Salerno

COMPAGNIA IL DIALOGOSecondo appuntamento della stagione teatrale “ Destinazione Comicità”, del Teatro Laboratorio Santa Margherita di Salerno, con la compagnia “Il Dialogo” nella commedia “Non ti pago” di Eduardo De Filippo.

Due spettacoli, il sabato sera alle 21,00 e la domenica in replica alle 19,15, nei giorni 28 e 29 ottobre e 4 e 5 Novembre

Si Legge sul sito ufficiale della compagnia:

La compagnia Il DIALOGO” nasce 50 anni fa, come aggregazione di giovani appassionati del teatro che spontaneamente associandosi intesero dare vita ad un sogno… “portare in scena le proprie emozioni”. I primi spettacoli allestiti pagarono, ovviamente, lo scotto dell’improvvisazione organizzativa, ma la dedizione alla causa e la forte determinazione dei fondatori tramutarono ben presto il brutto anatroccolo in una struttura dai meccanismi ben oleati…. Ad oggi, l’associazione vanta partecipazioni alle maggiori rassegne nazionali di teatro amatoriale con numerosi riscontri in termini di premi e riconoscimenti ottenuti in contesti ben distanti dalla propria realtà locale.

Non ti pago

Non ti pago è una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1940 e viene messa in scena, per la prima volta, dalla compagnia "Teatro Umoristico I De Filippo", l'8 dicembre 1940 al Teatro Quirino di Roma, con discreto successo di pubblico.

La Compagnia Il Dialogo, dopo il successo riconosciuto, per aver portato già in scena Napoli Milionaria, si cimenta con un altro caposaldo della commedia eduardiana: Non ti pago

Ferdinando Quagliuolo ha in gestione un "banco lotto", ereditato dopo la morte del padre. Egli stesso è un accanito giocatore, in cerca di numeri vincenti, a dispetto della sua ripetuta sfortuna. Un suo impiegato, Mario Bertolini, al contrario, inanella vincite su vincite, suscitando una feroce invidia nel suo datore di lavoro. Mario fa la corte a sua figlia Stella, quasi a sua insaputa, con la complicità della madre Concetta. Un giorno Mario annuncia la clamorosa vincita di una quaterna del valore di 4.000.000 di lire con i numeri (1, 2, 3 e 4) ricevuti in sogno, proprio dal defunto padre di Ferdinando, il quale va su tutte le furie, s’ impossessa del biglietto fortunato e si rifiuta di corrispondergli la vincita, rivendicando il diritto alla somma. La motivazione risiede nel fatto che Bertolini era andato a vivere nell'appartamento dove Ferdinando aveva vissuto fino alla morte del padre, quindi lo spirito di suo padre si sarebbe rivolto a Mario per sbaglio, volendo destinare la vincita a suo figlio. La disputa va avanti per due atti senza che Ferdinando cambi idea, anzi lancia un anatema contro il possessore del biglietto, davanti al ritratto di suo padre, invocando ogni tipo di incidente e disgrazia, qualora i numeri vincenti fossero stati destinati dal padre a Don Ferdinando. A seguito il povero Bartolino viene colto da una serie di disastri tanto da rinunciare al famoso biglietto. La vicenda si conclude con la resa completa del mal capitato al volere di Don Ferdinando, che avendo avuto ragione sul fortunato pretendente di sua figlia Stella, gli concede anche la sua mano e i 4 milioni saranno la dote della giovane figliola.

Nel portare in scena un'opera di Eduardo c'è sempre il rischio palese o di eseguire un’ordinaria imitazione o di farne una sbiadita macchietta. Tutto questo non è accaduto, perché la compagnia de Il Dialogo ne ha dato una versione autonoma, lineare e dignitosa. Tutti hanno interpretato il ruolo assegnatogli con puntuale precisione e caratterizzato i personaggi con estrema bravura. Ognuno ha dato alla propria parte il segno preciso di essere stato scelto, non a caso, ma perché adatto al ruolo, cosicché tutti hanno concorso al successo di questo lavoro, perciò bravi in egual misura e non solo, don Ferdinando: Salvatore Maccaro e donna Concetta: Tina Spampinato ma anche quelle dell’avvocato: Giuseppe Trinchesi, dell’uomo di fiducia: Alfredo Lace, della cameriera: Lucrezia Manganelli, di Mario Bertolino: Antonio Mauro, della zia di Bertolino: Liliana De Rosa, di Stella: Roberta Allocca, delle sorelle zitelle: Rosanna Vecchiarelli e nella duplice veste: Liliana De Rosa , di Don Raffele: Felice De Cicco Su tutti lui, il cocciuto don Ferdinando, Salvatore Maccaro, rivelatosi anche il Papà di Clementino, l’artista di successo, il rapper italiano, amato dai giovani, così come la pacata Donna Concetta, Tina Spampinato è sua la mamma. A volte quando si dice che i figli somigliano ai genitori, questo è il caso, bravi tutti e tre padroni indiscussi del palcoscenico italiano. E’ stata una brillante interpretazione il Non ti Pago della compagnia, un'opera dal testo divertente e piacevolmente leggero, che Eduardo stesso avrebbe gradito.

La Compagnia “Il Dialogo”, ben conoscendo la responsabilità di interpretare un classico del teatro, ha voluto omaggiare il grande Eduardo, nel finale, con gli attori raccolti intorno al quadro del grande autore, con le spalle rivolte al pubblico, facendo ascoltare voce e parole di Eduardo, un omaggio dovuto e voluto al grande Maestro

Maria Serritiello

Regia Ciro Ruoppo

Audio e luci : Ernesto Serpico

Scene: Carmine Ciccone

Direttore di Scena: Roberta Allocca

CaffedellArtista

Giovedì 26 Ottobre 2023 "Il Caffè Dell'Artista" di Salerno, Presidente la Prof.ssa Florinda Battiloro, ha inaugurato l' anno sociale '23/24 con una dotta relazione su Italo Calvino, in occasione del centenario della sua nascita,tenuta , con profonda leggerezza da Prof. re Francesco d' Episcopo.

In sintesi il suo intervento

francesco depiscopo

Nato a Santiago de Las Vegas – Cuba il 15/10/1923 da padre Agronomo e madre Biologa, morto nel 1985. La sua famiglia si trasferì da Cuba a Sanremo in Italia ed i genitori vollero ricordare le loro origini chiamando il proprio figlio Italo. E’ stato un grande scrittore e paroliere, ha spaziato tra romanzi e favole; un Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale. Infatti, durante la seconda guerra mondiale è stato un partigiano, dopo il conflitto egli si iscrisse al Partito Comunista, ma dopo circa sei anni lasciò questa tessera perché deluso da alcuni comportamenti assunti dal Partito. E’ stato uno degli scrittori più importanti del Novecento in Italia, alcune opere: “Le città invisibili”, “Il barone rampante”, “Sotto il sole del giaguaro”, “Il sentiero dei nidi di ragno”, hanno travalicato anche il nostro Paese per avere un successo internazionale. Calvino, oltre ad essere un fervido scrittore, fu Editore per Einaudi, quindi Editore di se stesso e con una forte capacità manageriale. Nel 1950 collaborò a Riviste tra cui “Il Politecnico” di Vittorini ed alcuni Quotidiani. In questo periodo tutti i suoi romanzi furono accolti con grande stima dalla Critica Internazionale. Nel 1966 si trasferì a Parigi e da lì collaborò con il Corriere della sera e la Repubblica fino al 1984. Dopo fu invitato a tenere lezioni all’Università di Cambridge, alla Harward University e preparò “Le Lezioni americane” che vennero pubblicate postume. Nel libro “Le Città invisibili” vi è una sospensione del tempo, giocando attraverso l’imitazione di quello che è il suo modello: Marco Polo, e descrivendo città partendo dal Medioevo, fino a quelle contemporanee. Nella sua vita a Parigi egli apparve molto interessato alla Narrativa dell’Ottocento, poi conobbe gli Strutturalisti e i Formalisti e, attraverso questi, concepì un nuovo modo di scrivere in Letteratura. Fu un ammiratore di Duras, Borges e Puig. Calvino fu un avido lettore, che formò il suo pensiero verso un nuovo modo di intendere la scrittura: ogni cosa descritta poteva avere un diverso seguito, tutto poteva essere possibile nell’evolversi delle dinamiche comportamentali individuali e sociali. Il linguaggio usato dall’autore è complesso, ma facile da captare, fu un Avanguardista e vide la Letteratura come Scienza delle eccezioni, in cui ogni Scrittore, di opera in opera, si mette alla prova variando, sperimentando, osando ogni volta in campi diversi: dalla Linguistica alla Antropologia, dalla Semiotica all’Astrofisica, dalla Biologia alla Psicoanalisi, tutto è un serbatoio di immagini narrative. Egli spazia dal genere avventuroso a quello erotico, dall’apocalittico a quello spionistico, ed ogni volta resta in sospeso la trama appena abbozzata con i personaggi del racconto lasciati ad un destino sconosciuto, poiché i veri protagonisti sono il Lettore e la Lettrice che vivono una storia d’amore tra loro. Una cassettiera con tanti cassetti che si aprono rivelando le loro sorprese, un gioco ironico sulla scrittura e sulle sue potenzialità, una interazione completa con il lettore, che può diventare un Deus ex machina, come avviene oggi in certe narrazioni che vediamo al cinema, che spesso vengono definite “Mentalist Story”, in cui le possibilità finali di un racconto possono variare grazie alla personale interpretazione e visionarietà. In questo Calvino è stato un precursore a livello psicologico del nostro tempo.

Maria  Serritiello
 



foeminaNei giorni scorsi si è tenuta un’interessante personale dell’artista Anna Ciufo, presso “dal 1948 Bar Napoliello” in Via Tevere di Pontecagnano dal titolo “Foemina”

L’artista, nata a Formia, ma Salernitana di adozione, ha iniziato ad interessarsi all’arte pittorica intorno ai 12 anni. Più tardi stimolata, incoraggiata e seguita dal proprio docente di disegno e storia dell’arte, ha affinato la propria tecnica, partecipando a numerose collettive di giovani artisti. Con un considerevole curriculum professionale e molteplici esposizioni, la pittura di Anna Ciufo si esprime sempre in favore dei diritti delle donne, della presa di coscienza verso gli ultimi e sguardi rivolti alla natura. Una nota particolare, Anna Ciufo, in passato, per un breve periodo ha collaborato da Salerno per Lapilli, recensendo mostre.

La personale “ Foemina” esposta “nel Bar Napoliello” in Pontecagnano dal 1948 e ne ha tutti i segni, ha dato chiarore al luogo, reso opaco dal tempo, gli stessi anziani, seduti attorno ad un tavolino di legno rettangolare, intenti allo svago serale, sapevano di quadro antico: “I giocatori di carte” di Paul Cézanne.

Da premettere (n.d.r.) che sono particolarmente attenta ai lavori dell’artista, vuoi per la tenacia che mette nella sua voglia di ritagliarsi un suo spazio pittorico ed una sua personalità, vuoi per l’aerea spazialità dei suoi colori chiari, vedi le opere di dimensioni maggiori e per la delicatezza del tratto, mai duro o violento. Nell’esposizione dei quadri, poi, ad occhio attento, si scorge tutto il suo pathos nell’affrontare il “problema femminile”. Il numero ridotto (peccato) di piccole essenze pittoriche della donna, nei vari suoi momenti esistenziali, sono tutti resi con eleganza e decisione. I tratti essenziali, esaustivi ed accoglienti, sono la visione di una donna presente e significativamente importante. L’uso di colori, quasi mai accesi o vistosi, ben riposiziona la donna in una visione ampia e rasserenante, una presenza fatta di accoglienza e comprensione. I quadri di dimensione più estesa, parlano di una artista che non ha perso ancora la speranza di un mondo più dolce, più chiaro, più motivante, più accogliente nella diversità e più decisamente volto a dare felicità! È’ questo alla fine il mondo cui dobbiamo aspirare tutti ed Anna Ciufo può accompagnarci con i suoi quadri

Maria Serritiello

FESTIVAL DELLA MIGRAZIONE

26-28 OTTOBRE

IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO

 

Locandina Festival Migrazioni 2023 250Il tema del Festival della Migrazione che si apre domani a Modena «riprende quello del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato di quest'anno, dedicato alla libertà di scegliere se migrare o restare. Ed è ancora più chiaro il riferimento all'iniziativa di solidarietà promossa qualche anno fa dalla Conferenza Episcopale Italiana, che cito proprio nel mio Messaggio come risposta concreta alle sfide delle migrazioni contemporanee». È quanto scrive papa Francesco in un messaggio inviato al Festival della Migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes e altri enti e che si svolgerà da domani al 28 ottobre a Modena e in diverse città dell’Emilia Romagna e del Veneto. «Nei vostri lavori – scrive papa Francesco - intendete riflettere sui flussi migratori contemporanei attraverso considerazioni che vadano oltre l'emergenza, nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a un fenomeno poliedrico, articolato, globale e a lungo termine. Per questo le risposte alle sfide migratorie di oggi non possono che essere articolate, globali e a lungo termine». «Vi proponete – continua il messaggio - di ribadire la centralità della persona umana nel disegno di politiche e programmi migratori, con attenzione particolare alle categorie più vulnerabili, come le donne e i minori. In effetti, il principio del primato della persona umana e della sua inviolabile dignità ‘ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale’ (Messaggio per la G.M. del Migrante e del Rifugiato 2018). E ancora, ‘Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è 'prima gli ultimi!’ (Messaggio per la G.M. del Migrante e del Rifugiato 2019)». Papa Francesco incoraggia a «sviluppare proposte concrete per favorire una migrazione regolare e sicura». Su questa linea, «è necessario moltiplicare gli sforzi per combattere le re-ti criminali, che speculano sui sogni dei migranti. Ma è altrettanto necessario in-dicare strade più sicure. Per questo, bisogna impegnarsi ad ampliare i canali mi-gratori regolari» (Riflessione nel Momento di preghiera peri migranti, 19 novem-bre 2023). Ma nello stesso tempo «occorre – scrive papa Francesco - adoperarsi alacremente per garantire a tutti e tutte il diritto a non dover migrare».

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, Porta aperta, UNIMORE e CRID, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comu-ne di Modena e di Carpi oltre che di numerosi atenei italiani. Si svolge dal 26 al 28 ottobre tra Modena, Bologna, Ferrara, Rovigo, Fidenza e Carpi, Formigine, Mirandola, Soliera, Rovigo, Fiorano Milanese. Tutte le iniziative sono anche in diretta streaming sul sito www.festivalmigrazione.it.

Mons. Gian Carlo Perego, presidente di Fondazione Migrantes, è intervenuto alla presentazione del Festival della Migrazione questa mattina a Modena: «Questa edizione ha ricevuto un messaggio autografo di papa Francesco: un messaggio di sostegno in quanto opportunità importante per riflettere insieme sul tema della libertà, la libertà di migrare. La migrazione non può essere semplicemente una scelta in mano ai governi degli stati: non si può scegliere chi accogliere. E’ una scelta delle persone, che cercano di costruire la propria vita e la propria felicità. Non dimentichiamo che in Italia non ci sono canali regolari di ingresso e molti sono in una condizione di illegalità: occorre anche favorire la formazione e un incontro tra domanda e offerta di lavoro». Perego ha proseguito: «Libertà di migrare significa anche avere dei corridoi umanitari, che purtroppo non esistono. C'è un dovere di accoglienza, di regolamentazione del fenomeno, dobbiamo uscire da una logica emergenziale e legata alla sicurezza. Accogliere, tutelare promuovere e integrare sono i verbi di un vero percorso migratorio. Modena e le nostre città dell'Emilia, in questi giorni di festival, possono essere un luogo dove riflettere su questi temi, in cui il diritto e la libertà di partire e di rimanere è un diritto fondamentale». Fa eco il portavoce della manifestazione, Edoardo Patriarca: «I giovani che giungono nel nostro Paese come migranti devono essere pensati come una grande opportunità per il nostro Paese. Sono necessarie politiche che rendono legali l'arrivo in Italia.  Questa è una richiesta minima per permettere che chi vuole giungere in Italia non debba attraversare il Mediterraneo per costruirsi qui una vita. Attendiamo da anni una legge per la cittadinanza, abbiamo un milione di ragazzi italiani, che vivono qui da tempo, che però hanno un accesso faticosissimo, quasi negato, alla cittadinanza. Il Festival è un modo per raccontare e fare cultura: abbiamo bisogno di spiegare cosa significa oggi parlare di migrazione».

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello e Soliera, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca e Menù.

eredità nisivoccia 2Ad iniziare il ciclo delle rappresentazioni, per la stagione teatrale 2023/2024, al Piccolo Teatro del Giullare, è una pièce di forte impatto, scritta da Francesco Maria Siani, un Salernitano talentuoso che vive in Francia.

All’inizio, tutta la scena è al buio, un sottofondo di piatti metallici di un’invisibile batteria, ora in crescendo, ora diminuendo d’intensità, crea un’aspettativa allarmante; poi la luce fioca rischiara un angolo del salotto, dove, accanto ad un tavolino su di una poltrona, c’è un uomo, con il plaid tirato sulle gambe, radio accesa per ascoltare la parlata di alcuni politici. In giro per la stanza con vestiti dimessi, capelli raccolti all’indietro e strofinaccio della polvere tra le mani, presumibilmente sua moglie, ascolta umilmente le invettive dell’uomo. Costui è un soggetto con nessuna parola garbata, né verso i politici avversari in ascolto, né verso sua moglie che ha tutta l’aria di essere invisibile in quella casa. Con una parlata marcatamente meridionale, siamo, però, in una città del nord, Saverio arringa malamente i politici, ce l’ha con i comunisti e rimpiange “lui” che manteneva l’ordine, quando, l’Italia era nelle sue mani. Sbraita a voce alta, gli si gonfiano le vene della gola tanto è il tono elevato, ma non si ferma, anzi oltre ai comunisti aggiunge all’imprecazione nell’ordine: i drogati, gli omosessuali, gli emigrati. Si comprende bene che non è felice della sua vita, è sofferente, l’arteriosclerosi lo tormenta. Intanto la moglie gira per casa come un’ombra, lo accudisce e placa con dolcezza i suoi scatti d’ira. Per suo conto ha una decisione da prendere, è ammalata e vuole andar via in silenzio, accompagnata dalla buona morte. La coppia ha un figlio che andandosene da casa ed allontanandosi, vive all’estero. La donna, dopo aver rassettato la casa, compiuti i gesti usuali, che a nessuno interessavano, messi i libri, gli scritti ed altri oggetti ricordevoli nel baule troneggiante la scena, saluta il marito, che come sempre urla improperi ed insulti, una volta in più nei suoi confronti. Marta esce dalla vita, ma resta in scena come fantasma, scalza, umile e dolce nel voler aiutare il figlio a recuperare il rapporto con il padre. Il dramma si fa complicato, quando tra bisticci, urla e aggressioni fisiche da ambo le parti, padre e figlio tentano un ravvicinamento, attraverso verità inconfessabili e vissuto ingannevole. Un atto unico che per un’ora e venti minuti senza interruzione, poca luce e la stessa scena, per tutto il tempo, prova a rappresentare oscure dinamiche familiari, unite a feroce scontro generazionale.   La pièce si conclude come nessuno se l’aspetta, un’eredità, sia pure di sentimenti, che danno speranza ad un’umanità sempre più incarognita.

Un’interpretazione magistrale quella dei gemelli più noti del teatro salernitano, saputi come figli di quei mostri sacri dal nome: Regina Senatore e Alessandro Nisivoccia, riunitisi in scena dopo i 14 anni. Ci si accinge ad ascoltarli con reverenza, cercando di scoprire in loro una certa eredità teatrale, una qualche inflessione di voce possente di Alessandro o un tremolio addolcito di Regina.  Ed è così, scorgere i genitori, in loro due, è stata un’emozione indicibile per un pubblico che conosce il rimpianto. Degni figli, hanno caratterizzato perfettamente i loro personaggi, superando se stessi, per questa raggiunta maturità artistica.

Una menzione particolare la merita Andrea Palladino, bravo nel caratterizzare, Enzo, il figlio della coppia, amato in modo smodato dalla madre, viceversa maledetto dal padre, l’odio gli esce dal corpo, tant’è la forza recitativa, per impattarsi contro il genitore. La regia di Francesco Petti è stata perfetta, attento com’è stato a fare del dramma, un pezzo ricordevole, anche per le immagini costruite in penombra, come quella, per esempio, di Enzo tra le braccia della madre, dopo aver conosciuta la verità, sul baule disvelato, si ricompone una piccola pietà michelangiolesca con il più dolce sottofondo musicale: Barber Adagio for Strings, Op.11

Maria Serritiello

Lo spettacolo viene ripetuto il 14 e15 ottobre, sabato ore 20,30 e domenica alle 18,30

teatro margheita 1Con “26 e 4 Remake”, ha avuto inizio la stagione teatrale “Destinazione Comicità, presso il teatro laboratorio Santa Margherita, nella zona orientale di Salerno, che va avanti dal 30 settembre 2023, fino al 15 aprile 2024, con 8 spettacoli+ 2 in omaggio, alla cifra di 70 euro , alla portata di chi si vuole distendere con il sorriso o anche con la risata. Due spettacoli, ogni volta, il sabato sera alle 21,00 e la domenica in replica alle 19,15.

26 e 4, i numeri fortunati, dove 26 è la farmacia e 4 il teatro, simboli ispiratori della scrittura di Lello Casella, che ne è anche il regista, oltre che abile interprete. I due atti hanno come luogo fisso, proprio la farmacia, riprodotta con artistica precisione, per fare da sfondo alle vicissitudini dei 5 protagonisti: Saverio, Lulù, Rafilina, Arturo e Franchetielle, ovvero Ciro Girardi, Antonello Cianciulli, Roberta Manzo, Maria Luisa Pirri e Lello Casella Ed il numero 4? Centra, oh si che centra, in quanto Arturo, che si spaccia per dottore, altro non è che un miserevole teatrante, innamorato cotto della bella Lulù, ma che non disdegna le altre, tipo la languida Rafilina. La prima parte è di preparazione, i personaggi sono delineati con i loro desideri amorosi e teatrali, quelli di Saverio il farmacista, per esempio, che paga perfino Arturo, sempre a corto di soldi, pur di avere la parte di Romeo, nello spettacolo in preparazione. Sia la prima parte che la seconda è intervallata da spacchetti musicali, danzati mirabilmente da un pregevole corpo di ballo, su coreografie di Valeria Alfano del Polo delle Arti con musiche scelte dall’antica melodia napoletana. Lo spettacolo, continua con l’esilarante drammatizzazione di Giulietta, Ciro Girardi e Romeo, Antonello Cianciulli, basta vederli nei panni di scena per ridere con gusto come la rassegna teatrale vuole. Abbandonati i panni dei due infelici innamorati ritornano nella farmacia per rappresentare, insieme a Lello Casella e Roberta Manzo, l’atto unico di Eduardo De Filippo “Pericolosamente”, scritto nel 1938.

La gag è divertente ed è ben caratterizzata; gli interpreti, ognuno per la propria parte, hanno dato il meglio di sé. Bravo Lello Casella nel rifinire lo spettacolo, incastrando tutti i personaggi e nel creare una piacevole contaminazione con testi noti e di valore. L’ambientazione anni ’20, il recitato marcato e le battute spesso a doppio senso hanno creato un clima di assoluta spensieratezza.

Lo spettacolo viene replicato fino all’8 ottobre

Note conoscitive

Il Teatro Laboratorio Santa Margherita, nella zona orientale della città di Salerno, è sorto nel 2019, nella struttura, che post terremoto ’80, è servita da chiesa. Il teatro laboratorio nasce con l’intento di favorire attività che tendano a sviluppare la socializzazione nell’area extra scolastica ed extra familiare. Un teatro di quartiere, dunque, un centro di cultura permanente che possa liberare le creatività.

Il Teatro laboratorio S. Margherita è il teatro popolare della zona orientale, con 100 posti a sedere, confortevole ed a 100 metri dall’uscita della tangenziale di Pastena-Giovi e con ampio parcheggio gratuito.

Inoltre il teatro dispone di una dependance di oltre 200 posti “Il Giardino dell’Arte” per dare continuità al lavoro progettuale, anche, durante il periodo estivo.

Maria Serritiello

la forma dellesistenza

Ce ne sono pochi di spettacoli come quello andato in scena, giovedì 28 settembre, presso Apollonia Hub di Salerno, all’interno della Rassegna “La notte dei Barbuti”, direzione artistica di Brunella Caputo, nella chiesa di Sant’Apollonia. “La forma dell’esistenza” è il titolo della particolare pièce, tratta da un’idea di Davide Curzio e resa teatralmente, con testi di pregevole scrittura, da Brunella Caputo, che ne ha curato anche la regia.

La chiesa di Sant’Apollonia è il giusto spazio per accogliere un teatro di nicchia, un teatro che si presenta senza sipario, di fronte allo spettatore con la semplicità della bellezza propria. Lo sguardo, nell’attesa dell’inizio, si volge all’altare, metà coperto dallo schermo nero, unica quinta, al pulpito di legno, sollevato da terra, al pavimento bianco e nero, lustro e di forma particolare, si è già nel bello, introduzione a quello che verrà dopo e perfettamente.

Alle 21:15 in punto, a teatro pieno, l’inizio ed il sogno rientrerà in ciò che assisteremo.

Dadà è un piccolo bambino di 5 anni, forse meno, quando per la prima volta incontra la musica, senza più farne a meno, nel salotto buono della casa dei nonni. Gli oggetti che arredano il luogo, a cui non ha accesso, ma lui ben elude la stretta sorveglianza, sono tutti desiderabili, come la penna stilografica, che sedendosi sopra si schiaccia, permettendo la fuoriuscita dell’inchiostro. Il divano tanto protetto è contaminato dal liquido nero e con esso il divieto sempre più stretto. Il desiderio di entrare in quella stanza proibita, prende ancor più forma, cosi che Dadà scopre la radio ed il grammofono con il piatto di metallo su cui girano, aiutati da un braccetto ed una puntina, quasi invisibile, dischi a 78 giri e dove il suono si ascolta, meraviglia, su tutti e due i lati. Ogni volta che può corre nella stanza, accende la musica e con un maccherone di zito lungo, dirige l’immaginaria orchestra, che suona solo per lui: “Maestro, maestro” immagina di sentirsi chiamare e quell’euforia infantile non lo ha abbandonato più, anche oggi che di anni ne sono passati, la musica, è divenuta compagna di vita, tanto di sentirsela dentro, mentre adulto, lo troviamo di spalle a dirigere sul podio, orchestrali immaginari “l’Adagietto di Gustav Malher. Così l’inizio

Per un’ora e più, all’interno di Sant’Apollonia si ascoltano le note meravigliose di Handel, Mahler, Strauss e la canzone napoletana, frutto di una ricerca di brani e di testi, ossatura dello spettacolo. La felice combinazione di scelta musica e di testo recitato con la melodiosa ed appassionata voce di Brunella Caputo, “ Lascia la spina, cogli la rosa…”, di quella stupendamente narrante di Davide Curzio e di quella cantata dalla splendida soprano Silvia Sammarco, fanno di questo spettacolo una rara preziosità.

E’ un viaggio nella conoscenza musicale indiscussa di Davide Curzio, nella unicità delle parole di Brunella Caputo e nel canto ammaliante della soprano, una sirena per bravura, bellezza ed espressività soave, uno per tutti la cantata dello “Zoccolaro”. La levità di Brunella, avvolta da un abito nero e lunghi capelli sciolti sulle spalle, l’avanzata dal fondo del teatro, di estrema eleganza, la coreografa e non solo , un unicum insostituibile, Virna Prescenzo vi ha messo di suo, unita alla commozione di aver creato un pezzo irripetibile per il suo Dadà, si, perché Davide e Dadà sono la stessa persona e Brunella ne ha voluto raccontare la magica storia, è stato, questo, un momento di grazia per ognuno presente. L’attaccamento, che dono prezioso!

E poi i raccordi di vita  e di amore dei musicisti, con i quali abbiamo saputo di Mahler, di Strauss, accompagnati da canzoni come “Funiculì, Funiculà’, ‘A Serenate d’ ‘rose, “Oje rose meje. Si dorme chesta fata, scetátela cu chesta serenata…” un recitato appassionato di Brunella in una rara occasione di dialetto. Tutto ha funzionato in modo completo, uno spettacolo appassionato, elegante, sapiente; si esce dalla chiesa sconsacrata con un pieno di magia, di sogno e di puro amore, tanto da poter dire che è vero, la musica è la forma dell’esistenza e la tua, Dadà, ha questa forma, ora lo sappiamo!

Allora piccolo, grande Dadà ci sei riuscito a dirigere con la bacchetta vera, abbandonando il maccherone, con perfetta espressività rapita, nell’assecondare la tua musica preferita, su di un podio di teatro e nulla ha a che fare con te, se quel podio non è reale, il sogno, che bella invenzione e il tuo sogno, Dadà, è meraviglioso!

Maria Serritiello

Presso Sodalis, ovvero Casa del Volontariato, in Corso Vittorio Emanuele 88, angolo di Via Patella 2 in  Salerno, domenica 24 settembre, alle ore 19,30, ad ingresso gratis, si è tenuto il terzo dei tre concerti d’Autunno in programma “Carl Orff APS Culture e Metodologie al Confronto Nel terzo Millennio XXIII Edizione  A suonare è un terzetto, violino, violoncello e pianoforte, compattatosi all’ultimo momento, così annuncia il maestro Amedeo Aurilio, per la mancanza di altri due strumentisti influenzati. La musica scelta spazia da Shostakovich a Dvorak, da Brams a Midori, un programma di tutto rispetto e di bontà esecutiva. Le note scivolano con sapienza sotto le mani del Maestro Amedeo Aurilio, che con il pianoforte ha un rapporto di vecchia data e che si scoprirà essere il padre dei due giovani esecutori, violino: Vincenzo e violoncello: Saverio. I due musicisti venticinquenni di Battipaglia hanno studiato al conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino e dedicano alla musica non meno di tre ore al giorno di esercizio. La loro bravura esecutiva ha letteralmente rapito i presenti che a fine concerto hanno tributato larghi applausi. L’appuntamento resta fissato per i concerti d’inverno, prossimamente.

Maria Serritiello

Al Parco di Ercolano aperture straordinarie per le Giornate Europee del Patrimonio con “Patrimonio InVita”

23 e 24 settembre

 

Locandina PA Ercolano 250Il Parco Archeologico di Ercolano coglie la proposta dell’iniziativa Europea delle GEP – Giornate Europee del Patrimonio - con la declinazione italiana in “Patrimonio InVita” e invita i propri visitatori ad approfittare di ulteriori opportunità di visita nel weekend del 23 e 24 Settembre.

Durante le GEP i cancelli del Parco di Ercolano saranno aperti

  • nella serata di sabato 23 settembre dalle 19:30 alle 23:30, per la serata il Parco sarà accessibile al costo simbolico di 1€ + 1€ (per fronteggiare l'emergenza nelle aree colpite dagli eventi alluvionali).
  • per l’intera giornata di domenica 24 settembre.

Nell’apertura serale del 23 settembre i visitatori potranno approfittare della suggestione delle strade illuminate dell’antica città, mentre nella giornata del 24 settembre sarà la volta dell’apertura straordinaria della casa della Gemma, dimora un tempo affacciata sul mare, che presenta nel triclinio uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano.

Nella giornata di domenica invitiamo i visitatori del Parco ad approfittare della visita della recente apertura dei Giardini dell’Ozio alla Casa del Rilievo di Telefo, adiacenti alla Casa della Gemma; dove i visitatori possono sostare e vivere dell’atmosfera del c.d. “giardino dei melograni”, un luogo piacevolmente ombreggiato da alberi di melograno per sperimentare una modalità di visita “slow”, privilegiando la qualità del tempo e dando maggior valore all’esperienza attraverso l’adozione di ritmi più lenti.

Il Parco di Ercolano ha partecipato alle GEP anche con l’iniziativa Gli Ozi di Ercole, in corso al Parco dal 21 al 23, che come ogni anno registrano una grande partecipazione per cui gli appuntamenti sono sold out: in questo caso per chi non fosse riuscito ad assicurarsi la prenotazione il Parco offre la possibilità di partecipare all’evento in digitale attraverso la diretta streaming: ozidiercole.it.

Le Giornate Europee del Patrimonio (European Heritage Days) costituiscono il più partecipato degli eventi culturali in Europa, promosso dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea. Lo scopo della manifestazione è far apprezzare e conoscere a tutti i cittadini il patrimonio culturale condiviso e incoraggiare la partecipazione attiva per la sua salvaguardia e trasmissione alle nuove generazion

 

A rettifica ed integrazione del suindicato comunicato:

GEP al Parco di Ercolano

Sabato 23 settembre SERALE apertura esclusivamente per i prenotati agli Ozi di Ercole

Il Parco Archeologico di Ercolano comunica che per la serata di sabato 23 settembre l’accesso al Parco Archeologico sarà permesso esclusivamente ai visitatori muniti di prenotazione all’evento Gli Ozi di Ercole e non sarà previsto un ulteriore ingresso al costo di 1€.

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