Cronaca

La 24ª edizione al Castello Aragonese dal 27 giugno al 4 luglio, tra opere da 33 Paesi, anteprime, grandi autori, nuovi riconoscimenti e i premi a Silvio Soldini e Lello Arena

Il cinema internazionale torna a incontrare il paesaggio, la memoria e l’identità dei luoghi. Dal 27 giugno al 4 luglio si svolgerà l’Ischia Film Festival, nella straordinaria cornice del Castello Aragonese. La 24ª edizione, diretta da Michelangelo Messina e organizzata dall’Ente del Terzo Settore Art-Movie, conferma da quasi un quarto di secolo la vocazione del festival: portare sull’isola cinema, autori e sguardi capaci di raccontare il rapporto profondo tra i luoghi e chi li attraversa.

“Questa edizione rappresenta per noi un momento di riflessione sul percorso compiuto, mentre ci avviciniamo al traguardo della venticinquesima – dichiara Michelangelo Messina, direttore artistico del festival. L’idea resta quella originaria: raccontare il territorio non come semplice scenario, ma come spazio vivo, attraversato da visioni, memorie e identità. Le grandi narrazioni, italiane e internazionali, meritano di essere accolte nella loro unicità e illuminate con una luce propria”.

I numeri confermano la crescente dimensione internazionale della manifestazione: 66 opere selezionate provenienti da 33 Paesi, scelte tra oltre 500 lavori candidati da più di 50 nazioni. Il concorso ufficiale comprende 32 opere, di cui 27 presentate in anteprima, suddivise nelle sezioni “Lungometraggi internazionali”, “Cortometraggi internazionali” e “Location Negata”, quest’ultima dedicata ai diritti umani e ai luoghi feriti o negati. Ad ampliare ulteriormente l’offerta culturale sarà la sezione online “Confini”, che proporrà una selezione di opere fuori concorso.

Per otto giorni il pubblico potrà vivere il festival tra le suggestive sale all’aperto del Castello Aragonese e le tradizionali masterclass mattutine alla Villa “La Colombaia”, in un dialogo continuo tra visione cinematografica, formazione e confronto con gli autori.

Tra gli appuntamenti più attesi figura il programma “Best of”, dedicato ad alcune delle opere più significative del recente cinema italiano. Era di Vincenzo Marra, presentato alla presenza di Maurizio Casagrande e Giovanni Esposito, racconta la vitalità ostinata di Lina, una donna napoletana che rifiuta di lasciarsi definire dall’età. Con Il Dio dell’Amore, accompagnato da Isabella Ragonese, Francesco Lagi esplora con tono corale e ironico il caos dei sentimenti contemporanei. Antartica – Quasi una fiaba esordio alla regia di Lucia Calamaro conduce invece lo spettatore in una base scientifica isolata, dove il futuro dell’umanità si intreccia a tensioni affettive, etiche e ideologiche. Chiude la selezione Le assaggiatrici di Silvio Soldini, tratto dal romanzo di Rosella Postorino, che riporta sullo schermo la storia delle donne costrette ad assaggiare il cibo destinato a Hitler durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale.

Proprio a Silvio Soldini sarà conferito il Premio alla Carriera 2026. Autore tra i più riconoscibili e sensibili del cinema europeo contemporaneo, Soldini ha attraversato commedia, dramma e racconto sentimentale con uno sguardo sempre attento alle fragilità, ai desideri e alle trasformazioni dei suoi personaggi. Dal successo di Pane e tulipani alla profondità emotiva di Giorni e nuvole, il suo cinema ha saputo coniugare leggerezza e inquietudine, intimità e racconto collettivo.

Il Premio Ischia Film Award 2026 sarà invece assegnato a Lello Arena, interprete amatissimo di teatro, cinema e televisione, protagonista di una carriera che ha segnato profondamente la cultura popolare italiana. Dalla stagione irripetibile della Smorfia con Massimo Troisi ed Enzo Decaro al lungo percorso di attore, autore e uomo di scena, Arena ha saputo unire comicità, tenerezza e intelligenza dello sguardo, lasciando un’impronta riconoscibile nell’immaginario del Paese.


Per il secondo anno consecutivo, l’Ischia Film Festival rinnova inoltre la collaborazione con “Italy for Movies”, il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione realizzato da Cinecittà e promosso dal MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, assegnando il Premio Italy for Movies per la Migliore Produzione Esecutiva Italiana.

Tra le novità dell’edizione 2026, anche il PremioSalvatore Lauro” che sarà assegnato a Il sottile filo rosso di Alessandro Bencivenga, nuovo riconoscimento dedicato alle produzioni italiane che scelgono Ischia come luogo di racconto e di ripresa, in omaggio alla memoria del grande imprenditore ischitano.

Con lo sguardo già rivolto al futuro, il festival annuncia infine una delle linee guida della sua venticinquesima edizione: nel 2027 sarà inaugurata una sezione speciale dedicata alla vela nel cinema, nuovo capitolo di una riflessione che da sempre mette in dialogo immagine, paesaggio e viaggio, confermando la vocazione dell’Ischia Film Festival come luogo privilegiato di incontro tra opere, territori e comunità.

Ischia Film Festival è sostenuto da: MiC Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e audiovisivo, Regione Campania – Film Commission Regione Campania, BONACINA, BPER Banca e si svolge sotto il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio.

Presentati a Torre del Greco i risultati delle indagini 2025–2026: affreschi con ittiocentauro alato, capitelli, cistae plumbee e un cantiere in attività al momento dell’eruzione del 79 d.C.

Si è tenuta a Palazzo Vallelonga, Torre del Greco, la giornata di studi dedicata ai risultati delle indagini archeologiche condotte dal Parco Archeologico di Ercolano a Villa Sora nel corso della campagna 2025–2026. L’evento — promosso nell’ambito delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026 — è stato organizzato in collaborazione con il Comune di Torre del Greco e la Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, con il coordinamento scientifico di Domenico Camardo, Marina Caso e Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano.

Villa Sora — complesso residenziale di età tardorepubblicana e primo imperiale affacciato sul Golfo di Napoli, a Torre del Greco — è tra le più sontuose ville d’otium di rango senatorio e imperiale sorte lungo la costa campana. Edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e oggetto di successivi rifacimenti, si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico articolato su terrazze digradanti verso il mare, per un’estensione stimata di circa 150 metri lungo il litorale. Le indagini 2025–2026 — avviate nel novembre 2025 — sono le prime indagini sistematiche condotte sul sito dopo oltre trent’anni, rese possibili da un finanziamento di 150.000 euro nell’ambito della Campagna nazionale di scavi archeologici promossa dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura (stanziamento complessivo 2025: 4,8 milioni di euro), con il supporto del Packard Humanities Institute (PHI) e il sostegno del Comune di Torre del Greco attraverso un progetto Art Bonus.

«Aprire cantieri e laboratori al pubblico, condividere le scoperte nel momento stesso in cui emergono: questo è il senso più profondo delle Giornate Europee dell’Archeologia e dell’impegno del Parco a Villa Sora. Le indagini di questa campagna restituiscono dati straordinari sulla qualità architettonica e decorativa della villa, confermandone il rango eccezionale nel panorama delle residenze di lusso del Golfo di Napoli.»

Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco Archeologico di Ercolano

Il saggio di scavo: obiettivi e metodo

Le indagini hanno preso avvio dalla necessità di messa in sicurezza del fronte nord-est del settore già scavato a cielo aperto tra gli anni ’80 e ’90, cogliendo al contempo l’opportunità di ampliare le conoscenze sul complesso. L’intervento si è concentrato sull’ambiente 22 — di dimensioni contenute (circa 10 mq) ma di eccezionale qualità decorativa — già parzialmente visibile attraverso un cunicolo. Le attività hanno contestualmente ampliato l’area visitabile con il prolungamento della tettoia e la nuova disposizione della passerella. La lettura stratigrafica ha consentito di ricostruire con chiarezza la sequenza degli eventi distruttivi del 79 d.C.: le colate piroclastiche investirono le strutture, provocando il collasso delle coperture, del soffitto e il successivo cedimento delle pareti.

Le scoperte

La decorazione pittorica

I numerosi frammenti di intonaco affrescato di pareti e soffitto attestano un programma decorativo di grande raffinatezza. Le analisi preliminari collocano la produzione in un linguaggio figurativo intorno al 50 d.C.: maestranze che esprimono una singolare innovazione creativa.

Le pareti su fondo nero, scandite da fasce in cinabro, presentano il motivo del candelabro metallico in oro animato da aironi: figure di straordinaria resa naturalistica inserite in uno schema decorativo di fine eleganza. Il soffitto a fondo chiaro era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche, tra cui grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale.

Tra i ritrovamenti più eccezionali, i frammenti del soffitto ricompongono la figura di un ittiocentauro alato: una raffigurazione di eccezionale unicità iconografica, trattata non come ornamento accessorio ma come figura protagonista, ricca di chiaroscuri e lumeggiature, in una posa dinamica e plastica di significativo impatto scenico.

Il capitello, le cistae e la villa in cantiere

All’interno dell’ambiente erano presenti tre cistae plumbee finemente decorate, riconducibili alla medesima officina, insieme a elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità: tra questi spicca il capitello corinzieggiante con motivo liriforme, rinvenuto in stato di conservazione sorprendente, eseguito interamente a scalpello e riconducibile al linguaggio figurativo di età augustea. La qualità della lavorazione e la presenza di ulteriori frammenti marmorei indicano con chiarezza uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a lavori edilizi in corso: la villa era in pieno cantiere al momento dell’eruzione del 79 d.C.

Prospettive e prossimi passi

I risultati della campagna 2025–2026 confermano il rango eccezionale di Villa Sora e aprono nuove prospettive di indagine. L’elaborazione dei dati è in corso, con particolare attenzione alla ricomposizione dei frammenti affrescati e all’interpretazione del programma decorativo del soffitto. Le prossime campagne punteranno all’ampliamento dello scavo e alla realizzazione di nuovi percorsi di fruizione.

In un mondo attraversato da crisi profonde e globali, dalla guerra in Ucraina alla povertà diffusa in molte regioni del Sud del mondo, passando per gli effetti devastanti del cambiamento climatico e l’aumento delle disuguaglianze sociali, emerge un valore antico ma oggi più che mai necessario: la solidarietà.

Non si tratta solo di un gesto di aiuto tra individui, ma di un principio fondante della convivenza civile. In tempi di divisione, isolamento e indifferenza, la solidarietà rappresenta un ponte tra le persone, un collante sociale, un’arma pacifica ma potente contro l’ingiustizia.

Solidarietà significa, letteralmente, sentirsi “solidali”, cioè uniti da un legame di responsabilità reciproca. È la consapevolezza che i destini umani sono intrecciati, che il benessere dell’altro riguarda anche me. È il contrario dell’egoismo e dell’indifferenza. Significa fermarsi, guardare il prossimo negli occhi e dire: “Io ci sono”.

Questo valore può sembrare semplice o perfino scontato, ma in realtà è rivoluzionario. In una società che spesso spinge verso l’individualismo, la competizione sfrenata e l’autosufficienza a tutti i costi, essere solidali è un atto controcorrente.

La solidarietà si manifesta in molti modi, a diversi livelli. A livello individuale, è il volontariato, è l’aiuto dato a chi ha meno, è il sostegno morale, è il tempo dedicato a chi è solo o malato. Ma a livello collettivo, diventa un principio politico e sociale: è lo Stato che protegge i più deboli, è la cooperazione internazionale tra Paesi, è la costruzione di reti sociali che non lasciano indietro nessuno.

Durante la pandemia da Covid-19, il mondo ha avuto una prova evidente di quanto la solidarietà fosse essenziale: chiusure, restrizioni e difficoltà sono state affrontate meglio nei luoghi dove le persone hanno saputo aiutarsi a vicenda, dove il senso di comunità ha superato l’istinto di chiusura.

La globalizzazione ha reso evidente che nessun Paese è un’isola. Le crisi non conoscono confini: basti pensare ai migranti che attraversano il Mediterraneo in cerca di speranza, o ai disastri naturali che colpiscono intere popolazioni, spesso le più povere, contribuendo a esodi di massa e nuove povertà.

In questo contesto, la solidarietà non è solo un dovere etico, ma anche una necessità strategica. Se ignoriamo le ingiustizie nel resto del mondo, prima o poi ne paghiamo il prezzo anche noi, sotto forma di instabilità politica, crisi economiche e tensioni sociali.

La solidarietà non si improvvisa: si impara, si coltiva, si trasmette. È compito delle famiglie, della scuola e dei media promuovere una cultura dell’empatia e della cooperazione. Parlare di solidarietà significa anche insegnare i valori del rispetto, dell’ascolto, dell’inclusione.

Ogni gesto di solidarietà può educare: una mensa per i poveri, un progetto di inclusione scolastica, una donazione, ma anche un racconto, un film, un libro che ci fa immedesimare nella vita di chi soffre.

Attenzione però: la solidarietà non deve essere confusa con la sola carità. Quest’ultima è importante, ma spesso interviene dopo che il danno è stato fatto. La vera solidarietà, invece, è giustizia preventiva: è cambiare i meccanismi che creano esclusione, è costruire società in cui tutti possano avere pari opportunità.

Come ha detto Papa Francesco: “La solidarietà oggi è diretta conseguenza della fraternità, e si esprime concretamente nel servizio alla giustizia sociale, alla pace e alla cura della casa comune.”

Il mondo non sarà mai perfetto, ma può essere migliore. E questo miglioramento passa attraverso le scelte di ciascuno di noi. La solidarietà, quindi, non è solo un dovere morale, ma una possibilità concreta per cambiare il corso delle cose.

Ogni volta che decidiamo di non essere indifferenti, che scegliamo di aiutare, sostenere o difendere qualcun altro, stiamo scrivendo una pagina diversa della nostra storia.

In un tempo in cui spesso dominano paura e divisione, la solidarietà è un atto rivoluzionario di speranza.

Nicola Incampo

 

Coordinamento Nazionale dei Presidenti Corecom: Carola Barbato rieletta Coordinatrice Nazionale

Per la prima volta una donna alla guida del Coordinamento per due mandati consecutivi

ROMA - È Carola Barbato, presidente del Corecom Campania, la Coordinatrice Nazionale dei Comitati Regionali per le Comunicazioni d’Italia per il biennio 2026-2027.

Il consenso unanime sottolinea il riconoscimento collettivo per il lavoro svolto, l’impegno e la visione già annunciata nel programma elettorale del primo mandato: trasformare il Corecom da ente meramente regolatorio ad autentico presidio civico.

«Ringrazio tutti i Presidenti Corecom. Chiamare nuovamente me alla responsabilità della guida di un organismo complesso e, tra le Autorità regionali, il più vicino alle istanze dei cittadini, rappresenta un riconoscimento al lavoro già svolto. Un impegno orientato a fare in modo che la nostra azione comune andasse oltre la mera funzione di presidio, e dunque di tutela dei cittadini sui singoli territori, nelle regioni d’Italia e per le regioni, quali sentinelle delle criticità e delle esigenze territoriali.

Ritengo centrale creare sinergie e, affinché l’azione del Corecom venga amplificata, ho considerato fondamentale costruire reti e alleanze preziose, concrete, con chi, come noi, presidia ogni giorno i territori. Fondamentale è stata l’interlocuzione con le istituzioni nazionali e regionali, l’interazione con le forze dell’ordine, con la magistratura, con la Chiesa e le comunità religiose, con la scuola.

È un metodo già concreto e vincente nel Corecom Campania, che presiedo in squadra con l’avv. Persico e il dott. Di Meo. In Campania abbiamo lavorato ostinatamente, dando anima a un organismo concepito come regolatorio. Oggi il Corecom Campania risponde ai cittadini in tempi certi, senza pendenze, coopera con il Consiglio regionale come parte attiva di un sistema coeso, ma soprattutto trasforma ogni procedura in un atto di fiducia pubblica.

Questo modello, unito al corredo della mia personale formazione, al mio impegno nella stampa cattolica, nell’associazionismo cattolico e, più in generale, nel terzo settore, già realtà nel Corecom Campania attraverso reti e attività condivise, l’ho proposto e condotto a livello nazionale.

Tra i tanti progetti in essere, è già concreto il Protocollo d’intesa con la Stampa Cattolica nazionale sulla nuova deontologia delle parole nel sistema della comunicazione tradizionale e in rete. Ancora sul tema dei linguaggi, questione di straordinaria e, a tratti, drammatica attualità, è in corso un accordo con l’Accademia della Crusca. Per le strategie di sicurezza in rete è ormai concreta e in essere la cooperazione con la Polizia Cibernetica, così come ho cercato e avviato un percorso con l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza.

Il mio impegno ulteriore? Rendere ancora più note le specificità dei Corecom. Sì, perché i Comitati Regionali per le Comunicazioni sono organismi non sempre percepiti fino in fondo nelle loro specificità. Acclarate le funzioni tecniche, i Corecom presidiano il diritto all’informazione corretta, oggi centrale in un’epoca in cui la disinformazione dilaga, è lesiva delle democrazie, è arma. Chi non considera strategica almeno questa nostra funzione, semplicemente, non ha guardato cosa avviene e quali scenari si profilano per il futuro».

NUOVE INDAGINI NEL COMPLESSO DEI CASTI AMANTI:

DALLO SCAVO DI UN AMBIENTE DESTINATO ALLA LAVORAZIONE DEL PANE,

EMERGE LO SCHELETRO DI UN EQUIDE

 

Ambienti rinvenimento Equide Casti Amanti 2 250Lo scheletro di un equide è riemerso nel corso di indagini di scavo condotte in un ambiente adibito alla lavorazione del pane nel complesso dei Casti Amanti di Pompei.

L’intervento si è svolto in stretta collaborazione tra gli archeologi e gli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate – archeozoologo, archeobotanica e antropologa – nell’ambito di un lavoro interdisciplinare che rappresenta oggi uno degli aspetti più qualificanti della ricerca archeologica. In particolare, l’archeozoologia consente di ricostruire le modalità di sfruttamento delle specie animali nel mondo antico, offrendo preziose informazioni sui sistemi produttivi e sul ruolo che gli animali svolgevano nella vita quotidiana.

L'Insula dei Casti Amanti è uno dei cantieri tra i più importanti di Pompei perché conserva un'intera struttura produttiva con forno, magazzini, spazi di lavorazione, oltre all'abitazione del proprietario. Il complesso, famoso per l’affresco del “casto bacio” rinvenuto in un triclinio della dimora e che dà nome all’intero isolato, comprende un grande panificio con stalle annesse, dove in passato erano già stati trovati altri equidi impiegati per azionare le macine e trasportare il grano necessario alla produzione del pane.

Lo scavo ha rappresentato la prima fase dell’indagine, cui sono seguiti i primi studi sui materiali rinvenuti. Le analisi di laboratorio, tuttora in corso, permetteranno di raccogliere ulteriori dati sia sulla funzione dell’animale all’interno del contesto produttivo, sia sulle condizioni in cui esso si trovava al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Lo studio dell’equide potrà contribuire anche alla comprensione delle dinamiche eruttive e delle reazioni degli animali agli eventi catastrofici che investirono la città,Equide Casti Amanti 9 250 aggiungendo un ulteriore tassello alla ricostruzione di quelle ore drammatiche. È la dimostrazione di come Pompei offra un contesto straordinariamente conservato, che consente di indagare la vita antica in modo sistemico, ricostruendo le relazioni tra spazi, attività produttive, individui e animali. 

La ricerca prosegue tra studio dei reperti e indagini di laboratorio, in un dialogo continuo tra discipline diverse, per restituire voce anche ai resti più silenziosi e ricordare come ogni testimonianza – umana o animale – custodisca una storia ancora da riportare alla luce.

«Pompei per molto tempo – dice il direttore Gabriel Zuchtriegel – ha rappresentato soprattutto la bellezza degli affreschi, la possibilità di studiare la cultura materiale dell’antichità. In realtà è molto di più: è la possibilità di conoscere le vite umane che sono state spezzate durante l’eruzione, come nella recente esposizione dei calchi delle vittime qui a Pompei, ma anche le vite degli animali. In questo caso di un equide, un cavallo o un asino, che è stato trovato all’interno di una Casa contenente bellissimi affreschi, la Casa dei Casti Amanti. La Domus fungeva anche da panificio e da mulino. C’era una stalla dove, in passato, sono stati trovati diversi animali. Ma recentemente, nell’ambito di nuovi scavi, è stato scoperto anche un altro animale, un equide, che era scappato e si trovava in un altro ambiente. Questo significa più ricerca non solo sulle vittime umane, ma anche sugli animali, per capire come animali ed esseri umani vivevano e lavoravano insieme nella società di circa duemila anni fa. Lo scavo di questo equide nel complesso dei Casti Amanti è anche un ottimo esempio del lavoro multidisciplinare che ogni giorno si attua nel sito: archeologi e specialisti di discipline diverse che collaborano per ricostruire non solo gli oggetti, ma le relazioni tra persone, animali e spazi produttivi. Le analisi sono ancora in corso e ci daranno ulteriori informazioni: il sito continua a offrire materiale di grande valore scientifico».

Tutti gli approfondimenti sulla scoperta e le indagini condotte sono pubblicati sull’ E-journal degli Scavi di Pompei, la rivista digitale del Parco al seguente link https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

Archeologia e archeozoologia ricostruiscono il ruolo degli animali nella vita quotidiana

e nelle ultime ore dell’eruzione del 79 d.C.

Aspetto

Rerum Novarum (1891) – Papa Leone XIII

Magnifica Humanitas (2026) – Papa Leone XIV

Contesto storico

Prima rivoluzione industriale, fabbriche, urbanizzazione, nascita del proletariato

Rivoluzione cognitiva, intelligenza artificiale, piattaforme, automazione del lavoro intellettuale

Data firma

15 maggio 1891

15 maggio 2026, 135° anniversario della Rerum Novarum

Titolo e chiave

"Delle cose nuove"

"Le res novae del nostro tempo"

Problema centrale

L'operaio trattato come schiavo, salario ingiusto, lotta di classe

La persona ridotta a dato, a unità di lavoro o a strumento di controllo

Immagini guida

Mediazione tra padroni e operai

Torre di Babele (tecnica come superbia) vs ricostruzione di Gerusalemme (tecnica al servizio del bene)

Cosa condanna

Socialismo, lotta di classe, massoneria, laissez-faire senza morale

Tecno-determinismo, sorveglianza di massa, disinformazione sintetica, guerra autonoma

Soluzione proposta

Azione combinata di Chiesa, Stato, datori e lavoratori; associazioni miste; giusta mercede

Custodia della dignità; riportare l'IA a strumento; discernimento comunitario tra teologi, scienziati, istituzioni e imprese

Principi cardine

Dignità della persona, proprietà privata con funzione sociale, sussidiarietà, preferenza per i deboli

Dignità, solidarietà, giustizia, bene comune, "rimanere umani"

Campi toccati

Lavoro manuale, orario, donne e fanciulli, salario, sindacati

Lavoro, educazione, famiglia, politica, guerra, verità pubblica, sorveglianza

Eredità

Fonda la dottrina sociale moderna

Aggiorna quella dottrina all'età degli algoritmi

 

       

 

       

Foto Nicola Incampo 250Sono due encicliche nate a 135 anni di distanza, entrambe firmate il 15 maggio da un Leone, e tutte e due provano a rispondere a una rivoluzione che stava cambiando cosa significa lavorare, possedere, e restare umani.

Rerum Novarum (1891)

Papa Leone XIII la promulga il 15 maggio 1891, ed è la prima volta che la Chiesa prende posizione organica sulle "cose nuove" della società industriale. Fonda così la moderna dottrina sociale.

Il cuore è una mediazione. Da una parte ammonisce gli operai a non cercare la rivoluzione, l'invidia o l'odio verso i ricchi. Dall'altra chiede ai padroni di non trattare i dipendenti "come schiavi", di pagare il giusto salario e di rispettare riposo, salute, età e sesso nel lavoro. Per questo riconosce le associazioni "sia di soli operai sia miste di operai e padroni" come strumento di tutela reciproca.

Condanna con chiarezza il socialismo, la lotta di classe e la massoneria, e affida la soluzione a un'azione combinata di Chiesa, Stato, lavoratori e datori di lavoro. La sua intuizione più duratura è la preferenza per i deboli: lo Stato deve difendere soprattutto chi "manca di sostegno proprio", donne e fanciulli compresi, perché la dignità personale, "nobilitata dalla fede cristiana, deve sempre essere rispettata". 

Magnifica Humanitas (2026)

Papa Leone XIV firma la sua prima enciclica il 15 maggio 2026, esattamente nel 135° anniversario della Rerum Novarum, e la pubblica il 25 maggio. Il titolo completo dice tutto: "sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale".

Anche qui l'introduzione parla di res novae, "le res novae del nostro tempo", ma la novità non è la fabbrica, è l'algoritmo. Leone XIV mette l'umanità davanti a una scelta, usando due immagini bibliche: la torre di Babele, dove la tecnica diventa superbia e confusione, e la ricostruzione di Gerusalemme, dove si costruisce insieme per il bene comune.

Il testo riconosce il potenziale dell'IA, ma avverte contro i sistemi che riducono le persone a punti di dati, unità di lavoro o strumenti di controllo. Entra nel concreto: lavoro automatizzato, sorveglianza, disinformazione, educazione, guerra, vita familiare e verità pubblica. La proposta è riportare la tecnica a strumento, non a principio, ponendo al centro la dignità, la solidarietà, la giustizia e il bene comune. 

Cosa le lega

  • Stessa data, stessa preoccupazione.15 maggio non è casuale: Leone XIV vuole dichiarare che l'IA è la nuova "questione operaia".
  • Persona prima del sistema.Nel 1891 la minaccia era trattare l'uomo come ingranaggio della macchina a vapore; nel 2026 è trattarlo come dataset dell'algoritmo.
  • Terza via.Leone XIII rifiutava sia il laissez-faire sia il collettivismo marxista. Leone XIV rifiuta sia il tecno-determinismo ("lasciarsi guidare dalla tecnologia") sia il tecno-catastrofismo, cercando una governance partecipata.
  • Corpi intermedi.Allora i sindacati cristiani, oggi la richiesta di istituzioni, ricercatori, imprese e Chiesa che discernano insieme, come mostra la presenza alla presentazione di teologi e di un co-fondatore di Anthropic.

Cosa cambia

  • Oggetto dello sfruttamento.Rerum Novarum parlava di salario, orario, lavoro minorile. Magnifica Humanitas parla di attenzione, dati biometrici, profilazione, armi autonome e verità sintetica.
  • Chi ha il potere.Nel 1891 erano i padroni delle fabbriche; nel 2026 sono piattaforme e modelli fondativi che concentrano capitale, conoscenza e capacità di decisione.
  • Leone XIII ragionava in termini di proprietà privata e Stato. Leone XIV aggiunge categorie nuove: interpretabilità, responsabilità algoritmica, custodia del "rimanere umani".

In sintesi, Rerum Novarum ha insegnato alla Chiesa a parlare di economia industriale senza diventare né capitalista né socialista. Magnifica Humanitas prova a fare lo stesso con l'economia cognitiva: non benedire l'IA come salvezza, non demonizzarla come Babele, ma ricostruire, come a Gerusalemme, mura che proteggano la persona mentre la città cambia.

 

Nicola Incampo

Foto Degni 200La fine dell’anno scolastico rappresenta, ormai da diversi anni per il Liceo Artistico “Franceso Degni” di Torre del Greco, l’epoca in cui cade la finale delFoto Gruppo Degni 250 premio “Francesco Sorrentino”. Un appuntamento particolarmente sentito dagli alunni dei due indirizzi della scuola, “Architettura ed Ambiente” e “Incisione e Design del Gioiello”, per ricordare Francesco Sorrentino, uno dei padri fondatori del Museo del Corallo e del Cammeo e della stessa Scuola, oggi Liceo Artistico “Francesco Degni” ma ancora nota come “Scuola D’Arte”. Francesco Sorrentino fu uno dei personaggi che si adoperò fattivamente affinchè il progetto di Enrico Taverna prendesse realmente corpo: l’apertura al pubblico del Museo del Corallo e del Cammeo che, oggi come allora, è parte integrante della scuola. Fu concepito come una sorta di workshop, forse tra i primi della storia, come un luogo che promuovesse e diffondesse la maestria degli allievi e la propensione alla sperimentazione e alla ricerca di quei laboratori. In pratica, un occhio volto alla tradizione, l’altro alla sperimentazione e al mercato, vision ancora oggi di grande attualità. A Francesco Sorrentino è intitolato il Premio, il cui tema per l’anno 2025/2026 è stato: “VILLA SORA: UN FIORE ALL’OCCHIELLO DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO TORRESE”. Gli studenti del Degni, da sempre impegnati nella diffusione della conoscenza e della valorizzazione del territorio, hanno apprezzato particolarmente la tematica proposta. Il livello degli elaborati presentati è stato alto e pieno di spunti originali. Si sono classificati al primo posto, per l’indirizzo “Architettura e ambiente”, Sabrina Crispino e Maria Denise Formisano, il cui lavoro si è distinto per l’attento studio del territorio per migliorare accessibilità e fruibilità del sito. Secondo posto per Maria Gabriella di Cristo e Sofia Scapa, per l’originalità e la freschezza della proposta, e due terzi posti, ex aequo, per il gruppo di lavoro composto da Rosa Ciaramella e Antonio Civai e per la coppia Martina di Luca e Azzurra Pierro. Seguono le due menzioni speciali a Raffaella Moscarella e Francesco Formisano e Agata Esposito, che ha lavorato da sola. Anche l’indirizzo “Incisione e Design del Gioiello” si è contraddistinto per lavori di alto livello. Al primo posto Nunzia Cirillo, per l’aderenza al tema proposto e il complesso iter progettuale; secondo posto a Federica Annunziata, che si è distinta per la complessità delle tecniche adoperate e il concept progettuale. Anche per questo indirizzo, due terzi premi ex aequo per Salvatore Federico e Giada Basso e due menzioni speciali a Silvia Di Donna e Marta Miele. In un’atmosfera di grande allegria, i ragazzi hanno salutato il Dottor Francesco Sorrentino, ringraziandolo per l’attenzione costante alla scuola e ai suoi studenti e per l’appuntamento al quale non si sottrae, da ben nove anni, che lo porta a Torre del Greco da Belluno, sua attuale residenza.

Trio 250Sabato 31 maggio 2026 a Trecase nel Santuario Diocesano “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, a conclusione delle iniziative religioseVerapalumbo 250 promosse dal Rettore parroco don Antonio Ascione per il mese mariano, si è tenuto un suggestivo evento “Una Presenza lascia tracce …” CONCERTO in onore di Maria Santissima. Una magnifica serata all'insegna della grande musica, con il soprano Liliana Veropalumbo, il maestro Pasquale Orazzo e il giovanissimo Michele Maria Orazzo, che hanno regalato al pubblico emozioni indimenticabili, nell’incantevole Santuario di San Gennaro di Trecase, cornice ideale per un evento ricco di arte, spiritualità e partecipazione.

Attraverso le loro voci e la loro sensibilità artistica, gli interpreti "hanno prestato voce a Maria Santissima", facendosi portatori di un messaggio di pace, serenità e amore. Con la forza della musica e della parola, con celebri melodie ci hanno fatto toccare con mano la bellezza che nasce dall'incontro tra fede, arte e umanità, donando ai presenti momenti di autentica commozione e riflessione. L’evento dell’ultimo giorno del mese di maggio, dedicato alla musica e alla preghiera attraverso le note, afferma don Antonio Ascione, conclude un mese mariano ricco di appuntamenti spirituali, durante il quale la comunità parrocchiale e i fedeli hanno confermato lo storico e indissolubile legame profondo con la Vergine Maria, vivendo un’intensa esperienza di fede partecipando ai diversi momenti di vita spirituale e alle serate di preghiera.

Liliana Veropalumbo soprano, ha cominciato presto gli studi musicali diplomandosi al Conservatorio “S. Pietro a Maiella” di Napoli sotto la guida del soprano Lidia Banditelli. Nello stesso tempo ha studiato pianoforte, direzione di coro ed ha conseguito, col massimo dei voti, la maturità magistrale. Fin da giovanissima si è esibita nel ruolo di solista affermandosi, inoltre, come vincitrice del 1° Premio in diversi concorsi lirici. Oltre all’attività solistica ha svolto un’intensa attività corale sia come direttrice che come corista. In quest’ultimo ruolo è stata presente anche in manifestazioni di prestigiosi enti lirici, tra cui il Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2004 ha superato le selezioni tenute dal M° Donato Renzetti all'Accademia Musicale Pescarese ed è stata scelta quale interprete per il ruolo di Musetta nella “Boheme” di Giacomo Puccini. Nello stesso anno è giunta semifinalista al 4° Concorso Internazionale di Canto Lirico “Enrico Caruso”. Nel 2005 ha conseguito il diploma Superiore di Didattica della Musica presso il Conservatorio di Potenza ed è pertanto docente di Educazione Musicale nelle scuole medie e superiori oltre che già vincitrice del concorso per l’insegnamento nella scuola primaria. Si è esibita stabilmente al Teatro “Tasso” di Sorrento per la produzione dello spettacolo “Sorrento Musical” ed ha conseguito con pieno merito il titolo di “Master nella Canzone napoletana” presso il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno. Ha continuato sempre il suo perfezionamento vocale avendo avuto come docenti i maestri Marilena Laurenza, Silvia Ranalli, Giovanni Battista Palmieri, Ciro Visco e Antonella Iacono.

Pasquale Orazzo pianista stabiese, ha studiato e si è diplomato al Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci” di Salerno con il massimo dei voti e la lode sotto la guida del M° Adriana Mannara conseguendo, allo stesso tempo, prima la maturità scientifica e poi quella magistrale. In seguito, ha ottenuto il diploma Superiore di Didattica della Musica al Conservatorio di Benevento. Ha studiato composizione (alcuni brani del concerto di stasera sono suoi adattamenti), direzione di coro, organo e canto gregoriano. Vincitore dei concorsi per l’insegnamento sia nella scuola primaria che secondaria di primo e secondo grado, è stato docente di Educazione Musicale nella scuola media dal 1993. Nel 1995 risulta vincitore della cattedra nel concorso nazionale per il Conservatorio ed è pertanto titolare della classe di Pianoforte al Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli. Appassionato cultore di storia, è stato membro in giurie sia di concorsi pianistici che per l’insegnamento musicale nella scuola media.

Michele Maria Orazzo flautista, si è diplomato col massimo dei voti al Liceo Musicale “Pitagora” di Torre Annunziata. Attualmente, sotto la guida del M° Sabrina Consoli, frequenta il Biennio Specialistico in flauto al Conservatorio di Musica di Salerno, dove ha già ha conseguito, nel 2024, la laurea di 1° Livello con 110 e lode. Si esibisce sia da solista che in orchestra. È stato vincitore del Primo Premio Assoluto al concorso “Sanseverino Young Art 2024” e, nel 2025, sia del Primo Premio al Concorso “Francesco Cardaropoli” che della borsa di studio istituita dal “Rotary Club Salerno-Duomo”.                  

Francesco Manca

DA DUPLANTIS A PALTRINIERI, IL FAIR PLAY MENARINI ACCENDE LA SUA 30ª EDIZIONE

 

Omar Schillaci Filippo Paganelli Luca Lastrucci Luciano Buonfiglio Rachele Sangiuliano e Valeria Speroni Cardi 250ROMA – C'è chi ha conquistato il mondo con un'impresa indimenticabile e chi ha trasformato un'intera carriera in un esempio di lealtà e rispetto. Sono i protagonisti della 30ª edizione del Premio Internazionale Fair Play Menarini, i cui vincitori sono stati annunciati oggi nel Salone d'Onore del CONI.

Dal calcio al nuoto, dalla scherma allo sci paralimpico, passando per atletica, basket, pattinaggio di velocità e pallavolo: l’edizione 2026 del Premio riunisce campioni che hanno emozionato tifosi e appassionati in tutto il mondo e che continuano a lasciare il segno anche fuori dalle competizioni.

“Siamo felicemente riuniti nel Salone d’Onore del CONI, dove c’è la storia dello sport italiano e dei suoi valori, per il trentesimo anniversario del Premio Fair Play Menarini. Trenta anni è un traguardo importante, è storia: si è costruito un percorso di certezze, sono stati premiati tanti campioni - dichiara il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio - Oggi sono particolarmente felice perché vengono premiati tre giovanissimi, un messaggio che va al di là delle medaglie. Si riconoscono l'etica, il rispetto, la legalità, valori importanti da tutelare e promuovere: questi tre ragazzi sono un esempio".

Tra i protagonisti della 30ª edizione spicca Armand Duplantis, primatista mondiale e fuoriclasse del salto con l’asta. A rappresentare il mondo del calcio, invece, ci sarà Gianfranco Zola, uno dei talenti più amati della storia sportiva italiana. Con loro Gregorio Paltrinieri, punto di riferimento del nuoto mondiale, Achille Polonara, volto della pallacanestro azzurra, Antonella Palmisano, regina della marcia, Chiara Mazzel, protagonista dello sci paralimpico italiano, e Daniele Garozzo, campione olimpico e ambasciatore della scherma italiana.

A salire sul palco del Fair Play Menarini saranno anche Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti, protagonisti delle imprese azzurre nel pattinaggio di velocità, insieme a Simone Anzani, uno dei volti più rappresentativi della pallavolo italiana.

Il 2 luglio il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino farà da cornice alla premiazione della 30ª edizione del Premio Internazionale Fair Play Menarini. Una serata che celebrerà alcune delle figure più rappresentative dello sport internazionale e che vedrà, anche quest'anno, la collaborazione di Sky TG24. A condurre l'evento saranno Rachele Sangiuliano, Michele Cagiano e Omar Schillaci, affiancati da grandi narratori dello sport come Federico Buffa.

Il fair play non ha età. Lo dimostrano Matteo Pasqualetti, Gloria Tinaburri e Alberto Belluzzi, vincitori del Premio Fair Play Menarini "Giovani". Tre ragazzi che ricordano a tutti che il fair play è una scelta che si fa ogni giorno, in gara e nella vita.

Da trent'anni il Premio Internazionale Fair Play Menarini celebra campioni che hanno saputo lasciare un segno non soltanto attraverso le loro vittorie, ma anche attraverso il loro modo di vivere lo sport – dichiarano Luca Lastrucci, Valeria Speroni Cardi e Filippo Paganelli, membri del Board della Fondazione Fair Play Menarini – Le storie dei premiati di questa edizione ci ricordano che rispetto, lealtà e correttezza continuano a essere valori capaci di unire generazioni diverse e di parlare a chi ama lo sport, dentro e fuori dal campo”.

Prima del gran finale, il percorso verso la 30ª edizione farà tappa il 15 giugno a Firenze con il Premio speciale Fiamme Gialle "Studio e Sport", dedicato ai giovani talenti che riescono a conciliare percorso scolastico e attività agonistica.

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