Libri

Venerdì 15 maggio 2026, ore 18.30, Museo Multimediale ex Chiesa S. Maria delle Grazie: un incontro con l’autrice tra parole, note e diritti

Locandina Roccarainola 250C’è una tromba che ha cambiato il mondo. Ha il suono di New Orleans, il colore del coraggio, la forza di abbattere i muri. È la tromba di Louis Armstrong. Ed è con “Louis Armstrong, LA LEGGENDA. La musica oltre il razzismo” (IOD Edizioni) che Filomena Carrella, scrittrice, giornalista e musicista, racconta come le note possano vincere l’odio.

Venerdì 15 maggio 2026 alle ore 18.30, il Museo Multimediale di Roccarainola, nella suggestiva cornice dell’ex Chiesa S. Maria delle Grazie in Via Roma, ospita l’incontro con l’autrice.

“Latte e cioccolato si sarebbero fusi e il mondo sarebbe stato più felice e più bello”
È questa la frase che illumina il libro e la serata. Filomena Carrella parte da qui per raccontare Satchmo: non solo il genio del jazz, ma l’uomo che con un sorriso e una tromba ha sfidato la segregazione. Un libro che è biografia, saggio, manifesto civile. Perché la musica, quella vera, non ha colore.
Ad aprire l’incontro i saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Russo, del presidente del Consiglio Comunale Giovanni Sirignano e del presidente del Polo Museale Carmine Centrella. Segno che Roccarainola crede nella cultura come strumento di comunità e di crescita.
A moderare l’incontro sarà la dott.ssa Celeste Sirignano.
Dialogano con la scrittrice: Lucia Napolitano, insegnante e presidente ACR; Assunta Miele, psicologa e psicoterapeuta; Salvatore Avella, musicista. Tre sguardi diversi per raccontare come l’arte di Armstrong parli ancora oggi di inclusione, di educazione, di emozioni.
Ricco il parterre degli ospiti: Antonio Soviero, presidente dell’associazione socio-culturale IPAZIA; Felice Peluso, presidente di AIDO sezione Cimitile-Nola; Adelina Mauro, scrittrice e giornalista; Raffaele Ariola, direttore editoriale del giornale Scisciano; Fiorella Boccucci, musicista e cantante.

Una serata corale, perché il messaggio di Louis e di Filomena è proprio questo: insieme si suona meglio.

Filomena Carrella: la penna che diventa musica .
Scrittrice, giornalista e musicista, la Carrella conosce il potere delle parole e delle note. Con questo libro firma un’opera necessaria: racconta Armstrong ai ragazzi, agli adulti, a chi pensa che il razzismo sia storia passata. Non lo è. E la musica può ancora insegnarci a essere umani.

Vi aspettiamo venerdì 15 maggio 2026, ore 18.30
Museo Multimediale, ex Chiesa S. Maria delle Grazie - Via Roma, Roccarainola

Perché certe storie vanno ascoltate. E certe leggende vanno suonate. Ancora. 🎺

Dal 22 maggio 2026 in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità.

 

Copertina libro 100Il 22 maggio 2026 uscirà in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone: “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità. Un volume scritto su invito della Chiesa casalese e del suo vescovo per rispondere a due domande essenziali: chi era il sacerdote di Casale e perché venne ucciso?
Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, mentre è stato annunciato l’avvio del cammino verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio, Antonio Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio. Emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l’etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo stretta e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente.

“Il tango di Consuelo”: Antonietta Natalizio firma un nuovo capolavoro di passione e dedizione

 Una storia di danza e vita che conferma il talento dell’autrice: donna attenta, sensibile, sempre in prima linea per la cultura



NatalizioC’è un passo che non è solo danza. È respiro, scelta, destino. È con “Il tango di Consuelo” che Antonietta Natalizio torna in libreria, firmando un’opera intensa che porta in copertina tutta la forza del rosso e l’eleganza di un abbraccio. “Una storia di passione, danza e dedizione”, recita il sottotitolo. E non poteva esserci sintesi più fedele.
Descrivere Antonietta Natalizio significa raccontare una donna che della cultura ha fatto casa e battaglia. Attenta, partecipe, sensibile, sempre in prima linea quando si tratta di difendere la bellezza, l’arte, la parola scritta. Il suo lavoro non si ferma alla pagina: è presenza costante nel territorio, è ascolto, è promozione di talenti, è amore per le storie che cambiano le persone.
Prima di “Il tango di Consuelo”, Antonietta Natalizio ha già firmato successi che hanno lasciato il segno nei lettori: libri capaci di scavare nell’anima, di restituire dignità ai sentimenti, di dare voce a donne forti e fragili insieme. Ogni sua pubblicazione è un atto d’amore verso la letteratura e verso chi legge.

La penna di Antonietta Natalizio è eleganza e verità.
Lo stile di Antonietta Natalizio è riconoscibile: elegante ma mai distante, intenso ma mai retorico. Sa dosare la parola come un passo di tango: pausa, slancio, attesa. In “Il tango di Consuelo” la scrittura diventa musica. Le frasi hanno ritmo, respiro, corpo. L’autrice non racconta la vita: la fa danzare sulla pagina. È questa la sua cifra: trasformare il sentimento in letteratura, senza perdere la verità cruda dell’esistere.
La meravigliosa prefazione è una chiave per entrare nella danza. A firmare la prefazione di questo suo ultimo capolavoro è Ezio Risatti, che accompagna il lettore oltreNatalizio 1 la soglia del romanzo con parole che sono invito e promessa. Una guida preziosa per comprendere come “Il tango di Consuelo” non sia solo un libro sulla danza, ma un viaggio dentro l’anima umana. La prefazione illumina il senso profondo dell’opera: il tango come metafora dell’esistenza, come dialogo tra corpo e destino.
“Il tango di Consuelo” è un sentimento che fa vivere.
Questo suo ultimo capolavoro è un inno alla vita. Come si legge nella presentazione, “Il tango di Consuelo” rappresenta nulla di meno del sentimento più importante che deve animare ogni creatura: la voglia di vivere. Consuelo non è solo “ballerina”: è donna che attraversa la vita a passo di tango, tra cadute e rinascite. La sua storia parla di passione che brucia, di dedizione che non si arrende, di amore che diventa scelta quotidiana. Orfana, straniera, artista: Consuelo incarna tutte le donne che hanno dovuto inventarsi il futuro. La danza, nel romanzo, è linguaggio del corpo ma anche dell’anima: ogni abbraccio è un patto, ogni pausa è un respiro, ogni giro è una possibilità.
Il tango è scelto come linguaggio universale, perché è la danza dell’incontro. Non si balla da soli. È fiducia, è guida, è ascolto. Antonietta Natalizio sceglie il tango per dire che vivere è un atto a due: con l’altro, con il dolore, con la gioia. In queste pagine il tango smette di essere solo ballo argentino e diventa filosofia esistenziale. Insegna che si può cadere, ma l’importante è rialzarsi al tempo giusto. Che si può perdere l’equilibrio, ma mai la dignità.
Natalizio 150Nelle pagine di Antonietta Natalizio la voglia di vivere è amore verso un prossimo bene individuato, è fiducia nella propria capacità di rialzarsi, è “forza che permette di superare le avversità”. È continua ricerca della bellezza e dell’armonia, della grazia e della gioia di dare. È, in una sola parola, vita.
“Il tango di Consuelo” parla alle donne, ma parla a tutti. Parla a chi ha smesso di credere nella passione. A chi pensa che la dedizione non paghi. A chi ha paura di ricominciare. Antonietta Natalizio ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma scelta di danzare nonostante tutto. Che la vita, come il tango, si impara passo dopo passo. E che ogni passo, anche quello incerto, merita di essere vissuto.
“Per leggere con piacere questo libro bisogna avere il coraggio di lasciarsi gioire e soffrire in alternanza, e a volte con rapida continuità, rallegrarsi e rattristarsi”. Così l’autrice avverte il lettore. Perché “Il tango di Consuelo” non fa sconti: chiede verità, chiede abbandono, chiede di entrare nel cerchio della danza senza paura. E Antonietta Natalizio, con la dedizione che la contraddistingue, ci accompagna in questo ballo. Lei che è donna di cultura prima ancora che scrittrice. Lei che nel lavoro quotidiano semina incontri, presentazioni, parole condivise. Lei che accoglie gli amici per presentare “Il tango di Consuelo” perché sa che un libro vive solo quando diventa comunità. La copertina parla chiaro: abito rosso, sguardo fiero, abbraccio che è promessa. Antonietta Natalizio firma con “Il tango di Consuelo” un’opera matura, potente, necessaria. L’ennesima conferma di un percorso autoriale coerente e coraggioso. Perché Antonietta Natalizio scrive come vive: con passione, con danza, con dedizione. Sempre in prima linea. Sempre dalla parte della bellezza. “Il tango di Consuelo” di Antonietta Natalizio, con prefazione di Ezio Risatti, è disponibile in libreria. Un passo a due con la vita, da non perdere.

 

‘Transumanza e Pascoli’ di Rosa Bianco e Fioravante Ascolese
Un cammino di parole per salvare la terra che cammina



Foto Transumanza 250Ci sono libri che non si leggono: si percorrono. ‘Transumanza e Pascoli’, (Delta3 edizioni) scritto a quattro mani da Rosa Bianco ( insegnante,Foto Carrella Transumanza critica letteraria e giornalista) e Fioravante Ascolese, ( insegnante di matematica e discipline scientifiche in Italia e all’estero) è uno di questi. È un sentiero di carta che odora di lana, di latte appena munto, di polvere alzata dagli zoccoli. Ma soprattutto, è un atto d’amore. Un atto politico. Un abbraccio protettivo a quel Sud che troppo spesso dimentichiamo abbia le radici nell’erba.
Ad aprire il cammino è la prefazione stupenda di Gianni Festa, Direttore del Corriere dell’Irpinia. Il direttore Gianni Festa non usa giri di parole: afferma con forza che i due autori “hanno consegnato alla stampa una intelligente ricerca su un tema che attraversa i secoli”. E ha ragione. Perché qui la transumanza smette di essere nostalgia e diventa chiave per leggere il presente. Una ricerca intelligente, sì. Che cuce insieme storia, economia, ecologia e dignità del lavoro.
Il passo successivo lo firma Bruno Corrado, dirigente veterinario dell’ASL di Frosinone specializzato in Alimentazione Animale. La sua presentazione è una garanzia scientifica e civile: spiega perché senza pascolo sano non c’è animale sano, e senza animale sano non c’è cibo buono. Bruno Corrado mette il timbro della competenza su ogni pagina, ricordandoci che tutelare i pascoli è una questione di salute pubblica, oltre che di bellezza.
E poi c’è l’introduzione di Fioravante Ascolese, che è già parte del viaggio. Ascolese non introduce: prende per mano. Con la voce di chi la terra la calpesta davvero, ci dice perché ha scelto di scrivere questo libro. Per debito verso i padri, per responsabilità verso i figli. Per dire che il Sud non è “area interna da assistere”, ma laboratorio di futuro da ascoltare.
Il cuore del libro: i pascoli non sono vuoti
Dopo questi tre ingressi d’autore, Rosa Bianco e Fioravante Ascolese ci portano sui sentieri millenari. La transumanza qui non è folklore da cartolina. È economia circolare prima che la inventassero, è biodiversità, è presidio del territorio. È l’antidoto allo spopolamento, al cemento, all’abbandono.
Rosa Bianco, con la sua penna lirica e precisa, ci restituisce il canto delle stagioni. Fioravante Ascolese, con lo sguardo lucido, ci spiega perché senza pascolo non c’è formaggio buono, ma neanche paese vivo. E lo fanno con una passione che contagia. Ti viene voglia di alzarti, di andare a contare le pecore vere.
Questo testo è uno scudo. Protegge chi resiste: i pastori giovani che hanno scelto di restare, le donne che lavorano il latte all’alba, i sindaci che non svendono un metro di demanio. Protegge un’idea di Sud che non chiede elemosina, ma rispetto. Che non vuole musei della civiltà contadina, ma campi vivi.
Bianco e Ascolese, con Festa e Corrado a fare da garanti, hanno il coraggio di dire che tutelare i pascoli è tutelare noi. È sicurezza alimentare, è paesaggio, è identità. Quando un pascolo muore, muore un pezzo di noi. Quando un sentiero viene asfaltato, perdiamo una strada verso chi siamo.
Eppure non è un libro triste. Anzi. Ci sono aneddoti che fanno sorridere: le pecore che sanno il nome, il cane pastore che comanda più del padrone, le feste a fine transumanza dove il vino e la musica scacciano la fatica. Perché chi difende la terra lo fa con allegria testarda. Questo libro è per chi ha il Sud nel sangue. Per chi amministra e deve scegliere se un ettaro vale più come pascolo o come parcheggio. Per i ragazzi, perché sappiano che “pastoralismo” non è una parola del passato, ma una professione del futuro. Per tutti noi, che mangiamo pane e formaggio senza chiederci mai che strada hanno fatto per arrivare sulla tavola.
Con la prefazione autorevole di Gianni Festa, la presentazione tecnica di Bruno Corrado, l’introduzione appassionata di Fioravante Ascolese e lo sguardo ampio della bellissima e passionale Rosa Bianco che racconta la transumanza nella storia e la transumanza nel mondo, ‘Transumanza e Pascoli’ diventa più di un saggio: diventa una mappa. Non per tornare indietro, ma per andare avanti senza perdere la strada.

L’etica del noir e il respiro del vulcano: Giovanni Taranto trionfa al Premio Elsa Morante Nisida 2026

Fb Giovanni Taranto La chiancaIn un panorama letterario sempre più alla ricerca di voci capaci di coniugare il rigore dell'indagine sociale alla potenza della narrazione di genere, l'assegnazione del Premio Elsa Morante 2026 (sezione Nisida) a Giovanni Taranto – con giuria presieduta da Dacia Maraini - segna un momento di profonda riflessione sul ruolo civile della scrittura. Il prestigioso riconoscimento, frutto di un percorso condiviso con le professionalità dell'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, celebra l'eccellenza de “La Chianca” (Avagliano Editore), un’opera che trasforma il noir in uno strumento di indagine etica universale.

La polifonia del "Giallo Vulcanico"

Giovanni Taranto, figura di spicco del giornalismo investigativo con quarant'anni di militanza in prima linea e una storica vicedirezione a Metropolis Quotidiano, ha saputo codificare un nuovo paradigma letterario: il “noir vesuviano”. Al centro di questo universo si muove il Capitano Giulio Mariani, un protagonista che ha saputo conquistare l'attenzione dei più alti consessi accademici internazionali. La saga è infatti stabilmente inserita nei cataloghi di consultazione della Harvard University e della Firestone Library di Princeton, elevando il folklore e la cronaca vesuviana a dignità di studio mondiale.

"La Chianca": oltre la cronaca di un'indagine

Il romanzo premiato scava con precisione chirurgica nelle ferite aperte della tratta di donne, denunciando come la ferocia del crimine si alimenti di una silenziosa ma pervasiva rete di omissioni, paure e convenienze. La qualità pedagogica della scrittura di Taranto non è nuova ai ragazzi di Nisida: già il precedente capitolo della serie, “Requiem sull’ottava nota” (vincitore del Premio Mysstery 2023), era stato oggetto di progetti di lettura volti alla riabilitazione attraverso il confronto con la legalità.

Il percorso della serie di Mariani è un susseguirsi di traguardi: L'esordio con “La fiamma spezzata” fu selezionato come opera di punta al Salone del Libro di Torino. “Mala fede” ha conquistato il Premio Meridies e il Premio Nazionale “Aghinolfi”. L'intera saga è stata insignita a Massa del titolo di “miglior serie italiana di romanzi crime” e a Pordenone come miglior serie italiana noir, nell’ambito di PordeNoir.

Istituzionalmente, il Capitano Mariani è stato celebrato in sede ONU a New York come simbolo dell'Arma, mentre il sociologo Derrick de Kerckhove ha indicato queste opere come strumenti linguistici necessari per spezzare il fascino dei modelli mafiosi.

Il culmine delle celebrazioni si terrà il 12 maggio presso un Teatro Diana di Napoli già sold out. Giovanni Taranto condividerà il palco con una giuria di assoluto prestigio presieduta da Dacia Maraini e composta da Antonio Calabrò, Marco Cerbo, Enzo Colimoro, Lino Guanciale, David Morante, Tiuna Notarbartolo (direttore dell’evento), Antonio Parlati, Alfredo Rapetti Mogol, Fiorenza Sarzanini e Teresa Triscari.

Accanto al vincitore della sezione Nisida, il parterre dei premiati 2026 riflette la multiformità dell'ingegno italiano:

  • Narrativa Ragazzi: Matteo Bussola con “Il talento della rondine”.
  • Biografia: Luigi Garlando con “Sandro libera tutti”.
  • Impegno Civile: Roberto Saviano con “L’amore mio non muore”.
  • Comunicazione: Rula Jebreal con “Genocidio”.
  • Musica: Ermal Meta con “Stella stellina”.
  • Divulgazione Scientifica: Amalia Ercoli Finzi, Elvina Finzi e Tommaso Tirelli con “Le ragazze della luna”.
  • Narrativa: Titti Marrone con “Primmammore”.

La manifestazione, coordinata da Iki Notarbartolo per l’Associazione Culturale Premio Elsa Morante, vedrà la conduzione di Tiuna Notarbartolo (direttrice dell’evento) e Alessandro Incerto. Il team organizzativo schiera Gilda Notarbartolo alla comunicazione, Umberto Amicucci alla veste grafica e Lisa Terranova all'ufficio stampa.

Realizzato sotto il patrocinio del Comune di Napoli e della Regione Campania, il Premio gode del supporto di Intesa Sanpaolo, DAC, Cira e di una rete di partner d'eccellenza tra cui Dimorra Hospitality, A.R.E.C Campania, Sire Ricevimenti d’autore, Medeaterranea, Ascione Coralli, La Locanda del Cerriglio, Librerie Ubik, Officine grafiche Giannini, Fnism, Il Confronto e Ciaravola.it

Palma Campania: Successo per la scrittrice Michela Buonagura autrice di: ‘’Conto i passi. Storie di disamore’’

(Ventinove Racconti per voce sola raccontano l’amore malato, l’amore sbagliato che ti umilia, ti violenta e molto più spesso di quanto ci creda ti uccide)

 

Foto contoipassiGrande successo a Palma Campania per la scrittrice Michela Buonagura, a dar voce in questo libro, “Conto i passi, storie di disamore”Michela Buonagura.Conto i passi, storie di disamore’’, Metelliana Edizioni, alla sofferenza di donne violate, che reclamano la vita interrotta e le riporta, come una sacerdotessa, dal buio alla luce. A firmare la prefazione a questo prezioso testo è Livia De Pietro che commenta: ‘’ Per chi conosce Michela, sa con quale tenacia denuncia tali problematiche con attività di impegno sociale. I suoi monologhi sono testimonianze di una realtà violenta che quotidianamente riempie le pagine di cronaca e che noi leggiamo con orrore, ma impotenti e incapaci di dare un minimo contributo individuale, chiusi nel nostro particulare.’’ Nella quarta di copertina spiccano dirette e dure le parole dello scrittore Luigi Romolo Carrino: “È alle coordinate più sicure della Terra, è alla latitudine famiglia e longitudine casa che viene esercitata la brutalità più inattesa. Con una lingua essenziale, diretta, fluida, sanguigna, Michela scarnifica la parola per arrivare all’osso della ferocia, disvelando il male che si nasconde dietro il bene esibito.”

“È un lavoro sofferto, ho attraversato il dolore per scrivere questi monologhi. Mi sono calata nei personaggi e nella loro sofferenza. Non è stato facile trovare le parole per poterla esprimere, evitando la mera retorica.” – ha confessato l’autrice alla sua carissima amica, scrittrice e giornalista Adelina Mauro, per continuare: “E’ il mio dovere civico, umano, sollecitare riflessioni su un problema di cui tanto si discute e nulla si fa. Sono a contatto con i giovani quotidianamente e li guido a continue riflessioni sugli stereotipi che si costruiscono. Ed è proprio con loro, con i piccoli e con i ragazzi che bisogna partire per educare al rispetto di genere e a una corretta visione della vita. E anche i media devono fare la loro parte, prevenire la violenza, è un impegno che riguarda tutti, non solo le donne, soprattutto gli uomini”.

Michela Buonagura da sempre è impegnata nella difesa dei diritti delle donne, per l’emancipazione femminile, realizzando e partecipando a numerosi eventi di denuncia sociale sul territorio campano. È stata una delle prime a parlare di violenza sulle donne nel paese in cui vive a Palma Campania. Con Michelangelo 1915 Editore, ha pubblicato la plaquette Occasioni Occasioni (2013) e la raccolta poetica Viaggiamo fuori rotta Viaggiamo fuori rotta (2017). Il libro che racchiude 29 monologhi contro la violenza sulle donne, tratta un tema di grande attualità: le vittime che ogni giorno i media ci rendono note oramai sempre in numero maggiore per violenza fisica e psicologica.

Le donne delle storie di disamore sono mogli, fidanzate, figlie, mamme, ragazze, bambini, donne semplici, di cultura, nella segregazione di uomini posseduti dalla gelosia, frustrazione, alcool, maschilismo. Non c’è spazio per la tristezza o lo sconforto, i personaggi si raccontano con una dolorosa ironia, come se l’autrice avesse dovuto prendere distanza per non straziarsi. Frutto dell’immaginazione e della libera espressione artistica dell’autrice, i monologhi, tutti, indistintamente, entrano nella testa, fanno riflettere e dovrebbero essere letti nelle scuole. Sono segnali di riflessioni per occhi che non vogliono vedere, orecchie che non sentono, voci che non proferiscono. Storie sofferte, vite spezzate e il più delle volte tragiche che escono da una penna garbata, quasi a non ferire ancora, le donne o gli uomini delle sue storie. Sono storie che la cronaca quotidiana non ci risparmia e che la Buonagura riscatta con il grido liberatorio dal silenzio, la voce dell’Io presente che non muore, si fa carezza, canzone, nella penna dell’autrice, come a cullare e lenire il male subito.  Si sente in dovere da donna a donne martoriate ad offrire il suo “fiore”, con il libro. L’autrice ha dedicato ad Alessandra e alle altre donne, il suo libro, con una tale sensibilità da emozionarsi ed emozionare. ‘’Bisogna contrastare, ma soprattutto prevenire la violenza, è un impegno che riguarda tutti, non solo le donne, soprattutto gli uomini. La soluzione può venire solo dall’educazione, dalla cultura, da una presa di coscienza collettiva, da un cambiamento di mentalità. Una goccia nel mare questo mio scritto, ma tante gocce fanno il mare’’. (Michela Buonaguara)

Avellino, al Circolo della Stampa rivive l’epopea dei pastori: Ascolese e Bianco presentano “Transumanze e pascoli”

Sabato 18 aprile alle ore 17,00 l’appuntamento con il volume edito da Delta3. Festa, Corrado e Sallicandro ne discutono con gli autori. Modera Rosa Bianco.

Musiche del Maestro Mayumi Ueda

 

Avellino Libro 250AVELLINO. C’è un’Italia che cammina da millenni lungo i tratturi, con il passo lento delle greggi e lo sguardo rivolto alle stagioni. È l’Italia della transumanza, patrimonio di gesti, saperi e paesaggi che hanno disegnato l’identità delle aree interne. A quella memoria in movimento è dedicato ‘Transumanze e pascoli’, il volume firmato da Fioravante Ascolese e Rosa Bianco, edito da Delta3, che sarà presentato sabato 18 aprile alle ore 17 al Circolo della Stampa di Avellino.

Un libro che attraversa il tempo. Il lavoro di Ascolese e Bianco non è solo una ricostruzione storica. È un viaggio nella vita quotidiana di pastori e comunità, tra riti, fatiche, economia e relazioni che hanno tenuto insieme i territori appenninici. Il libro racconta la transumanza come pratica antica e come metafora: lo spostamento come necessità, l’adattamento come intelligenza, il pascolo come misura del rapporto tra uomo e natura. Lo sguardo è attento all’Irpinia, terra di transiti e di stanzialità, di alture e di valli, dove le tracce di quella civiltà pastorale sono ancora leggibili nei toponimi, nelle feste, nelle architetture rurali, nelle parole.’ Transumanze e pascoli’ unisce così passato e presente. Interroga le radici culturali del territorio per offrire spunti al dibattito di oggi sulle aree interne, sullo spopolamento, sulla custodia del paesaggio. Perché conoscere da dove veniamo aiuta a scegliere dove andare.

A discutere con gli autori ci saranno tre voci diverse e complementari. Gianni Festa, direttore del Corriere dell’Irpinia, porterà lo sguardo del giornalismo di territorio, abituato a raccontare le trasformazioni sociali ed economiche della provincia. Bruno Corrado, dirigente veterinario dell’ASL di Frosinone, offrirà la competenza scientifica e il punto di vista di chi ha studiato da vicino la zootecnia, la salute animale e il legame tra allevamento e ambiente. Silvio Sallicandro, editore Delta3, racconterà il senso di una scelta editoriale che investe sulla memoria come chiave di futuro. A moderare l’incontro sarà Rosa Bianco, insegnante e giornalista, coautrice del volume. Una doppia veste che le consentirà di tenere insieme il rigore del racconto e la passione civile di chi quei luoghi li vive e li insegna ogni giorno.

Le conclusioni saranno affidate agli autori, Fioravante Ascolese e Rosa Bianco, che chiuderanno il cerchio tra ricerca e testimonianza.

La serata sarà accompagnata dalle musiche del Maestro Mayumi Ueda. Un contrappunto sonoro pensato per restituire l’atmosfera sospesa dei pascoli, il silenzio dei tratturi, la malinconia delle partenze e la gioia dei ritorni. Perché la transumanza è stata anche suono: campanacci, richiami, canti. Al termine dell’incontro è previsto il momento della firma delle copie con il pubblico. Un’occasione per trasformare il libro in dialogo, la pagina scritta in incontro reale. Perché parlare di transumanza oggi?

Nel 2019 la transumanza è diventata Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. Un riconoscimento che non archivia, ma impegna. Significa tutelare, tramandare, studiare. Significa capire che dietro la cartolina del pastore c’è un sistema complesso di saperi ecologici, di economia circolare ante litteram, di coesione sociale. ‘Transumanze e pascoli’ si inserisce in questo solco: fa memoria senza nostalgia, documenta senza accademia, interroga senza retorica. L’appuntamento al Circolo della Stampa di Avellino, storico presidio del dibattito cittadino, diventa così più di una presentazione editoriale. È un invito a riconoscersi in una storia lunga, a misurare quanta di quella sapienza è ancora utile per abitare le aree interne, per dare valore a ciò che resta e a ciò che può rinascere. L’ingresso è libero. La città è invitata.

A Terzigno: ‘’IL FILO NEL VENTO’’ il racconto autobiografico dell’artista Francesco Cirillo

 

IMG 3228 250Al Museo Matt di Terzigno, sarà presentato giovedì 30 aprile alle ore 18,30 il ‘’Il filo nel vento’’ (Il quaderno edizioni) del musicista FrancescoCirillo 200 Cirillo, è un racconto autobiografico che intreccia parola e musica in un’unica, intensa esperienza narrativa. Prenderanno parte all’evento: Francesco Ranieri sindaco di Terzigno, Genny Falciano Assessore alla Cultura, Angelo Massa direttore scientifico Museo Matt. Stefania Spisto presidente de ‘’Il quaderno edizioni’’. Sarà presente l’autore. In questo libro, l’autore attraverso immagini, luoghi e incontri, dall’infanzia ai viaggi, dalla paternità all’insegnamento, ogni capitolo diventa una stazione emotiva in cui tempo, silenzio e ascolto modellano lo sguardo sul mondo. Le composizioni musicali che accompagnano il testo ampliano la narrazione, creando un dialogo continuo tra scrittura e suono. Il libro è un invito ad attraversare e a spiegare la propria storia, senza offrire risposte definitive ma aprendo spazi di risonanza in cui riconoscere il rapporto tra radice e movimento, tra controllo e abbandono, tra terra e cielo. Toccante e sentita la dedica voluta da Francesco Cirillo al suo papà, dedica con cui si apre il libro: ‘’A mio padre, che ha visto in me una direzione quando io vedevo solo confusione. Che ha creduto nel mio passo anche quando era incerto, nel mio suono quando era ancora silenzio. Mi ha insegnato senza spiegare, restando fermo mentre io cercavo il cielo. Se oggi ho il coraggio di lasciare andare il filo, è perché so che lui lo ha sempre tenuto. Questo libro, come la mia musica, esiste perché lui ha creduto in me più di tutti. A firmare la prefazione è Javier Girotto, che ci introduce subito con grazia nella lettura del libro: ‘’Ho letto e ascoltato il lavoro di Francesco e la prima sensazione è stata quella di entrare in uno spazio narrativo in cui parola e suono si fondono fino a diventare esperienza viva. Non si tratta semplicemente di un progetto da leggere o da ascoltare, ma di un luogo da attraversare. La lettura scorre come un audiolibro interiore: chi ascolta si ritrova spettatore e, allo stesso tempo, parte della scena. In alcuni momenti ho avuto l’impressione di trovarmi a teatro, coinvolto in uno spettacolo che prende forma tra racconto e musica, dove ogni parola trova un’eco nel suono e ogni nota amplia il significato del testo. Ci si lascia trasportare senza resistenza, come accade solo quando un’opera riesce a toc- care corde profonde. Questo dialogo continuo tra musica e parola apre varchi verso dimensioni sospese tra Il risultato è un lavoro che invita a un ascolto totale, delle parole, dei suoni e di sé stessi, trasformando la fruizione in un’esperienza immersiva, personale e profondamente umana.’’ Il libro si conclude con una pagina di ringraziamenti dedicati dall’autore, a chi gli è stato vicino durante questo percorso artistico, umano, intenso ed emotivamente incredibile, un’esperienza, conclude l’autore, che vale la pena di vivere: ‘’Questo libro nasce da un percorso umano prima ancora che artistico, e non sarebbe esistito senza le persone che, in modi diversi, lo hanno attraversato. Ringrazio la mia famiglia, per la presenza costante, per la pazienza e per quel sostegno silenzioso che nei momenti in cui la musica e la scrittura chiedono tutto diventa fondamentale. Un grazie sincero va ai musicisti, amici e compagni di viaggio Aldo Capasso, Ciro Iovine, Massimo Russo e Pierluigi Sorrentino, che in questi anni hanno condiviso con me idee, suoni, dubbi e visioni, contribuendo a trasformare intuizioni in realtà. Ringrazio Javier Girotto, che ha letto, ascoltato, consigliato e criticato con onestà: ogni confronto ha dato una forma più chiara e consapevole a questo lavoro. Un pensiero va a James Senese, ai maestri e agli incontri che negli anni hanno lasciato tracce nel mio modo di pensare e creare, spesso senza saperlo. Un ringraziamento speciale ai miei due terzi, Annamaria e Angelo, per la stupenda copertina che accompagna questo viaggio. Infine, grazie a chi attraverserà queste pagine. Ogni lettore completa il percorso iniziato qui.’’ Francesco Cirillo è un sassofonista, compositore e arrangiatore italiano attivo da oltre trent’anni. Laureato e specializzato con lode in Sassofono Solistico e Jazz, ha studiato e collaborato con musicisti di rilievo internazionale, sviluppando una ricerca artistica che intreccia improvvisazione, composizione e narrazione sonora. Performer, docente e formatore sulla didattica digitale, ha pubblicato diversi album a proprio nome e svolge attività concertistica in ambito nazionale e internazionale.  

Roccarainola accoglie “Spalle al muro e una vita davanti”: il 17 aprile Peluso presenta il suo libro al Museo D’Avanzo*

Prefazione firmata dalla giornalista e scrittrice Filomena Carrella. La Pro Loco promuove l’incontro con la città

 

Roccarainola 250ROCCARAINOLA. C’è un momento in cui una storia smette di appartenere solo a chi l’ha scritta e inizia a camminare sulle gambe di una comunità. Per _Spalle al muro e una vita davanti_, il libro di Felice Peluso, quel momento arriva venerdì 17 aprile 2026 alle ore 18.30, al Museo Civico “L. D’Avanzo” di Roccarainola. A promuoverlo è la Pro Loco di Roccarainola, che trasforma la presentazione in un’occasione di incontro e confronto per tutto il territorio.

*Il libro e la prefazione*

A firmare la prefazione del volume è la giornalista e scrittrice Filomena Carrella, voce nota e stimata nel panorama culturale locale. Un sigillo che anticipa la sensibilità e lo spessore del testo. Peluso affida ai social il senso della serata: “Un libro si scrive da soli. Per farlo arrivare alle persone servono altre mani, altri cuori. Voi ci avete messo i vostri. Tra due giorni presentiamo insieme questo pezzo di me”. È il ringraziamento a chi ha lavorato dietro le quinte con quello che lui stesso definisce “un impegno enorme”. Un libro che dal titolo lascia intuire una traiettoria di fatica e di rinascita: spalle al muro, ma con una vita davanti. La serata del 17 aprile.

L’appuntamento è fissato per le 18.30 nelle sale del Museo Civico “L. D’Avanzo”, luogo simbolo della cultura cittadina. A moderare l’incontro sarà Lucia Napolitano, mentre la relazione è affidata a Maria Domenica Cecere, che guiderà il pubblico dentro le pagine e i temi del volume.

Il dibattito si aprirà poi a tre interventi che allargano lo sguardo dal libro alla comunità. Parlerà Anna Maria D’Arienzo, Garante delle disabilità del Comune di Roccarainola, portando il tema dei diritti e dell’inclusione. Interverrà Maria Antonietta Sepe, Vicepresidente Aido sezione Nola-Cimitile, a ricordare il valore del dono e della solidarietà. E ci sarà la voce di Prisco De Vivo, pittore, scultore e poeta, a tessere il filo tra parola scritta e linguaggi dell’arte.

I saluti della città.

A testimoniare la vicinanza delle istituzioni ci saranno i saluti del sindaco Giuseppe Russo e dell’avvocato Giovanni Sirignano, delegato alla cultura. La loro presenza conferma come la presentazione non sia solo un evento letterario, ma un momento che la città riconosce come proprio.

Un pezzo di sé che diventa di tutti.

La copertina di _Spalle al muro e una vita davanti_ parla già prima di essere letta. Un segno che ricorda un infinito, una rosa, colori stesi come emozioni. Dentro, spiega l’autore, c’è “un pezzo di me”. Dal 17 aprile quel pezzo inizia a essere anche di chi vorrà ascoltarlo, discuterlo, farlo risuonare nella propria esperienza.

L’ingresso è libero. L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza. Perché un libro, quando trova altre mani e altri cuori, smette di essere solitudine e diventa comunità.

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