Salerno

CyranoOttavo Appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival Nazionale XS Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con “Nei panni di Cyrano” di Nicolas Devort con Norina Benedetti. Regia di Filippo Fossa. Luci Michele Zamparini.

Chiunque abbia insegnato nella scuola non può non commuoversi allo spettacolo di Norina Benedetti: “Nei panni di Cyrano”, presentato al Quattordicesimo Festival XS Città di Salerno, come ottavo ed ultimo lavoro.

Ecco, il teatro scompare ed intorno c’è la scuola, quel luogo fatato che mescolando parole, conoscenze, abilità, sensibilità, duttilità, amore, per scegliere solo alcune delle tante capacità, in possesso del docente, rende possibile l’educazione dei nostri ragazzi. Lei è là, la professoressa Giuliana Fortini, con il fisico sottile, il sorriso accogliente e la rara capacità di incidere, ad attendere ed a spendere la sua giornata per il benessere intellettivo e trasformazionale dei propri allievi. Il teatro che fa il verso a se stesso, con una scena scarna, pochi giochi di luce, vuoto musicale, una sedia, solo una sedia, quella sganciata ad un banco, per racchiudere lo spazio di rappresentazione, per essere balcone, per limitare la stanza di Pietro, con spettro di autismo. La Prof Norina, attrice raffinatissima, si carica addosso tutti i personaggi –allievi dello spettacolo e come un gladiatore, pieno di energia, sarà di volta in volta: Piero, Massimo, Asia, Kevin, Brian con una incredibile bravura nel personalizzarli, che sul palco non si sente la loro mancanza. L’intuizione di usare, poi, un classico, come il Cyrano di Rostand, per trattare il tema della diversità, con la delicatezza dovuta, ne fa un pezzo educativo di grande pregio. All’interno della storia, congegnata in maniera perfetta, sono concentrati i vari alunni, incontrati, nei miei tanti anni d’insegnamento (N.D.R), ma anche della collega-attrice ed autrice, per averceli sagomati ed interpretati. Li riconosciamo da subito e li amiamo per quelli che sono, cercando di portarli dalla nostra parte, creando per loro progetti educativi su misura, nessuno deve restare indietro, tutti dalla stessa parte, certamente con le diversità proprie. A volte siamo in classe prima di loro ed eccoli vederli arrivare: lo studioso, sotto un pesante zaino, il simpatico con la camminata spavalda, la belloccia con il passo felpato dell’indossatrice, il bullo che spalanca la porta come sull’infinito e poi lui, il cucciolo da proteggere, da aiutare a camminare da solo, per potersi realizzare, nonostante i suoi impedimenti. Nella finzione scenica si chiama Piero, incespica con le parole ed ha tanta paura della solitudine. Il materiale umano della Prof Giuliana Fortino è questo e su questa base lei appoggerà il laboratorio teatrale che li aiuterà a conoscersi, a sintonizzarsi ed ad ironizzare sui propri difetti. Complice Cyrano, egli stesso un diverso, per la sproporzione del proprio naso. La sceneggiatura che ne viene fuori, usando pezzi dell’opera di Rostand, uniti alle tematiche proprie della classe, sono il canovaccio della rappresentazione ed il successo educativo finale degli alunni. E così Piero si troverà ad essere l’attore principale, a provare un delicato sentimento per la bella Asia, senza che questo susciti invidia o malevolenza. Un finale positivo? Si, ma quanta fatica dietro ad ogni piccolo passo della classe, fatica non considerata da nessuno, l’insegnamento fatto da apprendimento pedagogico e circostanziato, ormai è una professione desueta, da libro cuore, meglio una tastierata veloce su qualche motore di ricerca. Ed invece no, Norina Benedetti, con il suo scritto, ci lancia l’eterno messaggio educativo e cioè che gli alunni si conquistano prima all’affettività poi alla conoscenza. Infine la freschezza dell’ attrice, il suo coraggio di autrice, la sua voglia di metterci la faccia, la sua professionalità, la sua leggiadra leggerezza, la sua elegante performance, la sua capacità di narrarci una storia credibile e dolce, di possibile riscatto, sperabile e purtroppo non sempre facilmente realizzabile, spesso per stupida malvagità degli uomini, la sua voglia di credere ancora nel teatro, come strumento capace di consentire cambiamenti comportamentali e il suo lavoro continuo perché questo miracolo prosegua, a volte può bastare una sedia e le idee espresse con grazia, fanno il resto. Plauso dunque all’ umiltà primigenia di propagandare un messaggio di riscatto, anche se il rischio di vedersi aleggiare sulle proprie idee, personaggi fittizi, creati dai grandi è sempre dietro l’angolo.

Maria Serritiello

Archeologia, firmato protocollo su patrimonio subacqueo Ministeri Mare-Cultura

 

Gennaro Sangiuliano 2022 cropped 250È stato firmato oggi ad Agrigento un protocollo di intesa per la collaborazione in materia di conservazione, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo tra i Ministeri per la Protezione civile e le Politiche del mare e il Ministero della cultura.

A siglare l’intesa sono stati il Ministro Nello Musumeci e il Ministro Gennaro Sangiuliano.

I punti salienti dell’accordo, che avrà una durata triennale e potrà essere rinnovato o modificato, prevedono la collaborazione per: 

- La definizione di strategie e obiettivi comuni volti a favorire la conservazione, la fruizione pubblica e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo; 

- L’individuazione, il censimento e il miglioramento delle condizioni di conservazione del patrimonio culturale subacqueo, anche mediante condivisione di competenze tecniche finalizzate all’esercizio delle funzioni e al conseguimento delle finalità prefissate; 

- La promozione della conoscenza e della valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo, incrementandone la fruizione pubblica nelle forme più idonee a garantirne la tutela, così da trasmettere i valori di cui esso è portatore; 

- L’istituzione di un tavolo tecnico paritetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso la Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio del Ministero della cultura, composto da due membri designati dal Ministero della cultura e due membri designati dal Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.

Con la sottoscrizione dell’odierno protocollo, il governo nazionale compie un ulteriore significativo passo verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale subacqueo: sia di quello recuperabile, da esporre negli spazi museali, sia di quei reperti destinati a restare sommersi ed affidati, come per i secoli passati, alla gelosa custodia del mare. I due Ministeri metteranno insieme competenze e passioni che, con il contributo delle regioni interessate, ci consentiranno di accendere nuovi riflettori su un patrimonio ancora non del tutto conosciuto e valorizzato. Consacrare questo impegno nella città di Agrigento, culla di civiltà nella terra del mare per eccellenza e capitale della cultura per il 2025, ci è sembrata la scelta più naturale”, ha detto il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci.

Nel mare abbiamo la mappa della nostra storia. La nozione di patrimonio culturale subacqueo, che fa riferimento a tracce di esistenza umana, è destinata ad assumere una sempre maggiore rilevanza. La nostra storia, come Nazione italiana, si compie al centro del Mediterraneo, dalla magna Grecia al mondo romano, fino alle ultime vicende geopolitiche che ci confermano il valore culturale di questa posizione. Il protocollo rappresenta un momento importante nell’ambito della stretta collaborazione tra i due Ministeri e consentirà un lavoro proficuo nell’individuazione, nella difesa e nella promozione di quello straordinario patrimonio culturale che, per gli eventi della storia, è finito sott’acqua. A noi il compito di continuare l’attività di ricerca e studio di quei veri e propri tesori di arte che ancora sono nascosti dal mare e dalla sabbia e che, ogni volta che vengono disvelati, raccontano la ricchezza e la vastità degli scambi commerciali, culturali e religiosi alla base di quella civiltà del mediterraneo di cui c’è ancora molto da scoprire”, ha dichiarato il Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.

A Vietri sul Mare, nell'Aula consiliare, giovedì 4 maggio h 18 la presentazione del libro di Bruno De Filippis, magistrato e romanziere, "Millecinquecentosettantuno"

 

Immagine1 250Si terrà nell'aula consiliare del Comune di Vietri sul Mare, giovedì 4 maggio alle ore 18, la presentazione del libro "Millecinquecentosettantuno - Dove stiamo andando?" (Lastaria Edizioni - Collana Neon, 2023), di Bruno De Filippis, magistrato e romanziere. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Giovanni De Simone e del presidente del consiglio comunale Daniele Benincasa, la giornalista Claudia Bonasi intervisterà Bruno De Filippis - Presidente della Sezione Civile della Corte di Appello di Salerno - autore di numerosi romanzi, attività letteraria che affianca abilmente alla produzione di rilevanti testi sul diritto di famiglia e della persona, stesura di testi di legge e consulenze presso le Commissioni parlamentari. Come contraltare alla sua attività professionale, De Filippis scrive soprattutto di amore, relazioni umane e di coppia, spesso ambientate in un altrove - il futuro - dove è ancora tutto possibile. In "Millecinquecentosettantuno - Dove stiamo andando?" vediamo Cheyo e Wally, due donne che provengono da pianeti lontani, Terra 10 e Terra 11, che contattano un umano del vecchio mondo, Claudio, perché bramano M, un meteorite dai poteri misteriosi e straordinari, contenente una rarissima particella di anti-antimateria. Per recuperarlo, Claudio, esperto geologo, sarà catapultato nel 1571 a Famagosta, dove si sta combattendo una guerra epocale tra la popolazione locale e l’esercito turco. Ma la guerra più difficile da vincere è quella interiore, che lo vede sospeso tra l’amore per sua moglie Carla e Jenny che ha conosciuto in un altro dei suoi viaggi nel tempo. La lettura di alcuni brani è affidata ad Antonio Dura, direttore del magazine Puracultura.

Il CARRO da PARATA di CIVITA GIULIANA RICOSTRUITO

 

Dalla scoperta al restauro, alla fruizione

Un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico

Carro matrimoniale 250

IN ESPOSIZIONE PER LA PRIMA VOLTA

PER LA MOSTRA “L’ISTANTE E L’ETERNITÀ. TRA NOI E GLI ANTICHI”

al Museo Nazionale Romano dal 4 maggio al 30 luglio 2023

Nel 2019 a Civita Giuliana località a nord dell’antica città di Pompei, in una villa suburbana già in parte individuata e indagata agli inizi del ‘900 e tornata all’attenzione per gli scavi clandestini condotti da tombaroli, si avvia un’attività di scavo senza precedenti per la sua genesi e per le sue straordinarie scoperte. Tra queste un carro cerimoniale con il lussuoso rivestimento in bronzo e le decorazioni in argento, in ottimo stato di conservazione.

Oggi il carro ricostruito nelle sue parti mancanti – che lasciarono impronte nella cenere e furono recuperate grazie alla tecnica del calco - è finalmente percepibile nelle sue reali forme e dimensioni e sarà fruibile nell’ambito della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi”, in programma dal 4 maggio al 30 luglio 2023 al Museo Nazionale Romano.

Un’operazione che nasce nel 2017 dalla collaborazione tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e il Parco archeologico di Pompei per arrestare l’attività illecita dei clandestini e il depredamento del patrimonio archeologico di quell’area.

Da questa sinergia che ha dato vita nel 2019 a un Protocollo d’intesa per la legalità tra le istituzioni teso al contrasto delle operazioni illecite nel territorio vesuviano, e dall’attività di scavo avviata ne è derivata la scoperta e dunque la restituzione al pubblico di ambienti e reperti di grande valore dal punto di vista storico e scientifico: dal rinvenimento di una stalla con i resti di alcuni esemplari equini, tra cui un cavallo bardato di cui è stato possibile realizzare il primo calco in assoluto, alla stanza degli schiavi e al carro cerimoniale nel quartiere servile della villa; ai calchi di due vittime dell’eruzione nel settore residenziale.

“Questa è un’autentica perla che dimostra ancor più, ove ve ne fosse bisogno, l'unicità del nostro patrimonio. – dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano - Il restauro e l’esposizione non rappresentano solo la restituzione di un reperto eccezionale ai cittadini e agli studiosi, ma anche il coronamento di uno sforzo che, in questo caso, ha visto operare insieme Parco archeologico di Pompei, Procura della Repubblica di Torre Annunziata e Carabinieri del TPC. Tutto ciò ci spinge a lavorare con sempre maggior impegno, consapevoli del valore del nostro patrimonio, eredità di un grande passato ma anche opportunità di crescita civile e socioeconomica per il futuro”.

Il grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e argento, con raffigurazioni erotiche, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), venne rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla con i resti dei 3 equidi.

Si tratta di un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto sono emerse le singole decorazioni e l’intera struttura del veicolo, ma anche perché non si configurava come carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. Il carro è identificabile come un pilentum, un veicolo usato nel mondo romano dalle èlites, per cerimonie e in particolare per accompagnare la sposa nella nuova casa.

Un reperto unico e fragile per le sue delicate condizioni di conservazione e rinvenimento, che nel suo percorso di recupero, restauro, ricostruzione e restituzione alla fruizione del pubblico, incarna appieno il senso di caducità e eternità che la storia ci consegna attraverso la testimonianza del nostro straordinario patrimonio culturale.

“La scoperta all’epoca dello scavo fu eccezionale per le informazioni che rivelava per la tipologia di veicoli di trasporto, di tipo cerimoniale, che non trovava confronti in Italia con simili reperti. Un carro simile era stato ritrovato anni fa in Grecia, nei luoghi dell'antica Tracia, in una tomba appartenuta a una famiglia di alto rango, ma lasciato in situ.  Questa è invece la prima volta al mondo che un pilentum viene ricostruito e studiato. – dichiara il Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, sotto la cui Direzione del Parco di Pompei nel 2018 si sono avviate tutte le attività e la firma del protocollo d’Intesa con la Procura – Inoltre, le indagini a Civita Giuliana hanno sancito l’ attuazione di una metodologia di scavo di tutto il contesto, ormai ordinaria a Pompei, che ha visto coinvolto un team interdisciplinare di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologi, antropologi e archeobotanici. L’attuale restituzione del carro al pubblico racchiude una storia ben più ampia di cura del patrimonio culturale italiano”

“Il carro oltre al suo valore scientifico, costituisce il simbolo di un processo virtuoso di legalità, tutela e valorizzazione non solo dei singoli reperti, ma di tutto il territorio vesuviano. - aggiunge Gabriel Zuchtriegel, attuale Direttore del Parco - Quell’attività ha dato avvio a operazioni di esproprio di strutture illecite, per consentire di proseguire l’indagine e ha visto più enti collaborare per un intento univoco. Oltre alla Procura e ai Carabinieri, anche il Comune di Pompei, ha dato la sua disponibilità nella gestione della viabilità urbana inevitabilmente compromessa dal prosieguo dello scavo. L’esposizione dei preziosi reperti è un punto di partenza verso l’obiettivo più ambizioso di rendere presto fruibile l’intera villa al pubblico.”.

La mostra che espone il carro è promossa dal Ministero della cultura italiano e dal Ministero della cultura e dello sport della Grecia (Eforato per le Antichità delle Cicladi) e testimonia la centralità e l’importanza della collaborazione tra i due Stati. L’evento espositivo, organizzato dalla Direzione generale Musei e dal Museo Nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del Parco Archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale.

 

sinfoniaSettimo Appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival Nazionale Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con il Teatro dell’Accadente di Forte dei Marmi (Lu)                                          

Intermezzo in La Minore

Regia Luca Brozzo

Con Gabriella Ghilarducci, Barbara Pucci, Luca Brozzo

Scene, Fonica, Costumi: Luca Brozzo, Marco Fini Gabriella Ghilarducci.

 

Buona la prima, che sarebbe, poi, la prima volta al Festival Teatro XS della città di Salerno, della Compagnia Dell’Accadente di Forte dei Marmi. Intermezzo in La Minore è liberamente adattato, dalla brava Gabriella Ghirarducci, che ne è anche l’interprete e costumista, dal film Sinfonia d’Autunno di Ingmar Bergman, anno 1978. Un bell’impegno, senza dubbio, nel voler portare in teatro un testo, non certo facile, se si tratta della vita di relazione tra madre e figlia e se l’alter ego di confronto è quel mostro sacro di Igmar Bergman con il suo film “Sinfonia d’Autunno”. L’obbligo, per l’autrice, era di mantenere intatte le atmosfere, un po’ cupe della storia e di pigiare sul contrasto parentale, tanto da appannare la versione cinematografica che era là pronta al confronto. Ne esce una discreta composizione recitata anche in maniera adeguata e plauso alla Compagnia dell’Accadente per aver voluto concorrere con un testo impegnato.

Due tempi, di 45 minuti ognuno ed un breve intervallo fa capolino dietro ad un sipario, che fine a quel momento ha difeso la scena, il pastore Maurice che racconta l’incontro e l’unione repentina tra lui e Ambra, una donna problematica, che in quel angolo di mondo trova la sua tranquillità fino a quando non s’inserisce la presenza della madre, che ha subito l’ennesimo lutto, perdendo il terzo marito. E così su di un palco dominato dal grigio scuro di un piano verticale sulla sinistra e due sgabelli moderni in primo piano, di un appartamento colpito da atmosfere problematiche o che le preannunciano con pathos, partecipiamo ad un rapporto di coppia alla ricerca di un amore mai nato, ma pur sempre agognato e tra una madre in cerca di una sua idea di mamma ed ancora di un figlia, cui la vita ha impedito di realizzarsi a modo suo come genitrice, per un evento luttuoso, ha perso il suo bambino ed un clima familiare destruente. Una sorta di redde rationem tra madre e figlia, uno scontro violento, uno sbranarsi a vicenda che getta lo spettatore nell’angoscia del possibile, come quello del probabile. Uno scontro generazionale che mette in evidenza la frivolezza e l’egocentrismo della madre e l’accontentarsi apparente della figlia se alla prima occasione le rigetta sul viso tutte le sue mancanze. E ’lei che si occupa della sorella inferma, che la madre aveva messo sbrigativamente in una casa di cura, è lei che si è occupata del padre, lei, sempre lei in ogni situazione familiare, dove ci sarebbe stato bisogno della sua presenza ed invece veleggiava tra alberghi, teatri, bei luoghi, vestiti ed ogni oggetto che coccolasse la sua vanità, per seguire la sua brillante carriera di pianista. Certo, Sophie, è stata una donna libera ma quanto male ha dispensato intorno a sé, il peggiore che una madre può per sua figlia. Il distacco dalla figlia, che non vedeva da 7 anni e che vive nel costante ricordo del suo bambino, dolcissimo il piroettare di Ambra con tra le braccia l’orsacchiotto di suo figlio, in un’immaginaria ed accorata ninna nanna, è l’unica possibilità che le rimane. Sua figlia sottilmente la odia e lei non sa come avvicinarla. Tutto sembra concluso nessun passo indietro tra loro due, ma ecco che nel mentre Sophie, va via accompagnata da Maurice, ha un briciolo di sentimentalismo ed invita Ambra a raggiungerla a Parigi. La figlia sorprendentemente accetta, segno che di una madre, a qualsiasi età e condizione si ha sempre nostalgia. Salva è l’unione familiare nell’accettarsi entrambe.

Lavoro egregio in tutti i suoi elementi dalla recitazione sciolta e sicura degli attori, ai vestiti indossati con eleganza da Sophie, così come infilati sciattati da Ambra. Gabriella Ghilarducci. NDR: Mi ha ricordato la classe e la recitazione di Rossella Falk.

Maria Serritiello

I prodotti di turismo esperienziale del progetto Gal Terra Protetta "Cetara Contadini Pescatori" presentati alla prima edizione di Open al Next di Paestum

Foto 1 250È stato presentato questa mattina alla prima edizione di Open Outdoor - il salone dedicato esclusivamente al tempo libero e alla vacanza open air - in corso a Paestum al Centro Espositivo NEXT (ex Tabacchificio Cafasso - fino a domani 16 aprile 2023) "Cetara Contadini Pescatori: il case history di uno 'storyliving' di successo", il progetto di turismo esperienziale del Gal Terra Protetta "Cetara Contadini Pescatori". La presentazione è stata curata da Antonio Dura (progettista), Francesco Crescenzo (Ce.Tour S.A.S.), Claudia Bonasi (formatrice e responsabile della comunicazione), Rosario D'Acunto (Artès) e Alessia Benincasa (responsabile marketing e grafica del progetto).

L’omaggio a FRANCO G. FORTE

  “FORTE”, QUARTO SPETTACOLO DELLA RASSEGNA

L’ESSERE & L’UMANO

Una serata-spettacolo che ricorderà l’intellettuale e drammaturgo tra ospiti d’eccezione, letture, audiovisivi e musica. Tra i performer anche Peppe Lanzetta, Stefano Giuliano, Aldo Vigorito...

 

Teatro Comunale Diana/Nocera Inferiore (SA) – Stagione 2023, giovedì 13 aprile ore 19.00

 

Locandina LEssere e lUmano 13 4 2023 250Giovedì 13 aprile ore 19.00 al Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore, va in scena “FORTE-il genio non è scontato riconoscerlo” il quarto spettacolo per L’Essere & L’Umano”, rassegna firmata da Artenauta Teatro (il progetto ideato dalla direttrice artistica e regista Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore). La serata è un grande omaggio a ?????? ?. ????? intellettuale, editore, drammaturgo, docente, agitatore e sperimentatore teatrale. A chiusura dell’evento ci sarà un aperitivo per il pubblico presente.

Una narrazione che vuole segnare i passi fondamentali di Forte, insieme a tanti ospiti, amici, artisti e creativi, studenti, sodali, accademici e attori con cui l’intellettuale nocerino ha intessuto speciali rapporti: Alfonso Amendola, Gennaro Carillo, Raimondo Di Maio, Giuseppina Esposito, Vincenzo Esposito, Salvatore Gargiulo, Rosa Maria Grillo, Peppe Lanzetta, Andrea Manzi, Antonio Petti, Vincenzo Salerno, Collettivo Trade Mark. Saranno videoproiettate fotografie inedite, audiovisivi originali stralciati da performance e videotape degli anni Ottanta e Novanta, eseguite letture intime di corrispondenze tra Forte e i maggiori intellettuali dell’epoca. A intervallarsi con le performance di attori, creativi e accademici, ci saranno gli interventi jazz dei Maestri Stefano Giuliano (al sax) e Aldo Vigorito (al contrabasso). La serata si apre con i saluti istituzionali di Paolo De Maio (sindaco di Nocera Inferiore), Federica Fortino (assessore alla Cultura), Nicla Iacovino (dirigente socio formativo).

«Quando si incontra il genio, riconoscerlo non è scontato. Francesco G. Forte era un intellettuale, un regista teatrale, un editore, un uomo dall’animo impetuoso e poetico – spiega la direttrice artistica di ARTENAUTA Simona Tortora, che andrà a tessere e moderare i diversi momenti aneddotici e performativi – Il fascino di Franco G. Forte era nella raffinatezza del suo pensiero, capace di ribaltare le più caparbie convinzioni con la forza del suo sapere illuminato e della sua ammaliante ironia. È stato amato, tanto. Ma anche ostacolato, osteggiato dall’establishment e da un suo non essere amante del ring delle contrattazioni, piuttosto lui si dedicava alla creazione. Il resto, forse, avremmo dovuto farlo tutti noi. In questo primo evento a lui dedicato, a cui ne seguiranno altri, proveremo insieme ai suoi affetti più cari, ad alcuni dei suoi amici e corsari di imprese culturali, a tracciare il percorso dell’eredità intellettuale che Forte ci ha regalato. Dallo spazio dell’Agro, ai quaderni dell’Agro, al lavoro su Domenico Rea, al teatro sperimentale che lo ha portato a condividere progetti in giro per l’Italia, fino al lavoro sui poeti, all’editoria e saggistica e molto altro. Un ringraziamento a Forte, e un voler accendere una luce enorme sulla figura che ha rappresentato e che merita il massimo riconoscimento. Se compito della cultura è la divulgazione e la crescita di una società, allora questo territorio dovrebbe riconoscere a Franco G. Forte una posizione di primo piano».

Credits: La direzione artistica è curata dalla fondatrice di ARTENAUTA, SIMONA TORTORA.

Organizzazione di Giuseppe CITARELLA, Mario BERNA e del consigliere comunale Ferdinando PADOVANO. Grafica di Alessandra DALESSANDRO_HEN. Foto del manifesto di Dino IGNANI.

le sedie6°Appuntamento al Teatro Genovesi per il Festival Nazionale Città di Salerno, organizzato dalla Compagnia dell’Eclissi in collaborazione con l’I.S.S. Genovesi-Da Vinci di Salerno ed il sostegno del Soroptimist International club di Salerno, con “Le Sedie” di Eugéne Ionesco presentato dal Teatro Impiria di Verona

Le Sedie, farsa tragica di Eugéne Ionesco

Con: Gherardo Coltri, Michele Vigilante, Thomas Zanoni

Regia e Costumi: Gherardo Coltri

Acting Coach: Laura Munari

Scenografia: Luca Altamura e Paola Muccio

Consulenza Musicale: Giorgio Bagnoli

Ci vuole una buona propensione per assistere ad un pezzo teatrale di Egene Ionesco ed il pubblico del teatro Genovesi, al 6° appuntamento del Festival XS non solo l’ha avuta ma ha ritenuto, le Sedie, uno spettacolo interessante, singolare e stimolante.

La scena si apre su di una terrazza vista sul mare, sedie accatastate, oggetti sparsi e due persone anziane, un vecchio ed una vecchia, vestiti con abiti che ricordano da vicino le maschere del pittore surrealista James Ensor, che vanno e vengono, scrutano l’orizzonte, aspettano persone, insomma si danno un gran daffare. Il loro linguaggio, di primo impatto, risulta incomprensibile, poi a mano a mano, un’ora o poco più di spettacolo, si comprende il pensiero dell’autore e quale messaggio ci manda la parlata.

Così i due anziani coniugi sentendosi prossimi ad uscire di scena, per usare il gergo teatrale, esorcizzano le loro paure, progettando una immaginifica conferenza, tale da trasmettere al mondo un ipotetico messaggio. Di qui le sedie per accogliere gli ospiti che, alla spicciolata sbarcano dalle navi per non perdersi nulla di quella tragica farsa. Tanti i personaggi illustri desiderosi di apprendere il senso della vita che sono accolti con esagerati e falsi inchini da parte della vecchia che ogni volta sottovoce ripete a suo marito “Se avessi seguito la tua vocazione saresti stato un capo”. Ed invece eccoli là con le loro paure, i loro desideri, i loro rimpianti, i loro sentimenti e la loro follia, in una devastante solitudine esistenziale, non a caso sono circondati da solo mare piatto ed un orizzonte vuoto e lontano. Tra di loro, però, c’è una sconfinata ammirazione, una tarda tenerezza che li sostiene, un altro modo di stare assieme, al di là di ciò che la conferenza avrebbe rivelato loro.

Tutto ad iniziare dall’interpretazione dei due magnifici attori: Gherardo Coltri (la vecchia) e Michele Vigilante (il vecchio), per continuare con i costumi, bellissimi e funzionali dell’insuperabile Gherardo Coltri, che ha curato anche la Regia, la scenografia che spinge sulla tolda di una nave (la propria, a traghettare la vita), alla musica, l’eccelsa del Ballo in Machera di Giuseppe Verdi (Amelia), al Notturno di Chopin, ha reso importante lo spettacolo.

Infine, alcune considerazioni che ci fanno entrare nel pensiero creativo di Ionesco e nello spirito della corrente dell’assurdo, chiamata così perché i personaggi si trovano in situazioni assurde, incomprensibili ed esprimono, nel secondo dopoguerra, l’alienazione dell’uomo contemporaneo e la totale impossibilità di ogni comunicazione. Ionesco, nelle “Sedie” fa uso delle metafore e riserva archetipi piccoli- borghesi, sulla capacità di anticipare l’importanza del ruolo della comunicazione, nella società di allora, come in quella di oggi. Inoltre considera l’importanza del messaggio salvifico, che ognuno crede di dover e poter mandare agli altri. Sul tipo di società, invece, scaglia i suoi strali malefici, facendo ricorso all’ arte pittorica e musicale (Picasso, Ensor, Chopin) per dare forza espressiva alle sue metafore, su quanto sia moderno, emozionalmente parlando, pur se molto datato, siamo nel 1952, sui mancati accenni alle conoscenze scientifiche già avanzate del tempo, a connotare, indubbiamente, una cultura prettamente umanistica ma avrebbe dato un valore più universale alla stessa.

Maria Serritie

Alla Redazione

matres havanaDopo circa tre anni di interruzione dovuta alla pandemia mondiale, il Matres Festival Internazionale Di Ceramica Femminile torna ad essere itinerante; cosi, dopo il successo dell’evento dello scorso agosto tra Cava de’ Tirreni e Vietri sul Mare, il Festival arriva all’Avana dal 25 al 28 aprile prossimo.   Grazie alla direttrice del Museo Nacional de la Cerámica Contemporánea Cubana Surisday Reyes Martinez. Il Matres Avana Festival di ceramica al femminile è promosso dall’Associazione Pandora artiste ceramiste, dal Museo Nazionale della Ceramica Contemporanea Cubana e dalla Korean Women Ceramist Association. Tutto ciò, grazie anche al supporto dell’Ambasciata d'Italia a L'Avana, la Regione Campania, dell'Ufficio Storico della Città dell'Avana (OHC); della Direzione del Patrimonio, della Gestione Culturale, dalla Cooperazione Internazionale dell'OHC, Dalla Korea Ceramic Fondation, dal MUCEB, KW Cerarte, dalla AICC e dal Circolo Armando Hart Dàvalos di Cava de’ Tirreni. Il Matres Festival sarà ricco di eventi: una mostra collettiva, laboratori di tecniche Raku e cotture sperimentali, workshop, incontri con le artiste, convegni, dibattiti, laboratori aperti e tanto altro.

La mostra collettiva: “Symbola - Segni di identità nella ceramica femminile”è organizzata all’interno del bellissimo Museo di Ceramica Contemporanea, l’esposizione vuole proporre una riflessione antropologica sull' interpretazione di oggetti in ceramica, rappresentati in contesti legati al mondo femminile che simboleggiano e narrano l’evoluzione storica e futuristica delle donne. Rimarrà in esposizione dal 28 aprile al 2 giugno. Cinquantadue le artiste ceramiste presenti:

Ama Ferri, Amelia Carballo Moreno, Angeliki Papadopoulou, Annamaria Baratto, Aurora Rodriguez Garrido

Beatriz Irene Scotti Art Fanan Celia Mariana Garcia Horta , Choongmi Jung, Darlyn Delgado Gorgoy

Dorna Abyak, Elisabetta Brunetti Buraggi, Emilia Balestrieri Geraldina Theoduloz Ahumada, Fulvia Blancmariclo Barbuto Giulia Alba Chiara Bono

Grettel Arrate Hechavarria Gumsun Kim Hossein Kahfi Isavel Gimeno i

koroush Golnari, 이옥환Lee Ok-Hwan, Ljubica Lovrencic Loredana Avagliano, Lucia Vecchiarelli Maite Blanco

Maria Valerio Marina Rodriguez , Martina Buzio , Miro Mira Mirta Morigi

문기숙Moon Gisook, Nuria Pozas, Paola Ramondini Paola Frodo Petra Lindenbauer Roberta D'Aquino Rosa Salsano Rosalba Di Chiara Sabrina Fanego, Sandra Ban

Sarah Rahimpour, Shohreh Haghighi, 송영자Song Youngja , Stefania Spanedda Teresa SanchezTeresa Sánchez, Xiomara Gutiérrez

Yoonmi Eo @Bottega Arcuri La gioiosa ceramiche Bruna Pallante Alessandro de Sio Vito Ferrantelli

Gabriella Taddeo

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