Salerno

rione zevi immagineIl Rione Zevi, il noto quartiere della zona orientale di Salerno, dal 2 al 7 settembre è stato in festa, con lo “Zevi Show”, una rassegna di musica, teatro, ballo, moda, canto, cabaret e perfino il concorso di Miss Granata. La kermesse, che rallegra le serate salernitane di fine estate, è alla sesta edizione. In verità, in ordine cronologico, questa, sarebbe dovuta essere la settima, ma lo scorso anno si è dato spazio al Premio Nazionale Mediterraneo e ai suoi premiati: Carlo Croccolo(attore); Guido Forzano(regista televisivo) e Bianca Berlinguer( giornalista Rai).

Il Rione Zevi, ma più propriamente conosciuto come “a’ ciampa ’e cavallo”, per via della sua caratteristica forma somigliante al ferro ad “U” che protegge lo zoccolo del cavallo, fu costruito fine anni ’50 dall’ archistar Bruno Zevi, da cui prende il nome, per abbinare l’edilizia popolare a quella residenziale, l’originale suo progetto che proprio a Salerno fu realizzato.

Bruno Zevi, classe 1918, romano, morto nel 2000, è stato un architetto, urbanista, politico, storico e critico d’architettura.

Sette anni fa, 4 amici e precisamente Aldo Romano(Presidente), Luigi Della Rocca(Vice Presidente), Maria Della Sala(Tesoriere) e Carmine Sessa(Responsabile della logistica), decidono di far rivivere il quartiere, ormai avviato ad essere solo dormitorio, con una serie di attività socio-culturali, sportive e dilettantistiche, unite dall’associazione Bruno Zevi che in quell’occasione nasce. “Quand’ero ragazzo, in questi spazi così abilmente protettivi, sono, infatti, nato e cresciuto qui”, dice il Presidente Aldo Romano “si radunavano come niente 400 ragazzi, problemi di aggregazione non ne avevamo, di contra questi attuali sanno solo smanettare al computer. Ci è sembrato giusto  fondare l’associazione per aggregare, stimolare, arricchire e divertire  non solo la fascia giovanile ma anche quella più avanti negli anni, quando la solitudine si avverte prepotente. Tutti possono trovare una qualche cosa per fare associazionismo”

E così sull’onda del ricordo e della libertà respirata in questo quartiere si possono frequentare corsi di danze caraibiche, di zumba e fitness, di balli di gruppo e a coppie, di ballo per bambini, corsi di yoga, di teatro, di

di cabaret di burraco e tanto altro ancora, insomma un ampio ventaglio di proposte in corso tutto l’anno. In giugno e settembre, poi, due eventi di rilievo: “I giochi di strada” per i più piccini e lo Zevi Show, appena conclusosi. “Il quartiere è popoloso, vi risiedono oltre mille persone, far funzionare tutto alla perfezione non è da poco” dice il vice presidente Luigi Della Rocca “ma con la buona volontà, il senso di appartenenza e il desiderio di tramettere valori positivi alle nuove generazioni, si riesce a fare tutto in modo adeguato.” E le soddisfazioni, per il lavoro svolto si raccolgono, una per esempio, la più mediatica, il fenomeno musicale Rocco Hunt. Il giovane rapper italiano, vincitore de l Festival di San Remo 2014 nella sezione “Nuove proposte” qui è nato ed al quartiere ha regalato il suo disco d’oro.

Lo show lungo sei giorni, ha dato spettacolo ogni sera ma quella del 6 settembre si è rivelata di grande effetto e di piacevole fruizione. In scena, Lello Carrella, fiorista con la passione della moda, anche se l’una cosa non esclude l’altra, per essere i fiori e la moda due facce della stessa bellezza. E di fascino sono le modelle, una ventata d’incantevole gioventù che sfilano in passerella, con grazia e levità e con lui, Lello Carrella, che gli viene dietro ad ogni conclusione di step, agile, scattante, sorridente, abbronzatissimo ed elegante, egli stesso, ad ogni cambio di vestito. Lello Carrella è famoso per la sua particolare cratività, conosciuto dalle tv nazionali, nelle quali è chiamato per dare saggio della sua Turbo Moda, che consiste nel realizzare abiti da sposa e di alta moda con rettangoli di stoffa e spilli da balia in soli tre minuti.

Maria Serritiello

l a maglia in mostra130 maglie per raccontare la storia della Salernitana, nella quale l’intera città si riconosce, intorno alla quale si aggrega, soffre e gioisce ad ogni campionato, dal 1919, anno di nascita. Esse, grazie a 40 ragazzi sguinzagliati nella ricerca e a tante persone che hanno offerto il loro personale ricordo, conservato come reliquia, saranno in mostra dall’11 al 13 settembre prossimo a palazzo Genovese, in pieno centro storico, cuore pulsante della città. Attraverso le maglie è stata ricostruita e con metodo scientifico della ricerca, consultando archivi, la storia della squadra, ma anche i tanti momenti che l’hanno attraversata. L’obiettivo dei curatori dell’Associazione Culturale “19 giugno 1919 è quello di tramandare presso le giovani generazioni il passato della squadra, perpetrandone il valore e l’appartenenza. “Salernitana, la maglia”, questo il nome dato alla mostra, con il patrocinio del Comune di Salerno e partenariato U.S Salernitana 1919.Tra quelle esposte ci saranno alcune rarità come la prima maglia datata 1919, la prima con il disegno del cavalluccio marino del Maestro D’Alma stampato e quella con la scritta Antonio Amato, alle spalle. La mostra è visitabile venerdì 11 dalle 12 fino all’una di notte, mentre sabato e domenica dalle 10 fino all’una della notte. L’ingresso è gratuito.

Maria Serritiello

LAPILLI mostra paolantoniSi, proprio lui, quello del “… Sarà il clima, so scocciata, sarà il ciclo, so scocciata… di un famoso sketch, interpretando la signora Lorena. Quel lui è Francesco Paolantoni, ecclettico uomo di spettacolo, dai tanti volti: teatro, cinema, tv ed ora anche stimato artista della Pop Art, così consacrato, recentemente, alla Biennale di Venezia, dove ha esposto, prima che a Salerno.  E così al palazzo Genovese, presente dal 3 al 6 settembre, i mosaici di pane, di argilla e acrilici su carta pergamena di Francesco Paolantoni, hanno fatto bella mostra di sé. Tutta l’organizzazione è stata curata dalla Sevensalerno, portale internet di promozione territoriale e l’Associazione Culturale Il Centro Storico, l’ufficio stampa è di Maria Rosaria Voccia mentre l’allestimento è di Pasquale Cicalese e Aniello De Luca.

Il suo debutto artistico risale allo scorso anno, al Pan di Napoli, i cui “elaborati alimentari”, come lui stesso li definisce, sono stati riproposti e con successo a Salerno. Gli elementi che l’attore-artista manipola sono: la mollica di pane bianca o integrale, prevalentemente, il curry, la paprica, il prezzemolo, per non dire l’argilla, tutti ingredienti naturali di pura marca mediterranea.

Quasi tutti da bambini, a tavola, mentre si aspettava la minestra, abbiamo giocato a far palline di pane a dargli una qualche forma, ispirata al nostro mondo infantile, ebbene Paolantoni ha fatto di più, ha lavorato il pane fino a ridurlo in tanti piccoli quadretti, che sono diventate le significative tessere dei suoi sorprendenti mosaici. Nei suoi quadretti, che hanno la faccia di San Gennaro, la bombetta di Chaplin, il viso tondo di Betty Boop, l’espressività urlata di Munch, tra quelli esposti e che Paolantoni, in modo divertente reclama appartenere alla corrente del “quadrettismo”, si scorge una sottile denunzia al racket del pane. Lui dell’elemento essenziale, fatto di acqua e farina impastata, ne propone un consumo etico, spinto dalla federazione Pol.i.s Unipan di cui è autorevole testimonial. La mostra ha un che di naif, un’ingenuità di fondo, una volontà di voler essere più che apparire, una spiritualità tangibile più che immaginaria, esigenza prioritaria per Lui, al giro di boa dei sessanta. La risata divertente e spensierata provocata dai suoi monologhi, qui è assente, per perdersi nell’immagine azzurra del Vesuvio. “E luce fu”, questo il titolo della vernissage, aria nuova e pelle nuova per la maturità umana e professionale da lui raggiunta.

Maria Serritiello

Numeri da Serie A per la prima della Salernitana in B. Non poteva cominciare meglio il percorso della squadra guidata da Vincenzo Torrente, tornata a giocare nella serie cadetta dopo una grande stagione in Lega Pro. Bella gara anche per i biancoverdi dell'Avellino, partiti bene e quasi sempre in partita, tranne quando l'undici di mister Tesser si è buttato all'arrembaggio in avanti per recuperare il gol di svantaggio. E pensare che il match si era messo subito bene per gli ospiti, con un gol al primo minuto firmato da Ciccio Tavano ma da posizione irregolare. L'ex Empoli si arrabbia quando Chiffi di Padova gli annulla la rete. O meglio, quando si accorge che l'arbitro aveva fermato il gioco poco prima del suo tiro. Non aveva sentito il fischio: colpa del troppo “caos” proveniente da una curva strapiena. Subito però i granata ribaltano la situazione, e al terzo Gabionetta prende il palo alla destra di Frattali. E dopo tanto gioco da parte di entrambe le formazioni, con un tiro di Trotta al settimo finito alla sinistra dell'estremo difensore salernitano e una facile parata di Frattali un minuto dopo su tiro di Eusepi, all'undicesimo il brasiliano Gabionetta porta in vantaggio la squadra di casa: contropiede, Sciaudone sulla fascia destra si fa prima parare una conclusione, poi in rovesciata mette in mezzo, la difesa allontana come può e il dieci salernitano, con una gran girata al volo, colpisce il palo interno e insacca. 1 a 0 all'12esimo per i padroni di casa. Dura poco, però. Solo tre minuti, e Trotta rimette il punteggio in parità. Errore di Strakosha su tiro insidioso di Zito e l'attaccante irpino ribadisce in rete. 1 a 1 al 15esimo. Partita ancora equilibrata fino al gol annullato a Donnarumma al 22esimo per fuorigioco. Con l'andare della partita il ritmo, estremamente serrato fino a quel momento, va un po' scemando. Inevitabile alla prima di campionato, quando molti degli atleti scesi in campo si sono aggregati alla squadra soltanto negli ultimi giorni, in chiusura di calciomercato. Ma resta un bel match, equilibrato e corretto. Al 40esimo il direttore di gara non fischia rigore per i padroni di casa: Colombo cade in area e protesta, ma secondo Chiffi l'azione difensiva non è irregolare. Finisce il primo tempo al 48esimo e 40 secondi, dopo un cospicuo recupero. Al ritorno in campo Coda, ex Parma, sostituisce Eusepi che, nel finire della prima frazione, si era fatto male. Parte meglio l'Avellino, che con un tiro di Gavazzi da due metri impensierisce non poco Strakosha, che con un colpo di reni manda di pugno in angolo. Al settimo altra sostituzione per i granata: entra Moro, esce Sciaudone. Ma è proprio nel momento migliore dell'Avellino che l'undici di casa torna in vantaggio: al 56esimo verticalizzazione per Gabionetta. Il brasiliano stoppa di petto, finta il tiro con il destro, torna sul sinistro e a giro la mette dove il portiere avversario non può arrivare. 2 a 1 per la Salernitana. Tesser allora tenta la carta Mokulu, che al 13esimo entra per un non brillante Tavano. Ma è ancora Gabionetta che monopolizza l'attenzione del pubblico con un gran lavoro da terzino. Perde però palla (forse subisce fallo) e rischia di mettere nei guai i suoi: Trotta entra in area e la butta dentro, Strakosha fa quel che può (non benissimo) ma la palla viene comunque liberata dalla difesa. Ancora da terzino Gabionetta verticalizza, costringendo il portiere avversario ad uscire fuori dall'area. La prende a metà strada tra il petto e il braccio. Proteste da parte del pubblico e di alcuni giocatori della Salernitana ma il gioco prosegue. Al 18esimo l'ottimo Zito (il migliore della gara per gli irpini) tenta di sorprendere il portiere direttamente da calcio d'angolo, ma non ci riesce. Al 19esimo Gabionetta paga la troppa verve e si accascia al suolo con il bicipite femorale della coscia destra che gli tira. Torrente lo sostituisce con Troianiello. La partita continua con lo stesso copione. Avellino che ci prova e Salernitana che si difende e quando ha palla tenta di tenerla o, in alternativa, di approfittare dello sbilanciamento momentaneo in avanti degli avversari. Tendenza che si accentua nel finale. Gli ospiti si fanno più pericolosi ma soffrono i contropiede dei salernitani, che trovano il 3 a 1 grazie ad un capolavoro di Donnarumma che fa quel che vuole sulla sinistra, mette in area per Troianiello che, da solo, trafigge il portiere. La partita finisce al 50esimo inoltrato. Salernitana prima a tre punti insieme a Livorno, Trapani, Cesena, Perugia, Bari, Pro Vercelli e Vicenza. La prossima si gioca sabato 12 settembre a Brescia.

Salernitana – 4-3-3

Strakosha, Franco, Lanzaro, Colombo, Schiavi, Bovo, Pestrin, Sciaudone (Moro, 8'st), Donnarumma, Eusepi (Coda, 1'st), Gabionetta (Troianiello, 22' st).

(Ronchi, Pollace, Empereur, Trevisan, Rossi, Perrulli).

Allenatore: Vincenzo Torrente.


Avellino - 4-3-1-2

Frattali, Nitriansky (Giron 23'st), Biraschi (Nica 34'st), Rea, Visconti; Zito, Arini, Gavazzi, Insigne, Trotta, Tavano (Mokulu 14'st).

(Offredi, Chiosa, Bastien, D’Angelo, Soumarè, Jidayi).

Allenatore: Attilio Tesser.

Arbitro: Daniele Chiffi di Padova.

Gol: Gabionetta (12'pt), Trotta (15'pt); Gabionetta (11'st), Troianiello (45+5'st).

Ammoniti: Visconti, Moro, Colombo, Mokulu e Schiavi.

Arnaldo Iodice

LAPILLI Locandina campanile di ogliaraSi è conclusa lo scorso 28 agosto, iniziata il 17, la bella esperienza della piscina gonfiabile, per i bambini di Ogliara dai 5 ai 12 anni, messa su dall’Associazione “Il Campanile” della frazione alta di Salerno. Un’utile iniziativa, al suo secondo anno, che ha permesso a tanti bambini, al costo simbolico di 10 euro, di trascorrere giorni di benessere e di sano divertimento. Il mare di Salerno che da Ogliara si vede in tutto il suo splendore e scorci assolati l’evidenziano da svariati punti, non è abbastanza, per cui l’associazione “Il Campanile”, che attivamente è presente sul territorio, basti ricordare il successo ultimo dell’infiorata di giugno, ha pensato di far divertire i più piccoli.

Dalle 9, 30 alle 12, 30 e dalle 15,30 alle 17,30 i bambini di Ogliara sono stati animati da: Rossella, Luigi, Domenico, Erika, Stella, Andrea, Antonio, Giovanna, Davide ed Elena, a nuotare, giocare, divertirsi e a “R…Estate giovani”, come recita la locandina che ha pubblicizzato l’evento. L’iniziativa, oltre alle nuotate in piscina, si è avvalsa di giochi in acqua, tornei di calcio, su di un mini campetto di erbetta sintetica ed ancora tornei di calcetto, calcio balilla e ping pong, non trascurando i giochi da tavola e tanta buona musica.

Non è mancata neanche la festa conclusiva, del 30 agosto scorso, che ha sancito il successo dell’iniziativa, con un sostanzioso buffet preparato dalle stesse mamme dei bambini partecipanti. I piccoli, poi, si sono cimentati in canto, ballo e recitazione ed anche partecipato alla prima edizione della “Corrida per bambini”. Lo spettacolo è stato presentato da Veronica e dal parroco, della chiesa Santa Maria e San Nicola di Ogliara, Don Giuseppe Greco, parrocchia a cui fanno capo i volenterosi giovani del Campanile, a cui va il nostro plauso.

Maria Serritiello

LAPILLI PC130005Qualche tempo fa nell’ inverno, in un giorno grigio e pieno di pioggia, vado a trovare, dopo aver preventivamente preso appuntamento, Mario Carotenuto, il Maestro. L’artista salernitano al telefono è molto gentile, anzi è contento di fare quattro chiacchiere e mi aspetta per le 12,00. Mario Carotenuto, classe 1922, abita nelle vicinanze del duomo di Salerno, in una zona discosta ma in centro, a scarso traffico, circondata da chiese come quella sconsacrata di Sant’Apollonia, di San Michele, di San Benedetto, con il distretto militare, ormai disabitato, dove soggiornò Ildebrando di Soana, Papa San Gregorio VII ed il Museo Archeologico Provinciale. E’ lui stesso ad aprirmi la porta, ad introdurmi nel suo studio, quasi fossi una persona di famiglia, senza formalità, nella più spontanea semplicità. Ed ecco l’ambiente dove lavora e crea, un guazzabuglio di oggetti, libri, quadri (i suoi), statue, corone, santini, madonne, presepe, campane di vetro, ex voto, arazzi, farfalle, colori, tubetti iniziati e sparsi, tutto a coprire le pareti, a strabordare dai mobili, ad ammassare il tavolo, la scrivania e perfino le sedie. Un luogo unico, illuminato da una finestra ed un balcone, dai quali riverberi di luce patinano le mille cose stipate. Qui la città s’immagina, il passo è lento ed i rumori sono ovattati, qui regna l’arte, la pittura del Maestro Mario Carotenuto.

(N.d.R. Il testo da me raccolto è come il Maestro ha risposto alle domande, non ho cambiato nulla, infatti nello scritto aleggia il sonoro della sua voce. )

- Se non avesse fatto il pittore cosa le sarebbe piaciuto fare?

- Vengo da una certa età e provengo da un certo ambiente, le famiglie allora avevano i loro sogni che cercavano di riversare sui propri figli. Io era destino ad essere un professore di lettere, questo avveniva non solo perché loro così volevano ma anche perché al liceo ho vinto un concorso di prosa latina. Da studente scrivevo in latino, sono stato il terzo in Italia ed avendo fatto questo, fu una specie di battesimo per me e tutti pensarono che avrei fatto il professore di lettere, io invece pensavo di fare il pittore. Era un sogno mio, cercavo di nascondere questa passione, di reprimerla perché ero convinto che se mi fossi messo a fare il pittore non avrei più studiato. Con molta responsabilità misi pennelli e colori da parte e cercai di studiare solamente il latino. Diventato adulto al momento di dover scegliere ho deciso di fare il pittore, per la vita comune e per il sostentamento ho fatto il professore di disegno, una cosa che era più vicina a quello che volevo fare. Abbandonando completamente le lettere mi sono dedicato all’insegnamento.

 Com’ è stato il suo rapporto con gli studenti?

Un buon rapporto, a me la scuola come organismo non piaceva, perché avevo orari, era un po’ limitativa ma il rapporto con la scolaresca è stato ottimo, ho cercato di essere un buon insegnante tanto è vero che quando incontro i miei ex alunni, loro dicono che sono stato un buon insegnante. Ho fatto l’insegnante per vivere di pittura, fui costretto ad intraprendere una professione utile che mi servisse e che mi desse un sostentamento.

- Qualche suo alunno è diventato noto?

Non credo. Grossi impiegati, delle personalità sono diventati capo uffici, qualcuno è diventato poeta, scrittore, critico d’arte. Sono stato insegnante di De Silva e Sabino Bignardi.

-L’infanzia maestro

La mia infanzia è come l’infanzia di allora, mio padre era insegnante di musica, mamma insegnante di scuola elementare, da che avevo 4 anni sono stato messo vicino ai libri. Ho ho imparato a leggere a 4 anni, e disegnavo pure a quell’età lì, sono stato precoce non mi sono accorto che doveva esserci per imparare a scrivere e a leggere, il passaggio dal non leggere a leggere io non lo ricordo proprio, per me è stato naturale, mia madre mi portava a scuola a 4 anni quindi io già a 4 anni avevo l’idea della scuola ed imparavo anche perché a volte i bambini sono precoci e io lo ero

E le farfalle nella sua pittura?

Le farfalle sono state una cosa accidentale non c’è niente di eccezionale. Siccome ho insegnato nel Cilento anzi a Padula, nelle mie passeggiate in campagna raccoglievo farfalle morte che regolarmente disegnavo e ad un certo punto ho pensato: perché le farfalle morte non le faccio vive? Ho cominciato a guardarle e a studiarmele non come entomologo ma solamente gli elementi della loro fragilità, della loro grazia   e velocità e forse rappresentavano nella loro essenza la brevità della vita, tutto quello che nella vita è bello finisce. Questo significato non l’ho dato io, prima i fiamminghi e poi anche il seicento dell’arte italiana e quadri caravaggeschi in cui ci sono farfalle.Non è un simbolo mio ma un simbolo che ho preso dalla storia dell’arte.

La farfalla uscita dal bozzolo non può rappresentare Lei che si è potuto dedicare alla pittura?

Siamo prima larva e poi farfalla è la vita che ci porta verso le conoscenze che è questa specie di volo

Un ricordo particolare

Un ricordo particolare della mia vita è forse quando la sera del giugno 1940, stavo a scuola, perché allora si facevano i corsi pomeridiani di ginnastica al liceo di Nocera, il preside mi chiamò e mi disse: “tu sei stato scelto al concorso di prosa latina”, per cui io e il liceo di Nocera avemmo questo onore. Naturalmente il momento più bello fu quando andai a casa, la sera tardi nel dirlo a mia madre. Lei era già a letto e quando le dissi di aver vinto il concorso di prosa latina, tocco terra e la baciò. Mia madre dette valore alla fortuna non alla mia capacità.

C’è qualche opera di cui non è soddisfatto?

Questa è una domanda che non si fa ad un pittore, di tutte le opere non sono soddisfatto, l’artista vero non è mai contento di ciò che crea. A volte passano anni e di un quadro si riescono a vedere delle cose belle, mentre lo creo io vedo solo la difficoltà i difetti quello che non è riuscito ma il bello non riesco a vederlo. Solo dopo anni quando il quadro l’ho dimenticato, riesco a vedere le cose buone.

Il presepe

Il presepe è un inciampo della mia vita, vengo da una civiltà in cui il presepe era molto praticato specialmente quello di carta a me piace quel presepe lì, quello di carta con i pastori di creta piccoli, è rimasto dentro di me come un sogno tant’è vero che quando è natale io faccio un presepe piccolo qui su questo mobile, con i pastori di creta. Ho comprato dei pastori dell’ottocento a Napoli e faccio sempre il presepe. A me piace il presepe come atto religioso, di fede, se vogliamo come desiderio di rappresentare un avvenimento. E’ la storia più bella dell’umanità, c’è una storia più bella di questa? No.

Maestro la scena sulla sinistra appena si entra nella Sala San Lazzaro del duomo, che fa parte del Presepe dipinto, suo capolavoro, rivela il suo concetto della famiglia?

E’ il concetto della nostra famiglia, quella meridionale, io vengo dai paesi dell’Agro, Angri, Sant’Antonio Abate, quando sono venuto a Salerno ero già adulto. La mia infanzia è quella lì, quel tavolo, quel buffet, quella cucina che s’intravede, quel prese di carta messo lì nell’angolo, quella è proprio la nostra vita.Io ho immaginato che ci fosse mia nonna, mio nonno, ma sono i familiari di un amico , come io avrei voluto che fosse ma non era proprio così, mio padre era musicista, mia madre preoccupata pe sti figlie ca teneva e faceva l’insegnante elementare.

Quanti ne eravate?

Eravamo 5 figli e loro due. C’era questa specie di lotta per la vita, per mantenere questi ragazzi, mio padre non è che avesse voglia di fare il presepe, comprava i pastori e li metteva là. E’ una cosa che ho visto fare agli altri, non era la mia famiglia, non avevo i nonni in casa, i nonni sono belli, fanno focolare, non so se oggi è così.

Intervistatrice : Fanno i baby sitter Maestro, ancora meglio, servono di più

Le piace Salerno in progress?

Si, mi piace molto. Salerno è una delle più belle città d’Italia Una volta stavo a Venezia, con amici veneziani, ero andato a vedere la Biennale e parlavo della bellezza di Venezia, una delle più belle città del mondo, uno di loro mi domandò <<tu di dove sei?>><<Sono di Salerno>> <<ebbene, tu sei di una delle città più belle d’Italia>> Lo disse lui. Secondo me, è vero, è una delle città più belle d’Italia e oggi è mantenuta anche bene, c’è un fervore particolare. Alcune città, paesi sono come se avessero la polvere, Salerno no, è sempre spolverata, viva, pronta agli avvenimenti, ad accogliere. Questo naturalmente lo dobbiamo anche al sindaco, Vincenzo De Luca (allora, oggi governatore della Campania), all’amministrazione che è molto previgente

Posso chiederle come vede la politica attuale?

R Io di politica non m’interesso, vengo da un periodo che non si praticava, noi eravamo fascisti e quindi fascisti e basta, ma vengo anche dalla grande democrazia cristiana, dal grande partito comunista. Questi attuali sono tutti piccoli, piccoli, rispetto a De Gasperi, rispetto ai grandi Nenni, Togliatti, questi qua sono allievi degli allievi. L’ultimo, più o meno, Bertinotti, logicamente Andreotti, una grande personalità, nel bene e nel male. Io ho conosciuto molto bene Cacciatore, socialista salernitano, ho fatto un viaggio a Roma. Ho conosciuto Amendola. Giorgio Amendola è venuto nel mio studio, sono persone di grande,  livello. Amendola era anche un conoscitore d’arte, una persona sensibile. Io sempre curioso ad un certo punto gli chiesi << Ma vuie ce crerite?>>e lui <<Che domanda mi fai, io ti domando se sono onesto, ti dico non lo so.>> Certo poteva dirmi che essendo ateo, ma lui fu onesto mi disse “non lo so, non posso darti una risposta”. Queste erano le grandi personalità, ma che adesso non ci sono più. Mi voleva fare anche una recensione per una mia mostra poi non se ne fece nulla, io non avevo niente di pronto.

Ha frequentato le personalità in vista di Salerno? 

Si, mi è successo di contattarle data la mia posizione a Salerno di pittore preminente, quindi li ho conosciuti quasi tutti quanti, ho conosciuto per esempio D’Arezzo, Menna, ho conosciuto Cacciatore, Granati, ho conosciuto tutti i partiti, naturalmente non mi sono iscritto a nessun partito, ma la mia simpatia era per la sinistra.

Perché, innanzitutto la sinistra mi sembrava abbastanza giusta in quel periodo lì e poi perché tutta la cultura italiana era di sinistra dovunque andassi, naturalmente andai a Roma mi trovai in un ambiente di sinistra, il sindacato nostro era di sinistra. La democrazia cristiana ha sbagliato non si è appropriata della cultura quello ha fatto male.

  E dell’intellighenzia salernitana sparsa nel mondo?

Abbiamo avuto delle belle teste, abbiamo avuto Alfonso Gatto, Aldo Falivene, scrittori di grande qualità, mo’ teniamo Diego De Silva che è a livello nazionale e che a me piace moltissimo, perché è giusto, è semplice ed è moderno, poi conosco Massimo Bignardi che come critico d’arte storico è molto bravo. No Salerno non è male, ho conosciuto Menna Filiberto, Angelo Trimarco, la moglie. Non sono contro nessuno, perché ciascuno ha il suo ambito, ciascuno ha la sua coltura e ciascuno difende la sua cultura, naturalmente faccio una pittura che era tollerata da Filiberto Menna, però lui disse: “guarda tu sei così e così devi rimanere, sei semplice e sei tu.” Lui era per l’astratto per il concettuale a cui faccio, per carità, tanto rispetto per il suo modo di vedere la vita e l’arte, però lui disse “tu sei così e “sì buone, basta che sei preminente e non t’illudi e questo è importante”. Conosco molto Rino Mele, è una persona molto in gamba, il mio studio è aperto a tutte queste personalità che ho l’onore di ricevere.

Maestro e Peppe Barra?

E’ quasi un fratello, ogni tanto ci telefoniamo con grande affetto perché io ho conosciuto la mamma, siamo stati amicissimi, io sono stato a Procida, loro hanno una casa a Procida. Proprio un fratello per me.

Progetti per il futuro?

Sapete alla mia età, non è che se ne fanno molti di progetti, uno è vecchio. Come progetto subito, non ce l’ho sottomano, ho dei quadri in programma, delle cose da fare, logicamente per ognuno di noi, la vita è un progetto, se no non c’è vita, questo è un fatto ovvio, voglio sviluppare la mia idea del sacro perché ho da grande ho frequentato molto la pittura sacra, anche perché come soggetto il sacro, specialmente per noi meridionali sta dappertutto, gratta, gratta esce il sacro come devozione, come superstizione, come timore, come speranza, è tutto, il sacro è un fatto importante, naturalmente non è il sacro delle devozione ma il sacro come idea dell’aldilà, dell’altro, tutti quanti  speriamo ci sia l’aldilà, la nostra vita si rispecchia in una vita possibile chissà altrove. Questo ci dà forza pure, o no? Sennò tutto muore con noi.

Grazie Maestro è stato gentilissimo.

Ma di che signora, non mi capita sempre di parlare e di cose che fanno parte dell’ambito culturale. La vita normale comune non ci porta a questo, noi siamo presi dalla banalità del vivere, sostentamenti, i soldi, la propria importanza, l’interesse per le cose, il linguaggio così, arte per l’arte è difficile.

Poi si capovolge il colloquio ed è lui che mi chiede:

Voi che mestiere fate?

Facevo, ho fatto l’insegnante d’italiano nella scuola media.

Soddisfatta la curiosità continua “Io sono rimasto attaccato all’insegnamento non tanto per la scuola in sé, perché la scuola è un poco barbosa, ma per il contatto con le persone, gli alunni è più quello che vi danno che quello che ricevono. E mò che fate scrivete ogni tanto?”

Gli rispondo divertita che si scrivo e mi piace che adesso è lui a fare le domande a me. 

Maria Serritiello

LAPILLI peppe barraCosì scrive Peppe Barra, su di un lato di cartoncino azzurro, sull’altro la sua immagine a mezzo busto, in omaggio al pubblico, accorso al suo concerto, per i 30 anni del Teatro dei Barbuti di Salerno.

“…c’è voluto l’amore di Peppe Natella per dare vita ad un fenomeno culturale durato trent’anni. Era un lontano agosto del 1983 quando fu inaugurato appunto il Teatro dei Barbuti che ha funzionato e continua a rappresentarsi come punto di riferimento importante di una città attenta alla cultura come Salerno…”

E dopo il dovuto riconoscimento per chi si è prodigato e lo fa tutt’ora a che il Teatro dei Barbuti, detto così dalla zona longobarda del centro storico della città, vada avanti, anche senza aiuti se non quelli e solamente dell’Amministrazione Comunale, l’aedo Barra si rivolge ai giovani

 “…vedere questo brutto sole nero che calcifica le menti e l’anima di parecchi giovani è il peggiore dei supplizi; è triste vedere piccoli e stupidi icari volare nel cielo della banalità e del cattivo gusto… Concludo augurando ai giovani che l’esempio del Teatro dei Barbuti possa insegnare che la bellezza esiste soltanto quando una bellezza interiore ed il lavoro la esorcizzano e lottano contro la sua distruzione”

Ecco Peppe Barra, l’artista unico di un genere che tocca le corde più profonde, le popolari, ma raffinate e colte, per essere il tracciato di chi ci ha preceduto, cui la mia generazione (ndr) si è trovata a scoprire, ci rende, con il suo scritto, una lezione di stile e di laboriosità senza fine.

Il 22 agosto scorso la serata ai Babuti inizia con l’assegnazione del Premio Perrotta 2015 al Maestro Mario Carotenuto, un valore in assoluto tra gli artisti salernitani e tra quelli nazionali, che lo stesso Peppe Barra, storico suo amico, premia, per continuare con il concerto dell’artista procidano.  Lui sempre lo stesso, con gli anni che avanzano, 71 dichiarati, capo coperto, vestito color porpora, nel cambio poi nero, porta in scena con il suo corpo la musica, essendo egli stesso dentro ad essa. Il ritmo, arrangiato da cinque valenti musicisti, si propaga e la voce possente dai tanti registri di Peppe ghermisce benevolmente i presenti. In sequenza si ascoltano: Lu vasillo, di un anonimo dell’800 e Vasame di Enzo Gragnaniello, poi, in omaggio a Bob Marley, la sua (No Woman, No Cry) l’ha mutata in «No, nun chiaggnere chiù». Una versione, la sua, di grande impatto sia per l’incomparabile forza della voce che per la rabbia impressa nel canto. Divertente, invece, “la Pansé” di Rendine Pisano, maliziosamente divertente, come il racconto dell’innamoramento di una “cacatella e di uno strunz” ovvero “Idillio‘e’mmerda” di Ferdinando Russo. Si torna ad essere colmati di musica, di suoni gutturali, di voce estesa e tesa fino all’inverosimile con il “ Uallarino”, ovvero il tacchino, trasformazione tutta napoletana del’inglese “young turkey” ed ancora, un blues lento ed isterico lo “Shampoo” di Gaber, per essere trasportati nella poesia pura e nella malinconia più struggente con “Cammina, Cammina” di Pino Daniele, un suo personalissimo omaggio e un dono per chi lo ascolta, ma ecco che si siede, l’ha sempre fatta seduta ed anche questa volta, la “Tammurriata nera”, con musica di E .A. Mario e  testo di Edoardo Niccolardi. Quando il ritmo diventa frenetico e lui grida “Fuie Carmelì, fuie”, i brividi di quell’onta sulle donne si sente ancora nelle  carni. Questo è Peppe Barra capace di farci entrare, con le sue interpretazioni dal di dentro delle stesse emozioni che canta. Ci saluta con “Uocchie c’arragiunate” per ricordare l’insostituibile madre, Concetta Barra, il suo incipit di uomo e di artista.

Maria Serritiello

LAPILLI enzo avitabile e i bottariGiovedì 27 agosto alle ore 21:00, in Largo Marina di Cetara, si terrà il concerto di Enzo Avitabile con “I Bottari di Portico”. Un appuntamento d’eccezione con la musica che conferisce un particolare lustro alla programmazione estiva del borgo marinaro, fortemente voluta dall’amministrazione guidata dal sindaco Secondo Squizzato e dall’assessore alla Cultura, Angela Speranza, che ha così commentato la scelta di offrire ai turisti e ai cetaresi il concerto gratuito di Avitabile: “La stagione estiva cetarese è stata contrassegnata da tantissimi eventi che hanno incontrato il gusto di tutti i target: abbiamo offerto una programmazione varia e di alto profilo: dal teatro alla musica, alla gastronomia, alla poesia ai percorsi culturali. Il nostro impegno è sempre stato massimo e ci sembrava giusto chiudere l’estate con un artista di questa levatura”. Il concerto si preannuncia “caldo”, con Enzo Avitabile al sassofono tenore e voce; Gianluigi Di Fenza alla chitarra; Raffaele D’Amico alla botte; Carmine Pascarella alla tromba; Antonio Bocchino al sassofono baritono; Gianpaolo Palmieri al basso; Diego Carboni alle tastiere; Mario Rapa alla batteria; Carmine Romano, capopattuglia; Massimo Piccirillo alla falce; Raffaele al tino; Francesco Stellato al tino; Salvatore Guida al tino; Raffaele D’Amico alla botte. I numerosi musicisti che saranno sul palco promettono una fusion straordinaria, in cui la musica folk è arricchita dal suono prodotto dai percussionisti  con botti, tini e falci: strumenti insoliti per la musica che cadenzano gli antichi ritmi processionali. D’altra parte Avitabile ha sempre avuto una naturale predisposizione alla contaminazione con musicisti sia “istintivi” sia molto raffinati con una consolidata notorietà di interprete di soul-blues partenopeo e collaborazioni, per citare alcuni nomi importanti della sola musica nera, con James Brown, Tina Turner, Richie Havens, Afrika  Bambaataa e Randy Crawford. Ad aprire il concerto di Avitabile sarà il gruppo musicale “I Medina Band” alle ore 20,30. L’evento è stato organizzato anche grazie al contributo di Olitalia, Antonio Amato e delle attività commerciali, i ristoratori e i B&B di Cetara. Si può raggiungere Cetara via mare con i traghetti da Salerno (molo Masuccio) alle ore 20,00 e 20,30, con ritorno alle ore 00,30. Partenza anche dal porto di Maiori per Cetara alle ore 20,30. Per chi giunge via terra, parcheggi disponibili a Cetara in via Corso zona Cannillo e parcheggio comunale in piazza M. Nicoletti. Ingresso gratuito.

LAPILLI 4MAIORI (SA) – Mercoledì 19 agosto nella straordinaria cornice della Costiera Amalfitana si è aperta ufficialmente la rassegna nazionale dell’editoria “Un Libro sotto le Stelle” curata dall’Associazione Meridiani con il patrocinio del Comune di Maiori con la presentazione del libro <<Religiose, militari e piedi difficili>> (Giammarino Editore) di Manlio Santanelli, drammaturgo italiano. Ieri è stato presentato il libro <<Ciro vive>> (Graus Editore) di Leardi Antonella, mamma di Ciro, intervistata dal giornalista Rai Gianfranco Coppola e dall’editore Gino Giammarino. Il lungomare gremito da numerosi turisti hanno potuto ascoltare la storia di Ciro Esposito dall’infanzia al giorno del drammatico incidente a Roma. I suoi 52 giorni di agonia al Policlinico Gemelli raccontati dalla madre vissuti da tutta la famiglia ed il racconto della vita di Ciro ed il suo dramma vissuto da diverse angolazioni. Nell’arco della serata gli artisti Claudio e Diana si sono esibiti con il brano “Terra mia”.

Grande attesa per stasera per la presentazione dei libri <<La strada dritta>> e <<Il lancio perfetto>> (Mondadori Editore) di Francesco Pinto, direttore della sede Rai di Napoli.

Sabato serata gastronomica con la presentazione del libro <<Gli ingredienti di una vita>> (Alessando Polidoro Editore) di Ciro Salatiello, chef società sportiva calcio Napoli con la partecipazione delle giornaliste AV Kronos Valeria Grasso e Simonetta De Chiara Ruffo e dello scrittore e giornalista Peppe Iannicelli.

Domenica esordio di Gianluca Ales, inviato estero di Skytg24 con la presentazione del libro <<Una notte sbagliata>> raccontato dal giornalista Pietro Pizzolla.

Lunedì conclusione della manifestazione affidata al consulente giuridico del Ministero Affari Esteri Giovanni Tartaglia Polcini con la presentazione del libro <<231 E USURA tra responsabilità bancaria e abuso del contenzioso>> (Plenum Editore) con la partecipazione della giornalista Rai Annalisa Angelone.

<<Obiettivo della Manifestazione – come dichiarato da Alfonso Giarletta organizzatore dell’evento – è quello di creare momenti di incontro e riflessione sulla letteratura e sui grandi temi sociali. Dunque per sei giorni la Costiera diventa sede di dibattito, un laboratorio di idee e di confronto con il Pubblico. Ogni giornata è dedicata ad uno o più argomenti tesi a mettere in evidenza realtà creative capaci di sviluppare economia e cultura>>.

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