Salerno

librarsiChi sono e cosa si propongono

A giugno e precisamente il 14 sera, “Il Circolo delle Donne”, nato il 2021 a Salerno, cambierà nome e sede ed al posto del generico nominativo ne prenderà uno più significativo: “Librarsi”. Le iscritte, il circolo è al femminile, sono tutte attive signore che sanno catturare il lato positivo della vita, donne di vario profilo professionale, molte di loro provengono dal mondo della scuola, ma anche altri ambiti sono ben rappresentati: università, sanità, giustizia, libere professioni, arti varie. Incontratesi nel percorso della vita e professionale, si sono aggregate in questo gruppo, nello spirito dell'amicizia, del confronto, della condivisione e della partecipazione.

L'amicizia tra donne è fondamentale in alcune fasi e circostanze dell’esistenza, come in questo tempo fuori dal tempo! A volte ci si incontra per caso e si ha come la sensazione di conoscersi da sempre ed è quello che è capitato per aggregarsi con spontaneità. Il gruppo, che al suo attivo ha già 70 associate, s’incontrano, di norma, il secondo mercoledì del mese, per discutere delle iniziative da mettere in campo, ma partecipano anche ad eventi sociali e culturali organizzati da enti pubblici e privati e da associazioni. Si organizzano visite e viaggi culturali. Per raggiungere obiettivi di crescita personale e sociale, l'apporto di tutte è essenziale per cui all’interno ognuna concorre al benessere collettivo con le proprie conoscenze ed abilità, proponendo attività, eventi, argomenti di discussione, letture ed altro, sempre con il dovuto rispetto verso le sensibilità altrui, non trattando argomenti divisivi, di tipo politico o religioso.

“Librarsi” si autofinanzia. Ogni socia versa una cifra simbolica di euro 25 annuali, volta a coprire i costi di pulizia della sala e di consumazione delle vivande. C’è anche un organigramma, con un coordinamento e ruoli specifici relativi ai vari ambiti di cui ci si occupa, che può essere ampliato nella partecipazione e ridefinito nei ruoli.

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Le donne, quando si associano, pensano a tutto, trasferiscono il loro modo di affrontare concretamente la vita, in ciò che vanno ad iniziare e così hanno messo su una chat di gruppo per le comunicazioni veloci e, nello spirito della condivisione e del rispetto di tutte, hanno approvato la seguente "Netiquette" per regolamentarla:

1.Rendersi riconoscibili con nome e cognome nella chat di gruppo, registrandoli sul proprio Profilo WhatsApp in “Impostazioni”

2.Condividere in chat solo immagini ed argomenti di interesse culturale e generale

3.Non postare le catene, gli appelli e le pubblicità, se non strettamente attinenti alle attività del gruppo

4.Evitare di appesantire la chat con saluti, auguri e convenevoli

5.Non postare messaggi dalle 22:00 alle 8:00 salvo casi eccezionali.

Un modello di efficienza incredibile tale che l’associazionismo non cozzi con tutto il daffare che si para ogni giorno al mondo femminile.

L'Associazione, infine, non ha scopo di lucro e persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento prevalentemente in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più delle seguenti attività di interesse generale, di cui all’art. 5 del Codice del Terzo settore, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati:

-interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42

successive modificazioni - di cui all’art. 5, comma 1, lettera f del Codice del Terzo settore;

-organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo - di cui all’art. 5, comma 1, lettera i del Codice del Terzo settore;

-riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata - di cui all’art. 5, comma 1, lettera z del Codice del Terzo settore.

A titolo esemplificativo ma non esaustivo, le azioni si concretizzeranno mediante la realizzazione delle seguenti azioni:

Gite, passeggiate culturali, trekking, laboratori tematici creativi, informativi e formativi, agorà, meeting, editoria, presentazione di libri, incontri con l’autore, promozione dell’arte e del patrimonio culturale materiale e immateriale, conferenze, seminari, dibattiti, iniziative di beneficenza, attività di sensibilizzazione ambientale, partecipazione a progetti di natura civica e di promozione del benessere personale e sociale, partecipazione a manifestazioni culturali/festival locali.

C’E’ DI CHE SPAZIARE

Una bella realtà associativa, questa di “Librarsi”, che si presenta nell’ambito della città, in modo concreto e fattivo, tante donne, che arrivate al pensionamento, non hanno nessuna intenzione di mettersi da parte e non per ottuso protagonismo ma perché la partecipazione rende migliore la società che ci circonda e mantiene allenata e giovane la mente, per dirla, infine, con Rita Levi Montalcini, custodire i neuroni, quelli che l’età ha conservato senza perderli compassionevolmente.

Auguri donne, altra metà del cielo, protese sempre verso un orizzonte da raggiungere.

 

Maria Serritiello

"Built Heritage (CBH23)"

all’interno del corso ICCROM svolta la formazione al Parco di Ercolano

 

Foto PA Ercolano 250Nell’ambito del Course on Conservation of Built Heritage 2023 (Roma 17 marzo - 2 giugno) che ICCROM propone periodicamente, si sono svolte, gli scorsi 18 e 19, le giornate formative e i sopralluoghi dedicata al Parco Archeologico di Ercolano.

Da ogni parte del mondo i partecipanti al prestigioso corso, che offre ad un'ampia gamma di professionisti della gestione dei luoghi culturali, approfondimenti su questioni tecniche all'interno del più ampio contesto di ricerca, di conservazione, di coinvolgimento del pubblico, al fine di collegarle entro un più generale e consapevole orizzonte di pianificazione e gestione strategica.

Gli studiosi, accompagnati dal team HCP e dallo staff del Parco, hanno avuto accesso ai principali cantieri in corso nell’ambito della conservazione e della manutenzione programmata del sito UNESCO (Terme Suburbane, "Antica Spiaggia", "Domus" e “legni del Decumano massimo” e c.d. Scavi Nuovi, Villa dei Papiri), ma si sono spinti anche sul territorio con un sopralluogo su Via Mare, visita della mostra Materia Il legno che non bruciò a Ercolano alla Reggia di Portici, al mercato di Pugliano - dove hanno avuto modo di incontrare e dialogare con comunità e organizzazioni del territorio - per concludersi con esercitazioni di coprogettazione a Villa Campolieto dove sono stati accolti dal Presidente Gennaro Miranda e gli altri vertici dell’Ente Ville Vesuviane e dal Consigliere della Città Metropolitana con delega in materia di agricoltura e promozione del territorio, Vincenzo Cirillo.

L’ICCROM, Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali, è l’organizzazione intergovernativa che opera al servizio dei suoi Stati membri per promuovere la conservazione di tutte le forme di patrimonio culturale, in ogni regione del mondo.

Restauro, manutenzione programmata, ma anche sito archeologico come parte integrante del territorio, i punti cardine delle giornate trascorse a Ercolano da parte del gruppo di professionisti del corso ICCROM, - interviene il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano - con accento sui successi ma anche sulle sfide ancora aperte. La presenza ICCROM ad Ercolano riconferma la funzione di laboratorio multidisciplinare a cielo aperto di questo straordinario sito. Ercolano si dimostra di nuovo caso studio d’importanza internazionale per come, con visioni di lungo periodo, si affronta il tema della gestione e della conservazione del patrimonio archeologico a scala urbana e il cruciale nesso tra salvaguardia/fruizione e il più ampio sviluppo sostenibile del territorio circostante; un approccio condiviso e che è alla radice del partenariato pubblico privato con il Packard Humanities Institute.”

“Il confronto con colleghi da oltre 20 paesi di tutto il mondo, il cui livello di preparazione è altissimo, che gestiscono patrimoni culturali dalle caratteristiche più disparate e agiscono in contesti sociali, economici e politici in alcuni casi simili e in altri differenti dal nostro è stato di grande beneficio anche per tutti noi che lavoriamo per il futuro di Ercolano, città antica e città moderna, attraverso un interscambio e il reciproco arricchimento.” nota Jane Thompson, responsabile del partenariato pubblico-privato per la Fondazione Packard.

Vietri sul Mare. Dal 30 maggio al 2 giugno alle 19.30 alla Villa comunale "Incontriamoci con la Musica", 4 giorni di orchestre giovanili con concerto finale per la Festa della Repubblica

manifesto rassegna musicale 250Quattro giorni di musica a Vietri sul Mare, con la rassegna "Incontriamoci… con la musica" - sostenuta dall'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giovanni De Simone - ideata dal Maestro Luigi Avallone, direttore artistico della manifestazione. L'evento è riservato alle scuole ad indirizzo musicale e si terrà nella Villa comunale di Vietri sul Mare dal 30 maggio al 2 giugno prossimo, con inizio alle 19.30. Martedì 30 maggio saranno l'Orchestra I.C. "Roberto Rossellini" di Maiori e l'Orchestra I.C. "A. Balzico" di Cava de’ Tirreni ad esibirsi nella suggestiva arena della Villa comunale. Mercoledì 31 toccherà alla "Juniororchestra Metelliana I.C. "Giovanni XXIII" di Cava de’ Tirreni e all'Orchestra I.C. "A. Pinto" di Vietri sul Mare. Giovedì 1 giugno sarà la volta dell'Orchestra Sinfonica-Orchestra jazz IIS “De Filippis-Galdi" di Cava de' Tirreni. L'ultima serata, venerdì 2 giugno, per celebrare il 77° anniversario della Festa della Repubblica, si terrà il Concerto dell'Orchestra Giovanile Costa d'Amalfi, diretta da Paolo D’Amato. "Questa manifestazione di giovani, per i giovani ma anche per tutti gli appassionati di musica, è un'anticipazione del grande cartellone di eventi estivi che presenteremo a breve", ha anticipato il sindaco De Simone, precisando che "la kermesse è un’importante occasione di confronto formativo tra varie esperienze musicali". "Questa rassegna musicale rappresenta un momento importante per la crescita musicale e la formazione dello studente. Essa realizza le proprie finalità formative tramite un raffronto privo di elementi di competitività e di ansie - tipici delle prime performance musicali - per il raggiungimento sereno di un obiettivo importante, dopo mesi di studio ed impegno", ha sottolineato il Maestro Avallone. Un'opinione, questa, condivisa a pieno dalle dirigenti scolastiche Milena, Satriano Mariarosaria Napoliello, Ermelinda Rocciolo, Annamaria Ferrigno e Maria Alfano che hanno fortemente voluto partecipare con i propri allievi all'evento. Ingresso gratuito.

La Mostra “Contemporanea. Periferia e Centro”
ambientata nel Complesso San Michele di Salerno

Foto Mostra Salerno 250Periferia e centro è il nucleo tematico intorno a cui si muove la Mostra collettiva “Contemporanea” che sarà visitabile dal 29 maggio (Vernissage ore 19.00) fino al 14 giugno 2023, al Complesso San Michele di Salerno. Ideata dall’associazione OpificioCrea e dalla Collezione-galleria Franco Barbato e, realizzata in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e Università degli Studi di Salerno, con il contributo di Banca Patrimoni Sella & C. e Mc. Donald’s Salerno e Potenza, l’esposizione propone tredici artisti in mostra: Lucio Afeltra, Enzo Bianco, Ugo Cordasco, Enzo Cucchi, Nello Ferrigno, Giosetta Fioroni, Loredana Gigliotti, Pino Latronico, Nino Longobardi, Mimmo Paladino, Biagio Pancino, Alfonso Sacco, Ernesto Terlizzi. Vengono messe a fuoco molte delle ultime tendenze dell’arte contemporanea con esponenti della transavanguardia, dell’informale, del concettuale e si vanno ad indagare i due campi essenziali della pittura e della scultura.
“La proposta di accogliere questa idea-progetto ci è sembrata da subito in piena sintonia con l’obiettivo dell’Ente: sostenere l’arte e la cultura attraverso interventi concreti che possano rivelarsi di interesse collettivo. Il Complesso San Michele si trova nel cuore della città di Salerno, le sue sale raccontano uno spaccato della storia di questa città e della provincia intera; in tal senso, la Mostra “Contemporanea. Periferia e Centro” ci è parsa assolutamente in consonanza con il nostro operato; l’idea di poter accogliere in uno spazio ricco di storia, opere contemporanee di artisti che esprimono in maniera così differente il loro modo di leggere la realtà e porre queste opere in dialogo con gli spazi che le ospitano, è in piena sintonia con la nostra idea di apertura verso l’altro, attraverso un approccio innovativo alla fruizione e alla didattica culturale”- ha dichiarato il Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino. Per Virgilio D’Antonio, ordinario di Diritto Privato Comparato presso l’Università di Salerno, la collettiva esprime questo messaggio: “Raccontare e far scoprire alla città di Salerno un linguaggio contemporaneo, dove centro e periferia si ritrovano e si fondono nell’unicità dell’espressione artistica che attraversa opere, anche diversissime le une dalle altre, ma accomunate dall’intima bellezza della tensione che esprime il racconto del presente”. Il collezionista-gallerista, Franco Barbato ha affermato: “L’artista davanti al suo lavoro è nudo ed io, come gallerista, rappresento il mezzo di contatto e di mediazione che lo proietta all’esterno e lo mette in rapporto con quel variegato pubblico composto da collezionisti, amanti dell’arte, musei”.
Pasquale Persico evidenzia: “Il Convento S. Michele fu, a suo tempo, posto sotto i riflettori della Comunità Europea con il Progetto Urban Salerno, per un’ipotesi di rammendo urbano, capace di riparare alla disomogeneità, in termini di qualità urbana
tra due parti del centro storico della città. La Mostra che presento ripropone questo tema a scala più larga con nuovi linguaggi d’arte. Un arcipelago di artisti, con diversa sensibilità, esprimono letture significative del tema a loro proposto. Questa collettiva, nel tempo, potrà aggregare altri artisti e diventare una densità propositiva di area vasta, fino a diventare massa critica di un arcipelago ancora più largo che nel mio
linguaggio potrebbe essere definito Altra Città”. Per la curatrice Gabriella Taddeo: “L’antitesi centro-periferia ha oramai margini estremamente sfumati, rappresenta oggi un universo estremamente intricato e tortuoso, anche assai difficile da delimitare e definire, come da più voci storiche e critiche si ribadisce: la periferia nuova nel suo crescere si complessifica, diviene difficile da decifrare, smarrisce connotati facilmente riconoscibili, da tempo non è più riconducibile ad un territorio gerarchizzato e quindi omogeneo, ma è invece un paesaggio irregolare, a-morphos. In essa si mescolano alla rinfusa, nuove centralità emergenti e vecchie centralità declinate, laboratori dell’innovazione e progetti industriali obsoleti.” (Agostino Petrillo - “La periferia nuova. Disuguaglianza, spazi, città” Franco Angeli 2018).
Ma in una società continuamente e strettamente connessa in cui su scala mondiale si diffondono in tempo reale idee, questioni e tendenze attraverso i nuovi mezzi tecnologici, ha ancora senso parlare di centralità ed in particolare nel campo specifico dell’arte? La distanza fra centro e periferia si va dunque accorciando, si va assottigliando notevolmente nel mondo attuale.
Alla serata inaugurale seguiranno altri readings di riflessione, oltre che sulla tematica principale, anche sul collezionismo e sull’interazione dei vari attori della scena dell’arte contemporanea.

 

fridaA sipario aperto la scena si presenta oscura e con vari oggetti che serviranno allo spettacolo: due scatole di cartone, un tavolino, una lavagna ricoperta da un foglio bianco, colori per dipingere, due scialli dai toni accesi, una quinta stretta ed alta, che delimita lo spazio scenico con una sua funzione ad effetto. Si va ad iniziare…

Ai lati del piccolo ed accogliente Teatro del Giullare, due donne vestite di nero, con orpelli ornamentali rosso fuoco, leggono di rimando delle lettere, tratte dal diario personale di Frida Kalo. E’ di lei, del racconto della sua vita, di lei com’è fatta, che si legge. Una personalità dirompente, un’artista con un’impronta personale, volitiva e libera fin dai primi anni della sua esistenza. La lettura va avanti, le due donne si spostano, si scambiano di posto, poi al centro della scena, aggiungono particolari al racconto. A 18 anni, un evento che le segna la vita: un incidente all’uscita di scuola. L’autobus su cui viaggia, con il fidanzato Alejandro, si scontra con un tram, finendo contro un muro. Le conseguenze per Frida sono disastrose: la colonna vertebrale le si spezza in tre punti nella regione lombare; si frantuma il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riporta 11 fratture e il passamano dell'autobus le trafigge l'anca sinistra; il piede destro rimane slogato e schiacciato; la spalla sinistra resa lussata e l'osso pelvico spezzato in tre punti. Subisce 32 operazioni chirurgiche ed uno stupro ad opera del corrimano dell’autobus che le vieterà per sempre di avere figli, ma è viva.

Uno spettacolo orgogliosamente al femminile, cinque in tutto, tre le donne in scena, con la regia e le luci dietro le quinte per creare uno spettacolo perfetto. La sensibilità e la delicatezza di Brunella Caputo, sua, infatti, è la regia e la drammaturgia, hanno messo a punto un insieme di canto, di parole e di due Kalo, immaginate a proposito, per dare respiro alla narrazione, quale riflesso di una delle due in uno specchio, come quello usato dalla sfortunata pittrice, per riflettere la sua immagine; lei nel letto intenta a ritrarsi. “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio" La drammaturgia di Brunella Caputo, scritta in chiave poetica, ci porta diritti nel suo dolore, nel suo vivere costantemente con la morte, 32 operazioni, hanno il loro peso. Una dolenza che non le viene solo dal suo fisico straziato, ma anche dal suo animo, egli stesso ammalato, che ha un nome, Diego Rivera, l’uomo che sposa per ben due volte, dopo averlo lasciato, ma che nel riprenderselo deve passare sui suoi tradimenti, uno su tutti, impossibile e violento, con sua sorella Cristina. Le sue lettere, lette sommessamente da Giovanna Adamo e Cettina Iossi, intervallate da canti di calda atmosfera latina, riconoscibilissimi: Amado mio ed Historia de un amor, vocalizzati dalla limpida e forte voce di Maria Luisa Pagliano, sono stati l’ossatura portante dello spettacolo.

La mia notte non c’è e tu mi manchi. “La morte è la mia compagna inseparabile”. “La pittura è l’unica ragione per aspettare la notte” “La mia città è senza luna, la mia notte mi precipita”

Frasi di un monologo interiore di intensa sofferenza, una costante nella breve vita di Frida Kalo, muore, infatti, a 47 anni. Dalle lettere si passa a scartare le foto, custodite da due scatole di cartone, ed è lo stesso rimembrare: Alejandro, Diego, i suoi amanti, le donne con le quali c’è stata un’intesa fisica, ma tutto rubricato con dolcezza femminile, senza che l’oscenità maschile, faccia capolino. E poi la sua pittura quella del dolore, dell’erotismo, delle figure ibride, tanto da farla riconoscere come surrealista, ma non è così, non è un modo per uscire dalla logica ed immergersi nel subconscio, piuttosto il prodotto della sua vita, che lei cerca, attraverso un simbolismo giocoso, rendere accessibile.

Un esempio fantastico “La magica sorpresa di un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie” oppure la sua gamba mozzata immersa in un catino con l’acqua.

“La morte danza intorno al mio letto durante la notte” e sì che la notte le è insopportabile come il dolore fisico, sicché la scrittura del diario è l’unica consolazione; alle parole sono unite immagini, macchie d’inchiostro o linee, tratteggiate come se fosse in preda all’automatismo.

L’atmosfera è pregnante, giochi di luci effusi da Virna Prescenzo, come quello che accende e spegne la quinta, dietro alla quale Maria Luisa Pagliano canta, rendono la vita di Frida, sognante, libera, affrancata da quel destino così perverso. Le scorie materiali non la toccano, Lei è più forte, ce l’ha fatta ad essere il simbolo nobile di un femminismo, che negli anni che ci accompagnano sembra aver perso incisività.

Ci sono vari modi per conoscere teatralmente la vita di un’artista della cultura mondiale, questo di Frida Kalo, con “ Frida Lettere allo specchio” è quello magico di Brunella Caputo.

 

Maria Serritiello

I GIOVEDI DEL CINEMA DEI DIRITTI UMANI DI SALERNO

X EDIZIONE  -  4 - 25 MAGGIO 2023

“LA PAROLA ALLA DIFESA”

 

GIOVEDI 18 MAGGIO ORE 16.30

ARCHIVIO DI STATO DI SALERNO – SALA BILOTTI

Piazza Abate Conforti, 7

 

“RIFAREI TUTTO”

La difesa di Mimmo Lucano e la storia di un’esperienza rivoluzionaria

 

logo oriz bianco 4 250SALERNO - La rassegna salernitana dei "Giovedì del cinema dei Diritti Umani di Salerno" intitolata “La parola alla Difesa” giunge al terzo appuntamento di quest’anno, in un crescendo di tensione sui temi dell’attualità nazionale che vedono impegnati, e contrapposti, il Governo e le associazioni del mondo della solidarietà.

Questa volta l’attenzione è rivolta al caso giudiziario di Domenico Lucano, già Sindaco di Riace, il paesino in provincia di Reggio Calabria assurto alle cronache nazionali ed internazionali per le modalità “rivoluzionarie” con cui i migranti sono stati ospitati dal 1998 al 2018, quando un terremoto politico e giudiziario ha travolto la gestione del locale programma Sprar che regolava l’accoglienza. Lucano è stato condannato, in prima istanza, a 13 anni e due mesi di reclusione con pesanti accuse molte delle quali cancellate già nel primo grado di giudizio (sentenza del Tribunale di Locri, settembre 2021). 

Le motivazioni della pesantissima sentenza sono state largamente contestate e ritenute una vendetta del mondo politico nei riguardi di un “disobbediente” che aveva sperimentato un modello di accoglienza di grande umanità, ritenuto pericoloso dalle lobby italiane ed europee che preferiscono i respingimenti all’accoglienza. L’espressione “Rifarei tutto” che dà nome all’evento è presa dalla replica di Lucano alla sentenza di condanna.

A parlare del procedimento, che è giunto al secondo grado di giudizio presso il Tribunale di Reggio Calabria, sarà l’avvocato Andrea Dacqua, componente del collegio di difesa di Lucano. Il racconto dell’esperienza del laboratorio riacese sarà invece affidato al prof. Domenico Rizzuti, testimone di questi anni e uno dei curatori del libro “La Giustizia e Il caso Riace”, recentemente pubblicato da Castelvecchi, La discussione sarà introdotta da alcune immagini tratte da film ispirati al caso Lucano.

L'appuntamento è per il prossimo giovedì 18 maggio dalle ore 16.30 nella Sala Biliotti dell'Archivio di Stato di Salerno (Piazza Abate Conforti, 7). L’incontro cercherà di evidenziare alcuni aspetti giuridici del processo, le aberrazioni della sentenza segnalate da insigni giuristi nel volume presentato, ma anche le caratteristiche di forte innovazione sociale ed economica introdotte da Lucano nelle regole dello Sprar e proverà ad immaginare possibili orizzonti per il progetto Riace che continua a resistere nonostante l’azzeramento dei contributi statali.

"La X edizione de I Giovedì del Cinema dei Diritti Umani di Salerno racconta, con l’aiuto del Cinema e della presenza dei protagonisti, scenari odierni di violazioni dei Diritti Umani, esaminando casi giudiziari che rendono più evidente la difficoltà delle società moderne, compresa quelle europee, di assicurare il rispetto dei principi della Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo e, in alcuni casi, della nostra Costituzione", spiegano gli organizzatori. Che aggiungono: "Tutto ciò rivela l’urgente necessità di diffondere la cultura dei Diritti Umani per affermare una nuova cittadinanza attiva e partecipativa, una cultura di Pace". 

 A margine della Rassegna, nella sala Bilotti dell’Archivio di Stato di Salerno, è possibile visionare, per tutto il mese di maggio, una esposizione minimale delle opere dell’artista iraniana Termeh Yaghoubi, già ospite degli eventi organizzati dall’Associazione Cinema e Diritti.

 Nota: il programma della Rassegna è consultabile collegandosi alla pagina Facebook “I Giovedì del Cinema dei Diritti Umani di Salerno” o al sito www.cinenapolidiritti.it

14 festivalE siamo giunti a domenica 7 maggio 2023, alla serata finale, a quella più attesa, perché ci rivela il vincitore di tutta la manifestazione, che va avanti da domenica 5 febbraio. Otto spettacoli, di buona fattura e di ottimo livello, tanto da dar da fare sia alla giuria tecnica che a quella del pubblico, che segue la rassegna con attenta partecipazione. Mi piace riportare l’intera relazione consuntiva del Presidente del Festival Vincenzo Tota, per la sottesa, quanto divertente ironia, oltre a tutte le notizie che ci piace sapere

Quest'anno ho veramente poco da dire. I nostri affezionati abbonati sanno già tutto (potrei addirittura invitare uno di loro a fare le mie veci). Sanno   che   il   Festival   di   Teatro   XS   è   organizzato   dalla Compagnia   dell'Eclissi. Sanno che   l'Istituto Genovesi-Da Vinci è partner dell'iniziativa nel mettere a disposizione il Teatro e nel segnalare alunni "scelti", che hanno svolto il delicato   compito   di   giurati.   Sanno   che   il   Soroptimist International   Club   Salerno   è, da   sempre, sostenitore dell'iniziativa.   Sanno, perché   sempre presenti, che   il festival   si   è   svolto   dal   5   febbraio   ad   oggi, sempre   di domenica, sempre   alle   19.00   e   sempre   tutto   esaurito. Sanno   che   le   compagnie   in   concorso   sono   state   otto provenienti da tutta Italia: Liguria, Toscana, Veneto, Friuli, Puglia e Campania. Sanno che, dopo ogni spettacolo, ci sono   state   le   recensioni   scritte   da   Dadadago, Marisa Paladino e Maria Serritello e pubblicate da Oltrecultura, periodico di informazione, spettacolo e cultura e da Lapilli, periodico di cultura online. Sanno che i premi che saranno consegnati   fra   poco   sono   pregevoli   sculture   realizzate appositamente per il festival dallo scultore don qi. Ciò che non sanno è quali sono i vincitori delle diverse categorie e, in particolare qual è stato lo spettacolo di loro maggiore gradimento. Non   sanno   nemmeno   che   il   nostro   festival...nostro   nel senso di tutti noi... si finanzia, in gran parte, con i loro abbonamenti. Questo signore che, armato di macchina fotografica, si è aggirato e si aggira anche questa sera...ma sempre con molta   descrizione... .per   la   platea   è   Maurizio   Mansi appassionato di   teatro e fotografia. Nel corso della premiazione, mi raccomando, premiati e premianti, guardatelo fisso e sorridenti e non scappate subito se no le foto vengono mosse!

Concludo ringraziando tutti quelli che, a vario titolo, hanno contribuito   alla   realizzazione   del   festival.   Ma   il ringraziamento   più   sentito, me   lo   consentirete, va   alla Preside; a me, insegnante di vecchia generazione, piace chiamarla   così, alla   Preside, dicevo, di   questo   Istituto: professoressa Lea Celano con   la   quale, da   subito, si   è instaurato   un   rapporto   di   proficua   e   affettuosa collaborazione che consente alla Compagnia dell’Eclissi di aprire, ogni fine settimana, questo spazio alla città e, nel caso del festival XS, di aprirlo all’Italia.

Il Rcconto: L’inizio della serata

Concita De Luca, la raffinata e dolce giornalista di Telediocesi, da sempre ufficio stampa del Festival, saluta ed introduce la serata, con voce accorata e dizione perfetta: “Dopo tanto teatro – drammi familiari, thriller, commedie brillanti, grandi classici contemporanei, monologhi – è il momento di fermarsi per qualche minuto e riflettere su un tema di scottante attualità, che da oltre un anno angustia le nostre coscienze, un tema ineludibile anche in un’occasione mondana come una premiazione teatrale: la guerra. La   guerra   vista   non   dall’alto   di   Capi   di   Stato, governi, Eserciti, Stati, Nazioni, ma   dalla   strettissima   angolazione   del soggetto, del   singolo.   Una   visione   intima   e perciò   più   dolorosa dell’assurdità   della   lotta   per   la   supremazia, per   il   potere, per   la sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Gli anni tedeschi è   il   titolo   di   una   raccolta   di   sonetti   del   poeta livornese   Giorgio   Caproni, una   delle   voci   più   significative   del secondo’900   italiano, tratta   dal   volume Il passaggio d’Enea, che comprende composizioni scritte fra il 1943 e il 1955. La   lettura, a   cura   di Roberto   Lombardi, accompagnata   da   un discorso sulla poesia e sui motivi ispiratori di Caproni, sarà aperta e chiusa   da   interventi   musicali   scelti   e   interpretati   da Marida Niceforo: la   musica, con   la   sua   forza,   saprà   traghettare   un   tema amaro,   doloroso,   fino   ad   approdi   più   accoglienti,   rive   sulle   quali deve albergare la speranza.”

Gli anni tedeschi

di Giorgio Caproni

Reading interpretato da Roberto Lombardi

con esecuzioni musicali di Marida Niceforo

Come ogni volta, da 14 edizioni del Festival Nazionale Teatro XS, città di Salerno, la Compagnia dell’Eclissi che cura l’organizzazione, offre al suo pubblico affezionato, nella serata delle premiazioni, un lavoro teatrale messo su da loro stessi. Per la 14 esima edizione, l’attore Roberto Lombardi legge poesie da Anni Tedeschi scelte dalla raccolta di guerra di Giorgio Caproni ed introducendole con un discorso sulla sua poetica.

Lombardi legge Caproni, Lombardi rivive Caproni, Lombardi trasmette Caproni; asciutto, solenne, austero e umano, novello aedo del dolore e del lutto, dà solennità alla sofferenza che mai si smorza. E Giorgio Caproni si materializza tutt’uno con la sofferenza reale di Roberto Lombardi, il Lombardi di Anni tedeschi. Diretto, senza fronzoli, immediato, a carne cruda, sì che il colore dell’angoscia dolorosa del vivere, si asfalta sulla scena, gonfia lo spazio e lo ammanta. 

SognoPer due giorni, il 6 ed il 7 Maggio, la Stagione Teatrale 2022- 2023 del Teatro Ghirelli di Salerno ha presentato l’ultimo spettacolo, poi, la ripresa, che sarà per il prossimo autunno, con la formula “coltivare arte” e cioè un contenitore di cinema, teatro, musica, fotografia, poesia, danza, letteratura, laboratori, performance Young, che è tanto piaciuto.

Si va sempre più affermando la contaminazione di classici capolavori, che risultano piacevolmente adatti per un pubblico giovane ed interessanti per quello più avanzato. La conoscenza del lavoro teatrale in originale, però, è imprescindibile, sì da gustare le variazioni introdotte, che ne fanno un lavoro a sé stante, nel segno del capolavoro. E’ il caso di “Sogno di una Notte di Mezza Estate” di William Shakespeare adattato con grande maestria ed anche in maniera umoristica da Rosario Sparno. Cinque gli attori in scena a sostenere tutte le parti dei 10 personaggi della commedia classica. L’incipit è segnato da una trovata originale, il teatro che si fa teatro e riscrive il testo. I 5 attori, così, sono a loro volta personaggi della commedia, con un duplice ruolo e sesso diverso dal proprio, così come per la bella Elena, un imbarazzatissimo attore, con movenze femminee Il regista ha pochi mezzi ma desidera sceneggiare a tutti costi, il sogno.

Un’altalena dondola nell’oscurità della sera e sparge tranquillità intorno, il gorgoglio dell’acqua che scorre fa il resto, cinque attori si palesano per rappresentare sotto la direzione di uno di essi, il regista, la commedia. La consegna dei ruoli è ardimentosa nessuno vuole fare la parte o le parti prescelte, per cui nascono pesanti alterchi fino a quando non si trova la quadra e si può cominciare.

Tre storie d’amore s’intrecciano all’interno del matrimonio regale di Teseo ed Ippolita: Ermia che ama Lisandro, Demetrio che ama Ermia ed Elena che ama Demetrio. Intanto Egeo, padre di Ermia vuole che sua figlia sposi Demetrio e chiede l’aiuto di Teseo che lo consiglia in tal senso. Ermia e Lisandro fuggono nel bosco, luogo di libertà e di accadimenti strani in opposizione all’ordine razionale ed impositivo della città. Nella selva vive Oberon, re degli Elfi e sua moglie Titania, Regina delle fate, che si contendono il servo indiano, come proprio paggetto. Oberon, allora, ai danni di Titania, le spreme sugli occhi il succo del fiore di Cupido, che ha la magica proprietà di far innamorare, chiunque ne sia asperso, della prima persona che incontrerà al momento del risveglio. Intanto nel luogo lontano dalla città, giunge una compagnia di sgangherati attori, non professionisti, intenzionati, ahinoi, a rappresentare un pezzo in onore delle importanti nozze. Tra gli artigiani, attori per caso, spicca Nick Bottom, un uomo di una bruttezza unica con le orecchie d’asino fornitegli da Puck, un folletto astuto e dispettoso, incaricato da Oberon di premere sugli occhi di Demetrio le gocce di Cupido, ma il folletto si confonde e pasticcia le gocce su Lisandro, per cui al risveglio vede Elena e s’innamora perdutamente di lei con disperazione di Ermia. Da questo momento in poi, una serie di equivoci intrecciati ad un rincorrersi dietro, rendono lo spettacolo vivace sino a concludersi, anche con un lieto fine, ad opera di Oberon, per cui, Titania cede al marito il paggio, Demetrio si accorge dell’amore di Elena e la ricambia, Ermia e Lisandro, sciolti dall’inganno, ritornano ad amarsi, più di prima.

La commedia di William Shakespeare, scritta nel 1595 e adattata da Rosario Sparno, ha il fascino di una rappresentazione classica “Giorni felici porteranno la luna nuova; ma quanto mi sembra lenta a svanire questa luna vecchia”, valorizzata da una rivisitazione in chiave moderna, vestiti attuali, nessun trucco, e alcuna scenografia. Tutto si deve immaginare, la radura, la luna, i filtri, le magie, gli intrighi d’amore, il bosco, abitato da fate e folletti, come spazio libero nel quale i sogni si possono realizzare più facilmente, aiutati da figure magiche, stregate, incantate. In una notte fatata, di mezza estate, che è quella del calendimaggio, s’incontrano tre mondi: la nobiltà del Palazzo, il bosco del sortilegio e l’universo metalettario. Il meccanismo centrale dell’opera, che fu scritta, non a caso, in occasione di nozze, è il gioco prepotente delle coppie, tra amore ed inganno, intrighi e sortilegi e lo scenario fiabesco è l’originalità più spiccata dei personaggi. L’atmosfera irreale che ne consegue, dà corpo ed intensità al sogno. Gli attori: Gennaro Apicella, Angelica Bifano, Luca Iervolino, Lukas Lizama, Biagio Musella, tutti bravi nell’essere a loro agio nelle duplici interpretazioni, con anche lo scambio di sesso e disinvolta interpretazione del muro con fessura. Insomma uno spettacolo godibilissimo a chiusura di una stagione teatrale di successo.

Maria Serritiello

 

Aiuto Regia: Antonella Romano

Scene :Omar Esposito

Luci: Simone Picardi

Costumi: Giuseppe Avallone

Movimenti Scenici: Sara Luppoli

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