Cronaca

Sabato 25 giugno, nella Basilica mariana, il Cardinale Edwin Frederick O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine, presiederà il rito solenne

Foto Santuario Pompei 250Sarà il Cardinale Edwin Frederick O’Brien, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a presiedere, sabato 25 giugno, nella Basilica del Santo Rosario di Pompei, la cerimonia d’investitura di Cavalieri e Dame dell’Ordine.

Durante il rito, riceveranno l’investitura cinquantuno Cavalieri, tre Dame e undici Ecclesiastici. Tra questi, monsignor Salvatore Angerami, Vescovo Ausiliare di Napoli e monsignor Sergio Melillo, Vescovo di Ariano Irpino–Lacedonia, che avranno la dignità di Grande Ufficiale. Quindici saranno le promozioni di Cavalieri e Dame al grado onorifico superiore.

La cerimonia sarà seguita dalla santa Messa, concelebrata da monsignor Antonio Franco, Arcivescovo Tit. di Gallese, Assessore dell’Ordine, monsignor Beniamino Depalma, Vescovo di Nola, Gran Priore della Luogotenenza, monsignor Tommaso Caputo, Arcivescovo di Pompei, Priore della “Sezione Napoli - Beata Vergine del Rosario”, e monsignor Orazio Soricelli, Arcivescovo di Amalfi–Cava, saranno presenti il Cav. di Gran Croce Gen. Giovanni Napolitano, i Presidi, i Delegati, i Cavalieri e le Dame di tutta la Luogotenenza, che comprende Campania, Calabria e Basilicata.

Venerdì 24, invece, si svolgerà la “Veglia delle Armi e di Preghiera”, durante la quale i prossimi Cavalieri e Dame sottoscrivono all’altare la promessa con cui assumono l’impegno solenne di servizio e di carità verso la Chiesa e la Terra Santa, oltre che di comportamento cristiano esemplare.

L’OESSG è stato fondato nel 1099, subito dopo la liberazione di Gerusalemme. Goffredo di Buglione affidò ad alcuni Cavalieri Crociati, costituitisi in Corpo, l’onore della custodia armata e della difesa del Santo Sepolcro, con dovere di obbedienza al Patriarca di Gerusalemme. I Cavalieri del Santo Sepolcro, per distinguersi dagli altri crociati, assunsero l’emblema delle cinque croci purpuree a simboleggiare le cinque piaghe di nostro Signore Gesù Cristo. L’Ordine, retto oggi dal Gran Maestro, Cardinale Edwin O’Brien, si prefigge di rafforzare nei suoi membri la pratica della vita cristiana in assoluta fedeltà al Sommo Pontefice, secondo gli insegnamenti della Chiesa, sostenere ed aiutare le opere e le istituzioni della Chiesa Cattolica in Terra Santa.

Il Premio MISS CHEF®  è approdato in Uzbekistan per la prima volta insieme alla “Settimana della Cucina Italiana” ad opera dell’Istituto alberghiero “Galileo Ferraris” di Caserta ottenendo grande successo.

 

LAPILLI misschefinuzbekistan2016n.1MISS CHEF® (www.misschef.net)- la prima competizione internazionale tra alcune delle migliori Chef Donne italiane professioniste, ideata da Mariangela Petruzzelli, giornalista e autrice tv anche Rai, di origine lucana- è approdato in Uzbekistan, accogliente e bellissimo paese dell’Asia Centrale, ottenendo grande successo e consensi grazie al fatto di essere partner cardine dell’evento internazionale “Settimana della Cucina Italiana”, svoltasi dal 26 maggio al 2 giugno scorsi, a Tashkent, capitale uzbeca, che ha visto come eccellenti protagonisti alcuni ragazzi allievi dell’Istituto Statale Alberghiero “Galileo Ferraris” di Caserta guidati magistralmente da tre dei loro insegnanti –Daniela Giacquinto, docente di lingue straniere, Pasquale Claudio Raccio, chef e docente del corso di cucina, Nicola Visca, docente barman-maitre. L’evento è stato organizzato dalla preside dell'Istituto Alberghiero “G. Ferraris” di Caserta, Antonietta Tarantino, dal Consolato onorario della Repubblica dell'Uzbekistan in Caserta per la Campania e il Molise, dal Miran International Hotel di Tashkent, col supporto dell'Ambasciata Italiana a Tashkent, Ambasciata dell'Uzbekistan a Roma e Uzbekistan Airways. La delegazione è stata coordinata dal Console onorario della Repubblica dell'Uzbekistan, avvocato Vittorio Giorgi e supportata dalla giornalista Mariangela Petruzzelli, producer e autrice di MISS CHEF®, presente in tutta Italia e da tre anni anche a New York. La missione in Uzbekistan ha avuto come finalità la promozione della cucina italiana, la formazione professionale e il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi. L’esperienza uzbeca per i ragazzi del “Ferraris” è stata molto importante avendo tutti loro collaborato, gomito a gomito, con professionisti uzbechi. Si è cucinato, con grande plauso, nella residenza dell’ambasciatore italiano in Uzbekistan, Riccardo Manara, a Tashkent durante la festa di gala, svoltasi il 2 giugno scorso, per celebrare la Repubblica Italiana, alla presenza di numerosi ambasciatori e diplomatici di altri paesi del mondo, esponenti  dell’Arma dei Carabinieri italiana, imprenditori ed autorità civili, militari e socio-culturali uzbeche ed internazionali. Il programma della “Settimana della Cucina Italiana” in Uzbekistan è stato ricco ed intenso. Nell’incantevole Miran International Hotel di Tashkent si è dato vita a vari eventi come la “Serata Pizza” e la “Cena di Gala Italiana” in cui sono stati offerti piatti tipici della tradizione nazionale e regionale.  I prodotti di eccellenza sono stati offerti da: Pastificio Pallante "Pasta Reggia", Pasticceria “Gargiulo” di Caserta, COLDIRETTI CASERTA e NAPOLI e Campagna Amica, Caseificio Paradiso di Pietramelara con la mozzarella di bufala dop, l’azienda di pomodori “Fiammante” e l’azienda “Agriconserve Rega di Striano” con i suoi saporiti pomodori San Marzano campani dop. Durante il Gran Galà e la festa del 2 giugno si sono tenuti i saluti ufficiali del console Vittorio Giorgi, della presidente di MISS CHEF® Mariangela  Petruzzelli e dell’Ambasciatore Manara. Durante la settimana uzbeca ci si è anche recati nell’affascinante città di Samarcanda, oggi sito Unesco; si sono  svolte lezioni di cucina nel Miran International Hotel rivolte alle signore uzbeche. L’ambasciatore Riccardo Manara ha ricevuto la delegazione italiana  per un pranzo socio-istituzionale nella sua residenza a Tashkent sancendo saldi ed orgogliosi rapporti. Durante la missione uzbeca il gruppo di italiani è stato anche intervistato da radio e tv nazionali uzbeche. Sull’esperienza, Mariangela Petruzzelli ha affermato: “La missione uzbeca ha gettato basi solide per dare vita a scambi tra MISS CHEF®  e alcune realtà imprenditoriali ristorative e ricettive uzbeche. Infatti, nel 2017 si realizzerà una puntata del format tv  MISS CHEF®   a Tashkent e nascerà la progettualità di creare un’accademia di cucina italiana firmata di MISS CHEF® dando così vita a  forme di import/export di prodotti agroalimentari e del design italiani. Ringrazio per tutto ciò lo stimato console Vittorio Giorgi e l’intera delegazione dell’Istituto Alberghiero “G. Ferraris” di Caserta che ha lavorato con preparazione ed entusiasmo portando alto il nome dell’Italia all’estero”.

Carlo Ginzburg, Igort (Igor Tuveri), Sergio Finzi, Armando Punzo e il duo RezzaMastrella (Antonio Rezza e Flavia Mastrella) sono i vincitori del Premio Napoli 2016. Nei mesi di ottobre e novembre saranno protagonisti di una serie di incontri tra scuole, carceri e piazze della città

La Fondazione avvierà in ottobre un progetto sulla cultura e gli immaginari legati al cibo, “Il (buon)gusto dell’innovazione”, coinvolgendo due quartieri di Napoli e realizzando un percorso di realtà aumentata (“foodwalk”) a Montesanto

Continua l’impegno nelle carceri con Napoli Dentro&Fuori: martedì 28 giugno i detenuti del Carcere di Secondigliano - a conclusione del laboratorio di poesia - si cimenteranno in un reading di poesie alla presenza dei propri familiari. Frutto del laboratorio sarà edito un volume di poesie scritte dai detenuti che verrà presentato in ottobre

La Fondazione Premio Napoli cambia sede: da Palazzo Reale si sposterà nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova, di proprietà della Città Metropolitana di Napoli

-----

LAPILLI David Lebro Gabriele Frasca Gennaro Carillo Piero SorrentinoAnnunciati i vincitori del Premio Napoli 2016 per la cultura e la lingua italiana. Si tratta di Carlo Ginzburg, Igor Tuveri (in arte Igort), Sergio Finzi, Armando Punzo e del duo  Rezza e Mastrella (Antonio Rezza e Flavia Mastrella). Giunto alla 62esima edizione, il Premio Napoli è il primo e unico riconoscimento italiano consegnato a personalità che si distinguono per il loro contributo alla lingua e alla cultura indipendentemente dalla produzione eminentemente letteraria.

Tra lezioni, esibizioni, discussioni letterarie e incontri promossi tra le platee più diverse e sempre animati dal gusto per la cultura come premessa di cittadinanza, la Fondazione si farà promotrice insieme ai vincitori di numerosi iniziative tra scuole, accademie, carceri, teatri e piazze della città nei mesi di ottobre e novembre.

In occasione della cerimonia di premiazione, prevista l’ultima settimana di novembre presso l’Auditorium Rai di Napoli, come da consuetudine la Fondazione Premio Napoli offre alla città uno spettacolo che vede coinvolto uno degli artisti insigniti (l'ingresso è gratuito). A esibirsi sarà il duo Rezza e Mastrella. Definito dalla critica come il più grande performer vivente, dissacratore e maestro di cinismo, Antonio Rezza metterà in scena uno dei suoi ultimi lavori realizzati insieme a Flavia Mastrella, scultrice con cui da decenni scrive e “disegna” lo spazio scenico. 

 “Quest’anno – afferma Gabriele Frasca, presidente della Fondazione Premio Napoli - è stato necessario assegnare un ex aequo, dal momento che le proposte della giuria hanno finito col convergere su autori ritenuti tutti meritevoli del riconoscimento. Quello che mi ha maggiormente colpito è che durante la discussione è emersa forse la caratteristica fondamentale che accomuna uno storico come Ginzburg a uno psicoanalista come Finzi, e un maestro di fumetti come Igort ad autori teatrali, pur così dissimili fra loro, del calibro di Punzo e Rezza & Mastrella. E questa caratteristica, neanche a dirlo, è la capacità di narrare non con le scorciatoie dell'immaginario ma con la materia greve e irresistibile del reale. A compimento di un anno che la Fondazione ha vissuto interamente nell'impegno di portare la cultura nei luoghi di detenzione, che rappresentano il reale della malavita organizzata non l'immaginario delle fiction, il Premio Napoli per la lingua e la cultura italiana non poteva essere attribuito a nomi più adeguati e rappresentativi”.

Insieme a un premio in denaro, ai vincitori sarà consegnata “Partenope”, una “statuetta” opera del maestro Quintino Scolavino. Cura la comunicazione visiva delle iniziative del Premio Napoli la fotografa Monica Biancardi.

VINCITORI PREMIO NAPOLI 2016 - MOTIVAZIONI

Carlo Ginzburg. Con il suo lavoro Carlo Ginzburg ha completamente ricreato e riscritto la storiografia, non solo italiana, nel metodo e nelle forme della narrazione grazie a una ricerca fatta di sconfinamenti e aperture, di impareggiabile densità e profondità ma nello stesso tempo di invidiabile immediatezza. Le tracce che Ginzburg insegue servono a ricostruire un panorama culturale complicato entro cui tutti – donne e uomini, regnanti o popolari – agiscono: questo gli permette di individuare mentalità, credenze e storia materiale, intrecciando saperi, facendo confluire in una indagine inedita, attenta anche agli elementi del caso e alle componenti individuali, storia, antropologia, religione. Ginzburg ha inoltre centrato spesso la sua attenzione sugli scambi e le relazioni tra cultura alta e bassa, scegliendo come protagonisti popolani anonimi ma che si rivelano emblematici e paradigmatici per la comprensione dei cambiamenti di portata generale in atto.

Da I benandanti e Il formaggio e i vermi (Einaudi), che quest’anno compie quarant’anni, fino a Paura, reverenza, terrore (Adelphi), interamente dedicato alle immagini, in cui mette sapientemente a frutto il magistero di Aby Warburg.

Igor Tuveri (Igort). Il Premio è stato attribuito quale riconoscimento per la lunga attività di Igor Tuveri nella sperimentazione formale dei linguaggi del fumetto, cominciata negli anni ’80 con il gruppo dei Valvoline Motorcomics e proseguita attraverso il varo di riviste d’avanguardia che hanno rinnovato l’immaginario dei comics contaminandolo programmaticamente con una sofisticata rivisitazione delle arti figurative. Negli ultimi anni la sua ricerca lo ha portato a diventare un narratore sontuoso, attento alle diverse realtà del mondo, che ha restituito in opere memorabili quali “Quaderni ucraini” e “Quaderni giapponesi”, ma anche in testi dal grande impegno civile come il reportage grafico dedicato alla giornalista russa Anna Stepanovna Politkovskaja. Dotato di uno stile pittorico originalissimo, nel 1994 ha esposto i suoi fumetti alla Biennale di Venezia. Apprezzato in tutto il mondo, è da considerare uno dei più significativi comunicatori della cultura italiana al di fuori dei nostri confini.

Sergio Finzi. Il lavoro psicoanalitico di Sergio Finzi è stato caratterizzato da una pluridecennale esperienza ai tre livelli della teoria, della formazione e della cura. Insistendo sempre, sin dai tempi della fondazione della rivista “Il piccolo Hans”, su quanto l’esistenza sia determinata dai vincoli materiali, vissuti soggettivamente e collettivamente, e dopo aver riconosciuto la figura clinica della “nevrosi in tempo di pace”, in tempi più recenti Finzi ha indagato la questione dell’Alzheimer, svincolandola dai preconcetti dell’approccio farmacologico e organicista e interpretandola invece come grande questione della famiglia.

Sofisticato teorico, che ha contribuito alla migliore conoscenza in Italia dell’opera di Bataille e di Lacan, Sergio Finzi ha saputo tenere insieme le grandi prospettive della più sofisticata concettualizzazione e la pratica quotidiana dell’ascolto della sofferenza.

Armando Punzo. Attore, drammaturgo, regista e direttore artistico, che con la sua pluridecennale attività all’interno del supercarcere di Volterra e la sua forte e ferma idealità ha saputo dedicare la sua vita artistica agli uomini ritenuti per sempre perduti. Punzo ha realizzato  l’utopia del teatro come strumento per la trasformazione dell’uomo e per il suo riscatto e la sua liberazione da ogni forma di contenimento.

RezzaMastrella.  Antonio Rezza e Flavia Mastrella, un progetto che si è diviso in due e nel contempo sono due possibilità, spazio & gesto e tempo & parola che si riconoscono in una sola volontà. Trent’anni di lavoro in scena, che per loro significa definire un habitat e sottrarre le chiacchiere mettendole alla berlina, culminano in un libro Clamori al vento; un testo che raccoglie le intenzioni di una vita e cioè di rovesciare il non-detto del quotidiano nello spazio che non c’è. Un loro cortocircuito vale come una motivazione: "La parola è l’ultima spiaggia. Non a caso quando uno non sa cosa dire, dice una parola”.

La loro volontà è questa in definitiva: parlare solo quando non è lecito tacere e solo di ciò che hanno posto alle loro spalle (e alle nostre come un agguato) come un luogo comune, come una svista e una mancanza di disciplina.

NAPOLI DENTRO E FUORI

NapoliDentro&Fuori” è una rassegna di incontrielaboratori nei penitenziari di PoggiorealeeSecondigliano che la Fondazione ha promosso da gennaio 2016 in collaborazione con il portale NapoliClick, progetto editoriale del gruppo di imprese sociali Gesco, con l’obiettivo di coltivare il pensiero criticoestimolare la creatività delle persone recluse. Un laboratorio permanente di attività (rassegne cinematografiche, corsi di scrittura creativa, laboratori di poesia, lezioni di filosofia) con l’obiettivo di mettere in contatto laNapolidifuoricon laNapolididentro.

A seguito del laboratorio di poesia il prossimo martedì 28 giugno, alle ore 10, nel Carcere di Secondigliano i detenuti si cimenteranno in un reading di poesie alla presenza dei propri familiari. Frutto del lavoro compiuto negli ultimi mesi sarà inoltre edita un’antologia di testi dei “Poeti di Secondigliano”. Il volume sarà presentato in ottobre. 

Infine il 30 giugno, sempre nell’ambito della fase conclusiva delle attività legate al progetto “Napoli Dentro&Fuori”, il programma di Radio3 “Zazà” sarà registrato dal carcere di Secondigliano con l’intervento dei reclusi. La trasmissione andrà in onda domenica 3 luglio alle ore 15.00.

E’ importante che le istituzioni – sottolinea Gabriele Frasca - a Napoli e in Campania si facciano carico della popolazione carceraria perché tutto quello che facciamo per loro ricade inevitabilmente sulla città”. 

IL (BUON)GUSTO DELL’INNOVAZIONE

Un fantasma si aggira per l’Occidente un tempo opulento: il cibo, o per meglio dire: il “food”. Per interrogarsi sull’immaginario, sulle tradizioni nonché sulle ossessioni legate al cibo, la Fondazione Premio Napoli fa dialogare ricercatori, artisti e imprenditori nell’ambito del progetto “Il (buon)gusto dell’innovazione”. Al progetto collaborano Gennaro Carillo, docente di Storia del pensiero politico dell’Università Suor Orsola Benincasa, Carmelo Colangelo, docente di Etica e Filosofia Morale presso l’Università degli Studi di Salerno, Stefano De Matteis, docente di Antropologia Culturale presso l’Università degli Studi di Salerno, Maurizio Braucci, scrittore.

Il discorso sul rapporto tra cibo e innovazione, tradizioni locali e allucinazioni culinarie sempre più globali, verrà sviluppato non solo da esperti ma anche da testimoni del territorio. Al fine di rafforzare questo aspetto del progetto e, allo stesso tempo, per favorire il coinvolgimento dei cittadini, si terranno due incontri in altrettanti quartieri della città. Nello specifico sono state individuate due aree particolarmente rappresentative sia dal punto di vista della cultura gastronomica sia da quello artistico e imprenditoriale: Piazza Garibaldi e Montesanto.

  1. Il percorso aragonese

La città aragonese, tra San Giovanni a Carbonara, Porta Capuana e Piazza Garibaldi (ma, come tutti i limiti, sono assunti convenzionalmente), non è solo una babele di lingue. Lo è anche di segni, relitti, sopravvivenze. Potentissimo, ad esempio, lo Erinnerungswert della Porta e del Castello, che si fronteggiano, e del chiostro di Santa Caterina a Formiello, con la lanterna borbonica che 'spunta' dal suo centro, resto di una destinazione industriale impensabile (il Lanificio).

In quest'area è in atto un processo di rigenerazione urbana di notevole interesse: spontaneo, non pianificato, soprattutto non coordinato. Eppure, un grande laboratorio per la convivenza tra le differenze, le Officine gomitoli (all'interno del Lanificio), un albergo come Palazzo Caracciolo e uno spazio per l'arte contemporanea (Made in Cloister: che valorizza appieno il connubio tra archeologia industriale e architettura religiosa cinquecentesca) 'dialogano' in re ipsa, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate dei soggetti coinvolti. La Fondazione Premio Napoli, con il suo Laboratorio territoriale dedicato alla città aragonese, intende favorire il confronto tra questi attori di fatto già conviventi e il coordinamento dei loro progetti mettendo in evidenza come il medium della convivenza, nella città aragonese, sia costituito per molti versi dal cibo. Compito del laboratorio territoriale sarà dunque anche quello di censire gli incontri impensati mediati dal linguaggio del “food”. 

  1. Montesanto

Montesanto è un luogo coeso e denso al punto da apparire quasi “inespugnabile”, cioè impermeabile a tutti quei cambiamenti che in altri quartieri si individuano e riconoscono a vista d’occhio (nuovi ristoranti e botteghe, negozi e cibi etnici). Il quartiere rappresenta inoltre un pezzo significativo del cuore di Napoli che conserva una stratificazione sociale articolata ma nello stesso tempo tutta esposta alla strada perché impegnata in attività pubbliche e tutte legate principalmente all’alimentazione: è possibile ricostruire la storia del quartiere dai locali storici, importanti e di richiamo, ma di certo non rubricabili tra i locali dell’élite. Si tratta di un cibo di strada e, forse per questo, anche di conservazione delle tradizioni.

La sua caratteristica “popolare” mantiene Montesanto separato e lo fa stare sulla difensiva dalle “infiltrazioni” ma nello stesso momento, esso ha integrato e convissuto in maniera esemplarmente conviviale con capoverdiani, ad esempio, e con le altre immigrazioni che hanno trovato ospitalità, come la forte presenza di cingalesi.

In ottobre sarà dedicata a Montesanto un’intera giornata attraverso le voci dei suoi abitanti. I protagonisti della Mensa del bambini proletari, i ristoratori, i commercianti di negozi noti, ma anche una gran parte di cittadini “storici” che vogliono aprire le loro case, i bassi, i luoghi di lavoro, per offrire il loro particolarissimo punto di vista e dare così lo spaccato della loro narrazione come frammento di un dialogo collettivo tutto da costruire.

Foodwalk: passeggiata “aumentata” a Montesanto

I laboratori lasceranno tracce permanenti nei quartieri interessati. In particolare, per l’area di Montesanto verrà sviluppato un percorso di realtà aumentata basato su sensori di geolocalizazione che, attraverso smartphone, permetteranno di accedere a chiunque si trovi in quei luoghi a specifiche multimediali (video, interviste, suoni) site specific e tematizzate sulla narrazione del posto attraverso il cibo. L’app, liberamente scaricabile dal sito della Fondazione Premio Napoli, consentirà pertanto un'esperienza di fruizione "aumentata" degli spazi di uno dei quartieri più identitari della città, trasformandoli in ambienti sensibili attraverso i quali snodare la propria esperienza di attraversamento.

LA NUOVA SEDE

Quest'anno la Fondazione Premio Napoli presenta un’importante novità: prossimamente la sua sede si sposterà da quella attuale, a Palazzo Reale, ad un nuovo spazio di circa 140 mq situato nel complesso monumentale di Santa Maria la Nova, di proprietà della Città Metropolitana di Napoli. Il soffitto di uno dei saloni è anche adornato di un prezioso affresco. Proprio ieri martedì 21 giugno è stato firmato l’atto di concessione pluriennale tra i due Enti.

Ad annunciarlo, insieme al presidente della Fondazione Premio Napoli Gabriele Frasca nel corso della conferenza di stamani, il Consigliere delegato al Patrimonio, alle Infrastrutture ed ai Lavori Pubblici della Città MetropolitanaDavid Lebro. “Con questo atto - sottolinea Lebro - il programma di recupero e di valorizzazione del patrimonio immobiliare della Città Metropolitana continua. La Fondazione, cui saranno affidate le sale al primo piano del prestigioso immobile, contribuirà senz’altro a migliorarne il livello di accessibilità e fruibilità. La presenza di un Ente storico, che da anni si occupa di promuovere e diffondere la cultura nella nostra città, non solo accrescerà l’immagine e la visibilità del complesso monumentale, ma darà anche un ulteriore valore aggiunto all’intero stabile, indubbiamente più in sintonia con la sua naturale vocazione museale”.

Foto Raffaele Lauro 100Una raffinatissima lunch reception ha concluso, a Sorrento, nell’incanto di Palazzo Marziale, la manifestazione di presentazione del pamphlet di Raffaele Lauro “Il Palazzo Marziale di Sorrento”, sotto l’accorta regia di Paola Savarese Ravenna. L’evento è stato onorato dalla partecipazione di autorità locali, rappresentanti istituzionali, manager, personalità della cultura, giornalisti, blogger e amici dei padroni di casa, provenienti anche da Roma e dall’Argentina. Nel loro indirizzo di benvenuto, Salvatore e Paola Ravenna hanno voluto sottolineare il valore dell’iniziativa, finalizzata ad esaltare, in termini di qualità, l’offerta turistica sorrentina. Hanno portato il saluto e la condivisione delle rispettive amministrazioni comunali,  il sindaco di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani, il neo-sindaco di Piano di Sorrento, Vincenzo Iaccarino, e il vice sindaco di Massa Lubrense, Giovanna Staiano. Ha coordinato l’incontro pre-conviviale, Antonino Pane, già capo redattore de “Il Mattino”, il quale ha lanciato una precisa proposta agli altri imprenditori alberghieri di Sorrento e della Penisola Sorrentina: “Questa benemerita iniziativa non può rimanere isolata, come un fiore prezioso nel deserto, ma deve diventare la prima di una lunga serie, puntando ad una collana di pamphlet di analoga fattura, nei contenuti rigorosi e nell’elegante veste editoriale, plurilingue, sui numerosi palazzi patrizi sorrentini. In modo da consentire agli ospiti di Sorrento di riportare, alla fine del loro soggiorno, un prezioso documento tascabile, di facile lettura, che illustri la storia di quelle nostreprestigiose residenze, adibite all’arte dell’accoglienza”. Ha preso la parola, infine, Raffaele Lauro, il quale ha ricordato l’antico vincolo di affetto che lo lega, da decenni, ai padroni di casa, e ha esaltato il rapporto sinergico tra cultura e turismo, tra cultura e gastronomia: “La cultura di un territorio non può essere confinata in un museo o in una biblioteca, che, pur essendo importanti, come custodi del passato, non esauriscono la dimensione spirituale di una comunità speciale, dal punto di vista antropologico, come la nostra. A maggior ragione, in una terra, che ha fatto dell’arte dell’accoglienza, da secoli, il suo specifico socio-economico, il nostro patrimonio identitario si arricchisce anche del rapporto con le colture del territorio e con il legame strettissimo con la qualità e la varietà del cibo, offerto agli ospiti di tutto il mondo”. Il fastoso lunch, ideato e preparato dal giovane chef Andrea Napolitano, ha suggellato una indimenticabile festa sorrentina, veramente di classe e insieme sobria, come nello stile della casa.

Attesa per il 21 giugno: oltre 8.000 artisti si esibiranno in 278 città per un totale di oltre 2.000 eventi

LAPILLI Foto dario franceschini 200Grande successo per la prima edizione dell’anteprima della festa della Musica a Mantova, protagonisti oltre 1000 giovani musicisti emergenti, 11 palchi, un diluvio di musica nelle strade, nelle piazze, nei musei, negli ospedali e nel centro storico della città. Per un giorno intero gruppi musicali e solisti hanno invaso le strade di Mantova portando nelle piazze migliaia persone festanti. "Siamo di fronte ad un grande successo e che si ripeterà dall’anno prossimo ogni sabato precedente alla Festa della Musica del 21 giugno, nelle future Capitali Italiane della Cultura. Quello di oggi è un risultato straordinario e dimostra che le persone hanno voglia di ritrovarsi nelle piazze delle nostre città per condividerne bellezza e cultura " ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini.

Grande attesa dunque per il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, quando scenderanno nelle piazze, nelle strade e nei luoghi della cultura in oltre 278 città italiane più di 8000 musicisti. Da Palazzo Pitti a Firenze al Museo Archeologico di Aquileia, da Castel del Monte ad Andria al Museo Capodimonte di Napoli, dal Parco Archeologico di Paestum alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal Museo Archeologico di Taranto alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, dalla Gnam di Roma alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova fino al Museo Nazionale d’Abruzzo de l’Aquila: 45 luoghi della cultura del MiBACT ospiteranno eccezionalmente altrettante iniziative musicali che spaziano dal coro al dj-set, dalla musica classica alla fiaba musicale, fino alla filo diffusione. E ancora la musica sarà inoltre protagonista in 10 ospedali, 18 conservatori, 25 biblioteche, 50 case di reclusione/circondariali e 78 corali per un totale di 2.000 eventi musicali che si svolgeranno contemporaneamente in tutta Italia.

Scopri il calendario completo di tutti gli appuntamenti www.festadellamusica.beniculturali.it e segui la campagna social con gli hashtag #ètuttaunaltramusica e #festadellamusica2016

LAPILLI Faito 1Ad una prima lettura delle bozze di stampa del nuovo romanzo di Raffaele Lauro, “Dance The Love - Una stella a Vico Equense”, terzo ed ultimo de “La Trilogia Sorrentina”, si pone l’interrogativo se la protagonista dell’opera sia la grande danzatrice russa Violetta Elvin, nata Prokhorova e vedova di Fernando Savarese, oppure la nostra meravigliosa cittadina, che, unica al mondo, raccoglie, in uno spazio limitato, alcune tra le più belle espressioni naturalistiche: dall’alta montagna alla collina, dal piano al mare. Unica al mondo, appunto! Poi, a ben riflettere, si capisce il “gioco” del narratore, il quale utilizza, abilmente, i sentimenti, le emozioni e le impressioni della celebre artista, di fronte al fascino dei luoghi visitati, per indurre il lettore a cogliere la “magia” della terra vicana, della nostra terra. Operazione non priva di suggestioni, perché animata dalla volontà dichiarata di Lauro di celebrare le origini vicane dei suoi nonni materni. Per anticipare ai nostri lettori le location, dove più evidente si realizza la simbiosi tra la donna e l'ambiente circostante, ho posto alcune domande allo scrittore, che ringrazio per la disponibilità.

D: Ci può ricordare quando donna Violetta è arrivata, per la prima volta, a Vico Equense?

R: Violetta Elvin è arrivata a Vico Equense, per la prima volta, nel 1951, nel pieno del suo successo artistico, per un breve periodo di riposo.Marina dAequa Una decina di giorni. Alloggiò all’Hôtel Aequa ed esplorò Vico Equense, dalla cima del Faito alla Marina d’Aequa, innamorandosi della terra vicana, nella quale, poi, ritornò, dopo l’abbandono della danza, per amore di Fernando Savarese, risiedendo a Palazzo Savarese, Villa Maria, sul Corso Filangieri. Nessuno, a Vico Equense, si rese conto della presenza di quella stella della danza internazionale, prima ballerina della prestigiosa compagnia del Royal Ballet di Londra. Unico, a rendersene conto, dopo una iniziale frequentazione, fu proprio il giovane Fernando Savarese.

D:  Quale fu il primo impatto di donna Violetta con Vico Equense?

R: Fu un colpo di fulmine, con un inizio compassionevole. Non avrebbe mai immaginato, allora, Violetta Elvin, che Vico Equense sarebbe diventato il luogo definitivo, in cui avrebbe trascorso il resto della sua esistenza, dopo l’abbandono della danza. Intravide piazza Umberto I e la fontana, molto diverse da quelle attuali, dal finestrino del pullman, che si fermò proprio sulla piazza. Scese per prima, molto impaziente di scoprire il posto che le era stato consigliato da un’agenzia di viaggi londinese per una vacanza non estiva: una vacanza di riposo, di relax, in una località amena del Sud d’Italia. Donna Violetta ricorda ancora oggi, con affetto, alcuni ragazzini e tre donne, che le si avvicinarono, quasi con timore, per chiederle l’elemosina. La guerra era terminata da sei anni, ma l’indigenza era ancora tanta, per cui qualunque straniero arrivasse a Vico Equense, rappresentava una possibile risorsa, seppure di pochi spiccioli. Donna Violetta mi ha confessato di non aver mai dimenticato quei volti sofferti.

D: Ho letto che donna Violetta fu molto attratta subito dalle nostre montagne: il Monte Faito e il Monte Comune.

Monte ComuneR: Esattamente. Insieme con le persone che erano con lei, Violetta si dedicò subito a due importanti escursioni in montagna: la prima sul Monte Faito, a 1.131 metri di altezza, la seconda sul Monte Comune, a 642 metri di altezza. Il gruppo fu accompagnato da un anziano autista dell’Hôtel Aequa, dove alloggiava, con una sgangherata automobile anteguerra, che sembrava dovesse perdere pezzi ad ogni curva, fin dove la strada rotabile lo consentiva. L’ascesa alla cima del Faito e al belvedere, dal quale il gruppo avrebbe goduto di un panorama mozzafiato, indimenticabile, non fu agevole, né sollecita, ma, poi, si immerse nella ricca e verdeggiante flora del Faito. Era tutto un succedersi di agrifogli, nel sottobosco della faggeta, di conifere, di pini, di abeti e di cipressi, quasi tutti impiantati dall’uomo, di castagneti, ambìti dalle popolazioni per la raccolta delle preziose castagne, farina dei poveri, di boschi misti, con altri sottoboschi, popolati prevalentemente di felci, di ontàno e di roverella, nonché dell’onnipresente macchia mediterranea, dove trionfavano il mirto, il lentisco, il corbezzolo, il tino, il leccio, il carrubo, l’alloro (il lauro), l’erica arborea, il cisto, il rosmarino e la ginestra. Violetta rimase affascinata e completamente rapita dal cangiare continuo delle prospettive del golfo di Napoli e di quel mare, che, da sopra quei mille metri di altezza, sembrava congiunto al cielo. 

D: Ho molto apprezzato la scena sul Monte Comune, così realistica e spirituale insieme, da avermi coinvolto anche emotivamente.

R: L’episodio di Violetta sul Monte Comune è il cuore misterico del romanzo. Non fu un caso che volle rimanere sola, finalmente sola con sePiazza Umberto I stessa, in mezzo a quel paradiso terrestre, per riempirsi gli occhi, la mente, il cuore e, persino, l’anima di quel miracolo della natura, di quella luce cangiante, di quella cascata di colline, ora verdi, ora brulle, che precipitava verso il basso, si articolava lungo la costa alta, si distendeva sul piano, si impennava sul crinale, fino a precipitare verso la Punta della Campanella, inabissandosi nel mare azzurro, per riemergere dalle acque, nel profilo controluce di Capri e dei Faraglioni. Lo sguardo di Violetta, in pochi minuti, ripercorse milioni di anni: il grande cratere di fuoco, il prevalere delle acque, il consolidarsi di quell’armonia, un’opera d’arte, che anche il più convinto agnostico avrebbe faticato a non definire divina. Da quel punto di osservazione del mondo Violetta colse l’epopea della vita, la nascita di Venere pagana, che emerge dalla spuma delle onde, e il destino dell’umanità. E fece le sue scelte di vita.

D: Dopo le montagne, Violetta riuscì anche a visitare le frazioni, ma non tutte?

R: Nel 1951, Violetta riuscì a visitare solo poche frazioni. Quando si trasferì definitivamente a Vico Equense, però, le percorse tutte, più volte, una dopo l’altra, borgo dopo borgo: la suggestiva Pietrapiana; l’antica Bonea, a ridosso del centro cittadino; Sant’Andrea, arroccata sui clivi del monte; San Salvatore, raccolta intorno alla chiesa; la placida Massaquano, piena di noceti; Patierno, rinomata per i molti caseifici; la stessa Monte Faito, verde e rocciosa; Moiano, dalle origini leggendarie; Santa Maria del Castello, sospesa sul crinale tra Vico Equense e Positano; Ticciano, ricca di uliveti e di frutteti; Preazzano, terra della celebrata melanzana; Arola, estesa e arroccata insieme; Alberi, la frazione-balcone, con la vista proiettata sulla costiera; Pacognano, vocata alla preghiera; Fornacelle, inventrice, a Natale, del presepe vivente; l’aristocratica Montechiaro, e, infine, più avanti, verso Sorrento, l’orgogliosa Seiano, piccolo “regno nel regno”, quasi un mondo a sé stante.

D: Anche Marina d’Aequa sarebbe diventata una location amatissima da donna Violetta. Come la scoprì?

Piazza Umberto IR: Dal primo giorno di soggiorno a Vico Equense, Violetta aveva espresso il desiderio di voler immergere i piedi in quel mare incantevole, per lei irresistibile, che trascolorava dal verde al cilestrino, dall’azzurro al blu, fino al turchese. Il mare, per Violetta, fin dall’infanzia aveva assunto un significato magico, purificatorio, quasi catartico. Alle obiezioni degli amici replicava: “La temperatura primaverile non consente di fare il bagno, di nuotare, di esplorare qualche grotta misteriosa, da me intravista sotto l’alta costa, a sfioro sulla superficie delle acque? Bene! Ma almeno i miei piedi possono ben sfidare il freddo. Sono stata abituata ad altro freddo!”. Così, a piedi nudi, arrivata sulla spiaggia di Marina d’Aequa, Violetta cominciò a saltellare tra le piccole onde che si allungavano sulla battigia: rideva, canticchiava, come una bambina sfrenata nei movimenti. La spiaggia era deserta, ma chi avesse potuto vederla, avrebbe scambiato la donna per una matta. La leggera gonna di Violetta, pur tenuta sollevata con le mani, era ormai zuppa, i capelli scomposti. La donna, stremata, esausta, ma visibilmente felice, si accasciò, infine, sui piccoli ciottoli asciutti. Mai avrebbe immaginato che su quella spiaggia avrebbe trascorso, con Fernando, mattinate e serate bellissime. Infatti, Fernando e Violetta amavano fare il bagno di mare di prima mattina o, talvolta, al tramonto, quando la Marina d’Aequa era o tornava ad essere un’oasi di pace, tutta per loro, in compagnia soltanto dei gabbiani, dei bagnini che sistemavano gli ombrelloni o dei pescatori, che approdavano, sulla spiaggia, per portare il pescato, ancora impigliato nelle reti. 

D: Perché donna Violetta appare tanto legata alla Chiesa della Santissima Annunziata, che rappresenta non soltanto un’icona paesaggistica di Vico Equense, conosciuta in tutto il mondo, ma l'origine e il fondamento della fede religiosa del popolo vicano?

R: Per quasi sessant’anni, ogni mattina, in ogni stagione dell'anno, donna Violetta, affacciandosi dalla terrazza di Palazzo Savarese, per respirare il profumo del mare, è stata quasi obbligata a rivolgere il suo sguardo alla Chiesa della Santissima Annunziata. Per tale ragione, per donna Violetta la Chiesa della Santissima Annunziata simboleggia, anche sul piano religioso, il suo legame più autentico con Vico Equense. Non dimentichiamo che questo tempio rappresenta un raro miracolo costruttivo, incastonato, come una gemma preziosa, nella roccia tufacea, divenuto il simbolo supremo della religiosità dei vicani e il locus sacer della memoria collettiva.  

D: Con questo romanzo tutti i vicani potranno scoprire chi è quella signora misteriosa, dal portamento elegante, che hanno ammirato, per decenni, veder passeggiare, al tramonto, anche quando piove, per le strade del nostro centro storico.

R: Lo spero vivamente. Le giovani generazioni di vicani potranno scoprire una straordinaria storia d’amore, tra due persone, e tra queste due persone, Fernando e Violetta, con Vico Equense. Auspico che proprio i giovani, tramite questo esempio di amore, imparino ad amare il loro straordinario paese e a salvaguardarlo, nelle sue bellezze, dalle profanazioni, nei secoli dei secoli.

Giuseppe d’Esposito

Una grande vetrina della migliore nuova musica italiana per raccontare la storia della musica del nostro paese

LAPILLI Logo MiBACT 250Al via oggi sabato 18 giugno, la prima Festa dei 1000 Giovani per la Nuova Musica con l’anteprima della Festa della Musica a Mantova, Capitale Italiana della Cultura. La città aprirà il suo centro storico, le sue piazze e i suoi luoghi più belli a 1000 giovani musicisti emergenti, selezionati attraverso uno scouting di musica dal vivo realizzato a livello nazionale con i migliori giovani vincitori di festival e contest presenti in Italia, grazie alla Rete dei Festival, rappresentanti i diversi stili e generi musicali e provenienti da ogni parte d’Italia. I giovani talenti avranno un’occasione unica di confrontarsi con il pubblico. Una vetrina d’eccezione: gruppi musicali e singoli artisti, impegnati nella creazione di musica originale e inedita di ogni genere, avranno l’opportunità di calcare un palcoscenico importante. E il pubblico potrà ammirarli in una grande kermesse di note e suoni che darà il benvenuto all’estate.

“L’iniziativa conferma il forte impegno ad accentrare grandi eventi nelle Capitali della Cultura Italiane. La Festa della Musica è una manifestazione che coinvolge tutta l’Italia trasmettendo un messaggio di partecipazione, integrazione e dialogo e rappresenta una grande occasione per dimostrare che l’Italia, insieme all’Europa, ha voglia di reagire e di mostrare la propria bellezza, anche attraverso la musica”. Così il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini”.

Non mancheranno testimonial musicali di rilievo che, oltre ad esibirsi in performance live, condivideranno le loro esperienze nel corso di incontri organizzati con gli artisti più giovani. Mantova ha il privilegio di inaugurare la prima edizione di un appuntamento destinato a diventare annuale: da quest’estate in poi la Festa si terrà di volta in volta nella città eletta Capitale Italiana della Cultura. Ogni anno la Città Capitale della Cultura in Italia, grazie al Mibact, organizzerà l’anteprima giovani della Festa della Musica come quest’anno il sabato antecedente il 21 giugno, Giornata Europea della Festa della Musica.

L’iniziativa di Mantova è stata costruita per lanciare la Festa della Musica del 21 giugno nel giorno del solstizio d’estate, in tutta Europa, e che in Italia vede coinvolte oltre 250 città, oltre 8.000 artisti e 50 luoghi del MiBACT. L’iniziativa è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dalla SIAE e dall’Associazione italiana per la promozione della Festa della Musica. Mantova inaugura così la prima edizione di un appuntamento destinato a diventare annuale: da quest’anno in poi, infatti, l’anteprima della Festa si terrà di volta in volta nella città eletta Capitale Italiana della Cultura.

Scopri il calendario completo di tutti gli appuntamenti

www.festadellamusica.beniculturali.it<http://www.festadellamusica.beniculturali.it>

degnioperaAl teatro San Luigi Orione di Ercolano si è tenuto lo spettacolo “Il Degni all’Opera” che, tradizionalmente, chiude l’anno scolastico dell’Istituto “Francesco Degni” di Torre del Greco. All’evento prendono parte le diverse anime della scuola: il Liceo Artistico, il Liceo delle Scienze Umane, il Tecnico Turistico, l’Indirizzo Moda ed il Commerciale. Non a caso il titolo gioca sul doppio significato di opera come melodramma e operosità condivisa. Sette le opere liriche prescelte: Aida, Tosca, Carmen, Turandot, Boheme, Butterfly, ed, infine, la sfilata degli abiti da sposa. Sono state portate in scena le donne del melodramma, con abiti sontuosi o delicatissimi, gioielli inediti, l’avvincente racconto delle loro storie e la musica, il tutto ideato ed organizzato dagli alunni della scuola, veri protagonisti dell’evento. La Preside, Rossella Di Matteo, ha sottolineato che le diverse anime  della scuola, la diversità di talenti si riconducono ad un cuore unico, sempre più aperto e connesso al territorio torrese ed alle attività cittadine, a cui la scuola è sempre pronta a contribuire. Una scuola aperta al territorio e sensibile al tema della sua valorizzazione, come testimonia l’impegno in manifestazioni quali Maggio dei monumenti con l’adozione simbolica della chiesa napoletana di San Giovanni a Carbonara. Il 6 e 7 giugno si è svolta nella storica sede del Liceo Artistico di Piazza Palomba, la Cameo Competition 2016, promossa da Cameo Art. Per l’occasione è stato aperto il Museo del Cameo e del Corallo. La manifestazione ha ospitato la consegna dei premi della XIV Edizione del Concorso per “Giovani incisori” della Inner Wheel Club di Torre del Greco. Due nuovi premi sono andati al gruppo teatrale della scuola ed all’indirizzo Moda. La presidente prof.ssa Teresa Vittorioso Casciello ha sottolineato l’impegno del Club, con questi premi, nel valorizzare l’attività artistica ed artigianale degli allievi e nel promuovere lo studio quale valore fondante per la Società.

Santo Gaglione

Nel 2016 dal MiBACT e dal Comune di Roma interventi di restauro per 3 milioni di euro

LAPILLI Logo MiBACT 250Oggi martedì 14 giugno, presso la sede del Mibact del Complesso monumentale del San Michele, è stato firmato  il  Piano di valorizzazione che definisce il passaggio di proprietà del  Teatro Valle dal demanio statale al Comune di Roma. Il documento, predisposto grazie al forte impegno congiunto di tutte le istituzioni interessate, che hanno lavorato in sinergia negli ultimi mesi per definire tutti gli aspetti tecnici e amministrativi relativi alla procedura di trasferimento, secondo quanto stabilito dalle norme sul “federalismo demaniale”, è stato sottoscritto da Pier Giorgio Allegroni, Direttore regionale Lazio dell’Agenzia del Demanio, da Mariarosa Turchi, Vice Segretario Generale del Comune di Roma, e da Daniela Porro, Segretario Regionale Mibact per il Lazio.

Il restauro del teatro costerà circa 3 milioni di euro, che saranno finanziati nell’annualità 2016 con una somma di 1,5 milioni a carico del bilancio capitolino e di 1,5 milioni dal Mibact. L’accordo di valorizzazione prevede gli adeguamenti degli impianti di sicurezza, di quello elettrico, del sistema antincendio e delle vie d’esodo, dei percorsi di accessibilità, delle opere impiantistiche, ma anche gli interventi per la tutela e la valorizzazione delle opere artistiche presenti nel Teatro. A riguardo si prevede il rilievo dell’edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico. I 3 milioni di euro di investimento saranno gestiti dalla Sovrintendenza Capitolina, che è già operativa per la definizione dei bandi di gara per l’affidamento dei lavori. 

Altri articoli...

Sottocategorie

Off Canvas sidebar is empty