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Foto Bocciato 250Castellammare di Stabia – C’è una frase in quarta di copertina che riassume tutto “Il bocciato – Un matematico per caso” di Ferdinando Casolaro: “Il valore di una persona si evince da ciò che è riuscito a fare per gli altri, non dai giudizi che subisce da ‘quelli che contano’ perché ‘possessori del potere’”. È il cuore di un libro che non è solo autobiografia, ma atto d’accusa, inno alla rivalsa, e dichiarazione d’amore per Napoli.

L’uomo dietro al titolo

Ferdinando Casolaro parte da una provocazione: mettersi addosso l’etichetta di “bocciato”, uno degli studenti più respinti della scuola italiana, per raccontare il percorso che lo ha portato dall’altra parte della cattedra. Oggi è docente di Analisi Matematica al Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche, membro del board di riviste come Science & Philosophy e Periodico di Matematica. La sua ricerca è partita dagli integrali indefiniti, ma la sua passione più grande, scrive, è diventata la didattica e la formazione delle nuove generazioni di docenti.

Il libro ripercorre Napoli nel dopoguerra, gli anni ’60, i vicoli del centro, il calcio, l’ottimismo e la voglia di libertà di uno “scugnizzo napoletano”. È un’autobiografia articolata e divertente, come la definisce Maria Rosaria Sodano, “dotata di spiccata umanità e di saggia napoletanità”. Ma è anche una denuncia: Casolaro mette a nudo le contraddizioni di una scuola che discriminava socialmente, che premiava l’obbedienza e il silenzio, che condannava chi non si piegava.

La rabbia che diventa comunicazione

A pag. 178 Casolaro si descrive mentre interviene con la camicia che sventola e la cravatta verde, per difendere la Matematica con forza quasi furiosa: “NOOO, la tua scelta deve essere la Matematica!!! La tua attitudine per la Matematica è palese”. È l’immagine di un uomo che non ha perso l’animo, che ha trasformato le ferite scolastiche in carburante. La sua prima bocciatura arrivò a otto anni, in terza elementare, per un episodio banale. Da lì iniziò una lunga stagione di respingimenti. Eppure, scrive, è riuscito a laurearsi in Matematica, a insegnare per 30 anni, a pubblicare, a tenere conferenze. Perché, dice, la speranza nei cambiamenti politici e sociali non basta: bisogna rimboccarsi le maniche e comunicare, raccontare, testimoniare.

La dedica a Filomena Carrella

E proprio sul desiderio di comunicare, di lasciare traccia, si apre un passaggio intimo. Nella copia del libro, l’autore ha voluto dedicarlo alla giornalista, scrittrice e musicista Filomena Carrella, scrivendo di suo pugno:

“Con l’augurio che non ti rammarichi di avere tra gli amici uno degli studenti più bocciati della Scuola Italiana”.

È una dedica che unisce ironia e affetto, ma anche una consegna: affidare a una voce attenta alla cultura, come la tua, la storia di chi la scuola ha provato a mettere da parte.

Un libro per chi non si arrende

“Il bocciato” non consola subito. Prima mette a nudo le delusioni, la mancanza di “diaframma” che rende più veri i dolori, le stagioni in cui si fatica ad accedere alla narrazione. Poi mostra come da quelle ferite possa nascere qualcosa di nuovo: una carriera, una missione, un modo di stare tra gli altri e sulla terra.

È un libro che parla a tutti quelli che si sono sentiti fuori posto, a tutti i “bocciati” di ieri e di oggi. E parla soprattutto a chi, come Ferdinando Casolaro, ha scelto di non tacere, ma di raccontare la propria storia perché diventi strumento per gli altri.

Foto Maradona 250Napoli – C’è un libro che non si limita a raccontare Diego Armando Maradona, ma prova a riaccendere la fiamma di ciò che lui ha rappresentato: la passione sfrenata, accecante, assoluta per il calcio. L’uomo che vinceva le partite più belle, l’uomo che è diventato un mito prima ancora di smettere di giocare. Un libro che andava fatto, per poter parlare di nuovo di lui non solo come campione, ma come genio.

Il volume, scritto dalla scrittrice Angela Anzalone, si impone come un tentativo insieme rigoroso e audace di interpretazione mitopoietica del legame tra Maradona e la città di Napoli. L’autrice non si limita a raccontare un campione, ma ne esplora la trasformazione in figura arcaica e civile, sospesa tra storia e mito, tra cronaca sportiva e narrazione fondativa.

La scelta dell’espressione “dio delfico” non è soltanto suggestiva sul piano letterario: essa rimanda a una dimensione interpretativa in cui il calcio diventa oracolo urbano e il gesto atletico si carica di significati che travalicano il campo da gioco. Napoli, in questa prospettiva, non è soltanto la città che ha accolto Maradona, ma il luogo in cui il mito si è sedimentato fino a diventare identità condivisa, riscatto sociale e grammatica emotiva collettiva.

L’originalità dell’opera di Angela Anzalone risiede nella capacità di tenere insieme livelli di lettura differenti — storico, giuridico, antropologico e simbolico — offrendo una chiave interpretativa che sottrae la figura del campione alla riduzione iconica e consumistica. In un tempo in cui le grandi figure popolari rischiano di essere appiattite nella dimensione dell’intrattenimento, il suo lavoro restituisce complessità a un fenomeno che continua a interrogare il presente.

Il libro si inserisce in un orizzonte di dialogo tra giuristi, studiosi e protagonisti del mondo del calcio, come già emerso nel seminario ospitato dall’Università degli Studi di Salerno, che ha letto Maradona come fenomeno culturale e giuridico totale. Un laboratorio intellettuale aperto in cui è emersa la necessità di una nuova alfabetizzazione culturale dello sport: non più soltanto competizione o spettacolo, ma spazio di produzione simbolica, memoria condivisa e costruzione identitaria.

Il volume restituisce a Maradona non soltanto la sua grandezza sportiva, ma la sua densità simbolica, la capacità di farsi linguaggio collettivo. Un’operazione che, oltre al caso specifico, invita a ripensare il modo in cui raccontiamo i protagonisti della storia contemporanea: non come figure concluse, ma come forme vive dell’immaginario civile.

Ad accompagnare Angela Anzalone in questa tournée editoriale che sta portando in giro con meravigliosi incontri, presentazioni e dialoghi, c’è la professoressa e giornalista del ‘Corriere dell’Irpinia’Rosa Bianco. La sua presenza affianca l’autrice nel viaggio tra le città, contribuendo a creare uno spazio di ascolto e confronto attorno a una figura che ha segnato generazioni.

Perché parlare di nuovo di Maradona oggi significa recuperare l’ottica diversa di chi ha fatto della propria vita una dichiarazione d’amore al calcio. Significa ricordare l’uomo che vinceva le partite più belle, l’uomo che era un mito, e che continua a interrogarci sul rapporto tra genio, passione e identità collettiva.

“Scrivi una favola: la vergogna”

Esce il libro della XII edizione di “Conosci il mondo dei bambini, previeni il bullismo”: quando i ragazzi trasformano il silenzio in parole

 

Foto Scrivi una favola 250Cimitile – C’è un complice silenzioso che spesso alimenta il bullismo: la vergogna. Quella che spinge a cancellare un messaggio, a sorridere per finta, a tacere per paura di essere giudicati “spie” o di deludere i propri genitori. È proprio questo muro che la XII edizione del progetto “Conosci il mondo dei bambini, previeni il bullismo” ha voluto abbattere, dando vita al volume “Scrivi una favola: la vergogna”, pubblicato dall’Associazione Genitori del Sud ETS/ODV.

Attiva da oltre dieci anni sul territorio campano, Genitori del Sud è un’associazione di promozione sociale che lavora quotidianamente nelle scuole con progetti educativi gratuiti, sostenuti da raccolte fondi, donazioni e 5x1000. L’obiettivo è sempre lo stesso: offrire ai ragazzi spazi di espressione libera e autentica, investimento fondamentale nella prevenzione del bullismo e dell’esclusione.

Il libro, patrocinato dalla Fondazione Premio Cimitile e dal Forum delle Famiglie di Napoli, raccoglie testi e illustrazioni realizzati direttamente da bambini e ragazzi delle scuole partecipanti. Favole, racconti ed esperienze vere che mettono a nudo le emozioni legate all’esclusione, alla diversità, al sentirsi “sbagliati”.

«Da oltre dieci anni siamo convinti che per contrastare il disagio giovanile non bastino divieti e punizioni – spiega Giulia Lombardi, Presidente di Genitori del Sud –. Serve una rivoluzione culturale: trasformare i ragazzi da spettatori a protagonisti, sostituendo la logica della competizione con il valore della collaborazione».

Tra le pagine del volume si incontrano storie che colpiscono al cuore: la piccola Sally che insegna che “proteggere non significa trattenere”; l’alunna che rivendica con orgoglio la sua statura definendosi “piccola guerriera”; la favola della coccinella Marine, emarginata per il suo guscio azzurro, che ritrova la luce solo imparando ad accettarsi; il racconto dedicato a Carmine, ragazzo con sindrome di Down, che trova nella famiglia uno scudo d’amore insuperabile.

L’opera è articolata in quattro categorie, dalla Scuola dell’Infanzia alla Secondaria di Secondo Grado, e testimonia una vera “comunità educante” in cui genitori, docenti e istituzioni lavorano insieme. Come ricordava Plutarco, “gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.

La cerimonia di premiazione e la presentazione ufficiale del volume si terranno martedì 16 giugno 2026 presso le Basiliche Paleocristiane di Cimitile, nell’ambito della storica rassegna Premio Cimitile. Nel corso della serata saranno proclamati i vincitori e consegnati gli attestati di partecipazione.

Con “Scrivi una favola: la vergogna”, la creatività vince sul silenzio. E le voci dei ragazzi diventano strumento di consapevolezza, inclusione e speranza.

Martedì 19 maggio la presentazione del libro di Filomena Carella, promossa dall’Associazione Culturale Agorà in collaborazione con il Liceo Scientifico Statale “Francesco Severi”

 

Locandina Armstrong Castellammare 250CASTELLAMMARE DI STABIA – Porta la musica di Louis Armstrong dentro le aule di Castellammare l’iniziativa promossa dall’Associazione Culturale Agorà in collaborazione con il Liceo Scientifico Statale “Francesco Severi”. Martedì 19 maggio alle ore 15:00, l’Auditorium del liceo in Viale D’Orsi 5 ospiterà la presentazione del libro “Louis Armstrong, la leggenda. La musica oltre il razzismo” di Filomena Carella, giornalista, musicista e scrittrice.

Un evento che unisce cultura, memoria e impegno civile, pensato per le nuove generazioni. Al centro il racconto della vita e dell’arte di Satchmo, simbolo universale della lotta contro il razzismo attraverso il potere unificante del jazz. Un messaggio che trova nella scuola il luogo ideale per essere trasmesso e discusso.

A dialogare con l’autrice sarà Rossana Colucci, Presidente dell’Associazione Culturale Agorà, da anni impegnata nella promozione di eventi culturali sul territorio stabiese. La collaborazione con il Liceo Severi conferma la volontà di portare la cultura fuori dai circuiti tradizionali, direttamente tra gli studenti.

Il pomeriggio non si chiuderà con il dibattito. Al termine della presentazione, saranno gli stessi allievi del Liceo “F. Severi” a prendere la scena, accompagnando l’evento con le loro esecuzioni musicali sotto la direzione della Prof.ssa Sabrina Staiano. Un passaggio di testimone concreto: dalla leggenda del jazz alle voci e ai talenti di oggi.

Ingresso libero per consentire la più ampia partecipazione di studenti, docenti e cittadini interessati.

L’iniziativa conferma il ruolo attivo di Castellammare di Stabia nella promozione della cultura come strumento di crescita e dialogo. Un appuntamento che mette al centro la scuola e il suo valore di spazio pubblico dove la storia incontra il presente, e la musica diventa linguaggio universale contro ogni forma di discriminazione.

Foto Roccarainola 250"La musica oltre il razzismo” di Filomena Carrella. La splendida location del Museo Multimediale - ex Chiesa S. Maria delle Grazie si è riempita di amici, cultura e musica in una serata che ha fatto volare alto il desiderio di comunità.

Il pubblico ha seguito con attenzione e partecipazione il racconto di una storia che va oltre la musica: quella di un uomo che con la sua tromba ha sfidato la segregazione e parlato al cuore di tutti. Emozionante il momento in cui Filomena ha letto il passaggio centrale del libro: “Latte e cioccolato si sarebbero fusi e il mondo sarebbe stato più felice e più bello”. Una frase che ha dato il tono a tutta la serata.

Grazie a chi ha reso possibile tutto questo:

I saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Russo, del presidente del Consiglio Comunale Giovanni Sirignano e del presidente del Polo Museale Carmine Centrella, che hanno sottolineato il valore della cultura come motore di crescita per il territorio.

A moderare con bravura e sensibilità della dottoressa Celeste Sirignano, che ha guidato il dialogo con ritmo e profondità.

A dialogare con l’autrice: Lucia Napolitano, insegnante e presidente ACR; Assunta Miele, psicologa e psicoterapeuta; Salvatore Avella, musicista. Tre voci diverse che hanno mostrato quanto il messaggio di Armstrong sia attuale nell’educazione, nella psicologia, nella musica di oggi.

E un grazie speciale agli ospiti che hanno portato il loro contributo e il loro affetto: Antonio Soviero, presidente IPAZIA; Felice Peluso, presidente AIDO sezione Cimitile-Nola; Adelina Mauro, scrittrice e giornalista; Raffaele Ariola, direttore editoriale del giornale Scisciano; Fiorella Boccucci, musicista e cantante.

Una serata intensa, partecipata, piena di emozioni e di spunti di riflessione. Il pubblico non ha risparmiato applausi e domande, a dimostrazione che le storie vere, quando sono raccontate con passione, sanno ancora unire e smuovere.

Grazie a tutti per aver fatto volare la cultura insieme 🎺

Venerdì 15 maggio 2026, ore 18.30, Museo Multimediale ex Chiesa S. Maria delle Grazie: un incontro con l’autrice tra parole, note e diritti

Locandina Roccarainola 250C’è una tromba che ha cambiato il mondo. Ha il suono di New Orleans, il colore del coraggio, la forza di abbattere i muri. È la tromba di Louis Armstrong. Ed è con “Louis Armstrong, LA LEGGENDA. La musica oltre il razzismo” (IOD Edizioni) che Filomena Carrella, scrittrice, giornalista e musicista, racconta come le note possano vincere l’odio.

Venerdì 15 maggio 2026 alle ore 18.30, il Museo Multimediale di Roccarainola, nella suggestiva cornice dell’ex Chiesa S. Maria delle Grazie in Via Roma, ospita l’incontro con l’autrice.

“Latte e cioccolato si sarebbero fusi e il mondo sarebbe stato più felice e più bello”
È questa la frase che illumina il libro e la serata. Filomena Carrella parte da qui per raccontare Satchmo: non solo il genio del jazz, ma l’uomo che con un sorriso e una tromba ha sfidato la segregazione. Un libro che è biografia, saggio, manifesto civile. Perché la musica, quella vera, non ha colore.
Ad aprire l’incontro i saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Russo, del presidente del Consiglio Comunale Giovanni Sirignano e del presidente del Polo Museale Carmine Centrella. Segno che Roccarainola crede nella cultura come strumento di comunità e di crescita.
A moderare l’incontro sarà la dott.ssa Celeste Sirignano.
Dialogano con la scrittrice: Lucia Napolitano, insegnante e presidente ACR; Assunta Miele, psicologa e psicoterapeuta; Salvatore Avella, musicista. Tre sguardi diversi per raccontare come l’arte di Armstrong parli ancora oggi di inclusione, di educazione, di emozioni.
Ricco il parterre degli ospiti: Antonio Soviero, presidente dell’associazione socio-culturale IPAZIA; Felice Peluso, presidente di AIDO sezione Cimitile-Nola; Adelina Mauro, scrittrice e giornalista; Raffaele Ariola, direttore editoriale del giornale Scisciano; Fiorella Boccucci, musicista e cantante.

Una serata corale, perché il messaggio di Louis e di Filomena è proprio questo: insieme si suona meglio.

Filomena Carrella: la penna che diventa musica .
Scrittrice, giornalista e musicista, la Carrella conosce il potere delle parole e delle note. Con questo libro firma un’opera necessaria: racconta Armstrong ai ragazzi, agli adulti, a chi pensa che il razzismo sia storia passata. Non lo è. E la musica può ancora insegnarci a essere umani.

Vi aspettiamo venerdì 15 maggio 2026, ore 18.30
Museo Multimediale, ex Chiesa S. Maria delle Grazie - Via Roma, Roccarainola

Perché certe storie vanno ascoltate. E certe leggende vanno suonate. Ancora. 🎺

Dal 22 maggio 2026 in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità.

 

Copertina libro 100Il 22 maggio 2026 uscirà in libreria il nuovo libro di Antonio Mattone: “Il casalese di Dio” Don Peppe Diana, storia omicidio e verità. Un volume scritto su invito della Chiesa casalese e del suo vescovo per rispondere a due domande essenziali: chi era il sacerdote di Casale e perché venne ucciso?
Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, mentre è stato annunciato l’avvio del cammino verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio, Antonio Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio. Emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l’etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo stretta e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente.

“Il tango di Consuelo”: Antonietta Natalizio firma un nuovo capolavoro di passione e dedizione

 Una storia di danza e vita che conferma il talento dell’autrice: donna attenta, sensibile, sempre in prima linea per la cultura



NatalizioC’è un passo che non è solo danza. È respiro, scelta, destino. È con “Il tango di Consuelo” che Antonietta Natalizio torna in libreria, firmando un’opera intensa che porta in copertina tutta la forza del rosso e l’eleganza di un abbraccio. “Una storia di passione, danza e dedizione”, recita il sottotitolo. E non poteva esserci sintesi più fedele.
Descrivere Antonietta Natalizio significa raccontare una donna che della cultura ha fatto casa e battaglia. Attenta, partecipe, sensibile, sempre in prima linea quando si tratta di difendere la bellezza, l’arte, la parola scritta. Il suo lavoro non si ferma alla pagina: è presenza costante nel territorio, è ascolto, è promozione di talenti, è amore per le storie che cambiano le persone.
Prima di “Il tango di Consuelo”, Antonietta Natalizio ha già firmato successi che hanno lasciato il segno nei lettori: libri capaci di scavare nell’anima, di restituire dignità ai sentimenti, di dare voce a donne forti e fragili insieme. Ogni sua pubblicazione è un atto d’amore verso la letteratura e verso chi legge.

La penna di Antonietta Natalizio è eleganza e verità.
Lo stile di Antonietta Natalizio è riconoscibile: elegante ma mai distante, intenso ma mai retorico. Sa dosare la parola come un passo di tango: pausa, slancio, attesa. In “Il tango di Consuelo” la scrittura diventa musica. Le frasi hanno ritmo, respiro, corpo. L’autrice non racconta la vita: la fa danzare sulla pagina. È questa la sua cifra: trasformare il sentimento in letteratura, senza perdere la verità cruda dell’esistere.
La meravigliosa prefazione è una chiave per entrare nella danza. A firmare la prefazione di questo suo ultimo capolavoro è Ezio Risatti, che accompagna il lettore oltreNatalizio 1 la soglia del romanzo con parole che sono invito e promessa. Una guida preziosa per comprendere come “Il tango di Consuelo” non sia solo un libro sulla danza, ma un viaggio dentro l’anima umana. La prefazione illumina il senso profondo dell’opera: il tango come metafora dell’esistenza, come dialogo tra corpo e destino.
“Il tango di Consuelo” è un sentimento che fa vivere.
Questo suo ultimo capolavoro è un inno alla vita. Come si legge nella presentazione, “Il tango di Consuelo” rappresenta nulla di meno del sentimento più importante che deve animare ogni creatura: la voglia di vivere. Consuelo non è solo “ballerina”: è donna che attraversa la vita a passo di tango, tra cadute e rinascite. La sua storia parla di passione che brucia, di dedizione che non si arrende, di amore che diventa scelta quotidiana. Orfana, straniera, artista: Consuelo incarna tutte le donne che hanno dovuto inventarsi il futuro. La danza, nel romanzo, è linguaggio del corpo ma anche dell’anima: ogni abbraccio è un patto, ogni pausa è un respiro, ogni giro è una possibilità.
Il tango è scelto come linguaggio universale, perché è la danza dell’incontro. Non si balla da soli. È fiducia, è guida, è ascolto. Antonietta Natalizio sceglie il tango per dire che vivere è un atto a due: con l’altro, con il dolore, con la gioia. In queste pagine il tango smette di essere solo ballo argentino e diventa filosofia esistenziale. Insegna che si può cadere, ma l’importante è rialzarsi al tempo giusto. Che si può perdere l’equilibrio, ma mai la dignità.
Natalizio 150Nelle pagine di Antonietta Natalizio la voglia di vivere è amore verso un prossimo bene individuato, è fiducia nella propria capacità di rialzarsi, è “forza che permette di superare le avversità”. È continua ricerca della bellezza e dell’armonia, della grazia e della gioia di dare. È, in una sola parola, vita.
“Il tango di Consuelo” parla alle donne, ma parla a tutti. Parla a chi ha smesso di credere nella passione. A chi pensa che la dedizione non paghi. A chi ha paura di ricominciare. Antonietta Natalizio ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma scelta di danzare nonostante tutto. Che la vita, come il tango, si impara passo dopo passo. E che ogni passo, anche quello incerto, merita di essere vissuto.
“Per leggere con piacere questo libro bisogna avere il coraggio di lasciarsi gioire e soffrire in alternanza, e a volte con rapida continuità, rallegrarsi e rattristarsi”. Così l’autrice avverte il lettore. Perché “Il tango di Consuelo” non fa sconti: chiede verità, chiede abbandono, chiede di entrare nel cerchio della danza senza paura. E Antonietta Natalizio, con la dedizione che la contraddistingue, ci accompagna in questo ballo. Lei che è donna di cultura prima ancora che scrittrice. Lei che nel lavoro quotidiano semina incontri, presentazioni, parole condivise. Lei che accoglie gli amici per presentare “Il tango di Consuelo” perché sa che un libro vive solo quando diventa comunità. La copertina parla chiaro: abito rosso, sguardo fiero, abbraccio che è promessa. Antonietta Natalizio firma con “Il tango di Consuelo” un’opera matura, potente, necessaria. L’ennesima conferma di un percorso autoriale coerente e coraggioso. Perché Antonietta Natalizio scrive come vive: con passione, con danza, con dedizione. Sempre in prima linea. Sempre dalla parte della bellezza. “Il tango di Consuelo” di Antonietta Natalizio, con prefazione di Ezio Risatti, è disponibile in libreria. Un passo a due con la vita, da non perdere.

 

‘Transumanza e Pascoli’ di Rosa Bianco e Fioravante Ascolese
Un cammino di parole per salvare la terra che cammina



Foto Transumanza 250Ci sono libri che non si leggono: si percorrono. ‘Transumanza e Pascoli’, (Delta3 edizioni) scritto a quattro mani da Rosa Bianco ( insegnante,Foto Carrella Transumanza critica letteraria e giornalista) e Fioravante Ascolese, ( insegnante di matematica e discipline scientifiche in Italia e all’estero) è uno di questi. È un sentiero di carta che odora di lana, di latte appena munto, di polvere alzata dagli zoccoli. Ma soprattutto, è un atto d’amore. Un atto politico. Un abbraccio protettivo a quel Sud che troppo spesso dimentichiamo abbia le radici nell’erba.
Ad aprire il cammino è la prefazione stupenda di Gianni Festa, Direttore del Corriere dell’Irpinia. Il direttore Gianni Festa non usa giri di parole: afferma con forza che i due autori “hanno consegnato alla stampa una intelligente ricerca su un tema che attraversa i secoli”. E ha ragione. Perché qui la transumanza smette di essere nostalgia e diventa chiave per leggere il presente. Una ricerca intelligente, sì. Che cuce insieme storia, economia, ecologia e dignità del lavoro.
Il passo successivo lo firma Bruno Corrado, dirigente veterinario dell’ASL di Frosinone specializzato in Alimentazione Animale. La sua presentazione è una garanzia scientifica e civile: spiega perché senza pascolo sano non c’è animale sano, e senza animale sano non c’è cibo buono. Bruno Corrado mette il timbro della competenza su ogni pagina, ricordandoci che tutelare i pascoli è una questione di salute pubblica, oltre che di bellezza.
E poi c’è l’introduzione di Fioravante Ascolese, che è già parte del viaggio. Ascolese non introduce: prende per mano. Con la voce di chi la terra la calpesta davvero, ci dice perché ha scelto di scrivere questo libro. Per debito verso i padri, per responsabilità verso i figli. Per dire che il Sud non è “area interna da assistere”, ma laboratorio di futuro da ascoltare.
Il cuore del libro: i pascoli non sono vuoti
Dopo questi tre ingressi d’autore, Rosa Bianco e Fioravante Ascolese ci portano sui sentieri millenari. La transumanza qui non è folklore da cartolina. È economia circolare prima che la inventassero, è biodiversità, è presidio del territorio. È l’antidoto allo spopolamento, al cemento, all’abbandono.
Rosa Bianco, con la sua penna lirica e precisa, ci restituisce il canto delle stagioni. Fioravante Ascolese, con lo sguardo lucido, ci spiega perché senza pascolo non c’è formaggio buono, ma neanche paese vivo. E lo fanno con una passione che contagia. Ti viene voglia di alzarti, di andare a contare le pecore vere.
Questo testo è uno scudo. Protegge chi resiste: i pastori giovani che hanno scelto di restare, le donne che lavorano il latte all’alba, i sindaci che non svendono un metro di demanio. Protegge un’idea di Sud che non chiede elemosina, ma rispetto. Che non vuole musei della civiltà contadina, ma campi vivi.
Bianco e Ascolese, con Festa e Corrado a fare da garanti, hanno il coraggio di dire che tutelare i pascoli è tutelare noi. È sicurezza alimentare, è paesaggio, è identità. Quando un pascolo muore, muore un pezzo di noi. Quando un sentiero viene asfaltato, perdiamo una strada verso chi siamo.
Eppure non è un libro triste. Anzi. Ci sono aneddoti che fanno sorridere: le pecore che sanno il nome, il cane pastore che comanda più del padrone, le feste a fine transumanza dove il vino e la musica scacciano la fatica. Perché chi difende la terra lo fa con allegria testarda. Questo libro è per chi ha il Sud nel sangue. Per chi amministra e deve scegliere se un ettaro vale più come pascolo o come parcheggio. Per i ragazzi, perché sappiano che “pastoralismo” non è una parola del passato, ma una professione del futuro. Per tutti noi, che mangiamo pane e formaggio senza chiederci mai che strada hanno fatto per arrivare sulla tavola.
Con la prefazione autorevole di Gianni Festa, la presentazione tecnica di Bruno Corrado, l’introduzione appassionata di Fioravante Ascolese e lo sguardo ampio della bellissima e passionale Rosa Bianco che racconta la transumanza nella storia e la transumanza nel mondo, ‘Transumanza e Pascoli’ diventa più di un saggio: diventa una mappa. Non per tornare indietro, ma per andare avanti senza perdere la strada.

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