Salerno

PURACULTURA - Dieci anni al servizio del territorio 

 
Immagine2 250Il magazine Puracultura ha compiuto 10 anni. Sono stati anni appassionati che hanno dato visibilità a tanti protagonisti del mondo della cultura campana che dalle pagine della rivista hanno potuto dialogare con un pubblico di lettori sempre più selezionato, interessato a teatro, musica, cinema, letteratura, arte, danza, spettacolo. Il direttore Antonio Dura ha affidato ad uno scritto una riflessione sul progetto editoriale iniziato nel lontano 2012. «Amati lettori, dal numero zero di dicembre duemiladodici ad oggi, Puracultura, con questo numero, compie dieci anni. Partita con otto pagine, la rivista è stata subito accolta bene e con grande attenzione sia dagli addetti ai lavori che dagli appassionati di musica, teatro, cinema, letteratura, pittura, scultura, ceramica, eventi dal vivo, raggiungendo al secondo anno le sedici pagine a colori con una tiratura di 1.500 copie mensili e quasi 20mila iscritti alla newsletter ed alla copia digitale del giornale. La formula "event press", ideata dal caporedattore e motore della redazione Claudia Bonasi, è stata una componente importante del successo e della rapida penetrazione nell'affetto dei lettori di Puracultura. La rivista presenta l'evento ed è distribuita nel corso dell'evento per consolidare il proprio pubblico ma sempre alla ricerca di un nuovo lettore; è rimasta infatti immutata la soddisfazione che provo quando la piattaforma che utilizziamo, per l'invio della rivista e delle newsletter, mi segnala un nuovo iscritto. La grande attenzione a tutto quello che accade intorno a noi, alle segnalazioni dei lettori, alle intuizioni dei nostri redattori (grazie), unita alla voglia di rimanere sempre indipendenti, all'onestà delle nostre scelte e dei nostri articoli, ci hanno guidato in questo viaggio. Abbiamo incontrato tanti amici, ne abbiamo conosciuti altri, costruendo progetti che hanno sempre funzionato molto bene, dal reportage "Salerno - Tunisi, sulle rotte della ceramica mediterranea" presentato nel Forum per l'Alleanza degli Artigiani del Mediterraneo che ha portato il premio "Mare Nostrum Award" nella nostra bacheca, alla mostra/libro "Amalfi anni '50, '60" presentata quest'anno, attraverso i volumi della collana "Storie di ceramica," e tante altre piccole e grandi pubblicazioni, senza trascurare la partecipazione, come media-partner, a tantissime stagioni teatrali, festival, rassegne. Siamo giunti, con questo numero, ad oltre seimila articoli e seimila fotografie, tutte scelte con cura, pubblicate al meglio delle nostre possibilità - un segno distintivo della nostra impaginazione poi perfettamente stampata dalla Tipografia Fusco (grazie) che ci accompagna sin dal primo numero. Senza lettori Puracultura sarebbe niente, quindi grazie, senza parentesi,- soprattutto a voi, continuate a scriverci, a mandare materiale e idee, a partecipare ai nostri eventi o, comunque, a leggerci sempre». 

Venerdì 23 dicembre il jazz di Walter Ricci al Moro di Cava dè Tirreni

Ricci 250È Walter Ricci, prodigioso pianista e cantante napoletano il protagonista venerdì 23 dicembre della rassegna jazz del Moro di Cava dè Tirreni (il concerto inizia alle ore 22, info e prenotazioni allo 0894456352 e su whatsapp al 3403939561). Un concerto il suo che rende omaggio alla leggenda di Nat king Cole.

Accompagnato da Dario Rosciglione al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria, due grandi musicisti amici da sempre, esplora il repertorio sempreverde dell’eclettico artista americano, a partire dal grande classico “L-O-V-E”.

Ho conosciuto Nat King Cole attraverso le sue interpretazioni ed è stato amore al primo ascolto, ma vederlo in tv recitare e cantare mi ha totalmente rapito al punto di considerarlo un modello di riferimento per la mia carriera artistica.” dice Walter “È stato doveroso quindi, omaggiarlo attraverso la produzione di un disco in vinile registrato dal vivo in studio nel rispetto totale dei canoni del tempo”.

Ricci, classe 1989, cresce in un ambiente musicale grazie agli stimoli provenienti dal padre musicista. Si forma così con l’ascolto di ogni genere di musica ma, fin da giovanissimo, è il jazz in tutte le sue declinazioni a incuriosirlo e ad appassionarlo, dal pop sino al contemporary jazz e in pochi anni lo troviamo già sui palchi dei jazz club più ambiti ad esibirsi con musicisti già noti e di rinomata esperienza. Nel 2006 vince il “Premio Nazionale Massimo Urbani” e la sua carriera ha definitivamente inizio. Nel 2009-1O arriva l’ incontro con Pippo Baudo che lo invita al programma Domenica In come vocalist dell’orchestra diretta da Pippo Caruso. Nelle numerosissime puntate del programma, in onda sulla prima rete nazionale, ha l’occasione di incontrare e duettare con artisti di fama internazionale, tra i quali Michael Bublè e Mario Biondi. Nel 2015 partecipa ed arriva in semifinale al prestigioso Monk Competition a Los Angeles organizzato da Quincy Jones. Spaziando dal jazz al pop Walter Ricci duetta con i più grandi musicisti del mondo come Richard Bona, George Benson.

Amedeo Ariano, considerato dal pubblico e dalla critica tra i migliori batteristi italiani di jazz, grazie alla sua versatilità musicale, vanta collaborazioni con artisti come George Coleman, Johnny Griffin e Benny Golsonm Lucio Dalla, Renzo Arbore, Gianni Morandi, Ornella Vanoni e Sergio Cammariere, con cui collabora da ormai un ventennio.

Dario Rosciglione, cresciuto in ambiente musicale (anche suo padre, Giorgio Rosciglione, è un noto contrabbassista jazz) ha un’esperienza consolidata in vari generi che si riflettono nelle collaborazioni avute con artisti i più diversi tra loro. Tra questi: Renato Carosone, Nicola Arigliano, Gabriella Ferri, Gianni Ferrio, Giorgio Panariello, Renato Zero, Adriano Celentano, Lucio Dalla, Luis Bacalov, Franco Micalizzi. Ha partecipato al Festival di Sanremo del 2005, 2006, 2009, con Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, vincendo nella sezione “Gruppi” nel 2005. Con la stessa formazione è stato ospite della trasmissione televisiva di Paolo Bonolis “Il senso della vita”. Con Stefano Di Battista ha composto le musiche della commedia musicale “Datemi tre caravelle”, con protagonista Alessandro Preziosi, e ha co-prodotto gli album di Nicky Nicolai: Tutto passaChe mistero è l’amoreL’altalena e Più sole. 

 

Vietri sul Mare. Mostra collettiva di pittura, scultura, grafica e fotografia "L'arte tra il mare e il cielo"

vietri sul mare 250

Si terrà nella splendida cornice dell'aula consiliare del Comune di Vietri sul Mare (corso Umberto I, 83) sabato 17 dicembre alle ore 16.30 la mostra collettiva di pittura, scultura, grafica e fotografia "L'arte tra il mare e il cielo" organizzata dall'associazione culturale Napoli Nostra con il patrocinio morale dell'ente comunale. Al vernissage farà seguito un brindisi. L'esposizione sarà presentata dallo storico e critico d'arte professore Rosario Pinto; direttore artistico dell'evento ing. Gennaro Corduas. Orari di apertura dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14 e dalle 15.30 alle 18.30; sabato e domenica dalle 10 alle 13.30; chiuso i festivi. Tra i partecipanti all'esposizione anche Francesco Procida che esporrà delle sue opere ceramiche. Ingresso libero.

voce e notte 2Venerdì 9 dicembre al Teatro delle Arti di Salerno è stato rappresentato un lavoro inedito del Maestro Guido Cataldo, dal titolo “Voce e notte” che, sebbene non ci sorprende più per la sua bravura, riesce sempre a suscitare forti emozioni, in qualsiasi campo si cimenti e venerdì scorso è stata la scrittura ad essere privilegiata.

Attingere, ogni volta, al patrimonio creativo del Maestro Cataldo è uno stato di grazia che ad ognuno di noi fa bene, una bella pausa di emotività e un pieno di poesia, per la dolce storia d’amore raccontata.

Naturalmente tutto parte dalla musica e precisamente dalla canzone “Voce e notte”, la più bella serenata mai scritta da un innamorato per la sua bella perduta. Quasi tutti conoscono la melodia ma molti ignorano la vera storia da cui è tratta la canzone e cioè l’infelice vicenda del poeta Eduardo Nicolardi.

A supplire questa mancanza ci ha pensato il maestro Guido Cataldo, scrivendo una delicata vicenda, scegliendone anche le musiche, poi, con l’ausilio di Gaetano Stella, per la regia e la compagnia teatrale di Serena Stella, sua figlia, ha confezionato una perfetta commedia musicale. Il maestro nella composizione del copione si è lasciato guidare dai versi composti da Nicolardi e che musicati hanno dato luce a canzoni famose, ma anche alle tappe della sua vita

La storia

Nell’ospedale di Loreto Mare a Napoli, nel reparto natalità, succede un fatto inspiegabile, nasce un bambino di colore. L’evento fa scalpore ed è un passaparola per tutta la città. All’anagrafe il neonato verrà registrato col nome di Ciro ed il cognome della madre: Avitabile. Siamo nell’immediato dopoguerra, la povertà è tanta, la fame anche e di questi episodi, purtroppo ce ne saranno tanti. Le “signorine” per sbarcare la condizione miserevole, si danno alla vita con i soldati americani di stanza a Napoli. Nell’ospedale, si dà il caso che il direttore amministrativo sia Eduardo Nicolardi, poeta, scrittore e giornalista ed ecco nascere dai suoi versi e dalla musica di E. A. Mario “Tammuriata nera”, una triste istantanea della Napoli tesa alla sopravvivenza ed è il successo.

Così il maestro Cataldo, canzone dopo canzone, srotola l’esistenza del poeta Nicolardi, intrecciandovi il brano più riuscito: “Voce e notte”, per consegnarci una perfetta commedia musicale. I segni ci sono tutti, la storia, l’amore, il bene contrastato, l’infelicità, la separazione, il matrimonio di lei la serenata di lui, la morte del marito e la felicità finale. Anche il palcoscenico è addobbato per uno spettacolo leggero, il sipario luminescente irradia il pubblico, il corpo di ballo volteggia con grazia, il pianoforte sottolinea gli stacchetti, le canzoni melodiche e le canzoni di giacca, cantate dal vivo

Eduardo ed Anna s’incontrano per caso, lui si ritrova nel palazzo dove lei abita, per recarsi nella sede del giornale “Don Marzio”. E amore fu !!

Belli, giovani ed innamorati ci sono tutte le componenti per essere felici, ma il padre della figliola, ricco allevatore di cavalli, ha altri progetti per sua figlia, Pompeo Corbera, un uomo danaroso di 75 anni di Casamicciola. Anna si oppone come può, poi l’infelice matrimonio. Eduardo non si rassegna a perderla, da lontano la segue e poi quale poeta le dedica versi i più struggenti e che hanno fatto la storia dell’amore contrastato: Voce e notte

Si 'sta voce te scéta 'int' 'a nuttata

Mentre t'astrigne 'o sposo tujo vicino

Statte scetata, si vuó' stá scetata

Ma fa' vedé ca duorme a suonno chino…

La musica è di Ernesto De Curtis.

La vita di Eduardo continua in solitudine, scrive altre canzoni che hanno un buon successo come “O scuitato, Sciultezza bella, versi , posie, lettere:

Fugliette arricamate, ca i’ veco int’’a vetrina

d’’o cartaro â Turretta, quanno passo â matina;

fugliette arricamate, cu na rosa o na fronna,

n’auciello o n’angiulillo, na croce o na madonna;

fugliette arricamate, rosa, janche, celeste,

ca ogne guaglione accatta primma ca piglia ‘e ffeste,

e ‘ o porta ncopp’â scola, si ancora chisto è ll’uso,

o puramente â casa p’’o scrivere annascuso,

che putenza tenite ca me nce so’ fermato

pe ve guardà nu poco, tiennero e appassiunato !

 

Pecché, guardanno a vvuje,me so’ visto criaturo

( quatto, cinco, sei anne,no cchiù ‘e chesto, v’’o giuro….

 

Il destino, però, fu benevolo con Nicolardi, Pompeo Corbera morì poco tempo dopo il matrimonio e lui ed Anna poterono coronare il loro sogno d’amore dal quale nacquero ben otto figli.

Fin qui la storia di Nicolardi, conosciuta attraverso la sua canzone più famosa, come sia diventata commedia musicale lo dobbiamo al Maestro Guido Cataldo ed invero l’impresa gli è riuscita perfettamente. Guido è sì un uomo di spettacolo, per cui si muove facile tra musica, parole, teatro e tutto quanto fa rappresentazione, ma ha dalla sua parte una straordinaria sensibilità, con la quale confeziona, ogni volta, sorprendenti cammei. La scelta delle canzoni da inserire nella storia, la delicatezza delle parole che si scambiano Anna Rossi ed Eduardo Nicolardi, dare spazio alla voce del cantante, scegliere le macchiette, esaltare lo spettacolo con valenti ballerini, sono tutte sue straordinarie competenze. Affidare la regia a Gaetano Stella, poi, amico più che trentennale e servirsi della compagnia di Serena, sua figlia, con un ventaglio di abilità è stato magistrale, come lo è stato assistere alla staffetta tra Gaetano Stella ed Elena Parmense, marito e moglie nella vita, interpretare Eduardo ed Anna sulla scena, mentre la coppia giovane di dei due innamorati è stata affidata a Serena Stella (una vera Réunion familiare) e Lucio Bastolla. I dialoghi tra le due coppie si sono differenziati, pieni di vigoria per i due giovani, pronti ad affrontare la vita, colmi di tenerezza per Anna ed Eduardo invecchiati. “Ti ricordi, Nannì io ti venivo a cercare di nascosto, spiavo se eri incinta, sarei stato contento per te, almeno avevi una compagnia, invece niente.” E lei “poi con te ne ho avuto otto”.

Il cuore mai invecchiato di Guido ha dialogato per loro e con loro, nella sua solitudine creativa e noi, in sala, abbiamo seguito quel cuore, quella sensibilità tanto rara e ci siamo emozionati, ci siamo lasciati trasportare all’indietro, tanto da inseguire i ricordi insieme al Maestro,

(N.D.R.)) Le canzoni, ad esempio, mi hanno riportato la voce di mia madre, una donna dolcissima, che mi cantava canzoni e raccontava storie. Mi si è parata, dinanzi un’Italia in bianco e nero, dalle e semplici pretese, si cantava, infatti, “se potessi avere 1000 lire al mese”. I profumi che sfuggivano dalle case, con ancora i segni della guerra, erano quelli del ragù o del caffè che si offriva a tutte le ore. La mia infanzia con il grembiulino e le pantofole di casa, scorticate davanti, ballavo sulle punte, volevo fare la ballerina, che ascoltavo divertita la voce di mio padre, non certo modulata, cantare, “Miezzo o grane”, lui che non lo faceva mai e non so perché la privilegiasse. Seguo il filo dei ricordi, mentre in scena va avanti il musical, quelle canzoni seppellite da tanta altra musica, diversa da quella di Nicolardi, escono fuori e mi ritrovo a ripetere a memoria le parole dei cantanti

Un bel momento, Maestro Cataldo, vissuto nell’oscurità del teatro.

Riprendo a seguire lo spettacolo e colgo il finale. Sulla scena uno stanco Nicolardi, in solitudine, la sua Nannina è già morta, segue il festival della canzone napoletana, dalla radio, come si faceva all’epoca ed attende l’esito della vincitrice, una sua canzone è in gara. Il presentatore annuncia: “la canzone vincitrice del festival della canzone napoletana 1951” è “E zucculille”, un canto onomatopeico tanto da sentire il rumore allegro degli zoccoli sull’asfalto, un ultimo pensiero per Nannina, è il 1954 quando more.

P.S. Caro Guido, la storia di Eduardo Nicolardi non mi era sconosciuta, 5 anni fa, in vacanza con mio marito a Casamicciola, ho conosciuto il nipote del poeta: Umberto Italiano, proprietario dell’Hotel ELMA, un 4 stelle di Casamicciola, dove abbiamo alloggiato. Da lui seppi il legame che lo legava al poeta e cioè suo padre Mario aveva sposato Elena Nicolardi da qui le iniziali dell’Hotel. El sta per Elena e Ma per Mario. Elena, era una delle figlie di Eduardo e Anna Nicolardi. Com’è piccolo il mondo!

Maria Serritiello

brunella grazieNon sappiamo perché viene premiata la protagonista del concentrato monologo “Grazie” di Daniel Pennac, quando si apre il sipario, ma la troviamo con le spalle rivolte al pubblico, nell’atto d’inchinarsi per ringraziare. Al lato del palcoscenico, seduta su delle sedie, fa bella mostra di sé, la giuria, severa e quasi immobile fino alla fine

Inizia così l’assolo di Brunella Caputo che con l’originalità di scrittrice e regista stessa del lavoro, modifica lo scritto di Pennac, inserendo un alter ego, Davide Curzio che la guida, la sostiene, la puntella, le suggerisce e la rinforza nei momenti di più acuta timidezza e volontà di scappare via. Si assiste, per un’ora, tale è il tempo, ad un rimando di battute, dall’uno all’altra, ad un incastro perfetto di toni misurati, di suggerimenti, di gestualità e di pause, che tendono a vivacizzare l’originale e solitario monologo. Su tutto, l’analisi della parola grazie ed il suo vero significato.

Di lei non sappiamo nulla, né chi è, né da dove viene, anzi no, lo sapremo in seguito, da un paesino della Francia ed è lì per il riconoscimento della sua opera omnia, sicché la troviamo a ringraziare con foga e voce alterata a ripetere: “Graziee” “grazieeeeeeeeeee”, sempre più forte in modo da farsi sentire, fino in fondo al teatro

La parola grazie, a pensarci bene, viene usata poco e male e non sempre se utilizzata, apprezzata per ciò che esprime. Daniel Pennac con questo suo scritto di pacata ironia e Brunella e Davide con una notevole prova di teatro ce ne disvelano il significato.

A ritirare il premio, la nostra artista dovrebbe essere una donna sicura, consapevole dei propri mezzi ed invece appare impacciata, sfiduciata, cercando d’imbastire un discorso di ringraziamento, senza riuscirvi. Inutilmente fruga nelle tasche alla ricerca del pezzo di carta dove ha appuntato qualche riga. Ed ancora, sapendo di essere la vincitrice del premio si è premurata di assistere a varie cerimonie per apprendere come ci si debba comportare.

Così passa in rassegna a mente, con visibile ironia, a chi dovrebbe rivolgere il suo ringraziamento. Alla giuria, che non conosce, ai parenti che non frequenta, agli amici che non sono sinceri, a chi l’ha ostacolata, od a chi l’ha spronata? Forse a nessuno o anche no, a se stessa, in grado di ricevere con merito, quel grosso trofeo, a stento sostenuto dalle sue braccia.

Si dà così un valore etico al sostantivo, per affermare che non si può dire grazie a cuor leggero, dividendo il ringraziamento in tre cerchi, nei quali comprendere, tra l’altro, il pubblico e lo staff. Di sicuro, la premiata, sa che non vorrebbe mai e poi mai ringraziare il suo maestro delle elementari, un uomo cattivo che le ha rovinato l’infanzia e lo afferma con voce adirata e rabbia non più repressa. Ai bambini, allora, a loro i soli ringraziamenti, conclude.

L’interpretazione di Brunella Caputo, come attrice è stata perfetta, quale regista è stata originale per aver adattato il ruolo maschile sé ed a dialogizzare ciò che dalla penna dell’autore è nato come monologo. Una scelta gradevole, nuova che ha portato sulle scene Davide Curzio e vederli tutti e due insieme è stato tornare indietro nel tempo, Eccezionali come coppia attoriali, un incastro che ha reso piacevole un’ora trascorsa a rivalutare ed a pensare a chi e come dire grazie da oggi in poi

Maria Serritiello

Grazie

Di Daniel Pennac

Adattamento e regia Brunella Caputo

Interpreti: Brunella Caputo e Davide Curzio

Suoni e Luci: Virna Prescenzo

Il Premio Palma Cappuro "Donne per la Cultura" ad Annalisa Aruta, Claudia Bonasi, Matilde Gargiulo, Rosaria Iaccarino, Maria Rispoli e Nora Rizzi  

 

PalmaCappuro20220 250La Sala degli Specchi del museo Correale di Terranova a Sorrento ha fatto da splendida cornice alla Serata di Gala dell’Associazione Culturale Palma Cappuro che sabato 10 dicembre ha voluto premiare alcune donne - insegnanti, studiose, imprenditrici culturali e sociali - che si sono distinte ognuna nel proprio ambito di impegno. La serata Donne per la Cultura, condotta da Gius Gargiulo, ha viste insignite del prestigioso riconoscimento la professoressa Annalisa Aruta, francesista dell’Università Federico II di Napoli (sezione studi storici e filosofici); la dottoressa Claudia Bonasi per il giornalismo e l’imprenditoria culturale a Salerno e in costiera amalfitana; la professoressa Matilde Gargiulo premio alla carriera scolastica; la signora Rosaria Iaccarino per l’impegno nel sociale; la dottoressa Maria Rispoli per le ricerche archeologiche in Penisola sorrentina e agli scavi di Pompei; la professoressa Nora Rizzi per l’impegno nella scolarità dell’obbligo. Nel corso della serata Gius Gargiulo ha voluto ricordare la professoressa salernitana Caterina Freda, recentemente scomparsa, per il suo grande impegno di insegnante e traduttrice, prima della proiezione di un filmato di backstage del documentario Casanova e la sua figlia salernitana di Gianluca Durante, che fu girato al Casino Sociale di Salerno, in cui la professoressa Freda fu in prima linea in ambito organizzativo. Uno spazio è stato dedicato anche all'Airc, l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, grazie alla dottoressa Roberta D’Antonio, oncologa dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Sorrento, Asl Napoli 3-Sud, che è intervenuta sui temi della prevenzione e delle nuove terapie per il cancro al seno. La serata è stata allietata da interventi musicali della giovanissima straordinaria mandolinista Rebecca Della Ragione che ha eseguito alcuni pezzi del suo repertorio.

violataIl 5 dicembre scorso, al Teatro Genovesi è stato proposto un evento congiunto della compagnia dell’Eclissi e del Soroptimist club di Salerno, per celebrare il “Day” di dicembre, in prossimità delle feste natalizie, con una riflessione sulla violenza delle donne.

Le Soroptimist, sempre attente alle problematiche femminili, hanno inteso lanciare un segnale forte soprattutto alle coscienze giovanili, coinvolgendo, per l’appunto, le scuole di quasi tutta la città: Liceo Tasso, Liceo De Sanctis, Liceo Da Procida, Istituto Genovesi Da Vinci, Alfano I, Regina Margherita, Liceo Artistico.

Presente alla manifestazione, l’Assessore alle Pari Opportunità Gaetana Meo, oltre a numerosi insegnanti

Il lavoro in scena di grande effetto, dal titolo “Violata” è stato rappresentato dalla Cantine delle Arti di Sala Consilina, per la Regia di Enzo D’Arco e con Antonella Giordano, Marzio D’Arco ed Enzo D’Arco.

La trama a forte impatto è stata sottolineata da musica appropriata e toccante come, tra le altre: “L’amore rubato” di Luca Barbarossa e “Gli uomini” di Mia Martini. I 4 quadri rappresentati sono stati resi veri e dilanianti dalla bravura recitativa ed espressiva degli attori, come l’esile figura femminile e le rudi corporature maschili.

Ed è l’inizio

La scena è scarna e si distende nelle spire della violenza che di lì a poco si mostrerà, preannunciando sofferenza. Avvolta in una veste nera ed i capelli nascosti dalla kefiah, nera anch’essa, c’è, Aima, una giovane donna che si dondola su di una piccola sedia, quasi fosse una bambina, in effetti lo è. Aima, infatti, non conosce il mondo, non sa nulla della realtà che la circonda, padroneggia solo la strada che la porta da casa al pascolo. Lei e sua sorella vivono con pochi elementi di riferimento, il padre le picchia senza una ragione con la cinghia dei pantaloni, le lascia senza cibo ed acqua, così per affermare la sua forza di maschio. Gli incredibili maltrattamenti sono riservati solo alle donne di casa, suo fratello, per esempio, non viene sfiorato. Con lo sguardo incredulo per tutto ciò che le capita, racconta di sua madre, sposa a 15 anni, 19 parti, ma solo 5 figli in vita, gli altri, ovvero le altre le ha soffocate sotto la pelle di capra.

E venne il tempo per Aima di conoscere l’amore, oltre alla fatica ed ai maltrattamenti, ma non fu un giorno lieto se fu violenza e morte la congiunzione d’amore. L’azione di quella colpa doveva essere punita, così ci pensa lo zio e versa sul corpo di Aima, un liquido freddo, dal forte odore. Suo zio con sadica cattiveria e con gesti lenti le sta dando fuoco.

L’urlo che squarcia il teatro penetra nelle nostre carni, sentiamo il calore del fuoco e la pelle bruciare

I quadri, poi, che si susseguono sono sempre storie di donne martoriate, violate con la non curanza di uomini senza scrupolo, assassini, sicché lo spettacolo è un crescendo di brutture, di percorse mimate, di occhi lividi, offese su tutto il corpo e gestualità sguaiata, nel caso dello stupro. Aumenta, così, la tensione e la ribellione tra gli spettatori, nessuno può assistere alla violenza gratuita senza provare rivolta.

Fatima è stata condannata alla lapidazione per aver avuto una figlia al di fuori del matrimonio, prima della condanna, scrive una lettera- testamento alla piccola perché possa farle conoscere l’orribile realtà che la circonda e la spinga a ribellarsi. Poi si allontana e la flagellazione a cui si assiste è altro momento di forte emotività tra il pubblico. …

La violenza rappresentata penetra nelle nostre corde più di ogni altra parola ed è ciò che si voleva con questo terribile spettacolo.

Si fa buio in scena e nel silenzio rarefatto della sala si ode il triste elenco delle donne uccise, scandite ad una, ad una per 192 volte, quante sono le uccise: Anna, Vera, Pamela, Jessica, Francesca, Federica, Martina, Alessia, Ernestina, Laura, Nunzia…

L’elenco interminabile è sottolineato dalla percussione della tammorra ed ogni volta che la mano si posa sulla pelle è un colpo al cuore

E’ na guerra” urla l’attore, si una guerra, un’ignobile guerra di sopraffazione!

Soroptimist International Club di Salerno:

Presidente: Giulia De Marco

Progetto curato da: Maria Tota

Il Soroptimist International è un'organizzazione senza fine di lucro di service club che riunisce donne con elevata professionalità, e opera attraverso progetti diretti all'avanzamento della condizione femminile, la promozione dei diritti umani, l'accettazione delle diversità, lo sviluppo e la pace.

Fondazione 3 ottobre 1921

Fondatore: Violet Richardson Ward

Motto: Sorores Optimae

Il Club di Salerno è il 17° dell’Unione Italiana. E’ stato fondato il 27 aprile 1958.

 

Maria Serritiello

angelo belgiovineUna data, 1992, Premio Charlot, la vittoria è di Angelo Belgiovine, un 34 enne, impiegato comunale che pensa al proprio futuro lontano dal passare le carte fino alla pensione.

Ha bella presenza, sa parlare, sa divertire e cambia rotta al suo destino lavorativo.

Lo ritroviamo al Ridotto, dopo che la prima parte della sua vita è trascorsa, le tappe importanti realizzate, una moglie, due figlie e la notorietà affermata come autore, attore e regista teatrale. Poi anche altro, due lauree, l’insegnamento di economia all’Università ed una malattia seria, fortunatamente superata, il covid neanche tanto leggero e 13 anni lontano dalle scene.

Dopo l’affermazione al Premio Charlot, l’incipit è con il   programma di Renzo Arbore “Caro Totò, ti voglio presentare” ed il successo con la gara tv “La Sai l’Ultima?” vincendola e continuando per 10 anni e più a scrivere testi e barzellette per Mediaset.

Ecco questo, a grandi linee, il suo pregresso, ma c’è molto ancora, tanto che si rischia di redigere un’arida elencazione e lui che è un uomo di cuore, dei suoi successi non ne vuole fare pura ragioneria. Così’ porta sulle scene, per due serate, uno spettacolo che gli rassomiglia, dal titolo “ Eccomi…ma non vi affezionate” nel quale racchiude il suo vissuto, i suoi ricordi dalla nascita alla pubertà, dall’adolescenza fino ad arrivare alla famiglia e alla vita di oggi.

Ci si accorge, dalle prima battute, che siamo dinanzi al filologo della risata, che ha scandagliato della stessa, ogni recondito angolo, traducendolo in altrettanti momenti teatrali. La comicità dei monologhi è studiata, non ha niente d’improvvisato, anche se può sembrare il contrario; il contenuto, la recitazione, la mimica, il costume sono frutto di applicazione. Belgiovine viene dalla vecchia scuola di teatro, diciamo pure dalla gavetta, per cui il manufatto comico ha spessore ed arte. Non è veloce, ha i suoi tempi per vestire i panni di scena, prima con pantaloni neri larghi tenuti su da due vistose bretelle, poi calata sulla fronte una nera parrucca riccioluta e camicia sgargiante ed infine con classico doppio petto a righe di un rosso fuoco che lo rende elegante e signorile, come deve essere un signore della sua età. Si accompagna al maestro Claudio Lardo, serio attore di prosa, prestato alla musica del pianoforte, tra l’altro suonato con maestria, per intervallare con musica i tempi di cambio di costume: “Libertango” di Astor Piazzolla e con il recitato: La ballata dell’Emigrante di Antonio Ghirelli

Dotato di una sua specifica capacità scenica ha saputo dare agli altri diversificati spunti teatrali, grazie ad una cultura vasta e profondamente ancorata nella realtà. Lo spettacolo sapientemente dosato in tutte le sue parti, si è concluso con i fuochi pirotecnici delle sue freddure e barzellette che lo hanno visto partecipe prolifico e apprezzato protagonista nel panorama nazionale della comicità, complice il mezzo televisivo.

Plauso, dunque, ad una leggenda dell’umorismo che tanto contributo ha dato e che merita di certo scranni più elevati tra le glorie nazionali, per questo il suo ritorno al teatro, dopo la lunga pausa, ci rende gioiosi e ci fa apprezzare la risata colta che tanto ci mancava.

Maria Serritiello

FRATI ASSISI: ALBERO E PRESEPE TRENTINO PER NATALE DI PACE E CURA DEL CREATO. LUCI E VIDEO PROIEZIONI MULTIMEDIALI SU FACCIATA BASILICA

Giovedì 8 dicembre alle 17 Santa Messa nella chiesa inferiore della Basilica di san Francesco. Alle 18.10 benedizione del presepe e accensione dell’albero di Natale

Basilica San Francesco Natale 250Al via il programma natalizio dei frati della Basilica di San Francesco in Assisi. Giovedì 8 dicembre alle 17 si terrà la Santa Messa Solenne nella chiesa inferiore presieduta dal Custode del Sacro Convento di Assisi, fra Marco Moroni, OFMConv, e a seguire, alle 18.10, la benedizione del presepe e l’accensione dell’albero di Natale nella piazza antistante la Basilica. Il tema di quest’anno è l’acqua e i cambiamenti climatici. Ad allietare la serata un coro di circa 100 bambini di Assisi e della provincia di Trento che intoneranno canti della tradizione natalizia. Quest’anno l’albero e il presepe sono stati donati dal Comune di Romeno (TN).

L’albero di Natale, installato nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco, è un abete bianco di 14 metri che proviene dalle foreste del Comune di Romeno ed è stato scelto dal Corpo Forestale provinciale, per favorire il rinnovo naturale del bosco.

Il presepe, in legno di cirmolo proveniente da boschi della Val di Non, è stato scolpito dall’artista trentino Livio Recla e rappresenta la Sacra Famiglia. La capanna costruita da alcuni cittadini volontari, si ispira alle antiche “baite” montane del Trentino e riporta al centro un grande fiocco di neve, simbolo dell’acqua e della vita che germoglia.

Il tema di quest’anno è l’acqua che a causa dei cambiamenti climatici sta diventando un bene comune sempre più prezioso da tutelare e condividere. Un’idea nata alla popolazione di Romeno, dall’esperienza della scorsa estate in cui le comunità montane hanno dovuto aprire le dighe affinché gli abitanti a valle avessero l’acqua.

Le decorazioni dell’albero sono a forma di fiocco di neve, richiamando strettamente il tema. Sono state costruite con materiale legnoso proveniente dai boschi trentini, realizzate da volontari e arricchite, con pensieri e desideri, dai bambini e dalle insegnanti della scuola primaria di Romeno.

Durante l’inaugurazione i bambini della scuola primaria di Romeno, in gemellaggio con i bambini della scuola primaria Istituto Comprensivo Assisi 1, si esibiranno in canti della tradizione natalizia e bagneranno le radici di quattro piccoli abeti posti a fianco della capanna e ai piedi dell’albero principale per valorizzare l’acqua come fonte di vita. Un gesto di fraternità sociale e sensibilizzazione delle giovani generazioni alla salvaguardia del Creato. Durante la cerimonia si esibirà anche la corale San Romedio, composta da 33 elementi, provenienti dalla Val di Non con canzoni tipiche di montagna.

Un Natale, come già annunciato, che coinvolgerà l'intera città di Assisi che si trasformerà in un grande presepe. Statue e video mapping riproporranno gli affreschi di Giotto della Basilica di San Francesco, legati al tema della Natività, sulle facciate delle chiese e dei principali monumenti della città. Anche dalla valle, fino all’8 gennaio, sarà visibile questo “percorso” che esce dalle mura urbiche e raggiunge i luoghi francescani della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola e del Santuario del Sacro Tugurio di Rivotorto.

Le iniziative dell’8 dicembre dei frati del Sacro Convento e del “Natale di Assisi” sono patrocinate e sostenute da Regione Umbria e Città di Assisi, con la collaborazione di Enel a completamento del progetto avviato tre anni fa. L’intervento illuminotecnico è stato eseguito da Enel X.

Per maggiori informazioni www.nataledifrancesco.it

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