Cronaca

I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale

LAPILLI Logo MiBACT 250“Un ringraziamento doveroso va al lavoro svolto dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale che questa notte ha ritrovato le opere dello scultore Victorio Macho, trafugate nella Capitale appena un mese fa. Questa mattina ho informato del ritrovamento il Ministro della Cultura spagnolo Íñigo Méndez de Vigo y Montojo che si è complimentato per l’efficacia e per la tempestività dell’operazione. Ancora una volta il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimono Culturale si conferma un’eccellenza riconosciuta e apprezzata a livello internazionale”.

Apertura serale straordinaria dei principali luoghi della cultura statali al costo simbolico di 1 euro

Franceschini: “Musei aperti in una notte che unisce idealmente l’Europa nel nome della cultura”

LAPILLI Logo MiBACT 250Sabato 21 maggio in occasione della Notte dei Musei i principali musei, monumenti e siti archeologici del MiBACT osserveranno tre ore di apertura serale straordinaria e saranno visitabili al costo simbolico di un euro.

“Grazie all’adesione del MiBACT a questa importante iniziativa promossa dal Consiglio d’Europa – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – cittadini e turisti potranno godere della bellezza del nostro patrimonio in una notte che unisce idealmente nel nome della cultura oltre trenta paesi europei”.

Percorsi illuminati, visite guidate, laboratori per famiglie e bambini, concerti, spettacoli, suoni e visioni accompagneranno i visitatori nella scoperta sotto un’altra luce di siti noti e meno noti: dagli Scavi di Pompei al tuffo in notturna al Parco Sommerso di Baia, dove un biologo marino accompagnerà in immersione i visitatori per ammirare per la prima volta i mosaici rinvenuti sott’acqua, da Castel Sant’Angelo a Roma alla Necropoli della Banditaccia a Cerveteri con l’apertura straordinaria dei Grandi Tumuli, dalla Galleria degli Uffizi all’Opificio delle Pietre Dure con un percorso attraverso il mosaico fiorentino, dalla Galleria dell’Accademia di Venezia al Notturno nel Salone del Tiepolo a Villa Pisani a Stra.

L’elenco completo dei siti aperti per la Notte dei Musei e degli eventi con i relativi orari è disponibile sul sito www.beniculturali.it. Seguiteci su https://www.facebook.com/MIBACT/ e https://twitter.com/Mibact e partecipate con gli hashtag #NDM16 e #NotteDeiMusei.

Segno della intensa collaborazione tra Italia e Stati Uniti

LAPILLI Logo MiBACT 250Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha partecipato oggi alla cerimonia per la restituzione da parte della Biblioteca del Congresso di Washington dell’incunabolo della Biblioteca Riccardiana di Firenze che reca la traduzione in latino della relazione del primo viaggio di Cristoforo Colombo. Alla cerimonia, svoltasi alla Biblioteca Angelica di Roma, sono intervenuti il Comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Gen. Mariano Mossa, il Direttore della Biblioteca Riccardiana, Lorenzo Stacchetti, e l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America John Phillips.

“Il recupero di questo prezioso documento – ha dichiarato il Ministro Franceschini - avvenuto grazie alla preziosa opera dei carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è il segno della intensa e solida amicizia e collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Ora l’incunabolo ritornerà nella Biblioteca Riccardiana di Firenze, dove sarà a disposizione degli studiosi”.

Di seguito la traduzione dal latino di alcuni brani del testo riportato nel documento restituito oggi dalle autorità statunitensi.

“Nel trentatreesimo giorno successivo alla partenza da Cadice arrivai nel mare indiano, dove trovai molte isole con innumerevoli abitanti […] di cui presi possesso in nome del nostro felicissimo re. Alla prima diedi il nome di San Salvatore […] a un’altra isola Santa Maria Concezione, a un’altra Ferdinanda, a un’altra Isabella, a un’altra Giovanna. […] Dapprima navigammo verso quell’isola che chiamai Giovanna. Procedetti per un certo tempo verso occidente lungo il suo litorale. Essa era talmente grande che la ritenemmo non un’isola ma una provincia del continente del Catai. Non vedevamo fortificazioni o città situate sulla linea di costa fuorché alcuni villaggi e terreni rustici con i cui abitanti non riuscivamo a parlare poiché fuggivano non appena ci vedevano. Procedevamo oltre pensando di trovare una qualche città o paese, ma per lungo tempo non emergeva niente di nuovo. […] Molti fiumi grandi e salubri vi scorrono nel mezzo e vi sorgono monti altissimi. Tutte queste isole sono molto amene e di vario aspetto, piene di una gran varietà d’alberi che si elevano a grandi altezze e ritengo non siano mai privi di foglie. Io le vidi così rigogliose e ridenti come lo è di solito la Spagna nel mese di maggio. […] Gli usignoli e altri vari e numerosi uccelli gorgheggiavano mentre io stesso camminavo attraversandole nel mese di novembre[…].  Gli abitanti di entrambi i sessi camminano sempre nudi, tranne alcune femmine che coprono le pudenda con foglie e fronde o con un velo di seta. Non possiedono alcuno strumento di ferro, come dissi sopra, non hanno armi poiché non le conoscono né vi sono portati, non a causa di deformità corporee poiché sono ben formati ma poiché sono timidi e pieni di paura. Tuttavia al posto delle armi portano delle canne nelle cui radici configgono del legno secco appuntito, ma non osano mai utilizzarle. […] Danno molto per niente […] Capitò una volta che per un cucchiaio ebbi tanto peso d’oro quanti sono tre soldi aurei. […]”

LAPILLI Logo MiBACT 250“Tutte le Soprintendenze uniche avranno per la prima volta un responsabile Paesaggio”. Lo ha detto il Ministro Dario Franceschini, intervenendo oggi alla riunione dell’Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio e rendendo noto che il Ministero “sta lavorando con le regioni perché tutte in tempi rapidi approvino, sull’esempio della Puglia e della Toscana, i piani paesaggistici regionali, strumenti fondamentali che aiutano a salvaguardare il territorio e a rendere più veloci e trasparenti le diverse autorizzazioni e i diversi atti amministrativi.

 L’incontro di oggi ha affrontato alcuni degli aspetti più significativi della pianificazione paesaggistica: la promozione e l’attuazione dei piani paesaggistici, la compatibilità con i piani casa  e il rafforzamento del ruolo delle soprintendenze, in modo che possano corrispondere in modo sempre più puntuale al compito istituzionale di offrire  un efficiente servizio ai cittadini.

“Con la riunione di oggi, la prima che si tiene dopo il completamento della riforma del Mibact - ha dichiarato il Sottosegretario del Mibact Ilaria Borletti Buitoni, che presiede l'Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio - offriamo un contributo qualitativamente prezioso affinché, dopo aver giustamente modernizzato strumenti e modalità della valorizzazione del nostro immenso patrimonio storico-artistico, adesso l'attenzione e gli sforzi siano dedicato ad un rafforzamento della tutela, dato che valorizzazione e tutela costituiscono due facce della stessa medaglia”.

LAPILLI Violetta Elvin oggiDopo la pubblicazione dell’intervista di Vincenzo Califano a Raffaele Lauro sul terzo romanzo de “La Trilogia Sorrentina”, dal titolo “Dance The Love - Una Stella a Vico Equense”, dedicato alla grande danzatrice russa Violetta Elvin, nata Prokorova, vedova Savarese, in uscita nel prossimo luglio, con la notizia  della mia collaborazione alle ricerche storiche di quest’opera, sono stato investito, ieri, da decine di richieste di amici, cittadini e lettori, per svelare i luoghi più amati da Violetta Elvin, nella Terra delle Sirene. Lo faccio, intervistando di nuovo l’autore, come mio personale omaggio a donna Violetta, dalla cui personalità sono rimasto “incantato”, fin dal primo incontro, come unico e silenzioso testimone (con il registratore!) delle conversazioni tra la grande artista e lo scrittore. Parto proprio dal mio paese, Massa Lubrense, per continuare, poi, con Sorrento, Positano e Capri.

D: Il radicamento affettivo di donna Violetta nella costiera sorrentino-amalfitana si limitava a Vico Equense, da Monte Faito alla Marina d’Aequa?

R: Il radicamento affettivo di Violetta Elvin non riguarda soltanto la costiera sorrentino-amalfitana, ma l’intera Italia, con il suo patrimonio di beni artistici, in particolare il Rinascimento, nutrito, fin dall’infanzia, a Mosca, dai racconti del padre, Vasilij Vasil’evič, coltivato da lei, nel corso delle tournèe, nei principali teatri italiani, in particolare a Firenze, e consolidato nei frequenti viaggi in tutto il nostro paese, con il marito Fernando Savarese, dopo l’abbandono delle scene. Naturalmente, Vico Equense occupa il posto centrale, per la scelta di vita fatta, ma l’amore di quest’artista straordinaria per la nostra terra si estende, per ragioni diverse, a Massa Lubrense, a Sorrento, a Positano e a Capri.

D:  Massa Lubrense, il mio paese, è un arcipelago di luoghi meravigliosi. Quali di questi luoghi attraeva di più donna Violetta?

R: La Chiesa di Santa Maria della Neve, il luogo più amato da Violetta, sul piano dei ricordi, perché in quella chiesa fu celebrato, all’alba di un giorno meraviglioso, il LAPILLI Chiesa S. Maria della Nevesuo matrimonio cattolico con Fernando. Perché nel cimitero di Santa Maria della Neve riposa, dopo la scomparsa, l’uomo della sua vita. La vita e l’amore, in un intreccio che spero i lettori apprezzeranno, esaltante una delle località, dal punto di vista paesaggistico, più spettacolari di Massa Lubrense.

D: Donna Violetta, in tanti anni, ha frequentato anche Sorrento. Esiste un posto della memoria che la leghi anche alla città del Tasso?

R: Il posto della memoria esiste ed è quello al quale fanno riferimento tutti i russi del passato, del presente, e, credo, del futuro, innamorati di Sorrento e della Penisola Sorrentina: il monumento-sepolcro, al cimitero comunale di Sorrento, che conserva le spoglie del pittore paesaggista russo Sil’vestr Feodosievič Ščedrin, che feci restaurare, da assessore alla Cultura di Sorrento, nei primi anni ’80. Ščedrin si innamorò dell’Italia, da bambino, a San Pietroburgo, attraverso i dipinti del Canaletto, esposti all’Hermitage. Soggiornò nel Bel Paese, a Venezia e a Roma, fino a quando, giunto a Napoli e, poi, a Sorrento, decise di rimanervi fino alla morte, alla giovane età di 39 anni. La sua tomba consta di un piccolo altare, sormontato da un arco, sotto il quale è stato posto un altorilievo di bronzo, raffigurante il pittore seduto, in posizione ricurva, con una tavolozza e dei pennelli nella mano sinistra e il braccio destro abbandonato verso il basso.

D: Da Sorrento a Positano, cosa unisce donna Violetta a questa meravigliosa località della divina costiera e alle Isole Li Galli, che la fronteggiano?

R: A Positano e a Li Galli, entra in gioco la storia artistica di Violetta e la sua amicizia con il grande coreografo russo, Léonide Massine, che comprò gli “scogli” de Li Galli, nel 1924, dalla famiglia positanese dei Parlato, per 300.000 lire, intendendo farne un centro mondiale della danza. Il legame di Violetta con il celebre coreografo, interprete dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, risale alla loro collaborazione, al Royal Ballet, per la rappresentazione de “Il cappello a tre punte” del coreografo Frederick Ashton. Nel mio romanzo descrivo una giornata trascorsa su Li Galli da Violetta con Massine e con Charles Forte, il grande imprenditore alberghiero italo-britannico. Una giornata piena di ricordi dei due artisti, dalla Scuola di Ballo del Teatro Bol’šoj, dalla quale entrambi erano usciti, alla loro collaborazione alla Royal Opera House di Covent Garden, sotto la direzione di Ninette de Valois.

D: Al triangolo Vico Equense, Massa Lubrense e Positano non poteva mancare l’Isola di Capri.

LAPILLI Bogdanov Lenin e Gorkij a CapriR: Non poteva assolutamente mancare, perché Capri, con Sorrento, divenne il luogo di esilio e di soggiorno della colonia cultural-politica russa, che faceva capo allo scrittore Maksim Gor’kij e alla scuola bolscevica, frequentata anche da Lenin. Esiste una foto storica, sulla terrazza di Villa Blaesus, che ritrae proprio Gor’kij, mentre osserva Lenin e Aleksandr Bogdanov che giocano a scacchi. Quando la madre di Violetta, Irene, venne in viaggio in Italia, negli anni Sessanta, la figlia la condusse proprio a Capri, sui luoghi frequentati dai celebri artisti russi, nonché da coloro che sarebbero divenuti, in Russia, i capi della rivoluzione bolscevica, che abbatté il regime zarista.

D: La vicenda di donna Violetta, dunque, attraversa, non solo i posti più belli della costiera sorrentino-amalfitana, ma anche la cultura e la storia di queste località?

R: Certamente. Violetta, come tutti gli inglesi, o naturalizzati inglesi, aveva letto “Siren Land” di Norman Douglas e, quindi, quando arrivò, per la prima volta, a Vico Equense, nel 1951, per un soggiorno di riposo di pochi giorni, alloggiando all’Hôtel Aequa, aveva già una conoscenza letteraria dei luoghi che sarebbero diventati, dal 1956 ad oggi, i percorsi della sua anima: Vico Equense, Sorrento, Massa Lubrense, Positano e Capri.

(www.raffaelelauro.it - www.raffaelelauro.it/dancethelove/ - www.riccardopiroddi.it)

Riccardo Piroddi

Da Maggio a Luglio una serie di eventi dedicati al mare

LAPILLI Giuria Concorrenti ed al centro Izzo tra De Girolamo e Sequino IMG 8019La prima categoria di eventi, che porterà alla consegna dei premi Nettuno, in programma per il 25 luglio 2015, al Nettuno Lounge Beach, in Litoranea Marconi, di Torre Annunziata, è stata realizzata grazie alla disponibilità del  Dirigente scolastico dell’Istituto Superiore Alberghiero ipsseoa “Francesco De Gennaro” di Vico Equense, preside Armando Izzo, che ha accolto con grande ospitalità gli organizzatori della prima edizione del “Premio Nettuno” e tutte le nove scuole che hanno aderito alla competizione riservata alla categoria chef, che unitamente alle altre due teatro e scuole rappresentano lo sviluppo di questo premio volto alla valorizzazione del mare e dei nostri territori. Impegnativa, ma riuscitissima in ogni suo momento è stata l’attenta opera dei docenti del De Gennaro che si sono adoperati, tutti, per offrire un’accoglienza che in ogni suo momento, dalle gare alla cena di gala, ha fatto decisamente meritare per loro un plauso di eccellenza da parte di tutti i convenuti. Il Premio Nettuno, con il suo presidente Francesco Paolo Sequino ed i titolari del lido, i fratelli Marulo Francesco rappresentante legale del Nettuno Lounge Beach e Luigi, che l’hanno fortemente voluto, unitamente al professore Armando Izzo, ha ottenuto il patrocinio, oltre che della Regione Campania, anche dei comuni di Torre del Greco, Ercolano, Boscoreale e Torre Annunziata. Il decollo del Premio Nettuno ha così vissuto due interessanti giornate di gara di cucina, ospitate nella sede periferica del mitico istituto alberghiero, che ha partorito chef stellati come Gennarino Esposito ed altri, dove gli alunni del 4° e 5°anno, delle nove scuole in gara, hanno proposto, ad una qualificata giuria, i loro piatti, elaborati con un nuovo formato di pasta che lo storico – artigianale pastificio “Setaro” ha appositamente creato  denominandolo Nettuno (dei cerchi con al centro un Tridente oplontino), con un abbinamento di vini ad ogni singolo piatto. Nella serata della seconda giornata, a completare, nel modo più brillante che potesse esserci, le giornate della kermesse, organizzatori, concorrenti, docenti, autorità d’ogni settore e grado, nomi noti dell’imprenditoria, della cultura e dello spettacolo sono stati invitati ad intervenire ad una cena di gala offerta dal De Gennaro nella sua sede principale, quella storica e di ineguagliabile bellezza, oltre che per la struttura, anche e soprattutto per il panorama del golfo di Napoli che permette di godere a 360 gradi. Nel corso della cena di gala tutti gli alunni e gli istituti in gara, hanno ricevuto un attestato di partecipazione ed un cadeau (una conchiglia con su impresso un tridente Nettuno) e sono stati annunciate anche le posizioni raggiunte nel concorso disputato, in base alla valutazione elaborata della giuria composta da: Francesco Marulo imprenditore Lido Nettuno, Giuseppe De Girolamo giornalista enogastronomo e socio onorario dell’associazione internazionale dei discepoli di Auguste Escoffier, Pasquale Brillante sommelier, Luigi Nastro patron chef del ristorante “La Costiera” di Sant’Antonio Abbate, medaglia d’Oro ai campionati italiani di cucina artistica D1 Salato e Antonio Cascone patron chef del ristorante “Villa dei Cesari” a Gragnano, presidente all’Associazione Cuochi stabiesi e Monti Lattari. Primo classificato è stato decretato: l’I.s.i.s. Luigi De Medici LAPILLI 1classificato IMG 8128di Ottaviano, con gli allievi Pietro Montanino e Raffaele Pirro accompagnati dal loro docente Salvatore Tecchia, che hanno presentato il loro piatto: Ruote di Nettuno con polipetti affogati, frutti di mare e crema di friarielli”, abbinato a vino “Katà” di uva Catalanesca un’IGP del Monte Somma, prodotto da Cantine Olivella, istituto che sarà poi presente il 25 luglio al Nettuno di Torre Annunziata, per ricevere il premio finale, insieme ai vincitori delle altre due categorie in concorso: Scuole e Teatro. Gli istituti che hanno gareggiato sono, oltre quello vincitore, l’Ipsseoa Raffaele Viviani di Castellammare di Stabia, l’Ipsseoa Axel Munthe di Capri, l’Ipsseoa Manlio Rossi Doria di Avellino con il docente Luigi Vitiello presidente dell’Associazione Regionale Cuochi Campani che ha fatto omaggio di un gagliardetto dell’URCC al preside Izzo, l’Ipsseoa M. Pittoni di Pagani, l’Ipssar Graziani di Torre Annunziata, l’Isis Tilgher di Ercolano e l’Ipssar Paolo Borsellino di Palermo; inoltre fuori concorso ha partecipato l’Ipssar Ippolito Cavalcanti di Napoli. La manifestazione del Premio Nettuno volta al mare e alla sua valorizzazione che si terrà nei mesi da maggio a luglio 2016 a Torre Annunziata, è stata dedicata a Maria Orsini Natale, scrittrice torrese, autrice di romanzi che hanno fatto del mare e dei paesaggi vesuviani lo sfondo vivo dei suoi racconti letterari, come Francesca e Nunziata, il terrazzo della Villa Rosa e La favola del Cavallo. Francesco Paolo Sequino, presidente del Comitato Promotore ha dichiarato: “Il mare rappresenta la maggiore risorsa di questo territorio, tutelarlo e valorizzarlo significa dare un impulso determinante alla crescita non solo delle città della costa, ma all’intera area a sud del capoluogo partenopeo. La manifestazione è articolata in diverse categorie tutte legate da un unico filo conduttore: il mare che bagna la nostra costa”. Prosegue così la partecipazione al premio Nettuno, per la sezione Scuola, dove gli studenti di diversi istituti della provincia di Napoli gareggeranno presentando lavori didattici avendo come tema il mare e la difesa dell’ambiente, e per la sezione Teatro, in collaborazione con la FITA (Federazione Italiana Teatro Amatoriale), con una selezione delle migliori compagnie di teatro amatoriali italiane che si esibiranno durante l’estate oplontina. Previste inoltre tante serate a tema: dal cinema alla moda, dalla letteratura alla musica con tantissimi big del mondo dello spettacolo e della musica che si esibiranno in città. Nel cartellone degli eventi è previsto anche la sesta edizione di “Cortodino”, la kermesse cinematografica dedicata alla memoria di Dino De Laurentiis, organizzata dall’Associazione Culturale Esseoesse.

Giuseppe De Girolamo

 

LAPILLI spazionutrizione7 3 1Nel primo fine settimana di maggio ho partecipato a “Spazio Nutrizione: la filiera della sana alimentazione”, un congresso organizzato dall’Università Statale di Milano tenuto da insigni medici e nutrizionisti che ci hanno mostrato i risultati di diversi studi scientifici. Questi elaborati riguardavano vari temi: alcuni hanno dimostrato l’importanza e i benefici dell’attività fisica in condizioni di patologie croniche e invalidanti quali il diabete; altri hanno evidenziato le caratteristiche della menopausa, condizione che spesso suscita malessere psico-fisico per le conseguenze che comporta: perdita della fertilità, riduzione dell’effetto cardio e neuro-protettivo degli estrogeni, aumento di peso, sudorazione eccessiva per le vampate di calore, fenomeni depressivi e peggioramento del quadro metabolico. Infine, sono stati presentati i risultati relativi ad un’indagine condotta per conoscere le abitudini alimentari degli Italiani e focalizzare l’attenzione sulle più comuni carenze nutrizionali nella popolazione: ferro, calcio, vitamina D e proteine nell’anziano.

I partecipanti di questa inchiesta si sono registrati sul sito “curarelasalute.com” dove, rispondendo ad un approfondito questionario, hanno potuto prendere visione della piramide dei loro consumi alimentari e scoprire se il numero e la quantità delle porzioni dei principali gruppi alimentari, che loro assumevano abitualmente, fosse adeguato agli standard raccomandati dalla comunità scientifica.
Da questo test è emerso che, in un campione di 6000 partecipanti, ugualmente distribuiti tra uomini e donne, circa 8 persone su 10 crede di conoscere e di seguire la dieta Mediterranea, ma la metà di queste commette errori importanti. Nello specifico, gli errori più evidenti riguardano il consumo di frutta e verdura: solo 2 Italiani su 10 consumano la giusta quantità di frutta al giorno (almeno due frutti da 100-150 grammi) e solo 3 su 10 assumono verdure a pranzo e a cena. Infatti solo il 5% del campione mangia 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, una percentuale davvero bassa e il dato è preoccupante perché chi si priva di queste due fonti essenziali di fibre, vitamine e sali minerali ha una maggiore predisposizione per la comparsa di eventi cardiovascolari.

I valori più sconvolgenti riguardano l’assunzione di frutta secca e di liquidi: circa il 70% degli intervistati consuma meno di una porzione di frutta secca (noci, nocciole, mandorle) al giorno; eppure per un regime mediterraneo è prevista la presenza di una piccola quantità di frutta secca per il suo buon contenuto di minerali (magnesio, calcio, zinco) e acidi grassi monoinsaturi, i quali svolgono una funzione cardio-protettiva. Per quanto riguarda il bilancio idrico quotidiano, meno del 50% degli Italiani intervistati beve almeno un litro di acqua al giorno.

Da questi dati risulta evidente l’importanza di un’educazione alimentare che coinvolga l’individuo sin dai primi anni di scuola, affinché cominci dalla tavola a prendersi cura di sé e a scegliere consapevolmente di mangiar sano ed equilibrato, per garantirsi – il più possibile – una vita in salute.   

Vincenzo Andrea Borriello
Biologo Nutrizionista
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Foto Ufficiale Presidente Sergio Mattarella 250In occasione dell’inaugurazione della Mostra di Igor Mitoraj, in esposizione all’interno degli Scavi Archeologici di Pompei, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato, oggi, 14 maggio 2016, in visita privata nel Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario.

Accolto dall’Arcivescovo-Prelato e Delegato Pontificio, Mons. Tommaso Caputo, e dal Rettore, monsignor Pasquale Mocerino, è entrato, tra la folla di fedeli, dall’ingresso principale, proprio al termine della santa Messa delle 11.00.

Tra numerosi applausi, non si è sottratto ai saluti delle persone che gremivano la Basilica.

Mons. Caputo gli ha accennato brevemente alla storia del Santuario e del suo fondatore, il Beato Bartolo Longo, che il Presidente già ben conosceva. Ha mostrato, altresì, di essere al corrente anche delle numerose opere sociali fondate da Bartolo Longo e sostenute, ancora oggi, dal Santuario.

Giunto ai piedi del Quadro della Vergine, si è soffermato per una breve preghiera. Ha, poi, visitato la Cappella del Beato Bartolo Longo, e, nella Sala Offerte, ha ammirato alcuni oggetti appartenenti alla Mostra “Per Grazia Ricevuta”, allestita, in contemporanea, anche presso l’Antiquarium del sito archeologico.

Durante la breve visita, il Presidente è apparso contento e prima di uscire dalla Basilica ha voluto fermarsi nuovamente a venerare il quadro della Madonna.

L’Arcivescovo ha donato al Capo dello Stato alcune pubblicazioni sulla Basilica e sul Fondatore, un’immagine della Vergine e una corona del Rosario, cuore della spiritualità del Santuario.

Il romanzo sulla danzatrice russa Violetta Elvin completa “La trilogia sorrentina”, l’atto d’amore dello scrittore verso la terra natale

LAPILLI Lauro Elvin 2015E’ un uomo di parola, Raffaele Lauro, verso se stesso e verso gli altri. Mi aveva confidato, nel 2013, quando lo intervistai sul primo romanzo della trilogia, il romanzo storico “Sorrento The Romance - Il conflitto, nel secolo XVI, tra Cristianesimo e Islam”, che si sarebbe impegnato a concludere, con il terzo romanzo, entro il 2016. Non è stato facile, neppure per lui, notorio stakanovista, in quanto, per due anni, si è dedicato, anima e corpo, al rapporto tra Lucio Dalla e Sorrento, con un tour di 21 tappe e con ben tre libri, tutti esauriti: il romanzo biografico “Caruso The Song - Lucio Dalla e Sorrento”, i dialoghi “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina - Negli occhi e nel cuore” e il quaderno di viaggio “Lucio Dalla e Sorrento Tour - Le tappe, le immagini e le testimonianze”. Infatti, mi confessa subito, in questa intervista in anteprima, che mi concede, da Roma, per i lettori di Politica in Penisola, i suoi timori della vigilia.

D: Ce l’abbiamo fatta, dunque, prof? Quando uscirà “Dance The Love”?

R: Grazie a Dio, sì. Ero uscito letteralmente stremato dal lungo viaggio biennale, in Italia e all’estero, con Lucio Dalla, ovunque accolto da un entusiasmo popolare per il grande artista e per Sorrento, che mi ha commosso e letteralmente travolto. Ma anche molto stancato. Non sono più un virgulto! Fino a due mesi fa ho nutrito il timore di non essere all’altezza di una straordinaria storia d’arte e d’amore, come quella di Violetta Elvin, da circa sessant’anni riservata cittadina di Vico Equense. Ho deciso, allora, di annullare tutti i miei impegni e di chiudermi in una sorta di clausura, quasi totale, che è durata due mesi. Ora che ho terminato la stesura definitiva della bozza e le correzioni, con l’aiuto di amici, come Salvatore Ferraro, Giuseppe Cioffi, Riccardo Piroddi e Antonio Savarese, mi posso dire, in qualche misura, soddisfatto, anche se chi scrive non è mai soddisfatto del suo lavoro. E se non si decide a chiudere e a pubblicare, rischia di lavorare all’infinito, ben più dei diciassette anni occorsi a Manzoni per la definizione de “I Promessi Sposi”. Sempre che si possano paragonare le mie piccole cose a quelle grandi di don Alessandro. Lo presenterò, a fine luglio, in anteprima nazionale, naturalmente a Vico Equense, in una serata in onore di Violetta Elvin. 

D: Ancora una volta lei utilizza gli occhi, il cuore, i pensieri, la parola e i sentimenti di un personaggio famoso, inventato o storico, come Marino Correale e Lucio Dalla, per esaltare la nostra costiera sorrentino-amalfitana.

R: Gli occhi di Violetta Elvin sono gli stessi occhi di Marino Correale e di Lucio Dalla. Sono i miei occhi. Non si tratta, tuttavia, di un semplice amarcord felliniano, quanto della consapevolezza che la nostra terra, da Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento a Massa Lubrense, con le propaggini dell’Isola di Capri e di Positano, rappresenta un microcosmo straordinario, fatto non soltanto di bellezze naturali, uniche e irripetibili, ma di tanti “piccoli mondi”, in equilibrio tra loro, dal punto di vista antropologico, sociologico, culturale, religioso e folcloristico. E della civiltà, sia contadina che cittadina, sia localistica che globale, quest’ultima attraverso la leva del turismo, nazionale e internazionale, con radici che affondano nei secoli.    

D: Lei, quindi, instaura un rapporto diretto tra il paesaggio naturale e quello umano?

R: I due paesaggi si confondono, si compenetrano e si nutrono a vicenda, in una felice osmosi, consentendomi di scrivere pagine, emozionanti e commoventi, spero di autentica poesia, come nelle riflessioni della protagonista, con se stessa, dall’alto di Monte Comune. Naturalmente, ho tralasciato le violenze, spesso perpetrate dall’uomo, sulla natura.

D: Chi è il vero protagonista di questo romanzo? La danzatrice Violetta Elvin o lei?                                                                 

R: La protagonista risulta certamente la grande danzatrice russa Violetta Elvin, nata Prokhorova, vedova di Fernando Savarese, con gli intrecci e gli sviluppi, che hanno dell’incredibile, lungo quasi un secolo, della sua vicenda, esistenziale e artistica. Questo libro, tuttavia, non pretende di essere e non rappresenta la biografia della celebre danzatrice, ma si ispira liberamente, in una forma romanzata, alla sua storia, sullo scenario del secondo dopoguerra, e al suo legame, quasi sessantennale, con Vico Equense e con la costiera sorrentino-amalfitana. Tutti i riferimenti ai personaggi storici citati sono reali, anche se la ricostruzione dei dialoghi, le valutazioni storico-politiche e i giudizi estetici sono da ricondurre esclusivamente all’autore. 

D: Dalla dedica, che mi ha anticipato, si colgono diversi livelli di lettura di questo nuovo romanzo.

R: I diversi livelli di lettura sono da me apertamente dichiarati nella dedica ad un’artista splendida e ad una donna coraggiosa, come donna Violetta. L’amore per la libertà, per l’arte della danza, per le incredibili bellezze naturali di Vico Equense e l’omaggio alla terra di origine dei miei nonni materni, don Raffaele e donna Peppinella. 

D: Perché lei parla di amore per la libertà?

R: Lo scenario storico, entro cui si svolge la vicenda umana di Violetta Elvin, come donna e come danzatrice, mi ha consentito di affrontare, indirettamente, le grandi tragedie del Novecento, che seguirono alla prima guerra mondiale, con il radicarsi delle due dittature, nazista e stalinista, matrici del secondo conflitto mondiale e causa di milioni di morti. In particolare, la dittatura stalinista, con il suo seguito criminale di purghe, di deportazioni di massa e di persecuzioni della polizia politica, che interferiscono anche sulle scelte di vita della protagonista.

D: Violetta Elvin fu perseguitata?

R: Fu certamente condizionata da un regime che non solo vietava di esprimere le proprie opinioni, ma arrivava a reprimere persino la libertà artistica, la libertà di creare la musica e la danza, perché tutto doveva essere piegato alle finalità della propaganda bolscevica e al culto della personalità del dittatore georgiano.

D: La protagonista riuscì a sfuggire al regime stalinista?

R: Il lettore scoprirà come. Ma posso anticipare quanto sia coinvolgente lo straordinario viaggio dell’artista verso la libertà: Mosca, Leningrado (San Pietroburgo), Helsinki, Oslo e, infine, Londra. Ho condiviso l’amore per la libertà di questa donna eccezionale, che ha suscitato in me, come spero susciti nei lettori, una profonda ammirazione.

D: Come viene fuori, da questo groviglio di eventi, l’arte della danza di Violetta Elvin?

R: I lettori e gli appassionati dell’arte di Tersicore incontreranno, in questo romanzo, i grandi della danza mondiale, dapprima colleghi e, poi, dopo l’abbandono, nel 1956, del palcoscenico, amici della protagonista. Una folla di personaggi consacrati nella storia della musica e del balletto: dai grandi compositori (Pëtr Il’ič Čajkovskij, Dmitrij Šostakovič e Igor’ Stravinskij), ai grandi coreografi (Marius Petipa, Léonide Massine e Frederick Ashton), ai grandi scenografi (Picasso), ai grandi interpreti femminili (Anna Pavlovna Pavlova, Margot Fonteyn e Moira Shearer) e maschili (Vaslav Nižinskij, Michael Somes e Rudolf Nureyev).

D: Quanti anni è durata la carriera di Violetta Elvin?

R: Dall’arrivo a Londra, nel 1946, all’abbandono, per amore, nel 1956, trascorsero 10 anni, nel corso dei quali, Violetta Elvin divenne una delleLAPILLI Violetta Elvin stelle, a Covent Garden, del Royal Ballet, con tournèe di successo, nei maggiori teatri d’Italia (Teatro alla Scala di Milano, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Comunale di Firenze, Teatro dell’Opera di Roma e, naturalmente, il Teatro di San Carlo di Napoli) e del mondo.

D: Per quale ragione Violetta Elvin lasciò definitivamente la danza?

R: Lo scopriranno i lettori. Violetta Elvin passa dall’amore per la danza all’amore per la vita, all’amore per una persona e per una terra. Un segno, questo, di lucida saggezza, quasi profetica, in una donna al culmine del successo artistico, poco più che trentenne, in totale controtendenza nei confronti di chi, sul viale del tramonto, pateticamente, non riesce a privarsi delle luci della ribalta.

D: La terra amata, dunque, è Vico Equense, la costiera sorrentino-amalfitana?

R: Il rapporto tra Violetta Elvin e Vico Equense, che diviene la sua terza patria, dopo Mosca e Londra, rappresenta un passaggio chiave di quest’opera. Violetta si innamora non solo dell’uomo della sua vita, ma anche delle bellezze paesaggistiche di Vico Equense: il fascino della montagna, coperta, sulla sommità, da un intrico di flora centenaria, profumata, nelle selve, da fiori sconosciuti e diffusa, dappertutto, come un mantello protettivo, da una macchia mediterranea, che si rinnova senza tregua; l’armonia digradante delle colline, il cui sorriso si disvela, anche all’occhio più distratto, nella luce abbagliante del sole o nel tenue chiarore della luna; il piano, che sembra, con i suoi palazzi signorili e le sue chiese, scivolare lentamente verso l’orlo estremo, indugiando, per un attimo, solo per un attimo, davanti allo spettacolare Golfo di Napoli; la costa alta, scolpita, nei secoli, dall’impeto dei venti, dalle acque piovane, dai rivi defluenti e dai marosi, che si tuffa, come le fondamenta di una cattedrale gotica, nell’azzurra profondità delle acque marine, nascoste, talvolta, in grotte misteriose o pullulanti intorno a scogli solinghi.

D: La terra di origine dei suoi nonni materni?

R: Certamente. Don Raffaele Aiello, del quale porto il nome, e donna Giuseppina De Simone, detta donna Peppinella, ebbero tredici figli, tra i quali Angela, mia madre. Erano originari entrambi da due famiglie di Massaquano: gli Aiello, contadini-proprietari, benestanti, con uno zio prete, all’epoca, molto colto e influente; i De Simone, invece, più modesti, falegnami, piccoli artigiani del legno. Dopo il matrimonio, i due si trasferirono, con il seguito dei figli, che nascevano, in un terreno da coltivare, a monte di Marina d’Aequa, successivamente in un aranceto di Sorrento e, infine, nel fondo di loro proprietà, a Migliaro, sopra la Chiesa di Sant’Agnello. Il mio omaggio a Vico Equense, tramite Violetta Elvin, vuole essere anche il mio omaggio alla terra di origine dei miei nonni materni.

D: Questo libro, dunque, rappresenta anche la testimonianza di quanto lei sia rimasto legato alle sue radici familiari, territoriali e culturali, pur vivendo, da quasi quarant’anni, a Roma? Ci sarà un seguito alla trilogia su questo legame?

R: Con la conclusione della trilogia non credo di poter aggiungere altro a questa mia testimonianza d’amore. Se i lettori mi confermeranno la loro fiducia, come in passato, continuerò a scrivere, ma su storie diverse, storie globali.

D: Ricordo di un progetto annunciato che riguardava Pompei e una storia di camorra.

R: Sì, era un progetto in fase avanzata, apocalittico, senza speranza nel futuro. Catastrofistico. Finché nutrirò la speranza, nonostante tanti segni contrari, sulla rinascita dell’umanità e sull’affermazione di un sano sviluppo economico della nostra regione, non condizionato e tormentato dalla criminalità organizzata, dalla camorra, non pubblicherò mai questo libro. Il giorno che dovesse essere pubblicato significherà che ho perduto ogni speranza nel futuro. 

Vincenzo Califano

Altri articoli...

Sottocategorie

Off Canvas sidebar is empty