblo Unido" - Cile, Golpe di Pinochet
Beppe Schiavetta: "Grandola Vila Morena" - Portogallo, Rivoluzione dei garofani
Carlo Sipsz: "Wind of change" - Germania, La caduta del muro di Berlino
Alberto Toby: "Simon Bolivar" - Venezuela, Guerra di Indipendenza
La mostra nei pomeriggi di giovedì 16 e venerdì 24 novembre, alle 17,30, sarà integrata da due conferenze, rispettivamente:
"Musica e libertà" e "Vladimir Majakovskiy" con:
M° Giovanni Di Stefano, presidente del Teatro dell'Opera Giocosa
Prof. Sergio Tortarolo, relatore
dott.Jacopo Marchisio, attore della Compagnia "Cattivi Maestri"
L'ingresso è libero.
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